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GRANUM
MUSEO DEL GRANITO ROSA DI BAVENO
GLI SCALPELLINI A BAVENO
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
1
Localizzazione
•
Concessioni comunali delle spiagge
bavenesi
• Antica Planimetria (1841)
delle Cave Adami e Croppi.
• Planimetria con l’indicazione delle
“ultime” cave del Monte Camoscio.
E oggi… si estraggono ancora massi di
granito rosa?
Le cave bavenesi si trovano “nell’angolo
della voltata” che l’ottocentesca strada
del Sempione compie immettendosi
nella valle del Toce.
Il Monte Camoscio si compone di una
massa granitica che raggiunge quota di
mt. 890 e di uno scaglione isolato detto
Motto del Castello.
Incerta è la collocazione dei siti estrattivi
antichi, nell’Ottocento, le prime mappe, si
riferiscono alla cava che Giovan Battista
Galli affittò nel 1823, posta tra la
Cappelletta della Madonna di Re e la
Chiesa della Madonna della Scarpia e,
successivamente, le cave Adami e
Croppi attive dal 1836.
Negli anni successivi, lo sfruttamento
delle cave andò aumentando, si
ricordano ancora alcuni nomi di Cave di
quell’epoca come la Seula, la Scala dei
Ratti, il Motto di Seggio, Madonna del
Rialzi.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
1
Cenni storici
In origine il granito rosa di Baveno, detto
migliarolo, venne estratto solo da trovanti, cioè
da massi erratici che la glaciazione aveva
disseminato sul territorio.
Una tradizione abbastanza improbabile vuole che
fosse S. Carlo Borromeo a scoprire casualmente
le cave nei primi anni del XVI secolo. È comunque
certo che fu proprio la famiglia Borromeo,
dominatrice di tutto il territorio, ad utilizzare per
prima il granito esportandolo a Milano dove si
realizzarono i primi monumenti come
il colonnato del Lazzaretto(1506), la chiesa di S.
Fedele (1570), il Seminario maggiore (1572), la
controfacciata del Duomo (1550), le logge del
palazzo Brera e, nel XVII secolo, il grandioso
piedistallo del San Carlone e in molti elementi
architettonici nel giardino barocco dell’isola Bella.
Esauriti i massi erratici e, successivamente, le
cosiddette “Pradere”, piccole cave di fondovalle,
dal 1823 in poi si iniziano le estrazioni delle cave,
ancora con metodi manuali, impiegando fino a 400
scalpellini (la data si riferisce alla concessione
comunale di una cava a Giova Battista Galli).
Con il 1865 le cave di Baveno si ampliarono
ulteriormente, le tecniche di estrazione e
lavorazione vennero perfezionate e meccanizzate
grazie alla grande opera di Nicola Della Casa
(Meride 1844-Baveno 1894).
Questa data coincide con l’esplosione delle prime
grandi mine in galleria che culminerà con
l’esplosioni della grande mina del 1890. Sino a
questa data lo sviluppo industriale di questa
attività con l’introduzione del taglio a filo elicoidale
e la segatura meccanica,
fu tale da raggiungere la cifra di mille occupati e
quindi provocare un fenomeno di immigrazione
verso Baveno di molti operai.
E’di quegli anni il nascere della Società di Mutuo
Soccorso, della Scuola di Disegno, già avviata
nel 1858 e attiva fino a fine secolo, di Istituti di
Beneficenza e sodalizi operai.
Con gli anni ’90 si sviluppa anche il fenomeno
migratorio, specie verso l’America e in diverse
nazioni europee di molti scalpellini, attratti dal
miraggio di un più facile guadagno, di un lavoro
che in molti casi comprometteva irrimediabilmente la salute (silicosi).
Con la seconda metà dell’800 monumenti in
granito furono collocati in molte città italiane e
raggiunsero centri europei ed Extraeuropei.
•
La prima foto illustra la cava e una locomotiva a
vapore che attraversa il ponte ferroviario sul
torrente Selvaspessa nei primi anni del
Novecento.
• La seconda foto è un Dépliant pubblicitario
della ditta “Della Casa” del 1893.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
2
La Roccia
I prodotti del raffreddamento e
consolidamento del magma
costituiscono le rocce ignee;
si dicono effusive o vulcaniche
quelle che sono salite in
superficie o nelle sue immediate
vicinanze ed vi si sono raffreddate
e solidificate.
