Lo sviluppo della “Teoria della mente” 2/2

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Lo sviluppo della “Teoria della mente”
- Taylor, L. (2007) Lo sviluppo cognitivo. Cap. 7, “Teoria della mente” (pag.177-205). Il Mulino:
Bologna.
APPROFONDIMENTO:
- Meltzoff A.N. (2005). Imitation and other minds: The “like me” hypothesis. In S. Hurley & N. Chater
(Eds.), Perspectives on imitation: From neuroscience to social science (Vol. 2, pp. 55-77).
Cambridge, MA: MIT Press.
- Frith U. (2008). Lʼautismo. Spiegazione di un enigma. Cap. 5 (pag 98-122). Laterza, Bari.
Psicologia dello Sviluppo Cognitivo a.a.2009-10- Prof.ssa Viola Macchi Cassia
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Discontinuità o continuità nello sviluppo della ToM?
< 3 anni
Conoscenze e ragionamento
mentalistico
> 4 anni
Continuità
o
discontinuità?
Attribuzione di credenze:
stati mentali rappresentativi
Discontinuità: la capacità di attribuire credenze riflette un mutamento concettuale
nella ToM del bambino, che consente di comprendere la natura rappresentativa
(e non solo referenziale) degli stati mentali (v. approccio Theory Theory)
Continuità: il concetto di credenza emerge come risultato dello sviluppo graduale
della comprensione della mente e del suo funzionamento, che ha inizio nei primi
mesi di vita
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Discontinuità o continuità nello sviluppo della ToM?
Ci sono molte evidenze che prima dei 3 anni i bambini sanno attribuire a se stessi
e agli altri stati mentali non direttamente osservabili e prevedere il comportamento
sulla base di tali stati:
 desideri (obiettivi delle azioni altrui)
 percezioni (direzione dellʼattenzione, conoscenza)
 emozioni (espressioni emotive come manifestazione di stati interiori)
Problema: quanto realmente “mentalistiche” sono queste attribuzioni?
Per molte di queste abilità esistono due possibili spiegazioni, una più
“ricca”, e una più “povera”.
• “Rich” interpretation: i bambini attribuiscono stati mentali agli altri nel
tentativo di prevederne e spiegarne il comportamento
• “Lean” interpretation: i bambini sviluppano (o possiedono dalla nascita)
una particolare sensibilità nei confronti di specifici indizi ambientali e
lʼattribuzione di stati mentali si sviluppa successivamente, quindi allʼinizio
è solo apparente.
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Discontinuità o continuità nello sviluppo della ToM?
< 3 anni
> 4 anni
Indizi ambientali
referential
?
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Possibili
prerequisiti
cognitivi dominiogenerali
Realism
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Le ipotesi di continuità nello sviluppo della ToM
Il modello like-me di Meltzoff
lo sviluppo della ToM prende il via dallʼinnata capacità di imitare
Lʼipotesi dellʼimplicit mentalizing di Uta Frith
lo sviluppo della ToM prende il via da meccanismi innati e hardwired che
rendono il bambino capace di intuire in modo implicito gli stati interiori.
(Questi meccanismi sono deficitari o assenti nellʼautismo).
Lʼipotesi del ruolo dei neuroni specchio nello sviluppo della ToM
lo sviluppo della ToM prende il via dallʼinnata capacità di imitare, che è
resa possibile dal sistema dei neuroni specchio.
(La disfunzione dei neuroni specchio è allʼorigine dellʼautismo).
• Tutte sottolineano la continuità tra lʼimitazione e/o le prime forme di
mentalizzazione e le forme più evolute di ToM.
• Tutte implicano che la dicotomia tra “lean” e “rich” interpretation delle prime
capacità “sociali” del bambino non ha senso di esistere (se non allʼinterno di
un modello “theory theory”)
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La ToM e il Like-Me framework di Meltzoff
Il punto di partenza dello sviluppo della cognizione sociale è il riconoscimento
dellʼequivalenza tra Se e gli Altri, che prende il via dallʼinnata capacità
tipicamente umana di IMITARE.
