MICROBIOLOGIA Lezione del 13 Aprile Prof.ssa Galdiero Anna Attico La professoressa inizia mostrando una diapositiva già mostrata nelle lezioni precedenti che riassume tutte le infezioni da batteri gram postivi che abbiamo già trattato, in particolare quelle delle diverse specie patogene per l'uomo che fanno parte della famiglia delle streptococcaceae. In questa lezione verrà trattata la famiglia delle micrococcaceae. Nella famiglia delle micrococcaceae, che sono sempre cocchi gram positivi, troviamo gli stafilococchi. Il primo test che vi ho spiegato nelle precedenti lezioni è stato il test della catalasi, che ci permette di distinguere gli streptococchi dagli stafilococchi. Si tratta sempre di cocchi gram positivi (quindi morfologicamente al microscopio si colorano come cocchi gram positivi) pertanto la distinzione noi non possiamo farla in base alla colorazione di gram, perché sono entrambi gram positivi e perché al microscopio appaiono entrambi come tanti cocchi. La disposizione che noi osserviamo è diversa( tra streptococchi e stafilococchi) perché gli streptococchi in natura, in vivo, tendono ad assumere una disposizione a catenelle, mentre gli stafilococchi tendono ad assumere una disposizione a grappolo, infatti, quando queste cellule si moltiplicano rimangono legate tra di loro ed assumono questa disposizione caratteristica. Ovviamente questa disposizione noi la possiamo osservare soltanto da un preparato diretto, infatti nel momento in cui andiamo a prelevare un campione da una piastra possiamo osservare solo se si tratta di cocchi gram positivi o negativi perchè la nostra mano che stempera questa colonia sul vetrino va ad alterarne la disposizione in natura, quindi è solo in natura che noi possiamo vedere questa disposizione a grappolo che può essere utile per la diagnosi. Nell'ambito delle micrococcaceae esistono tre generi: lo staphylococcus, il micrococcus e il planococcus. Si tratta di batteri che danno infezioni nell'uomo; la specie che più ci interessa è lo stafilococco perché è il più importante. Poi nell'ambito degli stafilococchi noi distingueremo gli stafilococchi coagulasi positivi e gli stafilococchi coagulasi negativi. Quello della coagulasi è un nuovo test che ci permette di distinguere tutti gli stafilococchi coagulasi positivi che sono patogeni per l'uomo, da quelli coagulasi negativi che sono specie saprofitarie, sebbene anche quest'ultime possano causare un danno nell'ospite in particolari condizioni. Gli stafilococchi coagulasi negativi li raggruppiamo tutti in questa definizione "coagulasi negativi" ma in realtà esiste lo stafilococcus epidermidis, ii saprofhyticus, diverse altre specie che sono tutti coagulasi negativi (che noi non studieremo nel dettaglio, non li dovete sapere, quindi potete evitare di impararli tutti ☺). È importante sapere che esistono questi due grandi gruppi, coagulasi positivi e coagulasi negativi, in quanto i positivi sono sempre patogeni per l'uomo; poi vedremo che esistono specie come stafilococcus epidermidis, che è presente soprattutto a livello cutaneo, che soltanto in particolari condizioni diviene patogeno, ma normalmente non lo è. Lo schema da seguire è sempre lo stesso: studiare la morfologia dei batteri, le caratteristiche peculiari della classe di appartenenza con classificazione in gram positivi e negativi; poi vedere quelle che sono le caratteristiche di ogni genere, quindi i fattori di virulenza mediante i quali i batteri causano malattia nell'uomo, perché fine ultimo del microbiologo è quello di vedere quali microrganismo causano una determinata patologia e in che modo la causano e qual è la risposta 1 Scaricato da www.sunhope.it MICROBIOLOGIA immunitaria del soggetto. Negli streptococchi abbiamo visto che uno dei fattori più importanti, se pensiamo per esempio allo pneumococco, è la capsula, che è un fattore di virulenza; l'organismo risponde con una risposta immunitaria all'infezione da pneumococco però non riesce a distruggerlo per la presenza della capsula che ha un potere anti-fagocitario. Questo è l'approccio che dovete seguire per tutti gli altri batteri. Ritornando agli stafilococchi, vediamo