Fare l`Italia anche col diavolo". Storia della

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QuadroStoricoItaliano(1861‐1867)
Correval’anno1861.Dal17marzo,conlaproclamazionediVittorioEmanueleIIcome
primo Rex Italiae «per grazia di Dio e volontà della Nazione» nasce ufficialmente un
nuovoStatoingradodirivendicareunpostoallaparitralepotenzeeuropee,assumendo
didirittounruolochiavenelledinamichedelladiplomaziadelvecchiocontinente.
L’importanza storica della proclamazione dello Stato nazionale è rappresentata dal
completarsi del processo di unificazione dei molteplici Stati collocati geograficamente
sul territorio della Penisola, processo che è stato lungamente sostenuto nelle città di
maggiore importanza dai focolai democratici che hanno rivestito una posizione di
grande incidenza sia al Nord che al Sud. I seguenti plebisciti a suffragio universale
maschile,manonconvotosegreto,sancironoinfattil’accorpamentodiquestiterritorial
RegnodiSardegna:
• il Ducato di Modena e Reggio, retto da Francesco V d’Asburgo‐Este, in seguito alle
votazionitrail14eil21agosto1859;
• ilDucatodiParma,governatodaLuisaMariadiBorbone,inseguitoallevotazionidell’
11‐12settembre1859;
• leLegazionipontificie,ribellatisiall’autoritàpapale,elaToscana,giàautonomadal27
aprile 1859 con la rivoluzione pacifica che cacciò Leopoldo II, che indirono
contemporaneamenteiplebiscitidell’11e12marzonel1860;
• infineilRegnodelleDueSicilie,consegnatodaGaribaldinellemanidelRediSardegna
il 26 ottobre 1860 a Teano dopo aver causato la caduta di Francesco II di Borbone;
impresachenonsarebberiuscitasenzalevariesollevazionipopolariurbaneecontadine
che supportarono la spedizione dei Mille, impegnando gli eserciti di Ferdinando II di
Borbonesupiùfrontiefornendoassistenza,viveri,curemedicheenuovivolontarialle
camicierosse,eufficializzandol’annessionedifattodituttoilSudItaliaalnascenteStato
conilplebiscitodel21ottobre.
La grande estensione territoriale della nuova nazione non bastava però a classificarla
come grande potenza, perché impellenti problemi di natura economica, sociale,
costituzionale e infrastrutturale impedivano di raggiungere il livello di modernità dei
Paesiall’avanguardianell’Europaoccidentalealprimogovernoitaliano,rimastoperaltro
orfano del suo brillante statista e primo ministro Camillo Benso conte di Cavour il 6
giugno1861.
In campo giuridico e costituzionale le norme vigenti nello Stato sabaudo vennero
semplicemente estese nel resto del Paese, nonostante l’opposizione di Mazzini e dei
repubblicani,cheavevanosperatoinun’Italiacreatadasollevazionidelpopoloegestita
secondoilvoleredellemassepopolariechefuronoscontentidiavereunreche,anche
soloconil gestodimantenereilnomelegatoallostatusdiRediSardegna,rimanendo
VittorioEmanueleIIanzichédivenireVittorioEmanueleIred’Italia,intendevalanciare
il messaggio che tutto ciò che era stato fatto finora era una conquista del Piemonte, e
nonilfruttodeglisforziedellesperanzedelpopoloitaliano.
InseguitoallamortedelcontediCavour,ilprimogovernodelRegnod’Italiaconacapo
ilpresidentedelconsiglioBettinoRicasoli,fissòcomeobiettivoprimariol’unificazionedi
codici, bilanci, tasse, eserciti, ordinamenti amministrativi, sistemi educativi. Il compito
da portare a termine si presentava assai arduo in quanto era necessario condurre il
paese verso uno stato di benessere e sviluppo che si avvicinasse a quello delle grandi
nazioni europee. Al momento dell’unità, priva di Roma e del Triveneto, il reddito
nazionalerappresentavaunquartodiquellodellaGranBretagnaedunterzodiquello
francese, quindi era facile intuire la presenza di un’arretratezza di fondo, accentuata
nellezonemeridionalidellapenisola,lequalinonpossedendoilcapitaleeleindustrie
del settentrione, basavano la propria economia esclusivamente sull’agricoltura, tant’è
chequestosettorecontribuivaperbenil57,5%alprodottointernolordo.
InoltrenonostantelalavorazionedellaterrafosseunacostantedaNordaSud,essanon
era praticata dovunque nella medesima maniera; infatti nella parte settentrionale più
ricca,iterrenigestitidaiproprietariospessoaffidatiafittavolichegarantivanodiscreta
quantità di prodotti, costituivano degli archetipi di aziende moderne. D’altra parte nel
Meridionelamaggiorpartedelleterreeranonellemanidifacoltosilatifondisti,iquali,
non essendo interessati minimamente alla trasformazione dei beni agricoli ricavati,
affidavanoilloroterrenoabracciantiretribuiticonunmiseroconguaglioeconomico.Se
sipensainoltrealfattocheleriservedicombustibilieranomodeste,eccettoilcarbone
sardoelozolfosicilianoquasideltuttoesportato,sicomprendelosquilibrioeconomico‐
socialecheaffliggeval’Italia..
NelLazioinvecelacrisiagricolaebbeconseguenzemoltogravi:l’AgroRomanoinfatti–
anche a causa, occorre dire, dell’inoperosità del popolo dell’Urbe – veniva da anni
occupatodalavoratoristagionaliprovenientidaAbruzzo,MarcheedUmbriacheorasi
trovavanomomentaneamentebloccatiaiconfinitraItaliaeStatoPontificio.Lacrisicolpì
anche le industrie: a Roma il settore del tessile aveva subito un calo occupazionale ed
erastatoschiacciatodallaconcorrenzaitalianaedeuropea,spessolalavorazionedella
lanaeracoatta,aspesedelloStato,inistitutidibeneficienzacomequellodiSanMichele
aRipa.Anchelametallurgiael’artigianato,settorimoltopiùfloridi,decadderoacausa
dell’accerchiamentodelloStatoPontificiodapartedelletruppeitaliane.
Altri provvedimenti urgenti portarono invece alla costruzione di un’estesa linea
ferroviaria dal Nord al Sud Italia, necessaria non solo per modernizzare i trasporti ma
anchepervelocizzarel’antiquatomeccanismoeconomico.Lasituazionecomunquenon
migliorò,alpuntocheAntonioGramsciconsideròilrisorgimentocome«unarivoluzione
agrariamancata».
