Subacquea è salute

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Subacquea è salute
di Pasquale Longobardi
“Noi uomini duri”: in passato si pensava che per essere un buon subacqueo era necessario possedere già in
partenza delle determinate caratteristiche fisiche e psichiche. Il mitico Duilio Marcante era solito dire che solo
quando i pesci cammineranno, gli uomini si sentiranno a loro agio sott’acqua.
Per fortuna i tempi cambiano e l’approccio all’attività subacquea si è modificato. In generale per “sport” si
intende ciò che procura divertimento, svago, ogni attività in grado di sviluppare la forza e l’agilità del corpo.
In tale ottica l’attività subacquea aiuta chi la pratica a sviluppare il controllo delle proprie capacità mentali e di
comportamento. È un’attività sportiva ricreativa praticabile da tutti, purché in buona salute e non bisogna
essere uomini arditi. Per arrivare a questa constatazione, che ha notevoli implicazioni dal punto di vista
medico, commerciale e legislativo, è stata necessaria molta strada e non è finita. Vi siete mai chiesti perché
vi piace immergervi? Provate a pensarci. Di solito è per il piacere di scoprire cose nuove, per condividere la
stessa esperienza con altre persone, per il senso di benessere che si prova in acqua. Per qualcuno è per il
piacere che prova nel riuscire a superare un suo precedente limite. Oltre agli aspetti psicologici, l’attività
subacquea coinvolge anche lavoro muscolare e respiratorio. Questo aspetto può risultare meno credibile
guardando il fisico medio del sub, più da commendatore che da atleta adonico, ma è una realtà, come
dimostrato nel box lavoro muscolare. Infine, non avrà il consenso unanime della scienza ma fa piacere dirlo,
l’attività subacquea è salutare e mantiene giovani nel fisico e nella mente (fatte le dovute eccezioni dovute,
però, all’umidità!).
Vantaggi dell’attività subacquea sullo sviluppo caratteriale
Il primo vantaggio dell’attività subacquea è psichico, legato all’essere immersi completamente nell’acqua.
Ciò comporta un senso di rilassamento, benessere e sicurezza che alcuni ricercatori fanno risalire al ricordo
del periodo fetale, durante il quale i contatti biologici con l’ambiente avvengono attraverso il liquido
amniotico. Avete mai provato a immaginare se il feto, nella pancia della mamma, vede o sente qualcosa? La
ricerca ha permesso di rilevare che il feto percepisce i suoni (principalmente il battito cardiaco materno) con
difficoltà a individuarne la direzione, proprio come avviene in immersione. Inoltre, il feto percepisce una
luminosità diffusa monocromatica, come sott’acqua anche se di colore diverso.
L’attività subacquea incrementa pure la capacità di autocontrollo, utile anche nella vita quotidiana. Di base
l’ambiente subacqueo viene percepito come potenzialmente pericoloso. L’organismo si prepara a una
reazione tipo attacco o fuga. Questa risposta è normale e serve ad aumentare l’attenzione verso gli stimoli
esterni e interni (senso del proprio stato di salute). Ogni immersione è diversa da un’altra. Il livello di
godimento (esperienza più o meno piacevole) dipende dalla combinazione tra fattori esterni (pensate alla
differenza tra un’immersione in acque limpide e piene di pesci colorati e una in acqua torbida con fondale
piatto) e dal carattere del subacqueo. Difatti ognuno di noi reagisce in modo diverso a situazioni stressanti.
Le persone estroverse sono sempre alla ricerca di un ambiente stimolante, per cui in condizioni normali si
annoiano. Il Divers Alert Network (Dan) ha recentemente rilevato una percentuale piuttosto alta di incidenti
banali (12% circa) negli istruttori subacquei, spiegabile con il mancato rispetto delle più semplici regole di
sicurezza dovuto al calo dell’attenzione in condizioni di routine. Viceversa, le persone introverse cercano le
situazioni tranquille, dove si sentono più sicure, ma anche in tal caso si può verificare un eccesso di
superficialità. Durante il corso per l’acquisizione del brevetto di immersione si acquisisce l’abilità ad
affrontare in modo ottimale l’ambiente subacqueo. All’inizio ogni persona ha bisogno di un riferimento sicuro
a cui agganciarsi, almeno mentalmente. Generalmente il gancio è l’istruttore stesso. Poi, con
l’addestramento e l’esperienza, l’allievo impara a essere indipendente. Per ottenere questa capacità di
controllo, l’istruttore spiega sempre all’allievo il perché di ogni esercizio che insegna, gli imprime dei concetti
indelebili che in caso di emergenza consentono al subacqueo di comportarsi correttamente. Il risultato finale
è una sensazione in immersione di “io posso tutto”, che comporta un elevato senso di piacere. Un buon
autocontrollo garantisce la migliore risposta in ambiente subacqueo in caso di situazioni impreviste ma è
utile anche nella vita quotidiana. In particolare nell’ambiente lavorativo quando bisogna prendere decisioni
rapide o, viceversa, quando la routine può condurre all’errore per un calo dell’attenzione.
