Grammatica: parti del discorso

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Parti del discorso
Nome
Parte del discorso variabile con la funzione di denotare individui (= qualcosa che può avere
esistenza nel mondo esterno o che sia concepibile come essere unitario con stabilità nel tempo e non
sottoposto a variazioni). Presente in tutte le lingue di tutti i tempi, così come la distinzione tra nomi
comuni e nomi propri.
Caratteristiche semantiche del nome:
- Nomi propri: hanno referente rigido, si riferiscono ad un solo individuo, del quale non descrivono
nessuna qualità. Sono di più dei nomi comuni ma si usano meno;
- Nomi comuni: denotano una classe di individui, dei quali rappresentano una costellazione non
fissa. Se ne creano di nuovi per denominare tutte le nuove acquisizioni/invenzioni/scoperte;
- Nomi collettivi: nomi singolari che si riferiscono ad un concetto plurale;
- Nomi concreti: denotano persone, animali, cose con referenza esterna nel mondo;
- Nomi astratti: individui mentali. Alcuni nomi astratti molto generali (fatto, idea, cosa) possono
reggere una frase subordinata (clausola completiva: rappresenta il 50% della subordinazione);
- Nomi numerabili: nella loro forma plurale hanno molti referenti individuali;
- Nomi massa: referente indefinito, non numerabile. Non possono fare il plurale ed hanno bisogno
di un quantificatore o dell’articolo “del” o articolo zero (esempio: dello zucchero);
- Nomi argomentali: nomi astratti di ruolo o deverbali (derivano da verbi che denotano azioni;
esempio: spiegazione, caccia). Per avere pieno significato devono essere completati da argomenti.
In base al numero di argomenti che reggono si distinguono in: monovalenti, bivalenti e trivalenti
(esempi: 1) il padre di qualcuno, 2) la telefonata di qualcuno a qualcun altro, 3) il dono di qualcosa
da qualcuno a qualcun altro). L’uso più comune è la monovalenza. I nomi astratti tendono ad essere
argomentali, mentre i nomi massa non lo sono mai.
Caratteristiche morfologiche dei nomi:
- non c'è una declinazione casuale;
- il genere nella maggior parte dei casi è fisso;
- possono essere utilizzati nella forma singolare e plurale;
- sono possibili alterazione.
Verbo
Parte del discorso variabile che indica se un’azione è compiuta o subita dal soggetto, l’esistenza o lo
stato del soggetto, il rapporto tra il soggetto e l’eventuale parte nominale.
Caratteristiche morfologiche:
Persone: 1a - soggetto parlante;
2a – interlocutore;
3a - esterna ai due che parlano.
Tempi
Indicano quando si colloca una certa azione (nel passato, nel presente, nel futuro) e mettono le frasi
in un rapporto di contemporaneità/posteriorità/anteriorità. I tempi composti hanno l’ausiliare.
Modi:
- 3 modi finiti: indicativo, congiuntivo, condizionale; hanno coniugazione personale e una maggiore
articolazione nei tempi;
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- 3 modi indefiniti: infinito, participio, gerundio; sono nominali, non hanno coniugazione secondo
le persone;
- 1 modo a metà: imperativo; ha solo due persone ed è sempre un ordine.
Diatesi del verbo:
- Forma attiva;
- Forma passiva (solo verbi transitivi; aux essere o venire);
- Forma riflessiva (solo alcuni verbi transitivi; aux essere);
- Forma media (solo verbi transitivi; aux essere; pronome atono o clitico con valore benefattivo).
Nei verbi transitivi l’azione transita su un altro ente. Questi verbi ammettono il complemento
oggetto e prendono tutti l’aux avere.
I verbi intransitivi non ammettono un complemento oggetto. Alcuni verbi intransitivi prendono
l’aux essere, mentre altri avere. I veri intransitivi:
- permettono la post-posizione del soggetto;
- permettono l’uso del pronome atono clitico ne;
- permettono l’accordo col soggetto;
- formano participio passato di tipo aggettivale (esempio: nato);
- non permettono la formazione di un nome deverbale di mestiere (esempi: telefonatore, moritore).
Si parla di ergatività nei verbi che, pur rimanendo di forma attiva, scambiano i ruoli da soggetto a
oggetto (es: aumentare).
