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“ A NT ON IN O CA LAB RETTA ”
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VERIFICA ITALIANO
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Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false
In senso lato, il termine Decadentismo indica una vasta tendenza letteraria che ha come
precursori l’americano Edgar Allan Poe e il francese Charles Baudelaire.
Tra i principali esponenti del Decadentismo figurano i poeti Arthur Rimbaud e Paul
Verlaine e i narratori Oscar Wilde e Joris-Karl Huysmans.
Nell’accezione più estesa, il Decadentismo include anche gli italiani Gabriele
d’Annunzio, Giovanni Pascoli, Italo Svevo e Luigi Pirandello.
In senso storicamente determinato, il Decadentismo si afferma a Parigi tra il 1870 e il
1890 all’interno di un piccolo gruppo di poeti che si ispirano al Romanticismo e, in
particolare, a George Gordon Byron.
Il termine Decadentismo deriva da una rivista fondata da Paul Verlaine nel 1889 e
intitolata “Le Decadent” in omaggio a un testo di Charles Baudelaire.
Il poeta decadente teorizza il ricorso all’uso della droga e dell’alcol, affermando in tal
modo di poter percepire la vera realtà o di sfuggire alla grigia realtà sociale.
Caratteristica fondamentale del Decadentismo è l’opposizione al razionalismo e al
Positivismo.
Il Decadentismo rifiuta il Realismo e il Verismo nell’arte a favore della rappresentazione
simbolica della realtà.
Il Decadentismo rifiuta le regole sociali e la morale contrapponendo loro l’estetismo,
secondo cui valore supremo è la bellezza.
L’artista, secondo gli scrittori decadenti, è inferiore agli altri uomini e si dedica all’arte
perché non riesce a condurre un’esistenza normale.
I decadenti attuano una fuga dalla realtà che li porta ad esaltare coloro che stanno ai
margini della società, come i criminali, gli zingari, i dementi e gli analfabeti.
Secondo i decadenti la bellezza è un “fiore del male” che nasce dalla malattia e dalla
trasgressione.
Gli esponenti del Decadentismo in Francia vengono chiamati “poeti maledetti” perché
nelle loro opere si dichiarano esplicitamente atei e materialisti.
I poeti decadenti ricercano le più diverse sperimentazioni formali, in cui hanno forte
rilievo la musicalità del verso, l’evocazione di immagini simboliche e la polisemia.
Il Decadentismo tende a accomunare e intrecciare tutte le espressioni artistiche.
I due poeti francesi Paul Verlaine e Arthur Rimbaud – fondatori del Decadentismo sulla
scia di Baudelaire – non si incontrano mai e conducono esistenze molto diverse.
Paul Verlaine pubblica nel 1866 la raccolta di poesie Poemi saturnini, influenzata dalla
tematica trasgressiva di Baudelaire e da una concezione superomistica della vita.
Verlaine evidenzia spesso la sua interna lacerazione fra il rifiuto dei valori tradizionali e
l’incapacità di aderire totalmente a una concezione ribellistica dell’esistenza, dimostrata
dalla mescolanza di argomenti frivoli e toni malinconici e angosciati, esemplarmente
presente nella raccolta Feste galanti.
Verlaine possiede una straordinaria capacità di produrre armonia musicale con il verso, il
ritmo, la parola, e i ritorni sonori; egli stesso, nel componimento Arte poetica, identifica
la poesia con la musica.
Verlaine si pone l’obiettivo di scrivere liriche “alte” e di non facile comprensione, con
una sensibilità languida, malinconica, morbosa e tormentata.
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Dopo essersi sposato, nel 1870, sempre lacerato fra l’aspirazione a una vita ordinata e la
trasgressione, Verlaine partecipa alla Comune di Parigi dove conosce il sedicenne Arthur
Rimbaud.
Il poemetto in versi Il battello ebbro, inviato da Rimbaud a Verlaine, suscita
l’ammirazione del più anziano poeta.
Nel 1874 Verlaine pubblica la raccolta Romanze senza parole, ritenuta il suo capolavoro
ed animata da un forte senso di pentimento.
Nel 1881 Verlaine pubblica la raccolta Saggezza, aspramente polemica verso il
Cattolicesimo, e negli anni successivi diventa il punto di riferimento dei circoli e delle
riviste letterarie parigine che si richiamano al Decadentismo.
Nel 1884 Verlaine, con lo pesuedonimo Pauvre Lelian, pubblica l’antologia I poeti
maledetti, in cui raccoglie poesie proprie, di Rimbaud, Mallarmé ed altri, consacrandosi
come il caposcuola dei decadenti.
Dopo aver prodotto versi incentrati sul conflitto fra l’ostentazione del male e
l’aspirazione al riscatto, Verlaine muore in un ospedale parigino, nel 1896, ignorato dalla
cultura ufficiale.
Nel 1886 Verlaine pubblicherà le opere di Rimbaud Una stagione all’inferno e i poemetti
in prosa Illuminazioni, che Rimbaud aveva scritto fra il 1873 e il 1875.
Dopo il 1875 Rimbaud, poco più che ventenne, convintosi dell’impossibilità di arricchirsi
attraverso la letteratura, non si interessa più dei suoi scritti e si trasferisce in Africa,
dove svolge attività lecite e illecite.
Rimbaud cade involontarimente vittima di allucinazioni e per cercare di guarire da questa
malattia abbandona la poesia e si trasferisce in Africa.
Nelle sue opere Rimbaud afferma che il poeta è superiore agli altri uomini, ma anche
maledetto, in quanto attraverso uno sconvolgimento programmato dei sensi, ottenuto con
il ricorso all’alcol e alle droghe, sperimenta la visione dell’Ignoto e può riportare agli
uomini, attraverso le metafore e i simboli della poesia, il mistero nascosto dietro
l’apparenza sensibile della realtà.
Per Rimbaud l’artista è un veggente, il moderno Prometeo che, nella sua missione
profetica, ruba al mistero ogni segreto e lo esprime attraverso la letteratura.
La principale innovazione introdotta nella poesia da Arthur Rimbaud è costituita dalla
traduzione in simboli della sua ispirazione di matrice realista.
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Contrassegna, in ciascun gruppo di affermazioni, quella corretta.
L’irrazionalismo, tendenza che nega la possibilità della ragione di conoscere e governare la
realtà e rappresentarla verosimilmente nell’arte, si sviluppa in Europa a partire dal
 1870.
 1890.
 1900.
 1910.
L’ideale romantico del patriottismo, fra il 1870 e la Prima Guerra Mondiale, si trasforma in
 anarco-sindacalismo.
 nazionalismo.
 irredentismo.
 internazionalismo proletario.
