storia - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

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STORIA
DELLA
J!<g~tt~mll~
l21JmIlllLll(!Uì.,
li» ll'llàILllà Il
OSSI!.
EPILOGO CRITICO DEGLI ECONOMISTI
ITALIA.NIì
PRECEDUTO DA UN' INTRODUZIONE;
DI
GIUSEPPE PECCHIQ
LUGANO
§b~/a C/ ~m;f;:
jJr Jl
~J'2.9' '
\
A
GIACOMO CIANI
SPERIMENTATO AMICO DA VENTI ANNI
IN SEGNO DI STIMA E D'AFFETTO
DEDICA QUESTO LIBRO
L'AUTORE.
PREF AZIONE.
I
·
.
libri per esser utili all' universale debbono essere brevi. Il dotto può .Ieggere a suo
agio, ma il pnbblico non ha nè molto tempo,
nè molta voglia. È dunque necessario di ab breviare quanto più si può ciò che dee servire per generale istruzione. D'altronde i
fatti, i libri vanno trlmente accumulandosi
coi secoli , colla stampa, e collo stimolo
d' nna più diffusa lettura, che diviene sempre
più indispeusabile il riepilogare di tempo in.
tempo le cognizioni umane. Non si può pill
far senza enciclopedie. Sono la somma d'un
calcolo . che altrimenti diverrebbe· infinito.
Conviene condensare il sapere attraverso la
fuga dè' secoli, com' è forza condensare gli alimenti che devono attraversare immensi spazj
8
PREFAZIONE.
PREFA·ZlOKE.
del globo. Ci audiamo ognor più aVVICInando all' ep:Jca predetta da Condorcet, in
cui sarà mestieri esporre per tavole lo stato
delle nostre cognizioni.
Ma la raccolta degli economisti italiani dal
1582 al 1804 è nna mole di cinquanta volumi, che àlien~ molti dalla loro lettura.
Questo cumulo di volnmi, per alcuni è 'argomento di vanità naziouale; per altri invece di- spavento; per certuni di dispregio
pèl poco o estinto valore di molti di essi;
per gli stranieri poi tanta mole è di ostacolo e di spaveuto insieme ad assumerne
la lettura. Mi lusingo aduuque che col ridurre la cougerie d~ tanti ragionamenti in
u~ solo volume, non avrò fatto cosa solamente utile a' miei concittadini, ma molto
più ancora agli stranieri che nou avrauuo
più pretesto d' iguorare quanto si è scritto in
Italia sulla scienza dell' Economia pubblica.
È per lo scopo di formarsi una idea
della storia generale della scienza che sovente ho fatto nel corso 'di questa storia
dei riscontri tra gli autori italiani e gli stranieri, non che tra le opinioni de' loro temPI e quelle prevalenti a' nostri giorni.
Non è pure superfluo ch' io avverta
di quanto sia debitore al baroue Custodi,
Queste sono le considerazioni ch~ mi
hanno indotto a scrivere un epilogo storico
degli economisti italiani. Non è perciò ch' io
intenda punto scemere il merito della raccolta di questi scrittori fatta con sÌ squisito giudizio dal barone Custodi. Fu un'impresa utile, e sommamente lodevole. Ogni
nazione deve salvare dall' obblio le opere
de' suoi autori: è la più tenue testimonianza
di gratitudine che mai si possa lor dare. Se
con una cura più che religiosa si conservano
ne' musei de' pezzi di sasso con poche lettere corrose, con quanto maggior interesse non
si devono conservare negli archivii le opere
di que' cittadini che scrissero pel bene della
loro patria? Per non dir altro dell' utilità
di simili imprese, basti soltanto il ricordare
che senza la collezione delle croniche e storie antiche italiane, fatta dal Muratori, la
storia d'Italia sarebbe rimasta imperfetta.
9
IO
PREFAZIONE.
come editore clelia raccolta, massime nelle
notiz.ie bi~grafiche degli autori. lo che per
~O!tl auru ebbi la fortuna d'apprezzare dav,VIClUO la profonda sua dottrina, befr>io sapeva che non poteva seguire una guida più
illuminata e SIcura.
----
INTRODUZ IONE,
NOllS serions injl.lstes, si nOllS ne I"cconnnissions
point cc quc nous devons à 11 Italie j c' est
d' ellc que nOlls uvons reçu le" scieoces qui
depuis out fructifiè si abondamment dans
toute 11 Europe.
Ellcyclopedie - Discours prélimioaire.
L'
-
economia 'pubblica conferma l'osservazione già
fatta, che la pratica ha sempre preceduto la scienza.
Quand' essa cominciava appena a nascere nel cliciasettesimo secolo, alcune nazioni avevano già da piit secoli fiorito colla loro sola esperienza, da cui pascia la
scienza ricavò i suoi dettami. Le l~epubbliche italiane
del medio evo, le città anseatiche, la Catalogna,
)' Olanda lavoravano, fabbricavano, trafficavano, 5' arricchivano senza un libro che loro apprendesse qucst' al'te.
Ma fra tutte le nazioni, l'Italia moderna specialmente
fu più popolata, più industriosa, più ricca, più poten.
te, più riverita prima cbe neppur si conoscesse il nome di questa scienza. Amalfi fioriva già ncll' unJecimo
secolo. Gli amalfitani commerciavano in Gcrusalemme
prima che si fosse parlato di crociate. Le loro navi
provvedevano ciò che mancava alla Palestina, La libertà la rese industriosa, l' industria opulenta, P opulenza illustre. Venezia possedeva il monopolio dell' Oriente. I veneziani co' loro galioni andavano a cercare le
merci dell' Oriente ne' parli deU' Asia c dell' Egitto, e
poi le mandavano in Augusta da CUl si à istL'ibuivano
nel rimanente d' Europa. Venezia nel 1204 contribuì
alla conquista di Costantinopoli, e divisc le spoglie del
greco iJllpcro coll' anni Ialine. Fu il balual'do 'della
INTRODUZlO~E.
INTRODUZIOnE.
cristianità contro i turchi. Abbandonata da turti , sostenne da sola contro la l,'ga di Cambray l'urto dei
principi più potenti di Europa congiurati ' per la sua
distruzione. Céltivò ogni sorta di, manifatture ma in
ispecie quelle di seta, i paoci, i merletti, i cristalli,
gli specchj eco Quindi le ricchezze immense de' suoi
cittadini che abita?ano in 1'egie di marmo , e mangiavano in piatterìe d'argento, Dietallo a que'tempi assai
raro, - Genova, che tra gittò i convosli della l'l'ima
crociata e prosperò col traffico di Palestina, divenne
in seguito per alcun tempo l'emula di Venezia. Fu padrona di Teodolia sul mal' nero, di Scio e Mitilene
nell' Arcipelago, di Pe,'a sull' Ellesponto, Dal principio
del decimo quado secolo sino al decimo quinto i 'genovesi navigarono neH' allantico e h'asportarono le merci
cl' Ol'lente in Bl'uges ed in Londra, da cui i mercanti
anseatici residenti in Inghilterra e nelle Fianrll'e 1e tra_
sportavano più lontauo Del Nord, Industriosa e 'politica, questa repubblica formò la sua marina guerriera
colla marina mercantile; protesse l'indu!iìtria dell' u~a
"olia bravura dell' altra; sicchè fu in gl'ado di '50stencr lunghe guerre con varia fortuna contr.o Venezia, La Toscana . .ripiena di repubbliche industriose e ricche
aveva una popolazione triplice di quella d' oggidi, 'Non
parlerò per brevità che di Firenze, Questa eu la 'chiave ddI'equilibrio cl' Italia. La sua-industria, le sue manifatture di 1ana ]l avevan.o resa potente. Aveva fattorie
e banchieri iu Francia, nelle Fiandre] in Inghilterra.
Alcuni dc' suoi cittadini avevano più ricchezze che
luolti re d'Europa, Due 50li de' suoi bancbieri, i Bardi
e i Peruzzi p,'estarono a Odoardo III re d' Inghiltcrra
un milione e mezzo di fiorini d' 01'0, che ragguagliati alla
moneta de' nostri tempi farebbero la somma di 75 mi..
lioni di francbi. Ottanta hancbi facevano le operazioni
,
,3
n011 solo di Fil'enze, ma di tutta l'Europa, AI princi, d l secolo XIV la rendita della repubblica montava
pIO c
'l' 'd3- 300 mila fiorini d'al'o equivalenli a 15 mllOn~
l
franchi de' nostri tempi. Quest~ renùita era m.agglol·e
di quella del re di Napoli, ilei re ,di Arragona,' e_dI quella
che tre secoli dopo l'Irlaoda e.- I Inghdterra lOSleme pro'"
cluceVi100 alla regina Elisabetta. La città aveva un.a pop~·
,
d',
70 n,ila
abitanti ' 200 manifatture dl.-pOllnl,
I
·
., .
IaZione
30 mila lanajuoli, e vendeva ogni anno per plU dI, 6~
milioni di fL'anchi io panni . L'arte della lana fio.n S1
faltamente in Firen7.c, che potè con un. piccol~ tnbuto
di due soldi per ciascuna peua di panm , fabbricar quel
sontuoso tempio di Santa M;'ll'ia dd Fiore che ~Cl' ma ..
gllificen7.a di struttura appeu.a )a cede a s. Pi~tro di Roma.
L'Italia formicolava d, .Itre repubbliche che, se
non giunsero alla fama e potenza delle tr~ ultiene accennate, salirono però a un alto grado di splendore,
come Milano e Bologna, e più ancora 1\IIilano, questa
,
't. , e la più famosa delle repubbliche Lom-.
prlmogcm
barde. Cento e più zecche erano i~ attività, e quas.l
tutta 1'Italla era decorata da università e. da monumenti.
Non solo queste repubbliche avevano pro ~'perato.
prima cbe la scienza nascesse, ma avevano .altresl ~essl
in pratica quasi tutti gli espeòienti che pOSCl~ la 5Cl~n7.~
raccolse, spiegò, perfezionò per condurre., l popol,l ~l"
]a ricchezza. O Pisa, o Barcellona, o plU v~roslm.ll­
mente dal nome, Amalfi inh'odusse la prima ,l codIce
marittimo conosciuto sotto il nome (li Tavola Amal6,
'\ c-':-le' navi-anti.
Ad Amalfi
tana ch e d lvenne
l
~ ... ---u
ti
pur: si attribuisce y<-;lcuni la scoperta del~a , B,ussoh'"
La repu.bblica di /Milano fin dal 1260 pratico ,l,censimènto delle terre, Venezia fin dal I 171 trovò ne prestiti una sor""e~tc nuova e straordinaria di finanze. Per
pagare l' int:!'essc di quel debito, 'introdusse poco dopo
14
INTRODUZIONE
pcr la prima un banco di deposito, e ]a carta di
circolazione. Dettò fOl'se le piìl provide delle leacri
sanitarie, Fece servire la statistica alla ;cienza a:..
