Lezione 38 – giovedì 18 marzo 2010 Sintassi • Il gerundio • Il gerundivo attributivo (costruzione in concorrenza col gerundio) • Il gerundivo predicativo con verbi diversi da sum • L’infinito storico Il gerundio 1. Caesar occasionem navigandi non dimittit. (Caes.) In questa frase la funzione del genitivo non è svolta da un sostantivo normale, ma da un gerundio, che è un sostantivo verbale, che corrisponde alla declinazione dell’infinito attivo. Traduzione: “Cesare non si lascia sfuggire l’occasione di navigare”. Esercizio 1 1. Prudentia ex providendo est appellata. (Cic.) 2. Benevolentiam civium blanditiis et assentando colligere turpe est. (Cic.) 3. Puerorum mores se inter ludendum simplicius detegunt. (Quint.) 4. Nimium tendendo rumpi funiculus solet. (Publ. Syr.) 5. Sempronius consul, postquam nulla spes erat potiendi castris, signum receptui dedit. (Liv.) 6. Quinque cohortes, quas minime firmas ad dimicandum esse existimavit, castris praesidio Caesar reliquit. (Caes.) 7. Nihil agendo homines male agere discunt. (Cat.) 8. A me nullum tempus praetermittitur de tuis rebus et agendi et cogitandi. (Cic.) 9. Multa de bene beateque vivendo a Platone disputata sunt. 10. Cum in apparando esset Hannibal occupatus, Carthaginienses bellum cum Romanis composuerunt. (Nep.) Il gerundivo attributivo (costrutto in concorrenza col gerundio) 2. Caesar, per causam exercendi remiges, ad fauces portus naves prodire iussit. “Cesare comandò che le navi si avvicinassero all’imboccatura del porto, col pretesto di tenere in esercizio i rematori”. 3. Caesar, per causam exercendorum remigum, ad fauces portus naves prodire iussit. (Caes.) In questa frase al posto del nesso gerundio al genitivo+ accusativo si trova un sintagma formato da sostantivo al genitivo + gerundivo concordato (attributivo). Il valore delle due strutture è esattamente lo stesso, e la traduzione è la medesima. In questo caso però causam regge il genitivo del sostantivo (il plurale remigum) cui è concordato, sempre al genitivo plurale, l’aggettivo costituito dal gerundivo (exercendorum). E’ stata questa la scelta di Cesare; l’altra frase è artificiale, per rendere più agevole il confronto, ed è ugualmente corretta sintatticamente. Abbiamo studiato la funzione predicativa del gerundivo unito al verbo sum, cioè la costruzione della perifrastica passiva. Osserveremo ora i valori che il gerundivo assume in funzione attributiva, quando cioè è sintatticamente legato al sostantivo con cui concorda. Ovviamente, mentre nella perifrastica passiva il gerundivo è sempre al nominativo (o all’accusativo, se si trova all’interno di una infinitiva), il gerundivo attributivo può concordarsi a sostantivi in qualsiasi caso. Il gerundivo attributivo non ha, se non in casi circoscritti, il valore di necessità espressa al passivo che abbiamo osservato nella perifrastica passiva. Esprime infatti l’azione verbale pura, attribuita, al passivo, al sostantivo con cui concorda: Imitari debes sapientium firmitatem in perferendis et evincendis doloribus. (Sen.) In questo esempio, al sostantivo doloribus è attribuita l’azione passiva di “essere sopportati” e “essere vinti”. Non c’è in italiano un corrispettivo esatto per questo valore, ma la traduzione è semplicissima: basta volgere il costrutto all’attivo, e usare l’infinito: “Devi imitare la fermezza dei sapienti nel sopportare e vincere i dolori”. Osserviamo lo schema: In latino troviamo In italiano traduciamo Sostantivo + Gerundivo concordato: Infinito sostantivato del verbo (nella funzione richiesta dal caso latino) + c. oggetto del sostantivo (qualsiasi sia il suo caso): Cupido legendorum librorum (sostantivo + gerundivo al genitivo plurale) “Desiderio di leggere i libri” (infinito in funzione di specificazione + c.oggetto del sostantivo) Il gerundivo attributivo concorre senza sostanziale differenza col costrutto del gerundio + accusativo: riferendoci all’esempio precedente, potremmo anche trovare cupido legendi libros: “di leggere (genitivo del gerundio) i libri (accusativo)”. Questa formulazione è più vicina all’italiano, e pertanto presenta minori problemi di traduzione, ma è meno frequente. In particolare, non troveremo mai gerundio + accusativo del sostantivo se il sintagma è in dativo, o è preceduto da preposizione: non troveremo in legendo libros * ma in legendis libris: “nel leggere i libri”. Esercizio 2 1. Romani hostibus sui colligendi facultatem non relinquunt. (Caes.) 2. Antonius in verbis eligendis et collocandis omnia ad rationem et tamquam ad artem dirigebat. (Cic.) 3. Agebat Alexandrum furor aliena vastandi. (Sen.) 4. Ad foedus faciendum duces prodeunt. (Liv.) 5. M. Antonio facultas datur populum Romanum servitute opprimendi. (Cic.) 6. Homines ad deum nulla re propius accedunt quam salutem hominibus dando. (Cic.) 7. Cum Athenis causam diceret Timotheus, non solum amici privatique hospites ad eum defendendum convenerunt, sed etiam, in eis, Iason, tyrannus Thessaliae. (Nep.) 8. Cum tanta multitudo lapides ac tela conicerent, in muro consistendi potestas erat nulli. (Caes.) 9. Pro certo habuit Caesar Gallicam aciem nullum Romanis spatium respirandi recipiendique se daturam. (Caes.) 10. Legati ab Hannibale de permutandis captivis ad senatum missi sunt. (Val. Max.) 11. Caesar ad spem conficiendi negotii maxime probabat mare transire. (Caes.) 12. A rebus gerendis senectus abstrahit. (Cic.) 13. Valetudo sustentatur praetermittendis voluptatibus. (Cic.) 13. Coeunt Germani certis diebus cum aut incohatur luna aut impletur; nam agendis rebus hoc auspicatissimum initium credunt. (Tac.) 14. Aptiora exportandis oneribus tarda iumenta sunt quam nobiles equi. (Sen.) 15. Aeneas sedem condendaeque urbi locum quaerebat. (Liv.) Un caso particolarmente frequente: il valore finale E’ particolarmente frequente il costrutto col gerundio o col gerundivo attributivo per esprimere un valore finale. In latino il complemento di fine si può esprimere col dativo, con ad + accusativo o con causa o gratia + genitivo: Ad decus et ad libertatem nati sumus. (Cic.) “Siamo nati per l’onore e la libertà”. C. Flaccum imperatorem honoris causa nomino. (Cic.) “Faccio il nome del comandante C. Flacco per (attribuirgli) onore”. Se il sostantivo è espresso da un gerundio, o è specificato da un gerundivo, il complemento di fine, poiché contiene un’idea verbale, assume lo stesso valore di una proposizione finale, e come tale va tradotto il sintagma: Nihil est in ipsis opis ad bene beateque vivendum. (Cic.) “Nelle ricchezze in sé non c’è nulla per vivere bene e felicemente.” Viri ac feminae ad sustentandam temporis difficultatem aurum contulerunt. (Val. Max.) “Gli uomini e le donne raccolsero oro per sostenere la difficoltà della situazione.” Non enim exprobrandi causa sed commonendi gratia dicam. (Cic.) “Infatti non parlerò per criticare, ma per ammonire.” Pompilius religionibus colendis operam dedit. (Cic.) “Pompilio si impegnò (lett. “diede attività”) a onorare i riti religiosi.” Esercizio 3 1. Sententia senatus inclinabat ad pacem cum Pyrrho foedusque faciendum. (Cic.) 2. Vitandae causa invidiae vela opulentiam. (Sen.) 3. Se contentus est sapiens ad beate vivendum, non ad vivendum. (Sen.) 4. P.Servilius et Ap.Claudius ad comprimendam seditionem intervenerunt. (Liv.) 5. Ad D.Brutum liberandum legati missi sunt principes civitatis. (Cic.) 6. Ad eorum voluntatem conciliandam maximo te mihi usui fore video. (Cic.) 7. Consul experiendi animos militum causa parumper moratus, dato tandem ad erumpendum signo, milites avidos certaminis emittit. (Liv.) 8. Omnium Gallorum fortissimi sunt Belgae, propterea quod a cultu atque humanitate provinciae longissime absunt, minimeque ad eos mercatores saepe commeant atque ea quae ad effeminandos animos pertinent important. (Caes.) 9. Principes Britanniae, nostris militibus superatis aut reditu interclusis, neminem postea belli inferendi causa in Britanniam transiturum esse confidebant. (Caes.) Il gerundivo predicativo La funzione predicativa del gerundivo non si esaurisce nel completare il nucleo del verbo “essere”, formando la perifrastica passiva, ma può specificare in funzione predicativa sostantivi al nominativo o all’accusativo in dipendenza da particolari verbi: Do Trado Defero Sumo Suscipio Relinquo Concedo Mitto Permitto Do, affido Consegno Riporto Prendo, assumo Prendo, mi faccio carico Lascio, tralascio Permetto Mando Ometto La lista non è esaustiva: comprende tutti i verbi che possono specificare il loro oggetto con un predicativo in funzione di scopo. Se dipende da questi verbi, il gerundivo ha valore di necessità al passivo (come nella perifrastica passiva): lo possiamo tradurre in prima battuta con la preposizione “da” seguita dall’infinito, per poi comprenderne il valore e realizzare la traduzione corretta con una proposizione finale, di solito al passivo. Es.: Octavius Balbus se occidendum militibus tradidit. (Val. Max.) “Ottavio Balbo consegnò ai soldati sé da uccidere” → “si consegnò ai soldati (perché fosse ucciso)” perché lo uccidessero.” Attenzione: • Questi verbi avranno il predicativo del soggetto (cioè il gerundivo al nominativo) se sono passivi; dell'oggetto (cioè il gerundivo all’accusativo) se sono attivi. • Un caso particolarmente frequente è costituito dal verbo curo, che significa “occuparsi di, curare..”