escursione virtuale sul fondo del mediterraneo

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ESCURSIONE VIRTUALE SUL FONDO DEL MEDITERRANEO
Conferenza del 27/04/04
Relatore: Silvana Lucchesi
(lucido del mediterraneo)
L’area occupata attualmente dal Mediterraneo è forse una fra le più complesse dal punto di visto
geologico; costituisce la porzione più occidentale della catena Alpino-Himalaiana, che ha avuto
origine dall’interazione fra la placca eurasiatica e le placche africana, araba e indiana. Dal punto di
vista geologico ci troviamo di fronte ad un panorama molto sofferto, con fratture, dorsali, apertura
di un nuovo oceano, fenomeni vulcanici complessi e ancora attivi, terremoti e possibilità di onde
anomale! Per meglio comprendere tale complessità è necessario ripercorrere a grandi linee la storia
geologica, che ha determinato la forma e le caratteristiche del nostro mare e della nostra penisola.
Questa storia geologica comincia molto indietro nel tempo…..
Più di 250 milioni di anni fa, la terra emersa era nella fase di Pangea, un solo continente; circa
all’altezza della latitudine odierna dell’Italia, si presentava, verso est, un vasto golfo . Nell’arco di
decine di milioni di anni , in questa insenatura, la terra cominciò a gonfiarsi e a sollevarsi, a causa
del calore delle zone più interne del globo. Il rigonfiamento determinò rilievi, fratture e incisioni,
successivamente erose dalle acque meteoriche e dai venti. I sedimenti trasportati più o meno
velocemente dai ripidi corsi d’acqua, si accumularono trasformandosi in rocce. La lunga durata del
processo di risalita del calore , causò la separazione delle zone inarcate e fratturate. ( 220 milioni di
anni fa). L’erosione del materiale , la spinta di allontanamento , il peso del magma sul fondo del
“graben” (o incisione ) che si era formato molto vicino al “mantello”, costituito da materiale fuso,
determinarono un approfondimento irregolare della zona. L’acqua invase le aree depresse ,
formando bacini isolati, che si approfondirono ulteriormente e si chiusero . Il movimento di
allontanamento proseguì per 40-60 milioni di anni , determinando un ulteriore approfondimento del
mare e creando un oceano vero e proprio, con scogliere coralline aggrappate al bordo del continente
meridionale. Si era formata la Tetide!
Intorno a 200 milioni di anni fa, il bordo del continente meridionale (circa l’odierna Africa), si
presentava con delle protuberanze, una delle quali costituì , probabilmente, la penisola Italiana.
Nell’arco geologico che va da 190 a 140 milioni di anni fa , la Tetide raggiunse la sua massima
ampiezza ( si parla di stadio di oceanizzazione ); si formò allora una dorsale medio-oceanica, simile
a quelle presenti attualmente negli oceani. Lungo questa dorsale (o frattura), le continue emissioni
delle lave nei due sensi opposti, determinarono l’allargamento dell’oceano in cui precipitavano i
sedimenti : i più fini nelle zone profonde e distanti dalla terra, i più pesanti (a dimensioni maggiori)
vicino alla costa. Banchi corallini si formarono in prossimità del continente, che , con la loro
crescita, appesantirono il bordo del continente stesso , provocandone un progressivo abbassamento.
La loro crescita continua, legata alla necessità di avere acque limpide, calde, agitate , con profondità
non superiori ai 100 metri, favorì ulteriormente l’appesantimento del bordo continentale e il
conseguente processo di sprofondamento.
Contemporaneamente, circa 190 milioni di anni fa, si produsse un inarcamento e una fatturazione
anche nel continente meridionale (Gondwana). Questo fenomeno determinò una inversione del
movimento tra i due blocchi continentali: l’Africa-Gondwana, che per decine di milioni di anni si
era spinta verso sud, inizia una marcia di riavvicinamento al continente eurasiatico, e quando ( circa
130 milioni di anni fa) una nuova frattura si propagò verso sud, determinando l’inizio dell’apertura
dell’Oceano Atlantico, il movimento di riavvicinamento divenne più veloce.
80 milioni di anni fa la frattura si apre anche verso nord, si formano il nord America e l’Eurasia :
nasce l’Atlantico e questo accelera il movimento di convergenza tra Africa e Eurasia.
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Circa 60 mil. di anni fa, i due continenti entrano in collisione e probabilmente il primo frammento
di Africa a collidere con l’Europa è la microzolla Apula (attuale Penisola Italiana ) : da questo
scontro nascono i primi rilievi delle Alpi.
