La Noetica è una nuova scienza che studia l'influenza della mente sulla materia: il pensiero e la coscienza esercitano una diretta influenza sulla realtà fisica. Essa si basa sui principi della fisica quantistica e sulle loro implicazioni. Nata nel 1973 da una idea di Edgard Mitchell e Paul Temple, presto diventa ufficialmente una nuova frontiera di studio che si concretizza nelle sperimentazioni effettuate nello IONS (Institute of Noetic Sciences) con lo scopo di indagare il potenziale umano a 360 gradi; George Zarkadakis fa suo il modello offrendo un approfondimento come un diverso approccio al conscio. In realtà si tratta di una rivisitazione : se con Noetica intendiamo una scienza che studia il pensiero umano, e le sue potenzialità, allora la nostra mente deve tornare ai Veda(1) che descrivono il flusso dell’energia mentale; al Pistis Sophia(2) (testo gnostico) che descrive la consapevolezza universale; allo Zohar(3) (libro dello Splendore) che esplora lo spirito della mente. Per non parlare dei testi sciamanici sulla guarigione a distanza. La Bibbia parla di costruire il tempio di Dio (Paolo, lettera ai Corinzi,3,16), il tempio della nostra mente (luogo sacro dedicato agli dei). Con pochi tratti, ma di grande efficacia, nella descrizione del venerdì santo Matteo annuncia lo sconvolgimento del tempio, della legge che separava rigidamente i giudei dai greci, di tutto l’ordine religioso antico. Non si spacca soltanto la terra, ma anche quel regime antico della religione, che chiudeva Dio nel tempio e lo separava dal- la vita laica della città (quando il velo del tempio si squarciò); ma nulla ci impedisce di azzardare altre ipotesi interpretative: se la nostra mente è il tempio (cervello) esso è separato dall’esterno dalle meningi, di cui quella intermedia (la più sottile, chiamata aracnoide), si presenta appunto come un velo; è bello pensare che i limiti che metaforicamente imprigionano i nostri pensieri, possano essere superati con un nuovo livello di conoscenza. « E, evaporato lo strato di rugiada, apparì sulla superficie del deserto qualcosa di minuto, di granuloso, fine come brina gelata in terra. A tal vista i figli d'Israele si chiesero l'un l'altro: «Che cos'è questo?» perché non sapevano che cosa fosse. E Mosè disse loro: «Questo è il pane che il Signore vi ha dato per cibo. Ecco ciò che ha prescritto in proposito il Signore: ne raccolga ognuno secondo le proprie necessità, un omer a testa, altrettanto ciascuno secondo il numero delle persone coabitanti nella tenda stessa così ne prenderete». Così fecero i figli d'Israele e ne raccolsero chi più chi meno. Misurarono poi il recipiente del contenuto di un 'òmer; ora colui che ne aveva molto non ne ebbe in superfluo e colui che ne aveva raccolto in quantità minima non ne ebbe in penuria; ciascuno insomma aveva raccolto in proporzione delle proprie necessità » (Esodo 16.16-18 La manna (ebr. )מןviene citata nella Torah con riferimento al cibo di cui si nutrì il popolo d'Israele durante il cammino dei 40 anni nel deserto dopo l'uscita e la liberazione dalla schiavitù in Egitto; la manna iniziò a scendere dal cielo quando il popolo d'Israele stava avvicinandosi al Monte Sinai per ricevere la Torah. Metaforicamente, usciti dalle tenebre della schiavitù di pensiero e di conoscenza, le persone acquisiscono un percorso evolutivo di conoscenza che procede a tappe: il dono della manna non simboleggia un reale bisogno dei corpi, ma bensì del cibo della mente. I Khakhamim(4) insegnano che ogni Ebreo che assaggiava la manna poteva percepire e gustare un sapore diverso da quello degli altri Ebrei: si parla di gusti di altri cibi da loro desiderati ed assaporati mangiando la sola manna: la conoscenza genera illuminazione, intuizione, che possono essere percepite e recepite in modi diversi da individuo ad individuo. La manna non produceva feci in quanto cibo celeste più vicino ai reami spirituali di quanto lo fosse al mondo materiale: ché non di solo pane vive l'uomo, ma di tutto ciò che esce dalla Volontà del Signore . Lo Spirito Santo quando discese sugli Apostoli come lingue di fuoco portò in dono L’Intelletto (il cristiano comprende i misteri rivelati, arrivando a conoscerne il significato più profondo: tutto si fa più chiaro quanto più corrisponderemo all’amore di Dio); la Scienza (che permette all’uomo di comprendere che tutto il creato porta a Dio, contemplandone il mistero); la Sapienza (che insegna a leggere gli avvenimenti della vita come opera dei piani divini aumentando le conoscenze con “l’ampiezza, la profondità, la lunghezza, l’altezza (San Paolo); la Fortezza (letta come un’energia interiore che trasmette alla persona saldezza, perseveranza e pazienza e la trasforma rendendola capace di attuare grandi cambiamenti interiori) Se dunque tutto era già stato rivelato, cosa ha portato in più la Noetica? Ha portato una base scientifica ben solida su cui appoggiare le proprie tesi. A differenza dei classici modelli scientifici, in quest'ambito la coscienza e