Il fenomeno del Modernismo – di cui in Italia è esponente Antonio Fogazzaro – consiste
 in una dura critica degli intellettuali cattolici alle teorie propugnate dal Positivismo.
 nell’abbandono della fede religiosa e nell’appoggio del darwinismo e del Positivismo da parte
di intellettuali cattolici.
 nella condanna della modernità da parte degli intellettuali cattolici che rifiutano il
darwinismo.
 nel disagio derivante dall’aperto scontro fra il Cristianesimo e le moderne tesi darwiniste e
positiviste.
All’ottimismo positivista, col trascorrere dei decenni, si oppone
 un pessimismo irrazionalistico che induce molti giovani all’abbandono dell’impegno politico.
 un pessimismo antiscientifico che condanna il progresso tecnologico in quanto fonte di
inquinamento.
 un cauto pessimismo che critica gli stereotipi e i rischi insiti nella società industriale di
massa.
 il culto pessimistico della negatività, che arriva a forme superomistiche, ribellistiche,
antisociali.
L’estetismo è l’atteggiamento che antepone a tutto, ed anche ai princìpi morali e civili, il
culto
 della cura del proprio corpo.
 della bellezza in ogni suo aspetto.
 dell’amore.
 della guerra.
Non può essere considerato esponente delle tendenze antipositiviste
 Herbert Spencer.
 Friedrich Nietzsche.
 Henri Bergson
 Georges Sorel.
In Francia, influenzati dall’irrazionalismo, emergono a fine Ottocento i movimenti letterari e
artistici
 del Simbolismo e del Verismo.
 del Decadentismo e del Naturalismo.
 del Decadentismo e del Simbolismo.
 del Verismo e del Naturalismo.
Charles Baudelaire, nato a Parigi nel 1821, dopo un’infanzia tranquilla
 trascorre una giovinezza felice.
 attraversa un’adolescenza difficile.
 completa gli studi superiori.
 fugge in Oriente, dove abbraccia la religione induista.
Divenuto titolare del patrimonio paterno, Baudelaire
 conduce un’esistenza libera dal bisogno di lavorare e si dedica alla poesia.
 allaccia una relazione con un’attrice conosciuta in un viaggio in Oriente.
 conduce per tutta la vita un’esistenza sregolata e oberata dai debiti.
 allaccia una relazione con Jeanne Duval, che cerca invano di mutare il suo stile sregolato di
vita.
Il primo componimento pubblicato da Baudealaire risale al 1845 e si intitola
 A una dama creola.
 Sul vino e sull’hashish.
 Paradisi artificiali.
 Spleen e ideale.
Baudelaire è processato e condannato per immoralità e oscenità dopo la pubblicazione nel
1857 dell’opera
 Paradisi artificiali.
 Sul vino e sull’hashish.
 La rivolta.
 I fiori del male.
Dopo essersi trasferito in Belgio, Baudelaire nel 1865 è colpito da una paralisi e infine
 viene raggiunto dalla madre, tra le cui braccia muore nel 1866 dopo una lunga agonia.
 viene riportato a Parigi, dove muore nel 1867, dopo una lunga agonia.
 migliora lentamente e scrive le ultime opere, ma nel 1869 muore a causa di un secondo
ictus.
 ripresosi, torna a Parigi dove vive in disperata solitudine fino alla morte, avvenuta nel 1870.
La raccolta I fiori del male è divisa in sezioni intitolate
 “Spleen di Parigi”, “Paradisi artificiali”, “Il vino”, “I fiori del male”, La rivolta”, “La
morte”.
 “Spleen e ideale”, “Il vino e l’hashish”, “La rivolta”, “La morte”.
 “Spleen e ideale”, “Quadri parigini”, “Il vino”, “I fiori del male”, “La rivolta”, “La morte”.
 “Quadri di Parigi”, “Il vino e l’hashish”, “La rivolta”, “La morte”.
Nella prima poesia della raccolta, intitolata Al lettore, Baudelaire afferma che la condizione
umana
 può essere salvata solo dall’arte.
 è sopportabile solo con l’aiuto di alcol e droghe.
 è dominata dal male e dalla noia.
 è dominata dal demonio ed esige che si creda in un dio.
Con il termine inglese spleen – parola chiave di molte liriche di Baudelaire – lo scrittore
intende
 un sentimento di noia dovuta alla sensazione di non aver nulla di significativo da fare.
 uno stato d’animo di angosciosa e ossessiva malinconia.
 un’emozione comune agli abitanti massificati delle grande metropoli.
 un oscuro e indefinito sentimento di ribellione verso le ingiustizie della società.
Con la sua opera poetica densa di metafore e di richiami analogici, Baudelaire
 inizia un tipo di poesia che non verrà mai imitata da altri movimenti letterari.
 si distacca dal modo di scrivere versi dei poeti simbolisti suoi contemporanei.
 sviluppa una tendenza a sé stante nell’ambito della letteratura realista e verista.
 anticipa di alcuni decenni la poesia simbolista, della quale può essere ritenuto precursore.
Con la sua opera, Baudelaire propone scelte di vita e comportamenti trasgressivi ed elitari,
che
 diventeranno mode di massa, come il “maledettismo” e il considerare la vita come un’opera
d’arte.
 si contrappongono in ambito politico alla sinistra socialista che sostiene Alfred Dreyfus.
 vengono ritenuti espressione ideologica dell’aristocrazia in crisi.
 saranno considerati da Benedetto Croce condizione per distinguersi dalla massa e creare
grande arte.
Il primo numero della rivista “Le Symboliste”, coeva de “Le Décadent”, viene pubblicato a
Parigi
 nel 1876.
 nel 1886.
 nel 1890.
 nel 1870.
I simbolisti vogliono rendere la poesia simile alla musica moderna e alla pittura non
figurativa
 attraverso la musicalità del verso e le immagini evocate dal loro contenuto.
 con versi liberi che non descrivono la realtà, ma ne creano di nuove usando come simboli le
parole.
 con il verso libero da ogni metrica prestabilita e improntato alla pura musicalità.
 attraverso l’evocazione poetica di immagini che rappresentano la realtà.
I simbolisti hanno in comune con i decadenti
 la concezione materialista e oggettiva della realtà.
 l’amore per la vita trasgressiva e sregolata.
 l’adesione alla poetica dell’arte per l’arte.
 l’avversione per la poetica dell’arte per l’arte.
Nei testi poetici di Mallarmé i simboli sono soprattutto
 un mezzo per arricchire le sue composizioni.
 un mezzo per cercare di esprimere l’Assoluto, che solo la parola poetica può esplorare.
 giochi di parole per confondere la razionalità del lettore con l’ironia e destrutturare il
pensiero.
 metafore che vengono introdotte nei versi allo scopo di accentuarne la valenza musicale.
