Introduzione a LA VERA NOZIONE DEL MAGISTERO

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Introduzione a
LA VERA NOZIONE DEL MAGISTERO
d. CURZIO NITOGLIA
30 dicembre 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/introduzione_magistero.htm
“O Signore, di cui i Santi Innocenti hanno confessato la lode, non parlando, ma
morendo, mortifica in noi ogni male dei vizi;
affinch• la Fede in Te, che ‚ professata dalla nostra lingua, sia messa in pratica
anche dalla nostra buona condotta”
(Messale Romano, Colletta della Messa dei Santi Innocenti, 28 dicembre).
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Avvertenza
Introduzione per rendere accessibile a tutti quanto verr€ scritto dalla Rivista
quindicinale “s‚ s‚ no no” (del 15 gennaio 2012) e pubblicato anticipatamente (il
28 dicembre 2011), per gentile concessione, su vari blog circa il tema della
Tradizione e del Magistero. Il sito “chiesaepostconcilio” lo ha gi€ anche
pubblicato, ma “in forma non ultimata. La questione „ di massima importanza,
specialmente in questi giorni in cui, anche in ambiente antimodernista, sono
apparse pubblicazioni inesatte (per eccesso o per difetto) su questi due temi.
Spero che questo breve sunto riesca a fare chiarezza e a rasserenare gli animi.
*
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Tradizione/Magistero
●Recentemente sono apparsi articoli e libri, che, per difendere la Tradizione e la
Chiesa, o hanno esagerato la portata del Magistero, facendone un ‘Assoluto’ oppure lo
hanno minimizzato e quasi annichilito, negandone la funzione di ‘interpretare la
Tradizione e la S. Scrittura’. Onde evitare gli errori per eccesso (che assolutizza il
Magistero) e per difetto (che minimizza la sua realt‡) su questo argomento, riassumo
quanto ha scritto in passato e recentemente mons. Brunero Gherardini (cfr.
Disputationes Theologicae) e quanto si trova nei migliori manuali di ecclesiologia, che
verranno citati in nota.
●Occorre evitare la premessa erronea che fa del Magistero un ‘Assoluto’ e non un
‘ente creato’, un ‘Fine’ e non un ‘mezzo’, un ‘Soggetto indipendente’ (absolutus =
sciolto) da tutto e da tutti. Niente in questo mondo ha la qualit‡ dell’Assoluto. La
Chiesa non fa eccezione, non la sua Tradizione, non il suo Magistero e neppure la
Gerarchia, Papa compreso. Solo Dio ‚ l’unica realt‡ ultima o assoluta, infinita ed
increata.
●Sulla Tradizione la Chiesa esercita un ‘discernimento’ che distingue l’autentico
dal non autentico. Lo fa mediante uno strumento che ‚ il Magistero. Il Magistero ‚ un
‘servizio’, ma ‚ anche un ‘compito’, un “munus”, appunto il “munus docendi”, che
non puˆ n• deve sovrapporsi alla Chiesa, dalla quale e per la quale esso nasce ed
opera. Dal punto di vista soggettivo, il Magistero coincide con la Chiesa docente (Papa
e Vescovi in unione col Papa). Dal punto di vista operativo, il Magistero ‚ lo strumento
mediante il quale viene svolta la funzione di proporre agli uomini la divina Rivelazione
con autorit‡.
●Troppo spesso, perˆ, si fa di questo strumento un valore a S• (absolutus) e si fa
appello ad esso per troncare sul nascere ogni discussione, come se il Magistero fosse
al di sopra della Chiesa e come se davanti a s• non avesse la mole enorme della
Tradizione da accoglier interpretare e ritrasmettere nella sua integrit‡ e fedelt‡,
ossia come Dio l’ha trasmessa.
●Il procedimento sbrigativo oggi invalso ‚ pi‰ o meno il seguente: Cristo promise
agli Apostoli, e quindi ai loro successori, vale a dire alla Chiesa docente, l’invio dello
Spirito Santo e la sua assistenza per un esercizio nella verit‡ del “munus docendi” e
dunque l’errore ‚ scongiurato in partenza, senza condizioni, le quali invece sono
richieste e definite dal Concilio Vaticano I, come vedremo oltre. Un altro
procedimento pi‰ che sbrigativo consiste nel negare al Magistero ogni “munus docendi
et interpretandi” le due fonti della Rivelazione (Tradizione e S. Scrittura).