DallʼIMITAZIONE si sviluppa la COMPRENSIONE DEGLI STATI MENTALI
Fino dalla nascita i bambini possono
apprendere le possibilità e le conseguenze delle proprie
azioni osservando il comportamento degli altri e imitandolo (altri

se)
usare se stessi e la propria esperienza per comprendere
le azioni e gli stati psicologici degli altri (se
altri)

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L’imitazione nel Like-Me framework di Meltzoff
Esistono diversi tipi di IMITAZIONE
Imitazione neonatale (nascita)
movimenti del corpo
Imitazione di nuove azioni (14 mesi)
azioni su oggetti
Imitazione dellʼintenzione (15 mesi)
obiettivi dellʼazione
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(Meltzoff & Moore, 1997)
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La ToM e il Like-Me framework di Meltzoff
Like-me Developmental framework
Imitation
Intrinsic connection between observed and executed acts, as manifest by newborn
imitation (Meltzoff & Moore, 1997).
STEP 1
First-person experience
Infants experience the regular relationship between their own acts and underlying
mental states.
STEP 2
Understanding Other Minds
Others who act "like me" have internal states "like me."
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STEP 3
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La ToM e il Like-Me framework di Meltzoff
STEP 1
IMITAZIONE
Questo passaggio è reso possibile dal patrimonio innato dellʼindividuo.
Imitazione neonatale (Meltzoff & Moore, 1997)
• I neonati di poche ore imitano movimenti del volto (es: protrusione della lingua)
e del corpo (movimenti delle dita della mano)
Non reflex-like phenomenon
• Lʼimitazione neonatale è resa possibile da un sistema rappresentativo che
crea un match tra lʼinput visivo e il suo equivalente propriocettivo e motorio:
Active Intermodal Mapping System (AIM)
Osservazione / Esecuzione sono
codificati allʼinterno di un
framework comune, sopramodale
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La ToM e il Like-Me framework di Meltzoff
STEP 2
FIRST-PERSON EXPERIENCE
Questo passaggio è basato sullʼesperienza personale, attraverso la quale il
bambino mappa la relazione tra i propri stati corporei e le proprie esperienze
mentali.
Es: il bambino sperimenta il legame tra desiderio di raggiungere un oggetto espressione del volto e movimenti del corpo
In questo modo il bambino costruisce un legame bidirezionale tra mente e
comportamento
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La ToM e il Like-Me framework di Meltzoff
STEP 3
UNDERSTANDING OTHER-MINDS
Questo passaggio implica una “proiezione” nella mente dellʼaltro degli stati
mentali che, nel bambino stesso, si accompagnano allʼazione osservata.
Quando il bambino vede unʼaltra persona produrre un comportamento
analogo a quello da loro stessi compiuto nel passato, proietta sugli altri lo
stato mentale che, regolarmente, nella sua mente si accompagna a quel
comportamento.
Questo è reso possibile dalla capacità innata del bambino di cogliere
equivalenze tra il proprio comportamento e quello altrui (vedi STEP 1) e dalla
capacità di creare legame tra i propri stati mentali e i propri comportamenti
motori (vedi STEP 2).
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La ToM e il Like-Me framework di Meltzoff
Lʼimitazione neonatale e le basi neurali che la supportano forniscono il
fondamento innato per lo sviluppo della ToM.
Attraverso un processo di sviluppo continuo, che si fonda sulla capacità di
utilizzare la propria esperienza come framework per interpretare le
azioni intenzionali degli altri, il bambino costruisce molto velocemente la
capacità di inferire gli stati mentali degli altri.
