visita ai malati: rito della comunione e della benedizione

Chiesa di Bologna
VISITA AI MALATI:
RITO DELLA COMUNIONE
E DELLA BENEDIZIONE
BOLOGNA 2003
UFFICIO LITURGICO DIOCESANO
PRESENTAZIONE
Uno dei compiti affidati all’accolito è la collaborazione con i sacerdoti
e i diaconi nella visita e cura pastorale degli infermi e delle loro famiglie.
Nel libro liturgico Sacramento dell’Unzione e cura pastorale degli infermi noi troviamo tutte le indicazioni necessarie per manifestare il volto
della Chiesa compassionevole verso i figli e le figlie sofferenti.
Per favorire il servizio del ministro straordinario dell’Eucaristia si è
pensato di pubblicare un testo che raccogliesse alcune proposte pastorali
della nostra Chiesa Bolognese, il Rito della Comunione agli infermi, il Rito della Benedizione degli ammalati presente nel Benedizionale.
La Madre del Signore Gesù, pellegrina alla casa della cugina Elisabetta,
ci aiuti a saper donare ad ogni sofferente il sollievo sia spirituale sia umano.
Bologna, 31 maggio 2003, festa della Visitazione della Beata Vergine M aria
Don Amilcare Zuffi
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INDICE
Presentazione ................................................................................ p. 1
Indice .............................................................................................. p. 3
1. Cura pastorale degli infermi .................................................... p. 5
2. Visita e Comunione degli infermi ........................................... p. 13
3. Benedizione dei malati ............................................................. p. 31
A. Rito della Benedizione per gli adulti .......................... p. 31
B. Rito per la Benedizione per i fanciulli ........................ p. 37
C. Rito breve ...................................................................... p. 39
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1. CURA PASTORALE DEGLI INFERMI*
Premessa
1. Il Signore Gesù negli anni della sua vita terrena “passo beneficando e
risanando tutti” (At 10, 38) e prima di ascendere al cielo lasciò alla Chiesa
l’impegno di avere cura dei malati (cfr. Mc 16, 18; 1 Cor 12, 9. 28. 30;
Gc 5, 14-15).
Oggi il Cristo continua questa sua presenza e opera di salvezza nel
mondo attraverso i sacramenti e la liturgia che la Chiesa celebra (SC 6-7).
La riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, scegliendo per
l’apposito libro del Rituale Romano il titolo “Sacramento dell’Unzione e
cura pastorale degli infermi”, ha indicato come visita fraterna, catechesi,
celebrazioni liturgiche e preghiera debbano essere considerati i cardini di
un’unica azione pastorale in favore dei malati e dei loro familiari.
*VICARIO EPISCOPALE PER IL CULTO E LA SANTIFICAZIONE,
Istruzione pastorale per la santificazione sacramentale e liturgica della
malattia, Bologna, 29 novembre 1987, in: Fonti Pastorali della Chiesa di
Bologna, 1, 1984-1993, EDB, Bologna 1994 (= FPCB 1/866-897).
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SIGLE USATE
CIC
Codice di Diritto Canonico. Testo ufficiale e versione italiana, sotto il patrocinio della Pontificia Università Lateranense e della Pontificia Università Salesiana, Unione Editori Cattolici, Roma 1983.
DLPN
COMMISSIONE EPISCOPALE PER LA LITURGIA, Direttorio liturgico-pastorale per l’uso del “Rituale dei sacramenti e dei
sacramentali”, (Roma, 27 giugno 1967).
ECC
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Documento pastorale
Eucaristia, comunione e comunità, (Roma, 22 maggio
1983).
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Annuncio e catechesi
2. Solo una costante evangelizzazione può rendere comprensibile il sacramento degli infermi nel suo valore di segno e negli effetti che esso
produce. Tale priorità diventa il punto di partenza e di sostegno per un
rinnovamento della pastorale degli infermi. Questa evangelizzazione,
portata avanti con metodica assiduità, deve essere indirizzata sia verso la
comunità cristiana sia verso gli ammalati e le loro famiglie (cfr. ESPUI
126. 128. 153).
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EM
SACRA CONGREGAZIONE DEI RITI, Istruzione sul
culto del mistero eucaristico Eucharisticum Mysterium
(Roma, 25 maggio 1987).
ESPUI
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Documento
pastorale Evangelizzazione e sacramenti della Penitenza e
dell’Unzione degli infermi (Roma, 12 luglio 1974).
MRI
Messale Romano riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Paolo VI,
Conferenza Episcopale Italiana, Libreria Editrice Vaticana,
Città del Vaticano 1983.
Nota
BIFFI G., I malati nella comunità ecclesiale. Nota pastorale, Dehoniane, Bologna 1987.
Orientamenti CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO, Orientamenti e proposte per la celebrazione dell’Anno Mariano, Edizioni Vivere, Roma 1987.
PNMR
Principi e Norme per l’uso del Messale Romano.
RP
RITUALE ROMANO riformato a norma dei decreti del
Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa
Paolo VI, Rito della Penitenza, Conferenza Episcopale Italiana, Roma 1974.
RCCE
RITUALE ROMANO riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Paolo VI,
6
Rito della Comunione fuori della Messa e Culto Eucaristico, Conferenza Episcopale Italiana, Libreria Editrice Vaticana 1979.
I sacramenti agli infermi
3. L’impegno di catechesi trova il suo traguardo nei sacramenti che operano la salvezza (cfr. SC 6. 10. 36). Il Rituale richiama a tutti coloro che
sono impegnati nella cura degli infermi il dovere di aiutarli a partecipare
frequentemente e con le dovute disposizioni, secondo le possibilità dei
singoli, ai sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia, dell’Unzione e del
Viatico (cfr. SUCPI 43).