*
Il Magistero della Chiesa
●Il Magistero si divide in Solenne e Ordinario. Quello Solenne si suddivide in
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Conciliare e Pontificio; quello Ordinario in Universale o Papale.
●Magistero Solenne Straordinario Conciliare ‚ l’insegnamento di “tutti” (totalit‡
morale non matematica o assoluta) i Vescovi del mondo riuniti fisicamente – in
maniera non abituale o non permanente e non stabile e quindi “stra-ordinaria” – in
Concilio Ecumenico sotto il Papa.
●Magistero Solenne Personale Pontificio: il Papa che in quanto Papa (o seduto
sulla cattedra di Pietro, “ex cathedra Petri”) definisce come divinamente rivelata una
dottrina riguardante la Fede e la Morale ed obbliga a crederla come assolutamente
necessaria alla salvezza.
●Il Magistero Ordinario si divide in Universale o Pontificio. Innanzitutto Ordinario
significa che quanto al modo di esercizio ‚ comune, non ‚ solenne, non ‚ eccezionale
o “extra-ordinario”, ma ‚ solo normale, abituale, ossia “ordinario”. Quindi non ‚
l’insieme dei Vescovi riuniti stra-ordinariamente in Concilio sotto il Papa, poich• il
Concilio Ecumenico ‚ un avvenimento non ordinario, non abituale, non in pianta
stabile, ma eccezionale nel corso della storia della Chiesa (Concilio di Trento, 1563;
Concilio Vaticano I, 1870). Non ‚ neppure il Papa che definisce in maniera solenne o
straordinaria una verit‡ di Fede, ma in quanto trasmette la Rivelazione, che ‚
contenuta nella Tradizione e nella Scrittura, in maniera non solenne. Ciˆ non vuol dire
che non sia Magistero vero, autentico, ufficiale, e, persino infallibile se vuole
adempiere alle condizioni per essere assistito infallibilmente da Dio, ossia definire e
obbligare a credere, anche se in maniera comune, ordinaria o semplice quanto al
modo di insegnare. Esso in questo ultimo caso trasmette realmente il Deposito della
Rivelazione e in ciˆ non puˆ errare, pur non impiegando la pompa magna o la forma
straordinaria e solenne in tale trasmissione della Rivelazione.
●Magistero Ordinario Universale: la trasmissione delle verit‡ divinamente rivelate
viene fatta dai Vescovi sparsi fisicamente nel mondo ossia residenti nelle loro Diocesi,
ma in comunione col Papa e uniti intenzionalmente o in accordo tra loro e con Lui
nell’insegnare una verit‡.
●Magistero Ordinario Papale: la trasmissione viene fatta dal Papa in quanto tale e
in maniera ordinaria. Inoltre il Papa ‚ infallibile se da solo definisce ed obbliga a
credere ed anche se riprende, ripete ed enuncia una Verit‡ di Fede o Morale,
costantemente e universalmente tenuta da tutta la Chiesa (“quod sempre, ubique et
ab omnibus creditum est”).
●Il teologo tedesco Albert Lang spiega bene che ‹non riveste neppure importanza
essenziale il fatto che i Vescovi esercitino il loro Magistero ‘in modo Ordinario e
Universale’, oppure esercitino il loro Magistero ‘in modo Solenne’ riuniti in un Concilio
Ecumenico convocato dal Papa. In entrambi i casi sono infallibili solo se, in accordo
tra di loro e con il Papa, annunziano una dottrina in modo definitivo e obbligatorioŒ.
Ossia, per l’infallibilit‡ il modo di insegnamento ordinario o straordinario ‚ secondario
e accidentale; ciˆ che ‚ principale o sostanziale ‚ la volont‡ di definire ed obbligare a
credere una verit‡ di Fede e Morale, sia in maniera solenne sia in maniera comune o
ordinaria.
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●Il Magistero ‚ la ‘regola prossima’ della Fede, mentre Scrittura e Tradizione sono
la ‘regola remota’. Infatti, ‚ il Magistero della Chiesa che interpreta la Rivelazione e
propone a credere con obbligatoriet‡, ciˆ che ‚ contenuto in essa come oggetto di
Fede, per la salvezza eterna.
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I termini esatti della questione
●Il ‘dogma’ ‚ una verit‡ rivelata da Dio e contenuta nel Depositum Fidei:
Tradizione e S. Scrittura (dogma materiale) e poi proposta a credere come necessaria
per la salvezza eterna, quale divinamente rivelata o di Fede (dogma formale), dal
Magistero ecclesiastico con l’obbligo di credervi (Vaticano I, DB, 1800). Pertanto chi
nega o rifiuta l’assenso a una verit‡ di Fede definita dal Magistero ‚ eretico e incorre
ipso facto nella scomunica o anatema.
