Le teorie della dipendenza e lo sviluppo dip

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Università degli Studi di Milano Bicocca
Corso di Laurea Triennale in Scienze dell'organizzazione
Innovazione e sviluppo locale (Sociologia dello sviluppo e organizzazioni)
22 febbraio 2015
Diego Coletto
Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale
[email protected]
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Gliindicatoridellosviluppo.Spuntidi
riflessione
ƒ Debolezze di carattere metodologico
ƒ Quando si sceglie un indicatore piuttosto di un altro si compie una scelta "non neutra"
ƒ Pluralità di indicatori può indicare una maggiore consapevolezza della multidimensionalità dello sviluppo
ƒ Necessità di rendere più complessa e completa la fotografia dello stato di benessere di un paese vs necessità di sintesi => equilibrio difficile da trovare
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Laquestionedell'imperialismo
ƒ
ƒ
J.A. Hobson (1902)
Base principale dell'imperialismo è di tipo economico: è la necessità per il capitalismo avanzato di trovare nuovi mercati
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La capacità produttiva dei paesi capitalisti era diventata tale da superare costantemente l'espansione delle possibilità di consumo, tenute comunque basse da una "cattiva distribuzione" dei redditi
Questa espansione della capacità produttiva non assorbita dal mercato determinava periodiche crisi nelle quali avvenivano fenomeni di concentrazione che portavano a "cartelli" o unioni di imprese Si producevano più merci di quante se ne potessero vendere e si accumulava più capitale di quanto potesse essere investito
Ne derivava l'assoluta necessità di trovare spazi fuori dal singolo mercato nazionale capitalistico, per investire e per trovare sbocchi alle merci prodotte in eccesso
Questa lotta per la conquista di nuovi mercati era alla base del militarismo che spingeva le singole economie nazionali l'una contro l'altra armate
Questa dinamica "non è affatto nella natura delle cose", poiché basterebbe destinare l'eccedente – capitali e merci – a soddisfare i bisogni materiali insoddisfatti, "le bocche 3
affamate, i corpi malvestiti e le case mal arredate" per evitare ogni problema di sovrapproduzione e di sottoutilizzazione dei capitali
Laquestionedell'imperialismo(1)
ƒ R. Hiferding
ƒ Dissociazione della funzione del capitalista industriale da quella dell'imprenditore industriale ‐> Sono sempre più le banche, il capitale finanziario, ad assumere il controllo del capitale industriale
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"La subordinazione dell'industria alle banche è quindi conseguenza dei rapporti di proprietà. Una parte sempre crescente del capitale dell'industria non appartiene agli industriali, che lo utilizzano. […] Lo sviluppo del capitale finanziario segue di pari passo quello delle società per azioni, e raggiunge il suo massimo livello con la monopolizzazione dell'industria" (Hilferding, 1910)
Apertura di nuovi mercati (espansione coloniale) può avere effetti benefici per far cessare un periodo di depressione industriale.
ƒ R. Luxemburg. L'accumulazione del capitale
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Il capitalismo ha bisogno di aree non capitalistiche per poter esistere e, nello stesso tempo, porta automaticamente con sé l'imperialismo ed il militarismo
Imperialismo connaturato al capitalismo
Possibilità che i mondi pre‐capitalistici siano artificialmente preservati proprio 4
per garantire l'accumulazione capitalistica
Dubbio che la fine del capitalismo non sia un processo automatico e immanente
Leteoriedelladipendenza
ƒ Le teorie della dipendenza si diffondono a partire dall’America Latina all’inizio degli anni Sessanta
⇒ “Voci della periferia”
⇒ Si pongono come contro‐teoria rispetto alla modernizzazione
⇒ Implicazioni politiche ƒ Due filoni teorici e politici di riferimento:
1. l’esperienza della Commissione dell’ONU per l’America Latina (CEPAL)
2. La tradizione marxista
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CEPAL
ƒ Comisión Económica para América Latina / Economic
Commission for Latin America
ƒ Obiettivo: favorire la diffusione di valori e atteggiamenti modernizzanti, di accrescere i contatti e gli scambi internazionali delle economie latinoamericane
⇒ America Latina avrebbe dovuto rafforzare la sua specializzazione nell’esportazione di prodotti primari (agricoli e minerari)
ƒ Raul Prebish ‐> pubblica e promuove una serie di documenti critici verso gli assunti di base su cui si fondavano gli obiettivi della CEPAL
⇒ I fatti dimostravano che le ragioni di scambio tra le materie prime esportate ed i prodotti industriali importati peggioravano continuamente a sfavore dell’America Latina
⇒ Progressivo impoverimento delle economie latinoamericane
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Comeeliminarelecondizionistrutturaliche
portavanoalsottosviluppo?
