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in questo numero
Il Comico
e la Spalla
al Politeama Rossetti
dal 13 al 17 aprile
14
il Comico e la Spalla
2004
2005
Il Comico e la Spall
la scheda di presentazione
Un atto d’amore verso due figure - il comico
e la spalla - che appartengono alla tradizione
dello spettacolo italiano e radicano i loro
archetipi nel mondo della farsa più antica, poi
della commedia dell’arte e tracciano un fil
rouge attraverso i secoli, fiorendo nel varietà,
nel cinema e nella televisione. Un atto di fiducia verso il teatro che – anche quando pone
sul palcoscenico figure lievi, che appartengono
all’ambito della comicità – è sempre in grado
di offrire agli occhi del pubblico una profonda
e significativa metafora della vita.
Vincenzo Cerami sviluppa lungo queste due
dimensioni il testo de Il comico e la spalla, che
parte raccontando il divertente e burrascoso
rapporto fra due anziani artisti, il loro bagaglio
di memorie comuni, di reciproche dipendenze
e taciute frustrazioni, per tracciare alla fine due
ritratti di toccante umanità. Alfio e Carmelo:
un binomio che sulle scene da anni raccoglie
successi e che dietro le quinte cela un mondo
di piccole tumultuose rivalità e di inscindibili
simbiosi. Sono loro i personaggi al centro
dell’invenzione di Cerami. Diventano creature
palpitanti di vita, grazie alla vis comica e alla
profondità interpretativa di Tuccio Musumeci
e Pippo Pattavina, entrambi già applauditi al
Politeama Rossetti. Nel primo atto, la pièce
ce li presenta nel pieno della loro attività: in
scena, i due comici stanno interpretando uno
spettacolo esilarante ma dal tragico finale, in
cui Carmelo – la spalla – frustrato dalla sua
posizione rispetto ad Alfio, uccide il collega.
Nel secondo atto, Alfio e Carmelo sono dipinti invece nella loro realtà di persone, spogliati
dei loro ruoli e dei costumi sono semplicemente Ernesto ed Orazio. Continuano però
intimamente ad essere “il comico e la spalla”:
nel loro dialogo riecheggiano le battute, i sottili
attacchi che poco prima abbiamo sentito sulla
scena e che evidentemente fanno ormai parte
della loro esistenza, dell’universo chiuso che
negli anni si sono costruiti, e dove rimangono
protetti ma anche “impermeabili” rispetto al
la
1 ora e 45 minuti
con intervallo
la prosa
resto del mondo.
Il mondo “esterno” con le sue sollecitazioni non li cambia: giunge loro
attraverso il simpatico contrappunto
di Marta, la padrona della pensione
in cui alloggiano, che punteggia le
giornate con i suoi racconti e commenti. Ma un giorno viene posta ai due
protagonisti una prova ben più forte:
quella di affrontare l’impeto sincero e
imprevedibile della figlia di Orazio, che
un gioco crudele del destino vorrebbe
ora amante di Ernesto. Nemmeno una
folata così palpitante di vita “vera” e di
sentimento come è quello incarnato
dalla giovane donna, riescono a scalfire
il rapporto fra i due, che scricchiola, si
colora di smarrimento, di conflittualità
ma alla fine si ricompone. Ed Ernesto e
Orazio – imprigionati ormai definitivamente nelle dinamiche di palcoscenico
– finiscono per ridere anche di questa
delicata situazione. Se alla coinvolgente
scrittura di Vincenzo Cerami dobbiamo questa bella storia, importante è
segnalare molti altri contributi artistici
su cui si fonda lo spettacolo: innanzitutto la parte musicale, imponente (c’è
un musicista – Fabio Ceccarelli – in
scena, impegnato in un costante commento “dal vivo” rispetto a quanto
avviene) firmata da Nicola Piovani, che
rinsalda così il suo già fortunato sodalizio con
Cerami. La regia è affidata alla mano esperta di
Jean-Claude Penchenat, fondatore con Ariane
Mnouchkine del celeberrimo Théâtre du Soleil.
Intense anche le due protagoniste femminili,
Anna Malvica che colora con la sua vivacità
il personaggio di Marta e Clotilde Sabatino
che regala alla platea una Cristina impegnata
nel passaggio dalle utopie della giovinezza alle
durezze della vita adulta. (i.lu.)