Per decine di milioni di anni la Tetide viene compressa tra i due continenti, con direzione N-S. Il
fondo della crosta oceanica, costituito da lave e pertanto più duro e consistente di quello
continentale , si incunea sotto la crosta continentale, finchè i due continenti vengono trascinati l’uno
contro l’altro fino a trovarsi a contatto. Tra i due margini continentali si accavallano i sedimenti
posti sulla crosta oceanica; le scogliere coralline e i depostiti continentali vengono compattati ,
ammassati e deformati. Il limite tra margine meridionale e quello settentrionale è rappresentato,
attualmente, da una grande frattura (linea Insubrica o del Tonale) che procede dal Passo del
Tonale fino al Canavese verso ovest, e alla Val Pusteria verso est ; le rocce a sud della linea sono
sedimenti accumulati sul fondo della Tetide e sul continente africano, quelle a nord sono di tipo
diverso. Fanno eccezione le Alpi austriache costituite da piattaforme carbonatiche appartenenti al
bordo africano e scivolate in avanti superando la frattura stessa.
L’oceano della Tetide scompare; ne rimane solo una traccia che formerà il Mar Mediterraneo
(60 mil. di anni fa).
Dei vari bacini nei quali si articola il Mediterraneo, solo quello orientale è ritenuto quanto rimane
della Tetide mesozoica, mentre il Bacino Balearico, quello Tirrenico e il mare Egeo si formarono
dopo l’orogenesi alpina.
Alcuni grandi avvenimenti hanno determinato la morfologia attuale del bacino mediterraneo.
20-15 mil. di anni fa, si produce una nuova risalita di calore dal mantello terrestre, forse a causa
dell’attrito della crosta oceanica della Tetide che si immerge sotto quella continentale, o forse a
cause delle fratture nella zona compressa tra Africa ed Europa; si produce un inarcamento e una
rottura della crosta. Il blocco sardo-corso si stacca dal continente e si sposta nella posizione attuale,
formando, alle spalle , il bacino balearico. Lo spostamento termina in corrispondenza del bordo
irregolare della zolla africana, dove il movimento di compressione ha cominciato a formare gli
Appennini.
8 mil. di anni fa, ad est, si ripete un fenomeno analogo a quello della formazione del bacino
balearico: da nord a sud si apre una frattura , che separa la penisola italiana dalle terre che oggi
costituiscono la Corsica e la Sardegna. Questa frattura si allargherà lentamente fino a diventare un
nuovo mare, il Tirreno, e spingerà la penisola verso est. Tale rotazione antioraria è ancora in atto e
determina la compressione degli Appennini , deformandoli in due archi. La velocità di apertura del
Tirreno non è uniforme, a causa della presenza dei bordi irregolari continentali.
La maggiore distensione del Tirreno meridionale porta ad una accentuata deformazione dell’arco
appenninico meridionale, con la migrazione della Calabria verso sud-est. Il fenomeno di subduzione
è ancora in atto nel Tirreno meridionale. La litosfera africana, sprofondata sotto la penisola italiana
e il Tirreno sud-orientale, a qualche centinaio di metri sotto il mantello, dà luogo a formazione di
magma. Dal Miocene medio superiore, la progressiva apertura del bacino tirrenico, associata alla
formazione della catena appenninica, crea una distensione della litosfera, rendendo possibile la
risalita del magma stesso. Si genera il vulcanesimo del bacino tirrenico, con prodotti basaltici (
vulcani sottomarini di Magnaghi, Vavilov Marsili, Palinuro). In epoca recente (quaternario) si
formano le isole Eolie e il vulcanesimo del bordo tirrenico: la cosiddetta provincia co-magmatica
romana, che comprende gli edifici vulcanici del Lazio e della Campania (M. Vulsini, Sabatini,
Roccamonfina, Isole Pontine, Campi Flegrei, Somma Vesuvio). In questa provincia è frequente
l’eruzione esplosiva, con conseguente sprofondamento crostale o caldera. I centri vulcanici sono
decine, distribuiti lungo una fascia di 600 km circa, e gli unici attivi sono attualmente quelli
campani .