Gli stessi governi che si susseguirono dopo l’uscita di scena di Cavour puntarono su
soluzioni economiche diverse: la Destra storica, caratterizzata dal susseguirsi di
coalizioniliberal‐conservatrici,equindiafavoredell’alleanzadellaFrancia,delConcerto
europeo e di una possibile riconciliazione con la Chiesa cattolica, sosteneva il libero
scambio; la Sinistra storica – l’opposizione formata da liberali progressisti ed ex‐
democratici – era invece favorevole a riforme in campo elettorale e scolastico, alle
autonomie locali, alla supremazia dello Stato sulla Chiesa e, in campo economico,
all’allentamentodellapressionefiscale,alqualefarseguireunapoliticaprotezionistica.
I vari governi di Destra, inizialmente al potere, non riuscirono a realizzare quel
“miracoloeconomico”cheCavourerariuscitoacompierenelRegnodiSardegna,anche
perchéisuoieredipoliticinonpossedevanolesueabilitàeilsuointuitoedebberoache
fare con uno Stato cinque volte più grande. Grandi progressi vennero però fatti in
politicaestera,continuamentealcentrodeldibattitopolitico:erainfattiopinionediffusa
chel’unificazionenonsarebbestatacompletatafinchél’interoVenetononfossetornato
inmanoagliitaliani.
L’occasionesipresentòametàdeglianniSessanta,inseguitoall’inasprirsideirapporti
tra Prussia e Austria, che rendevano lampante l’imminenza della guerra; venne allora
siglato un trattato commerciale tra lo Zollverein (unione doganale tra gli Stati della
Confederazione tedesca, dalla quale fu esclusa l’Austria) e l’Italia che precedette
un’alleanzamilitareanti‐austriaca.
Tale accordo era considerato fondamentale per la Prussia, che avrebbe così diviso gli
esercitinemicitrailfrontegermanicoequelloitaliano,mentreperl’Italiarappresentava
l’unica strada per conquistare ilVeneto, dopo che le parti interessatenonriuscirono a
risolverelaquestionediplomaticamente.
Negli scontri svoltisi nel 1866 il nuovo Stato subì umilianti ma ininfluenti sconfitte,
comunquefacilitandoilcompitodeglialleati,iqualirisultaronovincentisututtiicampi
dibattagliapiùimportanti,riuscendocosìaconcludereconsuccessolaguerrainpoco
tempo;soloGaribaldiallatestadi38000volontariinTrentinoriuscìainfliggerealcune
sconfitteainemici,malapacediViennadel3Ottobredellostessoannocostrinsenon
solo il generale a ritirarsi, ma annullò anche i suoi risultati: soltanto il Veneto infatti
passòsottol’influenzaitaliana,mentreilTrentinovenneannessosolamentealtermine
della Grande Guerra. Nelle principali città liberate ancora una volta furono svolti dei
plebiscitipersottolineareancheildesideriodellepopolazionidientrareafarpartedello
Statounitario.
In realtà i risultati ottenuti con questa guerra non furono frutto delle vittorie campali
dell’Italiasuisuoiavversari,nédell’iniziativademocraticanelleareeinteressate,madi
una brillante attività diplomatica che permise all’Italia di avere l’appoggio prima della
FranciaepoidellaPrussia,riuscendoaraggiungereipropriobiettivisfruttandolearmi
diquestiultimipiuttostocheleproprie.
Ben più complesso fu invece l’insieme delle tante situazioni e impedimenti che
ruotaronointornoalla“questioneromana”:ciòchefrenavalesperanzedeigaribaldini,
deimazzinianiedeirepubblicani,chevedevanonellaCittàEternalacapitaleidealeper
posizione geografica, attività economica e importanza storica, era soprattutto la
protezione che Napoleone III aveva offerto a papa Pio IX, ergendosi a baluardo del
cattolicesimoeassicurandosicosìilconsensodellemassepopolaridell’interaFrancia,a
maggioranza cattolica. Inoltre la presenza di una guarnigione francese nello Stato
Pontificio scoraggiò il governo italiano dal ricorrere a una spedizione militare, nella
certezza che anche l’Austria avrebbe offerto il proprio sostegno al Papa, formando
quindiun’alleanzaconl’imperatorefrancese.
DiperséilsoloesercitoaprotezionedipapaFerrettinonavrebbecostituitoungrande
impedimento per l’esercito reale italiano. Per ricostituire la milizia pontificia dopo il
1860venneroistituiteleveforzateintuttoilLazioevenneabbassatoillimitedietàper
l’arruolamento a 17 anni. Il comandante in capo dell’esercito pontificio, il tedesco
“romanizzato” Ermanno Kanzler, rivelò capacità organizzative all’altezza della difficile
situazione.Ilpianodellariformadell’esercitofuapprovatodalponteficeil15dicembre
1865 ed entrò in vigore dal 1° gennaio 1866; esso era formato da un Ministero, dagli
ufficiali generali e dal Corpo di Stato Maggiore, da uno Stato Maggiore di piazza, una
gendarmeria, un battaglione sedentari, un corpo d’artiglieria, un corpo del genio, un
battaglione cacciatori, un battaglione zuavi, un battaglione carabinieri esteri, un
reggimentofanteriadilinea,uncorpodragoniedinoltrecomprendevaprigionimilitari,
luoghididetenzioneedaltrivariservizi.IlministerodelleArmidetenevailcontrollodei
settori militari tramite specifici uffici: l’Amministrazione centrale, sotto il diretto
comandodiKanzlereracostituitadaunufficiodigabinetto,unconsigliodelministroe
tre direzioni: l’uditorio militare, con il compito di amministrare la giustizia militare,
compostodauntribunaledisecondaeprimaistanza,l’ufficiodelloS.M.dellaDivisione,
il quale si assumeva la responsabilità di elaborare i piani, i regolamenti e l’andamento
generaledell’esercito.Quest’ultimopresentava:
• unoStatoMaggioregeneralechecontenevatuttigliufficigeneraliederacostituitoda
corpi attivi in ordine di anzianità (un Corpo di Stato Maggiore, la gendarmeria, la
fanteria,lacavalleria,l’artiglieria,ilgenio)convarieramificazioniinterne;
• deicorpisedentari(StatoMaggioredellePiazze,unbattaglionesedentari,servizi);
• repartiausiliari(unbattaglioneausiliariodiriservaesquadriglieri);
LafranceseLegionediAntibocomandatadalgeneraleAurellesdePaladines,laqualeera
affiancata alla milizia pontificia, venne anch’essa riformata da Kazler, affinché non
risultasseunasezionedisomogeneaall’internodellanuovacompaginemilitare,evenne
rinominataLegioneromana.