che gli stafilococchi comprendono lo stafilococco aureus, coagulasi positivo, e lo stafilococco epidermidis, coagulasi negativo. Quindi possiamo dire che il test della coagulasi ci permette di fare una diagnosi differenziale, per grosse linee di quelle che sono le specie patogene e non patogene, il tutto va poi rivisto in relazione alla sintomatologia clinica del paziente e della condizione di immunocompetenza del paziente; un paziente immunocompetente è un paziente sano che presente un'infezione localizzata e nel quale difficilmente può prendere il sopravvento un'eventuale infezione da stafiloccocco epidermidis. Un tempo questa classificazione non era così netta, perché in ogni caso il paziente, immunocompetente o immunodepresso, andava incontro a morte, quindi al di là di quella che poteva essere la specie patogena o non patogena se si trattava di stafilococchi non c'era la necessità di fare questa distinzione. Oggi esiste questa necessità di separare le due classi, per sapere se bisogna procedere sul paziente con una terapia antibiotica. Se pensiamo ad un paziente portatore di un catetere o che è stato sottoposto ad intervento per sostituzione di una valvola cardiaca, è più facile che in questi soggetti anche uno stafilococcus epidermidis può diventare pericoloso, è per questo che è importante conoscere entrambe le due specie. Vediamo ora le caratteristiche generali degli stafilococchi e poi vedremo lo stafilococcus aureus, che rappresenta la specie fondamentale patogena per l'uomo coagulasi positiva e poi lo stafiloccocus epidermidis. Le caratteristiche delle due specie nominate sono le stesse, si tratta, infatti, di batteri gram positivi, batteri aerobi, anaerobi facoltativi, catalasi positivi che è il primo elemento che li distingue dagli streptococchi, ossidasi negativi, sono diffusi su uomini e animali, capsulati in natura. Soffermiamoci sul fatto che sono capsulati in natura: normalmente tutti i germi patogeni sono capsulati; definiamo un germe capsulato quando nel momento in cui lo osserviamo al microscopio e fochettiamo vediamo una capsula ben netta intorno, questo però non succede con gli stafilococchi, quando lo andiamo a vedere non appare capsulato, ma in realtà lo è in natura, in vivo. Per questo facciamo questa distinzione, perché lo stafilococco, in quanto patogeno, è capsulato in natura ma al microscopio no, a differenza per esempio dello pneumococco che presenta una capsula ben evdente anche al microscopio e quindi facilmente riconoscibile. Abbiamo parlato di infezioni piogeniche, anche lo stafilococco è responsabile di infezioni piogeniche, anzi è particolarmente importante osservare l'aumento di neutrofili nel corso di un'infezione da stafilococco aureus. Parliamo di un'infezione caratterizzata dalla presenza di pus, che interessa prevalentemente i neutrofili e dà luogo a manifestazioni acute purulenti che possono interessare la cute ma anche tutti gli organi e tessuti, quindi dovunque può impiantarsi lo stafilococco. La prima manifestazione clinica che può dare uno stafilococco aureus è il foruncolo, più foruncoli formeranno un favo. La manifestazione acuta dura in genere 10 giorni ed è legata al richiamo dal circolo e dai tessuti di numerosi neutrofili che ovviamente inglobano questi germi e vanno incontro alla degenerazione torbida o grassa, pertanto noi osserveremo dei corpuscoli di pus rigonfi dal punto di vista clinico. Essendo un'infezione piogenica acuta non cronica è un'infezione che si risolve in 7-10 giorni e la risposta immunitaria è una risposta di tipo aspecifico, dovuta 2 Scaricato da www.sunhope.it MICROBIOLOGIA appunto al richiamo di leucociti dal circolo che vengono a contrastare questa infezione. Diversa è, invece, l'infezione cronica, come un'infezione tubercolare, un'infezione da treponema pallidum che è un'infezione anch'essa causata da batteri, che però ha un andamento cronico e quindi assume delle caratteristiche completamente diverse, anche in relazione alla risposta immunitaria, tanto che noi siamo in grado, per quel tipo di infezione di fare una diagnosi di tipo indiretto. La diagnosi di tipo diretto sta più nella