Il Comico e la Spall
l’autore, il regista e l’autore delle m
Vincenzo Cerami
Nato a Roma, ha come insegnante di lettere nella scuola
media di Ciampino, Pier Paolo Pasolini, che gli fa scoprire
la letteratura e in particolare la poesia. Nel 1976 esce Un
Borghese piccolo piccolo, il suo primo romanzo,
di cui Italo Calvino scrive la presentazione. Pubblica successivamente diverse opere letterarie: il romanzo Amorosa
presenza, il poema narrativo Addio Lenin; i
romanzi Tutti cattivi, Ragazzo di vetro e La
lepre; il libro di racconti L’ipocrita, la raccolta di
“mini-romanzi” La gente; il “manuale” di scrittura creativa Consigli a un giovane scrittore, il racconto
di quattro celebri delitti italiani intitolato Fattacci, la
sceneggiatura del film La vita è bella, il testo teatrale
Canti di scena, i racconti in fumetto Olimpo
S.p.a., il romanzo Fantasmi e la raccolta di scritti
vari Pensieri così. All’attività letteraria Cerami ha sempre affiancato quella cinematografica e teatrale. Ha collaborato alla sceneggiatura di numerosi film, fra cui ricordiamo
Casotto, Il minestrone e Vipera di Sergio
Citti, Salto nel vuoto e Gli occhi, la bocca
di Marco Bellocchio, Colpire al cuore, I ragazzi
di via Panisperna e Porte aperte di Gianni
Amelio, Il piccolo diavolo, Johnny Stecchino,
Il mostro, La vita è bella e Pinocchio
di Roberto Benigni. Cerami ha scritto, tra le altre, le
opere teatrali L’amore delle tre melarance,
L’enclave des Papes, Teatro Excelsior, La
casa al mare, Ring, Francesco, il musical
e Socrate. Dalla lunga collaborazione con il musicista
Nicola Piovani sono nati gli spettacoli Le cantate del
Fiore e del Buffo, Il signor Novecento e
Canti di scena, Borderò, Romanzo musicale e lo “Stabat Mater” La Pietà. Al Festival della
Letteratura di Mantova ha presentato l’epistolario in versi
Lettere al metronomo. Nel 2003, nell’isola greca
di Delos, è andata in scena la cantata L’isola della
Luce, musicata e diretta da Nicola Piovani. Per il Teatro
Comunale di Bologna ha ricostruito il recitativo – andato
perso – del libretto di un’opera di Schubert, Gli amici
di Salamanca.
Jean-Claude Penchenat ha fondato a Parigi nel 1964, con
Ariane Mnouchkine, il Théâtre du Soleil, compagnia che ha
messo in scena importanti spettacoli come La cuisine,
L’âge d’or (rappresentati anche al Piccolo Teatro di
Milano e a Venezia per la Biennale del Teatro), Le songe
d’un nuit d’été, Les clowns, 1789, 1793 e
Capitaine Fracasse. Nel 1975 ha dato vita al Théâtre
du Campagnol (con sede a “La Piscine” di Châtenay-Malabry,
alla periferia di Parigi), che nel 1983 diventa “Centre dramatique national”. Tra le sue regie si ricordano Le triomphe de l’amour di Marivaux, Le bal, creazione collettiva con numerose tournées in Francia e all’estero, L’Opéra
de Smyrne di Goldoni, L’enclave des Papes di
Vincenzo Cerami, Illusions perdues e Splendeurs
et misères des courtisanes, adattamento da
Balzac, Arlequin poli par l’amour, L’epreuve,
La colonie, La provinciale (spettacolo che ha fatto
una lunga tournée negli Stati Uniti, Canada, Messico, Haiti e
Islanda), Les acteurs de bonne foi di Marivaux,
Une des dernières soirées de Carneval di
Goldoni, Le voyage à Rome, Le jouer di Goldoni,
Le jeu des 7 familles, Peines d’amour perdues di Shakespeare, Les cédrats de Sicile di
Pirandello, Une petite découverte, creazione collettiva portata in tournée anche in Italia, L’homme exemplaire di Goldoni, Nouvelles di Pirandello e Boccaccio.
Penchenat, che è coautore di tutti gli spettacoli del Théâtre
du Soleil e delle creazioni collettive delle due compagnie da
lui fondate, ha scritto anche dei testi teatrali che, oltre a
essere stati rappresentati, sono editi dalla prestigiosa casa
editrice francese Actes-Sud: I, Place Garibaldi (1990) e
Les enfants gâtés (1998). Dello spettacolo Le bal
Ettore Scola nel 1983 ha diretto la trasposizione cinematografica intitolandola Ballando ballando. Sia nella pièce
che nella pellicola Penchenat figura fra gli interpreti insieme
alla sua compagnia. Come attore di cinema ha lavorato, tra
gli altri, nei film 1789 e Moliére di Ariane Mnouchkine,
in F. comme Fairbanks di Maurice Dugowson, in
L’affiche rouge di Frank Cassenti, in Bolivar di
Eduardo Manet e in Gardé à vue di Claude Miller.
Jean-Claude Penchenat
la
musiche
Politeama Rossetti
dal 13 al 17 aprile 2005
la prosa
Nicola Piovani
Nicola Piovani è nato a Roma, dove vive e lavora. Allievo
del compositore greco Manos Hadjidakis, inizia la sua
carriera di autore di musica da film nel 1969 componendo
la colonna sonora di N.P. il segreto di Silvano Agosti.