È tutta quanta la comunità ecclesiale che si fa pellegrina verso il fratello sofferente, icona di Cristo (cfr. Mt 25, 36), anche quando, in particolari situazioni, è solo il ministro che può avere un contatto col singolo
ammalato e recargli il sollievo dei sacramenti. Si chiede pertanto ai sacerdoti, ai diaconi, agli altri ministri, ai religiosi e alle religiose di evidenziare
la presenza di tutta quanta la Chiesa al fianco dell’infermo attraverso:
- un’adeguata educazione dei fedeli per aiutarli a comprendere come la
celebrazione liturgica non sia mai un atto che si svolge semplicemente tra
il ministro e l’ammalato. Per quanto è possibile si cerchi di invitare qualche persona alla celebrazione stessa; qualora ciò non possa avvenire, si
valuti l’opportunità di affidare ad un altro membro della comunità il
compito di farsi interprete dell’amore fattivo della comunità stessa verso
l’infermo e la sua famiglia (cfr. SUCPI 40);
- il pieno rispetto delle norme celebrative del Rituale nel doveroso adattamento del rito alle singole situazioni concrete (cfr. SUCPI 40-41).
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SC
Costituzione su la sacra liturgia Sacrosanctum Concilium
(Roma, 4 dicembre 1963).
SUCPI
RITUALE ROMANO riformato a norma dei decreti del
Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa
Paolo VI, Sacramento dell’Unzione e cura pastorale degli
7
infermi, Conferenza Episcopale Italiana, Edizioni Conferenza Episcopale Italiana, Roma 1974 (edizione minore).
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La Penitenza
4. Per i malati e gli anziani sarà motivo di grande sostegno e conforto la
possibilità di ricevere frequentemente e con relativa tranquillità il sacramento della Penitenza: li aiuterà a sentire meno il peso del male, della solitudine e ad unire le loro sofferenze e pene alla passione redentrice di Cristo (cfr. ESPUI 108; DLPN 81).
L’Eucaristia
5. Fin dall’antichità la Chiesa si è sempre preoccupata di portare la Comunione ai fedeli che non potevano partecipare alla celebrazione eucaristica (cfr. Giustino, Prima Apologia, nn. 65. 67) e si iniziò a conservarla nei
tabernacoli proprio per portarla agli ammalati (cfr. EM 49; ECC 97). Questo indica la certezza che nella Comunione Cristo ancor oggi condivide le
nostre sofferenze e ci aiuta a portare il giogo della croce (cfr. Lc 9, 23; Mt
11, 28-30).
Perciò i sacerdoti e i diaconi, coadiuvati dagli accoliti, abbiano cura che
agli infermi ed agli anziani sia data la possibilità di ricevere spesso la Comunione eucaristica (cfr. SUCPI 46). A coloro che non la ricevono abitualmente, la si proponga in alcune occasioni (Natale, Pasqua, Corpus et
Sanguis Domini, festa principale della parrocchia, feste mariane, primo venerdì del mese .....) ed eventi familiari (prima Comunione o Cresima o M atrimonio di un congiunto …....).
Quando poi si amministra il sacramento dell’Unzione, si valuti
l’opportunità di dare anche la Comunione (cfr. SUCPI 81).
Si potrà dare la Comunione a coloro che sono presenti al rito stesso
(cfr. SUCPI 46).
Ogni comunità parrocchiale inizi a porsi il problema su come organizzarsi affinché:
- i malati e gli anziani che lo desiderassero, ma sono privi di mezzi adatti,
possano essere trasportati in chiesa per partecipare alla celebrazione eucaristica domenicale e festiva;
- nel Giorno del Signore si possa portare la Comunione a coloro che sono
immobilizzati nelle proprie case e desiderassero ugualmente ricevere
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l’Eucaristia. A volte, sarà pedagogicamente fruttuoso evidenziare un simile
gesto, facendo partire il ministro incaricato all’inizio o al termine del rito di
Comunione dei fedeli che partecipano alla celebrazione della M essa (cfr.
ECC 80; CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota pastorale Il
giorno del Signore [Roma, 15 Luglio 1984] 14).
Nel rito della Comunione ai malati si suggerisce di adattare lo schema
proposto dal rituale secondo queste indicazioni:
- sostituire le letture indicate (cfr. SUCPI 54) con uno dei testi biblici
della M essa del giorno oppure scegliendo fra quelli proposti nel Lezionario del Rituale (cfr. SUCPI 297356), come previsto dalle norme (cfr.
RCCE 63 a p. 57);
- normalmente, dopo la lettura, fare una breve spiegazione del brano proclamato (cfr. SUCPI 55; RCCE 31);
- prima della recita del Padre nostro fare una breve preghiera universale
(cfr. RCCE 32);
- prima del congedo recitare un’antifona mariana (cfr. Orientamenti 21).
L’Unzione degli infermi
6. “Sono molti i passi dei Vangeli da cui traspare la premura di Cristo Signore per i malati: egli li cura nel corpo e nello spirito, e raccomanda ai suoi
fedeli di fare altrettanto. M a il segno principale di questa premura e del
servizio fraterno di consolazione è il sacramento dell’Unzione: istituito da
Cristo e fatto conoscere nell’epistola di san Giacomo, questo sacramento è
stato sempre celebrato dalla Chiesa per i suoi membri malati” (SUCPI 5).
Destinatari di tale sacramento sono:
- i malati il cui stato di salute sembra seriamente compromesso (cfr.
SUCPI 8; CIC 1004 par. 1);
- i malati che devono essere sottoposti ad un delicato intervento chirurgico (cfr. SUCPI 10);
- gli anziani che siano in un accentuato stato di indebolimento - non si
deve, però, estendere l’Unzione a tutti gli anziani in maniera indiscriminata, in quanto non è il sacramento della “terza età” - (cfr. SUCPI 11; CIC
1004 par. 1);
10
- i malati che hanno eventualmente perso l’uso di ragione o si trovano in
stato di incoscienza, se c’è motivo di ritenere che nel possesso delle loro
facoltà essi stessi, come credenti, avrebbero chiesto l’Unzione almeno implicitamente; la stessa prassi sia adottata anche nel caso che ci sia il dubbio
che il malato sia veramente morto (cfr. SUCPI 14-15; CIC 1005-1006).