ricerca del microrganismo direttamente nel materiale in esame,si vanno a ricercare gli antigeni del microrganismo oppure il microrganismo stesso nel campione; la diagnosi indiretta è in relazione alla risposta immunitaria del soggetto nei confronti di una determinata infezione, quindi la risposta mediata dalla formazione di anticorpi della classe IgG e IgM (risposta indiretta). La risposta indiretta nel caso di infezioni da stafilococco non c'è, infatti se abbiamo un'infezione da stafilococco non andiamo a vedere se abbiamo gli anticorpi, perché non c'è neanche il tempo di formarli; è chiaro che essendo infezioni ricorrenti,perché l'infezione da stafilococco aureus non è un'infezione che si prende una sola volta nella vita (basti pensare all'esempio più comune che è il foruncolo), si potrebbero ricercare anticorpi contro quello stafilococco ma non ha senso dal punto di vista diagnostico, perché si tratta di un'infezione piogenica, acuta e quindi la diagnosi è diretta, mediante il prelievo di materiale purulento. È importante studiare la risposta immunitaria per ogni batterio, così come anche quella dei virus; per i virus è importante perché noi non dobbiamo coltivarli, ma andiamo a valutare la risposta dell'organismo nei confronti dell'infezione virale; per esempio se vogliamo sapere se il soggetto ha preso l'herpes non è che andiamo a coltivare l'herpes prelevando il materiale perché impiegherebbe tempi lunghissimi, ma andiamo a vedere la risposta del soggetto nei confronti di quel determinato virus e quindi a valutare le IgM e le IgG, in particolare va valutato il rialzo e la permanenza in circolo di questi anticorpi, perché è necessario valutare se si tratta di un'infezione acuta, recente, presente in quel momento, tutte indicazione che otteniamo mediante esami di laboratorio. Basta pensare alle donne in gravidanza, che eventualmente hanno bisogno di sapere se hanno in atto un'infezione da virus della rosolia, oppure se hanno avuto l'infezione e quindi si va a valutare il rialzo nel tempo, in genere a distanza di 15-20 giorni, del titolo anticorpale; l'incremento del titolo anticorpale per essere significativo deve essere almeno pari al doppio, quindi un raddoppio del titolo anticorpale. Lo stafilococco agisce o localmente o a distanza mediante l'elaborazione di molti esoenzimi ed esotossine. Abbiamo detto che la patogenicità dei gram positivi è legata alla liberazione o di fattori appartenenti al batterio stesso, come gli acidi teicoici, il peptidoglicano la capsula stessa del batterio, oppure alla liberazione di sostanze che vengono liberate nell'ambiente circostante e che sono prodotte dal batterio stesso, in questo caso parleremo di esoenzimi ed esotossine. Questi sono tutti meccanismi messi in atto dai batteri sia per difendersi dalle risposte immunitarie dell'ospite sia per creare un danno, è poi l'equilibrio che si crea tra le varie situazioni a determinare l'evoluzione della patologia; l'interazione microrganismo- ospite è alla base di tutte le patologie infettive di natura batterica e di natura virale; le patologie non dipendono dal solo microrganismo ma dall'interazione di questo con l'ospite. Quindi abbiamo i meccanismi patogenetici legati al corpo batterico, i meccanismi patogenetici legati a prodotti elaborati, quali esoenzimi ed esotossine; in relazione a questi si ha una risposta di tipo umorale e di tipo cellulare, ciò che però delimita l'infezione sono soprattutto i meccanismi aspecifici prevalentemente di tipo cellulare, infatti, si tratta di infezioni acute, pertanto la risposta anticorpale compare tardivamente e risulta utile solo 3 Scaricato da www.sunhope.it MICROBIOLOGIA nelle infezioni che evolvono poi in infezioni croniche. Le infezioni stafilococche su base subacuta e cronica si verificano negli ospiti portatori di protesi, dove i batteri possono aderire a strutture estranee introdotte nell'organismo, colonizzando e crescendo, e creare quindi un focolaio infiammatorio ad andamento cronico. Spesso, per esempio, si creano a livello di soggetti immunodepressi, portatori di protesi, portatori di cateteri, un'infezione da stafilococco, non solo