●La ‘definizione dogmatica’ ‚ la dichiarazione obbligante della Chiesa su una
verit‡ rivelata e proposta obbligatoriamente a credere ai fedeli. Tale definizione puˆ
essere fatta sia dal Magistero ordinario (Papa che insegna in maniera ordinaria o non
solenne ‘quanto al modo’, ma obbligante ‘quanto alla sostanza’ a credere una verit‡
come rivelata da Dio e definita dalla Chiesa), sia dal Magistero straordinario o solenne
quanto al modo (una dichiarazione solenne o ‘extra-ordinaria’ del Papa o del
Concilio). Tale definizione dogmatica si chiama pure dogma formale o verit‡ di Fede
divino-cattolica o divino-definita. ‹Generalmente basta la funzione del Magistero
ordinario a costituire una verit‡ di Fede divino-cattolica, vedi Concilio Vaticano I,
sess. III, c. 3, DB, 1792Π(P. Parente, Dizionario di teologia dommatica, Roma,
Studium, 4• ed., 1957, voce “Definizione dommatica”). Attenzione perˆ, se il
Magistero ordinario puˆ definire infallibilmente un dogma formale non significa che
esso sia sempre infallibile e che ogni suo pronunciamento sia una definizione
dommatica; lo ‚ solo se il Papa vuole definire una verit‡ come di Fede rivelata ed
obbligare a crederla per la salvezza eterna. (Cfr. “Enciclopedia Cattolica”, IV, col.
1792).
●‘L’infallibilit‡’ presuppone, infatti, da parte del Magistero la volont‡ di
obbligare, definire, proporre obbligatoriamente a credere come dogma una verit‡
contenuta nel Deposito della Rivelazione scritta o orale. Per cui il Magistero ‚
realmente la ‘regola prossima’ della Fede, mentre Scrittura e Tradizione sono la
‘regola remota’. Infatti, ‚ il Magistero della Chiesa, che interpreta la Rivelazione e
propone a credere, con obbligatoriet‡, ciˆ che ‚ contenuto in essa come oggetto di
Fede, per la salvezza eterna.
●I ‘Luoghi Teologici’ sono ‹la sede di tutti gli argomenti della ‘Scienza Sacra’ a
partire dai quali i teologi traggono le loro argomentazioni sia per dimostrare una
verit‡ sia per confutare un erroreŒ (Melchior Cano, De Locis tehologicis, Roma, ed. T.
Cucchi, 1900, Lib. 1, cap. 3). Monsignor Antonio Piolanti scrive: ‹La Teologia ‚
fondata su Verit‡ rivelate, le quali sono contenute nella Scrittura e nella Tradizione,
la cui interpretazione ‚ affidata al vivo Magistero della Chiesa, il quale a sua volta si
manifesta attraverso le definizioni dei Concili, le decisioni dei Papi, l’insegnamento
comune dei Padri e dei Teologi scolasticiΠ(Dizionario di Teologia dommatica, Roma,
4
Studium, IV ed., 1957, p. 246). Perciˆ erra gravemente chi separa le definizioni dei
Concili e dei Papi dal Magistero e riduce, cosŽ, il Magistero ad un accidente
contingente, nato con la crisi neomodernista alla quale Pio XII avrebbe risposto con
l’Enciclica Humani generis (1950) lanciando l’idea di Magistero come baluardo contro
la nouvelle th•ologie. No! il Magistero, come spiega Melchior Cano nei “Luoghi
teologici”, ‚ “la voce del Pastore” e interpreta realmente la Scrittura e la Tradizione,
altrimenti basterebbero la sola Bibbia e il solo Denzinger, mentre Cristo ha detto ai
suoi Apostoli: “Andate e insegnate a tutti i popoli” (Mt., XXVIII, 18). Quindi il mezzo
stabilito da Cristo per la diffusione della dottrina evangelica non ‚ la sola Scrittura o
la sola Tradizione orale, ma il Magistero vivo, cui Egli assicura (a certe condizioni)
un’assistenza (infallibile) sino alla fine del mondo. Il cardinal Pietro Parente scrive
che il Magistero ‚ perciˆ: “il potere conferito da Cristo alla sua Chiesa, in virt‰ del
quale la Chiesa docente ‚ costituita unica depositaria e autentica interprete della
Rivelazione divina. […]. Secondo la dottrina cattolica la S. Scrittura e la Tradizione
non sono che la fonte e la ‘regola remota’ della Fede, mentre la ‘regola prossima’ ‚ il
Magistero vivo della Chiesa” (Dizionario di Teologia dommatica, cit., pp. 249-250).
