📚 Sezione Letteratura HOME AUTORI TESTI INDICE Confronto tra verismo e naturalismo · Pubblicato 3 maggio 2020 · Aggiornato 6 settembre 2021 · Home > Scheda: Confronto tra verismo e naturalismo Questo sito utilizza link di annunci per intenzione di Google AdSense. AdSense genera automaticamente questi link, che potrebbero aiutare i creator a guadagnare. Naturalismo e verismo derivano dalla corrente di pensiero del realismo che aspira a rappresentare la realtà così com’è: la letteratura deve essere specchio della realtà. Il realismo si contrappone all’idealismo che è alla base della letteratura romantica. Naturalismo e verismo presentano aspetti comuni e aspetti differenti. Aspetti in comune o o o o Materialismo e antiromanticismo: rifiuto della letteratura romantica perché basata su fantasia e sentimento anziché sull’analisi rigorosa della realtà oggettiva; La tecnica narrativa deve essere oggettiva e distaccata, lo scrittore deve essere impersonale, limitarsi ad essere voce narrante ed a produrre un testo neutrale. Il narratore indaga la realtà umana con scrupolo scientifico e in ottica positivista (tenendo conto dei fattori ambientali, storici ed ereditari), così come lo scienziato indaga la natura; L’autore-narratore quindi non interviene nella narrazione, non esprime una propria opinione e una propria visione del mondo ma unicamente il punto di vista dei personaggi e una visione del mondo che deriva dal mondo rappresentato; Punto di vista del narratore: Il narratore rappresenta la realtà attraverso le azioni e le parole dei personaggi, in modo tale che la vicenda si sviluppi autonomamente e l’opera sembri farsi da sé. Il punto di vista da cui i fatti sono narrati non è più quello del narratore, ma quello dei personaggi che vivono i fatti stessi. o Uso frequente del discorso indiretto libero, che consente di assumere il punto di vista dei protagonisti e rappresentare i loro pensieri; o Rappresentazione di spaccati di vita quotidiana di una realtà sociale contemporanea. o I personaggi vengono resi, non con la loro puntuale descrizione fisica, ma attraverso i gesti, i comportamenti che li caratterizzano e la riproduzione accurata dell’ambiente in cui vivono, senza alcun commento. Il verismo accoglie in parte le suggestioni del naturalismo e i due movimenti letterari si differenziano per i seguenti aspetti: Analisi del testo: "I Malavoglia" di Giovanni Verga Scheda dell'opera Autore Giovanni Verga Titolo dell'Opera I Malavoglia Prima edizione dell'opera 1881 Genere Romanzo Analisi e Commento “Accorgersi che non si sta bene, o che si potrebbe stare meglio” è l'istinto che muove i personaggi del primo romanzo verghiano, I Malavoglia. In una famiglia comune e depositaria dei più genuini valori tradizionali, si innesca un meccanismo che non avrà più un punto di ritorno: è l'esplicita volontà di migliorare la propria condizione sociale, il desiderio del salto, dell'ascesa, sentimenti e ambizioni, in un mondo come quello che ci descrive Verga, inevitabilmente delusi. Verga, con I Malavoglia, apre il suo Ciclo dei Vinti, progetto di cinque romanzi mediante il quale si era proposto di delineare quell'affannata “lotta per la vita” che coinvolge il mondo e seleziona, sulla scia delle teorie darwiniste, i più adatti a sviluppare strategie di vita sufficienti alla sopravvivenza, lotta che lascia scampo a pochi e quei pochi sopravvissuti non potranno comunque superare un esiguo limite di miglioramento (lo si vedrà in Mastro Don Gesualdo, riuscito nell'intento di arricchirsi ma poi destinato alla solitudine più assoluta). È così che si possono osservare, sulla scena di una Sicilia appena successiva all'unificazione italiana, personaggi sostanzialmente simmetrici e rigorosamente scissi in due gruppi: il mondo tradizionale e vero, legato ai valori dell'onestà e del lavoro (di cui è parte la famiglia Malavoglia) e il mondo arrivista e spregiudicato, orientato completamente al tornaconto economico (di cui è