1 NIHIL EST IN INTELLECTU QUIN PRIUS FUERIT IN SENSU… (Aristotele Scolastico) …NISI INTELLECTUS IPSE (Gottfried Wilhelm von Leibniz) PARTE PRIMA: NATURALIS SENSUS O ISTINTO (NEUROBIOLOGIA) 1 Vico G.B., Op. cit., vv. 363: E per tutto questo libro (n.d.R.: Libro Secondo) si mostrerà che quanto prima avevano sentito d’intorno alla sapienza volgare i POETI, tanto intesero poi d’intorno alla sapienza riposta i FILOSOFI; talché si possono dire quelli il SENSO e questi l’INTELLETTO del genere umano; di cui anco generalmente sia vero quello da Aristotele detto particolarmente di ciascun uomo: «nihil est in intellectu quin prius fuerit in sensu», cioè che la MENTE UMANA non intenda cosa della quale non abbia avuto alcun motivo (ch’i metafisici d’oggi –n.d.R.: occasionalismo di Malebranche- dicono «occasione») da’ SENSI, la quale allora usa l’INTELLETTO quando, da cosa che sente (n.d.R.: sentimenti), raccoglie cosa che non cade sotto de’ sensi; lo che propiamente a’ latini vuol dir «intelligere». Spiegheremo man mano, nel prosieguo, questa sublime verità scientifico-antropologica (= La Scienza Nuova, 1744) e ci renderemo perciò conto del perché essa sia rimasta a tutt’oggi (2004: orsono duecentosessanta anni; due secoli + sessanta anni) incompresa (forse perché ha “troppo” anticipato tutte le future Scienze Umane?). Per ora diciamo semplicemente che, nel settore cognitivo, il riporto assume la medesima importanza della Legge Biogenetica Universale di Ernst Haeckel (1834-1919) in Embriologia, per la quale «… l’ontogenesi riassume in sé la filogenesi», anticipandone per l’appunto di un secolo il concetto (= l’ontologia riassume in sé la filologia), ma superandolo di gran lunga a motivo della perfetta disgiunzione filogenetica ed ontologica tra le due prestazioni cognitive della mente di ciascun uomo: la creatività alogica o poetica (filogeneticamente = Homo Sapiens) e la razionalità o intellettualità (filogeneticamente = Homo Sapiens Sapiens). F.N.: No, no, non scherzare: volli, sempre volli, fortissimamente volli …e voglio intendere meglio! G.B.V.: Tu l’hai detto, Vittoria degli Alfieri! Perciò continuiamo. Dopo il crudo (ma naturale) know-how biologico passiamo ora a puntualizzare con maggior proprietà il significato di Conoscenza a priori riferendoci ancora a nozioni tratte da Testi di Biologia, ma senza minimamente trascurare la multimillenaria Tradizione Speculativa, almeno come Metodo analitico e terminologie. Iniziamo dalla seguente definizione: 2 apprendimento percettivo: tutti gli organismi vivono all’interno di un mondo percettivo strutturato e organizzato, quello che Uexküll ha chiamato l’Umwelt dell’animale, il quale può anche differire molto da specie a specie… Da dove proviene tale organizzazione percettiva? E’ essa il risultato di operazioni e meccanismi innati del sistema nervoso o piuttosto di un apprendimento? In realtà gli interrogativi che si pone il Biologo relatore dovrebbero essere qualificati quali domande retoriche visto che il titolo della argomentazione (ed il resto) conferma trattarsi inequivocabilmente di “apprendimento” (percettivo). Ed invece è esatta proprio l’ipotesi ritenuta inattendibile dallo Stesso cioè a dire che l’Umwelt o mondo percettivo strutturato ed organizzato dell’animale sia integralmente innato poiché innate o genoma-dipendenti risultano le caratteristiche “funzionali” delle strutture centrali che lo producono (come detto a proposito dell’acino epatico, del nefrone e …della Sindrome di Down). Peraltro, proprio la genoma-dipendenza ed il fatto che il genotipo sia diverso da specie a specie spiegherebbero la notevole differenza interspecifica dell’Umwelt. A tal uopo bisognerà comunque considerare che seppure non esista differenza «… qualitativa» tra il percepire, muoversi, difendersi, nutrirsi e riprodursi degli animali situati più in basso e quelli più in alto nell’albero filogenetico (poiché sempre ed invariantemente efficaci per provvedere alla conservazione dell’individuo e della specie di appartenenza –Entelechìa o Teleonomìa-), estremamente corposa è la disparità «… quantitativa» (volumetrica, ponderale e funzionale) tra le strutture centrali a funzione cognitivo-comportamentale dei Protozoi; v/s il ganglio rostrale o cefalico degli Invertebrati; v/s il cervello dei Vertebrati o Emicefalo-Cordati: chi poi si occupi di Neuro-Anatomia Comparata sa perfettamente che il cervello di questi, em2 Mainardi D., Op. cit., pag. 61. La parola tedesca Umwelt è composta da um (= intorno a-) + Welt (= mondo) cioè a dire, letteralmente: (ciò che l’animale percepisce) del mondo che lo circonda; o meglio, per traslato: il mondo percettivo dell’animale. 2 briologicamente identico, diventi filogeneticamente sempre più difforme a causa del progressivo incremento di sostanza cortico-cerebrale (= cerebralizzazione) e dello sviluppo asimmetrico (da specie a specie) delle sue componenti diencefalo-telencefaliche. Ci occuperemo a tempo debito di Neuro-Anatomia-Comparata, ma considerato che ogni animale in tanto può vivere autonomamente, in quanto capace di percepire ciò che dell’ambiente giova (= utile e necessario) oppure nuoce (= dannoso e funesto) alla sua vita, bisognerà ineludibilmente chiarire cosa significhi la parola «… percezione». Ora, mi scuseresti se mi infilassi nella solita filippica (Demostene) o catilinaria (Cicerone) contro i dotti che dopo duemila anni di Speculazione e dopo l’avvento delle Neuroscienze, non sono riusciti neppure a offrire una definizione disgiuntiva universalmente accettabile delle prime due funzioni pro-cognitive: sensazione e percezione? Non allarmarti, te la risparmio perché non ho affatto intenzione di maramaldeggiare con ecatombali rappresaglie. Riprendiamo invece in mano un solido 3Vocabolario generalista per ragguagliarci almeno sull’uso corrente di queste parole: - sensazione: [dal lat. mediev. sensatiōne(m), dal classico sēnsus “senso”; …; 1549]; 1 (fisiol.) L’unità elementare e non analizzabile di ciò che si percepisce quando certi organi recettori sono stimolati… CFR. estesio-, -estesia…; - percezione: [vc. dotta, lat. perceptiōne(m), da perceptus, part. pass. di percipĕre “percepire”; 1294]; 1 (psicol.) Processo mediante 3 Lo Zingarelli, 1999. 3 il quale l’individuo riceve attraverso gli organi di senso (n.d.R.: sic!) ed elabora le informazioni provenienti dall’esterno e dal proprio corpo;…; (est.) Sensazione, impressione; 2 (bur.) Riscossione di una somma. Da buoni (?) «… neolatini», chiosiamo. A parte che non si capisce il motivo di quella “m” tra parentesi giacché le parole italiane dotte corrispondono in genere all’ablativo e non all’accusativo di quelle latine, per il resto concordiamo pressocché interamente con l’etimologie e (un po’ meno) coi significati “fisiologici” e sinonimici del Vocabolarista: infatti l’etimo di percezione s’indova nel sostantivo latino perceptio,ōnis e nel verbo percipio,is, cēpi, ceptum, ĕre che, alla stregua del sostantivo greco αἴσϑησις e del verbo αἰσϑάνοµαι (= estesio-, -estesia) indicavano, per quel che ci riguarda e a seconda del contesto discorsivo, la facoltà di sentire e/o percepire le cose o con i sensi corporei o con la mente. Analogamente dicasi per il vocabolo sensus,us ed il verbo sentio,is, sensi, sensum, īre che venivano riferiti prevalentemente (con le eccezioni che diremo) alla facoltà di percepire per mezzo dei sensi corporali. In verità Cicerone (e chi altri mai?), conscio della vaghezza definitoria di tali terminologie aspecifiche, distinse concettualmente: - percipere sensu (= percepire le cose per mezzo dei sensi corporei); - quod neque oculis neque auribus neque ullo sensu percipi potest, cioè a dire: a) percipere animo (= il conoscere sapienziale); b) percipere mente (= il conoscere razionale); - oltre al già riferito aliquid percipere et comprehendere, dove il secondo verbo sussumeva, dicevamo, il: comprehendere aliquid animo, cogitatione et mente. Dopo Cicerone, il primo ed unico a riprendere congruamente in mano l’annosa questione “percettiva” (ovviamente nell’umano) e a propiziarne un definitivo salto di qualità fu il Platone di Lipsia: infatti, la Monadologia de 4’l Leibnizio, pur «… mona» nella Rappresentazione qual platonico Iperuranio, avrebbe precisato tra l’altro tre realtà ontofisiologiche (= neuroscientifiche) che sarebbero regolarmente sfuggite agli occasionali ed an-estesiologi metafisici: - l’«… appétition» (= appetizione spontanea di percezioni); - le «… petites perceptions» (= percezioni incoscie ovvero l’«… incoscio» della percezione); - e le «… aperceptions» (= percezioni coscienti o «… coscienza» della percezione o appercezione semplice). Da notare, nel caso, che l’Onnisciente Rosacroce Tetesco, fenotipicamente dotato di Fulgidissimo Cervello-Mente, scrivesse in francese quella sua Opera dedicata al Principe Eugenio di Savoia (= Monadolo4 Vico G.B., Op. cit., vv. 347: «… (uno dei) primi due ingegni di quest’età, ‘l Leibnizio e ‘l Newtone». 4 gie) ed avrebbe avuto quindi modo di utilizzare quella lingua neolatina per le sue sensazionali scoperte: pensa tu cosa ne sarebbe venuto fuori se fosse stato costretto ad usare in essa l’orrendo «… Wahrnehmung» (= percezione, in tetesco)! Proprio per questo dicevamo che nel Genere Letterario OntologicoScientifico, alla stregua del Systema naturæ del Linneo, bisognerebbe necessariamente univocizzare in Neolatino Tardo-Scolastico le terminologie che si riferiscono all’individuazione e alla definizione universale (= ὁρισµός) de’ princìpi cognitivi: la presenza di tal Sistematica, ad esempio, avrebbe impedito al Neuroscienziato Inghelese 5Edgar Douglas Adrian (1889-1977) di perdere il suo prezioso tempo da Laboratorista per scrivere insensatamente i cosiddetti 6Fondamenti fisiologici della percezione. Senza codesto Systema cultūræ, infatti, chi mai (= Quis, quid, ubi, quibus auxiliis, cur, quomodo, quando?) potrebbe essere in grado di argomentare con cognizione di causa sulla differenza onto-fisiologica tra le due prime neurofunzioni denominate appunto sensazione e percezione, visto che perfino gli Specialisti Universali (filosofi e biologi universitari sol sensibili alla percezione di nomea, di privilegi, di danaro e di Cattedre) l’hanno insipientemente ed idiotamente unificate nel patetico ed aspecifico mondo «… senso-percettivo»? Cognizione di causa? Sì, forse l’unico modo per venir finalmente fuori da questo ginepraio di parole e di concetti è quello di seguire il Metodo aristotelico: per causas scire. Poiché si diceva che la Fisiologia di organi ed apparati (= effettoἀρχή) non può prescindere dalla conoscenza dell’Anatomia (= causaαἰτία), dovremo necessariamente riappropriarci di quest’ultima Scienza Descrittiva per chiarire l’arcano senso-percettivo. Orbene, a cavallo della metà del secolo scorso e nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, teneva bellamente le sue Lezioni di Anatomia Umana Normale un Esimio Professore Napoletano: Vincenzo Virno. Non di certo per sciovinismo campan-ilistico, ma per inoppugnabili dati di Fatto, affermiamo che Costui fu un vero Maestro di Scienza e di Vita e non solamente per le sue Lezioni Magistrali, quanto perché s’inventò un particolare Systema per travasare nelle menti dei discenti l’enormità delle nozioni che la sua materia d’insegnamento comportava: infatti Egli stabilì nella sua Scuola che prima del biennale esame finale, i suoi Studenti fossero sottoposti ad una serie di Colloqui-esame a scadenza pressocché mensile, ognuno concernente una specifica branca di Anatomia Sistematica (= Osteo-arto-miologia; Angiologia; Sistema Nervoso Centrale; Sistema Nervoso Periferico; Splancnolo5 Eccellentissimo Premio Nobel nel 1932, insieme con Charles Scott Sherrington, per la Loro scoperta delle «… sinapsi» (da συνάπτω: unisco, collego, congiungo –i neuroni-). 6 Adrian E.D., I fondamenti fisiologici della percezione, Boringhieri, 1960. 5 gia ed Organi di senso; ecc.); per cui, non foss’altro che per motivi d’impegno squisitamente temporali, perfino lo studente-dull (Tryon) non avrebbe mai potuto confondere la Splancnologia e gli Organi di senso con il Sistema Nervoso Centrale. Inutile dire che, da Qui, mi sono goduto tutte le Dispense del Virno, pur interamente plagiate dal 7Trattato de’ franciosi Testut L. et Latarjet A.! Da codesta dispensazione ho appreso ad esempio che: A) gli Organi di senso (= organuli recettoriali) sono costituiti da studiatissime e conosciutissime cellule che «… trasducono» gli stimoli esterni (= 8esterocezioni) e gli 9stimoli interni (= interocezioni e propriocezioni) in stimoli nervosi i quali vengono trasportati → B) dai nervi sensitivi del Sistema Nervoso Periferico → C) al Sistema Nervoso Centrale dove: → per un verso, si relazionano con i neuroni metamerici motori (= neuroni tautomeri, ecateromeri ed eteromeri del midollo spinale e dell’encefalo cordale) per dar luogo al cosiddetto «… arco diastaltico semplice» da cui originano i movimenti riflessi (ad esempio: il 10riflesso patellare, pupillare, scrotale, et cetera); → per l’altro, si continuano nelle cosiddette Vie Ascendenti o della sensibilità per giungere al Talamo (= nucleo sensitivo diencefalico), luogo dal quale gli stimoli nervosi vengono convogliati nella → D) corteccia cerebrale (= telencefalo) dove, unicamente, avviene la «… sensazione degli stimoli» ovvero l’esatta «… riproduzione morfologico-configurativa» dell’evento stimolatorio periferico. Alcuni Neurofisiologi (solo alcuni, dispensava sarcasticamente Don Vincenzo Virno) sanno per certo che in nessun caso potrebbe verificarsi la «… sensazione» di uno stimolo se questo non raggiungesse la corteccia cerebrale; laonde, gli stimoli che provocano «… reazione» o azione riflessa metamerica (spinale e/o encefalo-cordale) non rientrerebbero nel contesto della Cognitività perché privi di sensazione, inalienabile prodromo pro-cognitivo. 7 Testut L., Latarjet A., Trattato di Anatomia Umana, UTET, 1966. Coni e bastoncelli (retina); papille gustative; cellule olfattive; Organo di Corti (coclea); Organo otricolo-sacculare (canali semicircolari); corpuscoli di Pacini (pressori), corpuscoli di Meissner (tattili), corpuscoli di Krause (freddo), corpuscoli di Ruffini (caldo), dischi di Merkel (tattili), terminazioni nervose libere (dolore). 