Si dicono intrusive o plutoniche le
rocce ignee che si sono
consolidate in profondità nella
crosta terrestre.
Queste rocce possono essere esposte in
superficie dopo milioni di anni dalla loro
formazione, e ciò perché le rocce che le
ricoprivano sono state erose o rimosse. Il
granito è la più comune delle rocce
ignee intrusive ed è assai noto anche
perché spesso impiegato a scopo
ornamentale per rivestimento di edifici ed
elementi architettonici.
Il granito è una roccia formata da silicati
così chiamati in quanto sostanzialmente
formati alla combinazione di silicio e
ossigeno, spesso insieme ad altri
elementi.
Geologicamente il granito è una roccia
ignea acida (con oltre 66% di silicati ).
Minerali fondamentali sono in ordine di
percentuale: 1) ortoclasio ( feldspati
potassici), 2) plagioclasio sodico, 3)
quarzo generalmente 20%-40%, 4)
biotite. Il granito generalmente è
chiazzato con coloriture, biancastre,
grigie, rosa o rossastre; presenta una
grana grossa o molto grossa poiché il
magma si è raffreddato lentamente molto
al di sotto della superficie. In Italia si
trova granito in diverse regioni. Nell’ Italia
settentrionale al granito del Monte
Bianco si affianca il celebre granito rosa
di Baveno sul Lago Maggiore usato fin
dal 1500 per colonne e rivestimenti; nella
stessa zona si cavano graniti bianchi sul
Montorfano.
Quarzo affumicato
Ortoclasio
Cristalli di quarzo e ortoclasio
Cristalli di dotolite
Tipi di
cristalli
da un
antico
testo.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
2
Il granito rosa
I Componenti del granito
Quarzo: il quarzo è un biossido di silicio SIO2, ha durezza 7, peso specifico 2, 65; cristallizza nel sistema
esagonale in forma di prismi esagonali combinati con due romboedri.
Se è puro, è trasparente; altrimenti può essere opaco o variamente colorato. Il quarzo è uno dei più diffusi
minerali componenti delle rocce. E’ presente in molte rocce ignee, come il granito.
Ortoclasio e plagioclasi: entrambi appartengono al gruppo dei feldspati il più importante di tutti i
gruppi di minerali base nelle rocce, sono assai diffusi nelle rocce ignee. Sono silicati di alluminio
contenenti uno o più dei seguenti elementi: bario,calcio,potassio o sodio.
L’ortoclasio, ha durezza 6 e peso specifico 2,5. E’ di colore bianco o rosa, talvolta rosso.
I plagioclasi formano una serie di minerali nei quali è variabile la quantità di sodio o calcio. Hanno durezza
6-6,5 e peso specifico 2,6-2,8. Minerali trasparenti o traslucidi sono spesso bianchi, ma possono anche
esseri rosa verdi o marroni.
Biotite: minerale
ricco di ferro e magnesio, si presenta in fasci di fogli molto sottili. Il colore può essere
nero,marrone scuro o nero-verdastro.
La Bavenite è un minerale
rarissimo ritrovato a Baveno
nel 1901. Si presenta in forma
di rosette raggiate di cristalli
aghiformi, oppure in ciuffi con
aghi bianchi finissimi ed
eleganti, radianti dal centro.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
3
L’estrazione ieri
Preparazione
della cava
Nella parte più alta della
montagna veniva eliminato lo
strato di terreno fino a
raggiungere la roccia. La sua
parte superiore, non utilizzabile
perchè friabile, veniva eliminata
con l’uso di esplosivo. Si
praticava nella roccia un foro di
8 cm di diametro per la
preparazione della mina. Lo
stampo era un lungo ferro con
punta acciaiosa detta mappa
che veniva battuto con pesanti
mazze dai “paralisti” mentre un
cavatore lo faceva ruotare
servendosi di corde o piccole
carrucole. Per fare un foro di 10
m ci volevano 3 mesi di lavoro.
Negli anni trenta si fece un foro
di 22,50 m.
L’esplosione di una mina negli anni Trenta.
La mina tuellaa
La carica era costituita da
polvere nera (nitrato di
potassio, carbone di nocciolo
e zolfo). La miccia era un filo
di canapa bollita in acetato di
piombo cosparsa di catrame e
pece.