rappresentante l'intera società cittadina, con poche eccezioni). La famiglia Malavoglia, sotto la guida dell'autorevole nonno 'Ntoni, rappresentante di un mondo che sta per conoscere il suo inevitabile declino (proprio perché autenticamente puro), è protagonista di una serie di sventure che la condurranno da possidente di una casa, la casa del Nespolo, e di una barca, la Provvidenza, grazie alle quali riescono a condurre una vita modesta, a nullatenente, costretta a “vivere alla giornata” per la sopravvivenza. Tutto nasce proprio da quell'ingenua volontà di migliorarsi che l'autore considera la vera causa di ogni distruzione, ingannatrice dell'animo umano nel fomentarlo con promesse di grandezza e poi autentica illusione, vista in tutta la sua dissacrante nudità. È questa la visione fortemente disincantata di Verga e il suo rifiuto verso quella che definisce la “fiumana del progresso”, responsabile di un'evoluzione inarrestabile che va a soppiantare quanto resta di un mondo di valori saldi e rigorosamente sani. Di fronte ad uno scenario del genere, infatti, la mossa vincente è proprio la stabilità di Padron 'Ntoni e la sua fatica giornaliera tesa a preservare il passato, opposta al riscatto dalla propria condizione, ciò che caratterizzerà invece 'Ntoni, nipote e figlio ribelle che, una volta tagliato il filo con il mondo del suo passato e delle sue tradizioni, non potrà più tornare indietro. Se poi, da un punto di vista di “lieto fine”, tutto l'ordine sarà ricomposto, mediante la riacquisizione (per opera di Alessi, ultimo nipote rimasto) dei patrimoni appartenenti alla famiglia e della casa, dunque, primo elemento unificatore, ciò non accadrà sul piano dell'integrazione, del libero ritorno lasciato a chi segue l'emancipazione e si lancia a capofitto in quella sezione di mondo che non sarà mai la sua. In opposizione ad un'emergente volontà di esibizionismo, che comincia a caratterizzare la seconda metà dell'Ottocento, Verga si fa narratore nascosto, accogliendo l'esplicito invito di una voce autorevole come quella di De Sanctis: “Il motto di un'arte seria è questo: poco parlare di noi e far molto parlare le cose, sunt lacrimae rerum. Dateci le lacrime delle cose e risparmiateci le vostre.” Sarà così, allora, che l'opera di Verga dovrà sembrare “essersi fatta da sé” (come lui stesso dichiara in una lettera a Salvatore Farina), con una mano dell'artista “assolutamente invisibile” per cui il lettore non dovrà mai comprendere il romanzo “attraverso la lente dello scrittore” ma si troverà di fronte al fatto reale e crudo, come se lo stesse vivendo in prima persona. È assente anche ogni forma di giudizio da parte dell'autore perché, nel pensiero verghiano, contrariamente alla corrente naturalista francese e a Zola in particolare, nessun contributo umano (e specificamente letterario) può modificare la realtà. Il verismo di Verga è, difatti, fortemente permeato di pessimismo e decade anche qualsiasi forma di narratore onnisciente: il narratore è perfettamente tutt'uno con i personaggi e ne sa sempre quanto loro. Non esiste alcuna mediazione e ciò si evince fin dalle prime pagine del romanzo: si è introdotti da subito in medias res, attraverso una finestra che si apre su una stretta strada di paese e percepisce solo un caos chiassoso. È soltanto dopo, nell'addentrarsi della storia, che tutto si fa chiaro e il lettore diventa parte di quel mondo, come se gli fosse appartenuto da sempre. I Malavoglia di Giovanni Verga: trama e analisi Approfondiamo I Malavoglia, il capolavoro di Verga: trama, protagonisti e linguaggio, simbolo del verismo e della lotta contro il destino avverso. Daniel Raffini Devi conoscere Giovanni Verga: vita e opere Storia di una capinera di Giovanni Verga: trama e analisi Cosa imparerai Com'è nato il romanzo "I Malavoglia" Quali sono i temi trattati da Verga Quali sono le caratteristiche stilistiche dell'opera Indice 1. I Malavoglia: caratteristiche generali 2. Genesi e storia