*
Tradizione, Assistenza divina e Magistero
●Sia nella Scrittura che nei Padri il concetto di Tradizione ‚ sempre collegato 1•)
all’Assistenza di Dio, poich•, senza l’aiuto dello Spirito di Verit‡, la purezza
dell’insegnamento orale non potrebbe conservarsi senza mescolamento di errori.
Inoltre il concetto di Tradizione ‚ inseparabile 2•) dal Magistero che, pur non essendo
la Tradizione stessa, ‚ l’organo tramite il quale essa viene tramandata; il senso pieno
di Tradizione lo si puˆ avere solo a condizione di tenere uniti i due suoi aspetti
(passivo e attivo) di cui il secondo ‚ assai importante, di modo che una “tradizione”
anche del I secolo, ma non attestata dal Magistero della Chiesa non costituirebbe
‘vera’ Tradizione divino-apostolica, al massimo avrebbe un valore di documentazione
storica, ma non di Fede divina. Tra Magistero e Tradizione vi ‚ una certa distinzione
ma non ‚ totale, ossia la Chiesa ‚ come un Maestro (Magistero) che contiene e
trasmette la Scrittura (Bibbia) e la Tradizione (Denzinger), ha un Libro di testo
ufficiale (Bibbia + Denzinger) e ne spiega il vero significato ai discenti; se un allievo
non capisce bene il significato del Libro puˆ chiedere spiegazione al Maestro ed egli lo
illuminer‡. Da tutto ciˆ risulta la parte essenziale e non minimale o addirittura
contingente che svolge il Magistero nel dare, “tutti i giorni sino alla fine del mondo”,
la retta interpretazione soggettivo/formale del contenuto dommatico-morale della
Tradizione, avendone garantito ieri la veridicit‡ del contenuto passivo o
oggettivo/materiale.
*
Rapporto tra Tradizione e Magistero
●La Tradizione assieme alla Bibbia ‚ una delle due “fonti” della divina Rivelazione
(Tradizione passiva e oggettiva). Essa ‚ anche la “trasmissione” (dal latino tradere,
trasmettere) orale di tutte le verit‡ rivelate da Cristo agli Apostoli o suggerite loro
dallo Spirito Santo e giunte a noi mediante il Magistero sempre vivo della Chiesa,
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assistita da Dio sino alla fine del mondo (Tradizione passiva e oggettiva). La
Tradizione assieme alla S. Scrittura ‚ il “canale contenitore (Tradizione passiva) e
veicolo trasmettitore (Tradizione attiva)” della Parola divinamente rivelata. Il
Magistero ecclesiastico ‚ “l’organo” della Tradizione. Mentre gli “strumenti” in cui si
‚ conservata sono i Simboli di Fede, gli scritti dei Padri, la Liturgia, la pratica della
Chiesa, gli Atti dei martiri ed i monumenti archeologici.
●Perciˆ la Tradizione si puˆ considerare sotto due aspetti: 1•) in senso attivo
(soggettivo o formale), essa ‚ l’organo vivo o il soggetto (persone o istituzioni/Papa e
Chiesa) il quale funge da canale di trasmissione; 2•) in senso passivo (oggettivo o
materiale) ‚ l’oggetto o deposito trasmesso (Dottrina e Costumi).
●La Tradizione di cui ci occupiamo in questo articolo ‚ quella sacra o cristiana e
non quella profana. La Tradizione cristiana si divide in a) Tradizione divina (insegnata
direttamente da Cristo agli Apostoli); b) Tradizione divino-apostolica (gli Apostoli non
la ascoltarono dalla bocca di Cristo, ma la ebbero per ispirazione dello Spirito Santo).
Essa consiste in quelle verit‡ o precetti morali, disciplinari e liturgici, i quali derivano
direttamente da Cristo o dagli Apostoli, in quanto promulgatori della Rivelazione,
illuminati dallo Spirito Santo, trasmesse agli uomini incorrotte sino alla fine del
mondo: esse sono oggetto di Fede divina.
*
Esiste una Tradizione “vivente”?