Nel testo poetico Un colpo di dadi non abolirà mai il caso Mallarmé
 usa il verso libero e rifiuta le rime.
 sovverte le regole grammaticali.
 destruttura verso e regole espressive e rivoluziona la grafica.
 non usa la punteggiatura e le lettere iniziali maiuscole.
Con Un colpo di dadi non abolirà mai il caso Mallarmé chiude la sua sperimentazione,
 impedendo al lettore ogni tipo di interpretazione della sua poesia.
 delegando al lettore il compito di ricostruire un senso al materiale prodotto dal poeta.
 tornando a forme poetiche più tradizionali e di ispirazione religiosa.
 dimostrandosi influenzato dalla filosofia positivista e dal Naturalismo.
Grazie anche ai martedì letterari che Mallarmé tiene a casa propria con poeti, pittori e
musicisti, i simbolisti
 abbandonano la concezione aristotelica dell’arte come imitazione della natura.
 producono poesia visiva e si ispirano ai pittori astrattisti.
 che scrivono poesia apprendono dagli esponenti delle altre arti ad inserirvi il linguaggio
quotidiano.
 pubblicano un manifesto prendendo posizione contro il potere borghese e definendosi
Avanguardie.
Riguardo ai problemi della lingua, secondo Mallarmé il poeta simbolista deve
 rinunciare ad usare il linguaggio quotidiano per creare poesia pura e stilisticamente perfetta.
 usare il linguaggio quotidiano per creare poesia pura, musicale e stilisticamente perfetta.
 usare un linguaggio puro, ma renderlo incomunicabile per “esprimere il mistero
dell’Assoluto”.
 essere indifferente al problema del linguaggio, in quanto ogni lettore “riscrive la poesia
leggendola”.
Charles Baudelaire, autore della celebre raccolta poetica I fiori del male, è
 un precursore del Decadentismo.
 il principale esponente del Decadentismo.
 l’ultimo dei grandi Romantici
 il primo degli scrittori del Naturalismo
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Il poeta francese Paul Verlaine è
l’ispiratore del Decadentismo.
l’iniziatore del Decadentismo.
l’ispiratore del Romanticismo.
l’iniziatore del Naturalismo.
Le opere principali di Arthur Rimbaud sono
 Romanze senza parole e Illuminazioni.
 Una stagione all’inferno e Illuminazioni.
 I fiori del male
 Poesie maledette
Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false
Le tendenze irrazionaliste, decadenti ed estetizzanti che si affermano in Francia alla fine
dell’Ottocento, esprimendosi con uno stile caratterizzato da un forte simbolismo,
emergono anche nella poesia italiana grazie a Gabriele d’Annunzio e Giovanni Pascoli.
Pascoli nasce pochi anni prima della proclamazione del Regno d’Italia e muore alla vigilia
della Prima Guerra Mondiale, ma gli eventi storici e politici del tempo non toccano
particolarmente il suo animo, se non negli ultimi anni di vita per questioni relative alle
ingiustizie sociali, alla violenza e all’emigrazione.
Pascoli, in occasione della guerra per la conquista della Libia, polemizza con il
nazionalismo in nome dell’umanitarismo pacifista e critica la politica coloniale del
governo.
Il compito che Pascoli attribuisce al poeta, riguardante anzitutto il rinnovamento
interiore dell’uomo, è espresso nei suoi testi poetici, ma non è mai esplicitamente
teorizzato.
Pascoli nasce nel 1855, quarto di dieci figli, a San Mauro di Romagna, dove il padre
amministra una tenuta dei principi Torlonia.
Quando Giovanni Pascoli è appena undicenne, il 10 agosto 1867 il padre è assassinato da
sconosciuti mentre torna a casa.
Il delitto rappresenta un violento trauma per Pascoli, i cui sentimenti rimarranno sempre
dolorosamente rivolti al passato, anche perché, negli anni successivi, moriranno la sorella
maggiore, la madre e altri fratelli, che cercavano di ricostruire i resti del nucleo
famigliare.
Il giovane Pascoli è indotto a pensare che l’universo e la vita siano un mistero e che sul
pianeta predomini un destino maligno, aggravato dalla crudeltà degli uomini; elabora
inoltre una concezione che si collega, con spunti irrazionalistici e decadenti, al
pessimismo leopardiano, contrapponendosi all’ottimismo positivista.
All’università Pascoli si avvicina alle idee rivoluzionarie del compagno di studi Andrea
Costa (che sarà il primo parlamentare socialista), ma, dopo aver trascorso tre mesi di
carcere per aver partecipato a una manifestazione, il poeta abbraccerà – fino agli ultimi
anni di vita – l’ideale umanitario e pacifista.
Nel 1882 Pascoli si laurea in Letteratura greca, iniziando e svolgendo l’attività di
professore nei licei di varie città d’Italia fino al 1905, quando succederà a Carducci alla
cattedra di Letteratura italiana a Firenze.
Nel 1902 il poeta acquista la casa di Castelvecchio di Barga, in Garfagnana, nella quale
chiama a vivere la sorella Maria con il marito, nel tentativo di ricostruire ciò che resta
del proprio perduto nido domestico.
A partire dal 1891 il poeta pubblica su riviste e poi in varie edizioni, fino al 1903, i versi
della raccolta Myricae (“Tamerici”, in latino).
Fra le successive raccolte di Pascoli vanno ricordati soprattutto i Poemetti (1897),
dedicati alla vita dei campi e che racchiudono temi filosofici, e i Canti di Castelvecchio
(1903), che si legano a Myricae.
Fra le prose fondamentale è Il fanciullino (1897), epistola indirizzata a Giosuè Carducci in
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cui Pascoli esprime la propria filosofia materialista e i princìpi della propria poetica.
Pascoli scrive anche testi di carattere morale come L’era nuova (infine raccolto in
Pensieri e discorsi, nel 1907), in cui, ricollegandosi all’invito alla solidarietà nel comune
dolore espressa da Leopardi ne La ginestra, invita gli uomini ad accettare la propria
condizione e ad aiutarsi a vicenda.
Diventato docente presso l’Università di Bologna, di fronte alle violenze che
caratterizzano l’inizio del secolo Pascoli si orienta sempre più verso l’idea di una
funzione civile del poeta e, in un discorso del 1911, un anno prima di morire, condanna la
guerra contro la Turchia per la conquista della Libia.
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Contrassegna, in ciascun gruppo di affermazioni, quella corretta.
