Tradurre dal latino all`italiano - Blog-ER

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TRADURRE DAL LATINO ALL’ITALIANO
Quando ti si propone un brano latino, non tuffarti a pesce sul vocabolario, ma cerca prima di capire “come
funziona” il testo, individuando le strutture di base, anche sulla base del lessico già acquisito. Può essere utile
effettuare quelche sottolineatura o evidenziazione, ma non sommergere il testo di appunti: corri il rischio di non
cogliere più la punteggiatura e di rendere difficile la lettura e quindi la comprensione stessa.
In primo luogo dobbiamo individuare in ogni periodo le forme verbali, corripondenti alle singole
proposizioni che compongono ogni periodo. Per capire in che rapporto stanno le proposizioni
corispondenti a questi verbi e in particolare qual è la proposizione principale che regge il periodo,
dobbiamo identificare i connettivi coordinanti (congiunzioni o segni di interpunzione) oppure subordinanti
(congiunzioni o pronomi relativi e interrogativi).
Se troviamo un elemento subordinante, sappiamo che il verbo immediatamente seguente apparterrà alla
subordinata stessa, e non potrà essere il verbo reggente.
Ad es.: Non semper iusti, quia verum dicunt, ab aliis laudantur nec praemia obtinent=non sempre i giusti,
poiché dicono il vero, sono amati dagli altri né ricevono premi.
La congiunzione causale subordinante quia regge il verbo immediatamente seguente dicunt, che quindi non può
essere il verbo della proposizione principale: esso sarà invece laudantur. Le virgole inoltre ci fanno capire che
la reggente è Non semper iusti ab aliis laudantur nec praemia obtinent interrotta dalla subordinata quia verum
dicunt, che dobbiamo immaginare come se fosse tra parentesi. Invece la congiunzione nec, che è coordinante,
pone sullo stesso piano i verbi laudantur ed obtinent. Avremo quindi una reggente Non semper iusti ab aliis
laudantur con una subordinata di I grado (quia verum dicunt) e una coordinata alla reggente (nec praemia
obtinent)
Dopo aver cercato di cogliere a grandi linee la struttura generale, proviamo ad analizzare ogni singola
proposizione, a partire dal verbo. Devo capire a quale coniugazione esso appartiene sulla base delle
terminazioni, individuando modo, tempo e persona (singolare o plurale!!) per poi tradurlo nel
corrispondente italiano. Per ricordare bene le coniugazioni dovremo memorizzare bene i verbi presentati
come esempio sul libro, così da avere punti di riferimento sicuri. Attenzione: alcune terminazioni possono
appartenere a diverse coniugazioni, modi e tempi: il contesto ci aiuterà ad eliminare le possibilità inutili. Ad
esempio se dopo una serie di futuri trovo il verbo pendet, non sarà presente da pendeo, ma futuro da pendo.
Se il verbo è alla I o II persona singolare o plurale, so già che il soggetto potrà essere solo un pronome
personale in genere sottointeso. Se il verbo è alla III persona singolare o plurale dovrò cercare nel primo
caso un soggetto al nominativo singolare, nel secondo al nominativo plurale, senza scartare nessuna delle
parole che possono corrispondere ad un nominativo.
Nella frase già analizzata, ad esempio, l’unico nominativo plurale compatiobile con laudantur è iusti, che
propriamente è un aggettivo, ma che qui non è concordato con alcun altro termine: si tratterà evidentemente di
un aggettivo sostantivato, al maschile, cioè “i giusti” (sottointeso “gli uomini”).
Dovrò poi esaminare la diatesi del verbo: se è attivo, dovrò chiedermi se è transitivo, perché in questo
caso dovrò cercare anche un complemento oggetto in accusativo. Ad esempio nella frase citata il verbo
dicunt, che ha come soggetto sottointeso sempre iusti (soggetto della reggente) perché non ricorre nessun altro
nominativo plurale, reggerà come complemento oggetto l’accusativo verum, che, non essendo concordato con
alcun nome, è un altro aggettivo sostantivato: tuttavia è chiaro che qui non si tratta di un maschile (“l’uomo
vero”), ma di un neutro (“la cosa vera”, il vero, la verità”). E’ opportuno non cadere nell’errore di tradurre gli
aggettivi sostantivati neutri come maschili. Es. Bona= “Le cose buone, i beni”, non “ i buoni”!. Il neutro si
riferisce a cose, non persone!
Se il verbo è in forma passiva, mi dovrò aspettare un complemento di agente (a/ab + ablativo) o causa
efficiente (ablativo semplice). Ad esempio il verbo laudantur ha come complemento di agente ab aliis.
Per riconoscere i complementi predicativi dovrò in genere fare riferimento al significato dei verbi che
reggono il predicativo dell’oggetto (rendere, eleggere, considerare, creare, chiamare ecc.) o del soggetto
(essere reso, eletto, considerato, creato, chiamato, diventare, sembrare, apparire ecc.)