I benefici fisici
Il nuoto in immersione sottopone il subacqueo a un carico di lavoro che sollecita una parte considerevole dei
muscoli scheletrici, in particolare dell’addome e degli arti inferiori. In immersione ci muoviamo in un ambiente
che ha una densità maggiore dell’aria e oppone una resistenza al movimento.
È un dato di fatto che lo stesso atleta, con lo stesso test da sforzo, in immersione non riesce a eguagliare il
risultato ottenuto in superficie. Se un subacqueo vuole raddoppiare la velocità sott’acqua, i muscoli delle sue
gambe dovranno, a parità di altre condizioni, pinneggiare quattro volte più velocemente, spendendo otto
volte più energia del normale. Una forte corrente contraria, un eccesso di zavorra, l’attrezzatura mal
posizionata comportano un maggiore lavoro muscolare per controllare l’assetto e per il pinneggiamento. Di
conseguenza aumenta il consumo di ossigeno da parte dei tessuti e, quindi, si esaurisce più rapidamente la
miscela respiratoria contenuta nelle bombole. In teoria se l’assetto è ideale, lo sforzo diminuisce di almeno il
30 per cento rispetto al valore tipico per un’immersione media. Ciò consentirebbe di ridurre notevolmente il
consumo di miscela. Siccome nella pratica l’assetto raramente è perfetto allora, in immersione, i muscoli
devono lavorare. Nel nuoto si consumano in media 10 chilocalorie per chilo di peso corporeo per ora, per
esempio un soggetto di 70 kg consuma 700 chilocalorie all’ora.
Ma basta un’inclinazione del corpo di circa 20 gradi perché, a parità di velocità, raddoppi lo sforzo per
pinneggiare. L’altra componente che determina lavoro muscolare in immersione è la difesa dal freddo.
Ipotizzando un’immersione in acqua a 19°C con una muta dello spessore di 5 mm, un subacqueo normale
(70 chili) spende circa 547 chilocalorie per ora, solo per difendersi dal freddo.
Quindi per un’ora di immersione nel Mediterraneo un subacqueo di 70 chili consuma almeno 1250
chilocalorie. Di solito subito reintegrate con una bella abbuffata dopo l’immersione! Vorrei precisare che
nell’immersione tecnica, essendo le miscele respirate (elio-ossigeno) meno dense dell’aria, la componente
dello sforzo legata alla respirazione si riduce in media del 30%.
I benefici dell’ossigeno
Un ulteriore beneficio dell’attività subacquea è dovuto all’aumento dell’ossigeno disciolto nel nostro sangue
per l’aumentata pressione ambientale. Sono molti gli effetti benefici che l’ossigeno induce nel nostro
organismo. Aumenta l’energia muscolare, la calcificazione delle ossa, l’attività cerebrale. Ben inteso senza
miracoli ed entro certi limiti, oltre i quali l’ossigeno è tossico.
Il principio di sfruttare la pressione per aumentare la dissoluzione dell’ossigeno nel sangue è utilizzato, in
ambito medico, dall’ossigenoterapia iperbarica. Ritengo utile che il subacqueo conosca le attuali indicazioni
di una terapia che deriva dall’esperienza acquisita in mare.
Indicazioni urgenti - il paziente va trattato immediatamente: intossicazione da monossido di carbonio (un gas
tossico); incidenti da decompressione ed embolia gassosa arteriosa; gangrene e infezioni a rapida velocità a
carico dei tessuti molli; ischemia acuta (carenza di sangue in un arto in seguito a un trauma); ustioni; sordità
improvvisa; ischemia (carenza di sangue) a carico dell’occhio.
Indicazioni croniche - il paziente può essere trattato con minore urgenza: lesioni (piaghe) come complicanza
del diabete; lesioni ischemiche (scarso flusso di sangue) dovute alla ostruzione dei vasi sanguigni
(arteriosclerosi); lesioni dovute a una radioterapia per il trattamento dei tumori; osteomielite cronica
(infezione a carico delle ossa, in genere dopo un trauma).
Naturalmente queste malattie vanno trattate in un Centro Iperbarico ben attrezzato e gestito.
Articolo pubblicato su Il Subacqueo / marzo 1999
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