A002408 FONDAZIONE INSIEME onlus

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FONDAZIONE INSIEME
Da il corriere della sera del 19/3/2016, <<INTELLIGENTISSIMI
SI FA(FORSE) COSÌ>>, di Maria Egizia Fiaschetti, giornalista.
Per la lettura completa del pezzo si rinvia al quotidiano
citato.
Dormono poco? No, tanto. Non bevono? Invece sì. Dai bicipiti ai neuroni, la nuova sfida tra
umani è sulla materia grigia.
Sono animali notturni.
Secondo diversi studi, i gufi hanno
un QI superiore alla media, sono più forti (alle 9 di sera i
tiratardi mostrano un picco di eccitabilità della corteccia
motoria e del midollo spinale) e sviluppano una maggiore
attitudine a trovare risposte originali e creative ai problemi.
Non solo: dormire poco sarebbe da persone smart, brillanti.
Altre ricerche, però, dicono il contrario: la carenza di sonno
potrebbe causare un calo delle capacità cognitive (per ogni
quattro ore di mancato riposo quotidiano si perderebbe un punto di
QI).
Altra caratteristica degli intelligentoni?
A differenza di
quanto si potrebbe immaginare, sono bevitori abituali.
È quanto sostiene la Review of General Psychology che, dopo
aver esaminato 1.500 volontari, è arrivata alla conclusione che
chi fa uso di alcol è più perspicace degli astemi.
Contrasti
Molte ricerche, come quella sul consumo di alcol, sostengono tesi opposte.
Gli scalini
Secondo la Concordia University fare le scale riduce l'invecchiamento del cervello.
I topi
I topi che possono fare movimento hanno il 30 per cento di neuroni in più.
Se non fosse che un’indagine svedese del Karolinska Institutet
asserisce l’opposto: dai test somministrati a un campione di
49.321 uomini nati tra il 1949 e il 1951 risulterebbe che «un
elevato QI induce a comportamenti più salutari per l’organismo».
La casistica sul web è, a dir poco, variegata.
Basta
digitare l’incipit «le persone intelligenti ...» ed ecco che, a
completare la frase, ne spuntano di ogni: sono più ansiose e meno
inclini al sesso occasionale.
E ancora: mangiano cioccolato,
sono più distratte al lavoro, salgono le scale (uno studio della
Concordia University, in Canada, dimostra che salire due piani di
fila al giorno ridurrebbe l’invecchiamento cerebrale di 0,58 anni
nell’arco dei 12 mesi).
Dalla scienza alla Rete dilaga l’ossessione, ai limiti
dell’idolatria, per l’intelligenza.
Dopo il culto dell’estetica, tra il narcisismo e la ricerca
compulsiva della perfezione (poco importa se mediata dal
fotoritocco), è la materia grigia il nuovo metro di giudizio?
L’ultima frontiera della performance?
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Se è vero che la tendenza selfie, specchio di una società
centrata sull’individualismo e l’autostima, è ancora molto
diffusa, online si moltiplicano i quiz per menti eccelse.
Sulla pagina Facebook Test d’intelligenza -Italia (oltre
16.700 mi piace)- si va dal «c’è qualcosa di nascosto
nell’immagine, riesci a vederlo?», a «conta i punti neri» e
«scopri l’errore».
La posta in gioco?
Trovare la soluzione per il semplice
gusto di arrivare là dove altri si arenano: ennesima declinazione
dello spirito competitivo che, dal sano confronto, rischia di
sconfinare nel delirio di onnipotenza.
Dai bicipiti ai neuroni, ovvero come surclassare la
concorrenza con un approccio muscolare.
Oltre il machiavellismo e la spietatezza da lupi di Wall
Street.
Per eccellere non serve giocare sporco, sabotare il
rivale: basta (si fa per dire) allenare le sinapsi.
Convinti che
l’enhancement, il potenziamento, sia sempre possibile.
Peccato che «la fase saliente, di maggiore plasticità
cerebrale —sottolinea Stefano Farioli Vecchioli, ricercatore
all’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Cnr— sia
quella tra l’infanzia e l’adolescenza.
A 40-50 anni si può sviluppare la memoria, ma non aumentare le
capacita cognitive».
Se dovessimo descrivere la giornata tipo, le abitudini
corrette dell’intelligentone, quali sarebbero?
«Una buona
qualità del sonno, esercizio fisico moderato spiega l’esperto —e
una dieta ricca di acidi grassi polinsaturi, utilizzati nella
sintesi della guaina mielinica che protegge i neuroni».
Fondamentali, gli stimoli: cinema, teatro, musica, lettura,
relazioni sociali ...
Tra i fattori che svolgono un ruolo importante nel favorire la
neurogenesi adulta, Farioli Vecchioli si è concentrato
sull’attività fisica:
«Da un nostro lavoro pubblicato nel 2014 —ricorda- si è visto
che nell’ippocampo dei topi sottoposti a movimento spontaneo era
presente il 30 per cento in più di nuovi neuroni rispetto ai
sedentari».
Preso atto che l’intelligenza è una dote innata e che, oltre
una certa età, non aumenta, come si può conservarla il più a lungo
possibile?
«Con una dieta sana, bassi livelli di stress e
stimoli ambientali si costruisce la cognitive and brain reserve,
un tesoretto che può contribuire a evitare o ritardare l’insorgere
di malattie neurodegenerative».
Senza dimenticare che, dal punto di vista evoluzionistico, il
nostro cervello non è stato creato per vivere fino a 75-80 anni e
che, a differenza di altre parti dell’organismo, «non è ancora
stata trovata una medicina in grado di renderlo più longevo».
I numeri.
Secondo la Review of General Psychology chi fa uso di alcol è più perspicace degli astemi:
lo studio ha riguardato un campione di 1.500 volontari.
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Opposta la conclusione di una ricerca sullo stesso argomento condotta dal Karollnska
Institutet: in base all'analisi dei dati raccolti tra 49.321 uomini nati tra il 1949 e il 1951 «un elevato
Ql induce a comportamenti più salutari».
L'ultima arrivata è della Concordia University: salire 2 piani di scale ogni giorno «ferma»
l’età cerebrale.
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