editoriale 3. I Malavoglia: la trama 4. Struttura dell'intreccio 5. I Malavoglia: analisi 6. Lingua e stile de I Malavoglia 7. Gurda il video su I Malavoglia di Verga 8. La morale de I Malavoglia 9. Concetti chiave 10. Domande e risposte Infobox o o Autore Giovanni Verga o o Cosa Romanzo verista o o Quando 1881 o o Caratteristiche Romanzo che narra le vicende sfortunate di una famiglia di pescatori siciliani, detti Malavoglia, in un periodo di cambiamento sociale e storico o o Movimento letterario Verismo o o Lingua Italiano o o Frase celebre «Veramente nel libro della parrocchia si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poichè da che il mondo era mondo, all’Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull’acqua, e delle tegole al sole.» I Malavoglia: caratteristiche generali Approfondimenti Scarica gratuitamente I Malavoglia di Verga dalla mediateca di www.liberliber.it I Malavoglia è il romanzo più noto di Giovanni Verga, considerato uno dei capolavori della letteratura italiana e un esempio fondamentale della poetica del Verismo, corrente letteraria di cui Verga è stato uno dei principali esponenti. I Malavoglia è racconto delle sventure di una famiglia di pescatori siciliani negli anni successivi all’Unità d’Italia. Genesi e storia editoriale I Malavoglia è il primo romanzo del "Ciclo dei vinti" I Malavoglia viene pubblicato nel 1881 dall’editore Treves e inizialmente è accolto con freddezza da lettori e critici. Come succede spesso per le grandi opere della letteratura, solo più tardi il romanzo sarà recuperato e valutato positivamente. Quiz di verifica su Verga: scopri quanto ne sai su questo autore Il romanzo è frutto di un lungo lavoro di progettazione e stesura e rappresenta la prima tappa di quello che doveva essere il Ciclo dei vinti. In questo primo romanzo Verga parte dal livello sociale più basso e descrive la vita del villaggio di pescatori siciliano di Aci Trezza. I faraglioni di Aci Trezza in un dipinto di Jacob Philipp Hackert — Fonte: ansa L'uso dell'impersonalità e del narratore popolare Nell’introduzione de I Malavoglia, Verga così descrive i più deboli della società, i cosiddetti “vinti”: “Il cammino fatale, incessante, spesso faticoso e febbrile che segue l'umanità per raggiungere la conquista del progresso, è grandioso nel suo risultato, visto nell'insieme, da lontano. Nella luce gloriosa che l'accompagna dileguansi le irrequietudini, le avidità, l'egoismo, tutte le passioni, tutti i vizi che si trasformano in virtù, tutte le debolezze che aiutano l'immane lavoro, tutte le contraddizioni, dal cui attrito sviluppasi la luce della verità. [...] Solo l'osservatore, travolto anch'esso dalla fiumana, guardandosi attorno, ha il diritto di interessarsi ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall'onda per finire più presto, ai vinti che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvegnenti, i vincitori d'oggi, affrettati anch'essi, avidi anch'essi d'arrivare, e che saranno sorpassati domani.” Curioso è constatare come spesso temi e tecniche che poi saranno sviluppati nei romanzi siano già presenti nelle novelle. Dal punto di vista delle tecniche in questo romanzo Verga ricorre all’impersonalità e al narratore popolare, che già aveva usato ad esempio Rosso Malpelo. Dal punto di vista dei temi ci sono invece due novelle in particolare che fungono da modello per I Malavoglia: Padron ‘Ntoni (1875), una novella non pubblicata, definita da Verga come un «bozzetto marinaresco», in cui inizia a prendere forma la vicenda dei Malavoglia. Fantasticheria (1979), la prima novella di Vita nei campi, in cui Verga ci presenta un mondo siciliano fermo a valori arcaici e ci introduce al mondo di Acitrezza che tornerà ne I Malavoglia, un mondo povero dominato da necessità naturali, fatto di ripetitività e rassegnazione, ma più autentico della vita mondana e cittadina. Al mondo in continua trasformazione si oppongono «quei sentimenti miti, semplici, che