Scrivi una relazione sulle argomentazioni di Zenone di Elea per sostenere le teorie sull’assenza del movimento del suo maestro Parmenide Nel V secolo a.C. nacque a Elea un filosofo, Zenone, che sarebbe entrato nella storia della filosofia per i suoi prodigiosi ragionamenti. A quel tempo erano parecchi quelli che, come i pitagorici, sostenevano l’assurdità delle teorie di Parmenide, incentrate sull’essere e sulle sue caratteristiche di unicità, eternità, immobilità...; lo ritenevano un pazzo a credere fermamente in quei concetti quasi irreali, l’immobilità in particolare, praticamente inesistente nel modo terrestre. Ma Zenone, fedele al pensieri del suo maestro, non ebbe un attimo di esitazione nel prendere le difese delle sue teorie. E per farlo cominciò a ipotizzare egli stesso per assurdo. L’oggetto delle sue riflessioni erano le teorie avversarie, come la molteplicità o il movimento; e partendo dal presupposto che ciò che dicevano gli oppositori fosse vero, tramite collegamenti logici riusciva a smontare l’ipotesi con un paradosso che rendeva automaticamente vera la teoria opposta a quella presa in considerazione e che quindi dava ragione al maestro. Soprattutto nel caso del contrasto tra movimento e staticità Zenone diede sfoggio a tutta la sua logica e a tutta la sua immaginazione, mettendo in gioco ben quattro argomenti a favore suo e di Parmenide. Forse il più conosciuto è quello di Achille, veloce, e della tartaruga, lenta: presi i due in una gara di velocità, dato un vantaggio di 1 metro alla tartaruga, la distanza tra lei e l’eroe greco non sarà mai colmata, perché nel momento in cui Achille avrà percorso quel metro, la tartaruga sarà avanti di un altro 1/100 metro, quando Achille invece avrà superato anche quel 1/100 metro allora la tartaruga sarà avanzata di 1/100 di quel 1/100 già fatto in precedenza e così via, fino all’infinito. Questo argomento, molto simile a quello dello stadio (da una estremità di uno stadio non si potrà mai raggiungere la estremità opposta perché per percorrere la distanza bisogna prima oltrepassare la metà, ma per arrivare alla metà si deve fare la metà delle metà ecc.) sarà poi analizzato e contrastato matematicamente duemila anni dopo da Leibniz, matematico, filosofo e scienziato tedesco, che capirà tramite ragionamenti matematici che addendi infinita danno un risultato finito (e quindi Achille raggiunge la tartaruga). Anche il terzo, comunemente conosciuto come l’argomento della freccia, si basa più o meno sullo stesso principio: una freccia scagliata in aria pur sembrando di muoversi sarà ferma poiché la sua traiettoria e fatta di tanti attimi e in ogni attimo la freccia è ferma, occupando una precisa distanza. Infine, più staccato dai primi tre, il quarto argomento si concentra non più sull’irraggiungibilità della meta quanto su quel che darà vita alla teoria di Einstein sulla relatività. La scena immaginata da Zenone è la seguente: ci troviamo in uno stadio greco, un campo ovoidale con i palchi posti al centro dell’arena; noi, spettatori, guardiamo passare due carri alla stessa velocità, supponiamo di 5 km/h, ma in direzioni opposte; ma questi carri, che rispetto a noi si muoveranno ciascuno a 5 km/h, l’uno rispetto all’altro invece viaggeranno a una velocità doppia, di 10 km/h; dunque, essendoci una tale contraddizione, un tale paradosso, è chiaro, per Zenone, che la teoria pro movimento sia dal principio sbagliata. FONTI: • Con-Filosofare 1A - Dalle origini ad Aristotele (ISBN 9788839528025) Roma, 17/10/2019 Isabella Tokos, 3A