le capacità extrasensoriali sono considerate non come oggetti di indagine estranei all'ambito scientifico ma, al contrario, come fenomeni indagabili ed osservabili, comportando un superamento della visione positivista della scienza, che conferisce alle cose un'esistenza oggettiva, governata da leggi deterministiche. Il presupposto della Noetica sta nel fatto che i tradizionali modelli non siano sufficienti a spiegare in modo esauriente tutti i fenomeni del mondo fisico: alla base ci sarebbero le implicazioni della fisica quantistica nei vari campi del reale e la visione offerta trascenderebbe dalla tradizionale visione di una realtà costituita da elementi materiali stabili ed indipendenti tra loro. Il termine noetico deriva dal greco antico noùs, che significa intelletto, mente. Ed è proprio dalla mente o dall’insieme di più menti che si scatenerebbe un’energia capace di plasmare la materia. Più menti che lavorano all’unisono aumentano gli effetti di un pensiero: ecco il potere intrinseco dei gruppi di preghiera, dei circoli di guarigione, del cantare insieme, dell’adorazione di massa. Alcuni scienziati, tra cui i fisici Elmer Green, William Tiller, Bernard Grad, Elisabeth Targ per comprendere il modo in cui tale energia agisce, decisero di studiare i guaritori a distanza. Le ricerche condotte rivelarono che nel momento in cui i guaritori inviavano l'intenzione di guarigione si verificava un forte ed improvviso aumento di energia elettrostatica (iniziale), magnetica (susseguente) e fotonica fisicamente quantificabile. Successive scoperte, dimostrarono che l'intenzione focalizzata può perfino indurre delle alterazioni nella struttura molecolare dell'oggetto a cui è rivolta. Nei campioni d'acqua che, durante gli esperimenti di Grad, erano stati sottoposti all'energia di un gruppo di guaritori, si poteva osservare un significativo cambiamento nel legame tra ossigeno e idrogeno, simile a quello che si verifica quando un campione d'acqua viene esposto all'influenza di magneti. Si scoprì inoltre che l'allenamento all'utilizzo di questa energia costituiva un fattore determinante, capace di spiegare la differenza tra gli effetti dell'intenzione inviata da guaritori esperti e gli effetti dell'intenzione emessa da persone ordinarie. Il fisico FritzAlbert Popp, negli anni 70, dimostrò che le cellule di tutti gli organismi viventi, dalle piante agli uomini, contengono piccolissime particelle di luce a cui diede il nome di “biofotoni”. I biofotoni, emessi dal DNA cellulare, si organizzano in minuscole correnti di luce che l'organismo emette costantemente e che formano un sistema di comunicazione altamente efficace anche a distanza. Attraverso queste continue emissioni, che si propagano alla velocità della luce, l'organismo è in grado di trasferire informazioni su di sé anche a distanza attraverso un linguaggio in codice per la comunicazione intra ed extra-cellulare. Grazie ad una particolare fotocamera ultrasensibile (CCD), Gary Schwartz e Kathy Creath condussero una serie di esperimenti in cui furono fotografate le mani di un gruppo di guaritori le cui immagini, mostravano chiaramente aloni di luce particolarmente organizzata. Presupposti Teorici della Noetica La fisica quantistica studia il mondo subatomico, costituito dalle particelle elementari, quali fotoni, protoni, elettroni ecc. Si osservò che la fenomenologia subatomica che non poteva essere spiegata con le leggi della meccanica classica. La fisica classica affonda le sue radici nelle interpretazioni newtoniane del moto e della gravità, che descrivevano un universo uniforme, costituito da zone spazio-temporali in cui i corpi si muovono obbedendo tutti alle medesime leggi, dove lo spazio e il tempo sono entità assolute e immobili e la materia è stabile, autonoma e circoscritta da precisi confini; un cambiamento nella materia accade solo in concomitanza di un evento fisico, come una forza o un urto. La scienza newtoniana si appoggiava alla concezione meccanicistica della realtà proposta da Cartesio, che stabiliva una profonda dicotomia tra soggetto e oggetto; pensiero e materia nettamente distinti. L'indagine del reale è compiuta attraverso il metodo sperimentale: tralasciando il ruolo del soggetto che conduce l'esperimento viene sancito il primato della materia, considerata l'esclusivo oggetto di indagine. La natura, inoltre, obbedisce a leggi deterministiche, per le quali ad una determinata causa corrisponde sempre un determinato effetto. Ma nel XX secolo la teoria della relatività(5) di Einstein rivelò l'inadeguatezza dei concetti newtoniani di spazio e tempo assoluti, che furono sostituiti dall'idea di un unico tessuto spazio-temporale, in cui lo spazio ed il tempo si influenzano reciprocamente: Einstein sostiene che i corpi, anche a riposo, possiedono energia: dunque la massa è tutt'ora da considerarsi come una forma di energia. La natura dei "mattoni" della materia che costituisce la realtà che ci circonda smentirono le aspettative dei ricercatori i quali