si succedono calmi e inalterati di generazione in generazione». Tuttavia, come vedremo, questo mondo va in pezzi ne I Malavoglia. I Malavoglia: la trama Il romanzo narra la storia della famiglia Toscano, detta malignamente dal popolo “Malavoglia”, una famiglia di pescatori del piccolo paese siciliano di Aci Trezza. Padron ‘Ntoni è il capofamiglia e l’unità e l’economia familiare sono garantite dalla casa del nespolo e dal peschereccio, chiamato “La Provvidenza”, ma una serie inarrestabile di disastri colpirà la famiglia. Appunti Scheda-libro del romanzo "I Malavoglia" L'epilogo della storia Il giovane ‘Ntoni, nipote di Padron ‘Ntoni, deve partire per il militare e la famiglia è costretta ad assumere un lavoratore. A ciò si aggiunge una cattiva annata per la pesca e il bisogno di una dote per Mena, la figlia maggiore, che si deve sposare. Padron ‘Ntoni decide allora di tentare la via del commercio, ma la Provvidenza - la barca che serve al sostentamento di tutta la famiglia - naufraga e muore Bastianazzo, figlio di Padron ‘Ntoni e futuro capofamiglia. La nave era carica di lupini comprati a credito dall’usuraio Zio Crocefisso. Questo evento causa la rovina economica dei Malavoglia, che perdono anche la casa del nespolo. Poco dopo il colera uccide la madre. La Provvidenza, che era stata riparata, naufraga di nuovo, i membri della famiglia rimangono senza lavoro e sono costretti ad arrangiarsi con lavoretti poco redditizi. Intanto il giovane ‘Ntoni, partito per il militare, entra in contatto con il mondo esterno. Finito il servizio militare si rifiuta di tornare a casa per dedicarsi al duro lavoro che le difficoltà economiche della famiglia gli imporrebbero. Decide di dedicarsi al contrabbando e a una vita dissipata. Finisce in carcere dopo una rissa con la guardia che aveva tentato di sedurre la sorella Lia. L’altro nipote, Luca, muore durante la battaglia di Lissa del 1866. Lia, dopo l’episodio con la guardia, si sente disonorata e fugge a Catania, dove finisce per lavorare come prostituta. A causa di questo Mena non può più sposarsi. Il nucleo familiare è completamente distrutto e Padron ‘Ntoni, ormai malato, si avvicina alla morte. Tuttavia, dopo tanti sacrifici, l’ultimo nipote, Alessi, riesce a ricomprare la casa del Nespolo e tenta di ricostruire il nucleo familiare senza però riuscirci: Padron ‘Ntoni muore in ospedale, lontano dalla casa e dalla famiglia mentre il giovane ‘Ntoni, uscito dal carcere, capisce di non poter più esser parte di quella vita e abbandona per sempre il paese natale. Struttura dell'intreccio Lo spazio interno ed esterno al villaggio I Malavoglia è un romanzo dominato da forze opposte, che si contrappongono. Vedremo ora quali sono queste forze e come esse interagiscono tra di loro. Prima di tutto possiamo distinguere nell’intreccio due filoni principali, che presentano due strutture narrative diverse: Il filone delle vicende di ‘Ntoni, che si dispone secondo una struttura lineare. ‘Ntoni parte per il servizio militare, torna al paese, ma poi riparte definitivamente. Il filone delle vicende della famiglia, che ha una struttura circolare imperfetta. Inizia con la rottura dell’equilibrio preesistente, da cui derivano una serie di sventure, fino a una ricomposizione dell’equilibrio quando Alessi ricompra la casa. Ma non si tratta di un circolo perfetto, perché la situazione di partenza non coincide esattamente con quella di arrivo. L’universo arcaico è stato compromesso ormai dall’irruzione della storia e la ricostruzione del nido familiare è contrastata dalla partenza di ‘Ntoni, lasciandoci con un dubbio sull’effettiva riuscita dell’operazione di Alessi. Anche il tempo assume nel romanzo due configurazioni differenti, che riflettono il conflitto tra mondo tradizionale e mondo moderno: Il tempo circolare della natura, fatto di ritmi che si ripetono sempre uguali ogni anno, le stagioni, che scandiscono i lavori dei campi e la pesca. È un tempo che torna sempre su sé