01.marruecos.percorso i - Museum With No Frontiers

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PERCORSO I
La città imperiale
Mohamed Mezzine
I.1 MEKNES
I.1.a
I.1.b
I.1.c
I.1.d
I.1.e
I.1.f
I.1.g
I.1.h
I.1.i
Museo Jamaï
Grande Moschea
Madrasa Bû Inâniya
Bâb al-Mansûr
Cupola degli Ambasciatori
Mausoleo di Mûlây Isma‘îl
I granai
Bacino delle norie
Bâb Bardhâ‘în
I.2 MÛLÂY IDRÎS ZARHÛN (opzione)
I.2.a Mausoleo di Mûlây Idrîs Zarhûn
Mûlây Isma‘îl
Mausoleo di Mûlây
Isma‘îl, terza corte,
Meknes.
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PERCORSO I
La città imperiale
Bâb al-Mansûr,
Meknes.
Il luogo in cui sorge la città imperiale,
residenza dei sovrani, è d’importanza
capitale fin dai primordi della civiltà
arabo-musulmana. La città imperiale è
sempre molto estesa, sia in Andalusia che
in Maghreb o nel Mashreq. Spesso circondata da mura, comprende, oltre al
palazzo del sovrano, gli edifici annessi, i
giardini o riyâd, i quartieri della corte e
degli alti dignitari, i quartieri commerciali e le botteghe dove si coniava la
moneta.
Sicuramente l’origine di questa articolazione dello spazio in generale, e della
città imperiale in particolare, non è
andalusa; si deve piuttosto ai greci, ai
romani, ai persiani e successivamente
alle dinastie musulmane del Mashreq.
Ma lo schema dell’organizzazione della
città, soprattutto in Marocco, rispecchia in misura eguale l’influenza orientale diretta e quella andalusa. È uno
schema che ritroviamo a Granada, a
Siviglia, ma anche a Fez, Marrakesh e
Meknes.
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In tutte le città andaluse e in quelle del
Marocco, fino all’XI/XVII secolo, l’assetto urbano dominante era bipolare: medina da una parte e città imperiale o qasba
dall’altra.
La città imperiale di Meknes, risultato del
progetto del sultano alawide Mûlây
Isma‘îl, rappresenta in modo particolare
quel tipo di città che unisce l’organizzazione orientale dello spazio, le decorazioni minuziosamente lavorate e colorate
di al-Andalus e l’architettura marocchina
tipica dei grandi principi.
Partendo da un nucleo urbano di epoca
merinide, il sultano alawide Mûlây
Isma‘îl, (1082/1672-1139/1727) circondato dai suoi consiglieri tra i quali
anche diversi andalusi, intraprese, durante i 55 anni del suo regno, la realizzazione di enormi costruzioni, spesso in terra
battuta. Questo lavoro mobilitò migliaia
di persone: operai venuti da tutte le
regioni del Marocco ma anche schiavi,
prigionieri di guerra e cristiani.
Abbiamo numerose testimonianze di
PERCORSO I
osservatori stranieri che hanno assistito o
addirittura partecipato ai lavori, come per
esempio quella del francese Moüette, prigioniero dal 1670 al 1681, che lavorò per
anni alla costruzione dei monumenti
voluti dal re e pubblicò, nel 1683, un diario degli anni di prigionia. Secondo la sua
testimonianza, Mûlây Isma‘îl per prima
cosa fece evacuare la qasba almoravide,
dove risiedeva, e ordinò di abbattere le
abitazioni contigue. In questo modo si
creò uno spazio aperto, la piazza al-hadîm,
o “delle rovine” così chiamata a causa della
grande quantità di materiali ammassati sul
posto a seguito delle demolizioni, che
assunse un ruolo di barriera naturale tra
la medina e la qasba. Successivamente
venne costruito un muro di cinta che
separava la qasba dal resto della città:
muro interno semplice, senza cammino
di ronda e bastioni, separato da quello
esterno, alto dai 9 ai 12 metri e munito
di porte.
All’interno della qasba, un vasto quadrilatero di circa 500 metri per 1000 rac-
La città imperiale
chiudeva i tre palazzi fatti costruire
da Mûlây Isma‘îl: il grande palazzo
Dâr al-Kabîra a est della medina e il palazzo imperiale Dâr al-Makhzan, all’interno del quale si trovavano i palazzi
Dâr al-Madrasa e Dâr al-Mahnasha.
Nel palazzo Dâr al-Kabîra, la cui costruzione fu avviata nel 1082/1672, si trovavano gli alloggi della famiglia reale. Insieme architettonico indipendente dagli altri
palazzi della qasba, si estendeva su una
superficie di 13,5 ettari ed era costituito
da diversi edifici tutti dotati di cortili
interni, saloni, hammâm, cucine e giardini.
A differenza di questo primo complesso
ismailita, densamente costruito e tipicamente cittadino, il palazzo imperiale Dâr
al-Makhzan, residenza principale di Mûlây
Isma‘îl, occupava uno spazio piuttosto
contenuto rispetto alla grande superficie
riservata ai giardini, facendo di Meknes,
secondo la definizione dello storico Ibn
Zîdân «una città in campagna e una campagna in città». Questa parte della qasba
Cupola degli
Ambasciatori, parco
e muraglia, Meknes.
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PERCORSO I
I granai, interno della
casa delle dieci norie,
Meknes.
La città imperiale
era circondata da alti muri e racchiudeva,
in uno spazio di circa 60 ettari, due palazzi –Dâr al-Madrasa e Dâr al-Mahnasha–
separati da un muro di cinta che creava
uno straordinario corridoio.