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7. Il sacramento può essere reiterato se l’infermo, dopo essersi ristabilito
ricade in una nuova malattia o se, nel corso della medesima, avviene un aggravamento (cfr. SUCPI 9; CIC 1004 par. 2).
Per la valutazione della gravità del male si interpelli eventualmente un
medico e si consideri anche lo stato di prostrazione psichica, spirituale e
morale dell’ammalato stesso (cfr. SUCPI 8).
Se il fedele dopo aver ricevuto l’Unzione guarisse o si notasse un notevole miglioramento delle condizioni di salute, lo si educhi a rendere grazie a
Dio per il beneficio ricevuto partecipando ad una M essa di ringraziamento
o in altra maniera (cfr. SUCPI 40).
Il Viatico
8. Il Signore Gesù Cristo, prima di passare da questo mondo al Padre, ci
ha lasciato il sacramento del suo Corpo e Sangue perché nell'ora del nostro
passaggio da questa vita a Lui lo riceviamo come viatico per la vita eterna e
pegno della risurrezione (cfr. SUCPI 152). Pertanto è compito urgente dei
pastori e di tutti coloro che sono impegnati nella pastorale dei malati proporre ai fedeli il Viatico (cfr. CIC 921 par. 3; 922).
Alcune situazioni particolari
9. Per quanto riguarda gli handicappati psichici, a volte, si suppone che
essi non abbiano bisogno dei sacramenti perché i segni della salvezza sono
adatti unicamente per chi può capire. Spesso, partendo solo da simili considerazioni, si arriva a lacune e inadempienze relative soprattutto alla catechesi ed alla vita sacramentale di questi veri “piccoli” nel senso evangelico
(cfr. Mt 11, 25-26; Mc 9, 36).
Ora i pastori d’anime, ricordando che negli handicappati psichici è difficile
dire con certezza e sicurezza assoluta quali possibilità di comunicazione vi
siano nascoste e prevedere le possibilità di dialogo che Gesù sa attuare con
la sua grazia, curino che la comunità cristiana abbia particolare attenzione a
questi fratelli e ai familiari ed anche ad essi sia offerta la possibilità di ricevere i sacramenti.
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10. I conviventi e gli sposati solo civilmente normalmente non possono,
purtroppo, essere ammessi ai sacramenti perdurando in tale stato di irregolarità. La Chiesa, però, non li può abbandonare a se stessi; anzi si sforzerà, senza stancarsi, di mettere a loro disposizione i suoi mezzi di salvezza.
Si chiede pertanto ai sacerdoti di essere fraternamente vicini con sollecita
carità a queste persone esortandole ad abbandonarsi fiduciosamente nelle
mani misericordiose del Signore e partecipare alla vita della Chiesa attraverso la lettura e l’ascolto della Parola di Dio, la frequenza al sacrificio
della M essa, la perseveranza nella preghiera. Allorquando le situazioni sono ormai diventate penosissime, a causa anche di malattie gravissime e irreversibili, si potranno dare i sacramenti della Penitenza, dell’Unzione e
del Viatico se queste persone intendono morire riconciliate col Signore e
con la Chiesa nel riconoscimento dei loro errori. Onde evitare lo scandalo
per la comunità, l’amministrazione dei sacramenti avvenga in maniera privata (cfr. COM M ISSIONE EPISCOPALE PER LA DOTTRINA
DELLA FEDE, LA CATECHESI E LA CULTURA E COM M ISSIONE
EPISCOPALE PER LA FAM IGLIA, Nota pastorale La pastorale dei divorziati risposati e di quanti vivono in situazioni matrimoniali irregolari o
difficili [Roma, 26 aprile 1979] 15-41; GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica Familiaris consortio [22 novembre 1981] 84).
La preghiera
11. La sollecitudine e la carità di Cristo e della Chiesa verso gli infermi,
oltre che nella visita, nella catechesi, nei sacramenti, si esprime nella preghiera fiduciosa.
Nell’azione pastorale si abbia cura che:
- nella preghiera universale diventi prassi normale inserire spesso fra le
intenzioni il ricordo per coloro che soffrono e per il personale che si dedica
al loro servizio (cfr. PNM R 46; Presentazione CEI all’Orazionale al n. 2);
- nelle visite ai malati e agli anziani si proponga a loro ed ai familiari qualche momento di preghiera comune recitando il Rosario o una parte della
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Liturgia delle Ore, oppure leggendo brani della Sacra Scrittura, specialmente le letture bibliche del giorno (cfr. SUCPI 44);
- negli ultimi istanti di vita ci sia la vicinanza orante all’infermo ed ai suoi
familiari attraverso la raccomandazione dei moribondi, affinché questo
momento sia vissuto nell’imitazione di Cristo morente in croce (cfr.
SUCPI 207-208).
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2. VISITA E COMUNIONE AGLI INFERMI
Quando
12. Converrà che gli accoliti esercitino il loro servizio soprattutto alla
domenica e nei giorni di festa, quando tutti i cristiani sono invitati alla
mensa eucaristica.
Previo accordo con i malati interessati e con le loro famiglie, porteranno loro la Comunione possibilmente dopo l’Eucaristia cui avranno essi
stessi partecipato comunicandosi durante la Messa stessa.
Al termine della distribuzione della Comunione il sacerdote affiderà
loro le ostie necessarie, racchiuse nella teca; essi si recheranno quindi in
casa dei malati, dove, per quanto possibile, si sarà provveduto a preparare convenientemente l’ambiente in cui si svolge la piccola celebrazione. Si
abituino le famiglie a creare un “ambiente festivo” conforme alle circostanze: una stanza ordinata e pulita, un tavolino con una tovaglia decorosa, un piccolo vaso di fiori, almeno un bel cero acceso …
Non è consentito portarsi l’Eucaristia in casa e solo in un secondo
momento recarsi dagli ammalati.
