Stagione 2009-10 Giulio Rovighi violino Aldo Campagnari violino Carmelo Giallombardo viola Francesco Dillon violoncello Martedi 17 novembre 2009, ore 20.30 Sala Verdi del Conservatorio Quartetto Prometeo 5 Consiglieri di turno Direttore Artistico Mathias Deichmann Clemente Perrone da Zara Paolo Arcà Con il contributo di Aiutiamo il Quartetto Rinnoviamo l’invito ad aiutare il Quartetto sostenendo il costo dei programmi di sala con un contributo di 500 Euro, detraibile dall’IRPEF. Alcuni Consiglieri e Soci hanno già generosamente aderito e a loro va il ringraziamento di tutti noi. Confidiamo che l’esempio ne sia seguito, sicché si possa coprire il costo totale di 25.000 Euro, così da consentirci di mantenere ampia e gratuita la distribuzione del programma di sala la sera del concerto. I primi versamenti: Socio anonimo, Alberto Conti, Alberta Deiure, Ndt, CG, SG, Mario Lampertico, Giovanni Scalori, GFG, Sergio Dragoni in memoriam, Maria Teresa Bazzi in memoriam, Associazione Amici di Edoardo Onlus. Con il patrocinio di Sponsor istituzionali È vietato, senza il consenso dell’artista, fare fotografie e registrazioni, audio o video, anche con il cellulare.Iniziato il concerto, si può entrare in sala solo alla fine di ogni composizione. Anche per rispetto degli artisti e del pubblico, si raccomanda di: • spegnere i telefoni e ogni altro apparecchio con dispositivi acustici; • evitare colpi di tosse, fruscii del programma e ogni altro rumore; • non lasciare la sala fino al congedo dell’artista. Claude Debussy (Saint-Germain-en-Laye 1862 – Parigi 1918) Quartetto in sol minore op. 10 (ca. 25’) Animé et très décidé - Assez vif et bien rythmé - Andantino, doucement expressif - Très modéré Anno di composizione: 1892/1893 Prima esecuzione: Parigi, 29 dicembre 1893 Salvatore Sciarrino (Palermo 1947) Quartetto n. 8 (ca. 20’) prima esecuzione italiana Commissione della Società del Quartetto di Milano, Aldeburgh Festival, Ultima Festival Oslo e MaerzMusik Berlin Anno di composizione: 2008 Prima esecuzione: Aldeburgh, 10 maggio 2009 Intervallo Johannes Brahms (Amburgo 1833 – Vienna 1897) Quartetto in do minore op. 51 n. 1 (ca. 35’) Allegro - Romanze (Poco adagio) - Allegro molto moderato e comodo - Allegro, alla breve Anno di composizione: 1873 Prima esecuzione: Vienna, 11 dicembre 1873 Claude Debussy Quartetto in sol minore op. 10 Gli anni successivi al periodo romano di Villa Medici vedono un Debussy senza ispirazione per la musica strumentale, ma interessato ai rapporti con la letteratura. Tra i pochi colleghi frequentati in quel periodo c’era Ernest Chausson, autore di buona musica da camera, al quale Debussy guardava come a una sorta di fratello maggiore. Forse da questo rapporto nacque il desiderio di scrivere un quartetto d’archi. Il lavoro rappresenta una rivisitazione del tutto originale della forma classica, cosa che lasciò interdetto il mondo accademico. Eugène Ysaÿe dovette faticare per convincere i colleghi del quartetto che portava il suo nome a tenere in repertorio il lavoro. La disinvoltura dello stile aveva tratto in inganno i musicisti, perché dietro le apparenze di uno stile molto libero e una condotta armonica anarcoide si celava una struttura classica abbastanza chiara. Debussy cercò di conciliare la sua visione mobile della musica con l’architettura statica della forma classica. Affascinato dai fenomeni in perpetuo divenire come le nuvole o le onde del mare, Debussy sperimenta nell’“Animé très décidé” uno stile di scrittura a puntini di sospensione. Gli elementi della sonata sfumano uno nell’altro, come se scivolassero su binari paralleli, benché la forma sia modellata sulla classica tripartizione della sonata. Le sfumature della musica nascondono in realtà una distribuzione molto razionale del materiale, articolato in quattro idee chiaramente riconoscibili. La forma dell’intero movimento raffigura il diagramma di un’onda, che cresce fino a raggiungere la massima tensione sulla dissonanza la bemolle-re, per poi diminuire lentamente verso la tonalità iniziale di sol minore. Il secondo movimento è costruito su un ritmo, che secondo Manuel de Falla ricordava quello di una danza popolare andalusa. Il recitativo sulla quarta corda del primo violino, al centro del movimento, richiama alla mente lo stile degli ultimi quartetti di Beethoven, così come l’arcaismo