Nel 1970 l’incontro con Marco Bellocchio per il film Nel
nome del padre, al quale seguono Sbatti il
mostro in prima pagina, Marcia trionfale,
Salto nel vuoto, Il gabbiano. Ha musicato
più di cento film fra cui Il marchese del Grillo,
Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli;
La notte di San Lorenzo, Kaos, Good
morning Babilonia, Tu ridi di Paolo e Vittorio
Taviani, La messa è finita, Palombella rossa,
Caro diario, La stanza del figlio di Nanni
Moretti. Ha lavorato anche con i registi Giuseppe Tornatore,
Sergio Citti, Luigi Magni, Daniele Lucchetti, Antonio Albanese,
Gianfranco Mingozzi, Peter Del Monte, Fabio Carpi, Damiano
Damiani. Tra il 1985 e il 1990 compone le musiche degli
ultimi tre film di Federico Fellini: Ginger e Fred,
Intervista e La voce della luna. Con le musiche scritte per il film di Roberto Benigni La vita è
bella vince il Premio Oscar 1999 e nel 2000 ottiene
la nomination per i Grammy Awards. Piovani ha anche
collaborato con Bigas Luna, Jos Stelling, John Irvin, Ben
Von Verbong, Maria Luisa Bemberg, Sergeij Bodrov, John
Harrison, Philippe Lioret. Piovani si dedica con assiduità
al teatro: ha scritto la musica per I Sette Re di
Roma di Luigi Magni, regia di Pietro Garinei, e per il
musical Concha Bonita che ha debuttato al “Théâtre
National de Chaillot” di Parigi, con la regia di Alfredo Arias.
Fondamentale l’incontro con lo scrittore Vincenzo Cerami:
insieme hanno scritto La cantata del Fiore, La
cantata del Buffo, Il signor Novecento,
Canti di scena, Romanzo musicale, La
Pietà, Concerto fotogramma. Nel 2003, nell’isola greca di Delos, ha avuto la prima esecuzione della
cantata L’isola della Luce. Attivo come compositore
di musica da camera e per balletto, Piovani è anche
autore di canzoni, fra le quali ricordiamo quelle scritte per
Fabrizio De André, Roberto Benigni e Noa.
Il Comico e la Spall
Note del regista
Per la seconda volta metto in scena una commedia di Vincenzo Cerami. La prima è stata
nel 1984 al Festival di Avignone. Ci siamo
incontrati a Roma durante le riprese di Le Bal,
a Cinecittà. Ettore Scola, che era al corrente
di un mio progetto, ci ha presentato e subito,
dopo una breve conversazione, ho proposto a
Vincenzo di raggiungere la nostra compagnia, il
“Théâtre du Campagnol”, a Châtenay-Malabry,
nella periferia sud di Parigi, dove avevo il mio
teatro, “La Piscine”.
E così fu. Abbiamo vissuto tre mesi di scambi
appassionati intorno al soggetto che avevo
scelto, tra le proposte di Vincenzo, le improvvisazioni degli attori e la scoperta giorno dopo
giorno dell’opera che si andava costruendo.
Allora ho cominciato a conoscere Cerami, la
sua finezza e il suo acume davanti agli attori,
l’humour singolare che i Francesi non sempre
decifrano, la sfrontatezza e il riserbo. E la sua
scrittura.
Lo spettacolo si chiamava L’enclave des Papes
ou la nouvelle villégiature in omaggio alla
commedia di Goldoni. Metteva in scena un
gruppo di intellettuali in villeggiatura, ospiti di
un ricco editore nel Lubéron, terra d’elezione
della “gauche-caviar” parigina che si confrontava con la destra tradizionale dei notabili locali. Attendevano la visita del ministero
della Cultura. In mezzo a tutto questo una
troupe teatrale che allestiva La tempesta di
Shakespeare in provenzale. Erano gli anni di
Jack Lang…
Lo spettacolo fu accolto freddamente dalla
critica perché nel teatro pubblico si è perduta
l’abitudine di ridere delle bizzarie della nostra
società. Bisogna dire che nel testo la stampa
veniva particolarmente punzecchiata. La commedia da noi è un genere che va perdendosi,
sempre più ristretta al teatro di strada e alle
esibizioni di attori solitari e autocompiacenti.
Il pubblico invece apprezzò e lo spettacolo
andò in tournée con un bel successo.
È dunque la seconda avventura che divido con
Cerami. Questa volta sono io a raggiungerlo
al Teatro Stabile di Catania e a scoprire un
paese, degli attori, una lingua, ritrovando però
la stessa scrittura, lo stesso universo, la stessa
stravaganza.
Devo accompagnare Cerami nella sua creazione, non tradirlo, e portare la sua opera fino al
primo incontro con il pubblico. È un compito
difficile mettere in scena un testo contemporaneo, ma quanta libertà! E l’autore è sempre
il vicino, prova dopo prova e insieme, grazie al
fraterno e amorevole, si scopre la ricchezza
nascosta tra le parole.