stesso, escludendo ogni novità. Il tempo rettilineo della storia, scandito dagli eventi che modificano per sempre il mondo e il destino dei Malavoglia, le morti e le disgrazie che li colpiscono. È un tempo che porta con sé un continuo e irreversibile rinnovamento. Anche lo spazio raccontato nel romanzo si suddivide in due luoghi differenti in lotta tra di loro: Spazio interno al villaggio, che per i Malavoglia è conosciuto e rassicurante, caratterizzato da elementi ricorrenti come il rumore del mare e che corrisponde al tempo ciclico. Spazio esterno al villaggio, indeterminato e minaccioso, che invade con i suoi effetti negativi lo spazio del villaggio e corrisponde al tempo lineare della storia. In entrambi gli spazi domina la lotta per la vita ed entrambi sono sottomessi a forze distruttive e conflitti. All’interno dello spazio chiuso del villaggio si può infatti individuare il conflitto tra gli appartenenti alla famiglia del Malavoglia e gli altri abitanti del paese, che contribuiscono alla rovina della famiglia. I Malavoglia: analisi Verga rende la vicenda narrata un simbolo I Malavoglia può essere considerato come la descrizione di una società arcaica rappresentata nel momento del cambiamento. Le sventure che colpiscono i personaggi derivano dall’irruzione della storia e della modernità all’interno del loro mondo immobile e fuori dal tempo. Questi eventi sono in particolare: L’Unità d’Italia, che determina la chiamata al servizio militare per ‘Ntoni e Luca. Il primo viene a contatto col mondo e non riesce più a tornare alle sue origini, mentre il secondo muore in battaglia. La Rivoluzione Industriale, i cui effetti inducono i Malavoglia a tentare il commercio di lupini e a indebitarsi con Zio Crocefisso. Il romanzo rappresenta la fiumana del progresso che travolge i vinti, coloro che non riescono a stare al passo con la storia. Nella storia il mondo tradizionale, rappresentato dai Malavoglia, si oppone alla logica economica moderna, rappresentata dagli altri abitanti del villaggio. Il vecchio ‘Ntoni e il giovane ‘Ntoni rappresentano due modi diversi, entrambi destinati alla sconfitta, di confrontarsi con il mutamento: Il vecchio ‘Ntoni difende i valori antichi e la famiglia, ma tenta la strada del commercio che lo porta alla rovina. Il giovane ‘Ntoni a contatto con il mondo della città perde le proprie radici e non si riconosce più nei valori tradizionali, decidendo alla fine per una partenza senza ritorno. La vicenda dei Malavoglia assume un carattere mitico, diventa simbolo assoluto e descrive le vicende di tante famiglie dell’epoca e la fine di un mondo che interessò moltissime persone. Tuttavia quello tradizionale non è un mondo idealizzato poiché viene rappresentato in tutti i suoi aspetti negativi. La nostalgia che deriva dalla lettura delle vicende narrate nasce solo dalla distanza, dal nostro trovarci altrove, nel mondo borghese e moderno che ha sostituito quello tradizionale. La ferrovia da una parte e i vapori dall'altra. A Trezza non ci si può più vivere, in fede mia! Giovanni Verga, I Malavoglia Lingua e stile de I Malavoglia La tecnica dell'impersonalità Per scrivere questo romanzo Verga ha fatto ricorso a una rigorosa documentazione, raccogliendo informazioni di prima mano sulla vita dei contadini e dei pescatori, sui loro usi, tradizioni, proverbi e modi linguistici. Non si tratta però di una scrittura documentaria o sociale, ma piuttosto di una scrittura che cerca di offrire in modo intenso un’immagine dei valori arcaici. Per fare questo Verga utilizza la tecnica dell’impersonalità, che esclude la partecipazione dell’autore. Tuttavia questo non determina che anche il lettore sia escluso. Verga si eclissa dai suoi romanzi, nasconde i propri giudizi e presenta i fatti dal punto di vista popolare affinché il lettore possa giudicare le vicende in modo indipendente e vedendole da dentro. Ritratto dello scrittore Giovanni Verga — Fonte: ansa Verga usa una lingua nuova Il