●I primi ‘Discepoli’ degli Apostoli ricevettero in maniera diretta e immediata la
Tradizione dalla bocca dei Dodici, mentre i posteri la ricevono in maniere indiretta e
mediata, tramite l’insegnamento dei successori di Pietro (i Papi) e degli Apostoli (i
Vescovi) cum Petro et sub Petro. Il Magistero ‚ l’organo della trasmissione ininterrotta
della medesima eredit‡ ricevuta dagli Apostoli da parte di Cristo o dello Spirito Santo.
Questa ‚ la funzione del Magistero: mediare, interpretare e attualizzare o
trasmettere l’insegnamento divino, ma sempre agganciandosi alla Tradizione ricevuta
e quindi gi‡ trasmessa. Non si tratta di far vivere una Fede nuova, ma di tramandare e
far ricevere o rivivere continuamente e nuovamente l’unica Fede predicata da Cristo
e dagli Apostoli, sino alla fine del mondo. Tale funzione non contiene e non propone
nessuna novit‡ sostanziale, ma solo ribadisce in maniera nuova e approfondita o
esplicitata la stessa verit‡ contenuta nella Scrittura e nella Tradizione. Da questa
trasmissione della Fede ‚ totalmente assente ogni ombra di contraddizione tra verit‡
antiche e nuove e lo sviluppo o approfondimento deve avvenire “nello stesso senso e
nello stesso significato” (S. Vincenzo da Lerino, Commonitorium, XXIII). Solo in tale
senso si puˆ parlare anche di Tradizione “viva”, non in quanto “cangiante”, ma
“omogeneamente crescente”. Non vi ‚ Tradizione, non sussiste verit‡ cattolica dove
si trova contraddizione, contrariet‡ o concorrenza tra “nova et vetera”. Il cardinal
Pietro Parente su L’Osservatore Romano del 9-10 febbraio 1942 gi‡ scriveva: ‹c’‚ da
deplorare […] la strana identificazione della Tradizione (fonte della Rivelazione) col
Magistero vivo della Chiesa (custode ed interprete della divina Parola)Œ. In breve vi ‚
una distinzione tra Tradizione e Magistero nel senso che il secondo custodisce, spiega
e propone a credere le verit‡ contenute nella Tradizione ed ‚ molto pericoloso
identificare la Tradizione col Magistero vivente, perch• si finisce col dare alla prima
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un carattere intrinsecamente evolutivo o al contrario relativizzare talmente il
Magistero rispetto alla Tradizione sino a minimizzarlo o quasi annichilarlo. Sono i due
errori, per eccesso e per difetto, che si riaffacciano oggi.
*
Riassumendo
●Quanto ai rapporti tra Magistero e Tradizione, il Magistero custodisce, spiega e
interpreta la Parola di Dio scritta o orale. Quindi Magistero e Tradizione non sono
identici. Il Magistero non ‚ fonte di Rivelazione, la Scrittura e Tradizione sŽ. Perciˆ il
Magistero presuppone le due fonti della Rivelazione, le custodisce e le spiega, onde in
senso stretto non coincide con la Tradizione. Tuttavia se si considera il Magistero nei
suoi documenti o oggettivamente, allora si puˆ dire che in essi si ritrova la fonte o
luogo in cui vi ‚ la Rivelazione.
●Il Magistero ‚ assistito da Dio. Tuttavia quest’assistenza non ‚ assoluta, ma
limitata alla trasmissione della Rivelazione. Dunque, lungi dal costituire la dottrina o
la Verit‡, l’atto del Magistero la conserva e la dichiara: il Magistero si definisce come
tale in dipendenza oggettiva dalla Rivelazione divina, di cui deve assicurare la
trasmissione e non deve “inventare” nuove dottrine sostanzialmente diverse da quella
Rivelata, che puˆ essere approfondita.
●L’assistenza ‚ data al Papa perch• egli possa preservare la Fede della Chiesa. Se
si perde di vista il giusto rapporto che fa dipendere il Magistero dalla Tradizione
oggettiva, il Dio rivelatore rischia di passare in secondo piano a vantaggio del
Magistero custode ed interprete, il ‘Creatore’ cederebbe il passo alla ‘creatura’, il
‘Fine’ al ‘mezzo’, l’ “Assoluto” allo ‘strumento’. Ma ciˆ ‚ contraddittorio. Quindi
ripugna, ossia ‚ assolutamente impossibile.
d. CURZIO NITOGLIA
30 dicembre 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/introduzione_magistero.htm
[1] Brunero Gherardini, Tradidi quod et accepi. La Tradizione, vita e giovinezza della Chiesa, Frigento,
Casa Mariana Editrice, 2010; Id., Quaecumque dixero vobis. Parola di Dio e Tradizione a confronto con la
storia e la teologia, Torino, Lindau, 2011.