Circa 7- 5 mil. di anni fa, un nuovo evento cambia la fisionomia del Mediterraneo: a causa
dell’evaporazione per aumento della temperatura e per una interruzione, magari parziale, della
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comunicazione con l’Oceano Atlantico e con l’Oceano Indiano dovuta alla rotazione in senso
antiorario della zolla africana , il Mediterraneo si trasforma in un lago salato. La “crisi di salinità”
durò centinaia di migliaia di anni, portando alla formazione di una coltre , spessa anche centinaia di
metri, di sedimenti di tipo salino : gessi, anidride , salgemma (evaporiti), di cui sono ricche la
Sicilia, le Marche e la Romagna. Il Mediterraneo non si è probabilmente prosciugato
completamente, ma, con l’abbassamento delle acque, si estesero le terre emerse e si stabilirono
collegamenti territoriali; si disseccarono l’Adriatico e il solco trans-egeo.
Il Tirreno orientale non è interessato a questi depositi, in quanto si è formato successivamente al
prosciugamento, a causa della migrazione continua verso est dell’Italia.
Attualmente sopra lo spesso strato di evaporiti, sono presenti circa 150 metri di depositi successivi.
Le evaporiti tendono a risalire per galleggiamento a causa della loro bassa densità. Questo
fenomeno , detto diapirismo, determina strutture tondeggianti, che si innalzano in zone di mare
piatte o depresse ( bacini anossici) . Il materiale evaporitico, perforati i sedimenti soprastanti, viene
a contatto con l’acqua marina e si scioglie formando una fascia di salamoia. In queste zone l’acqua
è molto densa e tende a rallentare la caduta delle particelle verso il fondo. I sedimenti rendono
ancora più torbida l’acqua così da formare un orizzonte che riflette le onde sismiche. Al di sotto
dello strato di salamoia , l’acqua torna limpida.
Attualmente la salinità del Mediterraneo è crescente verso est; l’evaporazione non è più compensata
da apporti meteorici e fluviali; anche il Nilo ha diminuito il suo apporto idrico a causa delle opere
idrauliche; lo stesso vale per il ricambio con le acque del Mar Nero, un tempo più dolci per
l’apporto dei grandi fiumi.
A conferma della formazione di una barriera in corrispondenza di Gibilterra rimane il
comportamento delle anguille del Mediterraneo: esse provengono dai grandi fiumi europei e nordafricani che sfociano nel Mediterraneo stesso e la zona di convegno per l’accoppiamento è ad est di
Gibilterra, mentre quelle provenienti dai fiumi che sfociano nell’Atlantico e nel Mar Baltico vanno
nel Mar dei Sargassi. Forse l’accoppiamento avviene, oggi, ai piedi dello scomparso sbarramento
dello Stretto di Gibilterra: quel lontano isolamento è entrato nel patrimonio genetico,
immagazzinato per milioni di anni!
Intorno a 5 mil. di anni fa, l’acqua torna nel Mediterraneo: il ritorno è stato isocrono e rapido in
tutto il Mediterraneo: ne sono testimoni il rapido cambiamento dei sedimenti, con argille subito
sopra alle evaporiti. Questo rapido ritorno delle acque è stato favorito probabilmente da
collegamenti più vasti e più profondi localizzati nell’attuale stretto di Gibilterra. La zona di confine
della placca africana è stata probabilmente interessata in quel momento geologico da un movimento
parallelo a quello della placca settentrionale, determinando uno sbocco più ampio verso l’oceano.
Una conferma del riempimento rapido del Mediterraneo è data dalla presenza di minuscoli crostacei
ciechi, il cui habitat sono le acque fredde abissali degli oceani, trovati nei sottilissimi sedimenti
marini depositatisi sopra le evaporiti. In poche migliaia di anni quelle specie erano tornate a
popolare il fondale marino; lo Stretto di Gibilterra era crollato quindi catastroficamente: l’acqua
salata della zona batiale atlantica inondò il deserto mediterraneo al ritmo di migliaia di cascate del
Niagara!!
A causa della crisi di salinità la fauna marina del Mediterraneo fu distrutta. L’erosione delle
scarpate dei continenti , specie in corrispondenza dei fiumi, che vennero a trovarsi a 1500 metri
sopra il livello di base, fu rapidissima.