Qualora non fosse possibile recarsi da loro subito dopo aver partecipato alla Messa, si andrà a prelevare l’Eucaristia dal tabernacolo immediatamente prima di portarla agli ammalati.
Come
13. Le specie eucaristiche per portare la Comunione fuori della chiesa si
rechino in una teca debitamente chiusa, da portarsi al collo, sotto la giacca o il maglione, non in tasca o in borsa; quanto alle vesti e alle altre modalità, si faccia attenzione che tutto sia conveniente, secondo le varie situazioni e circostanze locali.
Portare la Comunione è un gesto di fede, è un gesto di solidarietà, e di
amicizia.
Ricevere la Comunione è una festa, è un conforto, è un aiuto.
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La Comunione in casa, come la Messa in chiesa, è un incontro tra fratelli e amici, uniti dalla stessa fede. È un momento di preghiera in comunione con tutta la Chiesa.
Senza soggezione, semplicemente, si prega e si invita alla preghiera
pensando alle parole che vengono dette.
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È importante preoccuparsi non soltanto del testo che si ha davanti agli
occhi, ma anche delle persone. Si seguano le indicazioni, però non si eseguano i riti meccanicamente.
Si tenga presente il filo conduttore della celebrazione che si deve guidare:
A. RITI INIZIALI
Saluto e invito alla preghiera
Atto penitenziale
B. LITURGIA DELLA PAROLA
Lettura della Parola di Dio
Breve spiegazione
Preghiera universale
C. RITI DI COMUNIONE
Padre nostro
Presentazione del pane consacrato e Comunione
Silenzio
Orazione
D. RITO DI CONCLUSIONE
Congedo
Saluto alla Beata Vergine Maria
RITO ORDINARIO
14. Si tratta di uno schema elastico e adattabile, secondo i casi.
Tuttavia, per quanto possibile, e specialmente alla domenica, è bene
attenersi al principio che la Comunione ai malati sia una vera e propria
“celebrazione", un momento di preghiera comune, cui partecipano il
malato e gli astanti, quasi un prolungamento della celebrazione eucaristica della comunità cristiana.
Molti ammalati e anziani seguono la Messa alla radio o alla televisione. Tale trasmissione - quando è seguita con raccoglimento e spirito
di preghiera - può costituire come una preparazione a ricevere
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l’Eucaristia suscitandone più profonda comprensione e più vivo desiderio.
Ci si presenta come un ministro della Chiesa, famiglia dei figli di Dio,
non come un funzionario. In casa del malato ci si comporta con semplicità e naturalezza, come quando si è in visita da amici o conoscenti.
Dopo aver salutato i presenti e ricordato il motivo della visita, si può
indossare l’alba; quindi si invitano gli astanti a pregare insieme con
l’ammalato.
RITI INIZIALI
15. Quindi si depone la teca sul tavolo o sul mobile decorosamente preparato e si dà inizio alla preghiera con il segno della croce e un istante di
silenzio.
Il ministro saluta i presenti con queste parole o con altre simili:
Fratelli, benedite il Signore, che nella sua bontà
ci invita alla mensa del Corpo di Cristo.
Fedeli: Benedetto nei secoli il Signore.
16. Quindi il ministro dice una delle seguenti antifone:
O sacro convito, in cui Cristo è nostro cibo,
si perpetua il memoriale della sua Pasqua,
l’anima nostra è colmata di grazia,
e ci è dato il pegno della gloria futura.
Oppure:
17. Soave è il tuo spirito, Signore:
tu sei buono con i tuoi figli,
dai loro pane dal cielo,
sazi di beni gli affamati,
rimandi i ricchi a mani vuote.
Oppure:
18. Adoriamo, o Cristo, il tuo corpo glorioso,
nato dalla Vergine Maria;
per noi hai voluto soffrire,
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per noi ti sei offerto vittima sulla croce
e dal tuo fianco squarciato
hai versato l’acqua e il sangue del nostro riscatto.
Sii nostro conforto nell’ultimo passaggio
e accoglici benigno nella casa del Padre:
o Gesù dolce, o Gesù pio,
o Gesù, Figlio di Maria.
Oppure:
19. Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli.
Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.
Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.
ATTO PENITENZIALE
20. Il ministro invita il comunicando e i presenti al pentimento con queste parole o con altre simili:
Fratelli e sorelle, riconosciamo i nostri peccati
e chiediamo il perdono del Signore
per esser degni
di partecipare a questa celebrazione.
Si fa una breve pausa di silenzio.
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20
1ª formula
21. Poi tutti insieme dicono:
Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli,
che ho molto peccato
in pensieri, parole, opere e omissioni,
e, battendosi il petto, dicono:
per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.
E proseguono:
E supplico la beata sempre vergine Maria,
gli angeli, i santi e voi, fratelli,
di pregare per me il Signore Dio nostro.
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2ª formula
22. Poi il ministro dice: Pietà di noi, Signore.
Fedeli:
Contro di te abbiamo peccato.
Ministro:
Fedeli:
Mostraci, Signore, la tua misericordia.
E donaci la tua salvezza.
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3ª formula
23. Poi il ministro o uno dei presenti dice le invocazioni seguenti o altre simili:
Signore,
che nel tuo mistero pasquale
ci hai meritato la salvezza,
abbi pietà di noi.
Fedeli:
Signore, pietà. Oppure: Kyrie, eléison.
Ministro:
Fedeli:
Cristo,
che nelle nostre sofferenze
rinnovi sempre le meraviglie
della tua beata passione,
abbi pietà di noi.
Cristo, pietà. Oppure: Christe, eléison.
21
Ministro:
Fedeli:
Signore,
che con la comunione al tuo corpo
ci rendi partecipi del tuo sacrificio,
abbi pietà di noi.
Signore, pietà. Oppure: Kyrie, eléison.