narratore popolare del romanzo corrisponde con l’intera comunità di Aci Trezza e ci presenta un punto di vista collettivo. Nel racconto delle vicende non c’è distinzione tra pubblico e privato: tutto è pubblico, oggettivo e presente e il narratore allude spesso a realtà e valori che considera condivisi da tutti. Dal punto di vista stilistico Verga usa spesso la ripetizione di formule, nomignoli e proverbi, procedimento tipico dell’epica e della letteratura popolare. Tipico della letteratura popolare è anche l’atteggiamento aggressivo e ironico verso i personaggi che vengono descritti. Per questo romanzo Verga crea una lingua nuova. Proietta nelle strutture dell’italiano le forme sintattiche, gli elementi colloquiali e la capacità di condensazione del dialetto siciliano. Ne nasce una lingua immediata ed espressionistica, che si dirige verso il plurilinguismo. Gurda il video su I Malavoglia di Verga La morale de I Malavoglia Ne I Malavoglia, Giovanni Verga racconta la lotta di una famiglia di pescatori siciliani contro il destino e le avversità della vita, esprimendo una morale legata alla rassegnazione e alla fatalità. Il romanzo rappresenta l’idea che l’uomo non possa sfuggire alla propria condizione sociale e che qualsiasi tentativo di miglioramento porti inevitabilmente al fallimento. La vicenda della famiglia Toscano, che cerca di elevarsi economicamente acquistando il carico di lupini, dimostra come l’ambizione sia destinata a scontrarsi con le dure leggi della realtà. La morale dei Malavoglia rispecchia il pensiero verista di Verga: il progresso e il cambiamento non sempre portano a un miglioramento, e la vera forza sta nell’accettazione del proprio destino con dignità e sacrificio. Concetti chiave o o Di cosa parla il romanzo Ne I Malavoglia vengono narrate le disgrazie di una famiglia di pescatori siciliani. o o Quali sono le cause delle disgrazie Le sventure sono dovute all’irruzione della storia e del progresso che mettono in crisi il mondo tradizionale arcaico. o Nel romanzo ci sono varie opposizioni tra: o Valori tradizionali / Progresso Vicende di ‘Ntoni (struttura lineare) / Vicende della famiglia (struttura circolare imperfetta) Tempo circolare/Tempo storico Villaggio/Mondo esterno Casa del Nespolo/Altri abitanti del villaggio o o La tecnica usata dall'autore Verga utilizza la tecnica dell’impersonalità e fa raccontare i fatti a un narratore popolare. Domande e risposte Quando è stato scritto I Malavoglia? Come si conclude il romanzo dei Malavoglia? Qual è il vero nome dei Malavoglia? Chi sono i protagonisti dei Malavoglia? Chi è l'autore dei Malavoglia? Perché i Malavoglia si chiamano così? I Malavoglia: Sintesi e Analisi (temi e personaggi) Breve riassunto, analisi del testo, dei personaggi e dei luoghi del romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga. Riassunto Il romanzo racconta la storia di una famiglia di pescatori che vive e lavora nel paese di Aci Trezza. La famiglia è nota per la sua laboriosità ed è considerata economicamente agiata. Il patriarca è Padron ‘Ntoni che vive nella Casa del Nespolo insieme al figlio Bastianazzo, sposato con Maruzza, e ai 5 nipoti: ’Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. Le disgrazie nascono col l'acquisto di una grossa partita di lupini da trasportare in barca, ma il carico naufraga assieme a Bastianazzo a causa di una tempesta. Tutti si danno dunque da fare per pagare il debito dei lupini e per riparare la barca Provvidenza. Nel frattempo, Luca muore nella battaglia di Lissa durante il servizio militare di leva, il debito non viene saldato, la casa viene tolta e la reputazione della famiglia va peggiorando. Segue un altro naufragio della Provvidenza che porta Padron ‘Ntoni a un passo dalla morte; Maruzza muore di colera. A questo punto ‘Ntoni va via dal paese in cerca di ricchezze, ma, tornato impoverito, si dà al contrabbando e finisce in galera. Padron ‘Ntoni, ormai vecchio, muore senza poter rivedere la