aureus ma anche quello epidermidis, che può essere particolarmente pericoloso. I batteri in questo caso raggiungono il circolo ematico e quindi si va incontro ad una batteremia e di conseguenza si ha l'attivazione della cascata dei processi dell'infiammazione e quindi liberazione di citochine, come accade anche per l'infezione da batteri gram negativi. Abbiamo già detto che gli stafilococchi comprendono molte specie, lo stafilococco aureus e quello epidermidis sono importanti per l'uomo. L'aureus è un patogeno primario, va differenziato dalle altre specie; è coagulasi positivo, cresce su terreni con l'aggiunta del 7,5 % di sodio cloruro e fermenta il mannitolo, queste sono tutte caratteristiche che possiamo utilizzare per confermare la nostra diagnosi. Una prima diagnosi la facciamo già nel momento in cui osserviamo la piastra e notiamo un viraggio di colore sul terreno di coltura, perché già la crescita su un terreno di coltura ci indirizza verso la specie patogena, infatti, lo stafilococco aureus è così chiamato proprio perché le colonie sono circondate da un alone giallastro, ben evidente sulla piastra. Bisogna dire che non tutto è così semplice, perché non sempre c'è questo alone giallo, possiamo anche non avere questo netto viraggio di colore e trovarci lo stesso davanti ad uno stafilococco aureus; nella maggior parte dei casi abbiamo questo viraggio di colore, ma ci vuole sempre un occhio esperto perché la specie patogena va poi confermata anche con il test della coagulasi; più elementi insieme ci permettono di essere certi di quello che osserviamo, perché possiamo anche sottovalutare uno stafilococco aureus e passarlo come un epidermidis se dovessimo fidarci solo dell'alone giallastro. L'epidermidis fa parte della flora cutanea normale; con molte altre specie si comporta da patogeno opportunista. [Concetto di patogeno opportunista: i batteri hanno delle loro nicchie ecologiche dove sono considerati batteri saprofitari, in questo caso non causano malattie, però se si spostano, se migrano dalla loro nicchia ecologica possono causare un danno. All'interno del circolo ematico i microrganismi non devono essere presenti, il sangue è sterile, quindi anche un epidermidis non dobbiamo trovarlo all'interno del circolo ematico; l'eventuale presenza significa che, o nel momento del prelievo o perché magari il paziente è portatore di un catetere, è penetrato nel circolo ematico e si è in esso replicato]. Gli stafilococchi sono distribuiti ovunque(è importante conoscere le nicchie ecologiche delle varie specie di stafilococchi), li troviamo sulla cute, nella cavità orale, nella cavità vaginale e nell'intestino. Le sedi elettive per lo stafilococco aureus sono le fosse nasali ma può essere rinvenuto anche in altri distretti, per esempio anche a livello faringeo; un tempo si tendeva a curare con la terapia antibiotica lo stafilococco aureus presente a livello faringeo, oggi gli otorini non danno più tanta importanza ad una terapia antibiotica perché la sua presenza è accettata finchè non ci sono altri sintomi; se in seguito a tampone faringeo si ritrova in un paziente la presenza di stafilococco aureus, non è detto che questo paziente debba fare una terapia antibiotica se non presenta nessun sintomo di malattia. È anche molto importante, ovviamente, la quantità del germe presente. Per esempio, recentemente sono stati individuati dei casi in cui abbiamo la presenza a livello faringeo di streptococco mitis, che è uno streptococco α-emolitico, è un contaminante che si trova nel cavo faringeo, questo può certamente dare luogo a manifestazioni anche di endocardite, 4 Scaricato da www.sunhope.it MICROBIOLOGIA quindi a manifestazioni gravi, ma solo se va in circolo, se si muove dal distretto, se invece noi lo localizziamo nell'ambito di un tampone faringeo non è necessario fare la terapia antibiotica al paziente, altrimenti creiamo più un danno che un beneficio, perché andiamo ad alterare quelli che sono gli equilibri presenti nella flora saprofitaria. La stessa cosa vale anche per i ceppi di stafilococco, bisogna tenere conto del dove sono localizzati. Ci sono anche dei portatori