Con l’intento di proteggere la propria
città da qualsiasi minaccia, il sultano fece
costruire a 500 metri dal palazzo immensi silos sotterranei, destinati a contenere
provviste, utili in caso di carestie o di un
eventuale stato d’assedio. Accanto ai silos
venne creato un bacino artificiale, il bacino delle norie, che doveva provvedere al
rifornimento idrico della città.
L’originalità architettonica, la grandezza
e la bellezza dei monumenti pubblici e
privati colpirono tutti i viaggiatori, stupiti dalle dimensioni gigantesche dell’opera di Mûlây Isma‘îl, come testimonia la
descrizione di padre Dominique Busnot,
recatosi a Meknes nel 1704 per trattare il
riscatto dei prigionieri cristiani:
«Man mano che si avvicinava, la città mi
appariva sempre più notevole per l’estensione, la quantità delle abitazioni diverse,
la presenza di varie moschee, ma anche
per la gradevole varietà dei suoi giardini
nei quali erano presenti un’infinità di alberi da frutto di tutte le specie; vedevamo
l’Alcassave, o Palazzo del re, che chiudeva magnificamente la città verso nord.
L’imponenza delle mura di cinta e la grande quantità di padiglioni ricoperti di tegole verniciate, insieme alle sommità di due
o tre moschee, ci davano un’idea completamente diversa da quella che poi ci è
rimasta dopo averla vista da vicino…».
La ricchezza della concezione e realizzazione dei palazzi ismailiti rispecchiava
totalmente l’immagine fastosa delle
dimore arabe, che evoca patii e fontane,
passaggi ombreggiati e viali, vasche e
chioschi. Quello che vediamo oggi è solo
una parte di quanto Mûlây Isma‘îl ha fatto
costruire, ma il visitatore può ancora
sognare dei fasti passati e apprezzare quella “natura costruita” che rispondeva perfettamente alle esigenze di una corte principesca marocchina dell’XI/XVII secolo.
Cenni storici
Meknes, in origine Miknâsat al-zaytûn
“Meknes dagli ulivi”, è nata nel IV/X secolo quando i meknassa, una parte della
tribù berbera dei zeneti, si stabilirono sulle
rive del wadi Boufekrane. Attratti della
fertilità del suolo e dall’abbondanza di
acqua, e approfittando della lotta per il
potere che agitava il nord del Marocco
dopo la caduta della dinastia idriside, i berberi crearono una serie di piccoli agglomerati non fortificati in mezzo a giardini.
Nel 455/1063 il principe almoravide
Yûsuf Ibn Tashfîn si impadronisce di queste città-giardino e installa una guarnigio-
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PERCORSO I
La città imperiale
Bacino delle norie,
contrafforti degli
antichi silos, Meknes.
ne militare, o qasba, nel luogo dove sorge
l’attuale medina. Gli almohadi, arrivati a
Meknes nel 544/1150 si incaricheranno
di abbellire la città con la costruzione di
mura e fontane. Ma la città, o meglio i
quattro borghi che la formavano, era
comunque modesta, e il suo ruolo tra gli
altri spazi urbani del paese rimase limitato.
Con l’arrivo al potere dei merinidi, alla
metà del VII/XIII secolo, Meknes si trasformò in una vera città commerciale con
i suoi funduq, le madrasa e le moschee. Fu
allora che divenne residenza di vizir, mentre Fez rimaneva la città dei principi.
All’epoca di Abû Inân (752/1351759/1358) diverse famiglie andaluse vennero a stabilirsi a Meknes e nei dintorni.
Cordovani e sivigliani esercitavano il commercio, organizzavano mercati e influenzavano l’artigianato locale con il loro stile
decorativo, applicato nella lavorazione del
zallîj e del legno. Si stabilirono in un
nuovo quartiere che ancora oggi porta il
loro nome: quartiere degli Andalusi.
Alcuni di essi, soprattutto quelli provenienti dalla regione di Valenza, si stabilirono nelle campagne circostanti e contribuirono a far prosperare un’agricoltura
già florida che produceva quantità di mele
cotogne, melograni, mele di Damasco,
fichi, uva e olive. La città di Meknes deve
agli andalusi una ricchezza di cui scriveranno i cronisti del IX/XV e X/XVI secolo. Mantenere questa situazione di benessere non sarà cosa facile, soprattutto nei
secoli in cui il paese dovrà fronteggiare
problemi di ogni sorta, guerre e carestie.
Leone l’Africano, che vi si recò all’inizio
del X/XVI secolo, la descrive come una
bella città fortificata, popolosa e ricca di
strade ampie e piacevoli.
Solo due secoli più tardi Meknes subirà
quella trasformazione che la farà entrare
a pieno titolo nella storia, quando il sovrano alawita Mûlây Isma‘îl (1082/16721139/1727) decise di costruire qui una
capitale degna del re del Marocco.
Situata nel cuore di una delle regioni
più ricche del Marocco, la città offriva il
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PERCORSO I
La città imperiale
Meknes
Preoccupato di curare la propria immagine nei confronti delle delegazioni e delle
ambasciate straniere che venivano a negoziare la liberazione dei prigionieri, Mûlây
Isma‘îl teneva alla considerazione dei principi cristiani. A suo parere, la politica estera del Marocco sarebbe stata efficace solo
se i suoi rappresentanti fossero stati stimati
grandi costruttori e veri uomini di stato. I
numerosi ambasciatori del regno, presenti in Francia, in Inghilterra e in Spagna,
riferivano al sovrano dei fasti delle corti
europee. Deciso a farsi costruire palazzi in
grado di rivaleggiare con quelli europei,
volle fare di Meknes la “Versailles marocchina” e a partire dal 1082/1672 mise
all’opera 55.000 uomini tra operai e schiavi cristiani e musulmani.