pensavo di trovare piccoli ma solidi elementi; invece, trovarono impalpabili onde di energia. La solida materia che ci circonda è organizzata da onde energetiche che, come le onde radio, non possono essere individuate precisamente nello spazio in quanto presenti ovunque. Ad esempio, la penna sulla nostra scrivania può essere individuata nello spazio, mentre le onde radio della stazione che ascoltiamo non possono essere individuate con precisione in quanto sono presenti ovunque. I presupposti su cui si fonda la scienza noetica derivano dunque dalla teoria dei quanti e dalla teoria della relatività, sviluppate nei primi trent'anni del Novecento; la prima si occupa, come detto, dello studio delle unità elementari costituenti la materia e dell'energia e la seconda unifica i concetti di spazio, tempo e struttura dell'Universo. Entrambe si oppongono al concetto di un'esistenza oggettiva della realtà, introducendo la rivoluzionaria idea che la conoscenza del mondo, dell'oggetto, sia improrogabilmente legata al soggetto osservante. Nel 1905, nel tentativo di completare la teoria dei quanti introdotta da Planck cinque anni prima, Einstein formulò una legge in grado di fornire una spiegazione efficace per l'effetto fotoelettrico, che si realizza quando una luce cade su una lastra di metallo provocando da parte di quest'ultima l'emissione di uno sciame di elettroni: ipotizzò che la luce non consistesse solo in un flusso continuo di energia, bensì fosse composta da singole particelle di energia a sciame a cui diede il nome di fotoni. Ma se la particella deve passare attraverso a due fenditure, come farà a sapere che deve colpire proprio quel determinato che invece sarà scuro quando l'altra fenditura sarà aperta e che ci sono due aperture? E le informazioni come fanno a circolare così velocemente? Il fisico E. H. Walker esprime un'ipotesi suggestiva: i fotoni possiedono un livello di coscienza, dato per che coscienza si intende qualcosa che sia in grado di elaborare informazioni ed agire di conseguenza. E nell'esperimento di Young accade proprio questo: i fotoni sono a conoscenza del fatto che una o entrambe le fenditure sono aperte e si regolano di conseguenza. Un'altra deduzione molto forte è la seguente: l'universo è costituito da schemi di energia consci. Nei primi trent'anni del Novecento, due fisici di nome Heisenberg e Bohr, alle prese con lo studio dei quanti, affermarono che nel mondo subatomico governavano le leggi della probabilità e della casualità; le idee dei due fisici nate attorno alla natura probabilistica delle microparticelle divennero note come “Interpretazione di Copenaghen”. La fisica quantistica studia i fenomeni del microcosmo partendo dal presupposto che una realtà obiettiva e definita a priori non esista. E' possibile studiare le particelle subatomiche solo osservando il loro comportamento in massa con altre particelle dello stesso tipo e non singolarmente, poiché le caratteristiche di una singola unità, come posizione e velocità, non potrebbero in alcun modo essere definite, dal momento che il loro verificarsi è assolutamente casuale. Il principio di indeterminazione, formulato da Heisenberg nel 1927, prova che gli antichi paradigmi del determinismo e della causalità non sono più in grado di spiegare i fenomeni del mondo fisico. Esso dimostra l'impossibilità di determinare con esattezza e simultaneamente la posizione e la velocità di un elettrone, poiché nel momento stesso in cui la sua posizione viene osservata la velocità cambia e quanto più si riesce a stabilire la sua velocità tanto più la sua posizione diviene indeterminata; in questo modo la logica della sequenza causa-effetto viene completamente soppiantata da un'idea di realtà descritta in termini di probabilità e statistica. La materia dunque non possiede le caratteristiche di stabilità e solidità, dal momento che ogni particella subatomica esiste unicamente come possibilità di realizzarsi in una qualsiasi delle sue probabili esistenze. Con la teoria delle stringhe, la fisica quantistica ha ulteriormente avvalorato l'idea di una realtà priva di particelle stabili e definite; secondo questo modello, infatti, la struttura interna delle particelle non è statica, come in principio si credeva, bensì vibrante. Le stringhe sono descritte come minuscoli anelli di energia che, attraverso le loro differenti vibrazioni, conferiscono forma ad ogni cosa. Metaforicamente, questi filamenti di energia, vibrando come corde di violino, generano con le loro differenti “note” l'armoniosa sinfonia dell'intero universo; la frequenza della vibrazione crea e modifica la forma delle particelle che costituiscono la materia, conferendole la forma con cui essa appare ai nostri occhi. In pratica possiamo immaginare un oggetto come l’aggregazione di particelle tenute insieme da una sorta di energia magnetica: come la limatura di ferro ed il magnete. La teoria delle stringhe propone dunque una realtà indeterminata, che si caratterizza grazie ad un'incessante danza di