9 Enterocettori (nei vasi sanguigni e nei visceri cavi): terminazioni libere sensibili al dolore da distensione e/o flogosi della parete. Propriocettori (nelle ossa, capsule e legamenti articolari, muscoli): fusi neuromuscolari, corpuscoli muscolo-tendinei di Golgi, terminazioni libere e corpuscoli simili a quelli esterocettori di Pacini e di Ruffini (sensibili al dolore ed alla pressione). 10 Kandel E.R., Schwartz J.K., Jessell T.M., Op. cit., Indice analitico, pag. 1108: Riflessi. 8 6 Evitando per ora di scantonare in una dettagliata nozionistica neuroanatomica [men che accennare alla morfologia macroscopica del cervello, costituito da due emisferi di cui ognuno è suddiviso in quattro lobi nella superficie esterna (frontale, parietale, temporale ed occipitale); e da un particolare lobo nella superficie interfacciale (lobo cingolare o limbico)], S. di Rolando Lobo Frontale S. di Silvio Lobo Parietale Lobo Temporale Lobo Limbico Lobo Occi pitale diciamo succintamente che, nel cervello, ognuna delle zone corticali dove terminano le rispettive fibre nervose sensitive e sensoriali portatrici di stimoli è nettamente separata da tutte l’altre e quivi avviene la «… sensazione» d’ognuno di essi: - degli stimoli visivi si ha sensazione solo e soltanto in un “pezzetto” (= area o zona) di corteccia occipitale simmetricamente allocata nei due emisferi; - di quelli uditivi e vestibolari, in un “pezzetto” (= area o zona) di corteccia biemisferica alto-temporale; - di quelli olfattivi, in un “pezzetto” (= area o zona) di corteccia biemisferica infero-temporale; - di quelli gustativi, in un “pezzetto” (= area o zona) di corteccia biemisferica medio-antero temporale; - di quelli tattili in un “pezzetto” (= area o zona) di corteccia biemisferica parietale; Area sensotattile Area gustativa Area acustica Area visiva Area olfattiva 7 Queste zone corticali, neanche a dirlo, sono state sperimentalmente dimostrate (la distruzione di ognuna di esse o decorticazione mirata, comporta o la cecità o la sordità o l’anosmia, ecc.); e chiamate «… aree della sensazione o di proiezione (degli stimoli sensitivi e sensoriali)». Se dunque ciò accade nel cervello (umano ed animale), alcuni Biologi sanno inoltre che vi siano delle specie animali dotate di particolari Organi di senso capaci di «… trasdurre» altri tipi di stimoli esterni di vitale importanza come ad esempio: - stimolazioni pressorie generalizzate o barocezioni (= Pesci ed Uccelli); - stimolazioni elettriche, elettromagnetiche (= Pesci) e magnetiche (Pesci ed Uccelli migratori); - stimolazioni ultrasoniche (es.: pipistrelli, ratti, delfini) ed infrasoniche (es.: elefanti, balene). Ovviamente vi sarà «… sensazione specie-specifica» corticale anche di questi stimoli trasdotti da appositi Organi di senso e trasportati nelle rispettive aree di proiezione specie-specifiche. Quello invece che tutti i Biologi (e non solo!) «… ignorano» (= ignoranza universale) è che: - Aristotele (a sua volta ignorante di cervelli), avesse digià perfettamente assiomatizzato da quel dì (384-322 a.C.) queste nozioni modernissime sugli Organi di senso e sensazioni specie-specifiche, nella precisa ed univoca definizione (= ὁρισµός) di «… 11sensibili propri»; - e Konrad Zacharias Lorenz abbia più recentemente (1978, L’Etologia) postulato l’esistenza di un nuovo (= Scienza Nuova) tipo di «… stimolazione» che non proverrebbe affatto né dall’esterno (= esterocezioni), né dall’interno (= intero- e propriocezioni) dell’organismo, bensì da un segmento cerebro-diencefalico chiamato «… ipotalamo» (von Holst); e della qual «… 12stimolazione endogena» si ha sensazione (= «… appetizione») in un “pezzetto” dell’area cingolare o limbica, peraltro perfettamente individuata e descritta disgiuntamente da tre valenti Anatomo-Neuro-Fisiologi Moderni: 13Papez J.W. (= cervello emotivo, 1937) 14Gloor P. e 15Mc Lean P. (= cervello viscerale, 1949). 11 Reale G., Antiseri D., Op. cit., 1, pag. 147. Lorenz K., Op. cit., pag. 7: «… il substrato fisiologico di questi moduli comportamentali sia (è) costituito dai processi, scoperti da Holst, della produzione endogena degli stimoli e della loro coordinazione centrale e non invece da qualcosa come le catene di riflessi… … Quando si riconobbe che il modulo motorio si basa su una produzione endogena di stimoli e su una coordinazione centrale…». - Ibidem, § 5.14, pag. 151: «… Se invece si ammette che alla base della maggior parte dei moduli comportamentali animali vi sia una produzione endogena degli stimoli… proprio quelle proprietà del movimento istintivo che non sono inquadrabili nell’ipotesi dei riflessi, non solo trovano una spiegazione naturale, ma diventano fenomeni la cui comparsa si rende necessaria per motivi teorici». 13 LeDoux J., Il cervello emotivo, Baldini & Castoldi, 1998, pag. 88. 14 Delmas A., Vie e Centri Nervosi, Masson, 1994, pag. 265. 15 LeDoux J., Op. cit., pag. 95s. 12 8 In verità Aristotele, pur disconoscendo totalmente il ruolo del cervello umano ed animale, inquadrò perfettamente anche quest’ultimo concetto vitalistico postulandone l’essenza negli «… 16appetiti» (= appetizione di Lorenz) e classificandoli nell’ambito della Categoria de’ «… sensibili comuni». Quando poi si sappia, a proposito di concetti, che i Latini utilizzassero correntemente i sostantivi: instimulātor,ōris (= istigatore); instinctor, ōris (= eccitatore); instinctus,us (= istigazione, eccitamento, impulso, ispirazione); il verbo: 17instinguo,is, instinxi, instinctum, ĕre (specialmente nel part.pass. instinctus,a,um: stimolato, eccitato, spinto); oltre alla locuzione di «… naturalis sensus» (= innato modo di vivere -degli animali- = istinto innato di Lorenz), non dovrebbe risultare soverchiamente difficile di sintetizzare le nuove conoscenze neuroscientifiche, con le vecchie nozioni greco-latine per definire univocamente il complesso 18ipotalamo-sistema limbico, in analogia con i “cinque” Organi di senso periferici, qual «… Senso endogeno» affatto cerebrale (= «… “sesto” Senso»?), unico ed esclusivo produttore dei vari «… appetiti istintivi specie-specifici» (= stimoli pulsionali ipotalamici + sensazione-appetizione limbica di essi). F.N.: Dal che deriverebbero universalmente i seguenti postulati: 1) giammai la parola «… sensu» della locuzione aristotelico-scolastica (= …quin prius fuerit “in sensu”) possa riferirsi ai sensi corporei o sensibili propri; quanto, per contro ed esclusivamente, al Senso endogeno o naturalis sensus-istinto o sensibili comuni o appetiti; 2) al «… buon Senso (endogeno)» e non mai ai cinque sensi corporei o sensibili propri corrisponderebbero quindi i «… Fatti» cognitivocomportamentali che provvedono efficacemente alla conservazione dell’individuo e della specie d’appartenenza; mentre al «… non-Senso o insensatezza», quelli a tal uopo improvvidi… G.B.V.: Eh, no, no! 16 17 18 Reale G., Antiseri D., Op. cit., 1, pag. 147: «… sensazione, appetiti e movimento» Castiglioni L., Mariotti S., Vocabolario della Lingua Latina, Loescher, 1975. Kandel E.R., Op. cit., Cap. 47 e 48: «L’ipotalamo ed il sistema limbico…». 9 Prima di arrivare ai Fatti, occorrerà analizzare negli animali altri due passaggi cognitivi (e tre, nell’umano); però la differenziazione sostanziale tra buon-senso-endogeno v/s non-senso o insensatezza te la passo per buona anzi, ottima. Per il resto, torniamo alla storica Neuroanatomia Umana Normale perché da essa sono state derivate le osservazioni sensate (Galilei) e la moderna Scienza del cervello in generale (= Neuroscienza Fisica). Andiamo per gradi! All’inizio del XIX secolo (1810), accennavamo, il Neuroanatomico austriaco Professore Franz Joseph Gall pubblicò in francese (!) una straordinaria ipotesi di lavoro col seguente titolo: 19Anatomie et physiologie du système nerveux en général, et du cerveau en particulier, avec des observations sur la possibilité de reconnoître plusieurs dispositions intellectuelles et morales de l’homme et des animaux, par la configuration de leurs têtes. L’Illustre Scienziato, dunque, pur confondendo il contenente col contenuto (= cerveaux v/s têtes) e pur accomunando incredibilmente gli animali all’uomo per plusieurs dispositions intellectuelles et morales, ebbe l’incontestabile merito di proporre per la prima volta al mondo una mappatura “cognitiva” della corteccia cerebrale dove, distinte in trentacinque zone, venivano evidenziate altrettante funzioni cerebro-mentali. Nacque così, per Suo Merito, la prima Scuola di «… 20frenologia o personologia anatomica» che stabiliva almeno un inequivocabile nesso causale tra la corteccia cerebrale (non più la cartesiana epifisi o ghiandola pineale) e la Cognitività in generale (corteccia cerebrale = res cogitans). Sappiamo poi che l’infondatezza scientifica di tal criterio topografico sarebbe stata dimostrata sperimentalmente dopo appena qualche lustro (1823-1824) ad opera di un francese d.o.c., Professeur Pierre Flourens, il quale però si rese colpevole di 21ipotesi cerebro-funzionali ancor più bislacche. Orbene, a tutt’oggi la questione risulta totalmente irrisolta per due motivi fondamentali: - l’incapacità de’ cognitivisti (e filosofi?) di precisare quali siano in realtà le cosiddette funzioni cognitive ed i processi cognitivi; - l’incapacità de’ neuroscienziati di distinguere nel cervello o acrencefalo o proencefalo non solo le sue componenti diencefalotelencefaliche, ma anche 22ciò che di esse attiene alla sensibilità ed alla motricità. 19 Ibidem, pag. 17: vedi riferimento bibliografico. Ibidem, pag. 6. 21 Ibidem, ibidem. 22 LeDoux J., Op. cit., pag. 168, fig. 6.12: «… Organizzazione dei percorsi di elaborazione dell’informazione nell’amigdala». L’amigdala, nucleo motorio terminale del nucleo caudato, è soltanto sede di alcuni moduli motori comportamentali innati riguardanti le emozioni (= paura, aggressività, ecc.), quindi non elabora un bel niente, ma risponde passivamente all’informazione elaborata nelle apposite aree cortico-cognitive (di cui presto parleremo). 20 10 Siccome abbiamo finora parlato soltanto di sensi e di sensazione, cerchiamo di puntualizzare sensatamente almeno ciò ch’è stato detto a proposito del Senso-endogeno: A) l’ipotalamo (diencefalo) è formato dalla conglomerazione di alcuni nuclei di neuroni di cui: - alcuni presiedono alle funzioni «… omeostàtiche» (omeostàsi di Cannon = milieu intérieur di Claude Bernard) dell’intero organismo (= Sistema Nervoso Autonomo); - altri (?) producono autonomamente (= 23neuroni autocoidi) gli stimoli endogeni degli istinti (= Senso endogeno: senso della fame, senso della sete, senso della sazietà, senso della sessualità, senso della paura, senso della territorialità, senso del polietismo negli animali sociali, et cetera); B) soltanto siffatti stimoli endogeni degli istinti, attraverso le «… vie ipotalamo-talamo-corticali», raggiungono la corteccia limbica (telencefalo) nelle apposite aree di proiezione dove, appunto, avviene la sensazione della fame, la sensazione della sete, la sensazione della sazietà, la sensazione della paura et cetera; C) la sensazione di detti stimoli a priori (= ipotalamici) costituisce a sua volta fonte di stimolo immediato, necessario e sufficiente per i «… 24nuclei motori della base» che provvedono, attraverso i moduli motori comportamentali innati, al naturale (= naturalis sensus) «… comportamento appetitivo» d’ognuna delle sensazioni istintuali e senza alcun bisogno di altre sensazioni esterne ed interne (= comportamento a priori). Ci crederai? Questa non è filosofia spicciola, né “neuro-filosofia”, né trattasi di fantomatici ed irreali «… neuroscenari ipotetici», ma è quanto codificato etograficamente da alcuni (solo alcuni!) Scienziati che infatti scrivono, inascoltatamente (forse perché deprivato di riferimenti neuroscientifici): 23 Kandel E.R., Schwartz J.K., Jessell T.M., Op. cit., pagg. 226 e 243: «… Quando una cellula libera delle sostanze che agiscono su recettori localizzati nella propria membrana, queste sostanze prendono il nome di autocoidi (n.d.R.: per traslato, cellule autocoidi). Spesso gli autocoidi fungono da regolatori a feed-back della liberazione dei neurotrasmettitori, da parte dei neuroni, agendo attraverso autorecettori (n.d.R.: neuroni autocoidi ipotalamici)». Specifichiamo che tal sistema autocoide ipotalamico non può affatto rientrare nei meccanismi a feed-back (= retroazione, autoregolazione retroattiva), bensì (Ibidem, pag. 549) nei meccanismi a feed-forward (= controllo anticipatorio, autoregolazione a priori). 24 Ibidem, pag. 664: «… I nuclei della base contengono tre (n.d.R.: e non cinque, poiché il nucleo subtalamico e la substantia nigra appartengono al mesencefalo, segmento nevrassiale che non fa parte del cervello) nuclei chiamati caudato, putamen e globus pallidus: - caudato e putamen (= neostriatum), di derivazione telencefalica; - globus pallidus (= archistriatum), di derivazione diencefalica». 11 25 Comportamento innato: Rappresenta uno dei concetti più dibattuti nel contesto della ricerca etologica. Il termine “innato” si riferisce allo sviluppo di un comportamento senza alcuna influenza ambientale o dovuta all’esperienza. In questo senso si contrappone al comportamento che si sviluppa sulla base di un processo di apprendimento e di imitazione… 26 Comportamento appetitivo: Con questo termine viene descritta la fase di ricerca… …Il concetto di c.a. è strettamente legato a quello della motivazione nutritiva (appetito) da cui ha preso il nome. In base alla nostra esperienza sappiamo che la fame non è evocata semplicemente dalla vista del nutrimento, ma soprattutto da stimolazioni interne (n.d.R.: endogene?) al nostro organismo che si traducono in una vera e propria pulsione (appetenza) per il cibo… … E’ chiaro che, se il comportamento di caccia fosse evocato solamente dalla percezione della preda e non da una stimolazione endogena, l’animale sarebbe destinato a morire di fame. E’ su questo criterio che il concetto di c.a. viene applicato anche ad altri istinti primari quali ad esempio la sete o la riproduzione (comportamento sessuale) che, alla pari della fame, manifestano una base pulsionale e quindi appetitiva. Al contrario dei comportamenti reattivi (n.d.R.: sic!) evocati solo da uno stimolo esterno, quelli appetitivi sono attivati da uno stato motivazionale interno (n.d.R.: endogeno?) che si suppone derivante da una eccitazione spontanea del sistema nervoso, genericamente definita “pulsione” che porta l’animale alla ricerca attiva di uno stimolo (n.d.R.: resic!) il quale, evocando l’azione consumatoria, scarica la pulsione… Gli Etologi relatori di queste note, dunque, pur nel loro gergo ignorante di Neuroscienze ed affatto sconclusionato da naturalisti senza ragion pura (= nescīre per causas), concorderebbero fondamentalmente sulla seguente consecutio temporum del «… 27primo tempo parziale» di tutti gli istinti (primari, secondari o terziari, nulla cambierebbe!): 25 Mainardi D., Op. cit., pag. 176. Ibidem, pag. 157. 