Il sultano, che aveva mantenuto il potere
con lotte costanti, morì nel 1139/1727,
e da quel momento la città si trovò a fronteggiare serie difficoltà. Dato che l’autorità centrale non controllava più tutto il
paese, a Meknes scoppiarono rivolte che
bloccarono qualsiasi sviluppo. La stabilità
venne riconquistata solo tra la fine del
XII/XVIII e l’inizio del XIII/XIX secolo, ma
la città non ritroverà più il ruolo di capitale politica che aveva detenuto dal
1082/1672 al 1139/1727.
I.1 MEKNES
Museo Jamaï, sala
espositiva, Meknes.
vantaggio di essere lontana sia dalle coste
mediterranee che da quelle atlantiche.
Così il sultano la scelse per fissarvi la
dimora della sua famiglia, stimata –forse
in modo esagerato– in diverse mogli e
concubine, qualche centinaio di bambini
e circa duecento capi e qa‘îd che lo seguivano due volte al giorno nelle sue passeggiate, oltre ai 4000 mori che formavano
la sua guardia.
70
I.1. a Museo Jamaï
Seguire l’indicazione: Ancienne Médina. Il
museo si trova sulla piazza al-Hedim. Parcheggio sorvegliato intorno alla piazza. Ingresso a pagamento. Orari: dalle 9.00 alle 12.00
e dalle 15.00 alle 18.00.
Costruito alla fine del XIX secolo, duran-
PERCORSO I
La città imperiale
Meknes
te il regno del sultano Mûlây Hasan
(1873-1894), il palazzo apparteneva alla
famiglia Jamaï, i cui membri furono vizir
del monarca. Caduta in disgrazia alla
morte del sovrano, questa famiglia perse
molta della sua influenza e le sue residenze passarono allo Stato. Una parte del
palazzo, che all’epoca del protettorato era
stato trasformato in ospedale militare,
divenne sede della Sovraintendenza alle
Belle Arti. Nel 1926 fu trasformata in un
museo, nel quale vennero esposte le collezioni che rappresentavano le tradizioni
artistiche della città di Meknes: tessuti,
pelli, ricami, oggetti in ferro battuto,
ottone, oro e argento.
L’edificio, costruito su una superficie
molto ampia, comprende diverse strutture secondarie e dipendenze. Al piano
terra si trovava una moschea, un riyâd, un
minzah, un cortile, una piccola casa, una
cucina e un hammâm. Gli annessi comprendevano un funduq, che fu trasformato in una falegnameria, e una fontana che
è stata recentemente restaurata. Si accede al palazzo attraverso un portale sovrastato da un portico aggettante ricoperto
di tegole verdi. L’ingresso è stato costruito in epoca recente e sostituisce la porta
originale che si trovava sotto il sabat del
riyâd.
Questo antico palazzo si distingue per la
magnificenza del suo riyâd del quale
ammiriamo la particolare armonia con i
due bacini a forma di stella e il canaletto
tagliato da un passaggio realizzato in
zallîj. All’interno, due fontane e un portico costituito da sette arcate di dimensioni diverse poggiate su pilastri che comunica con la cupola principale nella quale il
vizir riceveva i suoi ospiti. La cupola o
qubba, che ha un soffitto in legno intagliato, vetrate e architravi in legno, è andalusa nella concezione e nella decorazione.
È possibile affittare una carrozza per continuare il percorso dopo la visita ai monumenti I.1.b e I.1.c. Chi ama camminare può
compiere a piedi la maggior parte del percorso, per gli altri sarà invece necessario prendere l’auto.
I.1.b Grande Moschea
All’uscita del museo, girare a sinistra nella rue
Sidi Amor Bouaouda. Questa strada tortuosa
conduce alla moschea. L’ingresso è riservato ai
musulmani.
La costruzione della Grande Moschea,
situata nel cuore della medina, risale probabilmente all’epoca almoravide, nel V/XI
secolo. Il sultano almohade, Muhammad
al-Nâsir (595/1199-609/1213) realizzò importanti restauri e ampliamenti.
Grande Moschea,
campata del mihrâb,
Meknes.
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PERCORSO I
La città imperiale
Meknes
Madrasa Bû Inâniya,
ingresso alla sala della
preghiera, Meknes.
Inoltre permise il rifornimento idrico
della moschea con l’acqua proveniente
dalla sorgente Taguema, situata 9 chilometri a sud della città. Di questo periodo
la moschea conserva un lampadario in
rame che, insieme a quelli della moschea
Qarawiyîn di Fez, è uno dei rari esemplari conservati sino ai nostri giorni.
L’arrivo dei merinidi a Meknes, a metà
del VII / XIII secolo segnò il punto di
pieno sviluppo culturale della città e
della moschea, soprattutto durante
il regno del sultano Abû al-Hasan
(731/1331-751/1351), che fece co72
struire le tre madrasa della città (Bû Inâniya, al-Qâdî e Shuhûd). Egli istituì
nella moschea diverse cattedre d’insegnamento e riunì una biblioteca scientifica paragonabile a quella di Qarawiyîn
a Fez, dove il tâlib poteva consultare i
manoscritti.
L’azione dei merinidi non riguardò soltanto il ruolo culturale della Grande
Moschea, ma si estese anche a lavori di
restauro e modifica, necessari anche a
causa del crollo del minareto che aveva
provocato la morte di sette fedeli.