Il battaglione degli zuavi divenne un reggimento di tremila uomini al comando del
colonnello Allet e del vicecomandante colonnello de Charette; il battaglione cacciatori,
checontavamilleunità,vennerafforzatodaunbattaglionedicarabinieriesterieaffidata
allaguidadeltenentecolonnelloJeannarat.IreggimenticompostidamilitaridelloStato
vennero rafforzati: la legione della Gendarmeria superò i tremila uomini e il primo
reggimento di fanteria arrivò a mille e settecento. La prima ebbe come comandante il
colonnello Evangelisti, mentre la seconda il colonnello Azzanesi. Il Caimi comandava
l’artiglieria, il colonnello Lana il Genio e il colonnello Lepri i dragoni. L’esercito fu
suddivisoinduebrigatecomandaterispettivamentedalgeneraleRaffaeledeCourtene
l’altra dal comando del generale Giovanni Battista Zappi. Vennero sospesi gli
arruolamentiesielevòilpremiodiingaggiodadodiciaventiscudi.Inmeritoaisalari
essicambiavanodacorpoacorpoepresentavanonotevolidisparitàditrattamento.
Ingenereimilitari,sebbenepococonsideratisocialmente,godevanodistipendimigliori
dellamediadeidipendentigovernativiciviliaRoma.L’unicoadessereindiscutibilmente
bassoeralostipendiodellatruppasemplicedifanteria,tuttaviaconiltrascorreredegli
annituttigliemolumentifuronoridimensionati.
Permigliorareladisciplinavennerichiestouncertificatodibuonacondottaalmomento
delladomandadiarruolamentoesiripristinò,nelgiugno1867,laCompagniadetta“di
disciplina”cheraccoglievaqueimilitaricolpevolidireatigravi.
I servizi logistici di Kanzler contavano anche su un’ottima linea ferroviaria la quale
permetteva una notevole velocità di spostamento delle truppe (tra esse ricordiamo la
Roma‐Civitavecchia‐Corneto‐Montalto‐confinedi131Km,laRoma‐Monterotondo‐Orte‐
confine di 57 Km e la Roma‐Velletri‐Frosinone‐Ceprano‐confine di 123 Km) e di una
buona rete telegrafica dello Stato che assicurava la rapidità delle comunicazioni. Ma
senza la protezione dell’imperatore dei francesi, l’Italia avrebbe ottenuto militarmente
benprimalasualegittimacapitale.
InveceancheivaritentatividiplomaticidiconciliazionetraStatoeChiesa,effettuatigià
dalcapodelgoverno,ilbaroneRicasoli,edaiprimiministricheloavevanosucceduto,
eranotuttifallitiacausadell’evidenteostilitàdipapaFerretti,ilquale,sdegnatoperaver
perso il territorio delle Legazioni, ma anche per la soppressione di vari conventi in
Piemonte,lapienaemancipazionedeinon‐cattolici,l’introduzionedelmatrimoniocivile
e la laicizzazione degli istituti scolastici, non intendeva rinunciare al suo potere
temporaleenonacconsentìallarichiestadelgovernoitalianodiessereconsultatoperla
nomina dei nuovi vescovi, diritto abitualmente esercitato dai governi antecedenti il
1861.
Ma oltre alle difficoltà provenienti dall’esterno, lo stesso Parlamento era diviso tra
quanti volevano l’annessione di Roma e quanti la sconsigliavano: infatti alcuni statisti
piemontesi, come Massimo D’Azeglio, consideravano l’Urbe una fonte di corruzione e
subivano la pressione dei cittadini torinesi, i quali non erano intenzionati a vedere
un’altracittàdivenirecapitale.
Ipiùanimositraidemocraticividerocomesoluzionepersbloccarequestafasedistallo
un’iniziativa militare affidata ai volontari di Garibaldi, i quali, senza l’appoggio del
parlamentodiTorinoecertichesoloun’azionerapidaedefficaceavrebbeimpeditoai
francesi di far venire rinforzi, garantendo così la vittoria, nel 1862 sbarcarono in
Calabria e cominciarono a marciare verso nord. Tuttavia, per timore del minacciato
intervento di Napoleone III, venne addirittura inviato un esercito regolare a fermare i
volontari: fu così che il giorno 29 agosto i figli della stessa Nazione si scontrarono
sull’Aspromonte,inunbreveconflittoafuocochevidelasconfittadeigaribaldinie,con
lo stesso Garibaldi ferito ad un piede e poi imprigionato. Fortunatamente, una volta
rientrata questa minaccia per lo Stato Pontificio, tali avvenimenti non impedirono
all’Italia di migliorare parzialmente i rapporti diplomatici con la Francia: infatti il 15
settembre 1864 il primo ministro Marco Minghetti sottoscrisse con l’imperatore un
documento che passò alla storia come “Convenzione di settembre”, e che avrebbe
assicuratoilritirodellaguarnigionefrancesedistanzainVaticanoentroalcunianni,ein
cambio di garanzie italiane sull’integrità territoriale dello Stato retto dal papa. Inoltre
questipattiprevedevanolospostamentodellacapitaledaTorinoaFirenzecomeultimo
attodelladefinitivarinunciaaRoma.
NelleintenzionidellaDestrastoricaquestoattonondovevaesserecheilprimodiuna
serie di trattati tra questi tre Stati che avrebbero gradualmente risolto la “questione
romana” tramite la ben funzionante macchina della diplomazia. In realtà i rapporti
Stato‐Chiesasarebberostatiricucitideltuttosolonel1929grazieaiPattiLateranensi,
stipulatitraMussoliniePietroGasparri,segretariodiPioXI,ancheacausadellaseconda
spedizione di Garibaldi nel Lazio, avvenuta nel 1867 per liberare l’Urbe che logorò i
rapporticonitransalpiniefeceabbandonareanchelapistadiplomatica.
Ancora una volta senza l’appoggio del Parlamento venne organizzata una grande
spedizionecheprevedevacontemporaneamentel’insurrezionediRomael’ingressonel
Lazio da più direzioni di varie colonne di volontari per un totale di ottomila uomini.
Nell’UrbevenneinviatoapreparareeadirigereilmotopopolareilmaggioreFrancesco
Cucchi, il quale aveva il compito di eliminare ogni resistenza delle truppe pontificie: il
piano prevedeva l’armamento di rivoluzionari in diversi punti della città, nonché un
attentato alla gendarmeria di Piazza Colonna e la presa di Castel sant’Angelo facendo
infiltrare alcuni insorti per mettere fuori uso i cannoni della fortezza. Giunto però il
giornodell’insurrezione,indata22ottobre1867,lapoliziavaticanafecefallireilmoto
rivoluzionario,venendoasaperetramitedegliinformatorideimovimentideivolontari.