dell’“Andantino, doucement expressif ”. La parte centrale di questo movimento è particolarmente originale, perché nasce da una specie di cantus planus della viola. L’illusione di un canto monodico viene rafforzata dalla sosta degli altri strumenti sulle quinte vuote. Debussy prende una strada nuova rivolgendosi in modo così palese ad una dimensione assolutamente estranea alla tradizione classica, una strada che il Novecento percorrerà con il neoclassicismo in tutta la sua lunghezza. Il “Très modéré” finale è invece più vicino allo stile della musica da camera francese dell’epoca, influenzata dall’esempio di Franck. In particolare si ritrova l’idea del ritorno di elementi tematici precedenti, secondo il principio della forma ciclica. Salvatore Sciarrino Quartetto n. 8 “Io sono un eretico”, dichiarava qualche anno fa Salvatore Sciarrino. L’eresia di questo musicista atipico, libero e autodidatta, consiste nel rifiuto di qualunque forma di pensiero ortodosso, che presuppone per sua natura l’accettazione di alcuni dogmi che circolano ancora troppo spesso nella vita musicale. Uno di questi, per esempio, pretende che le sonorità contemporanee debbano rimanere completamente avulse dalla storia. Il linguaggio di Sciarrino viceversa, benché animato da un rigore radicale nella ricerca del suono, cerca sempre di definire i rapporti che mettono in relazione la nostra esperienza di ascolto con le forme musicali del passato, in uno scambio continuo e fecondo di rimandi e significati. Sciarrino è perfettamente consapevole del ruolo preminente che la scrittura per quartetto d’archi ha giocato all’interno della tradizione musicale occidentale, ma non per questo rinuncia a esprimere il suo mondo in maniera piena e originale. Uno degli aspetti essenziali del linguaggio di Sciarrino per esempio consiste nel rapporto tra suono e silenzio, che emerge fin dalle prime misure del Quartetto. Il silenzio non rappresenta la dimensione negativa della musica, bensì lo spazio a disposizione del suono per crescere e svilupparsi. «È certamente, il silenzio, qualcosa di essenziale al suono – scrive il compositore – come il giorno alla notte. Il suono è dentro al silenzio, e questo è suono». La partitura diventa così una sorta di palinsesto continuamente aggiornato dalle tensioni dell’ascolto, dando vita a forme musicali in armonia con le incessanti trasformazioni dell’esperienza della percezione. Il nuovo Quartetto di Sciarrino, scritto a distanza di otto anni dal precedente, mostra tuttavia una coscienza più precisa dei processi di scrittura della tradizione classica. La condotta delle voci rivela infatti uno studio raffinato dei procedimenti degli autori del classicismo viennese. Gli strumenti si muovono spesso ad andamento parallelo, in varie combinazioni, oppure intrecciando un dialogo di tipo contrappuntistico. Il materiale elaborato dal quartetto non assume tuttavia la fisionomia di una tradizionale struttura dialettico-tematica. Il percorso musicale viene naturalmente articolato dalla successione di una serie di elementi riconoscibili, ma posti costantemente in relazione nuova con lo spazio musicale circostante. Si potrebbe forse azzardare la definizione di figure, benché il termine rischi di offuscare il carattere estremamente flessibile di questi elementi. Diciamo che la loro presenza conferisce alla percezione un alto tasso di coerenza, che si ripercuote sulla forma del lavoro. I processi compositivi di Sciarrino, che lavora su dettagli minimi della scrittura e degli intervalli generati da impulsi di suono, tendono infatti a formare degli organismi razionali, nei quali ciascun elemento concorre alla vita geometrica dell’insieme. Johannes Brahms Quartetto in do minore op. 51 n. 1 Verso la fine degli anni Quaranta dell’Ottocento, grazie alla formazione del Quartetto Hellmesberger, la musica da camera tornò nelle sale da concerto di Vienna. Brahms si stabilì a Vienna nel 1862 e per alcuni anni scrisse musica da camera, ma non quartetti. I tre lavori di questo genere del suo catalogo sono concentrati in un periodo ristretto, tra il 1873 e il 1875, una sorta di isola cameristica in mezzo a una produzione di tipo sinfonico e corale. Questo genere di fiammate creative non erano insolite in Brahms, che spesso sviluppava certi problemi compositivi in più lavori contemporaneamente. I due Quartetti per