casa; Lia lascia il paese e si abbandona alla prostituzione; Mena rinuncia al matrimonio con Alfio e rimane a casa ad accudire i figli del fratello Alessi che, continuando a fare il pescatore, ricompra la Casa e tenta di ricostruire l'onore dei Malavoglia. Narratore È esterno e anonimo ma non coincide con l’autore Focalizzazione È esterna. Si parla anche di narratore popolare o corale in quanto egli si cela dietro i personaggi fino a regredire (artificio di regressione): egli condivide con la società il modo di comportarsi, i pregiudizi, la mentalità e la cultura. Da qui deriva l’artificio di straniamento che, basandosi sul grosso divario tra il punto di vista dell’autore e quello del narratore, mostra come strano qualcosa (per es. un comportamento) che in realtà non è Tecniche narrative Il racconto è in terza persona. L’adozione del narratore popolare ha permesso all’autore di servirsi di tutti e tre i tipi di discorso, ma in particolare quello diretto e indiretto libero; Verga, in questo modo, mediante il primo si è impossessato del linguaggio diretto e schietto dei personaggi e con il secondo dei loro pensieri rimanendo del tutto impersonale. Struttura narrativa La fabula e l’intreccio coincidono. Vi è una sola prolessi nel capitolo 7 che riguarda la morte di Luca Tempo La storia si svolge dopo l’Unità d’Italia, comprendendo un arco di tempo di circa una quindicina d’anni, ovvero tra il 1863 (quando ‘Ntoni viene chiamato per la leva militare) e il 1878. Il tempo del racconto non è omogeneo: nei capitoli 1-4 il tempo della storia e del racconto sono uguali, nei capitoli 5-9 il ritmo della narrazione è più accelerato, nei capitoli 10-15 il tempo del racconto è di gran lunga superiore a quello della storia (sono sintetizzati 14 anni). L’elemento dominante è la scena, utilizzata durante i numerosi dialoghi; sono frequenti le ellissi; spesso si hanno dei sommari, in quanto il ritmo è accelerato quando vengono narrate intere giornate; infine, vi sono anche delle pause per riflessioni e descrizioni. Spazio È reale in quanto Verga appartiene alla corrente del Verismo. La storia si svolge nel piccolo paese di Aci Trezza vicino Catania; esso è il contenitore delle vicende. Si può fare una distinzione tra lo spazio esterno (ignoto e insicuro:i personaggi si disperdono o muoiono) e quello interno del paese (rassicurante). Nonostante l’autore si preoccupi di presentare attentamente lo spazio sociale del paese, questo non viene mai descritto. Ricorrono spesso la piazza (luogo dei pettegolezzi), la farmacia (luogo di raccoglimento per i più acculturati), l’osteria e la Casa del Nespolo vista come nido domestico. I Personaggi Non esiste un sistema dei personaggi ma si può fare una distinzione tra personaggi principali (la famiglia Malavoglia) e quelli secondari (i compaesani). Personaggi principali PADRON ‘NTONI. Patriarca che conosce molti proverbi, è il simbolo della saggezza popolare; non rinuncia mai al proprio dovere e ama il suo mestiere da pescatore. Non si oppone alla società ma la rispetta con tutte le tradizioni. BASTIANAZZO. Figlio “grande e grosso” di Padron ‘Ntoni, è altrettanto un lavoratore; muore a causa della tempesta mentre trasporta il carico di lupini. MARUZZA. Moglie di Bastianazzo, “bada a tessere, salare le acciughe e far figliuoli da buona massaia”. La sua serenità svanisce con la morte del marito e del figlio. ‘NTONI. “Bighellone di vent’anni”, è il figlio maggiore di Maruzza. Si ribella alla sua condizione di miseria smettendo di lavorare; dopo aver ucciso il brigadiere don Michele, poiché ha una relazione amorosa con Lia, trascorre cinque anni in carcere. Infine, lascia il paese per il suo passato da detenuto. MENA. “Soprannominata Sant’Agata perché sta sempre al telaio” e innamorata di Alfio, dopo la morte della madre si occupa di educare Lia e di portare avanti la casa. LUCA. ‘E “un vero Malavoglia”, quindi laborioso e di buon cuore. Muore durante la battaglia a Lissa. ALESSI. “Un