Nonostante il fallimento del moto a Roma, Garibaldi diede comunque inizio alla
campagna dell’agro Romano, ma dopo sporadici successi, il 3 Novembre si arrivò allo
scontro di Mentana che, a causa dell’intervento delle truppe francesi, vide la sconfitta
delle camicie rosse. Le spoglie dei coraggiosi garibaldini caduti nella difesa della
cittadina che avrebbe aperto la strada alla volta dell’Urbe sono oggi conservati
all’ossario del Museo Nazionale della Campagna Garibaldina dell’Agro Romano per la
liberazionediRoma”.
Illoroobiettivosicompìcomunqueil20settembre1870dallostessoesercitoregio,il
qualesfruttòladebolezzadellaFrancia(uscitasconfittadallaguerracontrolaPrussia)
per entrare in una Città ormai priva della guarnigione transalpina ed esclusivamente
difesa dalle guardie svizzere, che offrirono ben poca resistenza. Finalmente si realizzò
ciòcheGaribaldiavevaauspicatoquandonellaConferenzadiGinevradel1867annunciò
Urbietorbi«oRomaomorte».
Insurrezioneromana,traindifferenzaefalsesperanze
Ilpreludioaipreparativiperlaspedizionenelterritoriopontificio,ful’accesointervento
di Giuseppe Garibaldi alla Conferenza di Ginevra del 9‐12 Settembre 1867. La
conferenzaerastataorganizzatadallaLegadellaPaceedellaLibertàcomeunconsesso
pacifico, ma l’intervento di Garibaldi fu in realtà una velata dichiarazione di guerra al
pontefice,dichiaratodecadutoinsiemeallareligionecristiana,sostituitadallafedenella
scienza e nella ragione. Forte dell’appoggio del colonnello Benedetto Cairoli e del
marchese Emilio Pallavicino, Garibaldi si apprestò a preparare la Campagna dell’Agro
Romano,prendendosenetuttalaresponsabilità,poichénonavevaalcunafiducianénei
mazziniani né tantomeno nel governo Italiano, a suo avviso troppo pigro e debole per
prenderel’iniziativa.
Il richiamo alle armi per liberare Roma dall’ingerenza papale fu accolta con gioia da
molti giovani e meno giovani volontari, che si riversarono da tutta Italia nei punti di
arruolamento sorti nel centro Italia e al confine con lo Stato Pontificio. Nel frattempo,
alcuni gruppi guidati dal Maggiore Cucchi entravano a Roma per preparare la rivolta
interna che avrebbe avuto inizio quando i volontari garibaldini fossero entrati nel
territorioPontificio;l’ideaeraattaccaresupiùfronti,perdividereeindebolireletruppe
pontificie,ancheseGaribaldiavevaordinatodievitareloscontroaperto.
Nello stesso periodo, il primo ministro Urbano Rattazzi da Firenze, capitale del Regno
d’Italia, a conoscenza dei preparativi che avvenivano a Roma e dintorni, si decise a
inviarenellacittàTemistocleSolera,conl’incaricodisondarelasituazioneestabilirese
fossepossibileunaconquistadell’Urbe.GrandefulasuadelusionequandoSolerariferì
che Roma non era pronta alla rivolta al punto che il Papa camminava per le vie senza
temerenulla.Deluso,Rattazziiniziòunacampagnadirepressionecheportòall’arresto
dimoltiribelli,tracuilostessoGaribaldi,chefuesiliatonell’isoladiCaprera,controllata
a vista dalla flotta italiana. Nonostante questo primo intervento, il primo ministro non
riuscìononvolleevitarel’arrivodinuovivolontari;alleprotestedellaFranciaoppose
timidepromessediunpossibileinterventodelgovernoitalianocontroirivoluzionari.
Il 29 settembre iniziò l’invasione del territorio della Chiesa, contro la quale i comandi
pontifici erano preparati. Per frenare l’avanzata garibaldina si mossero le truppe di
Achille Azzanesi, che si scontrarono con successo contro le camicie rosse a Bomarzo.
Tuttavia,l’esercitopontificiononpotéevitarel’occupazionediBagnorea,avvenutacon
l’ausilio delle truppe italiane, che volevano farne la principale base operativa. Ma le
truppepontificie,inunattaccocongiunto,riuscironoafarretrocedereigaribaldiniea
recuperareBagnorea.Igaribaldinicombattevanofondamentalmentesoli,perché,come
lo stesso Rattazzi poté constatare, il popolo romano era indifferente a quanto stava
accadendo:inobilieiborghesisidisinteressavanoallapoliticadiunoStatoitalianodi
cui non sentivano di far parte e i contadini, religiosissimi, vedevano nella rivolta un
affrontofattoaDionellapersonadelSuovicario.
Dopo la disfatta di Bagnorea, il generale Giovanni Acerbi spostò il quartier generale a
Torre Alfina e iniziò il reclutamento di nuovi volontari, del resto male equipaggiati e
prividicoesioneconl’esercitoregolare.Moltidilorosidiederoperfinoalsaccheggiodi
cittadinenonpresidiatedaipontifici,creandomalcontentonellepopolazioni.
Il piano di Acerbi, accuratamente preparato, prevedeva l’attacco di Viterbo, città
apparentementeprontaallarivoltapoichéstancadell’amministrazionepontificia.Circa
duecento congiurati assalirono la truppa papale e aprirono la Porta Fiorentina: ma
l’esercitogaribaldinofurespintoenonriuscìnemmenol’incendiodiPortaVeritàtentato
dalmaggioreDeFranchis.Iviterbesi,intuttoquesto,restavanotranquilli.Dopoalcune
oredicombattimento,Acerbiordinòlaritirata;apreoccupareipontificinoneratanto
l’esercito di Acerbi, quanto quello stanziato in Comarca, che avrebbe raggiunto Roma
conmoltafacilità.Così,letruppestanziateaViterbofuronoinviatenell’Urbelasciando
sguarnita la città; acerbi ne approfittò per occupare Viterbo dichiarando decaduto il
dominiopapale,edopoessersiproclamatoprodittatoreistituìunagiuntacomunale.
Lasuafututtaviaunavittoriaametàpoichénonerariuscitonéadassottigliareletruppe
papali,néadallontanarledaRoma.
Intanto, la campagna dell’Agro Romano continuava: gli eserciti garibaldini avanzavano
seguitidaquellipontifici.Gliscontrieranodilieveentità,nelrispettodelledisposizioni
diGaribaldi,egiungevanoadunnulladifatto:ciòcheigaribaldiniconquistavanoveniva
subito sottratto dai pontifici e viceversa. Le camicie rosse si rifornivano di armi e
munizioni direttamente dalla guardia nazionale, e ciò comprovava la connivenza del
Governoitaliano.DopolasconfittadeigaribaldiniaSubiaco, il13ottobreilvolontario
Giovanni Nicotera, nel tentativo di liberare la zona compresa tra Frosinone e Tivoli,
attraversando Pontecorvo invadeva con 800 uomini il territorio pontificio sperando in
una rapida rivolta del popolo che tuttavia non vi fu. Si trattava infatti di popolazioni
fedelissime al papato, che vedevano nei volontari un esercito di briganti, dediti
esclusivamenteallerazzie.Il25OttobreNicoterariprendeval’iniziativapuntandosuS.