Oggi la moschea, con le sue undici porte,
PERCORSO I
La città imperiale
Meknes
Madrasa Bû Inâniya,
pilastro, rivestimento
in stucco a motivi
geometrici, floreali ed
epigrafici a caratteri
cufici, Meknes.
occupa uno spazio di 3500 m2, e si compone di due parti distinte:
- la sala della preghiera, a nove campate,
con un mihrâb ornato da motivi dipinti e
scolpiti mirabilmente realizzati, e in
seguito più volte ripresi dalle diverse
dinastie. Sul lato della sala troviamo l’
anza che veniva utilizzata come mihrâb
durante l’estate. Essa risale al periodo di
Mûlây Isma‘îl ed è coeva delle fontane
costruite sul lato del sahn.
- il cortile interno, il sahn, a pianta quadrata circondato da una galleria. Il minareto che si slancia dall’angolo del sahn è
decorato con piastrelle di ceramica di
colore verde.
I.1.c Madrasa Bû Inâniya
Alla fine della strada che fiancheggia la Grande Moschea troviamo la madrasa. Ingresso a
pagamento. Orari: tutti i giorni dalle 9.00
alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00.
Opera del sultano merinide Abû alHasan, la madrasa fu costruita nel
736/1336, come testimoniano due iscrizioni. La prima, in versi, sormonta il
mihrâb della sala della preghiera; l’altra è
tracciata sugli architravi in legno del cortile e contiene un elogio al sultano:
«Potenza, riuscita e vittoria schiacciante
al nostro signore Abû al-Hassan, l’emiro
dei credenti».
La nuova madrasa, chiamata in origine alJadîda, fu ribattezzata dal figlio di Abû alHasan, il sovrano Abû Inân, che la
restaurò e gli diede il nome attuale –Bû
Inâniya– per distinguerla da quella, più
antica, di Abû Yûsuf Ya‘qûb.
La raffinatezza di questa madrasa, che
occupa una superficie di 315 m2, si nota
già all’ingresso, munito di una porta in
legno ricoperta di pezzi di rame finemente decorati. Dopo aver percorso un
lungo vestibolo si arriva al sahn intorno al
quale si articolano le parti principali dell’edificio. Il cortile è decorato al centro
da una vasca in marmo a forma di
conchiglia. I pilastri, alcuni isolati, altri
incastrati nel muro, si slanciano sino
al livello più alto, intersecandosi con
gli architravi di legno. I pannelli in
Madrasa Bû Inâniya,
pianta del pianterreno,
Meknes.
73
PERCORSO I
La città imperiale
Meknes
preghiera, abbastanza ampia, e dotata di
un mihrâb realizzato nel muro della qibla.
Il mihrâb è una nicchia poligonale, ornata
su entrambi i lati da colonne che sostengono un arco tracciato in una cornice quadrata circondata da un’iscrizione. All’epoca di Mûlây Isma‘îl all’entrata della
madrasa venne costruita una cupola.
La Bû Inâniya di Meknes è evidentemente andalusa nei suoi elementi decorativi:
le facciate interne sono riccamente decorate; il pavimento è ricoperto di piastrelle di zallîj che compongono figure geometriche; anche i basamenti delle pareti
sono decorati da piastrelle di zallîj che
arrivano a un’altezza di 1,60 metri. Queste composizioni sono coronate da un fregio epigrafico a caratteri neri su fondo
chiaro. Al di sopra troviamo motivi in
stucco di tipo geometrico, floreale ed epigrafico. La parte superiore delle facciate
è ornata di legno scolpito e pannelli con
iscrizioni coraniche, formule religiose,
dediche, motivi vegetali, arabeschi, fronde e quant’altro.
Bâb al-Mansûr,
particolare
dell’ingresso, Meknes.
Bâb al-Mansûr,
particolare del
rivestimento in
mosaico di ceramica,
Meknes.
I.1.d Bâb al-Mansûr
Piazza al-Hedim. Nella porta, situata all’estremità della piazza, è stata ricavata una sala
per esposizioni, aperta occasionalmente.
mashrabiya, fissati tra i pilastri, servivano
a separare il sahn dalle gallerie, che davano accesso alle camere degli studenti
situate al pian terreno. Le stanze del piano
superiore si affacciavano sul cortile attraverso finestre finemente decorate. Gli
studenti seguivano i corsi nella sala della
74
Bâb al-Mansûr al-‘Alj, “la porta del rinnegato vittorioso”, è la più imponente tra
quelle di Meknes ma anche una delle più
originali di tutto il Marocco. La sua
costruzione, come indicato nella parte
superiore del monumento dalla grande
iscrizione in caratteri corsivi, iniziò alla
fine del regno di Mûlây Isma‘îl e fu terminata dal figlio nel 1144/1732.
PERCORSO I
La città imperiale
Meknes
L’ingresso è a zig-zag, come nella maggioranza delle porte esterne delle città
marocchine. Essa ha un’apertura alta otto
metri, incorniciata da due torri quadrate più sporgenti che, nella parte sottostante, si aprono su logge. Questi due
bastioni sono a loro volta fiancheggiati da
due sezioni più strette sostenute da due
alte colonne in marmo con capitelli compositi.
L’edificio, di notevole interesse per le
proporzioni e l’originalità del progetto, è interessante anche per la decorazione dominata da motivi a intreccio.
Disposti in fasce intorno all’apertura e
sopra una fuga di archi ciechi sulle due
torri, questi arabeschi fatti di reticoli a
losanghe, sono incrostati di mosaici di
ceramica, zallîj, che danno un fascino
particolare a questa porta maestosa. Si
noti che i fusti e i capitelli sono in
marmo di Carrara, fatto del tutto eccezionale. Si ipotizza che questo marmo
provenga dal palazzo al-Bâdiya di Marrakesh, costruito dal principe saadiano
Ahmad al-Mansûr al-Dhahabî (985/
1578-1011/1603).
La porta fu utilizzata per diversi scopi. Nel
XIX secolo, il sultano Mûlây ‘Abd al-Rahmân
fece costruire un edificio, a sinistra di Bâb
al-Mansûr, dove si tenevano le riunioni
dei capi militari e delle alte personalità.