ƒ Soluzioni proposte per eliminare le condizioni strutturali del sottosviluppo:
1.
Promuovere una diversificazione delle strutture produttive
2.
Favorire la crescita di produzioni industriali autoctone, che sostituissero in tutto o in parte le importazioni (Import Substitution Industrialization, ISI)
3.
Come fare? Dove trovare i capitali?
‐> sviluppare le industrie autoctone con interventi pubblici governativi
‐> “industrializzazione per invito”: favorire l’insediamento di multinazionali attraverso incentivi, esenzioni fiscali e altre facilitazioni
ƒ I risultati delle politiche desarrollistas furono, fin dagli anni Sessanta, piuttosto deludenti
ƒ America Latina degli anni sessanta era tormentata da alti tassi di inflazione, continue svalutazioni della moneta locale, alti tassi di disoccupazione, tensioni sociali diffuse ‐> inizia una stagione di regimi militari autoritari che coinvolge quasi tutti i paesi dell’area 7
Studidiorientamentomarxista
ƒ Paul Baran, studioso marxista nord‐americano: nel 1968 pubblica, con Paul M. Sweezy, Monopoly Capital: An Essay on the American Economic and Social Order, uno studio che diventa un punto di riferimento per gli sviluppi successivi delle teorie della dipendenza
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Ulteriore processo di concentrazione del capitale, nel quale emerge l'impresa multinazionale come entità più potente dello Stato nazionale ‐> concorrenza globale fra multinazionali ‐> nuova forma di imperialismo
Sottosviluppo come conseguenza dell’espansione del capitalismo e della sua fase imperialistica
“Sottosviluppo non è che l’altra faccia dello sviluppo”
ƒ In America Latina prevaleva ancora un modo di produzione feudale => necessità di passare da una rivoluzione borghese‐capitalistica prima di poter operare la rivoluzione socialista => Necessità di una politica di alleanze con le borghesie nazionali contro le oligarchie tradizionali legate al possesso della terra
ƒ Grande impatto in America Latina dell’esempio dato dalla rivoluzione cubana (1959) ‐> crescita del sentimento anti‐USA
⇒ Clima propizio per la diffusione di idee “rivoluzionarie”
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Ilparadigmadelladipendenza
ƒ I paesi capitalistici oggi sviluppati non sono mai stati sottosviluppati, ma semmai sono stati “non sviluppati” ‐> si rifiuta qualsiasi tipo di evoluzionismo lineare
ƒ Il sottosviluppo è il prodotto storico delle particolari relazioni che si sono stabilite tra “satelliti” sottosviluppati e “centri/metropoli” sviluppate
ƒ Sviluppo e sottosviluppo sono due facce della stessa medaglia, due poli dello stesso processo
ƒ Il principale meccanismo della nascita della condizione del sottosviluppo è il drenaggio di surplus economico dai satelliti verso le metropoli
ƒ La condizione di sottosviluppo si manifesta anche nelle strutture sociali e politiche, che non assomigliano a quelle delle metropoli né seguono evoluzioni analoghe
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Ilparadigmadelladipendenza(1)
ƒ È un processo che si autoperpetua
“La dipendenza è una situazione in cui un certo gruppo di paesi hanno la loro economia condizionata dallo sviluppo e dall’espansione di un’economia diversa cui la loro è subordinata. Il rapporto di interdipendenza fra due o più economie, e fra il commercio mondiale, assume la forma della dipendenza quando alcuni paesi (quelli “dominanti”) possono espandersi e autosvilupparsi, mentre altri (quelli “dipendenti”) possono farlo solo come riflesso di questa espansione, che può agire, positivamente e/o negativamente, sul loro sviluppo immediato. La situazione basilare di dipendenza condanna tali paesi all’arretratezza e allo sfruttamento da parte dei paesi dominanti. I paesi dominanti dispongono così di un predominio tecnologico, commerciale, di capitale e socio‐politico sui paesi dipendenti che permette loro di imporre condizioni di sfruttamento e di sottrarre parte del surplus prodotto all’interno dei paesi dipendenti. La dipendenza è dunque fondata su una divisione internazionale del lavoro che permette lo sviluppo industriale in alcuni paesi e limita questo stesso sviluppo in altri, sottomettendoli alle condizioni di sviluppo indotto dai centri della dominazione coloniale” (Theotónio dos Santos, 1973) 10
Ilparadigmadelladipendenza(2)
ƒ Su due punti le divergenze fra i teorici della dipendenza emergono in maniera evidente:
1.