Caratteristiche sintattiche:
- Verbi ausiliari (avere e essere), servono a costruire i verbi composti;
- Verbi modali o servili (potere, volere, sapere, dovere), esprimono l’atteggiamento soggettivo del
parlante rispetto all’evento che vuole comunicare;
- Verbi percettivi (credere, sentire, guardare, udire, ascoltare), esprimono la percezione del
soggetto;
- Verbi aspettuali, indicano la modalità in cui un certo evento si realizza (stare, andare, venire +
gerundio/infinito);
- Verbi fattitivi (fare, lasciare, permettere);
- Verbi fraseologici, indicano a che livello è l’azione (cominciare, finire, continuare, smettere);
- Valenza, sono avalenti i verbi che non hanno né soggetto né complemento oggetto. Esempio, i
verbi atmosferici; sono monovalenti la maggior parte degli intransitivi. Esempi: crescere, dormire;
bisogna/sembra + verbo; sono bivalenti i verbi transitivi e di movimento; sono trivalenti: dare,
ordinare, promettere.
Caratteristiche semantiche:
- Verbi di stato: essere;
- Verbi di evento: portano ad un risultato;
- Verbi di processo o di azione: costruire, leggere. Possono essere generali (possono corrispondere
ad un’infinità di azioni diverse, hanno significati molto astratti; esempi: aprire, mettere. Sono
predominanti nelle lingue romanze) o tipologici (hanno significati specifici e ben determinati,
spesso sono verbi denominali; esempio: pettinare. Sono più diffusi nelle lingue germaniche).
Aggettivo
Parte del discorso variabile che denota una proprietà. Può modificare semanticamente un nome
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(funzione attributiva) o un verbo (funzione predicativa). Si accorda in genere e numero con il
sostantivo a cui si riferisce. Può essere qualificativo o determinativo.
Gli aggettivi qualificativi esprimono una qualità particolare del nome a cui si riferiscono. Sono una
categoria aperta.
Gli aggettivi denominali sono aggettivi che hanno cambiato categoria grammaticale tramite
l’aggiunta di suffissi; spesso la trasformazione comporta differenze di significato rispetto alla parola
di partenza.
Gli aggettivi determinativi non danno informazioni qualitative ma circa l’appartenenza (possessivi),
la quantità numerica (numerali) o indefinita (indefiniti), la posizione nello spazio (dimostrativi) o
introdurre domande o esclamazioni (interrogativi o esclamativi). Sono una categoria chiusa.
Classificazione semantica:
- Aggettivi di relazione: denominali; è chiaro il legame col nome da cui derivano; spesso sono
modificatori di nomi; non ammettono gradazione;
- Aggettivi deittici e anaforici assumono significato in base al contesto in cui si trovano.
Aggettivi qualificativi
Distribuzione degli aggettivi qualificativi:
- Prenominale: valutazione soggettiva; tipico dei patronimici;
- Postnominale: valore restrittivo, identificativo, descrizione oggettiva. Normalmente gli aggettivi
sono in questa posizione, anche se preceduti da avverbi.
Alcuni aggettivi possono essere collocati sia prima sia dopo il nome a cui si riferiscono, ma la
diversa posizione influisce sul significato.
Rapporti tra due o più aggettivi:
- subordinazione di un aggettivo ad una altro; non può essere in posizione prenominale;
- endiadi aggettivale (coordinazione); può andare in posizione prenominale se non coordina un
aggettivo di senso opposto.
Morfologia:
- Declinazione piena e significativa: si accorda in genere e numero col nome a cui si riferisce;
- Gradazione: grado zero, comparativo, superlativo relativo, superlativo assoluto.
Hanno valenza:
- Gli aggettivi di gradazione
- Gli aggettivi di misura
- Alcuni colori (es: rosso di vergogna)
- Aggettivi di probabilità (certo, sicuro, chiaro che + F)
Aggettivi e pronomi determinativi
- Aggettivi e pronomi personali (tonici soggetto e complemento; atoni clitici)
- Aggettivi e pronomi possessivi
- Aggettivi e pronomi dimostrativi o deittici
- Aggettivi e pronomi indefiniti (singolativi, collettivi, negativi, quantitativi)
- Aggettivi e pronomi numerali (cardinali, ordinali, moltiplicativi)
- Aggettivi e pronomi relativi (+ relativi assoluti e doppi)
- Aggettivi e pronomi interrogativi ed esclamativi
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Pronomi
Espressioni che stanno al posto del nome. Concordabile in genere e numero. Lista chiusa.