IMITAZIONE NEONATALE
dagli ALTRI
ATTRIBUZIONE DI DESIDERI
PERCEZIONI
EMOZIONI
dal SEʼ
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al SEʼ
agli ALTRI
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Il Like-Me framework di Meltzoff e
l’attribuzione di stati mentali in età preverbale
Prima dei 3 anni i bambini sanno attribuire a se stessi e agli altri stati mentali non
direttamente osservabili e prevedere il comportamento sulla base di tali stati:
 desideri (obiettivi delle azioni altrui)
 percezioni (direzione dellʼattenzione, conoscenza)
 emozioni (espressioni emotive come manifestazione di stati interiori)
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Il Like-Me framework di Meltzoff e
l’attribuzione di stati mentali in età preverbale
I bambini nei primi 2 anni di vita attribuiscono DESIDERI (obiettivi) alle persone, e
su questa base ne prevedono/spiegano il comportamento
• 18 mesi (Repacholi & Gopnik, 1997): cracker vs broccoli
I b. rispondono in modo appropriato ai desideri di unʼaltra persona
anche quando questi differiscono dai propri
(danno broccoli allo sperimentatore che ha mostrato di gradirli invece dei cracker che loro stessi
preferiscono)
• 15 e 18 mesi (Meltzoff,1995, 1999): behavioral reenactment technique
- I b. inferiscono e imitano lo scopo dellʼazione indipendentemente dal fatto che lo
scopo venga effettivamente raggiunto dal modello
(imitano lo scopo di unʼazione mancata)
- I b. imitano lo scopo dellʼazione utilizzando azioni diverse da quelle prodotte dal
modello
(raggiungono lo scopo dellʼazione mancata del modello utilizzando unʼazione per loro più facile
da eseguire rispetto a quella mostrata dal modello)
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Il Like-Me framework di Meltzoff e
l’attribuzione di stati mentali in età preverbale
• 15 e 18 mesi (Meltzoff,1995, 1999): behavioral reenactment technique
Sfrutta lʼinnata tendenza dei bambini a imitare il comportamento degli altri,
riproducendolo.
 Consente di inferire come i bambini si rappresentano il comportamento al quale
assistono mediante ciò che scelgono di riprodurre attraverso il proprio
comportamento
I bambini sono esposti a un modello che esegue unʼazione ma non raggiunge lʼobiettivo.
Domanda: i bambini imitano lʼazione superficiale o lʼobiettivo dellʼazione?
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Il Like-Me framework di Meltzoff e
l’attribuzione di stati mentali in età preverbale
• 15 e 18 mesi (Meltzoff,1995, 1999): behavioral reenactment technique
Esperimento 1 modello biologico
Gruppo 1 - dimostrazione (goal raggiunto): il modello esegue lʼazione sullʼoggetto e la
porta a termine con successo.
Gruppo 2 - dimostrazione (intenzione - goal non raggiunto): il modello esegue lʼazione
sullʼoggetto senza riuscire a portarla a termine.
Gruppo 3 - controllo - (baseline): in assenza di dimostrazione da parte dellʼadulto.
Per controllare la possibilità che gli oggetti utilizzati inducano nel bambino la produzione
dellʼazione target anche in assenza del modello (affordances che possono indurre lʼazione
target).
Variabile dipendente: numero di azioni target prodotte dopo lʼosservazione del modello nei
diversi gruppi sperimentali
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Il Like-Me framework di Meltzoff e
l’attribuzione di stati mentali in età preverbale
• 15 e 18 mesi (Meltzoff,1995, 1999): behavioral reenactment technique
Esperimento 1 modello biologico
Risultati:
il numero di azioni target varia in modo significativo nei tre gruppi:
GRUPPO 1 = GRUPPO 2
GRUPPO 1 e GRUPPO 2 > GRUPPO 3
• Replica a 9 mesi:
GRUPPO 1 > GRUPPO 2 e GRUPPO 3
GRUPPO 2 = GRUPPO 3
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Il Like-Me framework di Meltzoff e
l’attribuzione di stati mentali in età preverbale
• 15 e 18 mesi (Meltzoff,1995, 1999): behavioral reenactment technique
Esperimento 2
modello non biologico
Gruppo 1 - dimostrazione (intenzione - goal non raggiunto): il modello esegue lʼazione
sullʼoggetto senza riuscire a portarla a termine.
Gruppo 2 - dimostrazione inanimata (no intenzione): una macchina svolge lʼazione
sullʼoggetto senza portarla a termine, utilizzando gli stessi movimenti del modello umano.
Risultati:
il numero di azioni target varia in modo significativo nei due gruppi:
GRUPPO 1 > GRUPPO 2
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L’attribuzione di stati mentali in età preverbale
I bambini nei primi 2 anni di vita attribuiscono PERCEZIONI (conoscenza) alle
persone, ossia comprendono che attraverso specifici comportamenti gli altri
percepiscono specifici aspetti della realtà e ne acquisiscono conoscenza.