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4ª formula
24. Poi il ministro dice:
Padre santo, come il figliol prodigo ci rivolgiamo alla tua misericordia: “Abbiamo peccato contro di te, non siamo più degni d’esser
chiamati tuoi figli”. Cristo Gesù, Salvatore del mondo, che hai aperto al buon ladrone le porte del paradiso, ricordati di noi nel tuo
regno.
Spirito Santo, sorgente di pace e d’amore, fa’ che purificati da ogni
colpa e riconciliati con il Padre noi possiamo camminare sempre
come figli della luce.
Oppure:
25. Signore Gesù Cristo, Agnello di Dio, che togli i peccati del
mondo, riconcilia ciascuno di noi con il Padre nella grazia dello
Spirito Santo; lavaci nel tuo sangue da ogni peccato e fa’ di noi
uomini e donne nuove per la lode della tua gloria.
Oppure:
26. Dio, nostro Padre, che in Cristo Gesù, tuo Figlio e nostro Salvatore, concedi ai peccatori il tuo perdono, rimetti le nostre colpe,
anche se grandi, e con la potenza del tuo Santo Spirito aiutaci a
camminare con fiducia sulla via dei tuoi precetti.
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27. Il ministro conclude:
Dio onnipotente abbia misericordia di noi,
perdoni i nostri peccati,
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e ci conduca alla vita eterna.
Fedeli: Amen.
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LITURGIA DELLA PAROLA DI DIO
28. Si invitino i presenti ad ascoltare la Parola di Dio.
A seconda delle circostanze e del tempo a disposizione si può scegliere
tra le letture del giorno oppure tra le letture seguenti.
La lettura non venga scelta a caso all’ultimo momento, ma in anticipo
e adatta alla situazione concreta.
29. Dal vangelo secondo Matteo
5, 1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a
sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li
ammaestrava dicendo:
“Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi”.
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30. Dal vangelo secondo Giovanni
6, 24-35
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più sulla riva del
lago e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di
Cafarnao alla ricerca di Gesù. Trovatolo di là dal mare, gli dissero: “Rabbì, quando sei venuto qua?”.
Gesù rispose: “In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché
avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita
eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha
messo il suo sigillo”. Gli dissero allora: “Che cosa dobbiamo fare per
compiere le opere di Dio?”. Gesù rispose: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato”.
Allora gli dissero: “Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la
manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal
cielo”. Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha
dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero;
il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”. Allora
gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”. Gesù rispose: “Io sono
il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non
avrà più sete”.
31. Dal vangelo secondo Giovanni
6, 51-58
In quel tempo, dopo aver moltiplicato i pani, Gesù diceva alla folla: “Io
sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in
eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.
Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui
darci la sua carne da mangiare?”. Gesù disse: “In verità, in verità vi dico:
se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue,
non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha
la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è
vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il
mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha
mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che man25
giarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.
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32. Dal vangelo secondo Giovanni
6, 51.54-55
In quel tempo, Gesù diceva alla folla: “Io sono il pane vivo, disceso
dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. Chi mangia la mia carne e beve il
mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché
la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda”.
33. Dal vangelo secondo Giovanni
6, 54-58
In quel tempo, Gesù diceva alla folla: “Chi mangia la mia carne e beve
il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la
mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che
ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che
mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come
quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane,
vivrà in eterno”.
34. Dal vangelo secondo Giovanni
15, 4-5
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli: “Rimanete in me e io in
voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella
vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi
rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete
far nulla”.
35. Dagli Atti degli Apostoli
2, 41-47
Nel giorno di Pentecoste coloro che accolsero la parola di Pietro furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone.
Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione
fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era
in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro
che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti,
secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il
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tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo.
36. Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
8, 31-39
Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta
alla destra di Dio e intercede per noi? Chi ci separerà dunque dall’amore
di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la
nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto:
“Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,
siamo trattati come pecore da macello”.
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui
che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né
principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità,
né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo
Gesù, nostro Signore.
37. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 11, 23-25
Fratelli, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso:
il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi;
fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese
anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue;
fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”.
38. Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi4, 14.1618
Fratelli, noi siamo convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con
voi. Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore
si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il
momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle
cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento,
quelle invisibili sono eterne.
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39. Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
3, 18-24
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità. Da questo conosceremo che siamo nati dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più
grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore
non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio; e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quel che è gradito a lui.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo
Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. E da
questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
40. Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
4, 7-10
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque
ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto
Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per
noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare
Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di
espiazione per i nostri peccati.
41. Dal primo libro dei Re
19, 4-8
In quel tempo il profeta Elia, fuggendo la collera della regina Gezabele,
si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un
ginepro. Desideroso di morire, disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia
vita, perché io non sono migliore dei miei padri”. Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: “Alzati e
mangia!”. Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su
pietre roventi e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. Venne di nuovo l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: “Su mangia,
perché è troppo lungo per te il cammino”. Si alzò, mangiò e bevve. Con
la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti
fino al monte di Dio, l’Oreb.
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42. Il ministro con una breve riflessione può aiutare i presenti a comprendere meglio il brano proclamato. Segue un momento di silenzio.
43. Il ministro può proporre qualche intenzione di preghiera e invitare i
presenti a esprimere le loro intenzioni.
RITI DI COMUNIONE
44. Il ministro invita i presenti a recitare la preghiera del Signore, introducendola con queste parole o con altre simili:
E ora, tutti insieme, rivolgiamo al Padre la preghiera,
che Gesù Cristo nostro Signore ci ha insegnato.
Oppure:
Siamo qui raccolti
per ricevere il sacramento del Corpo del Signore.
Come una sola famiglia
preghiamo come Gesù ci ha insegnato:
Oppure:
Obbedienti alla parola del Salvatore
e formati al suo divino insegnamento,
osiamo dire:
Oppure:
Recitiamo con fede la preghiera
che Gesù stesso ci ha insegnato:
Oppure:
Animati dallo Spirito del Signore,
osiamo dire:
45. E tutti insieme dicono:
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
30
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
46. Il ministro apre la teca e, fatta la genuflessione, fa l’ostensione del
Santissimo Sacramento dicendo:
Beati gli invitati alla cena del Signore.
Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo.
L’infermo e i fedeli presenti dicono:
O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa:
ma di’ soltanto una parola e io sarà salvato.
Il ministro si accosta all’infermo e gli presenta il Sacramento, dicendo:
Il Corpo di Cristo. Oppure: Il Sangue di Cristo.
L’infermo risponde:
Amen.
E riceve la Comunione.
Gli altri comunicandi ricevono il Sacramento nel modo solito.
47. Terminata la distribuzione della Comunione, il ministro deterge le
dita con il purificatoio e richiude la teca.
48. Secondo l’opportunità, si può sostare alquanto in silenzio.
ORAZIONE
49. Poi il ministro dice l’orazione conclusiva, scegliendo fra la Colletta
della Messa del giorno o una delle seguenti orazioni.
Preghiamo.
31
Signore Gesù Cristo,
che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia
ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua,
fa’ che adoriamo con viva fede
il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue,
per sentire sempre in noi i benefici della redenzione.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Fedeli: Amen.
32
Oppure:
50. Signore, Padre santo,
la comunione al Corpo del tuo Figlio
protegga e conforti questo nostro fratello (sorella),
gli (le) rechi sollievo nel corpo e nello spirito
e sia per lui (lei) pegno sicuro di vita eterna.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
Oppure:
51. O Padre, che hai portato a compimento
l’opera della nostra redenzione
nel mistero pasquale del tuo Figlio,
fa’ che, annunziando con fede nei segni sacramentali
la sua morte e risurrezione,
sperimentiamo sempre più i doni della salvezza.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
Oppure:
52. Infondi in noi, o Dio, lo Spirito del tuo amore,
perché nutriti con l’unico pane di vita
formiamo un cuor solo e un’anima sola.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
Oppure:
53. O Padre, che in questo sacro convito
ci rendi partecipi del corpo e sangue del Cristo,
santifica la famiglia dei credenti
e rafforzala nel vincolo della carità fraterna.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
33
34
Oppure:
54. O Dio, che ci hai nutriti con il pane della vita,
insegnaci a valutare con sapienza i beni della terra,
nella continua ricerca dei beni del cielo.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
Oppure:
55. Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri
ti rendiamo fervide grazie, Signore,
perché a noi ancora pellegrini sulla terra
fai pregustare i beni del cielo.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
Oppure:
56. Dio onnipotente, che ci hai nutriti alla tua mensa,
donaci di esprimere in un fedele servizio
la forza rinnovatrice di questi santi misteri.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
Oppure:
57. O Dio, che ci hai resi partecipi
di un solo pane e di un solo calice,
fa’ che uniti al Cristo in un solo corpo
portiamo con gioia frutti di vita eterna
per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
Oppure:
58. Ti ringraziamo dei tuoi doni , o Padre:
la forza dello Spirito Santo,
che ci hai comunicato in questo sacramento,
rimanga in noi e trasformi tutta la nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.
35
Fedeli: Amen.
Oppure:
59. O Dio,
che ci hai nutriti con l’unico pane della vita eterna,
confermaci nel tuo amore,
perché possiamo camminare verso di te
nella vita nuova.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
Oppure nel TEMPO DI PASQUA:
60. Infondi in noi, o Padre,
lo Spirito della tua carità,
perché saziati con i sacramenti pasquali,
viviamo concordi nel vincolo del tuo amore.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
Oppure:
61. O Dio nostro Padre, questa partecipazione
al mistero pasquale del tuo Figlio
ci liberi dai fermenti dell’antico peccato
e ci trasformi in nuove creature.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
Oppure:
62. Dio grande e misericordioso,
che nel Signore risorto
riporti l’umanità alla speranza eterna,
accresci in noi l’efficacia del mistero pasquale
con la forza di questo sacramento di salvezza.
36
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
RITO DI CONCLUSIONE
63. Il ministro, invocando la benedizione di Dio e facendo su se stesso il
segno della croce, dice:
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male
e ci conduca alla vita eterna.
Oppure:
Ci benedica e ci custodisca
il Signore onnipotente e misericordioso,
Padre e Figlio e Spirito Santo.
Tutti:
Amen.
64. Quindi si rivolge un saluto alla Beata Vergine Maria recitando insieme una delle seguenti antifone:
Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.
Oppure:
65. Salve, Regina, madre di misericordia,
vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A te ricorriamo, esuli figli di Eva;
a te sospiriamo, gementi e piangenti
in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, avvocata nostra,
37
rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi.
E mostraci, dopo questo esilio, Gesù,
il frutto benedetto del tuo seno.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
38
Oppure:
66. Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche
di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o vergine gloriosa e benedetta.
Oppure:
67. O santa madre del Redentore,
porta dei cieli, stella del mare,
soccorri il tuo popolo
che anela a risorgere.
Tu che accogliendo il saluto dell’angelo,
nello stupore di tutto il creato,
hai generato il tuo Creatore,
madre sempre vergine,
pietà di noi peccatori.
Oppure:
68. Ave, regina dei cieli,
ave, signora degli angeli;
porta e radice di salvezza,
rechi nel mondo la luce.
Godi, vergine gloriosa,
bella fra tutte le donne;
salve, o tutta santa,
prega per noi Cristo Signore.
Oppure nel TEMPO DI PASQUA:
69. Regina dei cieli, rallegrati, alleluia:
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,
è risorto, come aveva promesso, alleluia.
Prega il Signore per noi, alleluia.
39
70. Eventualmente, prima di partire, si può concordare con gli interessati il giorno e l’ora della prossima visita per portare la Comunione.