Il punto di partenza della concezione pascoliana della realtà è la convinzione secondo cui
 ogni cosa è creata e governata da una forza superiore malvagia, che si avvale della crudeltà
degli esseri umani.
 è impossibile raggiungere pienamente la verità, soprattutto in base alla razionalità
scientifica.
 la realtà non può essere conosciuta adeguatamente poiché gli uomini non sanno fare uso
della propria ragione.
 ogni cosa è originariamente buona e innocente, ma viene male usata a causa
dell’irrazionalità degli uomini.
Il pensiero di Pascoli, analizzato a livello filosofico, appare
 privo di organicità e contraddittorio, come spesso accade a chi non ha avuto un rapporto
positivo con il padre.
 razionale ma non sistematico, in quanto influenzato dalle persone che il poeta incontra nella
vita.
 irrazionale e privo di organicità, anche a causa della contraddittoria evoluzione della sua
personalità.
 razionale ma disorganico, anche a causa delle esperienze biografiche.
Il principale fra i miti e i temi che si radicano nella dolorosa esperienza vissuta dall’autore
è
 la nostalgia dell’infanzia, intesa come età in cui si è felici perché la ragione non ha ancora
svelato la verità.
 la nostalgia della fanciullezza, intesa come età priva di responsabilità e che non richiede
fatiche.
 il mito del nido, che si lega al tema del rimpianto per le epoche classiche ormai scomparse.
 il mito del nido perduto, che si lega alla nostalgia dell’infanzia intesa come età di innocenza
e felicità.
Alla nostalgia per la campagna e all’affetto per le sue creature si ricollegheranno
 d’Annunzio e Marinetti.
 i poeti futuristi.
 d’Annunzio e Campana.
 i poeti crepuscolari.
Ampiamente presente, nei versi e nelle prose di Pascoli, è il tema
 dell’esaltazione positivista per la scienza.
 del crollo delle certezze positiviste e del timore per la minaccia rappresentata dalla
modernità.
 del viaggio e dell’amore per luoghi esotici.
 della lode dei grandi uomini del passato che non erano schiavi delle moltitudini e creavano la
storia.
La ricerca della dimensione divina e religiosa in Pascoli
 rimane insoddisfatta in quanto, a suo avviso, l’uomo è destinato a interrogarsi invano.
 si manifesta in un’adesione a tutte le religioni, poste sul medesimo piano in un’ottica di
sincretismo.
 si esprime nella fede nella reincarnazione, che egli assimila alla teoria di Nietzsche
dell’“eterno ritorno”.
 non approda alla fede a causa della concezione agnostica del mondo ereditata dal
darwinismo.
La morte è
 tema centrale in molti testi di Pascoli, che la presentano come l’agognato ricongiungimento
con i propri cari.
 tema ossessivamente presente in molte liriche, che si accompagna a un senso di angoscia e
terrore.
 connessa alle tragiche vicende biografiche del poeta e ritenuta via d’uscita dai mali del
mondo.
 proposta in numerosi testi come enigma, mentre in altri Pascoli introduce un dialogo fra vivi
e defunti.
La maggiore poesia pascoliana presenta, sul piano della poetica, tutte le più importanti
caratteristiche
 della visione della vita e delle innovazioni letterarie di Charles Baudelaire e dei suoi
continuatori.
 della poesia e della prosa di Gabriele d’Annunzio, del quale Pascoli di dichiara
esplicitamente allievo.
 della rivoluzione letteraria operata dal Decadentismo e dal Simbolismo francesi.
 delle innovazioni apportate alla poesia italiana dall’ultimo Carducci, che fu maestro del
poeta.
Quando Pascoli approfondisce il proprio pensiero, trattando in versi temi civili o filosofici,
generalmente
 produce testi che riprendono tesi altrui, salvo nelle riflessioni umanitarie.
 si ricollega al pensiero di Charles Baudelaire e dei suoi epigoni.
 produce testi strettamente collegati all’elaborazione filosofica di Giacomo Leopardi.
 elabora concezioni filosofiche originali.
Pascoli fonde o confonde spesso
 a figura di Gesù definito “profeta” ed ammirato come uomo e l’incarnazione religiosa di Dio.
 l’umanitarismo socialista e quello cristiano e tolstoiano, specialmente quando evoca la figura
di Gesù.
 il pacifismo assoluto di Tolstoj, che egli ammira, con la concezione degli anarchici del suo
tempo.
 gli insegnamenti derivanti dalle opere di Dante e di Giacomo Leopardi.
Agli inizi del Novecento Pascoli
 approva indirettamente, in un testo poetico, l’assassinio di re Umberto I ad opera di Bresci
nel 1900.
 giustifica indirettamente, in un testo poetico, la sospetta uccisione in carcere di Bresci.
 giustifica, per ragioni umanitarie, la guerra libica nel discorso La grande Proletaria si è
mossa.
 approva la posizione socialista contro la guerra libica nel discorso La grande Proletaria si è
mossa.
La grande innovazione pascoliana si colloca a livello della lingua, come evidenzia
 Benedetto Croce.
 Gianfranco Contini.
 Sergio Antonielli.
 Sergio Solmi.
Nella lingua pascoliana è presente
 una struttura colta derivante dal latino, che si sviluppa in forma unilinguistica, ma con iati
onomatopeici.
 una struttura derivante dal parlato infantile romagnolo, cui si sovrappongono latinismi e
onomatopee.
 una struttura colta, cui si sovrappongono onomatopee ed espressioni del mondo contadino,
intrecciate in un impasto di gallicismi.
 una struttura colta derivante dal latino, oltre a una struttura onomatopeica e ad ampi impasti
plurilinguistici.
In generale, nella poesia di Pascoli emerge con evidenza un contrasto fra
 temi irrazionalisti, espressi con analogie e simboli, e uno strato superficiale di realismo e
classicismo.
 uno strato superficiale di analogie e simboli e la lingua classica.
 una tendenza realistica e le irruzioni di analogie e onomatopee derivanti dal substrato
inconscio infantile.
 temi positivisti, incarnati nelle definizioni rigorosamente scientifiche, e regressioni all’infanzia.
Il naturalismo apparente di Pascoli consiste nel rappresentare le cose, gli animali e le piante
 con tratti impressionisti e nel contempo nel caricarli di significati simbolici e allusivi.
 con tratti espressionisti che tendono alla loro deformazione e, nel contempo, con toni sfumati.
 sia come desiderabili simboli del mondo dell’infanzia, sia come immagini che evocano la morte.
 sia come realtà definite in modo netto, sia come entità con ampi tratti di inverosimiglianza
fiabesca.