Jnin.istrativa, come si scurge dal discorso pro'u uuziato IO seoato dal doge TOlDmaso Moccnigo nel 14:10
non pUllta dissimile dai l'apporti che dai ministri s:
}eSt;OllO ogui anno nel parlamento d'Inghilterra, O
. ndla (;aC1el'a dc'deputati di F!'ancia. I Firentini cbe furono
i pl'imi ad aver banchi in varie parti d' EUl'opa, furono anche i primi a. ordinare le spese della repubblica
mediante l'uso dei prospetti annui deUe rendite e dell~
spesil. Il Gonfaloniel'e Pietro Sodel'iui nel ] 5, o reu dendo conto della sua amministrazione, sottoppose
all' C'same del gran consigiio )0 stato della rendita e
dt:lla spesa di otto anni precedenti. Genova diede il
primo esempio di privilegi esclusivi, accordati a una
cotupagnia iu pagamento- di sO'r'venzioni avute. I monti
di pie là furono un' altra utile scoperta fatta nel principio del secolo decimo sesto. Tutte poi queste repubbliche olloravano con dignità ed altre distinzioni la
professione mercantile, ed i nobiU non avevano il pregindj7,io di credersi disonorati dall' esercizio di essa.
1\1a nè la prosperità prodigiosa di questi stati, nè
tutte qucslc"utili scoperte nou furono p effetto d'una
p,oRtica cieca ed ordinaria. Furo!lo l'effetto d' un;. luce
che riscbm;a le menti degli uomini più ancora di quella della scienza, la luce della libertà. L'esperienza so}.J senza la libertà, o senza la scienza, è povera a' in.
segllam('nti, \e non conduce quasi mai, e se non lentamente Sii uoolini alla prosperità. La libertà non è un
Home vuoto, non è un ente imaginal'io elei poeti, ma
una reale e poteJJte benefattricc de' popol i, Essa opera
j ?uoi pl'odigj t:ol centuplicar le forze della mente e
del cuore mediante l'emulazione che risveglia, coUa
INTRODUZIONE,
15
sicurezza che ofC"e ana proprietà e ane persone, senza
di cui Don vi può csseÌ'c nÌ! industria nÌ! commercio;
infine colla convergenza di tutti i pensieri e di tutti
Sì' intel'essi versa il bene comune .. Mentre, il fÌloso~o
isolato nel suo gabinetto stenta a ritrovare Il puoto In
cui si riuoiscouo tutti gl' interessi personali, la libertà
]0 ritrova imm3ntiuenti nel foro di Roma, nella piazza
d'Atene, nel senato di Venezia, nelle pratiche di Fi·
reuze, Dd parlamento d' Inghilterra. U~ popolo senz.a
1ibertà è simlle a un sordo e muto; VI vuole un mlracoia della scienza per indovinare le sue malattie o i
suoi bisognio Il popolo libero ascolta chiunque vuole
istl'Uirlo, ed a vicenda parla, illulDina, e dil'ige il proprio legislatore. Di qui è che il popolo romano ~-e~za
coltura, senza scienze, senza università, senza b~bho­
tecbe rozzO e illetterato dettò in g"an parte quel codice ~he abbiamo idolatrato per tanti secoli, comc il
i)arlO di una inarrivabi le ~apieDza. Questo è il secreto
per cui i veneziani pt!l' molti secoli andaro~o sempre
ingrandendo, e arricchendo la loro repubblica. Questo
è il talismano pcr cui Fil'enr.e, ad onta delle guerre
ci"ili ammende, confische ~ esiglj ; ad onta di pessime
leggi' criminali, della t ortura, dell' inquisizione fece
ordini e leCloi più convenienti all' interesse generale. Lo
:;'1:)
,
l']
stesso può ~irsi di Genova. Per fortuna de popo. a
libertà è simile ali' aria che s'incorpora con tutto, af~
fÌnchè serva alla vita dell' uomo. ' Essa può esistere con
due conseli in Roma, con dieci arconti in Atene, con
, due l'e in Sparta, coll' aristocrazia in Venezia, colla
democrazia a Firenze, con uno statoldcr in Olanda,
con un l'e in luohiltel'l'a con un presidente temporal'io in A merica. Essa può esistere, come ha CSIStIto,
colla religione pagana, coll' inquisizione cau~lica, eo]Ja
religione di Lutero, di Calvino, di ZuingllO; sotto
ti'
..
6
ÙirRODUZIOl:iE.
IitrI\ODUZIOl'fE.
qUlllonqne grado di latitudine in Svezia e in Tiro e iII
Cartagine, fra le paludi" sugli scogli, in piallura in
d'i Lombardia. Dopo 22: · ann' di. guel'l'a, dopo . aver
perduto sette eserciti, questo distruttore di Milano e
di Crema, fu vioto, scact!iato cl' Italia e umili:1to dalla.
J
grandi e piccole regioni. E una seconda anima dell" uoIDO. Dovendo essere la sua compagna inseparabile, de-
ve avere la qualità dell' uomo, di poter esist ..'e dapertutto sulla supel-ficie del globo.
La pratica ha dunque in ecouomia pubblica preceduto la scienza bensì quando fu unita alla libertà
ma scompagnata da questa, r esperienza sola non res:
alcun regno nè glorioso nè poteute prima che la scienza
nascesse. La storia antica e moderna rigurgita di esempj.
La Gallia, la Germania, la Spagna, la Lusitania, infine tutte. le nazioni ch' erano dai greci e romani chiamate barbare, senza scienza amministrativa e senza libertà, quanto inferiori non furono in gloria e potenza
Ma meglio di questi esempj lontani
~i loro vincitori!
lo dimostra il confronto delle repubbliche
italian~
de' mezzi tempi cogli altri regni loro contemporanei
dentro e fuori d'Italia. Cosa erano infatti le' altre na~
zioni di Europa senza libertà, mentre questa spandeva
il suo fuoco animatore in quelle repubbliche? La Russia
giaceva sepolta nella barbarie. L' Ingbi!terra era Jacerata da guerre intestine. La Spagna e il Portogallo non
avevano ancora una esistenza politica. Solo 'il regno
d' Arragona si faceva nominare per la marina .e }' iD~
dostria dei Catalani, frutti della libera costituzione di
.mi la Catalogna godè sino al secolo decimosesto. Gl' imperatori di Germania non avevano di grande che il
titolo. Sempre poveri; sempre questuanti, sempre affa.
mati non sCÈmdevano in Italia che per riscuotere il
fldrum regale (il pasto reale) e vendere investiture e
titoli. Federico Barbarossa, uno de' più intraprendenti
e feroci di questi imperatori,. non fu abbastanza forte
di punire l' inobbedienza di poche nascenti .repubbliche
'7
lega Lombarda. Da Federico Barbarossa sino a Carlo V
fu poco più obe un fantasma . Le sole repubbliche italiaue erano così potenti, che lo stesso Carlo V, quantunque signore di tflUti regni n eli' antico e nuovo mondo, fu in proè'iuto dl essere vinto da loro. La Santa
Alleanza delle potenze italiane contratta nel 1526 in
favore dell' indipendenza d'Italia, ancbe a dispetto della
maia fede di Francesco I, uno de' confederati, avrebbe
trionfato di quell' impel'atore senza la pusillanime irl'esoluzione di Clemeute VII. Più; negli ultimi giorni,
uegli ultimi anditi della sua liberlà, Firenze sola avrebbe potuto resistere nel I 5~9 agli eserciti di Carlo V,
se non fosse stata perfìdamente tradita dal suo generale in capo, il duca cl' Urbino. Che era la Francia
per tutti i secoli che durò fa libertà italiana 'l Sino a
Carlo VIII, la Francia non potè . mai incute;re nè timore nè riverenza aIP Italia. Senza l' alleauza del tluca
di Milano, seuza la neutralità di Firenze c di Venezia,
Jo stEtsso Carlo VIII non_ <IVl'cbbc mai osato valicar ie
alpi , e attraverso i tanti stati italiani, incamminarsi alla
conquista di Napuli, I pl"in.cipi Allgioini, suoi allteces~
sori, se n'erano illlpadroniti per la via di mare, e col
favore dei feudatarj di quel regno, sempre disposti a
ribellarsi all' antico pliùL'one pelo riceverne un nt1ovo.
Carlo VIII non aveva ancora oltrepassato il Piemo·ntc
che non aveya pi.ù denari pe:: proseguire l'impresa. Fu
costretto di ricevere irJ <1U1IO le gioie di due pr inci4
pesse italiane. Quando Cado VIII , giunto in Firenze,
pretendeva levar esorbitanti contribuzioni deUa repubblica, Pietro Capponi gli lacerò sul viso la convenzione]
e.... disse che se ii re faceva suonar le tl'oD!be, i SUOI
PECC/1l0.
Economi" Pubblica
~
18
INTRODUZIO~E .
concittadini avrebbero suonato I~ 101:0 campane amartdlo. Il l'e, quantunque alla testa di 60 milà uomini, di
cui quasi la metà erano truppe del duca di Milano,
non credè prudente di. cimentare le forze di quella re.
pubblica. Di lì a poco, 'ppena ebbe fatta la conquista
del regno di Napolt, essendosi Venezia e F ,i renzc col ..
legate contra d i lui, precipitosamente dovette ritirarsi,
e uscì cl' Italia a stento. Alla battaglia di Fornovo nella
sua ritirata egli aveva nove mila uomini, mentre le l'e ..
pubbliche alleate ne avevano 40 mila.
NeH' Italia stessa v' era grall divario . di prosperità
tr~ quelle repubbliche, e le altt"e pl'ovincie rette da
principi assoluti, o da governi feudali, come il regno
di Napoli, gli stati del Papa, il ducato di Milano, il
marchesato di Monferato ec., se si pone mente alla
diversa estensione e ,popolazione. Il regno di Napoli
fu una continua preda di conquistatori stranieri or sa ..
llaceni, ora Dormanni, 0·1' al'ragonesi, or uogaresi,
angioini, veneziani, o spagnuoli senza mai avere sufficiente forza pel' difendersi o per offendere. I Papi
non avevanO altre finanze che la cl'edulità supcrstizia ...
sa de' popoli, e le armi più formidabili della 101'0 pottoza temporale erano ancora le ' spirituali, Il ducato
di Milano continuò ad esse l'e uuo stato indush'ioso e
potente per due secoli e mezzo dopo 1'estinzione del.