Operazione molto pericolosa,
serviva a creare un largo
crepaccio veniva ripetuta più
volte. Nella larga crepa si
introducevano 40-50 quintali
di polvere nera per
l’esplosione che avrebbe
staccato il blocco e fatto
rotolare a valle. L’ultima
grande mina fu fatta brillare
nel 1950 e staccò 7.000 m³ di
roccia.
Il grande masso staccatosi dalla cava il7 luglio 1935
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
3
L’estrazione: gli attrezzi
Campana:
tubo metallico (40cm) ancorato a una cordicella. Il nome singolare deriva dal gorgoglio che la
fanghiglia che provocava sul fondo nel riempire il tubicino.
Polvere nera :
la carica per la “volata” era costituita dalla cosiddetta polvere nera,carbone di nocciolo e
zolfo,oggi sostituiti da esplosivi molto più efficaci. Riempiva la cavità e a contatto con la
fiamma e produceva l’esplosione.
Miccia:
la miccia era il dispositivo che permetteva un intervallo tra l’ accensione e l’ esplosione della
carica.
Era solitamente un filo di canapa bollita in aceto di piombo e cosparsa di catrame e pece per
renderla impermeabile.
Corno:
il corno era uno strumento acustico di corna e di ottone,suonato per dare i segnali di pericolo di
scoppio e di ravvicinamento. Tutto il lavoro era molto pericoloso.
Gli strumenti per l’escavazione:
la mazza e lo stampo.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
3
Escavazione oggi
L’escavazione avviene in modo
regolare, dall’alto verso il basso,
conferendo alla cava la caratteristica
forma a gradoni.
Le fasi di preparazione della cava
sono:
1. il carotaggio, una perforazione
verticale con martello
pneumatico munito di mappa in
carburo di tungsteno, che
raggiunge una profondità di
10/12 metri in poche ore,
necessaria per verificare la
consistenza e la qualità della
roccia.
2. L’eliminazione del
capellaccio, vale a dire dello lo
strato di materiale organico
sovrastante la roccia, con una
carica di tritolo.
3. La realizzazione delle
infrastrutture, strade e muri di
contenimento, necessarie per
rendere accessibile la cava ai
mezzi di trasporto.
4. Il taglio al monte realizzato con
una serie di fori paralleli detti a
taglio continuo, nei quali è posta
una debole dose d'esplosivo
collegata con un detonatore che
provoca un’esplosione
controllata. Per il taglio dei
marmi si utilizza anche la
tecnica del filo diamantato.
5. Il distacco completo dei
blocchi avviene per mezzo di
macchine perforatrici montate
su rotaie che realizzano
perforazioni orizzontali. Per
favorire l’operazione si utilizza
anche cemento ad espansione
posto nei fori.
Il “derrik” si staglia sull’azzurro del cielo
in una cava di oggi.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
4
Lo spacco
1.
FER QUADAR:
punta dai quattro lati uniformi
che terminano con un’estremità
accuminata, adatto a predisporre i fori per i punciotti.
2.
RIPIZZ:
scalpello con la parte terminale
arcuata. Utile per perfezionare e
definire i fori dei punciotti.
3.
PUNCIOTT:
ferro non temprato e di forma
non appuntita. Veniva usato in
serie per effettuare il taglio.
4. 5.
SCUPEL LARG E STRENC:
Scalpelli con punta tagliente. La
punta larga serviva per creare
un’ampia scalpellata, mentre la
punta stretta serviva per definire
i profili del masso.
I blocchi nella cava venivano
tagliati seguendo la vena
della pioda che è facilmente
fendibile. Il metodo più antico consisteva nel battere
con una mazza dei cunei i
legno fino a creare una crepa profonda circa cm.15 .
Il legno veniva poi bagnato e
la sua dilatazione provocava
la fenditura del masso.
Successivamente si utilizzavano delle punte metalliche
chiamate punciotti, conficcate nel granito alla distanza
tra loro di cm. 10 circa.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
4
Lo spacco oggi
I blocchi vengono tagliati in
dimensioni standard e
commerciali, con una
tecnica basata sulla
perforazione meccanica a
distanze regolari e con l’uso di limitate cariche
esplosive. I tempi di lavoro
sono, ovviamente,
notevolmente ridotti.