La capacità di ricreare con i significanti delle parole il suono o l’oggetto da evocare è detta
 sinestesia.
 polisemia.
 fonosimbolismo.
 allitterazione.
Nell’atmosfera di indeterminatezza e mistero, spesso polisemica, di molte liriche, gli animali
e le piante
 sono evocati dal poeta in modo generico, secondo la poetica leopardiana dell’indefinito.
 sono denominati dal poeta con rigorosa precisione, accrescendo così per contrasto il senso di
irrealtà.
 sono trasformati in protagonisti e presentati simbolicamente come pericoli per l’essere umano.
 diventano simboli che incarnano, come nel canto I della Commedia, le tendenze malvagie
dell’uomo.
I versi pascoliani sono
 imitazioni della “metrica barbara” carducciana.
 isosillabici e regolari sia sul piano metrico, sia sul piano ritmico.
 spesso anomali rispetto alle regole metriche, aprendo perciò la strada al verso libero.
 isosillabici, con schema metrico preciso, ma complessi, irregolari e frantumati sul piano ritmico.
Le liriche di Pascoli presentano un lessico
 letterario e ricco di latinismi e termini tipici della tradizione lirica.
 antiletterario e caratterizzato da termini estranei alla tradizione lirica.
 letterario e ricco di latinismi, ma anche di isolate onomatopee.
 antiletterario, in quanto ricco di termini tratti dal linguaggio scientifico e di onomatopee.
Le più innovative composizioni pascoliane sono quelle in cui
 è assente il dualismo tematico, linguistico e stilistico che spezza l’armoniosa musicalità dei
versi.
 la frammentazione tematica accompagna la destrutturazione infantile del linguaggio.
 il dualismo linguistico e stilistico si integra in modo fecondo con la frammentazione tematica.
 al dualismo tematico non corrisponde alcuna forma di dualismo linguistico e stilistico.
Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false
Le raccolte poetiche Myricae e Canti di Castelvecchio possono essere considerate l’una la
prosecuzione ideale dell’altra, in quanto frutto di stesure spesso parallele, e sono le opere
in cui meglio si manifestano le innovazioni che fanno di Pascoli un iniziatore della poetica
e dello stile decadente e simbolista in Italia.
Il titolo in latino della prima raccolta fa riferimento alle tamerici, piccoli arbusti dai fiori
rosei, ed è ricavato da due versi dell’Eneide di Virgilio.
Già la prima edizione di Myricae, risalente al 1891, attraverso l’inserzione dell’epigrafe
virgiliana, segnala come l’ispirazione “bassa” dei testi, che trattano umili cose, si collochi
all’interno di uno stile e di un linguaggio profondamente innovativi.
In Myricae l’apparente realismo dell’ambiente naturale e contadino caro all’autore assume
una dimensione evocativa, fondata sulla suggestione dei suoni e delle immagini,
sull’analogia e sul simbolo, concepiti come strumenti di ascolto del mistero dell’universo.
Myricae viene pubblicata in edizioni sempre più estese, dal 1891 fino al 1911, mentre I
Canti di Castelvecchio, che recano, significativamente, la stessa epigrafe virgiliana di
Myricae, sono pubblicati fra il 1897, con solo 7 componimenti, e il 1910, con 74
componimenti.
Già la prima edizione di Myricae evidenzia con chiarezza tutte le novità della poesia di
Pascoli: gli elementi della natura e della realtà sono osservati con esattezza – animali e
piante sono denominati con terminologia zoologica e botanica –, ma agli occhi del
fanciullino diventano simboli di un mondo ignoto.
Nel loro insieme le liriche di Myricae e dei Canti di Castelvecchio ricordano gli innovatori
della contemporanea poesia francese, in quanto le cose sono presentate con concretezza
realistica, ma contemporaneamente appaiono simboli di un mondo nascosto.
Lo stile e il linguaggio delle due principali raccolte poetiche pascoliane presentano un
timbro inconfondibile, ricco di metafore, modulazioni ritmiche e fonosimboli.
Myricae non ha una struttura ben definitita, in quanto i componimenti improntati a serenità
e freschezza, nei quali la fantasia si perde in paesaggi di sogno legati alla suggestione
della lontananza, sono inframmezzati a quelli di natura più intima, dove il senso di
morte si fa più presente e profondo o in cui il dolore raggiunge dimensione cosmica.
I testi in cui la sofferenza trova conforto e consolazione si identificano, prevalentemente,
con le liriche in cui prevale il tema della risoluzione dei mali del mondo.
I temi più presenti in Myricae riguardano la morte del padre – con le conseguenti sciagure
familiari e il dolore sempre vivo di esse –, la natura come luogo e regno di consolazione
ma anche come simbolo, ad esempio, della poesia (il gabbiano) o della famiglia distrutta
(il nido).
L’opposizione prevalente in Myricae si fonda sul contrasto fra la realtà dolorosa del mondo
e della storia, segnata dalla crudeltà degli uomini, e l’azione positiva e benefica della
natura, legata a princìpi di pace e di rasserenamento.
In tutti i testi di Myricae svolgono una funzione rasserenatrice i temi del ricongiungimento
con la madre morta (in un misterioso aldilà comunque non cristiano), della rinuncia a
vivere, del conforto derivante dalle piccole cose e soprattutto della funzione della natura,
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sempre considerata presenza positiva.
La raccolta definitiva dei Canti di Castelvecchio è aperta da un’ampia lirica programmatica,
La poesia, in cui sono ripresi i temi de Il fanciullino, ed è costituita da 69 componimenti,
divisi in due sezioni, “Canti di Castelvecchio” e “Il ritorno a San Mauro”, con l’appendice
di un canto, Diario autunnale.
Il nodo tematico e lo stile dei Canti di Castelvecchio sono identici a quelli di Myricae, ma
i due momenti dell’angoscia, derivante dalla morte e dal tempo presente, e del conforto
(della natura, della poesia e del ritorno al “nido”) talora si intrecciano e si fondono.
Con Pascoli, per la prima volta nella poesia italiana del Novecento, significanti e significati
rompono i loro tradizionali rapporti, l’interno dell’io e l’esterno del mondo si saldano
in correlativi simbolici, il lessico accoglie forme pre-grammaticali (onomatopee) e
postgrammaticali (linguaggi tecnici o dialettali).
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Contrassegna, in ciascun gruppo di affermazioni, l’unica corretta.
Il titolo della lirica X Agosto si ricollega al giorno
 dedicato a San Lorenzo, in una data in cui di notte si vedono molte stelle cadenti.
 del 10 agosto, dedicato a san Lorenzo martire che fu condannato a morte innocente.