. Quando è seguito dall’accusativo + il gerundivo predicativo, corrisponde all’italiano “fare + infinito”: Caesar triremes duas Brundisi faciendas curaverat. (Caes.) “Cesare aveva fatto fare due triremi a Brindisi.” (lett.: “Cesare aveva curato due navi da fare a Brindisi.”) Esercizio 4 1. Miles pectus suum transverberavit seque super corpus fratris prostratum communibus flammis cremandum tradidit. (Val.Max.) 2. Ei bona diripienda non concedemus. 3. Caesar naves conquirendas Brundisiumque deducendas curat. (Caes.) 4. Obsides civitatum Viridomarus ad magistratum deducendos curavit. (Caes.) 5. Homo ille amens diripiendam hostibus urbem daturus est. (Cic.) 6. Obsidibus imperatis centum, hos Haeduis custodiendos Caesar tradit. (Caes.) 7. Ei res publica traditur sustinenda. (Cic.) 8. Lentulus ad evertenda rei publicae fundamenta Gallos arcessit, servitia concitat, Catilinam vocat, attribuit nos trucidandos Cethego et ceteros cives interficiendos Gabinio, urbem inflammandam Cassio, totam Italiam vastandam diripiendamque Catilinae. (Cic.) 9. Caesar singula latera castrorum singulis attribuit legionibus munienda. (Caes.) 10. Antigonus autem Eumenem mortuum propinquis eius sepeliendum tradidit. (Nep.) L’infinito storico L’infinito, come sappiamo, è una forma nominale del verbo, e di conseguenza svolge una funzione tipica di sintagmi nominali, in dipendenza da verbi reggenti. Viene però anche usato a indicare l’azione pura e semplice, in un costrutto che essendo tipico della narrazione di eventi passati, è denominato infinito storico. Lo riconosciamo da queste caratteristiche: • si trova sempre al tempo presente; • ha il soggetto al nominativo; • svolge la funzione della frase principale; • è prevalentemente usato in costrutti coordinati per asindeto. Dal momento che ha valore durativo, lo traduciamo all’indicativo imperfetto. Catilina per montis iter facere, modo ad urbem, hostibus occasionem pugnandi non dare.(Sall.) “Catilina faceva una marcia attraverso i monti, non dava occasione di combattere ai nemici.” Esercizio 5 1. Consul providere omnia, laudare fortes, castigare seniores. (Liv.) 2. Nondum fuga certa, nondum victoria erat. Tegi magis Romanus quam pugnare: Volscus inferre signa, urgere aciem. (Liv.) 3. Nostri primo integris viribus fortiter repugnare neque ullum frustra telum ex loco superiore mittere, defatigatis militibus auxilium ferre. (Caes.) 4. Iugurtha non se luxu neque inertiae conrumpendum dedit, sed, ut mos gentis illius est, equitare, iaculari, cursu cum aequalibus certare et, cum omnes gloria anteiret, omnibus tamen carus esse; ad hoc pleraque tempora in venando agere, leonem atque alias feras primus aut in primis ferire: plurimum facere et minimum ipse de se loqui. (Sall.) Condanna a morte di Focione Phocion Athenas deductus est, ut ibi legibus iudicaretur. Huc ut perventum est, cum propter aetatem pedibus iam non valeret vehiculoque portaretur, magni concursus sunt facti, cum alii, reminiscentes veteris famae, aetatis misererentur, plurimi vero ira exacuerentur propter proditionis suspicionem Piraei maximeque quod adversus populi commoda in senectute steterat. Quare ne perorandi quidem ei data est facultas et dicendi causam. Inde iudicio damnatus, traditus est undecimviris, quibus ad supplicium more Atheniensium publice damnati tradi solent. Hic cum ad mortem duceretur, obvius ei fuit Euphiletus, quo familiariter fuerat usus. Is cum lacrimans dixisset: 'o quam indigna perpeteris, Phocion!', huic ille 'at non inopinata' inquit: 'hunc enim exitum plerique clari viri habuerunt Athenienses.' In hoc tantum fuit odium multitudinis, ut nemo ausus sit eum liber sepelire. Itaque a servis sepultus est. (Cornelio Nepote)