Taglio orizzontale (perpendicolare al fronte di cava);
La perforazione viene eseguita con macchine che si
muovono su binari , per consentire un regolare
spostamento sulla linea di taglio.
FASI DI TAGLIO
1.
2.
3.
4.
5.
6.
TAGLIO VERTICALE con una colonna di perforazione e martello pneumatico.
TAGLIO LATERALE con macchine apposite
poste su binari.
TAGLIO SECONDARIO consiste nella divisione della bancata in fette
RIBALTAMENTO EI BLOCCHI
Si utilizzano cuscini idraulici assieme ad
una pala meccanica.
PERFORAZIONE DEI BLOCCHI
Con una colonna pneumatica di perforazione.
Ogni porzione può essere suddivisa in porzioni
più piccole.
RIQUADRATURA DEI BLOCCHI
per ridurre gli scarti nella lavorazione
successiva.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
La lavorazione tradizionale
5
FASI DI LAVORAZIONE DI UNA STATUA
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
In passato la lavorazione avveniva all’aperto, in riva al lago, sotto semplici tettoie
chiamate sostre.
I blocchi venivano tracciati nelle dimensioni dell’opera da eseguire con rudimentali
compassi e squadre. Per verificare l’orizzontalità delle superfici utilizzavano
delle livellette di legno. Tutto il lavoro veniva svolto con punte di diversa forma e
mazzuolo.
Ogni tanto c’era un picasas che aveva un
certo gusto estetico e una straordinaria
abilità nel maneggiare gli scalpelli. In tal
caso, incominciava a portarsi a casa un
pezzo di granito e ad abbozzare il disegno
della scultura che aveva in mente, rifacendola più volte perché non era mai soddisfatto di quello che disegnava. Alla fine,
metteva da parte la carta e tracciava uno
schizzo sul granito con il carboncino e incominciava a scolpire. Il lavoro della cava
gli diventava sempre più insopportabile e
finiva con il mettersi in proprio, alternando
i lavori di escavazione con l’attività preferita, magari eseguendo delle statue e dei
busti su progetti di altre persone. Poi, se
era bravo, si dedicava alla scultura a tempo pieno.
9.
Estrazione del blocco dalla cava nelle dimensioni richieste.
Trasporto del blocco in laboratorio.
Analisi del blocco.
Disegno approssimativo su ogni lato del
blocco come da modello in gesso.
Sbozzettatura.
Costruzione, a parte, del telaio in legno a
forma di croce che servirà come riferimento e del supporto per la freccia puntatrice
(strumento di misura).
Sistemazione dei tre punti vincolanti come
da modello in gesso, per l’applicazione del
telaio.
Lavorazione del blocco con scalpelli, gradine e abrasivi.
Rifinitura definitiva nei minimi particolari.
Fasi di lavorazione della scultura del
Monumento allo Scalpellino di Raffaele Polli
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
La lavorazione meccanica
5
COMPASSO, RIGA, SQUADRA:
strumenti di comparazione e misura, utilizzati per
tracciare direttamente sulla pietra le linee fondamentali dell’opera da eseguire.
LIVELLETTE:
misuratori di livello in legno di forma tronco piramidale a base quadrata. Si collocavano in serie su
una superficie non ancora piana. Traguardando
con l’aiuto di una riga in ferro, si capiva dove togliere il materiale per raggiungere il piano voluto.
UNGETTA:
strumento a punta temprata, utilizzato per dare le
prime scalfitture e le linee dell’opera da eseguire.
MEZZA PUNTA:
strumento a punta molto acuminata e allungata per
lavori particolarmente precisi e raffinati.
PACIA CANTON:
strumento con punta concava e tagliente su due
lati, utilizzato su un piano preesistente. Con un colpo maldestro rovina l’angolo del solco abbozzato.
BOCCIARDA:
singolare martello con la testa a fitte punte acuminate. Serve a uniformare superfici irregolari, con
risultati molto gradevoli pur nella ruvidezza.
MAZZUOLO:
martello temprato con peso poco oltre il chilogrammo. Serve per battere tutti gli scalpelli e le punte.
Il taglio e la lavorazione dei blocchi avviene
meccanicamente. Per il taglio in lastre si utilizza linee di taglio con dischi diamantati e
successivamente macchine utensili per il taglio delle lastre e per le varie sagomature.
La rifinitura delle parti tagliate e sagomate
può prevedere tecniche diverse per ottenere
superfici levigate, bocciardate, fiammate e
lucidate.