]a repubblica DJilancse. Ciò è da ascl'jvCl'si a più caufe; alla fertilità quasi inesauribile del suolo lombardo;
~lIe molte provincie e città che comprendeva; alla
~rosp,el'ità a, ,cui erano queste salite in tempo della loro
erta ; e plU che tutto alle stesse pratiche, e alle
s'tesse leggi favorevoli all' indnstria e all' agricoltura che
vigevano nei tempi di l'epubblica, e che i ducht eb .
bero l'accortezza di conservare. Questi duchi sebbene
l)e1' la Ulag~ior parte d'un inùole cupa, v~olenta, ~
Vb
INTRODUZIONE.
feroce seppero tuttavia l'i spettare gli antichi statuti del..
]a repubb lica; la giurisdizione consolare cl1e abbreviava le cause civili; la 100dicità delle tasse sul consumo
del popolo e sull' introduzione delle materie prime; la
libertà delle professioni; la legge del 1370 che non
permetteva ulteriori acquisti agli ecclesiastici, cc. Cosicché ncl J 288, cioé treut' anni dopo la perdita della
sua libertà; la città di Milano aveva ::incora uu<:\ popolazione di 200 mi la abitanti. V't erano uel suo ùistretto
150 castelli ,,"on altrellanti villaggi. Il ducò!o poteva
armal'e 240 mila uomini, otto mila de' quali di truppe
pesauti, tuttochè il ducato fosse circoscritto alle provincie di Milano, ·L odi , Pavia, Como, Bergamo. Non
bisogna però credere cbe il governo ducale operasse
gl i stessi prodigi della libertà. Quando i ducbi di Milane possedettero in seguito più di 30 città, non furo"
no in grado di vincere Firenze che non possedeva la
decima parte de l P es tensione de) 101'0 dominj.
Ma quando alcune delle repubblicbe italiane ebbero perduto la ]01'0 libertà, ed alcune altre provincie la
loro indipendenza politica, ]a ricchezza dell' Italia, e
con essa la sua potenza andò sempre decaden do , finchè la scienza dcII' Econom ia pubblica non venne a
sanare le sue ferite, e a rifondere il sangue jn un corpo esausto e langueute, La stella dell' Italia ' tramonfò
nel 1530. La sua gloria cessò quando IleI J 530 Carlo V
spense le repubbliche Toscane, e l'idnsse il regno
di Napoli e il ducato di :liilano sotto il suo scettro
deso latore. Per più di due secoli dal 1530 al 17 50,
tranoe Genova e Venezia che colla libertà conservarono ancora una gran parte del Joro ben essere , il l'e sto dell' Italia declinò eli disordine in disordine, in
preda a tutti gli cn'ol'i d'un' amministrazione DOD meno iguorante che rapace. Se nd secolo duodecimo
20
INTROOlJZIONE.
[' Italia era l'isorta dalla barbarie col braccio della libertà, nel secolo decimottavo essa Don ùscì da oli affarmi, e dagli abusi d'una micidiale amminish':zione
che c~1I' aiulo dell' economia pubblica, Tùllo queslo
luogo IDlenallo Ira la perdita della libertà e il ritrovamento di questa DtaOva scienza, Ilon fu per l'Italia
cbè un tempo di sciagure. Vedremo dalla storia dell'economia pubblica, quanto questa abbia coutrihuito
~ trarl'e l'Italia dalla desolaziooe e dalla poverlà. L'Italia preseote (tullocchè aocor 10ntaDa da quel che
potrebb' essere) è tuttavia ou vivente monumento in
on~l'e ?eJla scienza. Qual ch' ella sia, ed è pur mol~o l,n confronto de) luttuoso stato in cui giacque solto
li gIOgo del ramo austriaco di Spagna, è opera sua.
Sebbtne adunque talura la pratica associata colla
libertà P?ssa preesistere e far senza della teol'ia, qu;.
sta nondimeno è sempre giovevole, Se la te oria coesiste c~Jla li~el'tà , opera que' prodigj quasi incredibili
che. nOI. v.edl,atDo à. nostri giorni in Inghilterra, e negli
Stall-,uUlli d Amel'lca, lo mancaDza poi della libertà,
la seleoza a Iel supplisce, se non ili tutta la sua efficacia almeno in parte. Quasi lutti i regoi d' Europa dove fu oool'ala e coltivata , col suo ajuto uscirono dalIa barbarie e dalla povel"la. Ma si dirà Con affanno da
' d ungue v" e un supplemento alla libertà] Duua I CUOJ,
que la scienza esentua i popoli dalla necessità di essere
l.jberi~ s~ vogl.~ono essel:e felici? Non è una sciagura
che VI Sia UD supplemento alla libertà ? Questo timore
t; senza fondamento. Pl'imiel"aUlente la scienza ddl' economia pubblic.a è ,un ~upplemento, ma Don un equivaJente della hberta. GIammai la prima otterrà i brillanti
risultati
deUa seconda. Si .para bcronioo i o"overnl'
••
••
•
,plU savJI COI governi liberi e si vedrà la differenza di
',p rosperità tra i primi e j secondi. Prendasi la Francia
J~TRODtlZIONE.
21
del secolo scorso ch' ebbe per milli,s tri e finanzieri degli uomini dotti in economia pubblica, e confrontisi
coU' loghiltel'ra che parve pel' quasi tutto il secolo' che
si govel'o3sse a dispetto de'·suoi economisti. Da questo paraleUo SI aHà la misura del bene operato dalla
sola scienza, e di quello operato dalla sola libertà.
Svanirà poi affatto questo timore, se si considererà che
la scienzà sLe5sa in ultima analisi nOn è che una parte
di libertà velata sotto nomi diversi. l suoi teoremi
cbe guidano alla ricchezza , sono le stesse strade che
guidano alla libertà, In che consiste la teoria del credito pubblico e delle imp oste, se non nel freuo del!' autori ..
là arbitraria e assol~ta del" sovrano '? Tulfa la teoria de].:.
l'impiego de' capitali , della loro accumul azione, della
loro circolazione}- nou t; essa fondata sul dil:iuo inviolabile della proprietà) La libertà degli esel'cizj e dcII e
professioni, l'abolizif)ne di tante dogane intermedie,
l'abolizione delle angarìe- e vessazioni de' fermieri, non
si ri solvono esse in una ' maggior quantità di libertà
indiviJuale 1 Non è per esse il cittadillo più libero nelle sue azioni, ne' suoi movimenti 1 Suppongasi che il
gran sultano per fal' fiorire il suo impero si meUesse
in capo di far eseguire le teorie di Smith, non dovrebh' egli sacrificare la massima parte dc' suoi -capricci tiran·
Dici, astenersi dalle confische., dalle proscrizioni, e i!lveee di un onnipotente Pascià col boja a lato, non
dovrebbe stabilire tl'ibunali, autorità municipali, perequa zio ne d' imposte?
Infatti dappoi che sorse l'e,c onomia pubblica, la
sorte de' popoli si raddolcì e migliorò in ogni rispetto.
La proprietà e le persone furqno più rispettate. Se però
da un canto j popoli divenivano più liberi, i principi
in contraccambio diventa.vano pi~ ricchi e più potenti. ,
È un rjscontro singolare_o degno d·' essere notato. Nei
22
INTJIODUZIOI'{E.
tempi 'feudali i principi erano cosh'etti ad alienare unii
parte d'el loro arbitrario po tere onde rica"ar denaro
nelle loro estremità. Così gl'imperatori di Germania
vendettero alle città. italiane l'eminente dominio che
pret~ndevano avere sopra di esse. Così le città Ansea tiche si redensero mediao·te denaro, dal giogo dei
principi feudatari in Gel'mania. Nello stesso modo le
città inglesi comperarono le loro immunità" e i loro
previlegi dai loro re sempre in bisogno di denaro. Si
può dire .nzi che la coufel'm. dell. Ma'n.
eh. l,t. ,
o
fatta venti e piìl volle d ai l'C iu"lcsi
fu
ol'ni
volta
da
n,
:)
questi venduta alla nazione peI bisogno in cui erano sempre di dena1'o per sos ten ere le guerre in Brettagna contro
i l'e di F rancia. Nel secolo sco rso Successe tacitamente tra
i popoli e .i govel'Di la stessa permuta. I goveyni coll' aCCOl'dare piu sicurezza e liberta ai sudditi, procacciarono a se
stessi maggior i l'cndite, maggior popolazione, maggiore
potenza. È un contratto a ltrettanto gius to quauto inevitabile, Q uei regn i, come la Spagna e la Turchia, che
non hanno voluto fare questo concambio util e ad. ambo
le parti, si SOIlO condanna ti ali. povertà, ali. debo lezza, agli insulti stranieri. Nè solo i r e colla VC1'O'a
magica dclla scienza divennero più opulenti, ma anco;a
più sic uri, piil tranquilli, più fel ici. Abdicando la tiran nia
si sono sottL'aUi al ferro nei cospiratori, alle vendette e
alle r~voluzioni ch~ susseguivan o i 101'0 atti ingiusti o atro ci. E i palazz i dei l'e, invece di essere mel'lati castelli
abitali dal sospetto , dal tradimento, da' sical'j, da av.velenatol'i, SOoo P albel'g9 di tutti i piacel'i, e di tutte le
delizie che la civiltà La saputo inventare.
Ad outa di tutto c.iò non si può di ssimulare, lo
rip eto, che la scic'1za è un inadeguato sUL'rogato della
lib ertà. Q uesta è UDé\ fonte non solo amp i ~ ma perenne di
beni, mentre quella è una sorgen te più scarsa e preca J·ja"
INTRoDVZlolfE.
soggetta ad , ,essere cbiusa repentinamente dalla stessa mano che la fece scaturire. Sebbene la pCl'muta
tra la libertà e la ricche1.~a sia conveniente ad ambo
i cGnlraenti, pure è avvenuto spesso che i sovra ni per
uno di que' tanti capricci del dispotismo hanno rotto
questo patto. Non citerò che uo esempio forse di ciò
il più celebre, Luigi XIV dopo avere anjrnata l'industria e il commercio in Francia col sovvenil' capitali a
fabbricatori, coll' invitare con premj gli operai esteri
a stabilirsi in Francia, abbandona dopo pochi anni
r incominciata impresa, l'evoca l'editto di Nantes, scaccia dalla Fl'ancia ·500 mila de' suoi sudditi piu indusb'iosi, esilia con loro molte 3rti, molti secreti, e
mescendo lusso, guerre, protezioni, e persecuzioni invece di un regno industrioso e ricco, lasciò la Francia
esausta, oppressa da un debito cllo r me, desolata . Ecco
pere"/: la scienza dell' economia pubblica non è solo un
compenso imperfctto, ma ben anche incerto della libertà
politica, Quindi è che l' Oland. pel' esempio anche
dopo avere perduto il dominio esclusi,,·o d elle Indie
Orientali, med iante la libertà che conservò fu più prospera della Francia malgrado il gran numero de' suoi
cconomisti, ft'a i quali vantò alcuni de' suoi ministri. In
Italia pure, Genova e Venezia per virtù sola delle loro
libere costituzioni furollo nel corso ù el secolo passato
più ricche e prospere dt=lIa Lombardia, della T~scalla ,
del regno di Napoli, quantunque così fecondi di buoni libri e di ottimi amministratori.