Numerose sono le testimonianze scientifiche relative a questo fenomeno di disseccamento e
successivo invasione delle acque nel bacino mediterraneo; la nave scientifica Glomar Challenger,
ha affrontato, negli anni intorno al 1970, numerosi viaggi di rilievi morfobatimetrici con
ecoscandaglio, lungo le rotte del Mediterraneo da Gibilterra al Mar Nero, rilevando lagune sul
fondo delle Baleari, una zona batiale ( mare profondo , acque fredde e buie) a 70 km est dalla
Sardegna, un rapido passaggio da deserto a mare profondo (1000 m.) , con sequenza di ciottoli
arrotondati ( indice di caduta da scarpata ripida) e terreno rugginoso con semi e radici fossili di
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artemisie del deserto, una struttura anidritica, l’alabastro lagunare e un manto di alghe (che vivono
in acque salmastre!), un deposito di anidride. Inoltre una serie di trivellazioni in territorio nubiano
(Egitto) , lungo il Nilo, per studiare l’appoggio della diga di Assuan, ha messo in luce una gola
profonda, scavata nell’antico fiume : in questa gola è stata ritrovata una fanghiglia di mare
profondo, con conchiglie e denti di squalo! Quell’antico fiume sotto il Nilo era un sottilissimo
braccio del Mediterraneo. L’afflusso di acqua salata così lontano dalla costa, era stato determinato
dalla discesa della superficie del mediterraneo oltre 1500 metri sotto il livello attuale. Mentre il
Mediterraneo si inaridiva, il Nilo scavava una valle profonda per adeguare il gradiente di
scorrimento alla depressione della costa. Quando il Mediterraneo si riempì nuovamente, la gola si
allargò e divenne un estuario marino. L’acqua salata era entrata rapidamente e il Nilo non era stato
in grado di tenere il passo per impedire l’invasione di Assuan da parte del mare! Inoltre in un’ampia
area sotto Alessandria, vennero rinvenute valli fluviali sepolte e un vecchio ramo del Nilo.
Evidentemente, man mano che si abbassava il Mediterraneo, il margine continentale del Nord
Africa emergeva ed era sottoposto a forte erosione. In quell’area infatti non c’è né petrolio né gas:
tutti gli strati che potevano imprigionare gli idrocarburi, erano stati trascinati via dalle correnti!
Altre testimonianze sono date dai ritrovamenti in Spagna meridionale di primati giunti dall’Africa,
forse attraverso la barriera di sbarramento dell’Oceano Atlantico dal Mediterraneo. A Cipro furono
trovati scheletri di elefanti e di ippopotami di 5 mil. di anni fa ; non erano i giganti dell’Africa, ma
individui pigmei. Erano migrati lungo un ramo del Nilo fin dentro il bacino vuoto e desertico, dove
popolarono gli acquitrini lacustri e la vicina savana. Per selezione naturale , assunsero forme nane,
che assicuravano la sopravvivenza in un ambiente piuttosto infernale! Si fossilizzarono in ambienti
fluviali e poi, per la progressiva collisione dei continenti africano e asiatico, il versante
settentrionale del lago si sollevò ed emerse, trasformandosi poi nella catena montuosa a nord di
Cipro.
In un periodo che va da 5 mil. di anni fa e 2 mil. di anni fa, l’Europa e il Mediterraneo sono ormai
costituiti, il livello delle acque è nuovamente cresciuto. La penisola italiana è saldata a nord con
l’Europa, attraverso l’arco alpino, mentre verso sud emerge la dorsale appenninica. La parte più
meridionale è frazionata in vari pezzi, e la Sicilia in due.
Il Mar Tirreno attualmente rappresenta un nuovo oceano in formazione, tra i due continenti in
collisione; sul suo fondo , da oltre 2 mil. di anni , giace il Marsili, vulcano attivo più elevato e più
grande dell’Etna con i suoi 65 km di lunghezza, 40 km di larghezza e oltre 3000 metri di altezza e il
Vavilov, più vecchio del precedente di 4-5 milioni di anni. Sono state inoltre scoperte valli
profondissime, veri e propri canyon lunghissimi che solcano la piana antistante la Sardegna e le
Eolie. Le eruzioni sottomarine del Marsili possono provocare tsunami in quanto sui suoi fianchi si
stanno sviluppando numerosi apparati vulcanici satelliti, i cui crateri possono arrivare alle
dimensioni di quello dell’isola di Vulcano. Il collasso di materiale potrebbe dare origine a maremoti
mettendo a rischio soprattutto le coste dell’Italia meridionale. L’aspetto positivo è quello legato alla
concentrazione di minerali utili per l’uomo (rame, piombo, zinco), che si stanno formando in questo
oceano in formazione così come accade negli abissi degli altri oceani.
