Scheda Concerto

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I Sedici Valzer op.39 per pianoforte a 4 mani furono composti da Brahms nel 1865. L'amore per la danza si
accorda alla creatività melodica del compositore, ispirata dalle atmosfere del Ländler (danza popolare tedesca).
Vi si trovano pagine brillanti o malinconiche, di sapore zigano o contrappuntistico, con echi provenienti da
Schubert, Schumann e Chopin.
Le Danze ungheresi per pianoforte a quattro mani sono state scritte da Johannes Brahms agli inizi della sua
carriera musicale. Per guadagnarsi da vivere suonò con piccoli complessi che si esibivano nel porto di
Amburgo. A questa esperienza di genti, culture e musiche eterogenee è da attribuirsi la fonte delle sue prime
ispirazioni etnomusicali. Nel 1852, il diciannovenne Brahms iniziò la composizione delle danze ungheresi per
puro diletto. Il lavoro continuò sino al 1869, quando a Bonn l'editore Simrock pubblicò i primi due quaderni
che raccoglievano le prime dieci composizioni. Queste ebbero in tutta Europa un notevole successo e furono
immediato oggetto delle più svariate trascrizioni. Fritz Simrock decise allora di pubblicare nel 1880 a Berlino
il terzo e il quarto quaderno che, composti rispettivamente di sei e cinque danze, esaurivano la serie. Nella
partitura originale le danze venivano qualificate come ungheresi perché in quel tempo il folklore magiaro era
del tutto sconosciuto e confuso con la musica zigana. Le musiche originarie sono state rintracciate per quasi
tutte le danze: la danza n. 1 ha origine nella Isteni czàrdas di Sárközy; la danza n. 3 riprende la canzone nuziale
Tolnai Lakadalmas di Rizner; la danza n. 4 si ispira alla melodia Kalocsay Emlék; la danza n. 6 trae motivo da
Rózsa Bokor di Adolph Nittinger. Brahms, a testimonianza della sua onestà intellettuale, non diede mai regolare
numero d'opera alle danze ungheresi. Esistono anche le versioni orchestrali (1873) di cui solo la n.1, la n.3 e
la n.10 in Fa maggiore sono sicuramente orchestrate dall'autore.
L'Idillio di Sigfrido (in tedesco Siegfried-Idyll, WWV103) è una composizione per orchestra da camera scritta
da Richard Wagner nel 1870. È stata concepita come regalo di compleanno per la sua seconda moglie Cosima,
nell'anno del loro matrimonio, in seguito alla nascita del loro figlio Siegfried (6 giugno 1869). La prima
esecuzione si è tenuta a sorpresa presso la villa della famiglia Wagner, al risveglio di Cosima, nella mattina di
Natale del 1870, nella quale lei festeggiava anche il suo trentatreesimo compleanno. La musica è fittamente
intessuta di sentimenti personali del compositore e del suo amore per la moglie e la famiglia, ha un carattere
molto intimo e sentimentale e la successione degli episodi è contrassegnata da temi distinti. Il primo tema
dell'Idillio verrà riutilizzato nel Sigfrido, come tema di Brunilde (Ewig war ich) nella scena finale dell'opera,
così come altri due temi in Hort der Welt e in Sie ist mir ewig, ist mir immer Erb''. Nella composizione è
presente anche il tema di una antica ninna nanna tedesca, Schlaf, Kindchen, Schlafe (dormi, bimbo, dormi),
trascritta da Wagner nel 1868 prima della nascita di Siegfried. L'orchestrazione originale è contenuta, anche
per via dell'ambiente ristretto nel quale era programmata l'esecuzione, e prevede flauto, oboe, 2 clarinetti,
fagotto, 2 corni, tromba e archi. La versione per pianoforte a 4 mani è stata realizzata da Joseph Rubinstein.
Ma Mère l'Oye ("Mamma Oca") è una suite di Maurice Ravel, originalmente composta per panoforte a 4 mani
e successivamente ampliata e trascritta per orchestra. La versione pianistica, pubblicata nel 1910, è composta
di cinque pezzi, ispirati da altrettante illustrazioni tratte da un libro di fiabe per l'infanzia (di qui il sottotitolo
Cinq pièces enfantines). Pavane de la Belle au bois dormant ("Pavana della Bella addormentata nel bosco"):
è una danza lenta in tempo di 4/4, basata su una semplice melodia dal tono misterioso. Petit poucet
("Pollicino"): è un brano moderato, che utilizza una lunga successione di bicordi di terza per evocare
l'immagine di una camminata solitaria nel bosco. Laideronnette, Impératrice des pagodes ("Laideronnette,
Imperatrice delle pagode"): è una marcia veloce che alterna una sezione vivace, sviluppata nei registri acuti, a
una sezione più lenta e riflessiva, nei registri gravi, secondo lo schema A-B-A. L'utilizzo dell'armonia quartale
e della scala pentatonica le donano una sonorità tipicamente "orientaleggiante". Les Entretiens de la Belle et
la Bête ("Le conversazioni della Bella e la Bestia"): è il brano strutturalmente più complesso della raccolta,
nel quale la raffinatezza della scrittura armonica riesce a trasmettere la sensazione di una delicata serenità e al
tempo stesso di una sottile inquietudine. Le Jardin féerique ("Il giardino fatato"): è un brano moderato, che
esordisce come un corale sommesso e si sviluppa in crescendo fino allo sfolgorante finale, caratterizzato da
ampi glissati nei registri alti. Solo i primi due pezzi derivano direttamente dalla raccolta di fiabe Ma Mère
l'Oye di Charles Perrault, mentre gli altri discendono da altre fonti ( Madame d'Aulnoy per "Laideronnette",
Jeanne-Marie Leprince de Beaumont per "La Bella e la Bestia"; rimane dubbia l'ispirazione del "Giardino
fatato"). Questa versione fu scritta per i figli di Ida e Cipa Godebski, Mimie e Jean. Contrariamente alle
speranze dell'autore, non fu possibile affidare la prima esecuzione pubblica ai due bambini, che furono perciò
sostituiti da Jeanne Leleu e Geneviève Durony. Nella sua autobiografia, il compositore afferma: «Il proposito
di evocare in questi pezzi la poesia dell'infanzia mi portò naturalmente a semplificare il mio stile e a raffinare
i miei mezzi espressivi». La suite è piuttosto semplice dal punto di vista tecnico, ma possiede lo stesso rigore
formale e la stessa profondità di ispirazione delle opere più complesse.
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