Da tutto ciò si . può d edu rre il c(ll'olhl.l·io, che questa scienza è più n ecessaria ai governi assoluti che ai
liberi. In questi l'educazione , la lihel'là Jdla stampa,
le assemblee, i diba ~timentj pubblici, formano gli uomioi di stato , e i finanzieri. La stabilità d elle leggi ,
l' inviolabilità delle persone e delle proprietà, Sii ono"; ,
INTRODUZIONE,
I
le cariche conferite dalI' opinion 'pubblica, ·e nOli dal
..
capriccIo, tutto inuue. tende a. incoraggire .1' industria,
e a rinvenire i mezzi d'arricchire. Invece nelle monarchie assolute tutto Jangue, tutto giace sopito in.
un letargo; tulto è mistel'o. Un seCl'eto impeuetl'abiie
avvolge le deliberazioni di stato, non v' e scuola, Don
v' è espcricnza pd pubblico ; P amministrazione è un
monopolio misterioso di pochi impiegati. I soli libri
adunque possono imperfettamtute supplil'e alla mancanza cl' istruzione ed esperienza pubblicOt. I sol i ljbl'i
possono indicare gli errori dl~11' alll::uinisll'azione, additare le riforme, illuminarc i governanti} educare dei
nuo,'i amministratori a qudli che cedono il luogo. Eppure:::, strana contraddizione.! ~ono alcune volte i libri
e i loro autori oggetto ddl' odio e ·del furore di questi governi, Quanelo alcun zelante cittadino si pone
ad esamioal'c se una legge sia confacente al pubbl ico
bcne, Sii si clliude la' Lacca con quella risposta che si
rih'ova nelP inferno eli Dante
" V uolsi cosÌ colà dove si puotc
110n dimaudarc,
» Ciò che si vuole , e più
Per apprezzare pCl'Ò i vantagg:i che l'economia
pubblica recò a. molte:: provincie dell' Italia, è mestieri
conOScere la condizione in cui qucste si ritrovavano
quanùo la s<.:iCllza cominciò a sorgere, onde confroo.
tarla con quella pO';let"iore alP influenza di questa tl'ibuna, che non cessò pcr un secolo inlicl'o d'inculcare
ai govcrni la necessi tà delle riforme. Lo stato di deperimento comprende il lungo periodo dal dominio di
CarIo V iu Italia sino alla pace di Aquisgrana, ossia,
al 1748; quello dei miglioramenti si cstende dal 1750 alla fine del setola decimottayo. Per seguil'e un ordine più
chiaro e natllrah~, premettel'ò in brevi cenni il periodo
lriTRODUZlo:tE.
dell. decadenza, che servirà d'introduzione alla sloria dell' economia pubblica, e l'iserverò la descrizione
d.el secondo per compimento delle storia stessa.
Di tutti i dominii stranieri che dopo le invasioni
de' barbari pesarono sull' Italia, quello della casa d'Austria spagnuola fu il più devastatore di tutti. Di tutti
gl' imperatori di Gel'mania . che manomisero l' Italia,
Carlo V fu il più funesto, non eccettuato neppure Federico Barbarossa, Prima ancora di' cioger~i, il 24 marzo
1530 in Boloona le due corone dtll' impel'o. e di Lom'o
.
bardia, che gli diedero }' assoluto dominio sopra quasi
tutta l'Italia, Carlo V l'aveva già messa co' suoi eserciti a soqquadro, La cassa di quell' imperator di tanti
regui c di tante minit:l'e era sempl'e vuota; i suoi eserCIti non erano mai nè pagati nè equ ipaggiati; ' j suoi
generali si pagavano quindi da se con tasse e concussioni su gli abit,:mli, Nel J 522 Carlo di Lanuois per
mantenel'C l' al'mata imperiale, mise ulla cODlri~uzione
su tutti gli stati, fino allora indipendenti ll'Italia, sulle
'·.pubbliche, sui mal'chesati di Salluzzo e di Mouferrato. Ne andò esente Venezia sola che si faceva ancora
rispettare, Il 30 maggio dello btesso aono Genova fu
presa e saccheggiata dalle ~ande spagnuole. Il BOl'bone
per pagare il suo esercito ammutinato lo condusse al
saccheggio di Roma, La città fu messa a sacco; il Papa
in prigione, e non l'ieùbe la sua libertà che a prezzo
di denaro, e a pre~zo di denaro comprò ,più volte la
pace, Per fuggire le l'ubberìe, le violenze, le vessazioDi d'ogni sorta della soIdatesca imperiale, Sii abitanti
di Milauo erano costretti di emigrare, Questa opulenta
città venDe emunta .c tormentata a scone, che i suoi
cittadini più volte per disperazione si ribel)al'ono contro i loro oppressori, il che serviva a questi di nuovo
':1.7
INTllODUZlOltE.
INTRODUZIONE.
pretesto per nuove concussioui e violenze. Il duca Sforza
dovette più volte riscattare con denaro il suo ducato,
ed alla fine l'ultimo di questi duchi cedette a Cado V
per una pensione, ciò che nessun sovrano può vendere: la sua corona e i suoi sudditi. Spenta poi ch' ebbe
questo imperatore la repubblica di Firenze, le impose
il più nequitoso de' tiranni, Alessandt,o, che nOR si sa
se fosse ~glio naturale del Papa o d'un mulattiere.
Più migliaja di fiorentini vennero esiliati colla. perdita
de' loro beni j alcuni de' più distinti patriotti decapitati.
Il marchese di Meleguano,. un altro v~"nerale di Cado V ,
nel 1554· devastò tutto il Sienesè. Più di 5.0 mila contadini per fame, guerra, o supplizj perirono. La Maremma Sienese da quel tempo ·in poi non potè più ripopolarsi per l'aria pestilenziale che vi si generò. Carlo V
vendendq titoli e pergamene per far dc~al'i, riempì l' lLalia
d'una nobiltà povera, ignorante, e oziosa. Sino allo·
ra la nobiltà italiana di Firenze e di molte altre
città .d' Italia aveva esercitato il co~merc i o, come
continuò ad esercitarlo sempre la nobiltà della repubblica di Genova, e si può i1ire anche quella di
Venezia. Dopo quest' era funesta prevalse iI pregiudizio
castigliano che la nobiltà è costituita dall' ozio. Pel'
quanto fatnli fossero ' questi flagelli, scudo alcuni di
essi temporarj, l' elasticità · naturale de' popoli, quel
principio di vita che in ogni nazione come in ogni
corpo esiste, anebbe col tempo sanate alcune di queste ferite. Ma l'impero di Cado V aveva reso pel'pe~
tuo lo s~erminio delle rapine e delle armi con una pessima amministraziune, che più funesta della guerra stessa fece guerra continua all' agl'icoltnra, all' industria
e al commercio. I suoi successori non che mantcnerJa
]a resero ancor pili micidiale. Fu in certo modo una
fatalità per l'Italia che l'epoca di Carlo Vedi Filippo Il
sia congiunta coll' epoca piil brillante d.el genio italiano.
I poemi, le pitture, le statue, i palazzi hauno abbagliato la mente di molti storici, e continuano tuttora
ad abbagliare tutti coloro che mossi soli dall' entnsiasmo del bello dimenticano ' il ben essere, i costumi, la
dionità e la potenza de' popoli . Leonardo, Michelangiolo,
R:facllo, Ariosto, Tasso ci fanno dimenticare Antonio
de Leva il Borbone, il Lannois , illl'lendoza , Filippo II
e i suoi' ministri " di re cattivo consigliel' peggiori l>.
L'Italia deve grazie immortali all' autore della storia
delle repubbliche italiane del medio Evo, cbe rivendicò
quelle repubbliche dalle calunnie di poco giudiziosi, o
servili scrittori, e che, enumerando le glorie elel genio
italiano del decimosesto secolo, ricordò neBo stesso tempo
i dolori della nazione, adempiendo così al sacro dovere
cl' UDO storico, di non dimenticar mai il popolo che
dev' essere il protagonista d' ogni . storia.
Da questa generale rivista discendiamo a un p iù
particolar esame delle provin~ie. Se ripeto alcuni fatti,
lo faccio a bello studio perchè molti fatti dovrebbero
essere scolpiti nella mente, massime degl' italiani.
Alcune savie leggi ed istituzioni che fecero prosperare Milano ed altre città lombal'de in tempo. ch' era ~
no rcpùbblicbe, essendo state conservate ùal duchl
Visconti e Sforza, continuaro'n o ad escl'citare la 101'0
benefic; influenza. I palazzi dei duchi Visconti erano
fucine di tradimenti e delitti. ·Bernabò Visconti non fu
secondo io crudeltà che al tiranno Ezzelino; Giovanni
M,uia suo nipote con una pazzia simile a queIla di Nerone
scorre,,·a le strade di Milano nella notte con feroci masti..
ni a cui faceva straziare i passaggi eri ; Filippo ~ilaria fu
un Tiber;o in dissimulazione e perfidia. Ma sovente i
delitti che disonorano i principi del pari che i popoli
Il'fTRODUZIOl'fE.
che li soffrono, non 5000 così funesti ai popoli come
alcune improvvide leggi, che quantunque dettate da principi virtuosi, contengono un lento veleno che impoverisce e spopola le provincie. La corte dei duchi di Milano fu in certo modo simile alla corte dei C.ar di
Russia per quasi tutto il st!colo passato. Gli esigli in
Siberia, gli strangolamenti di palazzo UOn impedirono
in, Russia i progressi della civilizzazione, Sotto il dominio dei duclli di Milano èhiare e buoDe leggi assicuravano la propl'ietà, Una giurisdizione consolare,
(che ·noi chiameremo tribunale di commercio) esente
da cayilli for.e osi in un modo sommario e semplice
decideva le liti, I commercianti e gli artigiani in jspecie
erano immuni da molti tributi, Le tariffe daziarie eraoo
regolate in modo di proteggere l'industria nazionale.