La fascia che va dalle Azzorre a Gibilterra e alla Sicilia viene considerata come l’unica zona di
contatto diretto tra le placche africana ed eurasiatica: ad ovest sfocia sulla Dorsale Medio Atlantica,
mentre ad est si limita alla Sicilia.
Nel Canale di Sicilia ( Mediterraneo centrale) si rilevano profonde fosse con i caratteri tipici dei
graben. Qui affiora in superficie il Blocco Pelagico o avampaese africano , che presenta uno
spessore di 23 km e comprende le isole di Malta, Pantelleria e Linosa: queste due ultime sono la
parte emersa di imponenti edifici vulcanici. L’Isola di Lampedusa e Lampione ( appartenenti, con
Linosa, alle Pelagie) rappresentano invece gli avamposti della piattaforma continentale africana, da
cui emersero alla fine del Pliocene). Ad est troviamo la scarpata di Malta, zona tettonicamente
attiva, da cui parte una faglia ( in direzione circa NS) , per 400 km, lungo la quale sono dislocate le
Isole Eolie. La loro origine è legata al vulcanesimo sottomarino ed emersero circa due milioni di
5
anni fa. Fa parte di questo sistema anche la faglia di Messina ancora attiva, e in questa area si
produce sollevamento della Sicilia e subsidenza dello Ionio.
Il Mediterraneo Orientale mostra invece lo stadio embrionale della costruzione di una catena
montuosa : nella parte centro-settentrionale troviamo l’Arco Ellenico, piccolo, ricurvo, che separa
il Mediterraneo Meridionale ( indeformato, con profondià di circa 3 km), dal Mar Egeo. L’arco è
costituito da una serie di apparati vulcanici determinati dalla subduzione con orientamento NE-SW,
invece che N-S; forse l’orientamento è attribuibile alla spinta della placca anatolica verso W. Tale
rotazione antioraria è attiva da 13 milioni di anni, con polo nell’Adriatico meridionale. L’Arco
Ellenico presenta un accorciamento , che favorisce il movimento verso ovest della Turchia . Poiché
in questa zona la collisione avviene tra placche continentali di densità simile, si ha un fenomeno di
accumulo e crescita in altezza. Le isole di Creta e di Cipro sono lembi della antica Tetide, mentre le
Cicladi, che delimitano l’arco ellenico stesso, sono di origine vulcanica. Durante l’epoca minoica (
1456 a.C) , una violenta eruzione distrusse l’isola di Santorini (antica Thera ) e l’esplosione
interessò tutta l’area orientale. Furono lanciati ad altissima velocità materiali compressi e pomici.
Un’immensa quantità di magma ( 18 km cubi !!) aveva svuotato il gigantesco bacino sottostante
l’isola, provocando il crollo dell’edificio vulcanico. Nell’abisso incandescente che si era spalancato,
si riversarono miliardi di metri cubi di acqua; la vaporizzazione repentina dell’acqua scatenò
esplosioni spaventose che scardinando l’isola, sollevarono immense ondate alte più di 60 m, che
attraverso il mediterraneo orientale, si schiantarono sulle coste di Creta e sulle spiagge dell’Egitto.
A questo evento apocalittico, secondo alcuni studiosi, sarebbe attribuibile la fine della mitica
Atlantide.
Per quanto riguarda Santorini , la forma indica chiaramente questo evento esplosivo catastrofico: si
ritrovano in superficie lave a blocchi, bombe a crosta di pane, pomici, caldere a pendii ripidi…, ma
anche arenarie a stromatoliti, che appartenevano (10.000 anni fa ) al fondo di una caldera
parzialmente riempita di acqua .
L’arco ellenico si innesta ad ovest con le Dinaridi e con la placca adriatica settentrionale, forse parte
della placca africana scivolata a nord durante la compressione .
La nostra escursione termina qui, ma…
la convergenza tra la zolla africana e quella europea è ancora in atto: la velocità del
movimento è di circa 3 cm all’anno, e la tendenza è di chiusura del bacino mediterraneo. I
terremoti periodici e le eruzioni vulcaniche sono il risultato degli sforzi enormi che si
accumulano nelle zone di contatto tra le due zolle.
Il futuro prevede una fusione dei due blocchi continentali, con isolati laghi salati, residui del
Mare delle Baleari, del Tirreno e dell’Egeo.
