Comunicato Stampa 22.10. Pollenzo

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Università degli Studi di Scienze Gastronomiche
Cattedra di Antropologia Culturale
Conferenza di
Juha Pentikäinen
Università di Lapponia di Rovaniemi
e di
Vesa Matteo Piludu
Università di Helsinki
SULLE TRACCE DEL RE DORATO DEL BOSCO.
MITI E RITI DELLA CACCIA ALL’ORSO NEL KALEVALA E NELLA TRADIZIONE FINNICA
E SIBERIANA
Presentazione del nuovo saggio di Juha Pentikäinen
La mitologia del Kalevala (Edizioni PerSempre, 2013)
MARTEDÌ 22 OTTOBRE 2013, ORE 10.00 – 12.00
CASCINA ALBERTINA, VIA AMEDEO DI SAVOIA, 8 - POLLENZO, BRA (CN)
AULA MIROGLIO
A qualche anno dal grande successo della mostra Miti e Riti del Grande Nord: Sciamani e
Animali Sacri dell’Eurasia tenutasi a Pinerolo (Torino), il prof. Pentikäinen torna in
Piemonte per presentare uno dei temi più affascinanti del suo recentissimo saggio La
Mitologia del Kalevala (Edizioni PerSempre, 2013). Il testo è dedicato al poema epico
finlandese composto nel 1849 dall’etnografo Elias Lönnrot, che unì migliaia di versi di
canti epici e magici raccolti sul campo in sette spedizioni, percorrendo a piedi centinaia
di chilometri nelle foreste fra il Mar Baltico e il Mar Bianco.
Nel poema è l’eroe Väinämöinen a lanciarsi in una avventurosa caccia a un orso stregato
dalla Signora di Pohjola (il Reame Nord). Per avere successo il “cantore sempiterno”
dovrà intonare dei canti che in origine non erano epici, bensì rituali: venivano cantati
durante le fasi della vera caccia, che richiedeva numerose operazioni magiche. Secondo la
tradizione, il cacciatore doveva prima essere accettato dai Signori del bosco (il dio Tapio
e la dea Mielikki) e sedurre le “figlie della selva”, gli esseri che proteggevano gli orsi.
Dopo l’uccisione doveva “spiegare” all’orso come il gruppo di cacciatori non si fosse
macchiato del suo sangue. Lo spirito dell’orso era poi invitato a una “festa” o a un
“matrimonio”, dove in realtà la comunità del villaggio mangiava le sue carni, considerate
non solo una prelibatezza ma anche una riserva di “potenza magica della selva”. Infine il
teschio era legato al ramo di un pino sacro: un preludio alla probabile “resurrezione”
dell’orso prima in cielo, poi in terra. Le unghie, le zanne e il grasso dell’animale erano
utilizzati in rituali di guarigione.
Riti simili sono stati analizzati in tutta l’area circumboreale e subartica. Particolarmente
famosi sono quelli dei Xanti e Mansi in Siberia occidentale; quelli degli Ainu in
Giappone e dei Cree del Canada. Un primo studio classico sull’argomento fu scritto nel
1926 scritto da Irving Hallowell: “Bear Ceremonialism in the Northern Emisphere”.
In Piemonte e nelle Alpi l’orso è un animale fortemente simbolico: in alcuni carnevali si
assiste alla sua cattura (in questo caso non un animale ma una delle maschere più
arcaiche delle tradizioni alpine ed europee) e delle “questue dell’orso e della capra” sono
tuttora organizzate in molte località della regione.
In collaborazione con: Università di Lapponia di Rovaniemi, Consorzio Universitario di
Lapponia LUC; Università di Helsinki, Società per l’Etnografia Nordica (PES-SNE);
Kalevalaseura (Società del Kalevala); Koneen Säätiö (Fondazione Kone); FILI – Finnish
Literature Exchange; Università di Torino; Associazione culturale italo-finlandese di
Torino; Associazione Minuksi; Regione Piemonte; CeSMAP e Città di Pinerolo; Edizioni
PerSempre e Progetto Bifrost.
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