Dovrò quindi esaminare gli altri complementi richiesti obbligatoriamente dal verbo: ad esempio il verbo
dare, sia in forma attiva sia in forma passiva regge anche il dativo (“dare, essere dato a qualcuno”). Potrò
quindi passare agli altri complementi, non vincolati.
Se trovo una preposizione (ob, in, ab, ad, ecc.) mi devo chiedere che caso regge e se la parola seguente
corrisponde a quel caso. Tra preposizione e nome oppure anche anche tra preposizione e aggettivo da una
parte e nome dall’altra si può infatti inserire un genitivo in posizione attributiva, che sarà strettamente riferito
al nome seguente. Ad es.: ob animi constantiam /ob magnam animi constantiam=”a causa della (grande)
fermezza dell’animo”. Ovviamente l’aggettivo riferito a constantiam sarà sempre concordato ad essa in caso
genere e numero, a prescindere dall’elemento “intruso”.
In particolare se trovo un nome proprio di città, mi ricorderò che nei complementi di luogo i nomi di città non
vogliono preposizione; devo tuttavia stare attento a non ritenere che si tratti sempre di un complemento di
luogo. Ad esempio Romae può essere il locativo di Roma (“a Roma”) ma anche un normale genitivo di
specificazione (“di Roma”).
Se trovo una parola o un gruppo di parole senza verbo tra due virgole, posso immaginare che si tratti o
di un elenco di complementi simili (Copiae petebant hastas, tela, pila=le truppe chiedevano lance, dardi,
giavellotti), oppure che si tratti di una apposizione, eventualmente con altri complementi allegati (Ennius,
summus antiquae Romae poeta, clara bella narrabat=”Ennio, sommo poeta dell’antica Roma, narrava famose
guerre”), oppure di un vocativo (Historia, pueri, vitae magistra est= “La storia, ragazzi, è maestra di vita”).
TRADURRE DALL’ITALIANO AL LATINO
In primo luogo occorre analizzare la frase italiana di partenza, identificando la sua struttura e quali sono i
complementi latini corripondenti.
Il primo elemento che dovrò tradurre è il soggetto, che ovviamente potrà essere sottointeso se si tratta di I o
II persona plurale. Bisogna chiedersi a quale declinazione appartiene il nome, e quale è il nominativo, senza
confondersi con il singolare o il plurale (attenzione a memorizzare bene i pluralia tantum!). Se c’è un aggettivo
dovrò concordarlo con il caso, genere e numero del nome, sapendo che negli aggettivi della I classe il
maschile segue sempre i nomi in us o in er maschili della II declinazione, il femminile i nomi della I
declinazione, il neutro i neutri della II declinazione. E’ quindi opportuno analizzare attentamente il sostantivo,
senza lasciaci trascinare però dalla sua desinenza. Ad esempio il genitivo plurale maschile agricolarum, che
segue la I declinazione, vorrà l’aggettivo bonorum, cioè al genitivo plurale maschile (che segue la II
declinazione)
Poi dovrò tradurre il verbo, identificando correttamente il corrispondente tempo, modo e persona. Il
verbo dovrà rigorosamente essere coordinato con il soggetto! Se devo dire “Atene è bella”, dal momento
che Athenae è uno dei pluralia tantum anche il predicato sarà al plurale (sunt pulchrae).
Quindi passerò agli altri complementi, facendo attenzione alle preposizioni, ai casi che reggono e alla
correttezza della declinazione (singolare e plurale!), cercando di collocarli in modo coerente nella frase.
Gli aggettivi possessivi di I e II persona potranno essere utilizzati sempre, a prescindere dal soggetto
della frase (Laudo meum amicum / laudas meum amicum), mentre per quelli di terza persona devo considerare
il rapporto con il soggetto
Se in italiano “suo” o “loro” si riferiscono al soggetto, in latino userò sempre l’aggettivo suus sua, suum,
concordato con il nome a cui è legato.
Paulus amat suam patriam=Paolo ama la sua (=di se stesso) patria
Romani amant suam patriam=I Romani amano la loro (=di loro stessi) patria.
L’aggettivo si concorda in caso genere e numero con il nome a cui è legato (Paulus amat suam patriam /
suos agros, ecc.), ma non varia se si riferisce a persona o cosa singolare o plurale (mentre in italiano usamo
“suo” se il proprietario è singolare, “loro” se è plurale).
Se invece “suo” o “loro” non si riferisce al soggetto userò il genitivo eius (=di lui, di lei, di ciò) se indica
appartenenza a cosa o persona singolare, eorum / earum / eorum (di quelli, di quelle, di queste cose) se si
riferisce a persone o cose plurali:
Non amo tyrannum nec desidero eius pecuniam=”Non amo il tiranno né desidero il denaro di quello→il suo
denaro”
Non amo tyrannos nec desidero eorum pecuniam=”Non amo i tiranni né desidero il denaro di quelli→il loro
denaro”
Ovviamente la scelta fra eius ed eorum non dipende dal nome a cui il genitivo è legato (cioè la cosa posseduta,
qui pecuniam), ma, come in italiano, a quello a cui il genitivo si riferisce (cioè il possessore, qui tyrannum
singolare o tyrannos plurale)
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