• neonati
Preferiscono un volto con direct gaze vs averted gaze
(Farroni et al, 2002)
• 3 mesi
Utilizzano la direzione dello sguardo come cue per spostare
la propria attenzione verso un target periferico
(Hood et al., 1998)
• “ Lean” interpretation: i bambini apprendono lʼassociazione tra direzione dello
sguardo e comparsa di eventi interessanti nellʼambiente; o possiedono un
meccanismo innato di tipo riflesso
• “Rich” interpretation: i bambini interpretano il guardare come unʼazione che
fornisce allʼattore accesso visivo e conoscenza sulla realtà
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L’attribuzione di stati mentali in età preverbale
Prove a sostegno della “Rich” interpretation:
• 9-12-14-18 mesi (Brooks & Meltzoff, 2002, 2004): paradigma del gaze-following
A partire dai 12 mesi i b. comprendono la natura referenziale dello sguardo: lo
sguardo è sempre diretto verso qualcosa.

Gli occhi sono il canale necessario per connettere le persone con gli oggetti
Gli oggetti assumono una valenza particolare se sono guardati da unʼaltra
persona.

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L’attribuzione di stati mentali in età preverbale
• 9-12-14-18 mesi (Brooks & Meltzoff, 2002, 2004): paradigma del gaze-following
An infant and adult make eye-contact
The adult turns to look at the target
The infant follows
and looks at the correct target
Variabili dipendenti:
- direzione dellʼorientamento dello sguardo del bambino
- durata dello sguardo sul target corretto
- frequenza dellʼindicazione in direzione del target corretto
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L’attribuzione di stati mentali in età preverbale
• 9-12-14-18 mesi (Brooks & Meltzoff, 2002, 2004): paradigma del gaze-following
Due condizioni sperimentali:
Occhi aperti vs Occhi chiusi
A partire dai 12 mesi i b. orientano lo sguardo più frequentemente, fissano più a lungo e
indicano più spesso lʼoggetto verso cui lʼadulto si è orientato quando gli occhi dellʼadulto
sono aperti vs chiusi.
A 9 mesi le due condizioni occhi aperti e occhi chiusi non differiscono
Gli oggetti inanimati assumono una salienza speciale quando sono oggetto
dellʼattenzione di unʼaltra persona

Il b. utilizza gli occhi e non semplicemente la direzione della testa come indizio
sulla direzione dellʼattenzione dellʼadulto


Il b. non sta solo imitando il movimento dellʼadulto
Il b. tiene in considerazione lo status percettivo dellʼaltro: indica quando il
partner può vedere lʼoggetto (occhi aperti) e non quando il partner non ha accesso
visivo allʼoggetto (occhi chiusi)

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L’attribuzione di stati mentali in età preverbale
• 9-12-14-18 mesi (Brooks & Meltzoff, 2002, 2004): paradigma del gaze-following
Benda sulla fronte vs Benda sugli occhi
I b. di 14 mesi orientano lo sguardo verso lʼoggetto con > frequenza se lo sperimentatore
che lo fissa ha una benda sulla fronte vs sugli occhi.
A 12 mesi le due condizioni non differiscono.
I
b. comprendono le conseguenze dellʼocclusione causata da un movimento
biologico (chiusura occhi) prima di quella causata da una barriera artificiale.
Eʼ
possibile che questo dipenda dalla first-person experience che insegna al
bambino che la chiusura delle palpebre blocca la percezione?
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L’attribuzione di stati mentali in età preverbale
• 9-12-14-18 mesi (Brooks & Meltzoff, 2002, 2004): paradigma del gaze-following
Training: Benda intera vs Benda bucata
I b. di 12 mesi a cui viene fatta sperimentare la benda intera, nel test non si orientano verso
lʼoggetto quando lo sperimentatore indossa la benda.
Lʼeffetto del training non cʼè se i b. sperimentano la benda bucata (che non impedisce contatto
visivo con lʼoggetto).