energie in continua trasformazione. Un aspetto sorprendente della fisica quantistica risiede nel fenomeno dell'entaglement, o della non-località. Bohr scoprì che quando due particelle subatomiche entrano in contatto, stabiliscono una relazione di influenza reciproca indipendentemente dalla distanza che le separa, diventando come un'unica particella. I fenomeni quantistici dimostrano che le informazioni circolano con sistemi che vanno al di là della nostra comprensione classica. Una logica deduzione di quanto appena esposto è la seguente: non esiste alcuna separatezza nell'universo: una volta entrate in un rapporto di entaglement, le particelle continueranno a scambiarsi informazioni e le azioni dell'una eserciteranno un'istantanea influenza sulle azioni dell'altra, oltrepassando i confini di qualsiasi distanza che intercorra tra loro; ciò che accade a una particella condiziona quello che accade alla “particella gemella”. Le implicazioni di questo principio sono di notevole entità: l'influenza non sembra in alcun modo limitata dallo spazio o dal tempo e le particelle non hanno un'esistenza indipendente, ma si trovano in uno stato di reciproca interconnessione. In opposizione alla visione di alcuni fisici che, pur accettando il principio di non-località, lo considerano come fenomeno appartenente esclusivamente al mondo subatomico,(6)Tom Rosenbaum, professore di fisica all'Università di Chicago, e la sua allieva Sayantani Ghosh, nel 2002 dimostrarono che anche gli atomi e le schegge di cristallo della grandezza di un'unghia possono essere influenzati non-localmente. Ma qual è la natura della realtà? Noi siamo abituati a vedere e concepire quello che è attorno a noi in tre dimensioni: lunghezza, altezza, larghezza e tutto si svolge in un contesto scandito dal tempo. La meccanica quantistica afferma altro. Per farvi comprendere il suo funzionamento ricorrerò ad un semplice esperimento. Supponiamo che io sia seduto ad una scrivania e di fronte a me vi sia un interruttore collegato a due lampadine. Quando schiaccio l'interruttore una delle due si accenderà ma non posso sapere in anticipo quale lampadina, dato che l'interruttore è aleatorio: vi sono il 50% delle probabilità che si accenda la lampadina A o la B. In questo esperimento vi sono un osservatore (io) e il sistema osservato (interruttore e lampade). Le due possibilità sono racchiusa nella funzione d'onda, una elaborazione matematica che ci dice quello che potrebbe accadere (e non una certezza come nella fisica classica); la funzione d'onda dell'esperimento in questione contiene due possibilità (si accende la lampadina A o la B), ma quando aziono l'interruttore e si accende, ad esempio, la lampadine B, la funzione d'onda muta in quanto la possibilità della lampadina A cessa di esistere. Questo fenomeno si chiama collasso della funzione d'onda: svaniscono tutte le possibilità tranne quella che si è concretizzata. Prima che io (osservatore) accerti che la lampadina B è accesa, vi è una potenzialità poliedrica di sviluppo della funzione d'onda. Quando osservo cosa accade vi è un passaggio da tante possibilità ad una dando luogo al salto quantico (passaggio da più probabilità ad una). Quindi, nell'esperimento delle due lampade non vi sono tre dimensioni, ma sei (tre per ciascuna lampadina); se le lampade sono quattro, le dimensioni sono 12. Ma la domanda che sorge è: quando si verifica il passaggio da un sistema pluridimensionale ad uno tridimensionale (compatibile con la nostra esperienza), in quale momento collassa la funzione d'onda? Quando tutte le possibilità svaniscono tranne una? Secondo la meccanica quantistica questo avviene quando l'osservatore guarda e/o studia il sistema osservato. In altre parole, la coscienza umana ha la capacità di determinare il salto quantico. Supponiamo di fare l'esperimento in maniera automatica: io non entro nella stanza e il bottone che accende le lampade scatta automaticamente dopo un minuto. Quindi all'interno della stanza, dopo un minuto, una lampada si sarà accesa e per accertamene devo entrare e guardare. La meccanica quantistica afferma che prima di quel preciso momento non esisteva nessuna lampada accesa: la mia osservazione, la mia coscienza ha determinato un salto quantico facendo emergere una delle due realtà. Il mondo descritto dalla fisica quantistica ci appare come un gioco di probabilità, in cui tutto è dominato dalla casualità e in cui le particelle elementari sono costituite da un'energia che viene continuamente ridistribuita, rendendole quindi inconoscibili. Ciò che prima era considerato oggettivo, nella fisica quantistica diviene infinitamente variabile e intrinsecamente connesso a tutti gli esseri. Le particelle subatomiche comunicano attraverso un continuo scambio di energia, piccolissima se considerata individualmente, ma se immaginati nella loro azione collettiva, formerebbero un immensa e infinita riserva energetica. Le implicazioni della fisica quantistica suggeriscono un ruolo attivo della mente, o della