GiovanniperpoioccupareFrosinoneil28ottobre.
Nel frattempo Garibaldi era confinato a Caprera, sorvegliato dalle navi italiane. Le
notizie che gli giungevano frammentarie, sicuramente non erano delle migliori. Ciò
spiegherebbelesuecontinueinsistenzepressoilgovernoitaliano,affinchéuscissedalla
passività.Ilgeneraletentòunaprimavoltadievadereil2Ottobre,mailpiroscafosul
qualesieraimbarcatofupresoacannonateeGaribaldiriportatoaCaprera.Ilsecondo
tentativofupreparatoconmaggiorscrupolo:StefanoCanzio,suofuturogenero,presein
affitto la paranzella “San Francesco” e si diresse vero l’isola della Maddalena dove
incontrò Garibaldi che aveva passato la notte a casa della signora Collins, prestando
molta attenzione a non essere scoperto. Il 18 Ottobre il generale e Canzio si
imbarcavano, giungendo a Firenze il 20. Garibaldi venne accolto con dimostrazioni di
gioia dalla popolazione fiorentina, cosicché non fu possibile arrestarlo, nonostante la
necessità da parte del governo italiano di dimostrare la propria estraneità alla sua
liberazione. Rattazzi, per evitare una situazione scomoda, preferì dare le dimissioni e
VittorioEmanueleIIscelsedilasciareliberocorsoaglieventi.Nonèdaescluderechele
dimissioni di Rattazzi avessero anche lo scopo di creare un vuoto di potere che
giustificasseilnoninterventogovernativocontroigaribaldini.EnricoCialdini,incaricato
dalrediformareungoverno,s'impegnòaimpedirel'interventofrancese,maquandofu
chiarocheNapoleoneIIIsarebbecomunqueintervenutoafavoredelpapato,tentòdifar
desistere Garibaldi dal suo obiettivo. Fallito anche questo tentativo, Cialdini rinunciò
all'incaricoeilresiaffidòaLuigiFedericoMenabrea,ilquale,perevitarel'arrivodella
flottafrancese,sconfessòl'impresagaribaldinapromettendouninterventoarmato.
La decisione francese a favore dell’intervento era maturata a seguito alle varie scosse
subite dal regime napoleonico. Per recuperare la dignità perduta dopo il crollo
dell’impero messicano e la successiva cacciata delle truppe francesi dal suolo
statunitense, Napoleone III e l’imperatrice Eugenia, devota sostenitrice del papa,
decisero di soccorrere il pontefice e scongiurare la minaccia di una collusione tra le
bande garibaldine ed il governo italiano. Nel frattempo Cirillo Menzani, segretario
generale al ministero degli interni, stampava un manifesto per l’occupazione di Roma,
per dimostrare che il governo italiano accelerava i tempi, precedendo l’intervento
francese.Letesipromossenelmanifestopergiustificarelaguerraerano:l’indomabilità
dellarivoluzioneelanecessitàdiassicurareilpienoeserciziodelpoterespiritualealla
Chiesa.DopolafugadiGaribaldidaCaprera,apparvechiarocomeilgovernononvolesse
ononpotessefermareivolontari;perrecuperarel’immagineperduta,Menabreaoccupò
alcuni punti al confine con lo stato pontificio. I principali comitati clandestini a Roma
erano tre: il Comitato d’Azione, fondato da Mazzini dopo la repressione del ’49, il
Comitato Nazionale Romano, un’emanazione del governo di Torino che di fatto
mantenne sempre una posizione moderata, la Giunta Insurrezionale Romana,
riferimento a Roma del centro d’insurrezione che aveva sede a Firenze, fondato da
Garibaldi. Nel 1867 il Comitato d’Azione si univa alla Giunta Insurrezionale,
riconoscendo in Garibaldi l’unico possibile capo della rivolta. Fu proprio la Giunta
Insurrezionale Romana a ideare la spedizione dei fratelli Cairoli, per tentare la
sollevazione di Roma. Da Firenze giungevano pressanti inviti a iniziare un moto che
favorissel’azioneGaribaldina;ilprimoproblemadasuperareerailrifornimentodiarmi,
possibilesoloattraversoilTevere.
Armi giunte da Follonica furono trovate dal governo pontificio e sequestrate il 22
ottobre. Sarebbero certamente servite alla rivolta, poiché un’ora dopo una bomba
scoppiavaalcircoloufficialeapiazzaColonnaealle19:10unaminascoppiavasottola
casermaSerristoriinBorgo:erailsegnaledellarivolta,cheavrebbedovutorichiamare
la maggior parte delle truppe in Vaticano in modo da lasciare il resto della città
sguarnito.Autoridell’attentatofuronoilromanoGaetanoTognettieilfermanoGiuseppe
Monti.
In realtà, la prima esplosione finì per uccidere solamente dei passanti e la banda
musicale che si trovava all’interno della caserma, poiché gran parte della truppa si
trovava all’esterno. Poiché le armi erano state sequestrate, una cinquantina di uomini
guidati da Enrico de Vicenzi assaltarono l’ospedale militare di Santo Spirito per
appropriarsi delle armi dei ricoverati. L’assalto avvenne probabilmente con la
connivenzadeldirettoredell’ospedale,AlessandroAngelucci.AltriattacchialQuirinale,
al Vaticano e a Piazza del Popolo non riuscirono; appariva chiaro che l’azione del
comitato romano era già sostanzialmente fallita, non avendo ricevuto l’appoggio del
popolo.
L’”insurrezione romana”terminòconunfallimentoeil25ottobreilgovernopontificio
proclamava lo stadio d’assedio e sollecitava l’intervento francese. Nonostante il lavoro
dei comitati preposti all’organizzazione della rivoluzione, la situazione a Roma era più
tranquilla di quanto ci si aspettasse. I motivi del mancato coinvolgimento dei romani
all’annessione di Roma al Regno d’Italia possono essere spiegati tramite la
disorganizzazione degli organi interni alla rivoluzione, il tradimento di molti, la
repressione della polizia pontificia, ma le causa primarie del fallimento furono
l’indifferenza verso la causa unitaria, la fedeltà del popolo al papato e una sorta di
ritrosiaversoilcambiamento.Iromaninonavevanoalcunaintenzionedirinunciareal
lorostatusdicittadinidellacapitaledelmondocattolico,perdiventarecittadinidiuno
Statopercepitocomepiccoloedebole.