L’edificio servì anche come tribunale al
pascià della città che usava anche pranzarci ogni venerdì dopo la preghiera insieme ai capi militari. Davanti a questo
monumento si organizzavano anche cerimonie religiose e militari. Quest’abitudine è proseguita sino all’instaurazione del
protettorato nel 1912.
I.1.e Cupola degli Ambasciatori
Riprendere l’auto e dopo aver superato la
porta a destra di Bâb al-Mansûr, seguire l’indicazione Mausolée Mûlây Ismaïl. Parcheggio
di fronte alla cupola, sulla piazza AlKhayyâtîn.
Cupola degli
Ambasciatori, veduta
esterna, Meknes.
75
PERCORSO I
La città imperiale
Meknes
Ingresso a pagamento. Orari: tutti i giorni
dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle
18.00.
Questo padiglione, ancora oggi definito
‘cupola’, è un piccolo edificio appoggiato alla prima cinta muraria della
città. Oggi viene chiamato “cupola dei
sarti”, un nome che evoca la sua utilizzazione più recente, ma per lungo
tempo è stato conosciuto come cupola
degli Ambasciatori. La designazione
corrisponde alle funzioni originali dell’edificio, perché Mûlây Isma‘îl riceveva qui gli ambasciatori stranieri venuti a
trattare, tra le altre cose, il riscatto dei
prigionieri cristiani.
Costruito su un ampio spazio rettangolare di 6 metri per 8,20, l’edificio ha una
base quadrata con lati di 13,80 metri.
L’ingresso è sormontato da un portico
aggettante, aggiunto in epoca posteriore.
La porta monumentale è ornata da fasce
in zallîj che formano composizioni geometriche e da fregi in legno intagliato. Su
entrambi i lati della cupola troviamo una
piccola stanza col soffitto ricoperto di piastrelle verdi; il pavimento è ricoperto di
zallîj di diversi colori: blu, giallo, bianco,
rosso.
L’interno della cupola, dalle proporzioni
ampie e armoniose, è costituito da dieci
arcate, poste le une di fronte alle altre,
decorate da motivi in gesso scolpito, parzialmente restaurati. I pilastri che sostengono le arcate sono a mosaico sino a
un’altezza di 2 metri. I basamenti dei
muri della cupola sono anch’essi ornati da
mosaici e coronati da una fascia in stucco
dove si può leggere l’iscrizione: «La
potenza è di Allah».
L’impronta dell’edificio è data dalla cupola conica il cui intradosso è decorato con
motivi geometrici e floreali.
76
I.1.f Mausoleo di Mûlây Isma‘îl
Situato di fronte alla cupola. La visita è consentita anche ai non musulmani. Ingresso gratuito. Orari: tutti i giorni dalle 8.30 alle
12.00 e dalle 15.30 alle 18.00
Il complesso funerario reale della qasba di
Meknes è situato a sud di Dâr al-Kabîra,
tra la prima e la terza cinta di mura. La
scelta del sito non è affatto casuale: Mûlây
Isma‘îl ha scelto come ultima dimora un
luogo santificato in precedenza dalla
tomba di un santo locale, Sîdî ‘Abd
al-Rahmân al-Majdhûb, poeta e mistico
del X/XVI secolo. Il sultano Mûlây Ahmad
al-Dhahabî, figlio e successore di Mûlây
Isma‘îl apportò numerose modifiche.
L’irregolarità delle costruzioni e il fatto
che alcuni elementi sembrino quasi scavati nelle mura, testimoniano che l’insieme ha subito vari rimaneggiamenti in
epoche diverse.
Prima di addentrarsi in una descrizione dettagliata di questo immenso complesso, è importante renderne una
visione d’insieme. Sembra che in un
primo tempo, le due qubba che hanno
determinato la scelta del luogo da
parte di Mûlây Isma‘îl, fiancheggiassero i tre ambienti principali: cortile,
sala funeraria e sala di lettura coranica.
A quanto pare, le parti annesse non
erano previste nel progetto iniziale.
Anche se non può essere paragonato a
quelli infinitamente più complessi del
mondo orientale, questo mausoleo è
comunque il discendente diretto delle
tombe saadiane di Marrakesh, le cui
origini sono autenticamente ispanomaghrebine. Il mausoleo Mûlây Isma‘îl
ripete la successione di tre stanze (in
quella centrale, a pianta quadrata, tro-
PERCORSO I
La città imperiale
Meknes
Mausoleo di Mûlây
Isma‘îl, patio, Meknes.
viamo la tomba del sovrano) che può
essere paragonata alla Rauda di Granada. Inoltre i motivi della sala quadrata
con l’anticamera sembrano direttamente ispirati, non all’architettura
funeraria, bensì a quella dei palazzi di
Granada.
Secondo il progetto iniziale le tre stanze
principali erano situate a est, e gli altri
edifici a ovest e a sud, ossia nel grande
cortile con i due portici. In origine, l’ingresso si trovava a nord, rivolto verso Dâr
al-Kabîra, mentre quello attuale risale
all’epoca del protettorato.
L’ingresso e i primi cortili
Il primo complesso sul quale si apre la
porta di accesso al mausoleo è composto
da un ingresso seguito da tre cortili.
Questa prima sala e il primo cortile
hanno un carattere funzionale di distribuzione; il secondo cortile è un luogo di
passaggio, mentre il terzo ha la decorazione tipica di un luogo di sosta. Quest’ultimo è munito di due portici posti
uno di fronte all’altro sui lati est e ovest,
con al centro una vasca tondeggiante e
profonda. Sul muro del portico est
77
PERCORSO I
La città imperiale
Meknes
Esterno dei silos,
Meknes.
troviamo un mihrâb semplice di forma
esagonale e un altro è incastrato nel muro
est del cortile. Inoltre, sui lati lunghi si
distinguono due porte murate.