Che piacere condividere questi momenti insieme ad attori con una tradizione diversa dalla
mia, un grande musicista e l’amico Roberto
Moscoso che ha inventato tanti spazi per i
miei sogni.
la
Le figure del comico e della spalla appartengono al
genere farsesco. La cultura italiana, a differenza ad
esempio di quella francese, ha una lontana e radicata tradizione basata sui meccanismi che scattano nel rapporto tra i due personaggi. Il comico è
un clown la cui logica assurda e incongrua viene
continuamente smascherata dall’attore che lo spalleggia. Il quale ha il compito specifico di incarnare i
valori comuni e di essere portavoce del buon senso.
Anche se può sembrare blasfemo gli stessi Dante e
Virgilio nella Divina Commedia in alcune situazioni
coprono perfettamente i due ruoli. Nel Novecento
c’è stata una grande fioritura di comici accompagnati dalle loro spalle, prima nel varietà, poi nel
cinema e infine nella televisione. Basta pensare a
Totò e Peppino, o a Totò e Castellani; al “Vieni avanti,
cretino” dei fratelli De Rege; a Chiari e Campanini; a
Cochi e Renato; a Tognazzi e Vianello e a tanti altri,
perduti in provincia e nella memoria.
È una coppia canonica, uno non può fare a meno
dell’altro. Ovvero la spalla fornisce al suo partner
materiali capaci di esaltarne la vis comica, di farne
esplodere appieno la personalità. Questo è il punto
Note dell’autore
di partenza della mia commedia, nella quale viene
alla ribalta un gioco di ruoli che va ben oltre le
leggi teatrali. Ho puntato la lente di ingrandimento
sul rapporto comico-spalla per mettere a nudo gli
occulti ingranaggi che legano insieme due persone
fortemente dipendenti fra loro, come possono
essere un genitore e un figlio, un docente e l’allievo,
marito e moglie, due indissolubili amici.
Mi sono chiesto fin dove simile sodalizio conservi
la sua spontaneità, se non intervenga a un certo
punto una sorta di coazione patologica che non
permette ai due di affrancarsi, di vivere di vita
propria. Come in tutti i legami stretti si crea un
metalinguaggio esclusivo e impenetrabile fatto di
codici autoreferenziali: è un universo equilibrato,
rassicurante, consolidato nel tempo e nei codici.
Ma è sempre incombente il rischio che questa
sfera diventi una trappola e che i protagonisti
perdano del tutto i contatti con il loro esterno. Ho
tentato di indagare nei recessi di un tale sodalizio,
dove fatalmente cova la spinta a evadere da
un orizzonte chiuso e regressivo. Se i due attori
imboccano la strada dell’autonomia, da un lato
sono bloccati dalla paura di affrontare l’ignoto e
dall’altro devono fare i conti con una sorda e mai
risolta conflittualità.
Mano a mano che scrivevo “Il comico e la spalla”
i due protagonisti, Alfio e Carmelo, mi si presentavano non più come due professionisti del
palcoscenico, che per mestiere devono far ridere il
pubblico, ma come due amici di vecchia data che
per un momento, solo un momento, con sforzo
disumano, fanno venire a galla tutti i problemi della
loro esistenza reale. In questo sforzo ho specchiato
la pulsione a sentirsi padroni di se stessi, comune
a molti, me compreso. Il comico e la spalla, sotto
questa luce, sono un pretesto per mettere a fuoco
in una scena virtuale il tema dell’identità e di una
vita percepita come parassitaria.
Il Comico e la Spall
i protagonisti
«Raffinati e allo stesso tempo in un certo
senso “popolari”: Tuccio Musumeci e Pippo
Pattavina mi hanno da subito conquistato,
soprattutto per la loro singolare vis comica
che mi è molto vicina... Ho infatti molto
amato e frequentato – sia come spettatore
che come regista – il genere della comicità.
Una tradizione preziosa e ricca che in antico sfociava nella commedia dell’arte e che
si è evoluta assieme all’arte del teatro fino
ai nostri giorni, esprimendosi nell’avanspettacolo, nel varietà…» Antonio Calenda
è probabilmente l’interlocutore più adatto
a introdurci all’arte che Tuccio Musumeci
e Pippo Pattavina portano sul palcoscenico
ne Il comico e la spalla: il direttore dello
Stabile regionale ha infatti al proprio attivo
esperienze notevolissime in tale ambito,
ove ha raggiunto momenti memorabili con
la messinscena di spettacoli come ‘Na sera
e maggio e Cinecittà.
«Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi come Pupella e Rosalia Maggio, Pietro
De Vico, Aldo Tarantino – racconta infatti
Calenda - maestri in cui si ravvedono i
capisaldi della grande vera tradizione italiana, quella degli attori “a tutto tondo”,
che sapevano costruire un rapporto con
il pubblico e tenerlo teso indipendentemente dalla lingua, usando la “recitazione”
piena, i dialetti che rappresentavano l’unica
possibilità di comunicazione quando la
lingua in Italia non era unificante né era
unica… Ritengo che Tuccio Musumeci e
Pippo Pattavina appartengano a pieno titolo a questa “famiglia”, che ha un punto di
la
la prosa
riferimento importante pure in un altro
attore siciliano indimenticabile, Turi Ferro,
con cui hanno condiviso spesso la scena e
di cui perpetuano ora il sapere teatrale. Li
ho conosciuti personalmente e ho potuto
apprezzare la loro grande creatività quando negli anni Ottanta li ho diretti entrambi in Quando non arrivarono i nostri di
Sciascia, una parte dello spettacolo Trittico,
che firmai per lo Stabile catanese, e che
comprendeva altre due parti di Bufalino
e Consolo, fra i più grandi autori italiani
contemporanei».
«Lavorando fianco a fianco sul palcoscenico – aggiunge ancora Calenda – trovai allora in Musumeci e Pattavina una impeccabile capacità attorale, una comicità naturale
che sapeva attingere all’istinto plautino,
fescennino ma anche portare il segno della
tragedia, della malinconia, di una profonda
consapevolezza esistenziale. Sono soddisfatto di aver potuto proporre questo loro
lavoro al pubblico del Politeama Rossetti,
dove li accolgo con affetto augurandomi
che le nostre strade possano nuovamente
incontrarsi»
Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina hanno
alle spalle notevolissime carriere teatrali:
il primo abbandona per il palcoscenico gli
studi di medicina. La sua comicità lineare, istintiva, lo rende un interprete con
forte gusto della satira, dello sberleffo, ma
capace anche di ritrarre i personaggi con
grande intensità: inizia dunque formando
un applaudito duo comico con un giovanissimo Pippo Baudo ma presto giunge allo
Stabile di Catania, dove affina il suo talento
con maestri di spessore. Innumerevoli le
sue prove da protagonista in testi importanti di autori siciliani, ma anche in grandi
classici della storia del teatro: fra questi
vanno menzionati almeno Cronaca di un
uomo di Giuseppe Fava, Il consiglio d’Egitto
di Sciascia, I Malavoglia di Verga, la commedia musicale di Tony Cucchiara Pipino il
Breve. Con un applaudito allestimento del
pirandelliano Il berretto a sonagli interpretato assieme a Turi Ferro ottiene successo
a Parigi, Bonn, Toronto e New York. Alle
prove teatrali alterna da sempre impegni
televisivi sia come interprete di sceneggiati
sia prendendo parte a show come Settevoci
o Giochiamo al varietà, in cui è nuovamente
assieme a Pippo Baudo.
Pattavina invece esordisce come cantante
e successivamente – seguendo la sua vera
aspirazione – approda alla recitazione nell’ambito di una trasmissione radiofonica.
Entrato a far parte dello Stabile etneo ha
recitato un vasto repertorio di autori fra
cui Verga, Capuana, De Roberto, diretto
da registi di primo livello: ricordiamo titoli
quali Cavalleria rusticana, La lupa di Verga,
L’avaro e La scuola delle mogli di Molière,
Riccardo III di Shakeseare accanto a Giorgio
Albertazzi, e poi l’Aulularia plautina e Liolà
di Pirandello. Entrambi sono già stati ospiti dello Stabile regionale, Musumeci con
I vicerè di De Roberto e recentemente
con Annata Ricca di Martoglio; Pattavina
è stato applaudito nello shakespeariano
Molto rumore per nulla, e accanto ad Andrea
Jonasson, ne La governante di Brancati.
Ilaria Lucari
Persiani
il prossimo spettacolo
È uno spettacolo di produzione, l’eschileo
Persiani diretto da Antonio Calenda, a chiudere – dal 26 aprile al 1° maggio – la Stagione
di Prosa 2004-2005 del Teatro Stabile del
Friuli-Venezia Giulia. Una stagione che ha
raccolto consensi e che per lo Stabile regionale è stata, fin dall’inizio, molto significativa.
Inaugurata dal Re Lear di Shakespeare, con
Roberto Herlitzka, Daniela Giovanetti, Luca
Lazzareschi e Alessandro Preziosi – spettacolo che si è rivelato uno dei più richiesti e
applauditi dell’anno sul piano nazionale – è
stata connotata dal susseguirsi di titoli e
artisti apprezzati dal pubblico e di momenti
importanti, come la celebrazione – lo scorso 22 dicembre – del Cinquantesimo anno
d’attività del Teatro. A concludere idealmente questo ciclo – in attesa di ripartire
a ottobre 2005 con un nuovo cartellone
di grandi proposte – sarà dunque un altro
lavoro firmato dallo Stabile, che dopo aver
debuttato al Teatro Greco di Siracusa nel
maggio 2003 è stato ripreso e portato in
tournèe nazionale proprio in questi mesi.