27 Lorenz K., Op. cit., § 15.2, pag. 299: «… Noi sappiamo che la TRIADE costituita da (1) comportamento appetitivo, (2) meccanismo scatenante innato (n.d.R.: comportamento consumatorio) e (3) azione finale che scarica l’impulso (n.d.R.: comportamento di appagamento), nel regno animale compare come programma chiuso, per nulla modificabile da un apprendimento… … non conosciamo alcun sistema comportamentale che sia modificabile teleonomicamente dall’apprendimento sulla base del successo e che non contenga questi tre sistemi parziali». 26 12 Vediamo ora cosa succede “dopo” cioè quando entrano in ballo le sensazioni degli stimoli esterni al cervello (estero- ed intero-cezioni). Incominciamo con un “dopo” cronachistico: dopo appunto un secolo (1909) dalla (meritoria) mappatura cognitiva della corteccia cerebrale di Franz Joseph Gall (1810), un altro Tetesco ne propose un’altra, ma stavolta su inoppugnabili dimostrazioni anatomiche: parliamo dello Scienziato Korbinian Brodmann e della suddivisione della corteccia cerebrale umana in cinquantadue aree, di cui furono descritte minuziosamente la stratificazione (= struttura architettonica) nella sua componente neuronale (= neuroni e struttura citologica) e neuritica (= fibre nervose e struttura istologica). Cosa stabilì di importantissimo questo certosino Lavoro? Diciamolo in soldoni (sottacendo volutamente importantissime nozioni!): esso stabiliva in via definitiva che la corteccia cerebrale non fosse affatto un mantello (= pallium) uniforme in tutto l’ambito, ma fosse invece costituita dalla giustapposizione trasversale di tante toppe (= 52 zone o aree) delle quali, nonostante che ognuna di esse presentasse uno spessore ed una composizione isto-cito-architettonica diversi da quella contigua, pur sarebbe stata rilevata un’identità di struttura in quelle aventi la medesima funzione. Con precisione ovviamente teutonica, il Nostro contrassegnò le cinquantadue zone o aree (= Aree di Brodmann) della corteccia biemisferica con numerazione progressiva (da 1 → a 52). Inutile rimarcare e ridondare che dalle mappe topografiche su base isto-cito-architettonica di Brodmann non si sarebbe potuto mai più prescindere perché quelle erano, quelle sono e quelle rimarranno per sempre (= Scienza Descrittiva). Per le dette «… aree della sensazione», ad esempio, il Lavoro di Brodmann avrebbe consentito l’acquisizione della conoscenza scientifica (= ἐπιστήµη) che tutte le diverse zone della corteccia dove giungono le Vie della sensibilità (= aree di proiezione) presentano il medesimo spessore e la stessa isto-cito-architettura. Analogamente dicasi per le zone o aree di corteccia che sono contigue ad ognuna di esse e che sono state chiamate, guarda caso, «… aree della percezione»: infatti quest’ultime risultano strutturalmente (= isto-cito-architettura) difformi da quelle della sensazione, ma sono invece totalmente identiche tra loro. 13 Hai capito, Faustino? La sensazione è cosa ben diversa dalla percezione: - prima di tutto, perché le due neurofunzioni avvengono in zone o aree corticali contigue ed aventi una struttura isto-cito-architettonica completamente diversa; - per secondo, perché gli stimoli (endogeni, esogeni ed interni) giungono solo e soltanto nella rispettiva area della sensazione (non per nulla detta anche, di proiezione), mentre non giungono affatto nelle aree della percezione: per questo nessuno mai dovrebbe concedersi di blaterare circa la “percezione degli stimoli”, quanto di parlare solo ed unicamente di «… percezione della sensazione». Atteso dunque che sensazione e percezione non siano affatto sinonimi, né parole intercambiabili (a meno di non voler sovvertire la Neuroanatomia), possiamo ora tornare ad argomentare con cognizione di causa circa l’Umwelt o mondo percettivo strutturato ed organizzato degli animali. Per questo, ricorreremo al Vecchio Latino che non è affatto una «… lingua morta» perché esso vive ognora nelle parole neolatine ed in ispecie l’Italiano (il Figlio d’Esso più conforme al Padre: ne’ grafemi, ne’ fonemi e nello spirito, malgrado l’informe e decadente viltà di chi indegnamente ed ignobilmente lo parla): infatti la connotazione peculiare della parola-concetto «… percezione» deriva in tutto e per tutto dal primo significato del latino percĭpĭo,is e perceptĭo,ōnis (= per- + capio) cioè: raccogliere, afferrare, impadronirsi; e che, glottologicamente, indica un rafforzativo (= per-) degli omologhi significati del verbo căpĭo, is, cēpi, captum, ĕre (= prendere, afferrare selettivamente, scegliere, impossessarsi, cogliere, captare). Mi spiego! La percezione della sensazione ad altro non corrisponde che ad uno scegliere, afferrare selettivamente, avvertire, captare quegli elementi pro-cettivi e/o noci-cettivi della sensazione in generale che risultano utili e necessari per provvedere alla conservazione della vita (dell’individuo e della specie d’appartenenza). Quest’ulteriore neurofunzione pro-cognitiva (= percezione) deve quindi considerarsi ancor più importante dell’importantissima prima (= sensazione) proprio perché con essa inizia la caratterizzazione della cognitività specie-specifica che giustamente l’Uexküll ha definito Umwelt (= mondo percettivo strutturato ed organizzato dell’animale): chiameremo perciò siffatto Umwelt innato con la locuzione di «… meme percettivo a priori» in quanto genoma-dipendente e specie-specifico. La «… chiave» della cognitività, dunque, è rappresentata per intero dall’innata percezione specie-specifica (= meme percettivo) della generica e generale sensazione degli stimoli (pressoché identica in tutti gli animali) e non mai dal fantomatico 28stimolo-chiave di lorenziana memoria. 28 Ibidem, § 6.1, pag. 158: «… Anche oggi le configurazioni di stimoli cui risponde un meccanismo scatenante innato vengono dette “stimoli-chiave”». 14 F.N.: Chiamiamo pure quest’evento col nome giusto: trattasi di una vera e propria «… rivoluzione copernicana» perché s’è stabilito finalmente che al centro del Sistema Cognitivo Animale deve porsi non già lo stimolo periferico (visivo, uditivo, olfattivo, ecc.) di cui si ha sensazione, bensì, unicamente, il meme percettivo specie-specifico ossia l’innato modo di percepire la sensazione degli stimoli provenienti dall’esterno e dall’interno dell’organismo (= Conoscenza percettiva a priori = Conoscenza che precede l’esperienza e che rende possibile qualsivoglia esperienza specie-specifica). G.B.V.: Col georgico Virgilio del: Si parva licet componere magnis (= se fosse possibile paragonare le cose piccole alle grandi), potrei anche assentire e chiudere qui, ma preferisco ridondare ed approfondire. Fin qui abbiamo relazionato sulla differenza sostanziale (= sostanza cerebrale) e logistica (= localizzazione corticale) tra stimolazione → sensazione dello stimolo e → percezione della sensazione; nonché stabilito con cognizione di causa (= nesso di causalità) che la cognitività dev’essere attribuita in esclusiva alla corteccia cerebrale (= res cogitans) dove unicamente avvengono tutte le prestazioni cognitive specie-specifiche di cui la sensazione e la percezione rappresentano indubitabilmente la prima e la seconda tappa in assoluto: - la sensazione, quale neurofunzione pro-cognitiva localizzata in ben precise ed identificate zone corticali del cervello (= dimostrabilità e ripetibilità sperimentale) dove afferiscono gli stimoli (= zone di proiezione) e dove avviene appunto la «… riproduzione corticale» precisa, perfetta ed istantanea dell’evento stimolatorio periferico sensorial-sensitivo nelle «… bio-immagini» visive, uditive e posturali, olfattive, gustative, tattili e pulsional-appetitive; - la percezione, qual neurofunzione pro-cognitiva localizzata nelle zone corticali contigue a quelle della sensazione-raffigurazione della realtà ambientale e che di tali rappresentazioni oggettive «… avverte, capta, sceglie» esclusivamente gli elementi utili e necessari (= meme percettivo specie-specifico) per la reificazione del particolare istinto di cui s’è avuta appetenza (= motivazione). Con questi dati neuroscientifici avremmo per di più confermato con certezza apodittica che il mondo percettivo strutturato e organizzato di Uexküll (= Umwelt) non è affatto conseguente all’esercizio dei sensi corporei, essendo invece genomicamente pre-stabilito o innato (= meme percettivo specie-specifico): infatti, ad esempio, l’animale terricolo non ha dell’acqua la percezione di liquido inorganico che piove dal cielo, scorre nei fiumi o si appozza in contenitori più o meno grandi, essendo invece l’acqua percepita-avvertita esclusivamente quale «… oggetto-simbolo» (= percezione simbolica) che appaga l’istinto della sete; il latte e la mamma-mammella non sono percepiti dal neona- Ibidem, § 6.4, pag. 175: «… Mentre conosciamo una quantità di segnali umani il cui sviluppo sicuramente è stato dettato dalla necessità di pregnanza di una percezione appresa, non conosciamo sino ad ora nessun caso in cui un segnale scatenante evoluto geneticamente corrisponda ad una percezione appresa». 15 to mammifero come liquido organico e, rispettivamente, come oggetto anatomico, ma percepiti-avvertiti soltanto come «… oggetti-simbolo» (= percezione simbolica) di ciò che appaga l’istinto della fame neonatale; e così via. La percezione di alcunché, insomma, corrisponderebbe in esclusiva alla «… percezione simbolica» degli oggetti ambientali e come tale non può che essere specie-specifica cioè diversa da specie a specie; e diversa nelle successive età di vita dell’individuo (= fasce d’età) di una medesima specie, pur essendo la sensazione-rappresentazione corticale di essi perfettamente identica (acuità sensoriale a parte) in tutti gli animali d’ogni età. Insomma, ciò che il cervello animale percepisce intorno (= Um-) al suo mondo (= Welt) è interamente pre-programmato nel cervello speciespecifico (= percezione simbolica o meme percettivo diverso da specie a specie), totalmente finalizzato alla conservazione dell’individuo (e della specie di appartenenza); e, per il medesimo individuo, strettamente 29dipendente in primis dal grado di maturazione del cervello ed in secundis dalla possibilità di “esperire” le neurofunzioni e i processi cognitivi nell’ambiente naturale (e non in laboratorio!). F.N.: Ricordo vagamente che sulla genoma-dipendenza della percezione simbolica della realtà ambientale si è espresso anche un certo Sigmund Freud, pur se nell’umano e pur senza seguito. G.B.V.: E come avrebbe potuto avere seguito Uno che ha inficiato le sue Inarrivabili Scoperte col 30Monismo del suo «… pansessualismo» e con l’insensato ed acritico ateismo? Cionondimeno il povero Sigmund Freud, saputo “interpretare” et comprehendere, appartiene a quel ristrettissimo novero di Uomini Geniali di cui l’Umanità non potrebbe fare assolutamente a meno; perfino i suoi detrattori, ammesso che ve ne fossero, dovrebbero usare per Lui almeno le stesse parole che Egli stesso destinò a 31Wilhelm Stekel: «… Probabilmente ha danneggiato la psicoanalisi nella stessa misura in cui le ha giovato». Parleremo dell’umano a suo tempo, ma approfittando di questo preciso riferimento bibliografico, voglio rinfrescare la tua “vaga” memoria sulla genoma-dipendenza del simbolismo percettivo con le Sue parole autografe e con-testuali: 32 Una volta presa confidenza con l’uso abbondante del simbolismo per la rappresentazione onirica…, bisogna chiedersi se molti di questi simboli non si presentino come “segni” della stenografia, 29 Mainardi D., Op. cit., pag. 61, colonna b. Lorenz K., Op. cit., Cap. 3, Limitatività dei metodi di carattere non sistemico nello studio del comportamento (atomismo, monismo, operazionalismo e monismo interpretativo dei behavioristi); § 3.2, pag. 73: Monismo interpretativo. 31 Freud S., Op. cit., E. la rappresentazione per simboli nel sogno, pag. 324. 32 Ibidem, pag. 325. 30 16 con un significato fissato una volta per sempre… A questo proposito va osservato che tale simbolismo non appartiene in modo esclusivo al sogno, ma alla rappresentazione inconscia (n.d.R.: petites perceptions), soprattutto tra il popolo, e lo si ritrova, più compiuto che nel sogno, nel folklore, nei miti, nelle leggende, nelle locuzioni, nella saggezza dei proverbi e nelle battute popolari correnti… Sono appunto questi i casi che debbono poter chiarire il senso ultimo del rapporto simbolico (n.d.R.: con la realtà oggettuale) ed essi indicano che questo rapporto è di natura genetica… «Oh, Balordo d’un in-sensato, im-percettivo e, nello specifico, irrazionale»! Come possa aver fatto Freud a declinare dalla Religione dei Padri dopo aver scritto quello che ha scritto sulla genoma-dipendenza (= specie-specificità o universalità) dei simboli che provvedono alla conservazione dell’individuo e della specie d’appartenenza, rimane un mistero doloroso. Eppure Lui stesso aveva dichiarato poco prima come vi fosse, tra il popolo, solo qualche «… stenografo» (es.: Wilhelm Stekel) che avrebbe avuto di suo una 33personale capacità di comprendere immediatamente i simboli per via d’intuizione, sulla quale poi gli altri conspecificibrights (= il popolo) avrebbero con-cordato spontaneamente di averne pieno con-senso (= con-Senso). «… Per via d’intuizione»? Cosa avrà voluto significare Freud con questa locuzione, visto che non si è mai occupato di intuizione, né risulta che l’abbia differenziata dall’altra prestazione cognitiva da Lui Medesimo chiamata coscienza? Provvediamo noi, servendoci di Lui, e memori del fatto che essa sia stata poi vidimata-legittimata nel mondo biologico da Konrad Lorenz e 34 nientemeno che da un Werner Heisenberg col sinonimo di «… percezione gestaltica», poiché riteniamo di poterne spiegare finalmente la neurofisio-genesi o sia “la via” che porta dalla percezione simbolica d’alcunché, alla percezione gestaltica o intuizione istintiva animalumana di ogni singolo istinto. Per farlo, seguiremo il cammino che l’35eccitamento neuronico compie attraversando le diverse aree corticali di Brodmann per giungere al suo compimento cioè all’espletamento cognitivo-comportamentale animale. Finora (fatta salva l’eccezione del relazionato comportamento appetitivo, maltrattato a motivo di “logica” espositiva o esposizione “discorsiva”) abbiamo ottemperato al nostro compito a partire dalle aree della sensazione degli stimoli, fino alle contigue aree della percezione della sensazione di essi. Ebbene, i Neuroanatomici descrivono, a margine delle aree della percezione, un altro tipo isto-cito-architettonico di corteccia (per ora 33 Ibidem, pag. 324. Lorenz K., Op. cit., § 3.3, pag. 74. 