Il patio e le sale funerarie
Il patio, situato nell’angolo nord-est del
complesso funerario è di esecuzione raffinata ed è stato recentemente restaurato
utilizzando elementi antichi. È caratterizzato da colonne in marmo disposte in
78
gruppi di tre e coronate da capitelli, alcuni dei quali in stile ispano-maghrebino,
con una sezione cilindrica ornata da una
doppia fila di foglie che contrasta con una
parte prismatica pesante decorata da
palme e palmette.
Il patio comunica con le altre sale funerarie attraverso una porta riccamente decorata ricavata nel muro sud. La porta permette l’accesso a una sorta di anticamera
che si apre sulla sala mortuaria attraverso
un’apertura ad arco moresco leggermente spezzato. Al centro della sala si trovano le stele funerarie del sultano Mûlây
PERCORSO I
La città imperiale
Meknes
Isma‘îl, del suo successore Ahmad alDhahabî e del sultano ‘Abd al-Rahmân
Ibn Hishâm.
I.1.g I granai
Accessibili in auto. Si trovano all’estremità
nord della qasba. Girare a sinistra uscendo
dal mausoleo e attraversare la porta Bâb alRîh per costeggiare il palazzo reale. In passato il complesso era noto col nome di Dâr alMakhzan. Seguire la strada fino alla fine,
girare a destra e continuare diritto passando
davanti all’ingresso principale del palazzo
reale (a destra) e più avanti lungo il campeggio da dove si cominciano a vedere i silos.
Ingresso a pagamento. Orari: tutti i giorni
dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle
18.00.
Opera del sultano Mûlây Isma‘îl, la Casa
delle dieci norie fa parte di un insieme
tripartito che si compone di una costru-
zione trapezoidale, di una serie di volte a
botte parallele i cui soffitti sono crollati
–i silos– e di un bacino ugualmente trapezoidale, detto ‘delle norie’. L’edificio,
destinato a funzioni di approvvigionamento, è una testimonianza della volontà
di Mûlây Isma‘îl di munire la città di
infrastrutture che le permettessero di
difendersi dai pericoli esterni e di svilupparsi salvaguardando il suo status di città
imperiale, al pari di Fez e Marrakesh.
La Casa delle dieci norie
All’interno di questa costruzione, una
serie di piccole sale circonda una stanza
centrale più spaziosa con volte a botte.
Un corridoio corre intorno a questo
corpo centrale accompagnando un sistema di quindici stanze ricoperte da volte
coniche a 12 vele.
In origine ogni stanza tonda conteneva
una noria, ossia un pozzo profondo che
arrivava alla falda freatica attraverso una
Bacino delle norie,
Meknes.
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PERCORSO I
La città imperiale
Meknes
Bâb Bardhâ‘in, fronte
esterno, Meknes.
serie di tazze a forma di vasi col fondo
appuntito. Accanto a questo complesso
idraulico furono ricavati i silos.
I silos
Adiacente al muro sud-ovest dell’edificio
delle dieci norie troviamo una serie di 22
arcate, formate ognuna da 14 archi, alcuni dei quali sono stati murati. Questi corridoi sono stati erroneamente chiamati
scuderie, mentre si trattava di silos.
L’edificio, considerato come una delle
opere più belle del sultano Mûlây Isma‘îl,
era destinato al deposito di prodotti alimentari e in particolare del grano, come
riportato dallo storico al-Nâsirî nel XIX
secolo:
«Mûlây Isma‘îl ordinò anche che si
costruisse all’interno della qasba un granaio coi corridoi a volta per conservarvi
il grano e gli altri cereali, che potesse
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contenere provviste per tutti gli abitanti
del Marocco».
I muli che portavano il grano dalle diverse regioni non entravano dalle porte principali ma attraversavano un passaggio che
li conduceva sopra aperture circolari realizzate sulla terrazza, nelle quali veniva
versato il grano.
L’edificio, costruito su uno spazio di
182 metri di lunghezza per 104 di larghezza, racchiudeva ampie sale rettangolari che erano in realtà granai sotterranei, anche se oggi tutti i soffitti sono
crollati e non rimane più traccia delle
aperture esistenti in passato. Un corridoio centrale permette il passaggio sino
al muro posteriore. I pilastri, che
sostengono archi a tutto sesto del diametro di 3 metri, dividono la sala in 18
campate che fiancheggiano 23 navate,
coperte in origine da volte a botte.
Questa parte della qasba è oggi particolarmente caratteristica: lo stato di
abbandono pittoresco e fiorito in cui si
PERCORSO I
La città imperiale
Meknes
trova si addice a meraviglia a questa
serie di arcate in terra battuta.
I.1.h Bacino delle norie
Situato ai piedi dell’edificio che contiene i
silos.
Secondo lo storico Ibn Zîdân, Mûlây
Isma‘îl «fece realizzare all’interno della
qasba un grande bacino sul quale si poteva navigare con imbarcazioni da diporto». Malgrado questa descrizione, gli usi
pratici prevalgono su quelli ludici, dato
che nessuna preoccupazione estetica
sembra aver guidato la costruzione del
bacino.
Il Bacino delle norie –Sahrîj Sawânî–
è uno dei tre edifici che costituiscono
il complesso della Casa delle dieci
norie.
La costruzione di questo complesso
idraulico doveva provvedere ai bisogni
idrici della popolazione in caso di assedio (la città era già stata attaccata diverse volte dalle tribù della regione) e alimentare gli edifici e le infrastrutture
della città come le moschee, i bagni, i
giardini e i frutteti.