LabattagliadiMentana
GliscontridiplomaticitraNapoleoneIIIeilgovernoitalianodiMenabrea
In seguito alla conquista di Monterotondo del 25 ottobre 1867 da parte delle truppe
volontariediGaribaldieall'assortimentodell'artiglieriadapartediqueste,l'Imperatore
Napoleone III revocò il provvedimento che sospendeva l'imbarco delle truppe francesi
antigaribaldine riunitesi a Tolone. Il giorno 27 ottobre nel quotidiano francese
"Moniteur" si dichiarava che il provvedimento non possedeva un carattere aggressivo
versol'ItaliaecheinveceperseguivailcomuneinteressedeiPaesiriguardol'ordineela
legalità,condannandoinoltreletentateinvasionirivoluzionariecontroRomacomeuna
violazionedeldirittopubblicoedeitrattati.Inveritàl'Imperoeraalcorrentedellereali
intenzionidelprimoministrodelRegnoD'ItaliaLuigiFedericoMenabrea,ilqualeinun
primo momento tentò di impedire l'intervento francese per via diplomatica e
successivamente di anticiparlo dando ordine alle truppe italiane di marciare verso lo
StatoPontificio.Laposizioneufficialeitalianasipuòevinceredaunacircolarepubblicata
sulla "Gazzetta Ufficiale" nella quale si dichiarava impossibile impedire l'afflusso dei
volontari nello Stato pontificio e che nonostante si dimostrasse apprezzamento per le
dichiarazionifrancesidicaratterenonostileversol'Italia,ilgovernononsipersuadeva
chelecircostanzepresentirichiedesserol'interventodelletruppeimperialisulterritorio
della Penisola. Tale intromissione, secondo la diplomazia italiana violava infatti la
Convenzione del 15 settembre 1864 che stabiliva che tutti i Principati dovessero
provvedere autonomamente alla propria sicurezza. L'ordine del Governo del Re alle
trupperegiedivarcareilconfinepontificiononpotevaperciòessereconsideratodalla
Francia di carattere ostile ma un semplice ristabilimento della par condicio in vista di
nuovinegoziati.Tuttaviaquandoil2novembrearrivòaMenabreal'ordineperentorio
della Francia di richiamare le truppe governative dal suolo pontificio egli, date le
incalzantiminacceimperiali,siritiròconilsuoesercito.
LasubordinazionediMenabreaaNapoleoneIII.
Il 1° novembre 1867 il generale Garibaldi emanava da Monterotondo un ordine del
giornoin cui riaffermava il suo diritto, in quanto generale romano eletto con suffragio
universale, di mantenersi armato nel territorio pontificio e dichiarava inoltre che i
volontarinonavrebberodepostolearmifinquandolapatrianonsarebbestatadeltutto
unificata. Secondo Garibaldi la ritirata dell'esercito governativo fu il segno di una
completadisfattaperlapoliticaitaliana:eglideploravalasceltadiMenabreapoichéla
ritenevaunattodisubordinazionedell'Italiaalladittaturafrancesedel2dicembre1851.
Sbarco del corpo di spedizione francese di De Failly a Civitavecchia (29 ottobre
1867)
Il 29 ottobre iniziava lo sbarco del corpo di spedizione francese sotto il comando del
generale conte De Failly il quale, appena messo piede sul territorioitaliano, emanò un
proclamachevenneaffissoperleviediRomanelqualeaffermavaleintenzionididifesa
del trono pontificio da parte del suo esercito, senza la volontà di interferire con la
quotidianità popolare. L'unità militare era composta da 28 bastimenti di cui sette
corazzate e costituita da due divisioni: la prima, guidata dal generale Dumont,
comprendevaduebrigate,conacaporispettivamenteDePohléseDuplessis;laseconda,
anch'essa comprendente due brigate capitanate da Raoul e De Potier, era sotto il
comando del generale Bataille. Complessivamente si contavano 22.000 uomini, tutti
armatidichassepots,iprimifuciliaretrocaricachesparavano12colpialminuto,ossiail
tempochequelliadavancaricadeigaribaldiniimpiegavanoperspararneunosolo;e42
pezzid'artiglieria.PressoTolonesicostituivaancheunaterzadivisionediriserva.Alle
16 del 30 ottobre giungevano alla stazione Termini i primi 1.200 soldati francesi
capitanatidalgeneraleDePolhes.
Ilproto‐ministrodelleArmiKenzlereletrupperivoluzionariediGaribaldi.
Il 1° novembre 1867 il proto‐ministro delle Armi Kenzler presiedeva un consiglio di
guerra a Roma, nel corso del quale si decise per un'offensiva immediata ritenendo più
opportuno attaccare Garibaldi a Monterotondo ‐ addossato al confine e nelle difficoltà
logisticheincuisitrovava‐anzichédarglimodoetempodiripararealleconseguenze
moraliematerialidellaritiratadinanziaRomaediricevererinforzi.IntantoGaribaldisi
era deciso a riunire le sue forze a Tivoli dove poteva rimanere in attesa di qualche
cambiamento favorevole della situazione, in buona posizione difensiva e con una via
aperta per l'Abruzzo, sempre comunque a portata dell'Urbe. Il Generale era dunque
decisoaresistere.
SvolgimentodellaBattaglia
Il 2 novembre, dopo aver svolto un sopralluogo a Mentana per studiare la strada da
percorrere,GaribaldiemanòunordinedelgiornochestabilivalapartenzaperTivolialle
4.30 del mattino del 3 novembre. Questa venne però ritardata quando il generale,
ottenuto un rapporto sui movimenti delle forze franco‐pontificie e non ritenendo
dunqueimminenteunattacconemico,consentìalfiglioMenottidiconsegnareuncarico
discarpeevestiti,fissandocosìlapartenzaperleore11.30.Questadecisionesirivelò
unerrorefataleperletruppegaribaldine,inquantoilritardoreseimpossibilesfuggire
all’attacco delle truppe nemiche. Infatti, all’alba del 3 Novembre, i comandanti dei
franco‐pontifici si stavano già muovendo contro i garibaldini: 2.000 erano gli uomini
sottogliordinidelgeneraleDeCourten,aiqualivannoaggiunticirca5.000soldati,150
cavalli e 10 pezzi d’artiglieria della colonna francese di De Pohlés. Secondo il
comandante Kenzler le truppe al seguito di Garibaldi erano circa 9.000, anche se si
ritiene più plausibile che fossero circa 5.000‐6.000, considerando che si contano circa
1.000 uomini tra morti e feriti e circa 4.000 volontari fuggiti oltre confine. Comunque
sia,lecolonneanti‐garibaldine,partiterispettivamentealle4,00del3,00novembreealle
5 dello stesso giorno, erano dirette verso Monterotondo, uscendo da Porta Pia e
marciandosullaviaNomentana.Unacolonnadizuavi,compostada300uomini,deviava
inoltre verso la Salaria, per poi dirigersi verso i garibaldini, al fine di non dare loro
tempo di capire da dove giungesse l’attacco. Verso le 11 del mattino i franco‐pontifici
muovevano verso Mentana. Contemporaneamente Garibaldi ordinava la partenza da
Monterotondo, preceduto da un’avanguardia di battaglioni bersaglieri e carabinieri
livornesidiMeyer.Fuproprioquestorepartoavanzatoadavereilprimocontattoconil
nemico,appenasuperataMentanaalleore12.30del3novembre.Lanotiziadell’attacco
si diffuse rapidamente fino a giungere perentoriamente tra le fila dei volontari, dove
venne ordinato il ritiro improvviso su Mentana. Nello stesso frangente il secondo
battaglione del maggiore Ciotti occupò Vigna Santucci sotto ordine di Garibaldi stesso.