35 Freud S., Op. cit., pag. 490: «… indagine sulle condizioni dell’eccitamento neuronico». 34 17 glissiamo sulla distinzione tra archicortex, paleocortex e neocortex) che anatomicamente le separa, ma funzionalmente le relazionerebbe tra loro, e forse proprio per quest’ultimo motivo l’hanno chiamata «… corteccia associativa». D’acchito si potrebbe ritenere che la corteccia associativa abbia appunto la semplice funzione di associare e coordinare le diverse percezioni simboliche (= visive, acustiche e posturali, olfattorie, gustative, tattili ed appetitive) allo scopo di ottenerne un comportamento istintivo, però, se così fosse, si verificherebbe banalmente una «… sommatoria percettiva» che escluderebbe di fatto il verificarsi di un paradigmatico ed autonomo processo cognitivo di cui gli Psicologi (sic!) della Gestalt avrebbero invece parlato come de: Il tutto è più delle sue parti. D’altronde sarebbe ridicolo pensare che il complesso comportamento istintivo globale di ogni singolo istinto specie-specifico fosse scatenato unicamente da un’immediata stimolazione pluripercettiva senza controllo o sia senza la mediazione di sistemi cognitivi di controllo quali, ad esempio, la possibilità di inibirlo e/o di incentivarlo ovvero di memorizzarlo. Eh, già! Non a caso abbiamo definito qual «… pro-cognitive» le due neurofunzioni sensazione e percezione, giacché esse rispondono immediatamente (= senza mediazione d’altri fattori) alla «… Legge del tutto o nulla», codificata per i neuroni proprio dallo Sherrington. In base ad essa infatti accade che: - quando uno stimolo nervoso adeguato e sufficiente raggiunge i neuroni delle aree della sensazione, allora si verifica immancabilmente l’esatta (= tutto) rappresentazione-configurazione corticale di quel particolare stimolo; mentre nessuna riproduzione rappresentativa (= nulla) sarebbe possibile, se la stimolazione non fosse stata adeguata e sufficiente; - quando l’eccitamento neuronico proveniente dalle aree della sensazione attraversa le aree della percezione, allora ne avremo per intero (= tutto) la percezione-simbolica, la quale sarebbe del tutto assente (= nulla) nell’evenienza di una sensazione inadeguata ed insufficiente. Ben altra cosa succede nel settore «… cognitivo» propriamente detto perché, nel caso, bisognerà necessariamente considerare l’intervento di «… una serie sistemi» (mnestico, inibitorio, di rinforzo) che «… elaborano» come minimo le semplici percezioni simboliche di ogni area pro-cognitiva (visiva, olfattiva, uditiva, ecc.) in una «… sintesi» (e non, “associazione”) definita appunto «… percezione gestaltica o intuizione istintiva» (= intuizione visiva, intuizione olfattiva, intuizione uditiva, et cetera) 36che aprirebbe le chiuse della motilità [M] di ogni singolo istinto specie-specifico. 36 Ibidem, pag. 488. 18 E qui, per comprenderne «… il modo», ci tocca di mutuare per intero lo scenario teoretico che Sigmund Freud propose per il suo «… 37apparato psichico», ma che nessuno de’ Psico-dottori (compreso Egli medesimo) s’è preso mai più la briga di interpretare sufficientemente e di sviluppare adeguatamente. Sembra paradossale ed inverosimile che ciò sia avvenuto perché Quella rimane a tutt’oggi l’unica teoresi sulla composizione strutturale e dinamica dell’apparato psichico, senza la quale le conoscenze sulla «… coscienza o gnosia o psiche» sarebbero (sono!) rimaste all’epoca di Teopompo di Chio (IV sec. a. C.) Diciamo comunque subito che l’assimilazione (= analogia della esperienza –Kant- = principio di corrispondenza o rapporto di complementarità –Bohr-) struttural-dinamica tra l’apparato psichico di Freud con il nostro «… apparato gestaltico o intuitivo» in tanto è possibile, in quanto basata sulle moderne nozioni neuroscientifiche (= Scienza Ufficiale) che stabiliscono: - 38ogni zona della corteccia cerebrale è specializzata per una particolare funzione; 39 - è possibile suddividere la corteccia cerebrale in un numero di zone funzionali diverse, ancora maggiore di quello delle aree identificate da Brodmann; - 40ciò che è localizzato nelle singole aree corticali è un insieme di operazioni elementari dalla cui interazione origina poi una determinata funzione cognitiva. Nella fattispecie, quindi, ci sentiamo del tutto autorizzati ad assimilare analogicamente la struttura (= disposizione spaziale dei sistemi ψ) e le operazioni elementari (= successione degli eventi) dell’apparato psichico di Freud, alla struttura (= disposizione spaziale dei sistemi γ –gestaltici-) ed alle operazioni elementari (= successione di eventi) dell’apparato gestaltico-intuitivo di nuova proposizione (= Scienza Nuova?) pur se la funzione psichica avviene in una «… località corticale» assente nel cervello animale (e della quale parleremo a suo tempo), mentre la funzione gestaltica avviene segnatamente nella detta zona peri-percettiva della corteccia associativa degli animali e dell’uomo. Nell’occasione avremo perciò l’ardire di evitarci le giuste remore manifestate 41forzatamente da Freud circa la precisa localizzazione cor37 Ibidem, pagg. 486-491. Kandel E.R., Schwartz J.K., Jessell T.M., Op. cit., pag. 7. 39 Ibidem, pag. 12. 40 Ibidem, pag. 15. 41 Freud S., Op. cit., pag. 65: «…Un’interpretazione anatomica riferita alla localizzazione cerebrale fisiologica o addirittura alla stratificazione istologica della corteccia cerebrale, sembra da escludere. Ma forse l’idea di Fechner si rivelerà ricca di significato e feconda, se la si riferirà ad un apparato psichico composto da più istanze inserite in ordine successivo…». - Ibidem, pag. 486: «… Intendiamo tralasciare completamente il fatto che l’apparato psichico in questione ci è noto anche come preparato anatomico e vogliamo evitare con cura la tentazione di determinare in senso anatomico la località psichica…». 38 19 ticale del Suo Fulgido apparato psichico, per invece localizzare con precisione il nostro apparato gestaltico-intuitivo nel territorio corticale della corteccia associativa immediatamente contiguo ad ognuna delle aree della percezione. Ciò doverosamente premesso, parafrasiamo letteralmente il dettato del Geniale Neuropsichiatra Austro-Giudaico: 42 Fra tutte le osservazioni che si possono ritrovare nelle opere dedicate alla teoria del cognire gestaltico-intuitivo, vorrei rilevarne una che può servire da punto di partenza. Nella sua 43Psicofisica, il grande Fechner, nel corso di alcune considerazioni dedicate alla cognitività umana, esprime la supposizione che la scena del cognire-intuire sia diversa da quella della rappresentazione oggettiva ed oggettuale della realtà (= aree della sensazione). L’idea che viene così posta a nostra disposizione è quella di una località gestaltica ovvero una localizzazione corticale dove avviene specificamente la Gestalt; e non intendiamo affatto tralasciare che l’apparato gestaltico in questione ci è noto anche come preparato anatomico per cui intendiamo fortemente determinare in senso anatomico la detta “località gestaltica”. D’altra parte l’abbiamo già fatto con le aree della sensazione e con quelle della percezione sulla base dei rilievi anatomici del Professore Korbinian Brodmann, pur non scendendo in inutili dettagli 44riferiti alla localizzazione cerebrale fisiologica o addirittura alla stratificazione istologica della corteccia cerebrale. Ebbene, i Neuroanatomici ci insegnano che le aree della percezione sono tra loro separate dalla cosiddetta corteccia associativa, ma loro non immaginano neppure che quest’ultima, in corrispondenza di ogni area della percezione cioè in sede peri-percettiva, possa essere assimilata per un tratto ad uno strumento del tipo d’un microscopio o d’un telescopio o d’un apparecchio fotografico dove appunto avviene un processo cognitivo che elabora le rispettive percezioni simboliche (visive, olfattive, ecc.) nella relativa percezione gestaltica. A dire che, lapalissianamente, si dovranno ipotizzare tanti apparati gestaltico-intuitivi per quante siano le aree pro-cognitive della sensazione degli stimoli e della percezione simbolica di ognuna di esse. Ritengo superfluo scusarmi per lo scalpore che susciterà tale analogia della esperienza ottico-strumentale, ma essa ha soltanto il compito di sostenerci nel tentativo di comprendere la complessità 42 Ibidem, pagg. 486-491. La comprensione di quanto esposto, di per sé problematica, diventa affatto impossibile senza la lettura e la comprensione dei riferimenti bibliografici di cui sopra. 43 Ibidem, Cap. 1, § E, pag. 65, nota a piè pagina: «… Fechner G.T., Elemente der Psycophysik (Lipsia, Iª ed. 1860; IIª ed. 1889), vol. 2…» 44 .Ibidem, ibidem. 20 della percezione gestaltica, scomponendola, ed assegnando le singole neurofunzioni alle singole componenti dell’ipotizzato apparecchio ottico-lenticolare… Immaginiamo dunque ogni apparato intuitivo-gestaltico come uno strumento composito alle cui componenti daremo il nome di istanze o, per amore d’evidenza, di sistemi γ (= Gestalt). Ci aspetteremo dunque che questi sistemi γ abbiano tra loro un orientamento spaziale costante alla stregua delle lenti di un telescopio e che si trovino uno di seguito all’altro: una volta stabilitane una successione spaziale dovremmo altresì convenire sul fatto incontestabile che essi siano percorsi dall’eccitamento neuronico secondo una determinata successione temporale così com’avviene per la luce e per le immagini nel microscopio e nel telescopio. Ora, la prima cosa che abbiamo stabilito è che questo apparato cognitivo-intuitivo, composto da sistemi (e sottosistemi), abbia una direzione ossia un punto di partenza costituito dalla percezione simbolica della sensazione degli stimoli ed uno sbocco (motorio): con ciò attribuiamo all’apparato un’estremità percettiva e un’estremità motoria delle quali l’estremità percettiva rappresenta il sistema percettivo [P] e l’estremità motoria il sistema [M] che aprirebbe le chiuse della motilità comportamentale di ogni istinto… Tra questi due sistemi (iniziale e terminale) dovremo giocoforza indovare altri sistemi “lenticolari” che elaborano progressivamente l’eccitamento neuronico in modo da renderlo consono e conforme alla bisogna (= cognizione provvedente alla conservazione della vita). Chiameremo il sistema che segue immediatamente quello percettivo [P] col nome di «… traccia mnestica» (coi rispettivi sottosistemi Tmn, Tmn’, Tmn”, Tmnⁿ) di cui fanno parte le componenti mestiche specie-specifiche o memoria genetica (= 45filogenetica) e la componente mnestica individuale o memoria esperienziale personale. 45 Ibidem, pag. 498: «… Dietro quest’infanzia individuale, poi, ci è permesso uno sguardo dell’infanzia filogenetica, lo sviluppo del genere umano, di cui quello del singolo è in verità una ripetizione abbreviata, influenzata dalle circostanze fortuite della vita… e si può sperare di arrivare, con l’analisi dei sogni, a conoscere l’eredità arcaica dell’uomo, a riconoscere ciò che è in lui psichicamente innato…». 21 progressione dell’eccitamento neuronico Altro sistema “lenticolare” assolutamente imprescindibile sarebbe poi quello «… 46inibitorio» poiché risulterebbe affatto impossibile di spiegare la modulazione e/o l’interruzione di un processo intuitivo o gestaltico senza rischiare l’ipotesi di due istanze cognitive di cui la seconda abbia una facoltà censoria (= cancellazione e/o modulazione) nei confronti della prima, quella pulsionale. Questo sistema censorio-inibitorio (= censura) è di capitale importanza perché da una parte regola la velocità di progressione dell’eccitamento neuronico procognitivo nel territorio corticale attraversato; e dall’altra è in grado di interrompere in ogni momento e a qualsiasi livello di manifestazione il processo cognitivo-intuitivo già in atto, quando risultasse o diventasse contingentemente improvvido (= motivazioni emergenti ed urgenti) per la conservazione della vita. Siamo così giunti, progressivamente, al limite di ognuna delle aree peri-percettive dov’è localizzato il rispettivo apparato co46 Lorenz K., Op. cit., § 5.15, pag. 154: «… (Erich von Holst) Il sistema nervoso non assomiglia dunque tanto ad un asino pigro cui bisogna dare una frustata oppure, per rendere la similitudine più precisa (n.d.R.: stimolazione endogena), che deve mordersi ogni volta esso stesso la coda prima di poter fare un passo, ma piuttosto ad un cavallo vivace che ha bisogno sia delle briglie che della frusta». - Ibidem, § 8.5, pag. 207: «… la produzione di stimoli (è) sottosta sempre a influssi inibitori e stimolatori che corrispondono esattamente alla funzione delle briglie e della frusta nel paragone di Holst». 22 gnitivo-intuitivo e dove dovrebbe quindi allocarsi il settoriale sistema [M] che apre le chiuse della motilità comportamentale. Ma se ognuna delle diverse intuizioni istintive motivate (visiva, olfattiva, uditiva, tattile, gustativa) ne possedesse uno per proprio conto, avremmo uno scatenamento dei moduli motori comportamentali innati a mò di mitragliatrice e non unico ed uniforme. Perciò occorrerà ipotizzare, in condizioni di normalità, un ulteriore sistema sopra-percettivo limbico e/o frontale (= frontocingolare?) avente la funzione di unificare-sintetizzare il molteplice delle intuizioni istintive settoriali e di costituire quindi un’univoca fonte di «… stimolo decisivo» per il relativo comportamento istintivo: essendo 47unitario ogni istinto e 48geneticamente coordinato il suo proprio movimento istintivo, altra ipotesi reggerebbe alla prova se non quella di un unico comando sovraordinato decisionale che agisca qual stimolo scatenante sull’unico centro di coordinazione motoria di un determinato istinto. A questo ulteriore sistema neuronale fronto-cingolare capace di raccordare qual “risultante vettoriale” un insieme di intuizioni istintive simultanee ed omologhe daremo il nome di «… unità sintetica della percezione gestaltica», il cui prodotto unitario corrisponderebbe appunto alla definitiva ed operativa intuizione istintiva o percezione gestaltica globale (= «… cervello intuitivo» e non più “cervello emotivo e/o cervello viscerale”) 47 48 Ibidem, Cap. 9. Ibidem, Cap. 5. 