coscienza, nel determinare le sue relazioni con la realtà. David Bohm, ha dedotto che la realtà non è oggettiva ma soggettiva, l'universo e la materia per come noi la conosciamo non è altro che una grande illusione creata dai cinque sensi, un grande e dettagliato ologramma(7). Cos'è un ologramma? Si tratta di una foto a tre dimensioni. Qual è la differenza tra un foto normale e un ologramma, a prescindere dalle tre dimensioni? Se fotografo una persona con una normale macchina, taglio in due la foto e distruggo una delle due parti, la metà restante non può permettermi di ricostruire la metà scomparsa.In una foto olografica, invece, la metà superstite contiene dentro di sé le informazioni per ricostruire la metà mancante, come se al suo interno vi fosse tutta la persona. A convalidare questo fenomeno vi è un altro fatto interessante: in una foto normale se voglio ritoccare un'imperfezione, non incontro nessuna difficoltà; in un ologramma sono costretto trasformare radicalmente tutto l'oggetto in quanto in ogni parte dell'ologramma è contenuta l'informazione del difetto che voglio correggere. Ogni parte dell'ologramma contiene tutte le informazioni dell'intero soggetto. Solo paragonando l'universo ad un ologramma possiamo spiegare il legame non locale delle particelle in grado di comunicare istantaneamente, dove la separazione delle particelle non è altro che pura illusione. Se gli eventi fisici sono indeterminati e quindi non prevedibili, se l'uomo si muove dentro un universo incerto, in cui ogni avvenimento ha infinite probabilità di realizzazione e la materia può essere influenzata, quali potenzialità ha la mente? L'uomo sembra non apparire più come uno spettatore passivo, ma come il protagonista attivo e responsabile del proprio destino; l'atto stesso di osservare e misurare una particella subatomica altera inevitabilmente la sua conformazione; partendo da uno stato indeterminato, la particella, sotto osservazione, acquisiva uno stato particolare di esistenza, come se la coscienza dell'osservatore fosse il ponte per trasformare un potenziale di qualcosa in qualcosa di reale. L'osservatore, dunque, ha il potere di influenzare in modo diretto il sistema osservato, ma nulla nell'universo possiede un'esistenza oggettiva ed indipendente dalla percezione che il soggetto ne ha; per così dire il mondo è un prodotto della nostra mente. Partendo dall'assunto che tutta la materia è energia, recenti ricerche si sono occupate degli scambi di energia che avvengono e costituiscono il mondo, giungendo alla dimostrazione del fatto che tutti gli organismi viventi sono come delle antenne, che allo stesso tempo trasmettono e ricevono energia. Se il mondo è energia e connessione ed ogni cosa è composta da energia vibrante che, come un'antenna, emana e riceve energia indipendentemente dalla distanza, anche il pensiero, le emozioni, le idee sono energia e possiedono una propria vibrazione. Concludendo, esaminiamo cosa affermano le nuove teorie: 1. la materia è costituita da onde di energia 2. questi schemi di energia sono consci 3. la coscienza dell'uomo potrebbe essere in grado di far collassare le funzioni d'onda ed influire sulla realtà 4. nell'universo non esiste alcune separazione ma tutto è profondamente connesso 5. la realtà è diversa da come ci appare perché siamo limitati da filtri percettivi e cognitivi 6. la realtà è un illusione (dato che ne percepiamo una minima parte) Se prendiamo per buona la concezione olografica dell'universo, il tempo e lo spazio diventano relativi, il passato il presente e il futuro coesistono e ogni concetto di separazione è un artifizio creato dall'uomo in antitesi con la vera natura della realtà. La realtà illusoria sembra essere in attesa di un nostro intervento per poter essere modificata. Solo pochissimi individui riescono a farlo perché la maggioranza ha un forte vincolo creato dalle convinzioni profonde sulla natura separata e razionale dell'universo. Se dunque noi emaniamo energia, possiamo manifestarla e trasmetterla in vari modi verso l’esterno e verso l’interno con i pensieri, o con il nostro corpo manifesto, gesti, parole, suoni. Frasi come: “Le parole hanno il potere” affermato dai i Capacas (saggi) nell’antico linguaggio degli Aymara(8) (il popolo dei tempi remoti pre-incaico nei territori intorno al lago Titicaca), lo Jaqui Aru e dai loro sacerdoti gli Yatiris(9); “Lo Spirito Santo discese sugli Apostoli come lingue di fuoco” (10); Il Glam Dicin (11) possono essere visti sotto una luce diversa, così come le assemblee di preghiera, i circoli di guarigione o le corali religiose come ad esempio il canto gregoriano che non è un elemento ornamentale o spettacolare che si aggiunge alla preghiera di una comunità orante, ma è parte integrante ed efficace della stessa lode ordinato al servizio ed alla comprensione della Parola di Dio. È questo il significato più profondo ed intimo di questo genere musicale; il messaggio celato dice che dalla sincronizzazione armonica delle energie di ciascun individuo, nasce una energia collettiva più forte. Ed ora una provocazione per discutere: noi stiamo aspettando Dio, ma siamo proprio certi che non sia Dio che sta aspettando noi? Siamo proprio sicuri che Egli non sia dentro di noi? Forse alcuni di voi sanno che “Elohim” in ebraico significa Dio; ma pochi sanno che la parola “Elohim” è al plurale. “E Pluribus Unum” (da Molti, Uno) (12) Note (1) I Veda (in alfabeto devanāgarī !