 10 agosto 1867, nel quale fu assassinato da sconosciuti il padre del poeta.
 di San Lorenzo, in cui precipitano molte stelle cadenti e nel quale fu ucciso il padre del poeta.
Il poeta si rivolge
 a san Lorenzo martire, tranne che nell’ultima strofa, in cui indirizza le proprie parole
direttamente al Cielo, metafora di un’ignota divinità.
 a san Lorenzo martire, in quanto nel giorno a lui dedicato fu ucciso suo padre.
 a san Lorenzo e successivamente, a una rondine e a un uomo uccisi e, infine, al Cielo.
 al padre ucciso, che viene però indicato in forma indeterminata con l’espressione “un uomo” (v.
13).
Nella prima strofa, il poeta afferma di sapere perché
 il cielo, nella notte di San Lorenzo, è limpido e sfavilla nonostante il dolore degli uomini.
 nella notte del 10 agosto il cielo sfavilla per la caduta delle stelle, considerate simbolicamente
lacrime.
 molti uomini soffrono e piangono nonostante lo spettacolo meraviglioso offerto dal cielo
stellato.
 nella notte di San Lorenzo il cielo è particolarmente sfavillante.
La rondine protagonista della seconda strofa è simbolo
 di tutti gli animali vittime degli esseri umani.
 di ogni creatura innocente vittima della malvagità.
 delle creature che amano il loro nido e la loro famiglia.
 di tutte le creature destinate, per motivi ignoti, a soffrire e morire.
Nel verso 9, la rondine viene identificata anche con
 il padre del poeta, cui allude la prima strofa.
 la madre del poeta, morta quando egli era bambino.
 Gesù, inteso come vittima innocente.
 Gesù, inteso come figlio di Dio.
L’“uomo” cui il poeta allude al verso 13 è suo padre, ma l’articolo lo rende indeterminato
perché
 Pascoli, come Leopardi, ritiene poetico solo ciò che è indefinito, anche sul piano lessicale.
 il lettore non deve sapere che la vicenda si riferisce a un evento autobiografico.
 l’assassinio del padre di Pascoli non accadde nella data del 10 agosto.
 il lettore comprenda che la tragedia potrebbe capitare a chiunque e che quindi ha valore
universale.
La parola “Perdono” (v. 14) e le “bambole in dono” (v.16) configurano, rispettivamente,
 due metafore che si riferiscono a personaggi protagonisti del testo evangelico.
 un parallelismo con la crocifissione di Gesù e con “la cena de’ suoi rondinini” (v. 8).
 una rima che, per le sue caratteristiche, deve essere definita “siciliana”.
 un parallelismo fra ciò che riguarda gli uomini e ciò che accade fra tutte le creature.
Il “Cielo” (v. 21) cui si rivolge il poeta è
 un principio superiore ignoto che è “lontano” (v. 10), ma anche pronto a versare “pianto” (v.
23).
 il simbolo del senso di colpa per la malvagità che alberga nell’interiorità dell’uomo.
 un destino che opera attraverso le oscure forze interiori umane per suscitare il male.
 il modo con cui, nella lirica, viene evocato il Dio padre cristiano che sacrifica Gesù.
Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false
A partire dal 1870 si afferma il dominio culturale del Positivismo, movimento filosofico
che ripone sconfinata fiducia nel progresso basato sullo sviluppo della scienza e della
tecnica.
Il Positivismo si basa sulle idee esposte dal francese Auguste Comte nel trattato intitolato
Corso di filosofia positiva, pubblicato fra il 1830 e il 1842.
Comte ipotizza che l’umanità conosca un’evoluzione per stadi, di cui il più alto è ritenuto
quello scientifico, contrapposto, come unico stadio positivo, agli altri, definiti negativi.
Al successo del Positivismo, oltre all’industrializzazione, contribuisce la pubblicazione del
saggio Dalla scimmia all’uomo (1865), nel quale lo scienziato inglese Charles Darwin
espone le proprie tesi evoluzioniste.
Il Positivismo diffonde l’idea che solo con la scienza l’uomo può giungere alla verità e, di
conseguenza, a differenza del Romanticismo, mostra diffidenza verso la religione;
considera inoltre conseguenza dello sviluppo scientifico, tecnico e industriale anche il
progresso artistico e sociale.
Il filosofo inglese Herbert Spencer, estendendo in chiave liberale la teoria evoluzionistica
al progresso umano, getta le basi del darwinismo sociale.
In Italia, al Positivismo si ispira la filosofia di Roberto Ardigò e Giovanni Gentile.
Il Positivismo, in Europa come in Italia, ispira le tendenze socialiste che intendono
prendere il potere con la rivoluzione, in quanto ritengono la democrazia parlamentare
superata nello sviluppo della società.
Il Positivismo in Italia ispira tendenze sia socialiste sia liberali e rende possibile, fino alla
guerra libica, l’alleanza tra il liberale Giovanni Giolitti e i socialisti riformisti di Filippo
Turati.
In Italia, in ambito politico, il gradualismo moderato positivista si scontra con un blocco
di forze che daranno vita a correnti irrazionalistiche e antidemocratiche di stampo
nazionalista e guerrafondaio e, sul versante opposto, alle tendenze marxiste
rivoluzionarie.
Le forze antipositiviste italiane che facilitano l’ascesa al potere del governo totalitario
fascista fanno capo allo scrittore e uomo politico Gabriele d’Annunzio, a Enrico Corradini
e ai futuristi.
In ambito cattolico, l’enciclica Rerum novarum di papa Leone XIII si schiera contro le
teorie socialiste, ma appoggia lo scientismo e l’evoluzionismo ispirati al pensiero liberale
e, in genere, il liberalismo politico.
Al Positivismo si oppone il poeta Giosue Carducci, che critica il progresso scientifico,
ritenendolo causa della distruzione delle opere classiche e dei valori più nobili.
Il filosofo idealista Benedetto Croce rappresenta un esempio di pensatore liberale avverso
al Positivismo, mentre Antonio Gramsci è il principale pensatore contrario al gradualismo
in ambito marxista nei primi decenni del Novecento.
Il Positivismo in ambito letterario favorisce il sorgere del Naturalismo in Italia e del
Verismo in Francia.
Nel secondo Ottocento, mentre declina il Romanticismo, si diffonde dalla Francia in
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Europa – contrastato dalla maggioranza degli artisti del tempo – il Positivismo, filosofia
così definita perché ottimista e contraria alle concezioni negative e pessimiste.
Fondamento del Positivismo è il culto della scienza, della tecnica e del progresso
industriale, considerati presupposti del miglioramento della società in ogni ambito.