sani, portatori che sono responsabili della diffusione di questo microrganismo, perché se, per esempio, il soggetto è portatore di stafilococco a livello naso-faringeo e si occupa della ristorazione e starnutisce in continuazione ovviamente creerà un danno a chi mangerà i suoi prodotti, perché gli stafilococchi producono una serie di tossine e di enterotossine che danno una manifestazione clinica particolare, con vomito e diarrea; quegli episodi che spesso si verificano in cui abbiamo tante persone, che in seguito ad un pranzo, presentano tutte una sintomatologia correlata, spesso sono dovuti non tanto ad infezione da gram negativi, come la salmonella, ma a stafilococco a livello enterico. Lo stafilococco epidermidis è un colonizzatore della pelle, lo troviamo nel cavo orale, su tutte le mucose esposte, come uretra maschile e cavità vaginale. In vivo sono dei germi capsulati, diventano non capsulati al microscopio. In alcune specie, come nello stafilococco epidermidis, abbiamo la presenza di glicocalice che produce interazione con l'ospite, questo è molto importante, perché lo stafilococco epidermidis pur essendo privo di capsula ha la capacità di formare all'esterno questo glicocalice, che è un fattore in più che favorisce l'adesione di questo microrganismo alle protesi, ecco perché lo troviamo di più come responsabile di infezioni alle protesi valvolari, alle protesi dell'anca, in seguito ad interventi di chirurgia. Fatta questa prima introduzione sugli stafilococchi, parliamo dello stafilococcus aureus. STAFILOCOCCO AUREUS Lo stafilococco aureus è un coagulasi positivo. Al microscopio appare con la tipica disposizione a grappolo, con tutti i batteri uniti tra di loro, sono gram positivi quindi appare bene la colorazione. Il terreno di elezione è un terreno arricchito con il 7,5% di sodio cloruro che prende il nome di terreno di Chapman. È importante sapere i diversi tipi di terreno per le diverse specie batteriche, non importa se non sapete nel particolare la composizione, l'importante è che voi sappiate lo stafilococco su quale terreno cresce, perché su quel terreno vi dà una determinata manifestazione, come la fermentazione del mannitolo. Nel terreno di Chapman le colonie di stafilococco aureus appaiono avvolte da un alone giallo, causato dal viraggio dell'indicatore per la fermentazione del mannitolo. In alcuni casi, anche sull'agar sangue le colonie di stafilococco aureus appaiono circondate da un alone di emolisi, mentre l'epidermidis non è emolitico; se andiamo a fare un tampone faringeo in genere si utilizzano direttamente tutti e tre i tipi di terreni senza aspettare le 24 ore, in particolare si usa un terreno all'agar sangue, si usa un terreno MSA di Chapman e si usa un terreno per miceti. (Mostra immagine di piastre con stafilococco aureus) La piastra dal colore iniziale, quando andiamo ad insemenzare un campione in cui è presente lo stafilococco aureus, va incontro a viraggio e la piastra diventa completamente gialla. In un'altra immagine abbiamo l'epidermidis, il tipo di colonia è la stessa però manca il tipico viraggio del colore dell'aureus. In un'altra immagine dell'aureus si vede l'alone di emolisi che ricorda quello che abbiamo visto per gli streptococchi. QUADRI PATOLOGICI DEGLI STAFILOCOCCHI. 5 Scaricato da www.sunhope.it MICROBIOLOGIA Il più semplice quadro patologico che possiamo avere è quello da infezione a livello cutaneo, con foruncoli, più foruncoli formeranno un favo. Quindi la manifestazione più banale causata da uno stafilococco aureus è l'infezione cutanea, se questa è localizzata a livello della rima palpebrale può dar luogo all'orzaiolo. Altre infezioni tipiche causate dallo stafilococco aureus le troviamo a livello polmonare, quindi polmonite, a livello dell'apparato scheletrico, c'è infatti un'alta percentuale di osteomieliti causate dallo stafilococco aureus, a livello genito-urinario, con ascessi renali o infezioni delle basse vie urinarie, anche queste molto frequenti soprattutto nei pazienti ospedalizzati, e poi a livello del sistema nervoso centrale, con ascessi cerebrali ed epidurali; poi abbiamo batteremie complicate da