द[1], sanscrito vedico Vedá) sono un'antichissima raccolta in sanscrito vedico di testi sacri dei popoli arii che invasero intorno al XX secolo a.C. l'India settentrionale, costituenti la civiltà religiosa vedica, divenendo, a partire della nostra era, opere di primaria importanza presso quel differenziato insieme di dottrine e credenze religiose che va sotto il nome di Induismo. (2) Il Pistis Sophia, o Libro del Salvatore, è un vangelo gnostico scritto in lingua copta probabilmente seconda metà del III secolo.Come altri vangeli gnostici contiene una rivelazione segreta di Gesù risorto ai discepoli in assemblea (inclusa Maria Maddalena, la Madonna, e Marta), durante gli undici anni successivi alla sua resurrezione. Perduto per secoli, è studiato dal 1772 grazie al codice Askew. Ne sono state ritrovate varianti tra i Codici di Nag Hammâdi nel 1945. (3) Sefer ha-Zohar (il Libro dello Splendore) o semplicemente Zohar (in ebraico זהרZohar "splendore") è il libro più importante della tradizione cabalistica. (4) I rabbini sono noti anche, appunto, come maestri (rabbanim) o come saggi (khakhamim) (5) E = mc2 La nota formula relativistica E = mc2 prende in considerazione: E = energia cinetica, espressa in joule (= N·m = W·s = Kg· m²/s²); m = massa, espressa in chilogrammi (Kg); c = velocità della luce, espressa in m/s (299 792 458 m/s, generalmente approssimata a 300 000 000 m/s). Pertanto c2 ≈ 9 × 1016 m²/s². Diventa quindi facile capire come massa ed energia si equivalgano e comeesse siano due facce della stessa medaglia. La teoria della relatività ci fornisce, quindi, un'altra sorpresa: poiché la massa non è altro che una forma di energia, essa non si conserva separatamente, ma si aggiunge all'energia cinetica e all'energia potenziale nell'enunciare la conservazione di quella meccanica. (6) L'influenza della mente sulla realtà materiale Il fisico Robert Jahn, preside di ingegneria e del laboratorio del PEAR (Princeton Engineering Anomalies Research) all'Università di Princeton e la sua collega Brenda Dunn dedicarono molti anni allo studio e alla misurazione del fenomeno della “micro-psicocinesi”, verificando l'influenza della mente su particolari macchine, dette generatori di eventi casuali (REG), che rappresentano l'equivalente informatico del tradizionale lancio della monetina. Nella maggior parte di questi esperimenti, il REG produceva sullo schermo del computer due immagini piacevoli, alternandole in modo casuale. Ai partecipanti era chiesto in un primo momento di focalizzarsi su una delle due immagini, allo scopo di condizionare la macchina a produrre con maggior frequenza quell'immagine rispetto all'altra, e in un secondo momento era loro chiesto di non esercitare alcuna influenza sulla macchina. I risultati emersi da oltre due milioni e mezzo di prove, e replicati da sessantotto sperimentatori, dimostrano che l'intenzione può effettivamente influenzare queste macchine, condizionandole nella direzione espressa mediante la concentrazione del pensiero. Molte altre ricerche condotte sulla psicocinesi non solo confermavano gli effetti misurabili dell'influenza mentale sulla materia, ma rivelavano anche che questi effetti si manifestavano indipendentemente sia dal tempo, ovvero dal momento in cui l'intento era stato emesso, sia dallo spazio, trascendendo la distanza tra chi formula l'intenzione e l'oggetto bersaglio. John Hasted, professore alla facoltà di fisica di Londra, ha studiato per molti anni il fenomeno del piegamento dei metalli, dimostrando, attraverso esperimenti condotti con bambini e in condizioni rigidamente controllate, che la mente influenza la materia. Il disegno sperimentale era così delineato: lo sperimentatore appendeva al soffitto un certo numero di chiavi, fissando ad ognuna di esse un misuratore di tensione che registrasse qualunque alterazione fisica della chiave. Poi posizionava il bambino a una distanza variabile da un minimo di uno a un massimo di tre metri dalla chiave bersaglio; al bambino era dunque chiesto di cercare di piegare la chiave appesa al soffitto. Nel corso di queste prove fu possibile osservare oscillazioni delle chiavi, che in certi casi arrivavano addirittura a rompersi; inoltre il misuratore di tensione registrava improvvisi picchi di voltaggio che talvolta toccavano il limite stesso dell'apparecchio, ovvero 10 volt. In una variante dell'esperimento veniva chiesto ai bambini di direzionare le loro intenzioni a più chiavi appese a distanza l'una dall'altra; in questo caso i misuratori di tensione registravano segnali simultanei, suggerendo