La
first-person experience modifica lʼinterpretazione che i b. danno del
comportamento delle altre persone
I
b. utilizzano la first-person experience per fare attribuzioni sugli stati mentali
degli altri
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L’attribuzione di stati mentali in età preverbale
• 9-12-14-18 mesi (Brooks & Meltzoff, 2002, 2004): paradigma del gaze-following
Occhi APERTI
9
12
14
18
m
m
m
m
x
x
x
x
Occhi CHIUSI
=
x
----
Benda fronte
x
x
x
Benda occhi
=
x
---
First-person experience
con benda occhi
>
--
Conclusioni:
dai 14 mesi i bambini comprendono la natura
referenziale della percezione (la percezione
diretta verso un oggetto),
MA…
solo intorno ai 4-5 anni ne comprendono
natura rappresentativa (la percezione
interpretazione attiva della realtà)
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L’attribuzione di stati mentali in età preverbale
I bambini nei primi 2 anni di vita attribuiscono EMOZIONI alle persone e le
utilizzano per inferire gli obiettivi delle loro azioni e per dirigere il proprio
comportamento.
• 14 mesi (Phillips et al., 2002)
I b.combinano gaze + espressione emotiva per prevedere il comportamento altrui
Scena : un adulto di fronte a più oggetti ne guarda uno + sorride + lo afferra.
Scena 2: lʼoggetto afferrato nella scena 1 è in una nuova posizione, lʼadulto sorride
I bambini si aspettano che lʼadulto lo afferri lʼoggetti afferrato nella scena 1 e mostrano sorpresa se
lʼadulto ne afferra uno diverso.
• 14 mesi (Repacholi & Meltzoff)
I b. combinano gaze + scambi emotivi tra due persone per regolare il proprio
comportamento
- Scambio emotivo tra due adulti: il 2° adulto esprime rabbia (o espressione neutra) quando
il 1° adulto esegue unʼazione su un oggetto.
La probabilità che il bambino imiti lʼazione sullʼoggetto varia in funzione dellʼemozione
espressa dal 2° adulto (rabbia vs neutra) e in funzione del fatto che lʼadulto possa
vederlo mentre esegue lʼazione.
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L’attribuzione di stati mentali in età preverbale
I dati descritti a proposito della capacità dei bambini al di sotto dei 24 mesi di
“interpretare” e “prevedere” il comportamento degli altri dimostrano che:
I bambini possiedono un framework, allʼinterno del quale i diversi stati
emotivi - emozioni - desideri - percezioni interagiscono in modo causale
per determinare il
comportamento proprio e altrui
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Sensibilità nei confronti di comportamenti prosociali
Social evaluation by preverbal infants
Kiley Hamlin, Karen Wynn & Paul Bloom
(2007) Nature, 450, 557-560
Età: 6, 10 mesi
Helping event
ABITUAZIONE
Hindering event
TEST
http://www.yale.edu/infantlab/socialevaluation/Helper-Hinderer.html
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La ToM nell’autismo: l’ipotesi dell’implicit mentalizing di Uta Frith
Ipotesi interpretative specifiche della relazione tra Autismo e deficit della ToM
Ipotesi originale
FRITH, BARON-COHEN, LESLIE (1985): lʼautismo è causato da un deficit
specifico della capacità di “mentalizing”
Prove a favore
I b. con autismo hanno un delay di circa 5 anni rispetto ai b. con sviluppo
normale nelle prestazioni nei compiti di falsa credenza
autistici
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La ToM nell’autismo: l’ipotesi dell’implicit mentalizing di Uta Frith
Ipotesi interpretative specifiche della relazione tra Autismo e deficit della ToM
Ipotesi modificata (attuale)
UTA FRITH (2004): lʼautismo è caratterizzato da:
• un deficit nei meccanismi innati e hardwired che sottostanno allʼ “intuitive
mentalizing”
• una preservata abilità di apprendere regole sociali e associazioni
Prove a favore
I b. con autismo mostrano un rallentamento significativo nello sviluppo della
ToM, ma arrivano comunque a prestazioni vicine al 100% nei compiti di
falsa credenza
Lʼapprendimento è lento in assenza di meccanismi innati di bootstrapping
(innesco)
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La ToM nell’autismo: l’ipotesi dell’implicit mentalizing di Uta Frith
UTA FRITH: Milestones dello sviluppo della ToM
Prerequisiti del mentalizing
• Interesse per gli stimoli sociali
• Sensibilità al movimento biologico
(esseri animati vs inanimati)
• Sensibilità alla “agency”
(auto-propulsione vs movimento indotto)
0 mesi
0-3 mesi
6 mesi