23 Nel cervello umano avremmo perciò, ultraschematicamente: Per riferirci all’esempio portato dal Biologo dell’apprendimento (?) percettivo, diremo che «… il cervello intuitivo» del gattino (Felis catus) neonato ed affamato non può vedere il capezzolo mammario turgido di latte della genitrice a causa della mancata schiusa delle palpebre, cionondimeno attiva spontaneamente, a priori (= prima esperienza di vita e prima di qualsivogli’altra esperienza similare), i torpidi movimenti del botolo per fargli raggiungere 49autonomamente quella prima fonte di vita in base alle seguenti “parti percettive” ed al “tutto” gestaltico (Gestalt: il tutto è più delle sue parti): - percezione della sensazione dello 50stimolo endogeno (ipotalamico) della fame (= appetizione); - percezione simbolica di una sensazione (osmatica) dell’unico stimolo esterno adeguato e sufficiente per appagare l’unico istinto posseduto a quell’età (= istinto nutrizionale); - percezione della sensazione cenestesico-propriocettiva della possibilità di movimento del proprio corpo; - percezione della sensazione di equilibrio posturale; 49 Lorenz K., Op. cit., § 8.2, pag.192: «L’automatismo di ricerca». Ibidem, § 5.14, pag. 151: «… Se invece si ammette che alla base della maggior parte dei moduli comportamentali animali vi sia una produzione endogena di stimoli e che la coordinazione centrale sia responsabile dell’armonia e della teleonomia dei moduli motori innati, proprio quelle proprietà del movimento istintivo che non sono inquadrabili nell’ipotesi dei riflessi non solo trovano una spiegazione naturale, ma diventano fenomeni la cui comparsa si rende necessaria per motivi teorici». 50 24 - sintesi pluripercettiva gestaltica (= intuizione istintiva) finalizzata all’appagamento dell’istinto nutrizionale neonatale; - scatenamento dei moduli motori innati per conseguire quel risultato; - autonomo movimento di avvicinamento e comportamento consumatorio mediante l’attivazione del meccanismo innato della suzione, che si protrae fino a quando l’autonomo 51bio-feed-back ipotalamico ne stabilisca l’interruzione pre-programmata (= a priori = centro ipotalamico della sazietà); - consummatory act o comportamento finale (sbadiglìno e/o brividino e/o ruttino e/o rigurgitino) con scarica dell’impulso motivazionale originario e piacevole rilassamento organismico (non mai, 52orgasmico) per il raggiunto appagamento dell’istinto nutrizionale. La prima poppata del gattino (ma il discorso rimane immutabilmente valido per tutti gl’istinti specie-specifici della sua vita (primari, secondari, terziari = 53gerarchia degli istinti) dimostra dunque: - che tutti questi processi cognitivo-comportamentali avvengono a priori ossia prima di qualsivoglia esperienza fattuale; e che la reiterata sperimentazione (= pratica) di un processo cognitivocomportamentale o «… istinto esperito» ne migliora la prestazione d’opera (eccezion fatta per i ceppi dulls di Tryon); - che i movimenti (= comportamenti) dell’istinto nutrizionale sono preceduti ed attivati seriatamente dalla pulsione-appetenza endogena della fame (= motivazione); dalla percezione simbolica speciespecifica dell’oggetto-simbolo alimentare; dall’innata coordinazione dei moduli motori comportamentali; da quella della suzione (a meno che non vi sia qualche “idiot” disposto ad affermare che si “apprenda” anche a “sucare”); ed ultimati dalla percezione a priori (= ipotalamica) della sazietà; - che tutte queste prestazioni cognitivo-comportamentali rientrano in un complesso istintuale (= 54programma chiuso, per nulla modificabile 51 Kandel E.R., Schwartz J.K., Jessell T.M., pag 549: «... feed-back e feed-forward...». Freud S., Tre saggi sulla teoria sessuale, Biblioteca Boringhieri, 1975, Secondo Saggio (La sessualità infantile), pag. 65: «… Chi veda un bambino abbandonare il petto della madre, ne veda le sue guance arrossate e come egli piombi nel sonno con un sorriso beato, dovrà dire che questa immagine rimane esemplare per l’espressione del soddisfacimento sessuale nel seguito della vita». Attribuiamo volentieri simili nefandezze interpretative da psicopatico sessuale al fatto che Freud, proprio all’inizio del Primo Saggio (Le aberrazioni sessuali), mostri chiaramente di far confusione estrema tra la «… fame nutrizionale» e la «… fame sessuale» poiché, partendo da una pur congrua analogia tra le due diverse pulsioni istintive (= appetiti), elimina istantaneamente e definitivamente la «… pulsione di assunzione del cibo o fame», per porre al suo posto l’unica ed onnipotente «… pulsione sessuale o libido» (= monismo interpretativo). Torneremo ovviamente sul tema a tempo debito. 53 Lorenz K, Op. cit., § 8.3, pag. 193s: «… Sistemi gerarchici». 54 Ibidem, § 15.2, pag. 299. Una felice analogia della esperienza (Kant) o princìpio di corrispondenza (= Bohr) per spiegare la sequenza del “programma chiuso” di Lorenz, potrebbe indovarsi nel “programma chiuso” di un’elettrodomestica lavatrice dove, schiacciato l’apposito pulsante (= pulsione) viene automaticamente attivata una serie invariante di fasi pre52 25 da un apprendimento) definibile come ideazione istintiva globale nella quale sono contemplate “una serie” di idee-ideazioni istintive parcellari pre-programmate che vengono istantaneamente reificate in successione progressiva: idea motivazional-appetitiva; osmo-idea; dromo-idea; suco-idea; satis-idea; - che la reificazione di queste idee-ideazioni istintive geneticamente preprogrammate per il raggiungimento dello scopo nutrizionale provvedente alla conservazione dell’individuo, debba essere comandata da un meccanismo neuronale sopra-percettivo a priori (= 55posto di comando sovraordinato) che gl’ignoranti (= sec. Lorenz) biologi anglofili dell’ultim’ora chiamano semplicemente 56insight, ma che Lorenz, fedele alla terminologia filosofica Scolastica, ripropone con il termine di 57intuizione istintiva della quale, per la prima volta al mondo, Egli ha offerto la definizione secondo terminologie neurobiologiche cioè di: 58 meccanismo (strumento, apparato) che elabora una informazione di vitale importanza (percezione gestaltica o intuizione istintiva) in modo istantaneo (istante per istante) e momentaneo (svanisce l’attimo successivo per consentire ulteriori intuizioni) scatenando immediatamente (senza mediazione di altri fattori cognitivi) i relativi moduli motori comportamentali innati. Aggiungiamo subito che l’intuizione istintiva (= dei diversi e normali istinti specie-specifici: nutrizionale, riproduttivo, di difesa, ecc.) non sempre e non necessariamente risulta infallibile, nel senso che produca immancabilmente informazioni esatte per la conservazione della vita: essa infatti può risultare anche fallace o inesatta (specialmente quando fosse artificiosamente adulterata da posticci «… 59zimbelli» programmate (prelavaggio, lavaggio, risciacquo, centrifuga) fino allo spegnimento automatico in stand by del marchingegno. 55 Ibidem, § 8.5, pag. 206: «… Il ruolo del “posto di comando sovraordinato” (Erich von Holst)». 56 Mainardi D.. Op. cit., pag. 414. 57 Lorenz K., Op. cit., pag 328: «… prestazione di tutti i meccanismi che elaborano un’informazione momentanea, che noi chiamiamo intuizione». 58 Se Lorenz avesse conosciuto l’apposita terminologia inventata da Platone e ripresa da Aristotele, avrebbe distinto: - αἰτία (= causa prima) ossia il meccanismo neuronale specie-specifico o genomadipendente che elabora una informazione teleonomica (= ontologia modulare, dei moduli neuronali); - ἀρχή (= principio primo funzionale) ossia la funzione cognitiva di quel particolare meccanismo elaboratore (= ontologia funzionale, dei princìpi cognitivi fisiologici). Ma, forse, i tempi non erano ancora maturi! 59 Ibidem, pag. 117: «… Astatotilapia …zimbelli semplificati»; - pag. 160: «… zimbelli superottimali cioè assai più efficaci delle configurazioni di stimoli normalmente presenti in natura; - pag. 166: «… disposizione umana per zimbelli superottimali sfruttati commercialmente dall’industria»; - pag. 171: «… Haplochromis burtoni ed automimesi». 26 o da improprio «… 60imprinting»), nel qual caso il povero animale incorre ineluttabilmente in un grave pericolo di vita o nella morte. Identica condizione di precarietà vivono poi i ceppi-dulls di Tryon che congenitamente posseggano dei meccanismi cognitivi al di sotto dello standard specie-specifico e/o difettosi (= patologie congenite individuali dei vari istinti). Riguardo ai meccanismi cognitivo-istintivi bisognerà infine considerare due ultimi aspetti strettamente habitat-dipendenti cioè nonmendeliani, non-ereditari: 1) essendo la cognitività animale espressa da neuroni e moduli neuronali, per essa varranno le Leggi neurofisiologiche generali circa la 61 modificazione funzionale dei neuroni e delle catene neuronali conseguente alla frequenza-pregnanza della stimolazione ossia alla possibilità-impossibilità ambientale di poter esperire compiutamente e congruamente (= allenamento) i meccanismi cognitivo-comportamentali specie-specifici: nel caso parleremo perciò di neuro-patologia habitat-dipendente dell’istinto; a dire che qualunque istinto può ammalare e/o deteriorarsi irreversibilmente a causa di un ambiente innaturalmente ostile; 2) essendo la «… memoria» una delle funzioni cognitive più importanti (di cui nel prosieguo ci occuperemo ad exuberantiam), risulta evidente che l’animale eviterà accuratamente di trovarsi nella stessa situazione che in precedenza avesse messo in pericolo la sua vita (= 62 reazione di evitamento) e, per converso, replicherà situazioni gratificanti e/o provvedenti alla conservazione della vita (= meme culturale). Per inciso dirò a questo punto che un pignolo pedante e pedissequo qual io sono non può fare a meno di ricapitolare una specie di Tavola Memetica delle Bio-Informazioni dove siano disgiunti: - il meme codonico o informazione genetico-biochimica trasmessa passivamente dal m-R.N.A.; - il meme genico o informazione biochimica (passiva) delle caratteristiche ereditarie strutturali e comportamentali (= ereditarietà mendeliana); 60 Ibidem, § 14.6, pag. 284s. Ibidem, pag. 261 e segg., Cap. 12-17: «Parte Terza. Modificazione adattiva del comportamento: modificazione e modificazione adattiva, facilitazione, sensitivizzazione, assuefazione, associazione, abitudine, condizionamento appetitivo e avversativo, patologie dell’istinto da improprio imprinting o anche da congenite disfunzioni cognitivo-comportamentali (= perversioni dell’istinto), ecc.». In questi Capitoli si esplicita chiaramente che l’istinto specie-specifico, oltre a delle patologie endogene o congenite che ne condizionano l’espletamento secondo Etogramma, soggiace, modificandosi e/o scomparendo, a delle patologie habitat-dipendenti dovute alla possibilità/impossibilità di poter esperire i meccanismi neurofisiologici genoma-dipendenti dai quali viene prodotto. Le patologie dell’istinto sarebbero dunque classificabili in endogene ed esogene ed in entrambi i casi, com’è ovvio, si rivelerebbero assolutamente improvvide ovvero non-provvedenti alla conservazione dell’individuo e della specie d’appartenenza. 62 Lorenz, Op. cit., § 14.5, pag. 283s. 61 27 - il meme percettivo o percezione simbolica specie-specifica (passiva), come funzione pro-cognitiva genoma-dipendente; - il meme culturale come funzione cognitiva specie-specifica per mezzo della quale l’animale immagazzina attivamente le sue proprie esperienze di vita cioè «… apprende» quali siano le 63intuizioni e/o situazioni da replicare e quali le intuizioni e/o situazioni da evitare per provvedere alla conservazione della vita (64“Esperire qualcosa” non significa “apprendere qualcosa”). Con altrettanta pignoleria ridonderemo ancora che nel cervello intuitivo del gattino poppante (Felis catus) si attivano sequenzialmente le 65 tre componenti paradigmatiche di ogni istinto animale: 1) fase stimolatoria [1. endogena: stimoli autogeni ipotalamici della fame-sete (= autostimolo pulsionale); 2. esterocettiva; 3. interocettiva (tutti mediati dal talamo)] → 2) fase cognitiva [1. neurofunzioni pro-cognitive corticali (= sensazione + Umvelt del gattino); 2. prestazione cognitivo-sintetica della percezione gestaltica o intuizione istintiva], che “agisce” a sua volta qual unico stimolo adeguato e sufficiente per la → 3) fase motorio-comportamentale [attivazione dei motoneuroni dei nuclei della base o scatenamento dei moduli motori comportamentali innati], finalizzata all’appagamento dell’istinto alimentare e quindi allo spegnimento della pulsione originaria (= 66quiete cerebrale). F.N.: Da pignolo a pignolo: dovrai pur ammettere che delle aree della sensazione e di quelle della percezione c’è stata una dimostrazione galileiana inoppugnabile perché, ad esempio, la cecità corticale conseguente ad una decorticazione occipitale è un fatto ormai indiscutibile, ma si potrà mai dimostrare la presenza dell’apparato gestalticointuitivo col medesimo metodo sperimentale della decorticazione? 63 Relazioneremo a tempo debito sul rapporto tra memoria ed intuizione istintiva, nonché sui diversi tipi di memoria individuale (= memoria genetica, epigenetica, istintiva, cosciente e razionale). 64 Lorenz K., Op. Cit., § 10.1, pag. 225. 65 Kandel E.R., Schwartz J.H., Jessell T.M., Op. cit., pag. 293a: «Anche le forme elementari del comportamento richiedono l’intervento dei sistemi sensoriali, motori e motivazionali». 66 Lorenz K., Op. cit., § 8.1, pag. 190: «… Appetizione di condizioni di quiete». Da questo “concetto biologico” [proposto in prima battuta da Wallace Craig (1918) e successivamente ripreso dalla Monika Meyer-Holzapfel (1940 e 1956)] risulterebbe inequivocabilmente che “gli appetiti istintuali” rappresentino di per sé “un disturbo della quiete cerebrale” al quale il cervello stesso, per sua natura appetente di quiete, cerca di porre rimedio “appagandoli” nel più breve tempo possibile. Estendendo questo concetto all’umano pensare si spiegherebbe in chiave biologica la veridicità delle scoperte “razionali” di Socrate (felicità = autodominio degli istinti); di Platone ed Aristotele (felicità = contemplazione intellettiva della Verità Epistemica); degli Stoici (felicità = apatia = depsicologizzazione); del Cristianesimo (felicità = Santità e Carità e/o contemplazione intellettiva della Verità Trinitaria); e perfino la veridicità umanocentrica del Buddismo (felicità = nirvana). Discuteremo nel prosieguo, discernendone, su questo fondamento biologico (= appetizione delle condizioni di quiete –cerebrale-). 