Per controbattere le truppe franco‐pontificie schierate sulle alture di Ara Cacamele e
dell’Immaginella, il generale ordinò ai battaglioni Missori e Burlando di prendere le
collinediS.SalvatoreevillaSantucci,mentrelacolonnaCantonirimanevatraMentanae
Monterotondofungendodaretroguardia.
Alle14mentreglizuaviattaccavanomonteGaurnierieiCasali,Kenzlercinsel’assedioal
colle Santucci che, anche se difeso strenuamente dai volontari, venne conquistato
velocemente,cosìcomecolleGuarnieriecolleS.Salvatore.
Contemporaneamentel’artiglieriapontificiacolpivaMentanamasenzatroppovigore,a
dettadegliassedianti,pernoncolpirelapopolazione.
Garibaldi rispose all’attacco chiudendo l’entrata sud del paese con una barricata,
ridisponendo i battaglioni nel castello e nel borgo di Mentana e ponendo l’artiglieria
sull’alturaSalincerqua,dadovepotevacolpireinemiciprovenientidaest,purcontando
solamente 70 cariche. Queste furono però sufficienti a respingere un attacco di De
Courten,cheaveval’intenzionediprenderevillaCicconettieifienilidellaRocca.Intanto
due compagnie pontificie venivano respinte all’entrata sud di Mentana, grazie alla
barricatagaribaldina,mentregliuominidelmaggioreCirlot,conilcompitodichiudere
lastradatraMonterotondoeMentana,vennerorespintisanguinosamentedallastrenua
resistenza dei volontari che contrattaccarono dalla strada di villa Cicconetti. Un altro
attacco alla villa venne portato avanti dal capitano Daudier, ma anche quest’azione si
rivelòfallimentare,sempregrazieallaresistenzagaribaldina.
FortediquestevittorieGaribaldi,alleore15.30decisedimuovereuncontrattacco:ad
essopreseropartepraticamentetutteleforzevolontarie,tranneseibattaglionirimastia
difendere la barricata. L’intento era di schiacciare i pontifici verso la “fucileria” del
villaggio.
Visto il pericolo imminente, Kanzler decise di chiedere aiuto alla colonna francese. Il
generale De Pohlés disponeva allora il colonnello Frémont a destra e il tenente
colonnello Saussier a sinistra: il primo attaccò il Coventino, il secondo le alture
Salincerqua, dove era posta l’artiglieria garibaldina. Intanto, al centro, i pontifici
cercavano ancora una volta di prendere villa Cicconetti e i Pagliai, con l’intenzione di
spingersi verso lo sbocco Nord di Mentana. Nel frattempo anche il maggiore De
Troussures si stava muovendo dalla Salaria per prendere la strada tra Mentana e
Monterotondo. Queste consistenti nuove forze nemiche, munite di chassepots e di
un’efficaceartiglieria,generarononeigaribaldiniunimprovvisosgomento,chespezzòla
linea delle camicie rosse in un caos generale nel quale i volontari ripiegarono
disordinatamente verso Monterotondo. I garibaldini dentro Mentana si barricavano
invecenelborgo.
Aquelpunto,Kenzlerordinòdiattaccareun’altravoltaMentana,sperandodichiudere
l’operazione prima dell’arrivo della notte, ma, quando una nuova truppa franco‐
pontificia che tentò di prendere il borgo di Mentana venne respinta dai garibaldini,
decisedirimandarel’attacco.
Alle17GaribaldieraaMonterotondo,malasituazionegeneralenoneraasuofavore:le
truppe volontarie erano in disordinata ritirata verso Monterotondo, le munizioni da
cannoneeranofinite,ederanoprossimeafinireanchequelledafucile.InoltreGaribaldi
nonpotevapiùsperareinrinforzi.L’opinionegeneraleaquelpuntoeraunaritiratasul
passo Corese e, quando questa opzione venne consigliata a Garibaldi dai suoigenerali,
eglidiedel’ordinediabbandonarelacittadina.
AlleprimeoredelmattinoilcolonnelloFrémontentravaaMonterotondo,raccontando
di chiese profanate e cittadini atterriti dalla paura e dalle estorsioni subite.
Intanto i garibaldini rimasti a Mentana, dopo aver tentato senza successo una fuga,
rinforzarono le barricate. Si accorsero, però, di non poter resistere alle forze franco‐
pontificie che circondavano Mentana, e così inviarono dei parlamentari al quartier
generale nemico, posto a villa Santucci. La richiesta, che venne però respinta, era di
poter raggiungere, muniti di armi, il passo Corese. I garibaldini vennero invece
consideratiprigionierideifrancesienondeipontifici,esarebberoquindistaticondotti
al confine, disarmati, anziché a Roma. Così, verso le 15 i volontari presi nel castello
vennerocondottialconfine,mentreiprigioniericatturatinelloscontrodelgiornoprima
venneroportatiaRoma.
EsitodellaBattaglia
Non si può affermare con sicurezza il numero dei caduti nella battaglia di Mentana;
tuttavia secondo il rapporto di Kanzler si conterebbero 30 morti e 103 feriti tra le
truppe franco‐pontificie, 2 morti, un disperso e 36 ferititrai francesi e infine circa un
migliaio tra morti e feriti nelle fila di volontari garibaldine.
DopoladisfattaaMentanaGaribaldiil4novembrealle7.30siavviavadaCrispichelo
attendevaaPassoCorese.DaquiproseguivanofinoaFiglineValdarnodoveilgenerale
vennearrestatoperordinedelgoverno.