[2] In filosofia scolastica oltre che di ‘Assoluto’ si usa anche il termine di ‘A se’ o ‘Aseitas’ per indicare
Dio, che non ‚ ‘ab alio’, non dipende da nessun altro, ma solo da Se stesso (‘Ipsum Esse subsistens’).
Invece ogni creatura, anche l’Angelo, ‚ ‘ab alio’ o ‚ creato da Dio quindi ‚ ‘dipendente’ e non ‘Assoluto’.
[3] A. Lang, Compendio di Apologetica, tr. it. Torino, Marietti, 1960, p. 461.
[4] Cfr. Cipriano Vagaggini, voce “Dogma”, in “Enciclopedia Cattolica”, Citt… del Vaticano, 1950, vol. IV,
col. 1792-1804; Giacinto Ameri, voce “Defnizione dogmatica”, in “Enciclopedia Cattolica”, Citt… del
Vaticano, 1950, vol. IV, coll. 1306-1307.
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[5] Cfr. G. Zannoni, voce “Eresia”, in “Enciclopedia Cattolica”, Citt… del Vaticano, 1950, vol. V, coll. 487492.
[6] Per es. Giovanni Paolo II sulla impossibilit… del sacerdozio femminile; oppure i Vescovi sparsi nel
mondo assieme al Papa. Per es. Pio XII che chiede ai Vescovi di tutto il mondo se reputano rivelata e
definibile l’Assunzione di Maria SS. in Cielo.
[7] Per esempio Pio IX, che definisce da solo l’Immacolata Concezione o il Concilio Vaticano I, che
definisce l’Infallibilit… pontificia.
[8] †Sono da credersi di Fede divino-cattolica tutte le cose che sono contenute nella Parola di Dio scritta
o tramandata e che sono proposte a credere dalla Chiesa, sia con Giudizio solenne sia col Magistero
ordinario, come divinamente rivelate‡.
[9] Cfr. Federico dell’Immacolata, voce “Infallibilit…”, in “Enciclopedia Cattolica”, Citt… del Vaticano,
1951, vol. VI, coll. 1920-1924.
[10] Cfr. M. Cordovani, voce “Chiesa”, in “Enciclopedia Cattolica”, Citt… del Vaticano, 1949, vol. III, coll.
1443-1466; Antonio Piolanti, voce “Primato di San Pietro e del Romano Pontefice”, in “Enciclopedia
Cattolica”, Citt… del Vaticano, 1953, vol. X, coll. 6-19; Giuseppe Damizia, voce “Concilio”, in “Enciclopedia
Cattolica”, Citt… del Vaticano, 1950, vol. IV, coll. 167-172.
[11] Cfr. J. B. Franzelin, De divina traditione et Scriptura., Roma, 1870; L. Billot, De immutabilitate
traditionis, Roma, 1904; S. G. Van Noort, Tractatus de fontibus Revelationis necnon de fide divina, 3a
ed., Bussum, 1920; S. Cipriani, Le fonti della Rivelazione, Firenze, 1953; A. Michel, voce “Tradition”, in
DThC, XV, coll., 1252-1350; G. Filograssi, La Tradizione divino-apostolica e il magistero ecclesiastico, in
“La Civilt… Cattolica”, 1951, III, pp. 137-501; G. Proulx, Tradition et Protestantisme, Parigi, 1924; S.
Tommaso d’Aquino, S. Th., III, q. 64, a. 2, ad 2; B. Gherardini, Divinitas 1, 2, 3/ 2010, Citt… del Vaticano, S.
Cartechini, Dall’opinione al domma, Roma, Civilt… Cattolica, 1953, M. Schmaus, tr. it., La Chiesa, Casale
Monferrato, Marietti, 1973.
[12] Cfr. G. Mattiussi, L’immutabilit… del dogma, in “La Scuola cattolica”, marzo 1903.
[13] Cfr. A. Marˆn Sola, L’evolution homog‚ne du dogme, Friburgo, 1924.
[14] Cfr. J. Salaverri, De Ecclesia Christi, Madrid, BAC, 1958, n‰ 805 ss.
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