La compagnia impegnata nell’imponente
allestimento è capeggiata da un’attrice di
grande intensità espressiva quale Piera Degli
Esposti (che interpreta la Regina Atossa) ed
è composta da nomi di primo livello quali
Osvaldo Ruggieri – un autorevole spettro
del Re Dario – e Luca Lazzareschi che in
una prova di virtuosismo dà vita sia al ruolo
poetico del Messaggero, sia a quello del
giovane Re Serse, vinto e punito per la sua
troppo accesa ambizione. Accanto a loro,
guidato da un primo corifeo della statura
di Giancarlo Cortesi, un ensemble di attori
che, affiatatissimi, danno vita a un coro di
profondo struggimento.
Fin dal debutto al Teatro Greco e nel corso
di ogni tappa del tour invernale, lo spettacolo ha colpito per la sua forte attualità:
Emilia Costantini scriveva infatti da Siracusa
sul Corriere della Sera «Piera Degli Esposti,
ATTENZIONE!
Lo spettacolo
debutta di martedì (turno PRI).
Il turno pomeridiano (E)
è in programma
mercoledì 27 aprile alle 16.
nell’allestimento di Calenda improntato a un’aggressiva modernità, è
una donna rassegnata alla sconfitta
del suo popolo.
Un colpo di cannone spacca in due
la facciata del palazzo reale: è la
guerra, ieri e oggi, a seminare odio e
terrore. Atossa è come una madre
irachena, pronta a seppellire i suoi
morti». Mentre da Trento, dove lo
spettacolo è stato ripreso, la penna
di Claudia Gelmi – recensendo per
il Corriere del Trentino – sottolinea come «lo strabiliante Luca
Lazzareschi è il reduce che porta
negli occhi il dolore di chi ha visto,
un dolore che si è trasformato in
follia e delirio e che magistralmente l’attore riversa su un corpo dai
movimenti spaventati, su una voce
tremante e disperata, su uno sguardo disumano, poiché spogliato di
tutta l’umanità del mondo e della
storia».
Persiani è infatti una sofferta elegia sul
tema della guerra: impossibile non pensare
– rileggendone il testo – ai molti e violenti
conflitti che appartengono da sempre “al
mondo e alla storia” e che continuano a
infliggerci sofferenza, instabilità e dolore. «È
un monito duro, chiarissimo, a non perdere
di vista la limitatezza dell’uomo – commenta il regista Calenda – un monito alla cui
efficacia Eschilo (che pure fu direttamente
colpito dalla ferocia delle guerre contro i
Persiani) sacrifica la possibilità di cantare
l’eroismo dei suoi Greci. Conserva invece
Politeama Rossetti
dal 26 aprile al 1° maggio 2005
la prosa
con fermezza il punto di vista dei nemici
vinti, dando voce ad una pietas d’universale
validità». Per far giungere al pubblico di oggi
tale messaggio, il regista si è avvalso dei fidati
collaboratori che lo hanno seguito nel corso
dell’intero progetto dedicato ai classici
greci, attuato assieme all’Istituto Nazionale
del Dramma Antico: la scena è di Bruno
Buonincontri, di Elena Mannini i costumi e
Nino Napoletano firma le luci dello spettacolo. Il coinvolgente coro si muove sulle
musiche di Germano Mazzocchetti, secondo la linea dei movimenti coreografici creati
da Catherine Pantigny. (i.lu.)
Photo by Gian Paolo Barbieri
Pigrizia, arroganza o presunzione?
Vi stat e c h i e d e n d o p e r c h è fac c i a m o u n a s o l a m i s c e l a ? Ve lo d i c i a m o n o i .
Per anni abbiamo cercato di eguagliare quella che abbiamo già, ma non ci
siamo riusciti. Non stupitevi: ci sono cose nella vita che non è possibile
migliorare e la nostra miscela probabilmente è una di queste. Così abbiamo
deciso di concentrarci su una cosa sola: mantenere il livello di qualità
raggiunto, il migliore che potevamo offrirvi. credeteci, non è un lavoro da pigri.
some things are just better.