All’albadel5novembreGaribaldivenivafattoproseguireperLaSpezia,fattoscendere
all’albergoCrocediMaltaeinfineilgiornosuccessivocondottoalVarignano.Dopovari
tentatividapartedelgovernodiconvincereGaribaldiadimbarcarsiperl’Egittoedopo
il rifiuto di quest’ultimo, apparve evidente che continuare a contrastare l’opinione
pubblicafossesolounrischio,perciòilgeneralevenneinfinescortatoaCaprera.Erail
26novembre1867.
Numerose manifestazioni ebbero luogo in tutta Italia: la popolazione provava
indignazione verso il governo che veniva accusato di essersi piegato alla “prepotenza”
francese.
Nel frattempo il 6 novembre le truppe francesi e quelle pontificie entravano a Roma
accolte da Kenzler e Dal De Failly. I pontifici e i francesi vennero accolti con festa e
entusiasmodapopolochesiaccalcavacuriosoadosservareisoldatieiprigionieri.
Conseguenzedellabattaglia
ÈimportanteanalizzareilcontraccolpopoliticocheebbeladisfattadiMentanainItalia.
Il governo Menabrea dovette andare incontro a numerose interrogazioni parlamentari
volteacercarechiarimentisullecausedellasconfittaeinoltredivennerotesiirapporti
traFirenzeeParigi.Laconseguenzapoliticapiùrilevantefututtaviailpredominiodella
monarchia sul Parlamento: infatti si venne a creare un governo tra i più autoritari di
tutto il quindicennio della destra. Ad appoggiare l’operato di Menabrea erano
soprattuttocolorochesperavanoinunariconciliazioneconilpapato.Altreconseguenze
furono il sequestro di giornali di opposizione, lo scioglimento di gruppi democratici,
l’arrestodielementirepubblicani,persecuzionicontroglievangelicieilcleroliberaleeil
trasferimentodigiudici.
Nel frattempo il presidente della terza Repubblica francese Thiers mostrava il suo
disappunto verso una politica che aveva permesso che si formasse uno stato unitario
italiano e inveiva contro il governo, che non era stato capace di punire la tracotanza
degliitaliani.InoltrevenivadichiaratodalministrodistatoRouherchelacittàdiRoma
sarebbe stata occupata dalle truppe francesi che avrebbero assicurato l’onore della
Franciaelasicurezzadellacattolicità.
All’apertura della Camera il 5 dicembre, in Italia la tensione era molto alta, sia per la
fallita invasione dello stato pontificio, sia per il comportamento tenuto da Menabrea e
allo scontro di Mentana. In quei giorni venne anche eletto Lanza per la carica di
PresidentedellaCamerapersoli44votirispettoaRattazzi.Seguironovaridibattitisulla
battaglia di Mentana, nei quali la Destra recriminava in merito al comportamento di
Rattazzi,soprattuttoinmeritoallatolleranzaversolebandegaribaldine;dall’altraparte
laSinistraattaccòlaFranciaeilgovernoMenabrea,colpevolediaverritiratoletruppe
dalconfinepontificioediaverarrestatoGaribaldi.Aquesti attacchilaDestrasidifese
sostenendo che il suo intento era quello di non inimicarsi la vicinissima potenza
francese. Successivamente divenne chiaro che se da una parte la Destra e la Sinistra
erano d’accordo sul fatto che Roma dovesse essere la Capitale del Regno Di’Italia,
dall’altranonloeranosullemodalitàattraversolequaliciòsarebbedovutoaccadere:in
sostanzalaDestranoncondividevaimezzi,asuoavviso,violenticoniqualilaSinistra
voleva perseguire il comune obiettivo. Rattazzi, da parte sua, si difese dalle accuse,
spiegandocomel’arrestodiGaribaldieranecessarioperdimostrareallanazionechelo
Statononappoggiavasimilimoti,sostenendoinoltrediavervolutooccupareRoma,ma
dinonaverlofattopertimorediunaguerraconlaFrancia.
Allafinel’ordinedelgiornofavorevolealgovernoebbe199voticontro201.Menabrea
presentò le proprie dimissioni, respinte però dal re, il quale fece sì che si creasse il
governodominatodallamonarchiadicuisièaccennatoinprecedenza.
Un’altra conseguenza della battaglia fu la chiusura sempre più netta dello Stato
pontificio verso il resto del mondo: ciò che divenne ancor più chiaro al termine del
Concilio Vaticano I (8 dicembre 1869 – 20 ottobre 1870) fu la radicalizzazione
dell’identificazionetraChiesaePapa,cheportòasuavoltaadunarivendicazionedelle
dottrine del cattolicesimo e ad un consolidamento del potere temporale. Dunque la
questione del potere temporale tornò ad essere al centro delle preoccupazioni della
Chiesa, ma questo non condusse ad altro che al progressivo isolamento dal mondo
contemporaneodelloStatoPontificio.
ForselaconseguenzapiùinteressanteèilfattochelabattagliadiMentanapotrebbenon
aver segnato solo la sconfitta di Garibaldi, ma anche la fine del garibaldinismo in sé,
ossia la chiara impossibilità che la partecipazione volontaria delle masse popolari
potesseportarealraggiungimentodelfinecomune:laliberazionediRoma.Infatti,finoa
quel momento spesso gli eserciti al confine erano molto aperti verso gli uomini delle
bande garibaldine, tanto che quando il governo Menabrea impose all’esercito la
repressionediquest’ultime,siriaprìilcontrastotrailgovernoelavolontànazionale,tra
esercitoevolontari.
Questacrisidelgaribaldinismosipalesò3annidopo,nel1870,quandol’esercitoitaliano
‐ non le forze volontarie ‐ conquistò Roma con una breccia a Porta Pia.
Ciò stava a significare che la battaglia di Mentana dimostrava necessario l’intervento
dello Stato e delle sue forze e che fosse quindi impensabile la realizzazione della
liberazionediRomasolograziealleforzepopolari.
Bibliografia • G. Garibaldi, Memorie, Rizzoli, Milano 1982 • L. Cicconetti, Roma o morte gli avvenimenti nello stato pontificio nell’anno 1867, Alfieri, Milano 1934 • G.G Franco, I crociati di S. Pietro, Civiltà Cattolica Ed. Roma 1869‐1870 vol I • F. Guidotti, Mentana, Waterloo di Garibaldi, a cura dell'Assessorato alla cultura e P. I. del Comune di Mentana, 1982 • A. Petacco, O Roma o morte, 1861‐1870: la travagliata conquista dell'unità d'Italia, Mondadori, Roma 2011 • R. Sideri, Mentana, tesi di laurea a. a. 1996‐97 
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