che le intenzioni e i pensieri del soggetto avessero influenzato nello stesso tempo tutte le chiavi. L'influenza della mente sugli organismi viventi Gli esperimenti condotti da Cleve Backster sulle piante offrono un esempio molto efficacie della rete invisibile che collega a livello quantico tutti gli organismi viventi. Backster, considerato in America il più grande esperto in macchine della verità, ha collaborato con la CIA e dal 1965 dirige la Backster School of Lie Detection, in cui vengono insegnate le tecniche per l'utilizzo della macchina della verità. Annaffiando le piante del suo ufficio, Backster fu spinto dalla curiosità di quantificare il tempo impiegato dall'acqua per risalire dalla radice alle foglie della pianta; ideò allora un esperimento che prevedeva l'inserimento della foglia tra i due sensori della macchina della verità, affinché si potesse misurare la resistenza della foglia mentre la pianta veniva annaffiata. Backster dovette però imbattersi in uno strano effetto: il tracciato impresso sulla carta del poligrafo era simile a quello che in un test della verità avrebbe indicato una reazione di stress. Ipotizzò che se avesse minacciato il benessere della pianta, ad esempio bruciando la sua foglia, avrebbe potuto innescare una reazione di allarme. L'effetto sorprendente fu che nel momento stesso in cui pensò di bruciare la pianta, il tracciato rilevò una reazione di intenso allarme. Accendendo un fiammifero nelle vicinanze della foglia provocò una reazione ancora più intensa nella pianta, che tornò ad uno stato di quiete solo dopo che la potenziale “arma” fu deposta. Replicò la procedura su altre piante, aumentando la sensibilità della macchina della verità. Poiché i risultati di queste prove potevano suggerire che le piante e gli altri organismi viventi presenti nell'ambiente avessero stabilito un legame di reciproco scambio di informazioni (le piante sembravano reagire alla morte improvvisa dei batteri presenti nel lavandino), Backster, con l'aiuto di altri professionisti, volle progettare un esperimento in cui tutte le variabili potessero essere il più possibile controllate. Secondo l'ipotesi iniziale, lo stimolo che avrebbe provocato la reazione di allarme nelle piante sarebbe stato l'uccisione di un gruppo di gamberetti di mare. Tramite un congegno automatico situato a distanza, i gamberetti sarebbero stati buttati nell'acqua bollente in un momento scelto casualmente tra sei possibili momenti precedentemente registrati. Tre piante, ciascuna in una stanza diversa, erano state collegate alla macchina della verità e una quarta macchina della verità avrebbe svolto la funzione di controllo. Lo sperimentatore poteva dare inizio alla procedura attraverso un processo automatico che escludeva la presenza di qualsiasi altro organismo vivente durante l'esperimento. I risultati evidenziarono una significativa reazione di allarme delle piante nel momento stesso in cui i gamberetti, a tre porte di distanza, venivano gettati nell'acqua bollente. Questo effetto sorprendente lasciava dedurre che gli organismi viventi avessero stabilito una sintonia e potessero in questo modo trasmettere telepaticamente informazioni sui rispettivi stati e su eventuali condizioni di pericolo. Nel corso di successivi studi, si rilevò che le piante collegate alla macchina della verità di Backster rispondevano alle intenzioni e alle emozioni umane, in modo particolare a quelle che presupponevano una minaccia. In uno di questi esperimenti si notò che le piante reagivano all'intenzione di minaccia, ad esempio bruciare le sue foglie, in un primo momento con intenso allarme, ma se l'intenzione non si traduceva in un reale atto, dopo qualche prova esse smettevano di rispondere e tornavano ad uno stato di quiete. Sostituendo l'intenzione negativa giù usata con un'altra sconosciuta alla pianta, si poteva nuovamente registrare la reazione di allarme. Gli esperimenti condotti da Backster possiedono dei problemi metodologici, come quello della difficoltà a replicare i risultati e quindi l'impossibilità di generalizzarli; ciononostante il suo contributo è stato prezioso e le sue scoperte, lungi dall'essere ignorabili, hanno suggerito e avvalorato l'idea secondo cui gli organismi viventi sono reciprocamente interconnessi e comunicano tra loro attraverso un continuo scambio di informazioni. L'influenza a distanza Elisabeth Targ, nel 1999, condusse due studi sulla guarigione a distanza, reclutando un gruppo di quaranta guaritori esperti sparsi in tutti gli Stati Uniti, ai quali fu chiesto di inviare l'energia di guarigione a pazienti affetti da AIDS in fase avanzata situati nella città di San Francisco. Il gruppo di pazienti era omogeneo per stadio della malattia, numero di linfociti T e presenza di patologie correlate all'AIDS. Per rendere l'esperimento il più possibile corrispondente ai criteri di scientificità, Targ ideò un formato a doppio cieco: a ciascun guaritore sarebbe stato assegnato settimanalmente un paziente diverso; in questo