Era accordata una universale facilità a cbiunque di
esercitare liberamente la pr'o pria industria, come e dove
voleva. Onori si compa rti vano alla professionc di commercianti ,. e ai più utili di loro si distribuh'ano -gratificazioni, Si continuò ad aécordal'l:! la ci ttadin anza ad
ogn i straniero che trasportasse nel ducato il suo domicilio e la sua industria qualunque ella fosse, Cosicchè
se MilaDo aveva in tempo di repubblica una popolazione di 200 mila ' abitanti, 70 fabbriche di panni, 60
mil a lanajuoli che vivevano colle loro famiglie di quest'
ade, p'~r cui nei secoli XIII e XIV qu esta dominante
Ji 35 città era chiamata Roma secunda, sotto il go~
verna dei duchi se nO n accrebbè conservò almeno la
sua prosperità commerciale, La rcndita del Pl·jmo dUl~a
Gian Galeazzo Visconti nel 1395 era di un milione c
duecento mila zecchini l'anno, cioè quattro volte
quella di Firenze. È però vero che lo stato era molte
volte più ancora esteso di quello di Firenze. Nel 14.0
IlfTl\ODllZIONE.
29
quando questo ducato, che poteva dirsi un regu;, ste.ndevasi da UD mare all' altro, dal Mediterraneo ali AdrIatico e dalle Alpi iDoltravasi frammezzo agli Appennini: fiorivano in questo ducato moltissime malli~at...
tUl'e d'arme di seta, di lana, Nel discorso pronuDlaato
nel gran CO~siglio nel 14.0 dal Doge Moc~nigo, r~le~
,'asi che di sole manifatture di lana le cmque cltta
di Milauo, Como, Pavia, Crem ona, Monza espor..
lavano per la via di Venezia 29 ~.ila .pe~z~ di ~aDno
all' anno, pel valore di circa 9 mllioDl ,~l l~l'e, di que~
tempo, che sarebbero equivaleQ.ti a 40 mlhom dl franchi
dt:' nostri giorni , .. ,. O.' bene; lulto quest~ s,plendore
si ecclissò sotto 1'impero di Carlo V. CommClal'OnO le
f'storsioni, le angaric d' ogoi sorta, gli alloggi militari
dt:llc truppe impeL'iali, Pcr molti ~nni Don fu ~he un
coutinl1o saccheggio militare. ·Questi fu sussegUIto da
un' amministrazionI:! ancor più fat ale, 5' inventarono tasse
d' o"oi sorta sulla consumazione del popolo che accre ..
scev:no la mano d'opera a scapito delle manifatture.
Si accrebbero le tasse sull' espOl,tazione delle manifatture, e sull' importazione delle materie ~I'imc: L~ tariffe daziarie non fUl'ooo più un oggetto d i legislaZione,
come dice Verl'i, ma Ulla fonle di espii azione. A I libero
esercizio delle arti si soslituil'ono monopolii d'i commercio, c quello de' mestieri, Dissi già che l', ind~stri~
milanese aveva prosperato col favore della I1bel'ta di
eserciz.io nelle professioni, . e mestieri. lo c iò Milano
aveva seguito UDa massima più libcl'ale di qU t lla che
fu sempre io uso in Firenze. Il goverllo auslro-spagnll~lo
sostituì alla libertà i corpi e llIcstit!ri, le 101'0 leggl e
statuti che crea;ono pretensioni ridicole, e litigi elerni.
Questi statuti pt'oibiyano ad ogni cittadino, che no,o
fosse ascritto a qualche corpo, di esercitare la propl'la
30
31
INTRODUZIQ1(E.
IN'TRODlIZIONE.
industria. Non tardò F accumulamento delle leO'oi foote
di litigi e sottigliezze forensi. Di qui sorse il b;r~n nu~~l'O de' curiali, nutritori di liti. Si abolì la giurisdi_
zl.on· cons~lal'e colla sua semplice e spedita procedura.
S. eresse ID sua vece un tribunale, chiamato col nome
l'idicolo di .sen~to, che per rendere più iwpropria questa denommazlOne defatjgava le parti colla 'lentezza
I decreti che questo mentecatto governo faceva contro
il val or naturale e comro~rciale dei metalli non erano
meno stolide dei decreti del Vaticano che volevan()
fermar la terra contro le leggi del · mot() scoperte da
Galileo. Tutte poi queste tasse riescivano ancor più
pesanti per l'esenzione di cui erano favOl,jti gli ,eccle~
d../e forme, coll' arbit"io, e col dispotismo. Il nome
d. senato, compete a un tribunale 31'bitral'io e li aio
dello stato. La diaria, e tutte le altre tasse prediali
l'icadev30o soltanto su gli altri due terzi de' proprietarj.
all' ~utorità pol!tica come queIlo di Cesare competeO a
un l.mpera~o~ dI . ~el'llIallia. Quindi nè la propl'ietà nè
la VJta de clttadlOl nOll fu più. sicura sotto l'arbitrio
d.i questo senato, A qnesta til-aunia giudiziuia si a'g gmngeva quella de' governatori. Celebre è il de tto del
governat(){'e a un milanese che ritornava da l\fadrid
dispaccio .reale = Il l'e comanda a l\fadrid, io
a Milano = La distanza clelIa sede dci o-ovel'no è un
l
.
b
a_,h'a sClagUl'a pei ,popoli. Venivano da Madrj~ le prov
vldenze sempre troppo tardi, dopo il fatto. S'introdusse
COB. .U11
4
il m~stel'o uegli a ffa l'i. , Non solo la libert. di parlal'e
el:a Impedita, ma il goveroo stesso non parlava mai,
St. avvol~c"a in una veael'abile impostura, e l'ese la
s~lCnza, di ~ovel'nare agli occhi .del volgo una specie
di magia. SI af6ttarono le l't'ndite. Subentrò ali' avidità
del governo quella ancora più 0ppI'essiva de' fel'miel'i.
Il governo Don aveva più credito . Ne' bisoo-oi straordinari non trovava straordin'al'i sussidii,
~ppio-liava
tl
quindi al funesto partito di alicnllrc i l'ami della rend~ta .p ubblica. Questa alienazione diveniva una sorgente
dI nuove estorsioni. La zecca si convertì in una fonte
di rendite pel governo. Per un secolo e mezzo il governo andò alterando le monete, violentando inutilmente con 85 gride le leggi immutabili della natura.
st
siastici. Questi possedevano uo buon terzo de fondi
Dispotismo
" peste
ignoranza sono inseparabili compa, . '
gni. Nel secolo XVI e XVII le pesh che d. tratto In
tratto desolavano r Europa erano accompagnate da una
pratica superstiziosa che le rendeva ancor più micidiali,
voglio dire, dalle . processioni. La peste poi del 1630
diede origine al più inaudito processo, quello .dell~
colonna infame. Si pretese che due sciagurati abltaoh
coll' unO'ere con un unguento i chiavistelli delle porte
avesser~
sparso quella peste: Colla tortura si obbligarono a confessare ciò che non avevano commesso, e
confessi di un delitto impossibile venDe)'O giustiziati.
Che ' doveva poi ess~re il fato di questa· provincia e ~ei
suoi abitanti se vi si aggiunge l'inquisizione, il pregmdizio dell' astrologia giudiziaria, queIJo delle stl'cgherie,
ed anche la guerra che in mezzo a tante tenebre passava come una luce sanguigna pel' renderle ancora
più tetre. Questo barbaro dominio durò pe" 172 anni
sino al 1706. - Questo mio alJbozzo è fatto sopra
il quadro luttuoso che l'eloquente Ve ""i ne f~ce nelle
sue Memorie sul commercio di Mi/allO. QueslI annah
che. meriterebbero ' d'essel'e meglio conosciuti da tutti
quelli che scrivono la storia d' I~alia, costit~isc~no un
debito a un ramo dell.a casa austrJaca, che difficIlmente
questa casa avrà camp'o e voglia di cancellare. L'emi ..
Il"azione desii abitanti, l' abbandon() delle campagne
IiYTRODuzro«E.
furono l' inevitabili conseguenze d'una. così assurda
amministrazione. P rima del 1630 el'ano già mancali
24,000 trafficanti nella sola città di Milano, Le fabhriche di lana eh. ,da p,'incipio erano 7 0 ; alla metà del
secolo XVII appena si ridussero a 15 , e pOC h'l 3 0Dl,
dop,o .od 8, ~uest,o governo adunque che du,'ò 17 2
anDi r Jtl'ovò In Milano quasi 200 mila abi tanti e a _
pe~a ve ne lasciò .100 mila . Ritrovò 70 la nificj, ' ciDq~e
appena ve . ne laSCiò. Tutto era in decadenza e l'ovina.
Nel 1706 Il ducato cambiò di dominio, ma pe,' lungo
tempo a~cora non cambiò di condizione. Dal ramo
austriaco di. Spag~a, la Lombardia passò in potere del
r~DlO austriaco dI German ia. Questo nuovo -'"'overoo
SIDO alla, metà del secolo non fu gran fatto :ligliore
~el. precedente. Alla fine poi l'insis tenza degli sCl"iUori
JOsleme col fortunato accidente di due illuminati sov.r3ni, op~rò un ca~giatnen t o in favore de"i popol i, che
ndondò lO \'antagglO a uche del governo,
, Il l'egno di Napoli e la Sicilia caduti so tto lo stesso
gIOgo deg li austriaci di Spagna, ogn soffrirono meno
del ~u~ato d,i Milano. Se 1I 0n che non essendo qUt:ste
pI'O"JllCle prima di Carlo V in uno sfa~o di flol' ida
prospel'~tà, il lor? deterioramento non potè essere così
grande. OJ.: tirann eggiate 'da conquistatori, al' devastate
da guerre tra pretenden ti stranieri, or manomesse da un
ava~o e. fel'oce fe ud ~ l ismo, 01' donate, 01' vendute, or
taghegglate dalla corte di Roma, Cihe sognò cht: foss~t'o
s~oi. feudi in mo lti secoli precedenli , poch i inl'el'va lli
di ripOSO godettero so Ltù Federico I, S'otto j} re Roberto,
e sotto Alfonso, Qu ando poi la pace ' a\'rebbe lascia to
ca mpo a buoni ordini e a savii prDvv.edicnenti i fc:: udatarj si opponevano ad ogni innovazione e m'igl ioramento, temelldo chc la )01'0 influenza e autorità si
33
scemasse. Q"uesto regno adunque flon fu Inai moI~o florido nè pote~te; nondimeno sino a Carlo V aveva goduto
il sommo beneficio di possedere dei re proprj, quantunque stl'anieri, ed un governo nazionale. Sotto il
governo spagnu'olo, divenuto provincia d'una corte lon..
