Teologia Morale Speciale Sociale 13° Lez - 2° semestre 1° Lez –19 Feb 09 - Ass.: SANTANGELO → Don Domenico La mia presentazione, vuole essere di introduzione, ciò che dirò oggi servirà a collocare questa parte del corso di “Teologia Morale Speciale”. Segue la presentazione del professore e degli studenti. Diamo ora il programma del corso sono la 4° - 5° - 6° dell’ORDO. In questa lezione e nella prossima voglio però trattare un argomento che di solito non viene trattato. la Teologia Morale Sociale è anche una materia a sé, è importante quindi dare quelle indicazioni di carattere generale per situarvi in questo precorso. L’argomento di questa sera potrebbe essere, la Natura ed il Metodo (della T.M.S.Sociale) – la prossima volta ci occuperemo di Persona e Società. Il testo di riferimento per queste lezioni è il compendio della dottrina sociale della Chiesa, che è il documento ufficiale del magistero cattolico, che presenta l’insegnamento sociale della Chiesa, raccoglie i lineamenti fondamentali della dottrina sociale della Chiesa [per chi non può acquistarlo: www.vatican.va →curia→pontifici consigli→pontificio consiglio della giustizia e della pace→COMPENDIO]. Oggi ci concentreremo su questo aspetto: la natura ed il metodo della Teologia Morale Sociale. L’obiettivo di questa parte del corso è di favorire in voi una specifica competenza intellettuale, quella di poter valutare le complesse problematiche della vita sociale alla luce della fede. Tutta la nostra sfida di fondo è proprio questa: come valutare tutto ciò che ha a che fare con la vita dell’uomo in società ma alla luce del criterio della fede. È la fede il criterio normativo che indica a noi le prospettive di senso su come situarci, vivere, valutare … l’agire dell’uomo in società. Da parte degli studenti c’è bisogno, oltre che dello studio, di sviluppare una capacità analitica sulle questioni presentate. Capire il perché viene fatta quella proposta e che tipo di arricchimento porta tale proposta per la vostra vita di fede. Dicevo: la natura ed il metodo della Teologia Morale Sociale. Innanzi tutto: che cosa è? Quelle 3 parti del corso di Morale, non scaturiscono a caso, sono 3 ambiti (Morale della comunicazione, Morale socio economica, Morale socio politica) della Teologia Morale Sociale, che di per sé ha una collocazione autonoma nel quadro delle scienze e della stessa teologia. L’oggetto del nostro studio saranno gli ambiti essenziali del trattato di Teologia Morale Sociale. È, questo ultimo, un settore che dal CVII ha avuto un notevole interesse/fioritura. L’interesse scaturisce da quando emerge la parola ufficiale della Chiesa. Da quando si colloca l’origine della dottrina sociale della Chiesa. Ma da quando la Chiesa ha cominciato ad avere una parola ufficiale sul sociale? È cominciato con l’enciclica di Leone XIII Rerum Novarum 1891. Ma allora ci chiediamo: prima la Chiesa cosa ha fatto? Possibile che non abbia avuto una parola sul sociale? Quindi, è impreciso chiedere: “ma quando è nata la dottrina sociale?”. La collocazione ufficiale è da situare con la prima enciclica sociale(R.N.), ma la chiesa ha sempre avuto una dottrina sociale. Non per niente se dobbiamo andare alle fonti precise di questa disciplina e quindi la Sacra Scrittura, ha già in se stessa una parola sul sociale. Proprio perché per sociale intendiamo la vita dell’uomo, questo il Compendio lo ribadisce in forma molto evidente. L’uomo è costitutivamente sociale. L’uomo ha una costituzione eminentemente relazionale. Partendo dal punto di vista della fede, l’uomo è persona, non è individuo (concezione contemporanea). Ma l’individuo è una riduzione antropologica, non include in se tutte le dimensioni dell’uomo, (prossima lezione servirà a dare una descrizione dell’uomo). Tornando alla parola che la Chiesa ha sempre avuto sul sociale … il bene della Chiesa quale è? È l’uomo, e che egli viva. Così la Teologia è ciò che indica le vie necessarie all’uomo per vivere bene. La T. Morale si situa in questo spartiacque. È il comandamento fondamentale per