16 Orso delle caverne

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Città di Erba
CIVICO MUSEO
L’ORSO DELLE CAVERNE
I sedimenti nelle cavità carsiche costituiscono solitamente occasioni di studio poiché sulla base del loro
contenuto di resti fossili (ossa, pollini, ecc.…) permettono di ricostruire la storia della grotta e del suo
popolamento passato (animali oppure uomo), come di ottenere le indicazioni sul clima dell’epoca.
In queste grotte, così come nella grotta del Buco del Piombo che è una cavità naturale che si apre a quota
695 mt. s.l.m. nei contrafforti rocciosi del Monte Bollettone a pochi chilometri da Erba, sono stati ritrovati
numerosi resti faunistici, la maggior parte dei quali appartenenti all’orso delle caverne.
L’orso delle caverne, animale affascinante e misterioso, ha da sempre suscitato numerose leggende e
fantasie, tanto che ancora oggi in Europa si ritrovano grotte con nomi fantastici quali la “tana del drago” o
la “grotta dell’unicorno”. Fossili di questa specie sono stati trovati in varie grotte del nostro continente.
Nel XVIII secolo alcuni studiosi riconobbero come appartenenti ad un orso i resti rinvenuti in una grotta
in Germania, ed attribuirono a quest’animale il nome di Ursus Spelaeus o Orso delle Caverne.
Da allora sono stati ritrovati numerosi reperti fossili di quest’animale in tutta Europa e anche sulle nostre
Alpi e Prealpi, portando alla scoperta, appunto, di cavità carsiche contenenti resti di Ursus spelaeus, il cui
studio fornisce nuove ed interessanti informazioni relative a questa specie ed all’ambiente in cui esso
viveva.
Allo stato attuale delle conoscenze sappiamo che l’orso delle caverne era un orso di grandi dimensioni
vissuto in Europa durante il Pleistocene Medio e Superiore; i suoi ritrovamenti più antichi risalgono a
circa 700.000 anni fa. Le migliaia di reperti rinvenuti nelle varie grotte hanno permesso di ricostruire le
abitudini di vita di quest’animale. Lo studio dei crani e dei numerosi denti ha messo in luce il tipo di dieta,
quasi esclusivamente vegetariana, di Ursus Spelaeus.
L’orso delle caverne andava alla ricerca del cibo dalla primavera all’autunno e trascorreva i mesi invernali
in letargo nelle cavità carsiche.
Durante tutto il periodo invernale quindi l’orso non aveva possibilità di nutrirsi ed usufruiva delle riserve
di grasso accumulate durante l’autunno. Pertanto era necessario che tali riserve fossero tanto più
abbondanti quanto maggiori erano le dimensioni dell’individuo ed in particolare per le femmine che
durante l’inverno dovevano partorire ed allattare.
I ritrovamenti di feti e di piccoli orsi appena nati all’interno delle cavità testimoniano, infatti, che l’orso
delle caverne nasceva durante il periodo invernale. I piccoli orsi uscivano quindi all’aperto per la prima
volta verso i tre-quattro mesi di vita e restavano con la madre per tutto il periodo dello svezzamento che
durava due, tre anni al massimo.
Si ritiene che i reperti fossili trovati nelle varie grotte siano i resti di individui morti all’interno delle stesse
per lo più durante il letargo. Questo periodo era infatti un momento molto critico nella vita di un orso,
poiché se i grassi accumulati durante la bella stagione non erano sufficienti, l’orso non sopravviveva
all’inverno e, se a soccombere era una femmina, morivano anche i piccoli.
È chiaro quindi che gli individui più esposti al pericolo di morte erano gli orsi che avevano maggiore
difficoltà a nutrirsi, in particolare i giovani ed i vecchi. I primi a causa della loro inesperienza ed i secondi
perché essendo di notevoli dimensioni necessitavano di grandi quantità di grassi.
Un tema ancora molto discusso è la causa dell’estinzione di questa specie che sembra essere avvenuta
circa 20.000-18.000 anni fa, in corrispondenza quindi dell’ultima grande espansione dei ghiacci: il clima
era molto rigido, con conseguenti cambiamenti dell’ambiente e della vegetazione.
Queste condizioni estreme crearono molte difficoltà all’orso, sia per quanto riguarda la ricerca del cibo,
sia per gli spostamenti necessari agli accoppiamenti, tanto che si ritiene che questi siano stati tra i
principali fattori che hanno contribuito a determinarne la scomparsa.
Inoltre, nelle grotte si sono conservati anche numerosi resti di micromammiferi. Si tratta soprattutto di
mammiferi di piccola taglia, appartenenti principalmente agli Insettivori, ai Chirotteri ed ai Roditori. Si
rivelano di particolare importanza nello studio delle ricostruzioni climatico-ambientali del passato
soprattutto gli Insettivori ed i Roditori, fornendo nel frattempo anche importanti indicazioni sull’ambiente
di vita dell’orso delle caverne.
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