ascessi mediastinici, sindrome da shock tossico e liberazione di tossine piogene, intossicazione alimentare, gastroenterite mediante la liberazione di enterotossine. Quando parliamo di effetti conseguenti alla liberazione di esotossine ed esoenzimi significa che non è il microrganismo ad aver provocato un effetto ma è l'enterotossina che è stata liberata e che causa un danno nell'ospite. Visti i quadri clinici ci dobbiamo chiedere quali sono i fattori di virulenza, perchè questi causano questi danni nell'ospite. I fattori di virulenza sono i mezzi mediante i quali i microrganismi esprimono la loro patogenicità e che vanno distinti in quelli strutturali che sono legati alla cellula batterica stessa, nel caso dello stafilococco aureus ne sono esempi la capsula, il peptidoglicano, la proteina A, gli acidi teioici, la membrana citoplasmatica; e poi le tossine che vengono invece liberate dal microrganismo, in questo ambito studieremo la citotossina α,β,γ,δ e la leucocidina, la tossina esfoliativa, la tossina della sindrome dello shock tossico e l'enterotossine, ognuna di queste provoca un quadro clinico diverso. Gli enzimi, quali la coagulasi, la catalasi, la ialuronidasi, la fibrinolisina, la lipasi, la nucleasi e la penicillinasi, sono tutti enzimi prodotti dal microrganismo che agiscono come fattori di virulenza. Pensiamo per esempio alla penicillinasi che idrolizza le penicilline, quindi ostacola l'azione dell'antibiotico. Ricordiamo che stiamo sempre parlando di gram positivi, di infezioni piogeniche, di infezioni acute, di infezioni causate da fattori di virulenza. Vediamo uno schema di tutti i fattori di virulenza legati alla cellula batterica, in questo caso allo stafilococco aureus: abbiamo la capacità delle adesine di aderire alle cellule dell'ospite, la capacità di liberare sostanze come esoenzimi, la capacità patogena collegata alla parete cellulare, la presenza della proteina A che lega il frammento Fc delle immunoglobuline. Riguardo le adesine abbiamo il clumping factor che è una coagulasi capace di aggregare le cellule stafilococciche. Poi c'è la proteina A che ha la capacità di interagire con le proteine presenti nella matrice cellulare, va a legare il frammento Fc delle immunoglobuline e il batterio pertanto non viene riconosciuto come estraneo dall'ospite. Gli antigeni polisaccaridici e quindi gli acidi teicoici. Tutti questi fattori di virulenza, quali la proteina A e la coagulasi, nell'epidermidis non ci sono, però può essere patogeno lo stesso in particolari condizioni, basti ricordare la capacità che ha l'epidermidis di formare il biofilm, il glicocalice. Nella successiva diapositiva è riassunto il meccanismo dell'azione patogena, cioè come questi stafilococchi agiscono utilizzando i vari fattori di virulenza; in un primo momento la capsula e la proteina A inibiscono la fagocitosi, in particolare la proteina A fissa le immunoglobuline e quindi impedisce l'opsonizzazione da parte delle cellule responsabili della fagocitosi; pertanto la protezione dal killing cellulare è garantita da fattori quali la proteina A e la coagulasi. Questo determina un danno a livello delle membrane cellulari con successiva proliferazione batterica nei 6 Scaricato da www.sunhope.it MICROBIOLOGIA tessuti infettati e liberazione nei tessuti di esotossine, tossine ed esoenzimi; questa è per sommi capi la cascata che avviene nel momento in cui abbiamo un'infezione da stafilococco aureus. Nell'ambito delle esotossine abbiamo le citotossine, che sono emolisina-α, emolisina-β,emolisina-γ e emolisina-δ, e la leucocidina. Poi abbiamo le enterotossine, l'epidermolisina e la tossina dello shock tossico. Vediamo ora in generale l'azione delle tossine, quelle proteiche, quindi citolisine, emolisine e leucocidina di panton-valentine; queste tossine sono così chiamate perché lisano i globuli rossi, sono in grado di ledere le membrane delle cellule bersaglio provocandone la morte. Agiscono con due meccanismi di azione: -induzione di citochine, quindi risposta infiammatoria, formazione di pori (tossina α e tossina δ) -azione enzimatica sui lipidi di membrana (tossina β, tossina γ e tossina di