2.
Lo sviluppo in un paese dipendente non è stato possibile, non è e non sarà possibile, poiché le condizioni di tale processo sono impedite dalla dipendenza o dalla subordinazione al centro capitalistico (posizione marxista più radicale) ‐> “sganciamento” dal sistema come solo modo per raggiungere lo sviluppo. Il processo di uscita non può che passare attraverso un processo rivoluzionario socialista
È possibile, malgrado la condizione di dipendenza, uno sviluppo economico del paese dipendente ‐> esso assume la forma di uno sviluppo dipendente‐assistito
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All'internodelleteoriedella
dipendenza…
a) Approccio neo‐marxista. Massimo esponente: André Gunder Frank. Schema semplificato della teoria della dipendenza
b) Radicalizzazione del pensiero promosso dalla CEPAL. Massimi esponenti: Celso Furtado e Osvaldo Sunkel. Si accetta l’analisi marxista dell’imperialismo, ma la si critica perché non presta particolare attenzione a ciò che succede dentro i paesi soggetti all’imperialismo. Punto di partenza: teoria degli effetti negativi del commercio internazionale. Questa teoria è considerata incompleta perché ha trattato soprattutto gli effetti del commercio di materie prime. È necessario far entrare nel modello l’attore impresa multinazionale
⇒ Sistema globale caratterizzato da due sub‐strutture distinte, ma interagenti, che attraversano i confini nazionali: il capitalismo transnazionale (economie dei paesi più industrializzati e settori "moderni" dei paesi sottosviluppati) e le regioni periferiche ‐> tendenza generale: integrazione transnazionale e 12
disintegrazione nazionale
All'interno delle teorie della dipendenza… (1)
c) Via di mezzo fra le due posizioni precedenti. Massimo esponente: Fernando Henrique Cardoso. Dall'analisi empirica nasce la convinzione che lo sviluppo possa essere possibile anche in una condizione di dipendenza (caso studiato: Brasile) ‐> "capitalismo dipendente". ⇒ Accusa che emergeva dagli studiosi latino‐americani: negli ambienti accademici statunitensi si faceva prevalere una versione eccessivamente semplificata della teoria della dipendenza, che veniva ridotta a una ricetta ‐>
"Ci si sforzava in qualche modo di applicare una ricetta: si prendono i lavori di Frank, come se riflettessero la parte migliore della sua opera, si aggiunge la definizione di dipendenza di Theotónio dos Santos, si prosegue qualche volta con la problematica del subimperialismo e della marginalità, ci si aggiunge una o due citazioni confuse dei miei lavori e di quelli di Sunkel e si ha la teoria della dipendenza, teoria fantoccio che non resiste all'esame" (Cardoso, 1976)
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Ladipendenzafuoridall'AmericaLatina
ƒ Samir Amin e Arghiri Emmanuel
ƒ Amin S., L'accumulazione su scala mondiale
• Modello del sottosviluppo definito da tre criteri strutturali:
1. Differenze di produttività fra diversi settori dell'economia, in particolare fra settori agricoli tradizionali e settore moderno
2. Disarticolazione del sistema economico, con scarsi e irrilevanti rapporti di scambio reciproco tra i diversi settori dell'economia
3. Dominazione dell'economia dall'esterno. Rapporto squilibrato fra centro e periferia che si determina nella fase dell'accumulazione originaria
• Il sistema capitalistico contiene due tipi di capitalismo: (1) capitalismo autocentrato; (2) Capitalismo extravertito. Sono tra loro legati, riproducendo il sistema a livello globale
• Per uscire dalla situazione di dipendenza: "disconnessione" dal sistema capitalista mondiale, alla ricerca di una rivoluzione e di un modello socialista ‐> soluzione spesso utopica e fideistica
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La dipendenza fuori dall'America Latina (2)
ƒ Emmanuel A., Lo scambio ineguale
• Teoria del commercio internazionale sulla base della teoria marxiana del valore
• Ogni merce è caratterizzata da un prezzo di mercato. Ma la stessa merce ha anche un valore oggettivo, determinato dalla quantità di lavoro che essa incorpora • Prezzo e valore possono non coincidere, visto che hanno logiche e sistemi di riferimento diversi