Pronomi con molteplici usi e valori:
- CI / VI: - clitici atoni di 1a e 2a persona plurale con valore dativo;
- avverbio di luogo.
- NE: - moto da luogo;
- specificazione;
- partitivo.
- SI: - pronome atono clitico riflessivo 3a pers. sing. e plur.;
- medio;
- impersonale;
- passivante;
- lessicalizzato (es: arrabbiarsi);
- solo in Toscana: si + 3a pers.sing. = 1a pers.plur.
Articolo
Parte del discorso variabile che si associa al nome, con cui concorda in genere e numero, per
qualificarlo in vario modo. Può combinarsi con una preposizione semplice per dare luogo ad una
preposizione articolata.
Articoli determinativi: individuano una classe o qualcosa di già noto. Derivano dal latino ille, perciò
non possono essere seguiti da deittico.
Articoli indeterminativi: individuano un membro o qualcosa di nuovo. Possono avere valore
specifico o non specifico. Derivano dal latino unus-una-unum.
Avverbio
Parte del discorso invariabile che denota una proprietà che modifica o determina l’evento (verbo).
Può riferirsi anche a un nome, a un aggettivo o a un’intera frase. Possono essere semplici, composti
o derivati.
Classificazione semantica: avverbi di modo, tempo, giudizio (negazione e affermazione), luogo,
quantità, interrogativi, presentativi.
Tipi di formazione: - avverbi lessicali
- avverbi derivati
- locuzioni avverbiali
Funzioni sintattiche:
 Specificare un verbo, dando la gradualità di un’azione (avv. di quantità)
 Riempire uno degli argomenti di un verbo (avv. di luogo, tempo, maniera)
 Avverbi focalizzatori
 Rafforzativi negativi e affermativi
 Valore circostanziale di luogo o tempo
 Modali: valutazione che il parlante dà all’intera frase
 Connettivi (a volte congiunzioni subordinanti: quindi, dunque, tuttavia…)
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Posizione degli avverbi:
 Postverbale: dopo verbo flesso/ infinito/oggetto diretto o indiretto.
 Tra ausiliare e part.pass. (solo avv. di modo e focalizzatori)
 Inizio/fine di frase (solo avv. circostanziali o di modo)
 Non sta sempre prima del verbo.
Preposizioni
Parti del discorso invariabili che servono ad esprimere e determinare i rapporti sintattici tra le varie
componenti della frase. Svolgono la funzione che in latino era affidata ai casi (tranne sogg., c.ogg. e
alcuni compl.temporali). Repertorio chiuso. Anche se molto astratto, ogni preposizione ha un suo
valore semantico. Possono essere semplici (monosillabiche) o polisillabiche (con funzione anche
avverbiale). Il nome prima della preposizione si dice reggente o determinato, quello dopo retto o
determinatore.
Congiunzioni
Parti del discorso invariabili con la funzione di collegare sintatticamente due sintagmi o due frasi.
Sono operatori logici. Repertorio chiuso. Possono essere coordinanti (copulative, avversative,
disgiuntive/alternative) o subordinanti (semplici o composte,); a queste si aggiungono le locuzioni
congiuntive.
Interiezione
Parte del discorso invariabile che esprime una reazione improvvisa dell’animo, un ordine , una
preghiera, un saluto, un richiamo. Tutte le vocali possono essere interiezioni, se pronunciate o
scritte in maniera appropriata; lo stesso vale per i dittonghi. Ci sono nuove interiezioni derivate
dalle lingue straniere. Sono interiezioni anche alcune forme apocopate.


Interiezioni primarie
Interiezioni secondarie
Affini alle interiezioni sono le onomatopee, sequenze foniche che tendono a riprodurre o a evocare
un suono.
Sintagma
Gruppo di parole con una certa ricorrenza di costituzione che può essere composto dalle espressioni
più diverse. Ha sempre una testa, che è la parte del discorso che lo caratterizza. Tutta la struttura del
sintagma si comporta come se fosse un’espressione sola, perciò si può spostare in blocco all’interno
della frase, come se avessimo solo la testa.
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