Calendario spettacoli e prevendite
APRILE 2005
DAL 13 AL 17 APRILE 2005 - POLITEAMA ROSSETTI
Teatro Stabile di Catania
Il comico e la spalla
di Vincenzo Cerami regia di Jean Claude Penchenat
con Pippo Pattavina, Tuccio Musumeci
PLATEA A Interi
€ 27,50
PLATEA A Under 25
PLATEA B Interi
€ 24,00
PLATEA B Under 25
PLATEA C Interi
€ 19,00
PLATEA C Under 25
GALLERIE Interi
€ 14,00
GALLERIE Under 25
€
€
€
€
22,00
19,00
15,00
11,00
DAL 26 APRILE AL 1° MAGGIO 2005 - POL. ROSSETTI
Prosa
Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia in collaborazione con
Istituto Nazionale del Dramma Antico Fondazione Onlus
Persiani
di Eschilo regia di Antonio Calenda
con Piera Degli Esposti, Osvaldo Ruggieri, Luca Lazzareschi
Prezzi: vedi “Il comico e la spalla”
DAL 5 AL 24 APRILE 2005 - SALA BARTOLI
Suspect Culture (Glasgow) - Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia
in associazione con Tron Theatre Glasgow
Mer 13 apr
Gio 14 apr
Ven 15 apr
Sab 16 apr
Dom 17 apr
Lun 18 apr
Mar 19 apr
Mer 20 apr
Gio 21 apr
Ven 22 apr
Sab 23 apr
Dom 24 apr
Lun 25 apr
Mar 26 apr
Mer 27 apr
Gio 28 apr
Ven 29 apr
Sab 30 apr
A different language
di Renato Gabrielli regia di Graham Eatough
con Sergio Romano, Selina Boyak
Under 25
€ 12,50
fuori
abbonamento
altri percorsi
Posto unico Interi € 15,00
DAL 18 AL 30 MAGGIO 2005 - SALA BARTOLI
Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia
in coproduzione con Centro culturale Mobilità delle Arti
in collaborazione con Teatro Mercat de les Flors (Barcellona, Spagna)
Fighting Dogs (cane vs. sangue)
da Michail Bulgakov progetto e regia di Andres Teres Morte
con Annamaria Gherardi, Daniela Giovanetti, Pino Censi, Corrado Russo,
Andrea Mochi Sismondi, Sandro Stefanini
Posto unico Interi € 15,00
Under 25
€ 12,50
DAL 12 AL 17 APRILE 2005 - TEATRO DEI SALESIANI
Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia
I Piccoli di Podrecca “Varietà”
INTERI
€ 6,00
RID. ABBONATI E U25 € 3,00
DALL’11 AL 13 MAGGIO 2005 - POLITEAMA ROSSETTI
Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia in collaborazione con
Civica Scuola di Arte Drammatica presenta
Arlecchino servitore di due padroni
di Carlo Goldoni regia di Maurizio Soldà
con gli allievi delle Scuole Medie Inferiori e Superiori della Provincia di Trieste
Dom 1 mag
Lun 2 mag
Mar 3 mag
Mer 4 mag
Gio 5 mag
Ven 6 mag
Sab 7 mag
Dom 8 mag
Lun 9 mag
Mar 10 mag
Mer 11 mag
Gio 12 mag
Ven 13 mag
Sab 14 mag
Dom 15 mag
Lun 16 mag
Mar 17 mag
Mer 18 mag
Gio 19 mag
POLITEAMA ROSSETTI
20.30 (PRI) IL COMICO E LA SPALLA
16 (E) E 20.30 (A) IL COMICO...
20.30 (B) IL COMICO E LA SPALLA
20.30 (C) IL COMICO E LA SPALLA
16.00 (D) IL COMICO E LA SPALLA
SALA BARTOLI
21.00 A DIFFERENT LANGUAGE
21.00 A DIFFERENT LANGUAGE
21.00 A DIFFERENT LANGUAGE
21.00 A DIFFERENT LANGUAGE
17.00 A DIFFERENT LANGUAGE
21.00 A
21.00 A
21.00 A
21.00 A
21.00 A
17.00 A
20.30
16.00
20.30
20.30
20.30
(PRI) PERSIANI
(E) PERSIANI
(A) PERSIANI
(B) PERSIANI
(C) PERSIANI
DIFFERENT
DIFFERENT
DIFFERENT
DIFFERENT
DIFFERENT
DIFFERENT
17.30 INCONTRO
17.30 INCONTRO
LANGUAGE
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COMPAGNIA PERSIANI
SULLA SCENEGGIATA
MAGGIO 2005
POLITEAMA ROSSETTI
16.00 (D) PERSIANI
20.30 SOCIETÀ
SALA BARTOLI
DEI CONCERTI
20.30 ARLECCHINO SERVITORE...
10.00 ARLECCHINO SERVITORE...
10.00 ARLECCHINO SERVITORE...
20.30 SOCIETÀ DEI CONCERTI
21.00 FIGHTING DOGS
21.00 FIGHTING DOGS
21.00 FIGHTING DOGS
il Rossetti News
I ragazzi delle Scuole
presentano il classico
“Arlecchino servitore
di due padroni”
Il 21 aprile al Duomo di Milano
lettura scenica delle
lettere di Padre Turoldo: la
produzione è del Teatro Stabile
Si rinnova da mercoledì 11 a venerdì
13 maggio il tradizionale appuntamento con lo spettacolo realizzato dagli
allievi delle Scuole medie inferiori e superiori di Trieste che hanno
seguito nel corso della stagione il
laboratorio organizzato dalla Civica
Scuola d’Arte Drammatica e diretto da Maurizio Soldà. Il testo che
sarà messo in scena quest’anno è l’
“Arlecchino servitore di due padroni”
di Carlo Goldoni e segna un ritorno
al teatro classico: nelle prime due
stagioni, infatti, furono messi in
scena un altro capolavoro goldoniani,
“Il bugiardo” e la commedia shakespeariana “Sogno di una notte di mezza
estate”.