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XXXIII canto dell’Inferno:
L’invettiva contro Pisa, vituperio delle genti, colpevole del dramma umano e spirituale del Conte
Ugolino, reso dalla fame cannibale dei propri figli, evoca uno scenario apocalittico di due isole, la
Capraia e la Gorgona, che sono invitate a spostarsi per andare a sbarrare la foce dell’Arno, in modo
che ogni abitante della città maledetta affoghi sommerso dalle acque:
“ Muovansi la Capraia e la Gorgonia,
e faccian siepe ad Arno in su la foce,
sì ch’elli anneghi in te ogni persona ..”
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Leggiamo in due dialoghi di Platone ( 628-349 a.C.) (Timeo e Crizia) che Solone (VII-VI sec. a.C.)
aveva espresso il desiderio di sapere, dai sacerdoti egiziani, le leggende più antiche della terra.
Circa 9000 anni prima esisteva , verso occidente ( al di là delle Colonne di Ercole) un’isola su cui
dominava un potere forte e violento che minacciava tutto il mondo, fino al territorio greco. Atene si
era opposta e aveva vinto.
Nel breve corso di un giorno e di una notte, Atlantide era stata inghiottita dalle acque, scomparendo
per sempre.
Platone , nel dialogo Crizia, descrive minuziosamente Atlantide: era la terra del dio Poseidone ; era
formata da una pianura centrale, ricca e fertile , e da una montagna su cui viveva Cleitò, moglie di
Poseidone . Il dio le aveva costruito in cima, una fortificazione con canali concentrici; al centro
stavano i palazzi reali, il tempio al dio, con una statua attorniata da 100 nereidi su delfini; su di un
pilastro era inciso un codice delle leggi. Tutti i re successivi avevano abitato questa reggia e il
potere era trasmesso al primogenito , che, per volere di Poseidone , era re degli altri re! Ogni
sovrano aveva arricchito ed impreziosito con opere meravigliose, non solo la reggia, ma tutta la
regione.
Mito o realtà? L’ipotesi che Atlantide fosse la splendida e raffinata civiltà minoica è sostenuta sia
dai reperti archeologici che da quelli geologici; il geologo greco Galanopulos ritiene che le
numerose trascrizioni del testo di Platone si sia verificato un errore: 9000 invece di 900! Quindi il
periodo della scomparsa di Atlantide coinciderebbe con quello dell’esplosione di Thera, che
avrebbe posto fine alla civiltà così evoluta.
E’ stato ritrovato a Cantorini un affresco, sepolto sotto vari strati di cenere vulcanica, che raffigura
un’isola verde, con piante e colture, ricca di animali, popolata da una ricca civiltà, con raffinate città
ed un intenso traffico di navi e attraversata da corsi d’acqua concentrici!! Questo ricorda molto la
descrizione che si legge in Platone!
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CRONOLOGIA GEOLOGICA ED EVENTI PRINCIPALI
Periodo
Nome era
Descrizione
[milioni di anni] geologica
> 250
Inizio
PANGEA; inarcamento
Mesozoico
220
Triassico
Separazione e sprofondamento per 40-60 milioni di anni
medio
circa 200
Inizio
TETIDE
Giurassico
tra 190 e 140
Giurassico
OCEANIZZAZIONE DELLA TETIDE
Inarcamento e fratturazione dell’Africa-Gondwana
SI INVERTE IL MOVIMENTO
circa 130
80
60
Inizio
Frattura verso sud in Africa-Gondwana; riavvicinamento
Cretaceo
più veloce
Cretaceo
Frattura verso nord in Africa-Gondwana; si formano Nord
superiore
America ed Eurasia; nasce Atlantico
Paleocene
COLLISIONE; microzolla Apula; inizia orogenesi alpina
SCOMPARE
LA
TETIDE;
SI
FORMA
IL
MEDITERRANEO
tra 20 e 15
Inizio Miocene Sfeno-casma sardo-corso; bacino balearico; inizia orogenesi
appenninica
8
tra 7 e 5
Fine Miocene
Frattura N-S , si apre Tirreno
Fine Miocene - DISSECCAMENTO DEL MEDITERRANEO
Inizio Pliocene
5
Inizio Pliocene RIEMPIMENTO MEDITERRANEO
2
Fine Pliocene
Marsili ecc.; Eolie; provincia comagmatica romana
Inizio
Blocco Pelagico
1,7
Quaternario
(Pleistocene)
0,5
………………
Olocene
Etna
………………
………………………………………………………………
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