tana e straniera la sua rorina fII compita. J.: ammini ..
strazione della giustizia diventÒ un labirinto in mezzo
a una farragine di leggi accatastate le une sopra le
altre, Venne anche qni il flagello de' curiali, Il foro
ingoiava i patril1lODj delle famiglie spinte a litigare dai
taoti famelici aVTocati, Gli stessi arbitrj 'dei "icer~ come
dei governatori in Lomhardia, L'agricoltura negletta
pel devastatore diritto del pascolo libero, pel tavoliere
immenso pascolo comunale, per la legge" che proibiva
la chius,ura delle terre, S'ìnventa.'ono anche qui monopolif d' ogni sorta, pel'sino quello della tintura nera
della seta, delle medicine, Le , rivol uzioni il cui fomite
è sempre l'ingiustizia del gO'f"erno, aumentarono la massa
de' mali, percbè non ehbero un esito felice, Nel 1603
Tommaso , Campanella ,vedendo i suoi compatrioti gemere sotto il peso di UD governo concussionario, pre ...
parò una rivoluzione che doveva per sempre liberare
la sua patria dagli stranieri e dal potere arbi(rario. La'
sua impresa fallì, Nel 1647 però il dolore essendo giunto
all' estremo non vi fu più d'uopo di conciliaboli secreti
nè di prediche qi frati, mezzi già impiegati dal Campanella. Il soffl'imento si convertì " in furore, e il po"
polo ruppe da se le sue catene, Si erano poste delle
l~sse persino sulle frutta , che serVOnO di nutrimento al...
minnto popolo, Questa fu la scintilla che fece scoppiare
la rivoluzione del 1647' Il popolo prese le açmi, strappò il poter~ fuori delle mani del vieerè., e ne investì il
sno condottiere MasanidlQ (I), M. hen presto ingannato
IltTRODuzIOt'tE.
( I) Tom!D3.so Aniello I detto volgarmente Masaniello.
PECCO/O, Economia Pubblica
3
34
},TRODUZIONE.
lNrRODtlZIÒNE.
;
dalle fallaci prome"e del vicerè ricadde di b.1 nuovo
sOlto il 'giogo d~' suoi tiranni. Messina non molti anni
dopo prese le armi per lo stesso motivo delle insopportapili impost.e. Il disordine stesso de.!1e monete era
giunto a S~gDD in quesl;o regno, che neJ J 626 solto' il
cardinal Zapata scoppiò fra il popolo un' altra rivoluzione contro un ~dittu d el cat'dinale sulle monete, in
guIsa che ' il cardinale
cost retto a rivocarlo. Questo
beIlis~imo regno dunque, oppresso da tasse,. esausto
da tributi, sotto il giogo d' una cor~~ ~t1:a~~era, senza
commercio" senza industria, senza strade, senza coltura
(fuori che D~lIa cap.i tale) era giunto all' ultimo deperimento, .quando ~bbe un raggio di fortuna acq\listando
verso la mètà del secolo scorso la sua indipendenza .
sotto un principe proprio. Da ' quel momento gli scriitori
di questa vivacissi~a nazione si diedero a gara ad in ..
dicare i mezzi di trarre la I<;>ro patria d~l languor.e e
dalla .povertà.I consigli '. furono provvidi, i libri giudiziosi. Se si ottennero poche ' l·iforme (in ragione degli sforzi degli scrittori) è d'attribuirsi .aIlLo.pposizione
dei feudatarj. Il regno delle due Sicilie è dove il feudalismo fu .più fermo e ospnato, ovvero dove i principi furono meno risoluti e arditi in distruggerlo, cbe
nelle altre parti di Europa.
fu '
.
Lo stato Pontificio nel .secolo XVI acquistò nuove
provincie, e un' estensione maggiore di quella ~he mai .
a"'csse avuto per l'innanzi; Ma l~ nuove provincie retXogradarono dal loro pristino splendore, e discesero
ben tosto al livello delle anticbe costituenti lo stato
ddla chiesa cbe non furono mai floride. Lo stato si
ampliò co~siderevoJmente, ma la sua forza e ricchezza
Don crebbero in prop0l'zione degli acquisti. Bologna
che mentre fu Ijbera, fu agricola , indllstl'C, dotta, mar ..
ziale tanto, che più volte da sola .astelloe gli assalti
35
or aei papi, or dei duchi . di Milàn~, or ~e' fire~tini,
divenuta provincia papale, perdette. lDdustF~a e v.lgore.
Ferrara Urbino Rimini che, se non sotto le ah della
libertà. 'avevao() fiorito almeno sotto splendidi principi,
tramo~tarono anch~ esse. Ancona già sì celebre pel commel'cio marittimo, anch' essa d~clinò. Menb'e Leon X
onorava le lettere e le belle arti; l' ag~icollura,
. , le.
manifatture e il commercio andavano . mancando ne SUOl
stati. Il secolo di Leon X fu simile ad. un' aurora boreale che abbaglia e 'non vivifica, che splende ~ illumina' dei deserti di gl~iaccio. La felicità dei pòpoli non
consiste in quadl'i
in poemi, ma in un ben essere
universale e in una libertà di pensieri ed azioni conveniente ai destini dell' uomo. L'Olanda., la .svizzera
da secoli, e gli Stati Uniti d' A:merica da. cin~~ant' anni
sonO nazioni libere e felici senza fasto lelterarlO. Al contrario tutta la pompa e il lusso ili Le~n X, se conve.ni~n~
ti erano ad un Mecenate, disdicevoli e. ~al conslg~.lab
erano in un amministratore. Infatti esaurì le sue fin.8D.?-e
e tu costretto di appigliarsi all' espediente di vendere
indulgenze per le o~terie pubbliche i~ Germa.ni~, per
far dellari. Se si eccettua il breve pontIficato di S1510 V,
in cui ques.to papa s~ppe mette~ ordine neHe finanze,
e ammassare un tesOl'o coIl' economia, si p~ò dire che
Don v' è Stato in Europa come il pontificio, che sia
stato p~~ sì lungo tempo sì mal governato. ~rim~ dell~
pace cOl)chiusa in Bologna con Car~o"y, .la .C1tt~ ~l
Roma fu continuamente agitata da fazioni, .da lnh'lghl,
da turbolente elezioni, e contr' elezioni di papi. I papi
or trucidati dal popolo,. or attaccati.da . prep~t~Dti. feudatarj in Roma stessa, or assediatI, or prlglO D1 , or
esuli in Francia, quand' anche ~vessero avuto la capacità di stabilire una savia amministrazione ~ non n' e~~
bero Dè l' Qc~asi~ne Ilè il potere. Ma dopo Carlo Y
,
ed
36
IN'FRODt1ZIONE.
37
bTROOUZIONE.
nulla può plU gius~ifìc~re la debolezza e incuria ' Jet
loro governo. Se; i papi dopJ -quest' epoca c.redettel'o più
conveniente al loro Dlinistero il . deporre la COl'azza e
la spada, U9~ dovevano perciò trascurare la qifesa della
proprie.là e della vita de' sudditi. Invece essi lasciarono
cadere il 101'0 goverDo in un tale spossarne..nto, che le
provincie 'furono infette per ben un secolo
malandrini,. e la capitale stessa o.inaccinta ad ogni Olomenlo dal.1e irruzioni di temerarj banditi. I,olanto tutte
le coste dello stato ' · e~aDo messe a fuoço e a l'ubba
dai bal'baTeschi, che discenùevano a far pl'igioni gli . ahitan~i de' piccoli villaggi, e li c~nduce.vano a lavorare,
incatenati nell' Affrica. Gli abitanti di queste provincie:
n'on epbcro pure il meschino compenso dei JombarJi
e -n'apole'tani, .che sparsero il loro sangue in spedizioni
militari estranee agl' inle'ressi della 101'0 p!ltria sotto . i
vessilli della Spagoa, ma div.isero cogli spagnuoli la
gloria militare sollo i ~avjJa, i Farnesi ., gli Spinola,
genèrali italianì (li primo ord,ine. I sudditi romani erano
divenuti il ludib,';o di- un pugno di m .suadieri e di
pirati: mal protetti da principi che-facevano pompa di
tl'e c~rone in capo ', e si vaDtav~n<1 di essere i padroni
di tutti i regni della terra, Iovec::e di at'mi e di gloria
non v' erano io queste provincie cbe cappucci e claustl"i;
invece di libertà l'inquisiziont! colle sue prig,i oni e co'
.suoi io;·menti. 'Le bolle erano le sole manifalture della
città di ~oma, le indulgenze e re tar.iffe de' pe~cati le
sole . doga'n~; la sola professione animata e protetta era
]a mendicit~. Ogni provincia · governata a capriccio di
un prelato; non .. c·entro di governo, non unifo·rmita,
non se!Dplicità di leggi. La campagna di Roma resa un
vasto .e insalubre deserto, popolato da scarsi armenti,
e da maJandl'ini. Vers·o il mezzodì le paludi pontine
pel lungo tratto di cento e più miSlia continuarono
da
sino al pontificato di }?io VI a minacciare co: 101'0 mja~
, il passeggiel'o. Come mai poteva aspettarsI una p1'O~
sm,
l' d'
vida amministrazione da l'egnan(i c.b e daUa ' so Itu ~ne
dei ~onventi, da una vita contemplativa ed ascetica.
venivano in una cadente età innalza.ti al trono .e gettab
nel vortice dègli affari mondaoi l .C ome poi pot.. v~n~
intraprendersi riforme dove l' ioq~i~izioDc contro l h~rI
è più che altrove severa 1 Infa.t~l, t1'3l!ne ~a breve dls~
sertazione del marchese Bell,oDI, nessun altro economist~ di grido scrisse sotto ,questo govern~.? ~ quin~i
a dispetto dei tanti lumi che 'circolavano gla 10 I~aha
sin dalla metà del secolo scorso, in mezzo -alle 1'lfol'~
me che da molti governi italiani si operal:onò.,. il. g.o:
verna Pontificio conservÒ lutti i suoi abusi e OlsordlUl
sino aU' epoca in cui venne aggregato in parte al regno
d' Italia, cd in part" all' impero francese. Allora soltanto ma per pochi auni, pro,vò l'influenza .d' un' am:
Dlinis:ral.ione vigilante ed attiva. Sino a quest' epoca ~l
uò dire che r amministrazinne di questo stato per n"
p etto a strade a commercio, a . éomunicazioni non fosse
sp
,
..