panton-valentine). LEUCOCIDINA. La leucocidina dal punto di vista clinico è abbastanza importante anche per fare la diagnosi di infezione da stafilococco. La leucocidina o tossina di panton-valentine è una proteina composta da due componenti antigenicamente distinte e separabili per via elettroforetica, ciascuna di per se priva di attività citolitica. La sua sua azione si manifesta determinando la degranulazione e la morte dei leucociti. Questo è molto importante, perché agisce specificatamente sui leucociti polimorfo nucleati, inducendo un aumento selettivo della permeabilità della membrana nei confronti del potassio e la fuoriuscita del contenuto lisosomiale. Abbiamo quindi una fase di granulo citopenia, dovuta alla distruzione dei globuli bianchi, e poi questa prima fase di granulocitopenia è seguita da una fase di leucocitosi per passaggio in circolo e maturazione di neutrofili dai tessuti di riserva, come il midollo, insieme anche ad altri elementi immaturi. Questo è importante dal punto di vista clinico perché nel momento in cui il paziente presenta un'infezione elevata, quindi una carica abbondante di stafilococchi aureus, e andiamo a fare un emocromo, possiamo avere il sospetto che il soggetto, se si trova nella seconda fase, abbia una leucemia, proprio perché l'infezione determina prima un abbassamento dei globuli bianchi e quindi una neutropenia anche severa, e poi abbiamo il richiamo dai tessuti e il passaggio in circolo anche di diverse forme immature e sono proprio queste che inducono all'errore, perché se facciamo lo striscio, accanto ai globuli bianchi che possono arrivare fino a 14 mila si osservano anche questi elementi immaturi che possono indurre a fare diagnosi di leucemia. COAGULASI. La coagulasi In concomitanza con un fattore denominato CRF(coagulase reacting factor), presenti nel plasma dell'uomo e di altre specie animali, provoca la trasformazione del fibrinogeno in fibrina, è in grado quindi di provocare la formazione di un strato protettivo di fibrina attorno alla cellula batterica ostacolando la fagocitosi, ed è per questo che la coagulasi è considerato un fattore di patogenicità, di virulenza e in quanto tale è presente nelle specie patogene. Troviamo la coagulasi nello stafilococco aureus mentre gli altri stafilococchi che non sono patogeni sono coagulasi negativi. In laboratorio basta porre una goccia di sospensione di coltura di stafilococco aureus su plasma citrato, cioè non coagulato, e vedremo che quest'ultimo coagula nel giro di pochi ore; questa è una prova che viene fatta in maniera routinaria in laboratorio ed è importante perché ci indica subito se ci troviamo davanti ad un ceppo patogeno. Tutti gli stafilococchi patogeni sono coagulasi positivi. ENTEROTOSSINA. Da un punto di vista antigenico si distinguono diversi tipi di enterotossina, A,B,C,D,E. Sono resistenti all'azione di molti enzimi proteolitici, come tripsina,papaina, chimotripsina, e questo significa che quando vengono ingerite non possono essere distrutte e quindi 7 Scaricato da www.sunhope.it MICROBIOLOGIA a quel punto si ha la sintomatologia clinica. Inoltre mantengono inalterata l'attività biologica dopo esposizione anche ad elevate temperature, questo significa che se una persona che sta cucinando contamina il cibo, anche se questo viene poi riscaldato ad elevate temperature verranno distrutti i batteri ma la tossina rimane inalterata e continua a creare danno. I sintomi dell'intossicazione insorgono da 1 a 6 ore dopo l'ingestione di cibo contenente enterotossine, e sono nausea, vomito, crampi addominali. La sintomatologia si manifesta a distanza di poche ore, poi però va incontro a risoluzione spontanea senza neanche la necessità di una terapia antibiotica, perché l'effetto non è legato al batterio ma alla tossina, quindi finito l'effetto della tossina il paziente non presenta nessun rischio, a meno che non ci troviamo davanti ad un paziente immunodepresso che va incontro a perdita eccessiva di liquidi. Le enterotossine sono essenzialmente degli emetici in grado di agire sui visceri addominali, dove lo stimolo raggiunge i nervi simpatici e il vago; all'azione emetica