modo ciascun paziente avrebbe ricevuto l'energia inviata a turno da tutti guaritori del gruppo. Il guaritore avrebbe inviato la sua intenzione di salute per il paziente un'ora al giorno per sei giorni, con dei periodi di riposo predeterminati. I due studi condotti con queste modalità rivelarono significativi miglioramenti di salute, in riferimento a tutti i criteri esaminati, nel gruppo di pazienti reclutato per l'esperimento. Rispetto al gruppo di controllo, i pazienti a cui fu inviata l'intenzione di guarigione evidenziarono una significativa diminuzione della quantità di malattie correlate all'AIDS ed una minore richiesta di ricoveri ospedalieri. (7) Gli ologrammi sono definiti come figure (o pattern) d'onda interferenti ottenute tramite l'uso di un laser aventi la specificità di creare un effetto fotografico tridimensionale: essi a differenza delle normali fotografie ci mostrano una rappresentazione tridimensionale dell'oggetto proiettato. Ogni parte dell'ologramma, poi, contiene l'intera informazione: tagliando in due parti l'ologramma entrambe mostreranno sempre l'oggetto per intero (8) Gli Aymara sono una popolazione che vive prevalentemente nelle vicinanze del Lago Titicaca tra Perù, Bolivia, il nord del Cile e il nordest dell'Argentina. In realtà non identifica un sotto-gruppo etnico vero e proprio, ma comprende l'insieme degli individui che, pur appartenendo a differenti sotto-gruppi etnici, hanno come lingua madre una lingua appartenente alla famiglia aymara. (9) Uno stretto legame intercorre tra la religiosità aymara e la medicina tradizionale. Questa, legata alla natura e alle invocazioni divine, viene praticata dagli yatiris (saggi). Tradizionalmente il popolo Kallawaya, che abita la Cordillera del Charazani in Bolivia è quello a cui appartengono gli yatiris più rinomati. (10) La manifestazione più evidente dello Spirito Santo (il nome «Spirito» traduce il termine ebraico רוח ("ruach") che, nel suo senso primario significa "soffio", "aria", "vento", "respiro". Poiché larga parte dell'Antico Testamento è condiviso dalle religioni ebraica, cristiana ed islamica, le considerazioni seguenti sono largamente condivise dalle tre religioni) è riportata nel racconto della Pentecoste (Atti degli Apostoli 2,1-11). Gli apostoli e Maria erano riuniti, quando lo Spirito Santo come lingue di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro. Gli apostoli poterono quindi predicare il vangelo in lingue che non conoscevano (11) Glam dicin: la maledizione più pericolosa "Glam dicim" era una delle maledizioni preferite dai Druidi celti, che la rivolgevano contro chiunque avesse violato la legge o commesso un omicidio. Questa maledizione, contro la quale non esisteva alcun antidoto, era temuta in tutto il mondo. Poteva provocare gravi danni alla vittima e, talvolta, era addirittura in grado di ucciderla. La leggenda vuole che la maledizione sia fallita in un solo caso: una sacerdotessa dell'ordine dei Druidi predisse all'uomo che amava che, se egli un giorno l'avesse lasciata, sarebbe morto prima del calare della sera. L’uomo si innamorò, invece, di un'altra donna. Durante un litigio ferì inavvertitamente la sacerdotessa e ne succhiò il sangue dalla ferita. Lei perse allora il suo potere su di lui, poiché secondo il credo celtico da quel momento i due erano uniti da un legame di sangue, e non avrebbero più potuto condividere il focolare e il letto. Voce vibrante L’invocazione si accompagna alla visualizzazione: il nome deve essere articolato con voce profonda, chiara e soprattutto vibrante, poiché le vibrazioni possono risvegliare le facoltà magiche insite nel profondo della coscienza. Inoltre è necessario visualizzare le lettere che compongono il nome dell'invocato. In sostanza un'evocazione è una preghiera profonda, un mantra, così come "Hare Krisna, Hare Krisna, Krisna Krisna, Hare Hare, Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare". Il tono di voce non solo purifica la coscienza liberandola da influssi negativi, ma le conferisce anche un potere sull'essere invocato. Anche se talvolta i due termini vengono utilizzati come sinonimi, l'evocazione differisce dall'invocazione poiché si rivolge solo a spiriti che si presuppone siano al di fuori del proprio corpo. (12) La locuzione latina E pluribus unum è il motto nazionale originario degli Stati Uniti d'America che in italiano significa, "Tra molti, uno", ("Out of many, one").La frase deriva originariamente dal Moretum, un poema attribuito a Virgilio ma il cui vero autore è sconosciuto, che ha come soggetto una ricetta a base di formaggio. Nel testo del poema, color est e pluribus unus descrive il miscelarsi dei colori in uno solo. Questo motto era ben noto ai letterati americani del XVIII secolo. Appariva sul Gentleman's Magazine, pubblicato mensilmente a Londra sin dal 1731. La leggenda vuole che "E pluribus unum" venisse usato sulla copertina del volume annuale, che conteneva una collezione dei dodici numeri della rivista usciti nel corso dell'anno.