28 G.B.V.: Certo che si può, anzi è stato già fatto, orribilmente, da un american-tetesco, tal Karl (!) Lashley: adesso ti racconto quanto relazionato in proposito dal Professor 67Kandel nell’ambito di una ricognizione storica sul rapporto tra Cervello e comportamento. Nel Trattato si riferisce che nella prima metà del XX secolo (1946), onde venire a capo delle controversie concernenti l’angustioso problema circa la localizzazione v/s la delocalizzazione delle funzioni cognitive cerebrali, il Professor Lashley pensò bene di eseguire il seguente tipo di sperimentazione sul cervello dei ratti: a) dapprima valutava le caratteristiche cognitivo-comportamentali dei singoli ratti mediante il test del labirinto; b) evitando ovviamente di provocarne la morte, ne distruggeva (= dekorticazione mirata) poi sistematicamente ad ognuno un numero progressivo delle aree di Brodmann, allo scopo di poter valutare gli eventuali deficit cognitivo-comportamentali derivanti da siffatta pratica aberrante; c) venivano così prodotti una serie di ruderi animali che, malgrado fossero stati resi o ciechi (= dekorticazione occipitale) o sordi (= dekorticazione alto-temporale) o anosmatici (= dekorticazione infero-temporale) et cetera, pur mantenevano quasi intatte le caratteristiche cognitive precedenti; mentre le dekorticazioni più estese ne provocavano gravi deflessioni. Cosa ne dedusse il Grande Dekorticatore? Che le facoltà cognitive non dipendessero affatto dalla lesione delle singole aree di Brodmann, quanto invece dalla «… massa» dei neuroni corticali distrutti (= teoria dell’azione di massa). In un’epoca in cui era in auge la suggestione atomica del concetto di «… massa critica» che aveva condotto alle risolutive stragi nucleari di Hiroshima e di Nagasaki (1945), forse si poteva anche fraintendere il risultato di simili nefandezze vivisezioniste, ma lo stesso Kandel avrebbe poi ammesso a tal uopo (1998): 68successive ricerche hanno dimostrato l’inadeguatezza del test del labirinto usato da Lashley… perché l’animale, pur privo di una facoltà (come la visione) è ancora in grado di apprendere con un’altra (per esempio attraverso stimoli tattili o olfattivi). Inoltre, le prove in favore della localizzazione delle funzioni cerebrali, sono diventate sempre più cogenti… 69ogni zona del cervello è specializzata per una particolare funzione. Atteso dunque che il Kandel (Eccellente Premio Nobel per la Medicina nel 2002 a motivo de’ suoi esperimenti neuroscientifici sulla memoria ed Eccellente Co-Autore dell’Eccellente Trattato in questione) abbia confermato dimostrativamente l’indiscutibilità della localizzazione corticale delle facoltà cognitive insieme con la multicentricità dei sistemi cognitivi ognuno di per sé adeguato e sufficiente per provvedere al fabbisogno vitalistico, rimarrebbero ora da chiarire: 67 Kandel E.R., Schwartz J.H., Jessell T.M., Op. cit., Cap. 1: Cervello e comportamento. 68 Ibidem, pag. 12. 69 Ibidem, pag. 7. 29 a) la differenza concettuale tra ciò che Lui chiama «… funzione o facoltà di apprendere» v/s la nostra «… funzione o facoltà intuitiva»; b) il modo in cui si collegano e si rapportano tra loro le zone del cervello ognuna specializzata per una particolare funzione. Per il primo punto, potremmo riferirci alla già citata espressione di Lorenz: “esperire qualcosa” non significa affatto “apprendere qualcosa”, ma siam certi che la sottigliezza semantica sfuggirebbe al Kandel e a tutti i Biologi omologhi. Ed allora non ci resta che andare sul pesante! Il test del labirinto consiste nel mettere un ratto affamato all’imbocco dei corridoi intersecantisi che vengono percorsi dallo stesso per giungere al centro del marchingegno dedalico dove si trova l’agognato e gratificante (= appagante) cibo. Per un ratto alla prima prova, Tryon avrebbe stabilito la qualifica di bright (= brillante) v/s dull (= tonto) in base al tempo di percorrenza e/o successo-insuccesso finale, ma noi definiremo senz’altro dull chi osasse parlare di «… apprendimento» riferendosi alla capacità di trovare prima o poi il cibo in siffatte condizioni, poiché l’eventuale apprendimento seguirebbe necessariamente (= consecutio temporum) quella della «… indovinazione» (= intuizione o percezione gestaltica) del tratto di strada e dell’intero percorso da seguire per raggiungere lo scopo. Infatti, cosa mai si potrebbe apprehendĕre (= prendere, afferrare, impossessarsi, conoscere, imparare, immagazzinare), in generale , se non un «… dato indovinato» (= intuizione istintiva o percezione gestaltica) confezionato e pronto per essere ad-preso? Inoppugnabilmente, il primo percorso indovinato ed appreso dal ratto è del tutto frutto di uno squisitissimo processo gestaltico-intuitivo gestito da un insieme di appositi apparati settoriali che si giovano dei sistemi γ già descritti (percettivo, mnestico, inibitorio, di rinforzo). Quanto poi ai successivi percorsi dello stesso ratto nel medesimo labirinto, c’è da dire che essi saranno certamente più spediti, non già perché il ratto memorizzi sic et simpliciter la giusta via da seguire, ma perché man mano si rinforzano sempre più (= reinforcement) e sempre meglio (= enhancement: facilitazione) le tracce mnestiche dei diversi apparati intuitivi già esperiti allo scopo. Dal che si evincono i seguenti corollari: 1) esperire qualcosa non significa affatto apprendere qualcosa: l’animale apprende soltanto le esperienze utili e necessarie alla conservazione della vita e nulla si può apprendere se non ciò che sia stato dapprima esperito come possibile (= 70esperienza possibile 70 Kant E., Prol. Op. cit., § 30, pag. 74: «… Tutti i principi sintetici a priori (n.d.R.: della cognitività in generale) non sono altro che princìpi della esperienza possibile e non possono essere mai riferiti alle cose in sé, ma soltanto a fenomeni come oggetti dell’esperienza…». L’esperienza possibile è dunque un fenomeno neurobiologico “a priori” che precede l’esperienza fattuale: è quello che gli anglofoni porrebbero a fondamento del loro «… 30 o pre-visione intuitiva) per essere estemporaneamente reificato (= esperienza fattuale o pratica); 2) la memoria individuale dell’animale non è una neurofunzione a sé stante localizzata in questo o quel luogo corticale, bensì una componente inalienabile ed indissolubile (= tracce mnestiche: Tmn, Tmn’, Tmn”, Tmnⁿ) di ogni apparato gestaltico specie-specifico (= memoria istintiva o intuitiva); 3) i ceppi dulls di Tryon non sono tali perché non apprendono e/o non ricordano, ma perché non intuiscono correttamente in quanto deficienti di congrui apparati gestaltici con sistemi γ armoniosamente funzionanti (risaputamente esistono individui dulls con caratteristiche iper-mnestiche); 4) nel mondo animale non esiste l’apprendimento per imitazione (men che nell’inutile ed infruttuoso scimmiottamento o pappagalleggiamento): esiste al suo posto l’apprendere-ad-intuire correttamente e compatibilmente con il proprio patrimonio struttural-gestaltico (specie-specifico e/o individuale); 5) gli animali non hanno mai una percezione oggettiva della realtà ambientale (occorrerebbe per questo l’apparato psichico -che è assente nel cervello animale-), ma di essa sempre e soltanto una percezione simbolica (= oggetti-simbolo); 6) la distruzione di porzioni di corteccia associativa non produce di solito gravi deficit cognitivi perché gli apparati gestaltici residui sono per lo più sufficienti a mascherare (in laboratorio!) la mancanza irreversibile di quelli perduti; 7) la stimolazione esogena della corteccia associativa (Penfield) non ottiene significativi risultati concernenti la cognitività, a motivo della Legge di Sherrington sull’adeguatezza e sufficienza degli stimoli nervosi e dell’eccitamento neuronico: senza la «… naturale» progressione di un eccitamento neuronico adeguato e sufficiente non si avrà né percezione simbolica, né Gestalt, né memoria (= fenomeno della «… corteccia muta» –agli stimoli esogeni, ma non a quelli naturali-); 8) i processi cognitivo-gestaltici studiati negli animali neuronati sono identici a quelli degli animali situati più in basso nell’albero filogenetico (= Protozoi) perché le «… operazioni elementari» (Kandel) dei meccanismi cognitivi sono identiche, pur se a livello bio-molecolare (= En-tel-echìa o Teleo-nomia); 9) la percezione gestaltica o intuizione istintiva o indovinazione dei comportamenti utili e necessari (= giusti) che provvedono alla conservazione ottimale dell’individuo e della specie di appartenenza trial» (= prova) ignorando totalmente che la prova, in ultima analisi, corrisponda alla reificazione dell’esperienza possibile di kantiana proposizione la quale, se esatta, raggiunge lo scopo teleonomico (= the end); se inesatta (= and error), costringe l’animale a formulare un’altra e/o altre esperienze possibili (= → trials) fino a raggiungere lo scopo finale (= the end). 31 corrisponderebbe esattamente al concetto di «… 71provvedenza divina» o sia di «… indovinazione provvedente»; 10) gli sperimenti cognitivi sul cervello animale non servono a nulla e sono stati già troppi gli scempi vivisezionisti infruttuosamente perpetrati su di esso: occorrerà, invece, dapprima definire con precisione quali siano le funzioni e le facoltà cognitive in generale (= 72gnoseologia funzionale = princìpi cognitivi), per poi stabilirne la sede corticale (= gnoseologia strutturale) seguendo la “via” tracciata da’ Neuroscienziati Pierre Paul Broca, Karl Wernicke, Sigmund Freud ed Altri i quali, sulla base di riscontri clinicoanatomo-patologici, rilievi neuro-chirurgici e/o tecniche moderne di “brain-imaging” (= giustapposizione di immagini P.E.T., R.M.N., T.A.C.) pur hanno potuto stabilire con certezza galileiana l’aureo aforisma: 73Mentre i pazienti di Broca capiscono, ma non riescono a 71 Croce B., Op. cit., Cap. X, La Provvidenza, pag. 115s: «… Taluno dei primi interpreti ebbe a notare (e l’osservazione è stata rinnovata in seguito non poche volte) che il Vico adoperò promiscuamente la parola “provvidenza” in significato soggettivo e in significato oggettivo: ora come persuasione che hanno gli uomini di una divinità provvidente che regga i loro destini, ed ora come efficacia stessa di questa provvidenza… Onde la Provvidenza ha, in quest’ultima forma logica,… il valore di una critica della trascendenza del divino (dove) si esclude quella Provvidenza trascendente e miracolosa che aveva formato il tema dell’eloquente Discours del Bossuet (n.d.R.: ed invale tuttora nella teologia mistica cristiana). Riducendo (invece) il trascendente all’immanente, (il Vico pone al suo posto) una Provvidenza che opera per vie naturali o meglio detto secondo terminologia scolastica, per cause seconde [n.d.R.: scire per causas: retrospezione di successivi binomi di “causa-effetto”, fino a giungere alla Causa Prima o Motore Immobile o Essenza Prima Personale, presente “in” tutte le cose visibili ed invisibili qual En-ergia (= materia inerte) e/o En-tel-echìa (= materia biologica) provvedente alla conservazione della vita (= κόσµος: ordine) nei diversi ambiti, infinitamente piccoli ed infinitamente grandi]». - Vico G.B., Op. cit., vv. 342c: «… con tutta la propietà della voce, con la quale la provvedenza fu appellata “divinità” da “divinari”, “indovinare”, ovvero…» intuire istintivamente ciò che provvede alla conservazione della vita secondo la propria specie (va da sé che nella Specie Homo questa facoltà corrisponderebbe propriamente alla famosa «… intuizione sensistica» di Tommaso Campanella, da cui (diremmo oggi) la «… coscienza dell’Essenza-Esistenza di Dio»). - Ibidem, vv. 182, Degnità XXXIII: «La fisica degli ignoranti è una volgar metafisica, con la quale rendono le cagioni delle cose che ignorano alla volontà di Dio, senza considerare i mezzi de’ quali la volontà divina si serve». - Ibidem, pag. XXVII: «… è altamente probabile che il Vico ponesse largamente a profitto il De civitate Dei di sant’Agostino, presso il quale, al modo medesimo che presso il suo esornatore Bossuet, la Provvidenza viene presentata quale fabbra e retrice delle cose umane (n.d.R.: di tutte le cose visibili ed invisibili) com’è come dire della storia. Senza dubbio, per sant’Agostino e per il Bossuet, essa agisce “per cause prime”, cioè in guisa diretta, immediata e, per conseguenza, soprannaturale e trascendente. Senonché –sembra quasi vedere il Vico farsi piccolo piccolo nel porre queste obiezioni- c’è veramente bisogno… di ricorrere alla trascendenza ed alla soprannaturalità e non basta riconoscerla nella natura e nelle sue leggi? … Esce proprio dall’ortodossia (cattolica) chi soggiunga che Dio agisca “per cause seconde”, cioè in guisa indiretta, mediata e naturale?…». 72 Gnoseo-logia (γνῶσις,εως + λόγος: Scienza della cognitività) = Neuroscienza Cognitiva. 73 Kandel E.R., Schwartz J.H., Jessell T.M., Op. cit., pag. 10. 