• Prezzo delle materie prime esportate dal Terzo mondo è così molto più basso del valore di queste, mentre il prezzo dei beni manufatti è più alto del valore degli stessi
• Questa non coincidenza è ciò che determina l'ineguaglianza nello scambio ‐> una parte del valore, cioè di ricchezza, prende il cammino verso i paesi sviluppati del centro, partendo da quelli sottosviluppati della periferia
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Lecritichealladipendenza
ƒ Come per la modernizzazione, lo schema teorico e le categorie della dipendenza si scontrarono con una realtà che non ne voleva sapere di conformarsi alle teorie, per quanto fossero ad un alto livello di generalizzazione
ƒ Debolezza delle proposte operative: il punto debole delle teorie della dipendenza non era tanto l’analisi della situazione di dipendenza, quanto piuttosto la proposta di misure politiche per uscire dalla dipendenza
ƒ Critiche metodologiche e teoriche
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Marcato carattere ideologico
La versione più generale proponeva una schema troppo meccanicistico e rigido
Critiche da studiosi di impostazione marxista
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Lecritichedall’interno
ƒ Eccessiva enfasi posta sui fattori esterni come responsabili della condizione di dipendenza e quindi di sottosviluppo
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Era necessario spiegare meglio come, attraverso quali modalità, lo scambio ineguale avveniva e come si traduceva in termini di classi sociali, di lotta politica e di concreti attori sociali che rendono possibile la riproduzione della situazione di dipendenza
La spiegazione dello sfruttamento attraverso il prelievo del surplus era insoddisfacente in quanto non seguiva in maniera corretta il metodo marxiano: non vi era un’analisi dei rapporti sociali di produzione, della struttura delle classi e dei conflitti fra queste Definizione di capitalismo considerata vaga e imprecisa, in quanto non teneva conto di tutti gli aspetti rilevanti della definizione di modo di produzione capitalistico data da Marx ‐> Frank considera solo la sfera della circolazione e dello scambio e trascura la centralità dei rapporti di produzione
Nei paesi sottosviluppati o dipendenti vi era una coesistenza di diversi modi di produzione (di cui uno era dominante, quello capitalistico)
Necessità di spostare l’attenzione verso le condizioni interne ai paesi 18
“dipendenti”
Losviluppocapitalisticodipendente
ƒ Il caso Brasile
ƒ Diverse interpretazioni del regime militare brasiliano (1964), basate su modelli normativi
ƒ Il Brasile rappresentava una sorta di prototipo di un nuovo modello di dipendenza, un modello di sviluppo dipendente‐associato (Cardoso)
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Fine anni Sessanta – inizio anni Settanta: boom economico, con l’arrivo di diverse multinazionali e il miglioramento dei livelli dei consumi (per una parte importante della popolazione)
Crescita significativa dell’investimento privato straniero ‐> forte pressione sui media da parte delle multinazionali
La crescita economica rafforza la posizione dei militari e della tecnocrazia pubblica e privata, mentre perdono potere i tradizionali settori sociali che si erano schierati con i governi precedenti (i sindacati scompaiono dalla scena politica)
Affermazione di borghesie locali "associate" con gli oligopoli multinazionali e con lo stato
Si trovano in difficoltà tutti i gruppi sociali che non si adattano ai nuovi 19
andamenti dell’economia (oligarchia agricola, ma anche una parte della borghesia brasiliana)
Lostatoburocratico‐autoritario
ƒ Tipo di stato emerso in America Latina negli anni Sessanta (Guillermo O’Donnell 1973)
ƒ Tratti distintivi:
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Posizioni di governo occupate da persone provenienti dalle carriere delle organizzazioni burocratiche (pubbliche, private e militari)
⇒ Le scelte politiche vengono “depoliticizzate” ‐> problemi economici e sociali sono ridotti a fatti “tecnici”
Lo stato burocratico‐autoritario praticava una doppia esclusione nei confronti dei ceti popolari: (1) esclusione politica; (2) esclusione economica