Sono abilità presenti in varie specie animali
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La ToM nell’autismo: l’ipotesi dell’implicit mentalizing di Uta Frith
UTA FRITH: Milestones dello sviluppo della ToM
Implicit mentalizing
a partire circa dai 18 mesi
• Gioco di finzione
• Comprensione del legame tra vedere e conoscere
• Pointing protodichiarativo
• Joint attention (guardare nella stessa direzione nella quale guarda unʼaltra persona)
preceduta da - sensibilità alla direzione dello sguardo
- riferimento sociale
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dai 3 mesi
9-12 mesi
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La ToM nell’autismo: l’ipotesi dell’implicit mentalizing di Uta Frith
UTA FRITH: Milestones dello sviluppo della ToM
Explicit mentalizing
a partire dai 4-6 anni
• Capacità di giustificare le false credenze individuando le origini ingannevoli
delle credenze
• Comprensione degli stati mentali di livello superiore
Sono abilità tipicamente e unicamente umane
Psicologia dello Sviluppo Cognitivo a.a.2009-10- Prof.ssa Viola Macchi Cassia
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La ToM nell’autismo: l’ipotesi dell’implicit mentalizing di Uta Frith
UTA FRITH: Lo sviluppo della ToM nellʼautismo…
A 18 mesi, i bambini che non manifestano
• Joint attention (guardare nella stessa direzione di unʼaltra persone)
• Pointing protodichiarativo (indicare oggetti per dirigere lʼattenzione di
unʼaltra persona)
• Gioco di finzione
Sono a rischio di autismo
(80% diagnosticati a 3 anni, Baron-Cohen et al., 1998)
Esiste una predisposizione innata al “mentalizing” nel cervello umano?
Psicologia dello Sviluppo Cognitivo a.a.2009-10- Prof.ssa Viola Macchi Cassia
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La ToM nell’autismo: l’ipotesi dell’implicit mentalizing di Uta Frith
Gli autistici cadono in molti test della ToM che misurano la capacità di
mentalizzazione implicita
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La ToM nell’autismo: l’ipotesi dell’implicit mentalizing di Uta Frith
ToM animations
Tricking triangle
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La ToM nell’autismo: l’ipotesi dell’implicit mentalizing di Uta Frith
UTA FRITH: conseguenze del deficit nel mentalizing
incapacità di riportare le proprie intenzioni, nominando i propri disegni
Nei bambini normali:
• A 2 anni i bambini danno un nome ai personaggi che disegnano
• Queste etichette riflettono lʼintenzione che ha guidato il bambino nel disegnare
• Il disegno riflette ciò che il bambino intendeva disegnare e non ciò a cui assomiglia
Cosa succede nellʼautismo?
Incapacità di riflettere sulle proprie intenzioni
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???
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La ToM nell’autismo: l’ipotesi dell’implicit mentalizing di Uta Frith
UTA FRITH:
Conseguenze del deficit nel mentalizing:
incapacità di riportare le proprie intenzioni, nominando i propri disegni
Compito:
- al bambino viene chiesto di disegnare 1 tra 4 oggetti
identici (diversi per colore), avendo a disposizione
una matita nera
- in seguito al bambino viene mostrato il proprio
disegno e chiesto “quale hai disegnato?”
N.B. Poiché gli oggetti differiscono per colore, e il bambino aveva solo una
matita nera, la risposta non può basarsi sulla somiglianza disegno-oggetto,
ma può solo basarsi sul ricordo dellʼintenzione
- stesso compito in cui il bambino osserva lo sperimentatore guardare e disegnare 1
di 4 oggetti. Il bambino deve inferire e ricordare lʼintenzione dello sperimentatore
Psicologia dello Sviluppo Cognitivo a.a.2009-10- Prof.ssa Viola Macchi Cassia
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La ToM nell’autismo: l’ipotesi dell’implicit mentalizing di Uta Frith
UTA FRITH:
Conseguenze del deficit nel mentalizing:
incapacità di riportare le proprie intenzioni, nominando i propri disegni
Normali:
se conta lʼintenzione,
lʼaccuratezza e la
somiglianza al modello
non servono
Autismo:
se non conta lʼintenzione,
conta lʼaccuratezza e la
somiglianza al modello
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La ToM nell’autismo: l’ipotesi dell’implicit mentalizing di Uta Frith
UTA FRITH (2004): lʼautismo è causato da:
• un deficit nei meccanismi innati e hardwired che sottostanno allʼ“intuitive
mentalizing”.