32 parlare; quelli di Wernicke parlano bene (o scrivono bene), ma non riescono a capire; 11) le funzioni e le facoltà cognitive possono essere scoperte, definite ed apprese soltanto da un Cervello Umano Normale che abbia BUON SENSO → eccitamento neuronico → BUONA GESTALT (= intuizione istintiva) → eccitamento neuronico → BUONA COSCIENZA (= apparato psichico + Sapienza Universale) → eccitamento neuronico → BUONA RAGIONE (= intuizione razionale, logica, critica + Scienza): cioè a dire, da un Cervello Universale (= Καθολικός). F.N.: Alla faccia del cosiddetto «… scontro tra le civiltà»: mi stai forse dicendo che in virtù della giusta progressione dell’eccitamento neuronico nella nostra medesima mente umana, soltanto a qualche Cervello Cattolico sarebbe consentito, in Terra, 74di attingere per intero alle fonti stesse della ragione (e dei sentimenti)? A dire che, socraticamente, il funzionamento natural-virtuoso (= virtù-ἀρετή-δίκη) dei meccanismi e processi cognitivi non potrà mai essere compreheso ed ad-preso da chi fosse difettoso e/o carente (= vizioκακία-ἀδῖκία-ἁµαρτία ⇄ ignoranza) di esperienze cognitive fatte sulla base della Sapienza Universale (= Καθολική) e della Scienza? Forse per questo i caritatevoli italianuzzi d’oggidì si danno un gran daffare per inserire nella Costituzione Europea il riconoscimento del Valore Assoluto della Cristianità come unico ed inalienabile fondamento fondante dell’Umanesimo delle Lettere e del Rinascimento delle Arti e delle Scienze dimostrativamente 75assenti in tutte l’altre culture del Pianeta, dimenticando peraltro d’averlo bolscevicamente omesso nella loro stessa Costituzione. Oh, patetico mischineddu d’un italianuzzo, 76perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello. G.B.V.: Per quanto in questo caso “inopportuno”, ai riferimenti evangelici non si può dire mai di no e sono sempre bene accetti, seppur nel merito non mi risulta che tu ed il tuo Compare di Pescasseroli vi siate battuti oltremodo per quell’orrendo e sinistro risultato togliatto-lamalfiano anzi, se non fosse stata la Misericordia di Dio, per l’intercessione della Madre, di S. Gennaro e mio-proprio, brancoleresti di certo nell’ignoranza eterna (= Morte Eterna). Ma tant’è, meglio tardi che mai! 74 Kant E., Prol. Op. cit., Prefazione, pag. 3. E’ un dato di fatto inoppugnabile che la nascita ed il progresso delle Scienze Umane (e della Scienza in generale), delle Scïenze Umanitarie ed Umanistiche siano avvenuti e perdurino ognora esclusivamente nell’Occidente Cristiano. 76 La Bibbia, Mt.7, 3-5; Lc.6, 41-42. 75 33 Riguardo poi agli scontri, evitiamoli sempre ed atteniamoci alle Neuroscienze per spiegare il secondo punto inevaso [= internet cerebrale (net = rete + inter = connessione)]. Il funzionamento del cervello, Mio Caro, è meno complicato di quanto sembri, a patto che si rimanga nella semplicità. Così, semplicemente, prendiamo atto delle poche regole fisse (= Leggi Neuroscientifiche) vigenti nel Sistema Nervoso Centrale (S.N.C.). Incominciamo con l’escludere dalla nostra disamina quella parte del S.N.C. chiamato Sistema Nervoso Autonomo che provvede alle funzioni vegetative dell’organismo, per il semplice fatto che di esse non si ha precisa sensazione, né, perciò, cognizione, ma soltanto una generica sensazione di benessere e/o malessere (= cenestesi e cenestopatia). Consideriamo invece la tipologia dei neuroni di relazione (col mondo esterno) per renderci conto che essi, a prescindere dalla loro multiformità morfologica, sono catalogabili in due grandi gruppi: - i neuroni della sensibilità o neuroni sensitivi, granulari; - i neuroni della motricità o neuroni motori, piramidali (o d’altra forma). I primi, 77per natura genetica, generano (= neuroni autocoidi ipotalamici) ovvero conducono (= nevrasse cordale) ed elaborano (= nevrasse sopracordale o cervello) gli stimoli della sensibilità. I secondi, da’ primi stimolati, producono e conducono esclusivamente, per natura genetica, gli stimoli motori. Sappiamo bene che gli uni e gli altri sono collegati rispettivamente tra loro a formare le Vie Nervose (della sensibilità o Ascendenti; e della motricità o Discendenti) secondo la Legge di Santiago Ramon y Cajal (= II° Principio di Cajal o della specificità delle connessioni) per la quale il numero di neuroni che conducono uno stimolo dal luogo della sua origine fino al suo traguardo è perfettamente prestabilito, fisso, immodificabile (e specie-specifico) come gli anelli di una catena di cui si conoscono con precisione i singoli elementi e le diramazioni laterali: ciò significa che l’eccitamento neuronico, una volta prodotto, segue immancabilmente dei percorsi prestabiliti ovvero dei «… circuiti nervosi invarianti» (= «… rete o matrice nooneuronale») sia nel versante della sensibilità che in quella della motricità, nonché nella pre-programmata (= specie-specifica) successione stimolatoria sensibilità → motricità. E’ risaputo inoltre che la conduzione dello stimolo nervoso avviene essenzialmente per motivi elettrici, giacché l’eccitazione e la conduzione di stimoli (i neuroni sono, per definizione, cellule eccitabili e conduttrici di stimoli), finanche quella mediata nelle sinapsi dai vari 78neurotrasmettitori bio-chimici, riconosce sempre alla sua origine una depolarizzazione della membrana neuronale e la genesi di un potenziale d’azione che attraversa unidirezionalmente il neurone (= I° Principio di Cajal o della polarizzazione dinamica -per lo più sfugge 77 78 Kandel E.R., Schwartz J.H., Jessell T.M., Op. cit., Capitolo 3. Ibidem, pag 224: «… acetilcolina, amine biogene, aminoacidi, peptidi neuroattivi». 34 che la produzione e l’azione dei neurotrasmettitori è pur sempre conseguente allo stato di eccitazione elettrica del neurone, meno che nei neuroni autocoidi ipotalamici dove avviene esattamente il contrario-). Poiché la produzione e la conduzione degli stimoli (per quanto sopra specificato) è essenzialmente di natura elettro-biochimica, possiamo assimilare i detti circuiti nervosi a dei normali circuiti elettrici de’ quali conosciamo due tipi: 79circuiti in serie e circuiti in parallelo. Tu conosci la differenza tra questi due tipi di circuito elettrico? Te la spiego subito con un esempio “natalizio”! Non a casa Cupiello (perché poverissima!), ma in quelle più agiate è d’uso addobbare il Presepe (ed altro) con delle luminarie costituite da una serie di piccole lampadine disposte ad intervalli regolari lungo l’ansa di un monofilamento elettrico: quando si inserisce la presa di corrente, ovviamente, tutti i punti luce si accendono e brillano suggestivamente. Per malasorte (o per sbalzo di corrente?) può accadere che una sola delle lampadinette si fulmini ed allora si spengono anche le altre come conseguenza dell’interruzione del flusso di corrente provocata dalla rottura del suo filamento incandescente: ciò chiaramente si verifica perché tutti i punti luce sono collegati «… in serie» o sia sul medesimo monofilamento. Onde ovviare ad un simile evento drammatico (?), s’è pensato bene di inserire un ulteriore pezzo di filo tra il tratto immediatamente precedente e quello immediatamente seguente al posizionamento di ogni punto luce, in modo che l’eventuale rottura di un filamento incandescente non provochi più l’interruzione del flusso di corrente elettrica e consenta quindi alle altre lampadinette di illuminare il Presepe: in questo caso parleremo di «… circuito in parallelo» proprio perché il pezzo di filo disposto in parallelo a quello di ogni elemento luminoso garantisce comunque, nel caso di rottura e di spegnimento di quest’ultimo, il passaggio di corrente a valle. Ebbene, per quanto essi siano ben più complicati di un semplice filo derivativo, tutti 80i circuiti cerebrali sono organizzati in parallelo. Questa è anche una proprietà delle reti informatiche parallele nelle quali le analisi sono, in effetti, distribuite attraverso tutta la rete. 79 Ibidem, pag. 92: «… le proprietà elettriche del neurone possono venir rappresentate con un modello di circuito equivalente». - Ibidem, pag. 1060: «… Il flusso delle correnti nei neuroni: circuiti con resistenze e capacità in serie; e circuiti con resistenze e capacità in parallelo». 80 Ibidem, pag. 857. 35 Nell’ambito dei circuiti in parallelo, peraltro, uno stesso stimolo nervoso subisce un’ulteriore elaborazione (la prima avviene nel contesto delle 81diverse parti del singolo neurone) che ne caratterizza la configurazione finale secondo il seguente schema: Se questa è la struttura morfo-funzionale delle Vie Nervose, qualcosa di analogo (= connessionismo neuronale) accade nei conglomerati di neuroni (= cortex cerebri, nuclei sensitivi e nuclei motori) del comparto diencefalo-telencefalico (= acrencefalo o cervello). Quivi infatti i gruppi di neuroni (= Centri nervosi) assumono un ordine modulante (= «… moduli neuronali») per il quale gli stimoli ovvero l’eccitamento neuronico sopraggiunto, subisce una regolamentazione (= mŏdŭlor,āris, ātus sum, āri -trans. dep.-: misurare, regolare) che lo trasforma in un prodotto assolutamente unico e particolare: con linguaggio informatico potremmo perciò dire che ogni modulo neuronale sia del tutto assimilabile ad un software. Nel settore della sensibilità (che nella corteccia cerebrale si chiama: cognitività) si verifica ad esempio che ogni tipo di modulo neuro81 Ibidem, pag. 27: «… quattro tipi diversi di segnali che hanno origine a livello di quattro diversi punti del neurone: un segnale d’ingresso…(dendritico), un segnale integrativo (nella zona d’innesco), un segnale di conduzione (nell’assone o neurite) ed un segnale d’uscita (nelle sinapsi)». 36 nale rappresenti la causa (= αἰτία) di una funzione o princìpio cognitivo (= effetto-ἀρχή) per cui avremo a questo punto: - i moduli neuronali per la sensazione degli stimoli (= nelle aree della sensazione); - i moduli neuronali per la percezione simbolica della sensazione (= nelle aree della percezione); - ed i moduli neuronali per l’intuizione istintiva o percezione gestaltica (= nelle aree della percezione gestaltica). Nel settore della motricità accade che i moduli neuronali corrispondano esattamente ai «… moduli motori comportamentali innati». Una prima, facile deduzione sarebbe quindi che in condizioni ambientali ed individuali normali e naturali (escludendo cioè coartazioni ambientali e/o patologie individuali): - una volta configuratosi l’appetenza-appetito di un istinto, ciò costituirà stimolo adeguato e sufficiente per un immediato scatenamento del rispettivo modulo motorio del comportamento appetitivo; - la percezione simbolica e quella gestaltica dell’oggetto di riferimento (cibo, partner sessuale, territorio, prole per le cure parentali, ecc.) attiveranno di conseguenza i rispettivi moduli motori del comportamento consumatorio; - il completamento esaustivo dell’istinto esperito, scatenerà quello del consummatory act o azione finale con scarica della pulsione originaria (= appagamento). Una seconda, facilissima 82osservazione scientifico-etologica confermerebbe galileianamente (= Etologia: Scienza descrittiva) le precedenti deduzioni perché i tre tipi di comportamento (appetitivo, consumatorio e di appagamento) appaiono manifestamente (= fenomeno) come «… comportamenti modulati o rituali» (= rituali appetitivi, rituali consumatori e rituali di appagamento) di ogni singolo istinto specie-specifico correttamente ed esaustivamente esperito. La «… ritualità» è dunque una caratteristica inalienabile e paradigmatica di qualsivoglia istinto ed ha 83l’interessante proprietà di essere specie-specifica al pari di attributi morfologici e di aspetti fisiologici; non sorprende pertanto che i risultati di studi accurati sulla sequenza cinematografica dei rituali comportamentali abbiano garantito in epoca recente un significativo contributo nel campo della 84tassono82 Lorenz K., Op. cit., § 2.4, pagg. 50-51: «… Nemmeno un santone tibetano allenato in esercizi di pazienza sarebbe capace di rimanere immobile, e sempre vigile, davanti ad un acquario o a uno stagno di anitre, oppure in un nascondiglio costruito per l’osservazione in natura, tanto a lungo quanto è necessario per procurarsi la base dei dati per l’apparato percettivo (n.d.R.: astrattivo?)…». 83 Mainardi D., Op. cit., pag. 177. 84 Lorenz K., Op. cit., pag. 4: «Se l’anitra picchiettata africana (Anas sparsa) che vive nei fiumiciattoli tropicali, l’anitra selvatica dei nostri laghi, le numerose anitre nuotatrici degli stagni dei giardini zoologici e l’anitra domestica delle nostre fattorie, nonostante la differenza dei loro ambienti e tutte le possibili influenze della cattività, posseggono rituali di corteggiamento inconfondibili e simili per innumerevoli caratteristiche, è certo che questi movimenti sono fissati nel geno- 37 mia quantitativa, aggiungendo un nuovo metodo (Scienza Nuova?) a quelli tradizionalmente in uso (biochimici, immunologici) per l’indagine dell’affinità di specie. Come corollario potremmo anche aggiungere che alcun istinto innato (= programma chiuso per nulla modificabile da un apprendimento) si manifesti senza la successione paradigmatica dei tre rituali parziali (appetitivo, consumatorio, di appagamento) e gli eventuali comportamenti che ne fossero privi in tutto o in parte, apparterrebbero invece al genere dei movimenti riflessi o pavloviani ovvero di quelli appresi). Per di più diremo che, essendo lo scatenamento di codesti rituali specie-specifici innescato dalla percezione gestaltica o intuizione istintiva, potremmo chiamare siffatto complesso ideo-motorio col nome di «… ideazione cinetico-pulsionale», in quanto affatto dipendente da una precisa pulsione ipotalamica (= appetenza-motivazione) cui seguirebbe una sintesi cognitivo-gestaltica (= Verum) ineludibilmente manifestata attraverso un rituale cinetico (= Factum) paradigmatico, standardizzato, specie-specifico e tipico per ogni istinto (= Verum ipsum Factum: Verum et Factum convertuntur). Peraltro, siccome i rituali di ogni istinto innato sono assolutamente inconfondibili e del tutto sovrapponibili poiché genoma-dipendenti, si potrà stabilire scientificamente (= Etologia: Scienza descrittiva) l’effettiva presenza di un istinto specie-specifico (= 85ontologia) dalla osservazione degl’invarianti comportamenti spontanei (= Etologia Umana?), nonostante le differenze culturali de’ conspecifici e tutte le possibili influenze dell’ambiente geonemico. Detto questo, mi rimane soltanto di relazionare sul sistema connessionale (= internet cerebrale) che collega all’istante le diverse zone omologhe del cervello cognitivo. Partiamo dalla considerazione che il cervello si presenta sì qual organo unico e mediano, però è composto da due metà speculari sostanzialmente (= simmetria morfo-strutturale) identiche dove giungono e/o partono gli stimoli della (o per la) metà destra e sinistra del corpo: la bipartizione vale sia per gli emisferi cerebrali (= telencefalo) ma non diversamente da quelli che determinano la formazione dei caratteri corporei da cui deduciamo la parentela filogenetica di queste specie animali». Analogamente dicasi, ad esempio, per l’istinto religioso (= appetito-appetizione di Dio): tutti gli uomini “civili e gentili” (Vico) d’ogni epoca e razza (= universalità = genoma-dipendenza) posseggono rituali assolutamente inconfondibili, identici e comuni a tutte le religioni: - sia quelli appetitivi (= rituali di preghiera: inginocchiamento, giunzione delle mani, scorrere dei grani tra le dita di una mano, ecc.); - sia quelli consumatori (= officiazioni nei templi, pellegrinaggi, processioni, ecc.); - sia il consummatory act (= sacrificale: di vegetali, di animali, Eucaristico). L’istinto (= ontologia) è dunque specie-specifico, ma la Conoscenza del Vero Dio, come dimostreremo, è soltanto quella «… Cattolica» (= Καθολική: Universale). 