I cardini teorici e metodologici del Positivismo sono la validità della sola conoscenza
scientifica, contrapposta alla metafisica e alla religione, il materialismo, l’estensione del
metodo sperimentale a tutti i campi del sapere, compresa la storia, lo studio della
società e dei comportamenti umani.
Il Positivismo viene elaborato in Francia da Auguste Comte, già collaboratore del
socialista Claude de Saint-Simon, nel Corso di filosofia positiva pubblicato a Parigi nel
1842 e in altre successive opere.
Nella prima fase dell’elaborazione della sua filosofia, Comte sostiene che il pensiero
umano ha attraversato tre stadi: lo stadio metafisico (in cui predomina il pensiero
religioso), lo stadio razionale (in cui prevale la filosofia) e lo stadio positivo,
caratterizzato dall’analisi scientifica e sperimentale dei fenomeni.
La filosofia positiva, secondo Comte, deve estendere il metodo scientifico anche allo
studio della società.
Il filosofo francese dedica ampia parte della sua opera all’esposizione dei risultati cui
sono giunte le scienze e all’analisi delle loro relazioni e contrappone la scienza alla fede
nella trascendenza.
La sociologia di Comte prevede la nascita di una nuova forma di governo composta solo
da scienziati e tecnici, che assicurino un progresso irreversibile all’umanità. Egli
considera infatti la democrazia a lui contemporanea una forma politica primitiva.
Nelle opere successive al 1848 Comte abbandona la visione razionale e scientifica a
favore di elementi utopistici e sentimentali, approdando a una religione ateistica
dell’umanità, che sostiene il culto del Grande Essere (non Dio, ma l’umanità intesa come
entità assoluta) e la preparazione di una società ideale senza più conflitti politici e in
grado di assicurare a tutti benessere e progresso spirituale.
Allo scienziato Charles Darwin va attribuita la teoria, vicina alla filosofia positivista,
secondo cui ogni cosa, anche in ambito umano, va dal semplice al complesso attraverso
evoluzioni successive (“darwinismo sociale”).
Il culto della scienza influenza profondamente l’arte in Europa, in particolare il
Naturalismo in Francia e il Verismo in Italia, sviluppando tendenze già presenti nel
Realismo.
Secondo il francese Émile Zola, lo scrittore ha il compito di documentare le tipologie dei
personaggi significativi dei diversi strati sociali e le loro storie, raccontate da un
narratore impersonale nel modo più oggettivo possibile.
Il ruolo che Zola assegna al narratore non esclude interventi di commento personale ai
fatti documentati.
Zola, oltre che scrittore, è anche inventore – con William Talbot – della fotografia su
carta fotosensibile.
Dal 1877 al 1880, nella casa di Médan di Émile Zola si riuniscono Guy de Maupassant e
Joris-Karl Huysmans con altri amici letterati, dando origine al Naturalismo.
Il comune denominatore del gruppo di Médan sono il riconoscimento di Gustave Flaubert
come maestro e la critica agli eccessi scientisti della filosofia positivista della Francia del
tempo.
Dal gruppo di Médan nasce una raccolta collettiva di sei novelle, Le serate di Médan, che
viene pubblicata nel 1880 ed è composta da racconti sulla guerra franco-prussiana del
1870.
Il capolavoro della raccolta è Boule de suif (“Palla di sego”), racconto di Guy de
Maupassant, lo scrittore del gruppo meno influenzato dalla narrativa di Flaubert.
La riflessione e il contributo del filosofo e critico letterario Hippolyte-Adolphe Taine sono
importanti presupposti per la nascita della poetica naturalista del gruppo di Médan.
Taine, nella Prefazione a Le serate di Médan, afferma che è possibile studiare l’essere
umano con gli stessi metodi che si applicano agli altri oggetti dell’osservazione
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scientifica.
Nel saggio La filosofia dell’arte del 1865, Taine scrive che la creazione artistica è il
risultato di tre fattori: le predisposizioni ereditarie, il momento storico e il milieu
(l’ambiente sociale e politico).
Contrapponendosi alla teoria romantica del libero genio creatore, Taine afferma che
l’opera d’arte è valida solo se riproduce la realtà oggettiva visibile, trasformandosi così in
puro documento.
Gli scrittori Edmond e Jules de Goncourt si propongono di descrivere la vita umana con
un’ottica clinica, assumendo come modello l’atteggiamento dello scienziato nei confronti
del materiale osservato.
Nella prefazione a Germinie Lacerteux, in cui i fratelli Goncourt narrano le ossessioni
sessuali di una serva, essi parlano di “romanzo vero” e di “osservazione clinica
dell’amore” e sostengono che il narratore, come lo scienziato, non deve nascondere
nessun aspetto della realtà né ignorare alcuna classe sociale.
I fratelli Goncourt affermano che lo scrittore non deve nascondere la realtà umana, per
cui, in modo innovativo, introducono nei loro romanzi solo personaggi abietti e malvagi
nel ruolo di protagonisti.
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Contrassegna, in ciascun gruppo di affermazioni, quella corretta.
1. Émile Zola, nato a Parigi da padre italiano, rimasto orfano e in condizioni disagiate
❑a. conduce per tutta l’esistenza una vita da bohémien nella capitale francese, facendo lavori
saltuari.
❑b. dopo una gioventù da bohémien, è capo del servizio pubblicitario alle edizioni Hachette e
poi giornalista.
❑c. dopo una giovinezza da bohémien, diventa un dirigente politico del Partito socialista.
❑d. si dedica alla percezione visiva e applica l’uso della fotografia all’ambito giornalistico.
2. La prima opera di narrativa pubblicata da Zola nel 1864 si intitola
❑a. Teresa Raquin.
❑b. Racconti a Ninon.
❑c. Storia naturale e sociale di una famiglia sotto il Secondo Impero.
❑d. L’Assommoir.
3. Dopo il 1870, anno in cui è cronista durante la Comune di Parigi, Zola si convince che
❑a. la classe operaia con una rivoluzione armata rovescerà la borghesia e prenderà il potere.
❑b. la capitale sarà lo sfondo delle sue opere e nel 1876 pubblica il primo romanzo dei RougonMacquart.
❑c. la narrativa naturalista deve trattare temi sociali e nel 1871 inizia il ciclo dei RougonMacquart.
❑d. il governo repubblicano deve inviare l’esercito a riportare l’ordine democratico nella
capitale.
4. Capolavoro di Zola è considerato il romanzo
❑a. L’Assommoir, del 1877, che narra la vita degli operai di Parigi che annegano nell’alcol le
loro miserie.
❑b. Teresa Raquin, del 1867, con cui passa al Realismo e in cui definisce il rimorso “disordine
organico”.