I bambini con autismo NON dispongono di quei bias attentivi che facilitano
lʼapprendimento nellʼambito della cognizione sociale
• una preservata abilità di apprendere regole sociali
• additional deficit che portano alle ridotte abilità sociali che caratterizzano
lʼautismo
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Le basi neurali dell’imitazione: i neuroni specchio
La scoperta dell’esistenza nel cervello della scimmia e dell’uomo di una classe di
neuroni visuomotori nella corteccia premotoria ha aperto la strada alla possibilità di
individuare le basi neurali della capacità innata di imitare.
MIRROR NEURONS - NEURONI SPECCHIO (Rizzolatti e colleghi)
Il sistema motorio dellʼosservatore si attiva allʼosservazione di unʼazione o alla
presentazione del suono associato allʼazione
Senza che questo implichi necessariamente la produzione di un esplicito movimento,
ma solo la programmazione di quel movimento, o la pre-attivazione dei muscoli
coinvolti.
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Le le basi neurali dell’imitazione: i neuroni specchio
Nellʼuomo, studi di neuroimmagine hanno dimostrato che il sistema dei neuroni
specchio è coinvolto in:
• Comprensione delle intenzioni associate alle azioni osservate
sulla base del contesto
• Imitazione
• Riconoscimento delle emozioni ed empatia
(neuroni specchio-insula-sistema limbico)
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Le origini del sistema dei neuroni specchio
Le prime evidenze sullʼesistenza del sistema dei neuroni specchio
nelle prime fasi dello sviluppo
Bambini di 12 mesi anticipano con gli occhi lʼobiettivo di
unʼazione. Lʼeffetto non è presente nei bambini di 6 mesi.
(Falck-Ytter et al., 2006)
I neuroni specchio “imparano” a prevedere le azioni degli
altri
vengono rafforzati dallʼesperienza
N.B.: anche nellʼadulto il sistema è modellato
dallʼesperienza
Nei bambini di 6-7 mesi, lʼosservazione di un attore che svolge
unʼazione provoca lʼattivazione delle aree sensomotorie
(Shimada & Hiraki, 2006)
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Il sistema dei neuroni specchio nell’autismo
Ipotesi:
lʼautismo è causato da un deficit di rispecchiamento sociale dovuto a una
disfunzione del sistema dei neuroni specchio
clinica
neuroimmagini
comportamentali
Prove a sostegno:
- nei bambini con autismo lʼimitazione è deficitaria
- nei bambini con autismo è deficitario lʼaspetto sociale-affettivo
dellʼimitazione, non quello cognitivo
Imitano lʼobiettivo dellʼazione, ma non lo “stile” con il quale lʼazione è stata svolta (Hobson & Lee, 1999)
- durante lʼimitazione e lʼosservazione di espressioni facciali emotive, le aree dei
neuroni specchio mostrano attivazione ridotta rispetto ai bambini con sv normale
(Dapretto et al., 2006)
- correlazione tra attivazione delle aree dei neuroni specchio e la gravità dei
sintomi (Dapretto et al., 2006)
- evidenze
che terapie comportamentali basate sullʼimitazione hanno effetti positivi
sui comportamenti sociali di individui con autismo (Field et al., 2001)
Interpretazione: Quando il terapista imita il paziente, attiva i suoi neuroni specchio, che a loro volta aiutano
il paziente a “vedere” il terapista
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Imitazione - neuroni specchio - autismo
Lʼipotesi della disfunzione dei neuroni specchio nellʼautismo:
Nello sviluppo tipico la reciproca imitazione durante lʼinfanzia consente al
bambino di:
- di stabilire associazione tra propri movimenti e movimenti altrui
- sperimentare un “rispecchiamento motorio” che genera un “rispecchiamento
sociale”, che crea un contatto emotivo tra le persone.
- rafforzare i neuroni specchio
Nellʼautismo:
- i bambini non prestano attenzione agli altri (vedi ipotesi Frith), e imitano con
minore frequenza.
- quindi hanno meno probabilità di apprendere le associazioni tra sé ed altri
- quindi i neuroni specchio non vengono modellati e rafforzati
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