Anche i blocchi possono essere lavorati meccanicamente utilizzando macchine sagomatrici e tornitrici.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
Il trasporto
6
I massi, nelle dimensioni adatte
alla lavorazione, venivano trasportati sui carri. Questo trasporto avveniva manualmente, trascinando i
massi legati con cavi di canapa .
Per ridurre l’attrito si collocavano
dei “curli” sotto la base dei blocchi.
Per il sollevamento dei massi si
utilizzavano piani inclinati e leve in
ferro chiamate “pattini” inserite lateralmente nei rulli, i carri venivano
trainati da molte coppie i buoi.
I trasporti a traino animale per le
cave, si limitavano al “su e giù” tra
la cava e la baracca “sostra” in
riva al lago da dove, prima dell’apertura dell’apertura della linea
Ferroviaria del Sempione del 1906, le pietre grezze o lavorate andavano verso Arona attraversando il
lago su grandi barconi.
•
•
•
Un carro con un blocco di granito trainato
da dodici buoi.
Un fanciullo con la frusta in mano, conduce un carro.
Funicolare per il trasporto dei blocchi dal piazzale ella
cava al piano: copriva un dislivello di centinaia di metri.
IL TRASPORTO OGGI
È molto più veloce e meno faticoso.
I blocchi vengono imbracati e caricati sui mezzi di
trasporto motorizzati mediante i derrik.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
6
Gli strumenti di sollevamento
CRIC:
robustissimo e pesante attrezzo in legno di olmo con complessi ingranaggi in ferro. Essenziale per il sollevamento a piccole altezze i blocchi
di notevole peso e dimensioni. La trasmissione del moto avviene tramite
una manovella che aziona una vite collegata ad una ruota dentata. Con
il cric doppio un solo operaio riusciva a smuovere blocchi i 200 quintali.
CURLU E LIVERA:
il curlu è un cilindro i legno con anelli di ferro etti “vere” e fori passanti
intercalati. Solitamente i “curli” erano usati a tre per volta e servivano per
lo spostamento a terra di grandi blocchi o manufatti. Interessante è notare che anticamente si usavano solo i betulla macerata per lungo temo
nelle acque del lago. Per la rotazione veniva introdotta nei fori “la Livera”, una pesante asta di ferro acciaioso.
GREPPIA:
strumento in ferro che veniva usato per il sollevamento di massi, colonne
ed obelischi, formato a un anello aperto alle cui estremità si inserivano
due ali laterali e da un terzo elemento che doveva corrispondere con la
cavità dello spinotto. Sulla superficie di granito veniva praticato un foro
dove la greppia veniva introdotta e non poteva più fuoriuscire.
Tavola di
Gaetano Cottafavi
che illustra la Cava
di Granito di Baveno
Si nota l’utilizzo dei
curli e delle livere
per lo spostamento
di un obelisco.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
Le vie d’acqua
I corsi d’acqua erano in passato le vie di
comunicazione preferite, in quanto più
economiche, sicure e relativamente più rapide.
Milano venne collegata al Ticino e all’Adda
attraverso due canali: il Naviglio Grande e
il Naviglio della Martesana.
L’intera rete dei canali artificiali navigabili
arriverà a coprire quasi centocinquanta
chilometri. Il Naviglio Grande, lungo cinquanta
chilometri, fu il primo canale navigabile che
raggiunse Milano. Metteva in comunicazione
la città con il Lago Maggiore, facilitando l’approvvigionamento dei prodotti d’ogni sorta di
merce. Anche i marmi e i graniti percorrevano
questa “via d’acqua”, posti su chiatte di
una quindicina di metri.
Tale sistema di trasporto si mantenne
fino agli inizi del XIX secolo.
•
•
•
Barcone con vela per il trasporto dei marmi.
La darsena di Milano era il porto della città.
Tavola di Gaetano Cottafavi che illustra l’impresa che portò due obelischi in granito rosa
alti 20 metri, da Baveno a Roma.
7
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
7
Il trasporto delle colonne
di San Paolo Fuori le Mura
La Basilica di San Paolo Fuori le Mura era una costruzione grandiosa voluta da Costantino,
composta di cinque navate divise da ottanta colonne.