❑c. La terre (“La terra”) del 1887, per cui viene accusato di mettere in cattiva luce personaggi
del popolo.
❑d. Germinal, del 1885, ambientato nel mondo operaio, che assicura all’autore vastissima fama.
5. Nell’affaire Dreyfus, schieratosi a favore dell’ufficiale ebreo con la lettera J’accuse (“Io
accuso”), Zola
❑a. viene condannato al carcere e fugge in Inghilterra fino al 1899.
❑b. si riconcilia con la sinistra socialista e con Felix Faure, che sostengono Alfred Dreyfus.
❑c. viene eletto ministro del governo socialista dopo la riabilitazione di Alfred Dreyfus.
❑d. è processato e assolto e si dedica a scrivere romanzi contro la Chiesa cattolica.
6. Guy de Maupassant, scrittore naturalista discepolo di Flaubert, pubblica
❑a. una quindicina di romanzi, tra cui Una vita e Bel-Ami, e sei raccolte di novelle.
❑b. sei romanzi – tra cui Una vita e Bel-Ami – e una quindicina di raccolte di novelle.
❑c. i romanzi Una vita e Bel-Ami oltre a quindici novelle e racconti.
❑d. sei novelle – tra cui Una vita e Bel-Ami – e una quindicina di romanzi.
7. Il Naturalismo di Maupassant, morto in clinica psichiatrica, è definito anomalo perché
❑a. i suoi personaggi oscillano tra la gioia di vivere e la paura della morte e della pazzia.
❑b. la sua narrazione non è impersonale ed evidenzia la profonda ed esplicita angoscia dei suoi
personaggi.
❑c. il distacco scientifico che mostra nei confronti dei suoi personaggi sottende un’angoscia
inespressa.
❑d. i protagonisti delle sue opere sono personaggi che appartengono ai ceti più abbienti della
società.
8. Il parigino Joris-Karl Huysmans, impiegato statale, appartenente al gruppo di Médan,
❑a. pubblica poemetti naturalisti in versi, ispirandosi al genere introdotto da Charles
Baudelaire.
❑b. pubblica racconti naturalisti che si distinguono per l’insistente descrizione del dolore fisico.
❑c. nel racconto Zaino in spalla narra la morte di un soldato il cui nome è Des Esseintes.
❑d. nel racconto Zaino in spalla intreccia il Naturalismo con le concezioni occultiste.
9. In una seconda fase Huysmans, avvicinatosi al Simbolismo e poi all’esoterismo e alla
magia, scrive
❑a. il racconto Zaino in spalla, il cui protagonista è simbolo universale dei soldati morenti.
❑b. il romanzo Controcorrente, che ha per protagonista un esteta convertito al Cristianesimo.
❑c. In cammino, il cui protagonista è un monaco benedettino dell’abbazia di Ligugé.
❑d. il romanzo Controcorrente, il cui protagonista Des Esseintes è un tipico esteta decadente.
10. Dal 1892 Huysmans, convertito al Cattolicesimo,
❑a. scrive romanzi di ispirazione cristiana come In cammino, con notevole successo di pubblico.
❑b. diventa attivo sostenitore dell’irrazionalismo militarista e antisemita dell’ultima fase
dell’Ottocento.
❑c. prende gli ordini di oblato benedettino e smette di scrivere fino alla morte, avvenuta nel
1907.
❑d. in seguito a una visione mistica, scrive il romanzo di ispirazione cristiana In cammino (1907).
Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false
Una caratteristica fondamentale della cultura positivista ottocentesca è l’estetismo, che
considera la bellezza nella vita e nell’arte un valore superiore a ogni altro e che ritiene
l’artista superiore alle norme morali e alle regole cui sono sottoposti gli altri esseri
umani.
Il principale esponente dell’estetismo in Francia è Joris-Karl Huysmans, che inizia la
propria attività di scrittore nell’ambito della tendenza naturalista che fa capo a Émile
Zola.
Huysmans, dopo essersi allontanato nel 1884 dagli scrittori decadenti e simbolisti,
pubblica il romanzo À rebours (“A ritroso” o “Controcorrente”), considerato dai critici il
testo esemplare dell’estetismo.
Il protagonista del romanzo di Huysmans, Jean Des Esseintes, è l’ultimo discendente di
una nobile famiglia, ha una sensibilità esasperata e considera scopo della vita la ricerca
della bellezza e del piacere nelle forme più raffinate e dissolute.
Nel capolavoro di Huysmans, il protagonista Des Esseintes, vivendo in una dimora
nascosta in provincia e dominata dal più raffinato estetismo ed esotismo, perde la
capacità di distinguere tra sogno e realtà e cade in preda ad allucinazioni e incubi
spaventosi, che supera solo dopo essersi convertito al Cristianesimo.
Des Esseintes è il prototipo e il modello degli eroi disperati ed angosciati della narrativa
decadente.
Negli ultimi anni di vita Huysmans si converte al Cattolicesimo e si ritira a vivere in
un’abbazia benedettina, dove, abbandonata la narrativa, scrive raccolte di versi come
La cattedrale e L’oblato.
Il narratore e poeta inglese Oscar Wilde è emblema dell’estetismo nella vita e nelle
opere.
Wilde, cresciuto a Dublino ed educato a Oxford da Walter Pater e John Ruskin, sposa nel
1884 Constance Lloyd, dalla quale ha due figli, ma il matrimonio fallisce ed egli si lega
affettivamente ad Alfred Douglas, marchese di Queensberry.
Dopo due anni di carcere per omosessualità, Wilde si rifugia in Francia, dove muore
alcolizzato e in miseria.
Wilde ha scritto poesie e favole per adulti, riflessioni politiche anarchiche, opere
teatrali, tra cui Salomé e L’importanza di chiamarsi Ernesto, La ballata del carcere di
Reading e De profundis.
Capolavoro di Wilde è il romanzo Il ritratto di Dorian Gray, pubblicato nel 1891 e
considerato il classico della narrativa decadente in lingua inglese.
Nel capolavoro di Wilde, il protagonista Dorian Gray formula il desiderio che il ritratto
fattogli da un amico pittore invecchi, lasciando invece lui intatto, nonostante la vita
sregolata, di piaceri e senza scrupoli morali cui si abbandona.
Il personaggio di Dorian Gray considera la bellezza uno dei valori meno importanti
dell’esistenza: tale teoria è espressa nelle prime pagine del romanzo.
Come Des Esseintes, anche Dorian Gray è infine sconfitto, in quanto Wilde ritiene
negativo e autodistruttivo che l’artista si consideri un uomo superiore, che mira al
godimento della bellezza e del piacere senza osservare norme morali né rispettare
regole.
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