. E l' è
migliore di quella di TunlS,' ed Alge~'"
un n.uovo
testimonio che senza liberta, o senza I lumI della sCienza
uno stato, Don che fiorire, non può emergere- dalla
povertà e dalla prostrazione.
?'
L. decadenza den. Toscana fo ancora la più -grand~
non già tanto pei mali ·a cui andò incontro . q(1anto
er l'altezza della prosperità da cui cra caduta . Il ~au­
:iamento di sorte riesce sempre più penoso pel p:H'a~
gane.
'f Nesslill maggior dolore
... " Che il ricordarsi del tempo felice
" Nella miseria ...
38
L'impcrator Carlo V
n011
si contentò di spegnere
gli antichi ordini che avevano resa Firenze ricca ed
ilIustte, ma Ja diede in balìa del duca Alessandro, uno
de' più odios.i tiranni che abbiano mai disonorato il
trono. Il suo successore il gran duca Cosimo I noo
fu tanto sfrenato, ma fu piil perfido e simulato. Sotto
il regno di questi aue duchi la metamorfosi della To'scana si compì. L' indu61ria languì, o fuggì. Gli operai
a migliaia emigrarono 'in Fl'ancia .e in .Inghilterra. I
capi~ali non trovando più nè sicurezza nè ,impiego nel
commercio interno, o seguivano Sii operai, o erano in-
vestiti in terre. I co~~ercjanti, i banchieri di Firenze
che andavano' un temp~ superbi del titolo di cittadini,
comprarono d~i vani titoli di nobiltà. L'ozio quindi
success.e all' attività. L'agricoltura che dall' industria ' e
dal com~ercio .riceve iwp~lso e jncrem~nto langUÌ. Il
poco commercio rimasto, era inceppato da vincoli, quello
soprattutto de' grani" vincolato dal divieto d' m.cita, gia ..
ceva disanimato, e seco ' lui disanimata la ptoduz"iooe
della terra. Le" leggi civili erano .iol"ricate, ·iocoQlode,
le leggi criminali crudeli o insufficienti, Il debito pub,
hlico grave, e !e impòste onerosissime. La popolazione
della l'oscana, quand' era divisa fra molte repubbliche
montava a tre milioni. Alla fine dd se;:cQlo scorso non
l'
oltrepassava un milione e duecento mila abitanti. La
rendita attuale del gran ducato· di Toscana non aggua..
gl,ia quella sola della città di Firenze ne' suoi bei giOl'oi
repubblicani. Il solo comune di Firenze poteva mettere
in armi un esercito di 20 o 30 mila combattenti, Ora
il gran , duca a stento ne mantiene 8 mila, Ci~tà, tempj,
ponti, palazzi, statue, pitture, bibl'ioteche, tutto ciò
che si ammira ancora in Toscana SODO tulti ' mo·numenti
dell' antica libertà. Tranne la bella . città di Livorno ,
poche cose attestano la prosperità de' tempi .posteriori .
39
INTP,oDUZIONE ,
IN'TRo!>uZION!.
Nondimeno se dopo la mortc d<::l gl'an duca Cosimo I,
il commercio continuò sempre a. declinare, la sorte
deoP individui non fu '·così infelice ~ d~gradata come
'1 u: lla aei Lombardi, dei, Napoletani
e dei
,Romani. La
Toscana aveva subito una catastl'ofe, ma In mezzo al
naufragio le era tima~t. a una tavold di s~lvamcnto, il
principe proprio, Questi può ,essere tal01:a ~u'anno, avaro,
ingiusto, ma alla fine i SUOI succeSSOl'l SI avvedono che
coll' oppressione d~' sudditi dim~uisce la, 101'0 forza fì~
sica e morale, Il principe propno, anche quando non
è frenato dalle leggi, appunto pCl'chè c'onsidera ; h_,nazione c'ome una sua proprietà, non Ja devasta con quel
sistema di sac:;cheggio e d' espilazione, cOlDe fa uno straniero che, dalla coscienza dell' usm,pàziù.lle e,' dal ~en­
siero di doverla perdere un giorno, è SplDto s~lo .a far
bottino come io un' il'ruzione milital'e, Dopo .1 secolo
decimosesto i Toscani nella .loro decadeuz.3' godettero di
un governQ .tanlo dolce, che giunse a modjficar~ i co:
stumi della nazione. 'Quel popolo che per moltI ~eco"
Don respirò che fazioni, ire e pr~sGrizioni; sicchè Dante
esclamava;
" Ed ora in te non stanno senia guen-a
" Li vivi tuoi, e l' ® 1'altro si rode
, "Di que' che Un muro ed una fossa serra,
divenne il popolo più mite e pi~ affettuoso. Appena
la scienza si fece consigliera degh uomlOl dl stat.o, .cl~e
i principi di questo delizioso, paese ~ul'on~ i p~lml ;~
Europa a mettere in p.l'atica I suggenmenh degli scrlt·
tori. La Toscana cbe nelle scienze, nelle lettere e nelle
bene "l,ti era già stata la foriera della civiltà. €:uropea,
10 fu pure nelle l'ifor,?e amministrative nel seco,lo XVIII:
A sua luogo, cioè, alla fine del prcser~te ~pdogo sto-,
rico, accenuerò i mislioramenti introdotl1 chi gran duchi
INTRODUZIONE.
lNTRODtlZIO:l'm .
n~lIa legislazione ~l'iminale, nelle successioni, nel' commerc,io de' grani ec.
le velldevano in Europa, Poco dopo il l'C di Spagna i-rnpast:: aB'intl'oduziollc in quel regno un' imposta sulle mcrci
venezia ne, che d.istrusse il traffico che i bastimenti della
La ,prosperità commerciale di Ve~ezia e di Gcnova
dopa I. venuta di Carla V ili Italia retrocedette an-
....pubblica facevaoo su tutta la casta d', Affrica da Tripoli a Marocco pcrmutaodo le 101'0 merci con polvere
d', oro, e vendendo poi questa sulla costa di Spagna da
ch' essa, ma non sofferse un ro,vi~oso rovescio come
quella di Firenze. Queste due repubbliche conservarono
la libertà e l' indipenden7.a. Questi d\le beni inestimabili
valsero ad impedire la loro royina, D1inacciata da uua
successione d~ fUD~sle vicende, compagne inevitabili
della sarte dei' papali commerciali.
.
.
La fortuna cominciò a mostrarsi avversa a Vene-
zia 'sin dalla fine del secolo ·XV. NeI momento appunto
ch' essa trovavasi impegnata in un' ostinata lotta coi
Torchi, che . già dal/e mura di Costantin.opoli mi'nacciavana l'Europa, avvenne il passaggio del Capo di Buona -Speranza, che la privò poi per sempre del commercio
~~c1usi~a del· Levanle e dell' Asia, e la scopeda ,leII Amenc., ·che trasportò sulle spiagge occidentali dell'Europa UDa nuova attività ed emulazione commel'ciale.
Questi impensati avvenimenti in un colla rivalità della
Francia, . dell' Olanda, e aell' Inghilterra che sorsero
industriose e potenze m~rittime" avr~bbero bastato a
Almeria a Valenza. Nel secolo susseguente la tempesta
del .6.3 inaudita affondò quasi ,tùtte le navi che si
trovavano ne' porti di Marsiglia ~ino a Napoli, e recç,
un incalcolabile danno alla- marina delle potenze italiane. Il duca di Ossuna "icerè, di Napoli, ,inimico
del nome veneziano, colla flotta che teneva neJl' Adria..
tico, seOlprepiù ro.iq.ava ii commercio di Venezi.a.
Marsiglia, mentre Venezia combatteva contro i turchi,
diffondeva i suoi panni, ed altre manifatture nelle scale
del Levante, soppiaolando quelle della repubblica. Le
piraterie degli Uscocçbi inqui etarono e danneg,gial'ono
pUl'e nOD. poco il suo commel'Cio, E alla fine dopo un
luogo alleroar di fortuna, pe .. d~tte quasi tuttele sue coloDie ~ell' Arcipelago, e t;lon le rimasero aBa pace di
Carlovitz .( 17.5) che le isole iouiche. Ho voluto rif.. ire
tulte queste circostanze , per fa'l' vedere. quanto sia il
potere e l'influenza della.liberlà; .poichè ad onta di lante '
dar un tracoUo aJle sue manifatture, e al suo co m-
peripezie, Venezia mercè di esse, conservò sino aBa
mercio. Ma oltre ·ciò ella ebbe subito dòpo . ' sostenere
la gUerra o mm'te, che le masse contra la lega di Ca mbray. Ella scampò da quella crociata, ma otto ano i di
una lotta colle maggiori poteoze di Europa la lascia_
rono sp~ssata ~pp~nto nel momento che i profitti dcI
monopoha dell Ol'lente andavano per lei scemandosi.
Non sì tosto uscì da questo pel'icola, che Selim imperatore de' Turchi (,52') conquistò 'iLCoira e Alessan-
fioe del secolo XVIJI un alta grado di splendore e
dria, e chiuse ai veneziani l'Egitto, cb' era
la
strada
per cui anticamente ricevevano le droghe dell' Asia e
ricchezza, che non si estinse intieramente se non' se
dappoi che cadde sotto il dispotismo straniero . .
Quest' ultima riflessione pnò applic.rsi anche a Genova. Tiranneggiata pe(alcuni anni dai Visconti nel decimo quarto secolo; messa a sacco da Luigi XII; saccheg-
giata di nuovo nel decimo sesto dall' esercita di Carlo V,
e spogliata dai Turchi di Teadosia, di Scio, di Mitilene che possede~a; bombardata e umiliala da Luigi XIV
nel decimosettimo; pure questo branco
d' indomiti
4~
INTRoDuzro~E.
repubblicani scampati' da tanti miuf"agi continuarono
al1' ombra della ]ib~l't,à a cohivélre il commercio' " e ad
accumular ricchezze. 'Nella seconda metà del. secolo XVII
essi prestavé:!D-o: denaro .agli altri _paesi d'Italia al 2 e
al 3· p~r cen.to.; il che prova due cose; .la povertà degli altrJ paeSI 111 paragone di Genova, ' e ]a mancanza
del traffico in Genova che obbl~gava i· ~apitali a Cèl'c~l'e al~rove u'o i,mpiego. È noto com~ all'epoc'a della
rlvoluzlOD fra~cese per le stesse ragioni i genovesi
avessero grandissime somme sul banco di Franci<l che
fallì, "Citerò uno squarCio di uno 'storico che non è
prodigo di elogi (I)' " Nessun popòlo si è veduto mei!o da' suoi maggiori degenerato .dd genovese. Fortezza
d'animo, prontezza di, mente', amore. di libertà . atti ..
vità mirabile, civiltà ancor mista con qualche r~zzez­
za, ma esente da meilIezza; . un osa~e con prudenza,
un per~e\'er~re senza ' ostio-azione., ogni. cosa in ' somma
ritragge ancora in ' lui cii quel popolo che resistè ai romani, battè i sal'acini" pose negli estremi' Venezia
distrusse Pisa, conquistò Sardegna, pI'odusse Colorub~
e Doria, cacciò dalla sua citta capitale i soldati d'Au.
sh'ia (1748); e' se ' i destini iq questi ultimi tempi non
fossero stati tant? ,contrari alla misera 1t~lia fOl'se i
L.iguri avrebbero lasciato 'al mondo qualche bel saggio
di valore e di virtù ". Questa repubblica non conta
uo ' solo scrittore fra gli economi'sti italiani; il maggior
encomio che far si possa della libertà.