Lo spettacolo debutterà mercoledì 11
maggio alle ore 20.30 e sarà replicato giovedì 12 e venerdì 13 maggio
alle ore 10 (queste repliche sono
riservate alle scuole, che potranno
effettuare le prenotazioni al numero
040-3593535).
Il Teatro
Stabile del
Friuli-Venezia Giulia
sarà
presente il
21 aprile
al Duomo di
Milano per
la letteura
scenica
“Salmodia
della Speranza” di
Padre David Maria
Turoldo,
il sacerdote poeta,
saggista,
drammaturgo e sceneggiatore
cinematografico nato
a Coderno del Friuli nel 1916 e scomparso
nel 1992. Lo Stabile ha aderito all’ambizioso progetto che dopo Milano toccherà
altri luoghi di culto. Tra i protagonisti delle letture gli attori Moni Ovadia
e Maddalena Crippa. Il Teatro Stabile ha
già portato in scena l’opera di Padre
Turoldo: nella stagione 1992-93 Furio
Bordon ha allestito lo spettacolo “Amici
devo dirvi”, mentre nella stagione 196566 è andato in scena “Il martirio di Lorenzo”, interpretato, tra gli altri, da
Egisto Marcucci e Lino Savorani.
I Piccoli di Podrecca
portano “Varietà”
al Teatro
dei Salesiani
Le preziose marionette di
Podrecca saranno protagoniste
con la loro musica e fantasia
al Teatro dei Salesiani di via
dell’Istria a Trieste a partire dal 12
aprile: lo spettacolo “Varietà” prodotto dal Teatro Stabile del FriuliVenezia Giulia, ritorna infatti a
grande richiesta per il pubblico delle
scuole (replica di mattina alle 10.30
dal 12 al 15 aprile) e anche per il
pubblico degli appassionati – adulti
e bambini – che vorranno applaudire
i Piccoli nelle recite di venerdì 15
aprile alle ore 20.30 e nelle pomeridiane di sabato 16 e domenica 17
aprile alle ore 17. Il biglietto per
“Varietà” è in vendita a soli 6 euro
con riduzioni a 3 euro per gli abbonati allo Stabile regionale ed i giovani
sotto i 14 anni.
diretto da Antonio Calenda
“Trieste a Teatro”
Periodico del Teatro Stabile
del Friuli-Venezia Giulia
www.ilrossetti.com/triesteteatro.asp
Anno XIV - numero 113 - 13 aprile 2005
redazione Viale XX Settembre, 45 - 34126 Trieste
tel. 040-3593511 fax 040-3593555
www.ilrossetti.it e-mail [email protected]
Autorizz.Tribunale di Trieste n° 846 del 30.7.1992
stampa Stella Arti Grafiche,Trieste
direttore responsabile Stefano Curti
redazione Ilaria Lucari, Ivis Lasagna
Un pomeriggio
con la sceneggiata il 29
aprile alla Sala Bartoli
Il Teatro Stabile del Friuli-Venezia
Giulia in collaborazione con l’Associazione Amici del Caffè Gambrinus
organizza venerdì 29 aprile alle
ore 17.30 una conferenza-spettacolo
sul tema del teatro napoletano e in
particolare sul genere della sceneggiata. Ne offriranno un’interessante
analisi il giornalista Enrico Fiore,
critico teatrale del quotidiano “Il
Mattino” di Napoli e il direttore dello Stabile regionale Antonio
Calenda che spesso ha affrontato i
grandi autori napoletani. Ospite particolarmente gradito dell’incontro
sarà Nando Neri, un grande interprete di questo genere che parlerà della
sua lunghissima carriera e offrirà
al pubblico alcuni intensi momenti
cantati tratti dal ricco repertorio
della sceneggiata. La conferenza si
terrà alla Sala Bartoli.
Il giorno precedente, giovedì 28
aprile, sempre alle ore 17,30 in
Sala Bartoli, è in programma l’incontro con la compagnia dello spettacolo “Persiani”. L’ingresso è
libero fino a esaurimento dei posti
disponibili.
ADOLFO LEVIER (Trieste, 1873-1953) - Caffè all’aperto, 1910 - olio su tela, cm 65x92
il colore del benessere sociale
Non può esserci stabile ricchezza economica
senza ricchezza spirituale.
In qualsiasi ambito siano rivolti
– dalla sanità allo sviluppo economico, dalla scienza alla cultura,
all’arte, al tempo libero –
gli interventi della Fondazione sono sempre caratterizzati
da concreto impegno verso la collettività.
In una società evoluta
sono modulazioni che arricchiscono di felici tonalità
il colore del benessere sociale.
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