archi op. 51, portati a termine nell’estate del 1873, corrispondevano all’esigenza di studiare le varie prospettive di un certo tipo di scrittura. Da questo punto di vista è del tutto fantasioso attribuire a Brahms un disagio nell’affrontare questo genere di lavori. Secondo il primo biografo Max Kalbeck, Brahms avrebbe confessato all’amico d’infanzia Alwin Cranz di aver già scritto più di venti quartetti prima di pubblicare l’op. 51. Tutto questo, assieme a moltissima altra musica inedita, è stato distrutto dall’autore, ma testimonia tuttavia l’estremo scrupolo nell’affrontare un genere di musica strumentale portato a livelli sublimi da Beethoven. Il primo dei due Quartetti, quello in do minore, rivela gli importanti passi avanti della scrittura di Brahms rispetto ai lavori del primo periodo. In primo luogo, lo stile risulta molto più conciso e concentrato, come se ogni abbandono a digressioni o sviluppi di idee musicali non indispensabili indebolisse la logica stringente dell’insieme. La sezione centrale del primo movimento, per esempio, si riduce a sole 48 battute, contro le 82 dell’esposizione e le 90 della ripresa. Anche dal mero calcolo delle quantità s’intuisce come i processi compositivi del Quartetto siano estremamente nervosi e rapidi, alla ricerca di una forma ottenuta con la massima economia di mezzi. La “Romanze”, benché in un carattere giustamente più cantabile, manifesta la stessa scrittura rigorosa, all’interno di una forma semplice ma lavorata con estrema finezza. L’Allegretto in fa minore seguente ricalca la forma dello scherzo con trio, ma soprattutto esprime in maniera deliziosa l’amore per la musica popolare viennese. Il finale, robusto e aggressivo, chiude il lavoro nel segno di quel monopolio della logica dichiarato fin dall’inizio nella scrittura. Oreste Bossini QUARTETTO PROMETEO Il Quartetto Prometeo è stato fondato nel 1993 da quattro giovani musicisti prime parti dell’Orchestra Giovanile Italiana, motivati dall’entusiasmo e dall’impegno didattico e umano di Piero Farulli e Andrea Nannoni e sostenuti dalla Scuola di Musica di Fiesole e dall’Accademia Chigiana che, nel 1995, gli ha conferito il Diploma d’onore. Nel 1998 ha vinto il concorso internazionale “Primavera di Praga” meritando anche il premio speciale “Bärenreiter” per l’esecuzione più fedele al testo originale del Quartetto K 590 di Mozart, oltre ai premi “Città di Praga” e “Pro Harmonia Mundi”. Nel 1999 ha ricevuto il premio “Thomas Infeld” dell’Internationale Sommer Akademie Prag-Wien-Budapest ed è arrivato secondo al “Concours International de Quatuors” di Bordeaux. Nel 2000 ha di nuovo meritato il premio speciale “Bärenreiter” al concorso ARD di Monaco di Baviera. Nel 1998 è stato nominato quartetto “in residence” della Britten-Pears Academy. Ha al suo attivo una brillante carriera internazionale con concerti in tutta Europa, Sud America e per le maggiori stagioni concertistiche italiane. Particolarmente attento al repertorio contemporaneo, è stato protagonista di molte prime esecuzioni: Strada non presa di Stefano Gervasoni, Fragmentestille an Diotima di Nono, Esercizi di tre stili di Salvatore Sciarrino e Târ di Ivan Fedele per la nostra Società nel 2001. Nel 2000 ha partecipato al festival “Die lange Nacht der elektronischen Klange” di Berlino. Ha inoltre al suo attivo registrazioni per la BBC Radio 3, per la Radio nazionale austriaca e per RAI Radio 3. È stato ospite della nostra Società nel 2001. Prossimo concerto: martedì 24 novembre 2009, ore 20.30 Sala Verdi del Conservatorio Matthias Goerne baritono Alexander Schmalcz pianoforte Matthias Goerne è uno dei più stimati interpreti del repertorio vocale classico e moderno, ma in particolare di quello di Schubert. Nell’elenco degli artisti che hanno collaborato con Goerne figurano nomi di spicco del pianoforte contemporaneo, da Pierre Laurent Aimard a Alfred Brendel, Christoph Eschenbach, Elisabeth Leonskaja. I Lieder di Schubert costituiscono il fulcro di un ampio progetto, che impegna Goerne in sala da concerto e in studio di registrazione fino al 2011. Ogni programma, come quello scelto per il Quartetto, è calibrato per esprimere l’estrema ricchezza umana e poetica del mondo di Schubert. Società del Quartetto di Milano - via Durini 24 - 20122 Milano - tel. 02.795.393 www.quartettomilano.it - e-mail: [email protected]