La notte del 15 luglio 1823 fu quasi totalmente distrutta da un furioso incendio causato
dall’incuria di alcuni stagnini che stavano sostituendo dei canali di gronda e dimenticarono di
spegnere il fuoco nel caldano. Leone XII diede subito il via alla ricostruzione. Il tempio,
ricostruito nei suoi elementi essenziali, fu consacrato nel 1854 anche se i lavori si
protrassero fino al 1930. Tutte le ottantadue colonne interne del tempio provengono dalle cave
di Montorfano. Le colonne dell’arco trionfale costituiscono i blocchi più grandi di granito che non
siano mai stati messi in opera dopo la caduta dell’impero romano, le loro dimensioni sono:
altezza mt.14,50, circonferenza di base mt.4.60. Le 80 colonne delle navate sono alte mt.11 e la
circonferenza di base è di mt.3,50. Come le domus romane, la classica Basilica era preceduta
da un atrio circondato da portici. La ricostruzione del quadriportico fu a cura del Ministero della
Pubblica Istruzione del Regno Italico, i lavori cominciarono nel 1890 e terminarono nel 1907. Il
quadriportico è composto di ben centoquarantasei colonne, di cui le dieci in granito rosa di
Baveno compongono il portico della facciata. Le colonne venivano imbarcate su chiatte sul
fiume Toce e attraverso il Lago Maggiore e il fiume Ticino giungevano al Naviglio della
Martesana, a Milano. Qui l’abile artefice Nicola Pirovano rifiniva e fusava ad arte tutte le colonne
che, a lavoro ultimato, venivano caricate su altre chiatte che proseguivano il percorso fluviale
Naviglio-Ticino-Po e quindi, via mare, sino a Venezia, dove erano prese in consegna dalle navi
pontificie. Le navi circumnavigavano la penisola, passando dallo stretto di Messina,
e imboccando la foce del Tevere per risalirlo sino alla Basilica. I tempi necessari per trasportare
le colonne dalle cave alla Basilica furono molto differenti sotto l’influsso delle stagioni, delle
condizioni di navigazione e degli incidenti di percorso. Il tempo medio di trasporto può essere
quantificato in quattro mesi, con punte eccezionali di un anno, causate dal lavoro di rifinitura e
dalle pause forzate.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
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I Monumenti famosi
ALCUNI IMPORTANTI MONUMENTI COSTRUITI
CON IL GRANITO ROSA DI BAVENO
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Cupola di San Gaudenzio – Novara (1844-1888)
Colonne del Triportico e del Tempio di San Carlo – Milano
(1847).
Colonne Galleria Vittorio Emanuele – Milano ( 1865).
Istituto di Belle Arti a Napoli.
Teatro dell’Opera di Parigi.
Monumento a Guglielmo I a Brema.
Monumento a Cristoforo Colombo a New York e a Chicago.
Facciata ottocentesca del palazzo Carignano a Torino.
10 Colonne del quadriportico di San Giovanni in Laterano –
Roma (1892 – 1928)
Colonne della controfacciata del Duomo di Milano. (XVII
secolo)
Lanterna ricostruita della Mole Antonelliana – Torino.
Colonne del Cortile del Richini all’Università degli Studi di
Milano (XVII secolo)
Chiesa di San Fedele a Milano (1576)
Palazzo ed elementi del giardino dell’Isola Bella (1681)
Porta Ticinese Milano (1814)
Obelischi Torlonia nella Villa Nomentana – Roma (1842)
Vittoria Alata nel Cimitero Americano sulla via Cassia Firenze
Monumento sullo sbarco in Normandia – Colleville sur mer
(1956)
Pavimento del Palazzo Reale – Bangkok (1908)
Chiesa de la Sainte Trinité – Ginevra (1994)
Parco di Taino Scultura di Giò Pomodoro (1986)
Monumento per le olimpiadi Invernali – Pregelato (2006)
Cimitero militare Americano
in Normandia
Una scultura in granito rosa posata per le
Olimpiadi Invernali 2006, realizzata dai fratelli
Marcello e Fortunato Marchi ingrandendo una
scultura dell’artista Nancy Guggenheim.