Il bacino artificiale di forma rettangolare,
notevole per le sue dimensioni –148,75
metri per 319, con una profondità media
di 1,20 metri– era alimentato dalle dieci
norie dell’edificio vicino, situate sotto i
silos sotterranei e collegate a loro volta al
bacino da canalizzazioni in terracotta. In
origine il bacino era circondato da tre
cinte di mura merlate, di cui oggi rimane
solo un bastione isolato nei pressi del
quartiere di Banî Muhammad a sud-ovest,
e la base di una cinta muraria che ha uno
spessore di oltre due metri.
Passeggiata nella medina
È possibile recarsi a piedi al monumento Bâb
Bardhâ‘în attraversando la medina. Ritornare a piazza al-Hedim. Oltrepassata la
volta a sinistra del museo Jamaï, dirigersi
verso la rue Nejjarine dove si trovano i mercanti di tessuti e babbucce. Continuare sulla
stessa strada in direzione ovest e prendere la
rue Sekkarine fino ad arrivare a un’uscita
situata nel muro ovest della medina che porta
al Mallâh. Prendere quest’uscita e seguire la
strada che gira intorno alla parte esterna dei
bastioni fino al coloratissimo mercato delle
spezie e, un po’ più avanti, a un mercatino
dell’usato non lontano dalle conce di Meknes. Entrando di nuovo nella medina da Bâb
al-Jadîd, riprendere sulla sinistra la rue alHanaya, risalirla in direzione nord, verso la
moschea Bardhâ‘în in prossimità della porta
Bâb Bardhâ‘în.
I.1.i Bâb Bardhâ‘în
Situata all’estremità nord della medina. In
auto riprendere il viale ad anello: la porta è
sulla destra.
Sulle mura di cinta della qasba ismailita si
aprivano in origine venti porte fortificate sormontate da bastioni. Bâb Bardhâ‘în,
la porta dei fabbricanti di basti, situata
nella parte settentrionale della cinta
muraria della città, comprende oggi due
porte separate da un cortile.
La porta antica, costruita da Mûlây Isma‘îl
nel 1132/1720, sorge in cima a una collina e appare allo stesso tempo maestosa
a slanciata tra le due torri che sporgono
sulla cortina. La parte decorata di questa
porta è compresa in un quadrato i cui lati
misurano poco più di undici metri ed è
stata recentemente restaurata.
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PERCORSO I
La città imperiale
Mûlây Idrîs Zarhûn
Contrariamente a oggi, nel XII/XVIII secolo la porta doveva avere un ruolo importante nell’economia di Meknes, in quanto crocevia di tutti gli scambi commerciali
e diplomatici con il nord e quindi con l’estero. Ciò spiega perché Mûlây Isma‘îl
abbia voluto munire questo ingresso della
medina di una porta degna dei quartieri
reali.
Non lontano troviamo la nuova porta,
Bâb Bardhâ‘în. Si affaccia sul mausoleo
di Mûlây ‘Abdallah Ibn Ahmad, sul
cimitero di Shuhadâ’ e sul grande cimitero dove furono sepolti alcuni santi di
Meknes come Shaykh al-Kamal e Sîdî
al-Harthî.
I.2 MÛLÂY IDRÎS
ZARHÛN (opzione)
I.2.a Mausoleo di Mûlây Idrîs
Zarhûn
A 28 chilometri da Meknes, sulla strada di
Kénitra, si trova il villaggio di Mûlây Idrîs. Il
mausoleo è al centro del villaggio. Ingresso
riservato ai musulmani.
Grande paese bianco arroccato sulla montagna di Zarhûn, la città-mausoleo domina l’altopiano circostante e si affaccia sulle
rovine romane di Volubilis. La cittadina è
famosa perché ospita il mausoleo del
principe che ha fondato la prima dinastia
marocchina musulmana. Mûlây Idrîs Ibn
‘Abdallah, quinto discendente di ‘Alî,
genero del Profeta, in fuga dalle guerre
tra abbasidi e omayyadi in Arabia, venne
in Marocco dove fu accolto come il
discendente della famiglia di Maometto.
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Il principe berbero locale di Walili, che si
era convertito all’Islam, ordinò alle tribù
di seguire lo sceriffo. Ma la morte prematura di Mûlây Idrîs, nel 176/793,
avvelenato per ordine del califfo abbaside, non gli lasciò il tempo di dare alla
nuova dinastia la struttura che avrebbe
voluto. Prima di morire, aveva sposato
una berbera di nome Kenza che gli diede
un figlio postumo. Idrîs II, questo il nome
che gli fu dato, avrebbe continuato l’opera del padre.
La tomba di Idrîs padre, un mausoleo con
cupola, divenne un luogo santo, venerato
dai marocchini. Il monumento non subì
variazioni importanti fino all’XI/XVII
secolo, quando il sultano alawita Mûlây
Isma‘îl diede l’ordine di demolirlo e di
acquistare le proprietà vicine per annetterle al mausoleo. I lavori durarono circa
tre anni, dal 1131/1719 al 1133/1721.
Mûlây Isma‘îl ordinò che lì si tenesse la
preghiera del venerdì, segno dell’importanza accordata al mausoleo e alla città di
Mûlây Idrîs Zarhûn.
Nel 1237/1822 il sultano alawita Mûlây
‘Abd al-Rahmân lo fece ingrandire e
abbellire ancora, acquistò la casa vicina
alla cupola, tra il monumento e la qaysariya, e la fece demolire per costruire una
moschea ancora più bella e grande. In
quell’occasione il mausoleo del santo
venne nuovamente decorato.