3. BENEDIZIONE DEI MALATI
71. È consuetudine antichissima, che ha la sua origine nell’insegnamento
e nell’esempio stesso di Cristo e degli Apostoli, che gli infermi vengano
benedetti dai ministri della Chiesa. Nella loro visita agli infermi i ministri
seguano con diligenza le indicazioni date ai nn. 42-45 del rituale “sacramento dell’Unzione e cura pastorale degli infermi”; prima di tutto, però,
manifestino agli infermi stessi la sollecitudine e l’amore di Cristo e della
Chiesa.
72. Il rito qui proposto può essere usato da un laico.
73. Nel rispetto della struttura del rito e dei suoi elementi essenziali, si
potranno adattare le singole parti alle circostanze di persone e di luoghi.
74. Per la benedizione di uno o pochi malati, in casi particolari, il ministro può usare il rito breve proposto ai nn. 95-102.
A. RITO DELLA BENEDIZIONE
PER GLI ADULTI
RITI INIZIALI
75. Quando tutti sono riuniti, si esegue un canto adatto o si fa una pausa
di raccoglimento. Poi tutti si fanno il segno della croce, mentre il ministro
dice:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Fedeli: Amen.
76. Il ministro saluta gli infermi e i presenti dicendo:
Fratelli e sorelle, benediciamo il Signore,
fonte di vita e di speranza
per coloro che sono nella prova.
40
Fedeli: Benedetto nei secoli il Signore.
Oppure:
Fedeli: Amen.
77. Il ministro, o un’altra persona, introduce il rito di benedizione con
queste parole od altri simili:
Il Signore Gesù, che è passato in mezzo all’umanità facendo del
bene e guarendo ogni debolezza e infermità, comandò ai suoi discepoli di aver cura dei malati, di imporre loro le mani e di benedirli nel suo nome.
Raccomandiamo a Dio le sorelle e i fratelli infermi perché, sopportando con pazienza i dolori del corpo e dello spirito, si sentano associati alle sofferenze del Cristo e consolati dalla grazia del suo S pirito.
LETTURA DELLA PAROLA DI DIO
78. Un lettore o uno dei presenti legge un testo della Sacra Scrittura,
scelto di preferenza fra quelli indicati nel rituale “Sacramento
dell’Unzione e cura degli infermi” (nn. 296-351). Si scelgano i testi che
meglio si adattano alle condizioni fisiche e spirituali degli infermi.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
1, 3-7
Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra
tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in
qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati
noi stessi da Dio. Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi,
così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione.
Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando
siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel
sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo.
La nostra speranza nei vostri riguardi è ben salda, convinti che come siete
partecipi delle sofferenze, così lo siete anche della consolazione.
41
Oppure:
79. Dal vangelo secondo Matteo
11, 28-30
In quel tempo, Gesù disse: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati
e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate
da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre
anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.
Oppure:
80. Dal vangelo secondo Marco
11, 28-30
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata, approdarono e presero terra a Genèsaret. Appena scesi dalla barca, la gente lo
riconobbe, e accorrendo da tutta quella regione cominciarono a portargli
sui lettucci quelli che stavano male, dovunque udivano che si trovasse. E
dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano i malati nelle
piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e
quanti lo toccavano guarivano.
BREVE ESORTAZIONE
81. Secondo l’opportunità il ministro rivolge brevi parole ai presenti,
illustrando la lettura biblica, perché percepiscano il significato della celebrazione.
Breve silenzio.
PREGHIERA DEI FEDELI
82. Segue la preghiera comune. Tra le invocazioni proposte, si possono
scegliere alcune ritenute più adatte, o aggiungerne altre in sintonia con
particolari situazioni di persone o necessità del momento.
Ministro: Supplichiamo con fiducia il Signore Gesù, nostro salvatore, perché assista e consoli quanti partecipano al mistero della sua passione.
42
Lettore: Preghiamo ripetendo: S ignore Gesù, soccorri i nostri malati.
Medico del corpo e dello spirito,
che sei venuto a guarire le nostre infermità.
Rit.
Uomo dei dolori, che hai portato le nostre debolezze
e hai preso su di te le nostre sofferenze.
Rit.
Tu che hai voluto essere in tutto simile a noi
per rivelarci la tua misericordia.
Rit.
Tu che hai sperimentato i limiti
della nostra condizione umana, per liberarci dal male.Rit.
Tu che dall’alto della croce
hai associato la Vergine Addolorata
all’opera della redenzione
e l’hai donata come Madre a tutti noi.
Rit.
Tu che ci chiami a completare nella nostra umanità
ciò che manca alla passione
per il tuo corpo che è la Chiesa.
Rit.
83. Oppure:
Ministro: Invochiamo Dio Padre per i fratelli e le sorelle infermi e
per
quanti si dedicano alla loro cura e al loro servizio.
Lettore: Ripetiamo: Ascoltaci, Signore.
Guarda con bontà questi nostri infermi.
Rit.
Dona loro nuovo vigore.
Rit.
Lenisci le loro sofferenze e le loro angosce.
Rit.
Fa’ che mediante la comune preghiera
con l’invocazione del tuo nome
abbiano vita e salute.
Rit.
Soccorri con la tua grazia tutti gli infermi.
Rit.
43
Sostieni con la tua forza quanti li assistono.
Rit.
__________________________________________________________
84. Quando si omettono le invocazioni sopra indicate, prima della formula di benedizione il ministro dice:
Preghiamo.
Tutti pregano per qualche momento in silenzio.
______________________________________________________________________
______
Segue la preghiera del Signore:
Padre nostro.
44
PREGHIERA DI BENEDIZIONE
85. Il ministro pronuncia la preghiera di benedizione:
Signore Dio nostro,
che hai mandato nel mondo il tuo Figlio
a portare il peso dei nostri dolori
e delle nostre infermità,
ascolta la preghiera della tua Chiesa
per questi nostri fratelli e sorelle:
fa’ che fortificati nella pazienza
della tua benedizione
raccolgano ai piedi della croce
il frutto della speranza.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
86. Il ministro traccia il segno della croce sulla fronte di ogni infermo e
pronuncia questa preghiera di benedizione:
Signore nostro Dio,
che nella tua provvidenza
custodisci tutte le tue creature,
solleva con la tua santa mano i tuoi figli infermi,
sii tu il loro medico e la loro medicina
perché sperimentino il beneficio che aspettano da te.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
Oppure:
87. Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno,
che nella fragilità della condizione umana
ci conforti e ci sollevi con la tua benedizione,
guarda con amore questi tuoi figli [N. e N.]
e fa’ che, superata la malattia e riacquistata la salute,
possano lodare con cuore memore e grato
il tuo santo nome.