La scultura che si può immaginare come una
barca spinta da una vela, è stata posata
a Pragelato e sistemata in un laghetto.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
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I Monumenti famosi
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Facciata ottocentesca
di Palazzo Carignano a Torino
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Cupola della Basilica
di S. Gaudenzio a Novara
Ingresso della Galleria
Vittorio Emanuele a Milano
Monumento allo scalpellino di
R.Polli a Baveno
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
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Il Duomo di Milano
Documento della Fabbrica del Duomo
che invoca protezione Divina per la
buona riuscita del trasporto ddelle
colonne di granito,
Sotto, le colonne della controfacciata.
Il progetto tardo-rinascimentale della facciata del
Duomo di Milano di Francesco Maria Richini del 1603.
successivamente ripreso da Pellegrino Ribaldi,
prevedeva l’utilizzo di possenti colonne di granito
rosa di Baveno. Nel 1628 la prima colonna realizzata
si ruppe in tre pezzi durante il trasporto sul lago.
L’esordio fallimentare, nonché il mutato gusto che
privilegiava un progetto “alla gotica”, contribuirono ad
interrompere l’impresa. Restano i quel progetto due
colonne in granito rosa poste sui lati del portale
centrale nella controfacciata del Duomo
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
9
Esperienze di duro lavoro
L’esperienza lavorativa del signor Angelo Barberi
- Perché ha scelto questo lavoro e a quale età ha cominciato?
*Ho cominciato a lavorare a 12 anni; ho scelto questo lavoro
perché all’epoca non c’erano altri modi di lavorare in zona, ma
anche perché mi piaceva.
- Per quanti anni e dove ha lavorato?
*Ho lavorato per 50 anni in diverse zone: prima a Baveno dai fratelli
Polli, poi a Feriolo e addirittura all’estero.
- Come ha fatto a trovare questo lavoro? Chi glielo ha
insegnato?
*Ho trovato questo lavoro perché già mio padre lo praticava, e
quindi mi ha potuto insegnare qualche trucco del mestiere. Poi ho
lavorato dai fratelli Polli come apprendista per quattro anni.
- Quante erano le ore di lavoro in una giornata?
*Le ore variavano da otto a dieci al giorno.
Lo scalpellino Emilio Piralla
Un episodio
Durante la nostra intervista il signor
Barberi ci ha raccontato una vicenda
che sottolinea la pericolosità e i rischi
che si potevano correre praticando
questo lavoro. Quando avveniva lo
scoppio delle cariche esplosive i
massi rotolavano a gran velocità
dalle alture della montagna di
conseguenza il rischio più comune
era quello di essere travolti o
addirittura schiacciati dai
massi.Infatti la miccia collegata alle
cariche esplosive, di solito molto
corta, non dava il tempo ai poveri
scalpellini di mettersi in salvo.
Per evitare incidenti veniva usato
uno strumento acustico: il corno; gli
scalpellini prima di accendere la
miccia suonavano questo strumento
per avvisare i loro colleghi dell’
imminente pericolo dando loro il
tempo di mettersi al riparo.Una volta
un collega del signor Barberi stava
lavorando nella cava e, ad un tratto
suonò il corno ma lui purtroppo non
lo sentì e fu travolto dai massi in
caduta.Per fortuna il poveretto fu
portato urgentemente all’ospedale e
dopo qualche mese di cure tornò al
lavoro.
- Quanti giorni nella settimana?
*Lavoravamo i cinque giorni feriali più il sabato.
- Le ore di lavoro dipendevano dalle condizioni climatiche?
*No, generalmente si lavorava anche con la pioggia. Quando, però, le
condizioni climatiche rendevano impossibili certe operazioni, allora si
facevano lavori straordinari o “a cottimo” come ad esempio la
costruzione di macine per il mulino ecc..
- Come era organizzato il pranzo?
*Il pranzo era contenuto in un recipiente di alluminio a forma di
secchiello con il coperchio: dentro c’era o la pasta o la polenta.
- In che modo le donne e i bambini partecipavano al lavoro?
*Le donne preparavano e portavano il pranzo agli scalpellini. I bambini,
invece, dall’età di tredici anni guidati dai padri o dai nonni imparavano il
mestiere.
- Quale era il lavoro più faticoso?
*Il lavoro più faticoso era portare in spalla pesanti sacchi di sabbia e
salire per la montagna. Molto faticosa era anche la fase dell’estrazione.
- Quali erano i rischi sul lavoro?
*I rischi erano molti, ma il più pericoloso era la possibilità di
venire travolti da un masso in caduta.
- Quali malattie si potevano contrarre praticando questo lavoro?
