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Anziani e educazione alla salute
Il seguente articolo è tratto dalla rubrica "Terza Età" che il Gruppo di Ricerca Geriatrica cura
settimanalmente dal 1987 sul quotidiano locale «Giornale di Brescia»: lo mettiamo a disposizione dei
lettori invitandoli ad utilizzarlo nelle tante occasioni di educazione alla salute rivolte agli anziani e
alle loro famiglie.
Dottore mi sento, sono stanco!
Tony Sabatini
In questa nostra società efficiente il sintomo "stanchezza", o astenia, non ha mai trovato un’adeguata
attenzione, sebbene sia uno dei più frequenti disagi lamentati dai pazienti. E’ un sintomo aspecifico,
talvolta unico e debilitante, che si presenta o come segnale di allarme di molte malattie, oppure a sé
stante, senza riferimento a una chiara causa organica. Quindi nella valutazione di una persona con
astenia vanno prima di tutto escluse le cause dette “organiche”, cioè le malattie che possono causarla,
da quelle infettive o infiammatorie a quelle cardiorespiratorie o tumorali. Nella accezione popolare la
stanchezza viene però spesso attribuita a valori bassi di pressione arteriosa, anche se non è facilmente
definibile il valore di pressione che causa astenia. In realtà più che un preciso valore di pressione
conta la riduzione della stessa rispetto alle condizioni abituali del soggetto; ad esempio per chi ha
valori di pressione di 170/100 mmHg una riduzione a 130/80 (valori “buoni” e normali) provoca la
stessa stanchezza che avrebbe una persona con valori di 90/60 mmHg partendo dagli abituali 120/80
mmHg. Un’altra causa a cui si attribuisce comunemente astenia è “il calo degli zuccheri”, cioè
l’ipoglicemia. In realtà l’ipoglicemia si manifesta con una serie di sintomi ben definiti, tra cui
l’astenia, ed è solo raramente causa dell’astenia per la quale i pazienti afferiscono ad un medico. Fino
a non molti anni fa, di fronte a "stanchezze" generalizzate, caratterizzate soprattutto da stati
psicologici di affaticamento, si usava il termine "neurastenia", oppure, in casi perduranti molto
tempo e connotati da sensazione di "vuoto mentale", era comune quello di "esaurimento nervoso".
Attualmente questi termini sono in disuso nella medicina, perché definiti disturbi d’ansia o depressivi
. Un’altra causa non organica a cui si è spesso soliti attribuire la stanchezza è lo stress. Lo stress è
una reazione fisiologica, cioè normale, legata all’ambiente in cui vive l’uomo e che è prodotta da una
gamma estremamente ampia di stimoli. Non è una vera e propria condizione di malattia, bensì una
reazione normale del corpo, con l’utile fine di mantenersi in equilibrio nonostante le variazioni
ambientali. Questa reazione può tuttavia divenire nociva se le situazioni “aggressive” agiscono con
particolare intensità e per periodi di tempo lunghi. Altre volte la stanchezza può essere provocata da
farmaci, soprattutto quando si abusi di questi senza un costante controllo medico, preferendo una
facile autocura piuttosto che la consulenza di un esperto. E’ il caso, per esempio, di sedativi, farmaci
psicotropi e sonniferi, che causano stanchezza associata a confusione mentale e sonnolenza. Molti
altri farmaci possono avere, tra gli effetti collaterali, stanchezza (dai diuretici ai farmaci beta
bloccanti, usati per la cura della pressione alta, ma anche molti altri). Anche negli anziani la astenia
riconosce molte cause, che vanno dalle malattie croniche (ad esempio scompenso cardiaco, malattie
polmonari , insufficienza renale ed anemia, ma anche malattie osteoarticolari), allo stile di vita
“moderno” che ha portato ad una ridotta attività fisica ed al conseguente sovrappeso ed ipotrofia
muscolare. Poiché la stanchezza è un sintomo e non una malattia, la sua terapia consiste nel
trattamento delle sue cause, siano esse organiche che psichiche. Per molti altri casi basterebbe uno
stile di vita più regolare, meno “moderno”, meno dipendente dalle auto, in cui ci si ricordi che siamo
fatti da un corpo che ha bisogno di muoversi.
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