Il solo stato in Italia che invece di decadere an.
dasse sempre crescendo in potere dopo l'epoca di
Carlo V è il Piemonte. Sino ' ad Emmanuele Filiberto
ossia, sino alla metà del secolo decimosesto, il Piemon~
te non fu che un . picciolo stato cbe di rado figura
(1)
CarIo Botta, Storia 'd'Italia dal 1789 al 18r4,
INTRODUZIONE.
nella storia .d"Italia, avv.olto in oscur.e guerre, ligio alla
F1'3ncia, occupato da eserciti 01' francesi ora spagnuoli.
Rappl'esentò sino a questi epoca una delle ,infime parti .nei·
grandi avvenimenti d'Italia, quando . qnesta era la pri:.
ma nazione' d'Europa. Cominciò ad acquistar fama colla
fama di EDlwanuele Filiberto, il vincitore della battaglia
di S. Quintino. Alla fiDe del secolo si ingrandì col marchesato di Saluzw. Un secolo dopo si ampliò coll'altro
marcbE"sato di Monferrato; qel secol,o scorso con altre
provincie e' città a spese dell' Austria; ai nostri giorni
finalmente col senovesato. Questa graduale ampliazione \
clie si osserva essere avvenuta in tutte lç grandi e sta- ' /
bili monarchie dell' Europa moderna, sembra un fausto
augurio pei futurÌ desti Di del Piemonte. Questo . stato
adunque non fu già co~e quello del Pa pa, che si indebolì ingrandendo. Esso ali' incontro coll' aggregazioll
di nuovi territorj crebbe ognor più d'ascenQente, di
riputaziooe, d'importanza politica . Sotto E'm manuele
Filiberto le provincie di suo dominio contenevano una
popolazione di 1,2.00,000 'mila abitanti. Nel secolq scorso
questo regno oc"conleòeva 3,500,000; ed ora coll' acqqisto del genovesato 4,000,000. Sotto lo stesso EmJDanuele Filiberto P esercito non era che. di 2.2. mila uomini. Carlo E.mmanuele II un secolo dopo mantenne
un esercito di 33 mila .. Cal·lci Emmanu.le III nel '734
aveva un' armata di 45 .. mila uomini. Ora il Piemonte
De può mettere in ,campo' 60 mila. Sotto' Emmanuele' II
r entrata non era che di 7 ~jlioni di franchi. Vittorio
Amedeo II, suo figlio, la raddoppiò. Ora .ascende a 50
milioni di franchi al,meno.
Il 'Piemonte anticamente aveva sempre avuto gli
stati g~Der'ali che moderava'no P autorità regia. Nei 23
anni in cui Francesc'o I. o e i suoi successor.i occuparono il Piemonte, i re di Francia continua.rono a radunarl"
44'
INTRODUZIO~E,
Essi cessarono sott~ Carlo Emmanuele II. Non ccs.
sarono però che pey la mera ammissione di con\'o~
-cari i. ' Essi non avevano mai cagionato nè discordie nè
turbolenze. Per lo contrario Don pr?dussero che il prezioso bene d',impedire . che i principi opprimessero il
popolo con tasse arbitrarie ed esorbitanti. Se questa.
rappl'es~ntanza . nazionale non produsse maggiori vantaggi, e d'imputarsen,e · le. continue guerre in cui per
molti secoli i duc~j di Savoja si. trovarono involti; e
se colla loro cessazione non na,eque m.o~o · retrogrado
nella prosperità dello , stato, è cl' ascri\'ersi alle conquiste e agI' iogralldi~eDti che sussegui l'ono , i quali impedirono- che 'si s,enlisse la deficienza d'una rapp"resentanza nazionale. ' E d'altronde .forza confessare che le
guerre sovente jntr~prese da questi 'priccipi subalpini
no~ nacquero dal 101'0 capriccio, ma della necessità di
di!endersi colla spa;la alla mano contro i due colossi,
]' Austria e la Francia che altrimenti avrebbero illghiott~to i loro s t~ti. Il principe Eugenio di Savoja diceva
ch' é colpa della geografia se i principi di Piemonte
5Qna infedeli. Si pul! aggiunge,'e ' ch' è pur colpa della
geografia .se per molti secoli hanno avuto la spada alla mano. Essi pero seppero, trar profitto dalla guerra,
c~e per lo più rovina gli altri principi. Co~ essa innalzarono se' stessi alla dignità . reale; con essa acquistarono 'uli~ estensione al loro regno e glori~ ai loro
sudditi, E dalla guerra l'esi attivi ed esperti negli affari, conobbero per espel'ie!1za la verità che un re Don è
ricco se non è economo, e non ii: fOl'te ' se non esel'~
cita la . giustizia, e possiede il cuore de' sudditi. Il duca
Filiberto fortificò i suoi stati e li seminò di càsteHi e
fOl'tezze. 'Gettò pure i fondamenti della bella città di
Torino. Le armi non fecero loro dimenticar le leltere.
INTRODUZION..
45
Ali. corte di Carlo Emmanuele Il frequentavano il
Tasso, il Marini, il Chiabi'el'a., -il Tassoni. Vittorio
Amedeo decorò, Torino del superbo tempio di Superga.
Carlo Emmanuele III Don prendeva per la sua gual'darobba ed altri bisogni che 35 mila franchi l'anno;
e il marchese di Ormea, suo . primo ministro e gran~
cancelliere .del regno, Don aveva lIi emolumento che
undici mila e cinquecento lire. Appena si troverebbe
nell,e repubbliche tanta pal'simania. Qucst~ antichissima
dinastia italia~a è la sola che, nell' esercizio d'un pote."
re arbitrario, non abbia c'ommesso quegli eccessi di cui
si sono bruttati tulti gli ' altri principi italian:i, e ' Ia ' s o~
la ohe del supremo potere abbia falto uno strulOeD,to
di ODor militare pel nome italiano. La vittoria di Torino
nel 1703 sop." i fraDcesi, la ba\taglia di Guastalla nel
1734 sopra Sii austriaci, i combattim enti di Montenotte,
di Cosseria nel 1795, sono ricor?anze onorevoli e tanto
più care agl'italiani, che nei secoli della loro potenza
molti fatti vantano contro gl' italiani e ben pochi contro gli stranieri, Questa )01'0 rupderazione fu corrispost. d. uoa docile condotta ne' sudditi, Non v' è ,tata
forse monarchia più quieta della piemontese sino al
1796. P~r molti·. secoli eUa non soffrì tUl'bazioni popolari ., e quelle che scoppiarono nel J 798 ed in seguito,
non . furoDo cagionate dalla · tirannia de' principi,. ma
dall' ansietà de'popoli di abolire ;llcuni avanzi de' tempi
feudali, e di ottenere quelle istituzioni ch e il sec'olo no~
stro .domanda. Questo desiderio de' popoli" nO~l era nè
intempestivo, nè irragionevolè, perché ad onta della
moderazione de' principi l'amministrazione era fondata
su basi viziose. Se alcuni pochi difetti ftll'ono emendali
dei taDti che nc aveva, è pure nn effetto dei lumi che
Sii sCl'ittori avevano ovunque diffuso.
......
46
INTRODUZIONE. .
. Per ra~cogliere adunque sotto pocbi punti quànto
VleD d~tto In questa dissertazione si vedrà:
..o Che la libertà da se sola, senza l'aiuto
dell' ecconomia pubblica, e a dispetto di molti .errori,
basta a' far fiorire gli stati. .
.
0
2. Che la scienza non è un equivalente ma
. flì Clente
'
,
un me
surrogato alla libei'tà.
S,o Cli' eS5a è più I;lecessaria alle monarchie
assolute cbe agli stati liberi.
4. 0 Cbe la lilier!à è cosi essenziale al ben essere 'de' popoli, che la scienza stessa in ultima analisi
nOn è' che ' una libertà più cirèoscritta. .
.
0
5. Che seDza libertà e senza se,ienza gli stati
non possono prosperare se non per intervalli e per
sb'al~i, mercè il capriccio passeggiero di qnalcbe ben intenzIOnato regnante o ministro.
.
-
STORIA
.DELL' ECONOMIA PUBBLICA
IN ITALIA.
-
G;\.SPARO SCARUFFI
REGGIA.NO .. .
Se si ve~ésse. rintracciare uri' origine' più recondita di
questa scienza in Italia, si. potrebbe riovenirla nelle opc..
re di scrilto .. i"anleI"iori al secolo decimosesto, e nelle
arringhe proferite . d~ uomini di stato , in Fi.re\lze ed in
Venezia. Ma alla fine non sarebbel'o cbe semi. Le ori..
sini sono sempre umili e meschine anche dell'e più alte
co••. Ma banno le scienze d'uopo d'un blasone l' Il
nostro secolo è qnasi gùari!o della smania delle genealogie. E quand' anche l'Italia dovesse nell' anzianità çli
questa scienza essere sopravanzata . da qualche . altr~
nazione, la sua priorità in lan.ti altri ,'ami dell' umano
sapere è così generosamente riconosciuta dal!e altre
nazioni, che non sarebbe una gran perdita pCl' essa il
sacrificare questa yallilà alla cortesia delle' sue rivali.
Quantunque pcrò io cominci la storia dell' economia
pubblica dall' opera del 158. di Gasparo Scarum, non
sarebbe giusto di passare in ~ilen'l.io alcurii principj
annunziati sessant' anrii prima da queU" illustre italiano tanto calunniato percbè OIal inteso, e tanto mal
inteso perch'è invece dell' elogio fece la satira de' tiranni.
Maccbiavelli aveva posa lo per uoa delle principali basi
della prbsperi!à di un popolo, quel principio che fu nclla
bocca di lutti gli s'criUori del secolo passato, e ch' è
ora mai Ull proverbio del nostro secolo. " La sicurezza
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