*Le malattie che si potevano contrarre praticando questo lavoro erano
la silicosi e la bronchite.
- In che modo il lavoro era tutelato?
*In nessun modo, non c’erano parametri di sicurezza.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
10
Itinerari del granito
NEL CENTRO DI BAVENO
Il centro storico si sviluppa tra il lungolago e il complesso Monumentale delle Chiesa dei Ss. Gervasio e
Protasio ( sec. XII ), comprendendo i due nuclei antichi di “Domo” e del “Baitone”.
Il lungolago di Baveno è stato realizzato interamente in granito. I lavori iniziati nel 1913 e completarono solo
nel 1921 ad opera degli scalpellini tornati dalla grande guerra. Nel corso dei lavori del lungolago è stato
interrato il vecchio porto che si trovava nell’area di piazza IV Novembre ma si è conservato lo scivolo di
approdo dei barconi per il trasporto della pietra.
L’itinerario parte dal monumento ai caduti
1. Il monumento ai caduti è composto da una elegante colonna corinzia posta su un basamento in
parte ancora dirozzato. Il gruppo bronzeo rappresenta il saluto di un vecchio scalpellino al figlio in
partenza per il fronte.
2. Monumento allo scalpellino opera di R. Polli.
3. Salendo lungo via M. Grappa, sulla destra, antichi pilastri in granito lavorati “alla punta”.
4. In piazza Matteotti grande murales sul lavoro degli scalpellini.
5. Percorrendo lo scalone lastricato che sale alla chiesa, colonnato della Via Crucis con dodici
colonne tuscaniche contrapposte a lesene sempre in granito , triportico secentesco del Battistero,
portali, pilastri,ecc.
6. Nel nucleo di “Domo” tutte le antiche case presentano elementi di granito. Notare la “Casa Morandi”
del XVIII secolo.
7. Nel nucleo del “ Baitone ” in particolare è stato restaurato un antico pozzo con apertura verticale.
Capitello della colonna del
Monumento ai Caduti.
GRANITO DI BAVENO:
TESTIMONIANZE DI PIETRA
10
Itinerari del granito
OLTREFIUME
Il nucleo antico o Oltrefiume era un borgo abitato
prevalentemente da lavoratori delle vicine cave.
Conserva , nella tipologia dei rustici edifici addossati
l’uno all’altro, elementi architettonici scolpiti, a volte
parti inutilizzate appartenenti a ben più nobili edifici. .
Il suggestivo itinerario è stato recentemente
valorizzato dalla pavimentazione in ciottolo e corsie in
granito.
Percorrendo il tratto estremo i via Mussi, via Cairoli,
piazza, S.Pietro martire…
1. Edicola su muro i cinta, interamente scolpita
con immagine dipinta della Madonna di Loreto
2. Cortile interno con scale, ballatoi e panche.
3. Piazza S. Petro martire con vari elementi.
4. Facciata settecentesca di Villa Mussi.
5. Colonnato del pronao della Chiesa e
grande portale scolpito
all’imbocco di un vicolo.
Percorrendo via Oltrefiume…
6. Sulla sinistra, attraverso un rustico portale
si entra in un prodono cortile interno
con case a ballatoio, scale e panche.
7. Al termine della via sul fronte sinistro bel
grane portale con androne.
8. Sul fronte destro bei pilastri con cancellate,
elementi i recinzione, colonne, panche.
FERIOLO
L’itinerario da via Cavalli sale verso i resti
dell’antica Torre di Guardia di origine
medievale. Al bivio, dopo la salita alla torre,
deviare sopra il tunnel dell’autostrada e,
girando a sinistra, percorrere un lungo tratto di
brughiera, con punti panoramici sulle cave.
1. Torre del XII secolo con ampio
panorama al lago alla Val d’Ossola
2. Brughiera con vista sulle cave di
granito.
GRANUM
MUSEO DEL GRANITO ROSA DI BAVENO
Si ringraziano:
I ragazzi dell’ Istituto Comprensivo “A. Fogazzaro”, Baveno
Anno Scolastico 2005/06
Educazione Ambientale Classi Prime A - B
Gli Insegnanti coinvolti nel progetto:
prof.sa Fiammetta Birocchi
prof.sa Patrizia Ponchio
prof.sa Katia Codoni
prof. Pier Mario Locatelli
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