moccioso tutto suo nonno”: si dà da fare dopo le disgrazie capitate alla famiglia. Alla fine i suoi sforzi vengono premiati con il riscatto della Casa e il riconoscimento dell’onore perso della famiglia. LIA. "È la più piccola, ancora né carne né pesce"; ha una storia amorosa con Don Michele, motivo per cui ‘Ntoni, rivendicando l’onore della sorella e della famiglia, lo uccide e finisce in carcere. Poiché girano voci nel paese riguardo la sua condizione di prostituta, lascia il paese senza far sapere più nulla su di lei. Personaggi secondari ZIO CROCIFISSO. “Campana di legno”:è l’usuraio del paese, sempre pronto ad approfittare delle disgrazie altrui per arricchirsi; vive con la nipote, la Vespa, che sposa per interessi PIEDIPAPERA. Astuto e profittatore, affronta qualsiasi affare, compreso il contrabbando; è sposato con Gnà Grazia, donna generosa e amica dei Malavoglia LA LOCCA. ‘E una donna povera nonostante sia sorella di Zio Crocifisso e ha due figli: Menico che muore con Bastianazzo e l’altro che finisce nel contrabbando con ‘Ntoni. ZUPPIDDI TURI (rimette in senso la Provvidenza), VENERA(occupazione: maritare la figlia BARBARA) ANNA (vedova: nonostante le difficoltà non si lamenta mai) ALFIO MOSCA (carrettiere) PADRON CIPOLLA (il ricco del paese) e il figlio BRASI (per poco è il fidanzato di Mena) DON FRANCO (spezziale: repubblicano e rivoluzionario) VANNI PIZZUTO (barbiere) DON SILVESTRO (segretario comunale, furbo e pronto a dar consigli per il proprio tornaconto) DON MICHELE (brigadiere delle guardie doganali) MASTRO CALLA’ (sindaco) CINGHIALENTA (contrabbandiere e frequentatore dell’osteria) SANTUZZA (ostessa) MANGIACARRUBBE (“una di quelle che stanno alla finestra”) NUNZIATA (moglie di Alessi; prima si occupa dei fratelli). Temi Le questioni affrontate da Verga sono molte; innanzitutto, già nella prefazione l’autore espone il suo obiettivo, cioè quello di mostrare la lotta per i bisogni fondamentali dell’uomo. Il tema economico si presenta con l’attaccamento alla roba, con cui si intendono gli oggetti, le costruzioni e gli appezzamenti; con una parola: il denaro. Ciò che Verga vuole mostrare è come gli uomini perseguano la logica della roba, divenendo i vincitori e gli oppressori della società; chi, invece, vive seguendo la logica degli affetti, come i Malavoglia, finisce per essere un perdente e dunque soffrire. I protagonisti sono portatori di valori tradizionali, i quali si oppongono completamente a quelli del paese, legati, invece, alla modernità. Rientra, perciò, anche il tema della società: i Malavoglia ne sono vittime, in quanto colpiti dai pregiudizi dei compaesani; per esempio, mentre ‘Ntoni si preoccupa per la sorte di Bastianazzo, il paese crede che gli stia a cuore il carico di lupini. Questa differenza tra la malizia del popolo e la laboriosità della famiglia è sottolineata dall’utilizzo dell’artificio di straniamento. ‘E importante anche sottolineare che le disgrazie della famiglia iniziano nel momento in cui Padron ‘Ntoni decide di trattare l’affare dei lupini con Zio Crocifisso, ovvero, cercando di guadagnare in quell’anno più soldi. Si parla, dunque, della teoria dell’ostrica, la quale consiste nell’accettare la propria condizione e mantenere le classi chiuse. Verga appare perciò determinista: nessuno può cambiare il proprio status, da cui ne deriva una sorta di pessimismo. Altro tema fondamentale è quello della famiglia, il cui simbolo è la Casa del Nespolo. Proprio per questo motivo, per i Malavoglia è importante pagare il debito dei lupini e non perdere la casa. Ancora, è possibile analizzare altri aspetti della società: il ruolo della donna, adatto a stare sempre al telaio, e la concezione del matrimonio, visto in tutto e per tutto come un affare per migliorare le proprie condizioni economiche. Tale visione, condivisa anche da Padron ‘Ntoni, cozza, invece, con quella di Mena che, innamorata di Alfio e corrisposta, vorrebbe coronare il suo sogno d’amore.