All’epoca del sultano Sîdî Muhammad
(1859-1873), la cupola fu ornata di belle
ceramiche dal grande mu‘allim della ceramica a Meknes, Ibn Makhlûf.
Il sultano Mohammed V (1927-1961) e
suo figlio, re Hassan II, decisero il rifacimento delle decorazioni del darîh (mausoleo) e ampliarono una volta di più la
moschea.
Ancora oggi, Mûlây Idrîs è annualmente
metà di un grande pellegrinaggio in occa-
PERCORSO I
La città imperiale
Mûlây Idrîs Zarhûn
sione del mawsim del santo. Numerose
tribù si recano allora a pregare nel mausoleo.
L’abito che ricopre il catafalco del santo,
riccamente decorato di ricami dorati,
viene cambiato una volta l’anno o ogni
due anni, nel corso di una cerimonia religiosa alla quale partecipano le autorità
politiche e religiose del paese e della
regione.
Si tratta di una vera e propria festa piena
di canti, di profumi e di spari festosi,
durante la quale vengono celebrati sacri-
fici mentre i pellegrini riempiono la città
in una grande processione.
Volubilis
A 5 chilometri da Mûlây Idrîs e a 31 da
Meknes si trovano le rovine romane più
importanti del Marocco. Il sito di Volubilis è
effettivamente uno dei maggiori luoghi culturali del paese. Antica capitale del re Juba
II, marito della figlia di Cleopatra e Marcantonio, racchiude tutta la storia romana
del Marocco.
Ingresso a pagamento. Aperta tutti i giorni.
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MÛLÂY ISMA‘ÎL
Uomo dalla corporatura possente, agile e
vigoroso al tempo stesso, Mûlây Isma‘îl,
dal «viso lungo, più nero che bianco, ossia
molto mulatto» era «l’uomo più forte e
vigoroso delle sue terre» secondo SaintOlon, ambasciatore di Luigi XIV presso il
sultano.
Mûlây Isma‘îl aveva una volontà granitica, «Se Dio mi ha dato il regno, nessuno
può togliermelo» ripeteva spesso, ma
anche una grande perspicacia politica e
intendeva essere sempre primus inter pares.
Negli affari di stato come anche nelle questioni meno importanti voleva sempre
Ritratto di Mûlây
Isma‘îl, incisione del
XVIII secolo.
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essere il primo e dare l’esempio. «In
guerra ma anche nei grandi lavori dei
periodi di pace, come la costruzione di
Meknes lo si vede spesso mettersi all’opera come l’ultimo dei muratori».
Mûlây Isma‘îl, secondo sultano della dinastia alawita, trascorse ventiquattro dei 55
anni del suo regno, impegnato nell’opera
di pacificazione del paese, combattendo i
ribelli e gli insorti e ricostituendo l’ordine politico. Per questo aveva bisogno di
un esercito forte, stabile e devoto che sarà
organizzato in contingenti di colore di
circa 150.000 uomini, ai quali fa prestare
giuramento sul volume di hadîth dell’imâm al-Bukhârî, uno dei quattro maggiori tradizionalisti dell’Islam. Da qui il
nome di ‘Abîd al-Bukhârî, “schiavi di alBukhârî”, che venne dato loro. Il sultano
doveva al tempo stesso assicurarsi una
presenza permanente in tutto il territorio. Riuscirà a raggiungere questo obiettivo costruendo in tutto il paese fortezze
dove disloca contingenti armati fino ai
denti, incaricati di mantenere l’ordine o
di contenere l’assalto delle tribù non
ancora battute.
Verso il 1111/1700, il regno di Mûlây
Isma‘îl raggiunge il suo apogeo. L’insieme del Marocco, l’attuale Mauritania, il
Touat gli obbediscono; controlla la pirateria e percepisce il 70% del valore dei
carichi requisiti. I contatti economici con
l’Europa riprendono e le società commerciali europee hanno sedi a Tetouan,
Salé, Safi e Agadir. I luoghi occupati dalla
Spagna lungo la costa vengono riconquistati. Con la Francia e l’Inghilterra c’è un
nutrito scambio di ambasciatori. Nell’insieme, le relazioni del Marocco con i più
importanti paesi europei si normalizzano
e diventano più intense.
Contemporaneo di Luigi XIV, Mûlây
Isma‘îl fu considerato dagli uomini del
suo tempo e da quasi tutti gli storici, il
più grande monarca della dinastia alawita
nel corso dei suoi primi due secoli di esistenza. Come Luigi XIV, voleva lasciare
un’impronta indelebile sul paese. Decise
quindi di costruire una città imperiale da
lui interamente concepita e progettata:
Meknes, che con lui assunse il rango di
capitale.
Alla morte del sultano (1139/1727), che
era rimasto al potere a costo di lotte
costanti, la città avrebbe conosciuto
profonde difficoltà perché l’edificio creato da Mûlây Isma‘îl poggiava interamente
sulla sua persona. Per esempio, l’esercito,
che era stato concepito come garante non
solo della forza dello stato ma anche della
sua continuità, divenne, a causa delle azioni e gli interventi diretti nelle questioni
politiche, un forte elemento destabilizzatore. Durante trent’anni l’esercito impose la sua legge, nominando e deponendo i
sultani. La conseguenza fu la rovina del
paese: casse vuote, vita economica in rovina, anarchia sociale.
La leggenda e le cronache marocchine e
straniere ci hanno lasciato l’immagine di
Mûlây Isma‘îl come un grande sultano.
Ma l’unica corrispondenza tra Luigi XIV
e il sovrano conservata dagli storici francesi è la domanda di matrimonio fatta dal
re marocchino al re di Francia per chiedere la mano della principessa di Conti,
sorella del Re Sole.
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