ƒ Stato burocratico‐autoritario come risposta alla crisi economica e politica del capitalismo in America Latina
ƒ La pur timida industrializzazione aveva attivato settori popolari che avanzavano richieste precise: salari più alti, inflazione più bassa, più servizi pubblici, controllo più stretto delle imprese straniere e tasse più alte per i ricchi ⇒ Coesione maggiore delle classi dominanti e maggior peso ai gruppi militari difronte alla polarizzazione e visibilità del conflitto di classe
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Approfondimento
dell’industrializzazione
ƒ Obiettivo: stimolare la produzione di beni intermedi e più complessi, lontani dal consumo finale ⇒ costruzione di un’industria verticalmente integrata, in grado di aprirsi sui mercati internazionali
ƒ Per perseguire tale politica era necessario una situazione di pace sociale ‐> élite burocratico‐militari eliminano la minaccia rappresentata dalla mobilitazione dei ceti popolari ƒ Sviluppo dipendente del Brasile derivava da una “triplice alleanza” (Evans 1979): multinazionali ‐ capitalisti locali – stato (l’alleanza costava ai tre soggetti un certo prezzo)
ƒ Clima internazionale favorevole alle performances economiche del Brasile
⇒ Ma questo sviluppo economico trascurava l’interesse di una gran parte delle società brasiliana
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IlBrasilenelledecadiSettanta–
Ottanta.Alcunicenni
ƒ 1968‐1973: il PIL brasiliano è cresciuto di circa il 10% all’anno. Mancata redistribuzione di ricchezza. Politiche pubbliche di contrasto alla povertà poco efficaci
ƒ 1973‐1974 and 1979: recessioni economiche globali legate all’andamento del prezzo del petrolio. Il regime militare vede erodere il livello di legittimizzazione a causa del peggioramento delle perfomance economiche del paese
ƒ Alti livelli di ineguaglianza impediscono una crescita economica socialmente sostenibile
ƒ Crescita della contestazione sociale
ƒ 1988: approvazione della nuova costituzione. Il Brasile diventa una repubblica federale
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IlBrasileneglianni2000.Alcunicenni
ƒ A partire dal 1999, si attuano politiche finalizzate a contenere l’inflazione, la variazione del tasso di cambio monetario ed a ridurre il debito pubblico
ƒ I mandati presidenziali di Fernando Henrique Cardoso (1995‐1999, 1999‐
2003), Ignacio Lula da Silva (2003‐2007, 2007‐2011) e Dilma Rousseff hanno promosso una serie di politiche economiche e sociali che hanno contribuito a produrre una rilevante crescita economica, accompagnata ad una sostenuta riduzione della povertà
• Politiche economiche basate su un’economia di mercato accompagnata da un ruolo importante dello stato => mix efficace fra piani di sviluppo industriale a livello nazionale e politiche di sviluppo locale
• Programmi di sussidi condizionati alla famiglie (Bolsa Familia e Fome Zero) hanno contribuito ad elevare dalla povertà decine di milioni di brasiliani e ad espandere la classe media con risultati senza precedenti
ƒ Il PIL pro‐capite è più che raddoppiato negli ultimi 20 anni (fra il 2004 ed il 2010 il PIL è cresciuto in media più del 4%)
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IlBrasileneglianni2000.
Alcunicenni(1)
ƒ Una nuova ondata di proteste sociali (giugno 2013 ‐ ?)
ƒ Motivo scatenante: aumento delle tariffe del trasporto pubblico in alcune grandi città
ƒ Quadro dei partecipanti molto eterogeneo (classe media, indigeni, studenti, persone povere che vivono nelle periferie delle grandi città)
ƒ Contrazione della crescita economica (2013: +3%; 2014: +0.1%; 2015: ‐3.7%); crescita dell'inflazione
ƒ Divergenza crescente fra "cittadinanza dei consumi" (sussidi e microcredito) e cittadinanza reale (costruzione di servizi sociali – sanità, trasporti e istruzione ‐ adeguati)
ƒ Alcune criticità: corruzione politica; mancata riforma agraria; welfare state segmentato e inefficiente
ƒ No, I’m not going to the world cup http://www.youtube.com/watch?v=ZApBgNQgKPU
ƒ Rio 2016
http://www.internazionale.it/video/2016/02/04/difficolta‐olimpiadi‐brasile‐video
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