Per Cristo nostro Signore.
45
Fedeli: Amen.
INVOCAZIONE ALLA MADRE DEL SIGNORE
88. Dopo l’orazione di benedizione, il ministro invita tutti i presenti a
invocare la protezione della Beata Vergine Maria; lo si può fare opportunamente con il canto o la recita della seguente antifona mariana o di
un’altra adatta, come ad esempio Ave Maria o Salve Regina (si vedano i
nn. 64-69).
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio
santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche
di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.
CONCLUSIONE
89. Il ministro invoca su tutti i presenti la benedizione di Dio e facendosi
il segno di croce dice:
Il Signore Gesù,
medico dei corpi e delle anime,
ci custodisca nel suo amore
e ci colmi della sua benedizione.
Fedeli: Amen.
46
B. RITO DELLA BENEDIZIONE
PER I FANCIULLI
90. Per la benedizione di fanciulli infermi, si adattano alla loro condizione i testi precedenti. Qui ci si limita a proporre un formulario di preghiera comune e una particolare preghiera di benedizione.
PREGHIERA DEI FEDELI
91. Tra le invocazioni proposte, si possono scegliere alcune ritenute più
adatte, o aggiungerne altre in sintonia con particolari situazioni di persone o necessità del momento.
Ministro: Rivolgiamo la nostra preghiera al Signore Gesù, amico e
protettore dei piccoli.
Lettore: Ripetiamo: Custodisci e proteggili sempre, o Signore.
O Gesù, che chiamavi a te i piccoli,
perché a loro appartiene il regno dei cieli,
ascolta la nostra supplica per questi fanciulli.
Rit.
Tu che hai nascosto ai sapienti e ai prudenti
il mistero del regno dei cieli
e lo hai rivelato ai piccoli,
manifesta a questi fanciulli
la grandezza del tuo amore.
Rit.
Tu che accogliesti il festoso omaggio dei fanciulli
quando ti cantavano “Osanna”
alla vigilia della tua passione,
conforta con la tua benedizione
questi figli infermi e le loro famiglie.
Rit.
Tu che comandasti ai tuoi discepoli
una particolare cura per gli infermi,
assisti con la tua benevolenza
47
quanti si prodigano per la salute di questi fanciulli.
Rit.
PREGHIERA DI BENEDIZIONE
92. Il ministro pronuncia la preghiera di benedizione:
Signore Dio nostro,
il cui Figlio Gesù Cristo
con amore di predilezione
ha accolto e benedetto i fanciulli,
stendi la tua mano sopra i tuoi figli [N. e N.]
precocemente provati dalla malattia;
rendili sani e salvi alla famiglia e alla Chiesa,
perché possano renderti grazie e cantare le tue lodi.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
93. Il ministro, specialmente quando è il padre o la madre che benedice
il figlio infermo, traccia sulla sua fronte il segno di croce e pronuncia
questa preghiera di benedizione:
Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione,
che nella tua provvidenza abbracci tutte le tue creature
e dispensi la salute del corpo e dello spirito
dona la desiderata guarigione a questi fanciulli [N. e N.]
[a questa famiglia N.]
[a questo figlio che mi hai dato (a questa figlia che mi hai data)],
perché crescendo in sapienza e grazia
davanti a te e agli uomini,
in ogni giorno della loro [sua] vita
ti servano [serva] in santità e giustizia
e rendano [renda] lode alla tua misericordia.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
48
94. Si invitano tutti i presenti a invocare la protezione della Beata Vergine Maria come indicato al n. 88.
49
C. RITO BREVE
95. Il ministro inizia il rito dicendo:
Il nostro aiuto è nel nome del Signore.
Fedeli: Egli ha fatto cielo e terra.
96. Quindi, secondo l’opportunità, introduce il rito di benedizione con
brevi parole.
97. Poi uno dei presenti legge un brano della Sacra Scrittura.
2 Cor 1, 3-4
Sia benedetto Dio,
Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione,
il quale ci consola in ogni nostra tribolazione,
perché possiamo anche noi consolare
quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione.
Oppure:
98.
Mt 11, 28-29
Dice Gesù:
“Venite a me,
voi tutti che siete affaticati e oppressi,
e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi
e imparate da me
che sono mite e umile di cuore,
e troverete ristoro per le vostre anime”.
Oppure:
98. Il ministro invita i presenti alla preghiera dicendo:
Preghiamo.
Tutti pregano per qualche momento in silenzio.
50
Segue la preghiera del Signore:
Padre nostro.
100. Poi il ministro gli traccia il segno di croce sulla fronte, e pronuncia
la preghiera di benedizione:
Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno,
che nella fragilità della condizione umana,
ci conforti e ci sollevi con la tua benedizione,
guarda con amore questi tuoi figli [N. e N.]
e fa’ che, superata la malattia e riacquistata la salute,
possano lodare con cuore memore e grato
il tuo santo nome.
Per Cristo nostro Signore.
Fedeli: Amen.
101. Oppure una delle preghiere indicate per gli adulti ai nn. 85-87 e
per i fanciulli ai nn. 92-93.
102. Si invitano tutti i presenti a invocare la protezione della Beata Vergine Maria come indicato al n. 88.
_______________________
51
pro manuscripto
a cura dell’Ufficio Liturgico Diocesano e del Centro Servizi Generali dell’Arcidiocesi
Via Altabella, 6 - 40126 Bologna - tel. 051.6480777 - fax 051.235207
posta elettronica: [email protected]
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