85 Vico G.B., vv. 144, Degnità XIII: «Idee (cinetico-pulsionali) uniformi nate appo intieri popoli tra essoloro non conosciuti debbono avere un motivo comune di vero». - Ibidem, vv. 134, Degnità VIII: «Le cose (= le idee) fuori del loro stato naturale né vi si adagiano né vi durano». 38 che per il talamo e l’ipotalamo (= diencefalo) ed è comprensibile perché, pur organo soprasegmentario, deve comunque sopraintendere alla coordinazione delle funzioni della parte destra e sinistra del corpo. Contrariamente quindi alla regola evangelica concernente l’86elemosina, il cervello deve padroneggiare in unicum le due metà corporee, altrimenti non potrebbe neppure presiedere alla normale deambulazione degli animali: A) a collegare istantaneamente il cervello diencefalico destro con quello sinistro, sappiamo esservi le «… commessure diencefaliche» (= c. di Meynert; c. sottotalamica posteriore di Forel; i fasci trasversali del tuber; la c. di Gudden; c. posteriore; c. interabenulare); [alcune strutture ipotalamiche sono uniche e mediane]; B) a collegare istantaneamente le diverse aree di Brodmann di un emisfero provvedono le «… fibre associative intra-emisferiche» site negli strati della corteccia e sottocorticali (= fibre tangenziali; stria di Kaes Bechterew; stria di Baillarger esterna; stria di Baillarger interna, fibre radiate; fascio longitudinale superiore; f. uncinato; f. longitudinale inferiore; fibre arcuate; cingulum); C) a collegare istantaneamente le aree corticali dell’emisfero destro con quelle del sinistro provvedono le «… fibre commessurali interemisferiche» [= corpo calloso (radiazioni medie, forceps anterior, forceps posterior); trigono o fornice (= psalterium); e commissura bianca anteriore]. Un primo effetto «… fisico» dell’interconnessione tra le sensazioni del cervello destro con quelle del sinistro è rappresentato dalla conquista della dimensione spaziale o terza dimensione o dimensione sterica (= stereoscopia, stereofonia, stereognosia, stereocinesi, ecc.). L’interconnessione istantanea di tutte l’altre aree cognitive, invece, ottiene ben altro e ben più di questo poiché, ad iniziare dalla percezione simbolica della realtà ambientale, si verifica che i corrispettivi moduli neuronali biemisferici di aree corticali omologhe posseggano invece delle caratteristiche “interpretative” differenti della medesima realtà ambientale oggetto di sensazione: per questo i Neuroscienziati d’oggidì parlano di «… cervello destro» e di «… cervello sinistro» a significare una «… 87lateralizzazione delle funzioni» cognitive concernenti un identico obietto. Per spiegare questo fatto (che lapalissianamente non potrà mai essere dimostrato nel cervello animale), il Kandel utilizza propriamente l’esempio di una delle neurofunzioni più eccelse dell’umano agire cioè il 88linguaggio. Ebbene, Dottrina Ufficiale insegna che: - le componenti «… sensibili» (= topica sensibile o genere poetico) della parola parlata e scritta (= creatività fantastico-poetica; 86 La Bibbia, Mt.6, 3: «… Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra…». 87 Kandel E.R., Schwartz J.H., Jessell T.M., Op. cit., pag. 850s: «I due emisferi non sono del tutto simmetrici e posseggono facoltà diverse». 88 Ibidem, pag. 14. 39 prosodia linguistica di retori ed oratori; prosodia emozionale degli attori; simbolismo onirico o psichico; interpretazione divinatoria dei sogni; Sapienza; ecc.) siano allocate prevalentemente nella corteccia dell’emisfero destro; - mentre le componenti «… intellettive» (= genere categoriale o concettuale) del linguaggio umano (= facoltà logico-sintattiche; logico-musicali; glotto-logiche; simbolismo logico-matematico; facoltà esegetiche; interpretazione neuroscientifica delle rappresentazioni oniriche o psichiche; Filosofia e Scienza, ecc.) appartengano per lo più all’emisfero sinistro. Ove siano localizzate con precisione siffatte umane facoltà cognitivo-linguistiche per ora non lo diciamo (ma lo diremo), però non possiamo non prendere atto di Tre Fatti inoppugnabili: 1) che le componenti sensibili ed intellettive della parola parlata e/o scritta provenienti dai diversi siti biemisferici debbano essere interconnesse a mezzo delle fibre di associazione intraemisferiche ed inter-emisferiche, prima di poter agire qual stimolo adeguato e sufficiente sull’unico centro motorio della parolaparlata (= centro dell’anartria o centro di Broca), oppure sull’unico centro motorio della parola-scritta (= centro della agrafia); 2) che per ogni prestazione cognitiva comunicata (orale o scritta) non sia affatto sufficiente limitarsi alla suddetta interconnessione a mezzo delle dimostratissime fibre nervose intra- ed interemisferiche tra le sue componenti costitutive plurime (= molteplicità delle afferenze cognitive) e pluricentriche (= dislocate nei diversi ambiti della corteccia cerebrale biemisferica), ma postulare ch’esse debbano necessariamente confluire in un unico centro nervoso “cognitivo” topograficamente allocabile nella corteccia frontale interposta tra il nucleo motore della parola parlata (= “piede” della terza circonvoluzione frontale) ed il nucleo motore della parola scritta (= “piede” della seconda circonvoluzione frontale) cui apparterrebbero i «… bottoni pre-sinaptici decisionali» che “scatenano” medesimamente i due nuclei verbo-motori; 40 3) l’unicità assoluta e la disgiunzione dei due dimostratissimi centri verbo-motori (= parola parlata e parola scritta) ci obbliga altresì a prendere atto di una ulteriore (= oltre a quella della lateralizzazione delle funzioni) realtà neuroscientifica chiamata «… 89dominanza emisferica», ovvero del Fatto che: a) i centri nervosi motori-effettori di qualsivoglia processo cognitivo siano unici e localizzati espressamente in un solo emisfero cerebrale; b) la prestazione cognitiva comunicata possa presentare delle connotazioni che dimostrerebbero nei Fatti la prevalenza vettoriale delle componenti cortico-cognitive di un emisfero piuttosto che dell’altro (= dominanza emisferica della cognitività individuale; esempi estremi: 90poetismo acritico >< razionalismo insensato); c) la prestazione cognitiva reificata da un medesimo individuo possa presentare pregevolezza v/s mediocrità “fenomenica” a seconda che-parli v/s che-scriva (ad esempio, è risaputo che una congenita emozionabilità esasperata impedisca ad un individuo di parlar-bene, ma non di scriver-bene); d) 91mentre i pazienti di Broca (= disfunzione del centro verbomotorio) capiscono, ma non possono parlare; quelli di Wernike (= disfunzione dei centri verbo-cognitivi) parlano bene, ma non riescono a capire [ed è ciò che accade per la Cognitività o Gnoseologia da ben oltre duemila anni, salvo rarissime (plurisecolari e/o millenarie) eccezioni]. Trasferendo (= analogia della esperienza) queste Leggi Neuroscientifiche nel processo cognitivo-gestaltico globale degli animali ribadiremo: - che esso è il frutto della «… unificazione del molteplice» delle percezioni gestaltiche settoriali e bi-emisferiche; - che ognuna di quest’ultime avvenga in un’apposita area corticale (= «… aree della intuizione istintiva») direttamente contigua alla rispettiva area della percezione; - che, nella norma, la percezione gestaltica globale necessiti di un centro di comando sovraordinato (= lobo fronto-cingolare?) cui è devoluto il compito di «… decidere» l’innesco per lo scatenamento dei moduli motori comportamentali innati del relativo istinto specie-specifico (la 92lobotomia frontale infatti depersonalizza, depriva l’animal-individuo di “decisionalità” istintivo-gestaltica). Due ultime annotazioni “linguistiche”: 89 Ibidem, pag. 851: «Emisfero dominante (n.d.R.: dei destrimani e dei mancini)» Quando un Mistico ed un Positivista non trovano comune accordo sui rispettivi convincimenti, è perché l’uno ha potentissimo il cervello destro e scarso il cervello sinistro; mentre l’altro possiede il cervello sinistro “superbo”, ma deficiente quello destro. 91 Kandel E.R., Schwartz J.H., Jessell T.M., Op. cit., pag. 10b. 92 Ibidem, pag. 848. 90 41 A) la locuzione usuale di «… percezione del movimento» risulta assolutamente falsa ed ingiuriosa giacché la “cognizione del movimento” (e dell’intero mondo fisico ed energetico) è frutto esclusivo di un’«… intuizione istintiva» (= sintesi pluri-sopra-percettiva o gestaltica), giammai di una semplice percezione: a dire che da questo momento in poi si dovrà parlare di «… 93intuizione del movimento» per il semplice fatto che essa implica nel cervello animale [di tutto il Regno animale, giacché il «… Genere animale» è caratterizzato invariantemente da «… sensazioni, appetiti e movimento» (Aristotele)] una sintesi pluripercettivo-gestaltica dove, a seconda dei casi, intervengono contestualmente o disgiuntamente: - la soggettività propriocettiva e sensoriale di essere personalmente in movimento (attivo e/o passivo) in un determinato ambiente; oltre alla facoltà di arrestarlo, rallentarlo e/o accelerarlo; - la oggettività di ciò che nell’ambiente contestualmente si muove; - l’eventuale rapporto tra il soggetto in movimento (attivo e/o passivo) con l’oggetto che si muove (o che sta fermo); - la consecutività di innumerevoli momenti foto-statici (= Zenone di Elea) che compongono il movimento soggettivo ed oggettivo; - la previsione delle variazioni del movimento necessarie per ottenere un eventuale impatto tra soggetto ed oggetto (elemento sfuggito a Zenone di Elea); - ed altri elementi relativistici (Galilei) di cui sarebbe stucchevole l’elencazione. B) Per ultimo ci corre l’obbligo di precisare che medesimamente falso ed ingiurioso sarebbe parlare di 94movimento volontario degli animali [cosa concessa con bonomia soltanto allo Psicologo (sic!) Comparato Konrad Lorenz, per i suoi inalienabili Meriti di Scienziato Innovatore] poiché la «… volontà», figlia della coscienza e della ragione, è del tutto assente nel cervello animale: nello specifico (specie-specifico) potremmo invece usare la qualifica di «… intenzionale» (= movimento intenzionale) facendo leva sul significato del latino consilium (= intenzione) nell’accezione particolare e ristretta di 95provvedo spontaneamente a… del suo verbo originario consŭlo,is, consŭlŭi, consultum, consulĕre, peraltro concettualmente non disgiunta dal verbo greco τελέω (= compio, mando ad effetto, finalizzo spontaneamente), giacché non è di certo misterioso e/o misterico che tutti i movimenti modulati (= rituali istintivi) dei ceppi “brights” degli animali siano direttamente generati da percezioni gestaltiche: - indovinate e pròvvide (= intuizioni istintive azzeccate e provvedenti = provvedenza divina); 93 Lorenz K., Op. cit., § 16.3, pag. 328: «Movimento volontario e intuizione». Ibidem, ibidem. 95 Castiglioni L., Mariotti S., Vocabolario della Lingua Latina, pag. 268: «… consulere saluti suæ o sibi o rebus suis: provvedere alla propria salvezza». 94 42 - perché finalizzate intenzionalmente [= teleo-nomicamente, seppur in-(senza)-consciamente ed in-(senza)-volontariamente] alla conservazione dell’individuo e della specie di appartenenza. F.N.: Oh, finalmente un po’ di 96chiarezza nel controverso mondo onto-fisiologico dell’intuizione istintiva o percezione gestaltica animale. G.B.V.: Mio Fraterno Amico, il fattore «… chiarezza» in quest’ambito non sarà mai esaudito e/o esaustivo perché presuppone che il lettore risponda di suo all’aurea regola del satirico Persio: «97Tecum habita et noris quam sit tibi curta supellex» (= Conosci te stesso e capirai quanto sia scarso il tuo bagaglio –conoscitivo-). Nella pratica della vita succede invece tutto il contrario perché il lettore, quanto più sia egli addottorato nel settore di sua competenza, tanto più reputa curta sepellex o addirittura paranoicale ciò che gli venga proposto in proposito, pur chiaramente, come Scienza Nuova, giungendo peraltro fino al punto di manifestarsi paradossalmente «… incompetente» 98all’incirca così come se uno che non avesse mai udito o visto nulla di Geometria, trovasse un Euclide, e, richiesto di pronunziare il suo giudizio su di esso, dopo essersi, nello scorrerlo, imbattuto in molte figure, dicesse pressappoco così: «Questo libro è un prontuario sistematico per disegnare; l’Autore si serve di un linguaggio particolare per dare oscure, incomprensibili prescrizioni che pur alla fine non possono ottenere niente più di quanto può effettuare chiunque abbia un naturale buon occhio e/o buon senso…. E quando pensassi che, per Kant, ciò sia accaduto ai suoi pur dottissimi contemporanei (ad esempio: Fichte), nonché ai suoi posteri conterranei (del tipo degli Schelling e degli Heghel), allora non verresti più a parlarmi di chiarezza. (… continua…) 96 Kant E., Critica della Ragion Pura, Op. cit., 1, pagg. 10-13: «Prefazione. …Io non conosco ricerche relative allo studio delle facoltà che noi chiamiamo intelletto… (per cui) quelle che ho istituite (nella mia Critica) mi son costate la maggiore , e, spero, non inutile fatica. …Questa trattazione ha due parti: l’una riguarda gli oggetti dell’intelletto puro… (n.d.R.: struttura ontologica dell’intelletto); l’altra passa a considerare lo stesso intelletto puro secondo la sua possibilità ed i poteri conoscitivi su cui esso si fonda (= onto-fisiologia dell’intelletto)… in modo da poter rispondere alla domanda “che cosa e fin dove l’intelletto e la ragione, all’infuori di ogni esperienza, possono conoscere?”… Infine, per quanto concerne la chiarezza, il lettore ha tutto il diritto di chiedere in primo luogo la chiarezza discorsiva (logica) per concetti, e quindi anche la chiarezza intuitiva per rappresentazioni ossia per mezzo di esempi o altri chiarimenti in concreto…». A me sembra di aver corrisposto al medesimo criterio riguardo alla descrizione dell’unica prestazione cognitiva del cervello animale chiamata, appunto, percezione gestaltica o intuizione istintiva: spero soltanto di essere più fortunato di Kant (ed Altri Incompresi) e di non finire i miei giorni nella trucia disperazione attuale. 97 Ibidem, pag. 12. 98 Kant E., Op. cit., (Prol.) pag 146-147: Saggio di un giudizio sulla Critica il quale precede l’indagine. 43