si aggiunge inoltre l'azione tossica derivante dalla proprietà di super antigene delle tossine. Se vogliamo fare una diagnosi dobbiamo ricercare la tossina non il microrganismo. DOMANDA: il microrganismo viene degradato? RISP: si il microrganismo viene distrutto non lo si ritrova nel materiale, trovi solo la tossina, quindi anche nell'ospite, nel soggetto che ha presentato la sintomatologia non si ritrova niente, in questo caso la diagnosi è una diagnosi esclusivamente clinica. Ci sono dei casi in cui il paziente va incontro ad un'infezione a livello intestinale, in cui possiamo anche parlare di enterocolite, questi sono i casi in cui il soggetto, per esempio, ha fatto una prolungata terapia antibiotica e questo ha determinato un'alterazione dell'equilibrio della flora saprofitaria presente a livello intestinale con la selezione di ceppi di stafilococchi aureus, e in quel caso si ha una sintomatologia clinica e posso trovare lo stafiloccocco aureus nelle feci; la diagnosi differenziale va fatta poi con le infezioni da clostridium difficile che pure è presente a livello intestinale e che in seguito a prolungata terapia antibiotica può dare una sintomatologia clinica molto simile. I quadri clinici più importanti da infezione da stafilococco sono quelli che colpiscono la pelle, come l'impetigine, l'eczema, l'infezione dei follicoli dei capelli, l'infezione secondaria della ferita della pelle, la sindrome da desquamazione cutanea da stafilococco, sindrome da shock tossico, scarlattina da stafilococco; queste sono manifestazioni legate alla liberazione di esotossine. Mentre i quadri più gravi sono la polmonite, la mastite, la flebite, la meningite, l'infezione del tratto urinario, l'oseteomielite e l'endocardite: si tratta di infezioni che si sono realizzate in seguito alla diffusione attraverso il circolo ematico. Lo stafilococco aureus è una causa importante anche di infezioni ospedaliere. Il caso dell' intossicazione alimentare, abbiamo già detto, è dovuta alla presenza di enterotossine negli alimenti. Nel caso dell'impetigine bollosa, si tratta di bolle localizzate; l'eritema non si estende oltre i bordi della bolla, le lesioni contengono il microrganismo e sono altamente contagiose. L'impetigine bollosa a livello diagnostico va differenziata dalla sindrome da cute ustionata da stafilococco, che è un'infezione batterica che colpisce soprattutto neonati e bambini; anche qui le lesioni sono bollose, però mentre nell'impetigine sono localizzate, in questa sono generalizzate in tutto il corpo; clinicamente nella sindrome da cute ustionata si ha una desquamazione con perdita dello strato protettivo cheratinizzato, le bolle si diffondono in tutto il corpo nel giro di un paio di giorni; un segno tipico è che basta fare una leggera pressione sulle bolle per rimuovere la pelle. La malattia guarisce anche spontaneamente, però la complicanza può essere grave, perché visto che ci sono queste grosse aree esposte, si può avere una sovrainfezione batterica. 8 Scaricato da www.sunhope.it MICROBIOLOGIA Le lesioni, a differenza dell'impetigine in cui contengono il microrganismo, qui non contengono il microrganismo né leucociti. Mentre nell'impetigine è il microrganismo stesso a causare il quadro clinico, nella sindrome da cute ustionata non abbiamo il microorganismo presente sotto le bolle perché è dovuto ad una tossina. Provoca ampi scollamenti degli strati superficiali dell'epidermide conseguenti ad un'azione sui desmosomi dello strato granuloso che mantengono unite tra di loro le cellule. Per quanto riguarda la diagnosi dello stafilococco, è importante l'esame microscopico sui tamponi cutanei, sui tamponi faringei, sui tamponi prelevati dal materiale della lesione che si osserva clinicamente. Bisogna ricordare qual è il terreno di coltura che si deve utilizzare e poi per la diagnosi si va ad osservare il viraggio del colore, che però non basta, perché è importante poi il test della coagulasi, che porterà eventualmente alla formazione del coagulo sul fondo della provetta e che permette di distinguere gli stafilococchi patogeni da quelli non patogeni. 9 Scaricato da www.sunhope.it