chigiana - unico sett. 2005 - Fondazione Accademia Chigiana

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“Sarete ben presto alla fine delle vostre fatiche, ed ho piacere che
il Catone posto da voi in scena riesca, e vorrei che potesse rimetervi dalli discapiti sofferti nell’Atenaide”.
Il fiasco fu completo o esso riguardava in particolare la Girò,
della quale le male lingue e gli spiriti ben pensanti si erano fatti un
bersaglio privilegiato? È certo però che sei anni più tardi, quando
Albizzi commissionò malgrado tutto una nuova opera a Vivaldi, gli
dovette confidare che gli Accademici non erano molto favorevoli
all’idea di scritturare la cantante, precisamente a causa della prestazione offerta ne L’Atenaide. Albizzi infatti scriveva a Vivaldi il 16
aprile 1735: “Subito proposi la signora Anina per prima donna: oh
quante mai opposizioni mi furno fatte, che ella non era nel rango di
quelle che vediamo qua e che non incontrò l’ultima volta che ci
stiede”.
Nondimeno, verso la fine della stagione del 1729, quando
Anna Girò era rientrata a Venezia, Albizzi si era informato presso
le sue conoscenze veneziane delle reazioni della cantante riguardo
al suo soggiorno a Firenze ed essa aveva fatto sapere “che si chiami molto contenta del trattamento e regali ricevuti costì, e si protesta essere stata da tutti generosamente favorita”. In effetti l’opinione del pubblico della Pergola nei confronti della cantante fu forse
un po’ meno netta di quella espressa dagli Accademici sei anni
dopo. L’interpretazione della Girò in Atenaide fornì peraltro l’occasione per un sonetto, distribuito in teatro, per lodare “il singolare
merito” della cantante e più in particolare “la meravigliosa” maniera in cui ella cantò l’aria di Pulcheria “L’occhio nero, il ciglio altero”:1 “Non così par, che tra le fronde il vento / Né così l’Usignol
d’amor favelle / Qual tocca ogni alma il tuo soave accento / Che
1
Un’aria inizialmente composta da Vivaldi per il soprano Lucrezia Baldini, interprete del ruolo di Zaffira in Rosilena ed Oronte, opera rappresentata a Venezia nel corso del Carnevale precedente. “L’occhio nero, il ciglio
altero” non figura però nel libretto a stampa di Atenaide e fu dunque inserita nell’opera nel corso delle rappresentazioni, probabilmente per rimpiazzare un’altra aria di Pulcheria (senza dubbio la sua “aria di amore” nel
terzo atto “Te solo penso ed amo”, a meno che l’inserimento non sia stato
destinato a rimpiazzare l’“aria di tempesta” di Pulcheria del secondo atto
“Sorge l’irato nembo”, aria di bravura che superava certamente le capacità
della cantante). Inoltre non sarebbe meno plausibile pensare che questo
cambiamento, aggiungendosi ai quattro altri menzionati alla fine del libretto
(due per Leontino e due per Marziano), potrebbero aver espresso la volontà
del compositore di rimaneggiare la sua opera nel corso delle rappresentazioni in seguito alla cattiva accoglienza da parte del pubblico.
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