l’uomo, “che viva”, questo lo rivela la Sacra Scrittura. Ma l’uomo può vivere bene e male, c’è un amore ordinato ed un amore disordinato. Per questo la proposta teologica morale insiste nell’indicare le vie che prospettano l’ordine del bene. Dio crea in modo ordinato, c’è una legge naturale nel fondo di ogni progetto creato (uomo, animale o cosa). C’è un progetto per ogni realtà creata, tutto si racchiude all’interno di quelle 10 parole che Dio ha consegnato a Mosè sul Sinai. Il decalogo, è la legge naturale per eccellenza, ne è la sua indicazione più sintetica. Chi volesse approfondire questi argomenti sappia che c’è un testo del professor Gerardi “Storia della Morale”. 1 La definizione di Teologia Morale Sociale: è quella intelligenza della fede (noi vogliamo comprendere, leggere in profondità il dato della fede) in chiave di elaborazione etico teologica sul sociale. Da non pensarsi quindi come pura esposizione di dati, abbiamo a volte una concezione riduttiva, il dover imparare ciò che troviamo nelle encicliche, manca quello sforzo critico di riflessione. Sapete che ogni documento magisteriale si situa sempre in un determinato contesto, e vuole rispondere ad una sfida, da questa preoccupazione emerge che la Chiesa possa dire una parola credibile sul sociale. Da qui è nato lo sforzo ultimo: compendio della dottrina sociale della Chiesa. Proprio per raccogliere tutto quello che il magistero ha detto, facendo riferimento alla Scrittura alla Tradizione ed ai magisteri che si sono succeduti nel corso della storia. Ripeto, c’è una Teologia Morale(TM), una teologia Morale Fondamentale(TMF), la Teologia Morale Speciale … in cui si situa il nostro corso, un ambito della T.M.Sp. è la Teologia Morale Sociale(T.M.So.), definita come intelligenza della fede sul sociale. Dovremo parlare anche delle scienze umane, parliamo di politica, di economia, cultura, comunicazione. Per esempio, pensiamo alla politica, se volessimo preoccuparci della scienza politica, c’è una scienza della politica, una filosofia della politica, c’è una scienza della politica, ecc. ecc. ecc. ogni scienza, poi al suo interno si suddivide in altri ambiti e in altri sottoambiti. È importante ora chiarire che la TSo nasce in un contesto, quello proprio della TM, che si relaziona alla TMF, ma il rapporto specifico che la TMSo intesse è con la TMSp della Chiesa, proprio perché entrambe gli studi si occupano di questioni sociali. Ecco da dove deriva l’affinità maggiore a comprendere anche quello che il Magistero ha potuto dire sulle varie questioni sociali che si sono succedute nel tempo. La questione è cercare, quale sia il rapporto tra TMSo e la Dottrina Sociale della Chiesa? Entrambe si occupano di questioni sociali, cosa le differenzia? C’è un rapporto che non è di identità/coincidenza, ne di separazione. Ma è un rapporto di distinzione e di convergenza. Su questo Erman Fit, professore dell’ateneo della Santa Croce, nella parte introduttiva del suo testo “trattato di teologia morale e sociale” nella parte iniziale cerca di capire proprio questo: che rapporto c’è tra TMSo e la Dottrina Sociale della Chiesa? Poiché molti tendono ad evidenziare, anche tra gli stessi studiosi, no c’è convergenza sulla questione del rapporto tra le 2 scienze, io credo che la prospettiva più corretta sia quella di situare la Dottrina Sociale della Chiesa(DMdC) nella TMSo. Proprio perché la DMdC interviene in un certo momento storico, in cui diventa preoccupazione, ma fino ad allora la Teologia aveva già elaborato il suo pensiero. Per questo è più opportuno dal punto di vista metodologico inserire la DSdC nella TMSo, e non per niente la DSdC è essenzialmente studio del Magistero. La teologia però comprende al suo interno il riferimento necessario alla Rivelazione, quindi alla Sacra Scrittura e alla tradizione della Chiesa, quindi il Magistero è solo una parte del suo studio. Per questo la TMSo comprende al suo interno la DSdC. Questo per dare una collocazione alo studio e alle questioni di cui ci occupiamo. Qui abbiamo definito “che cosa à” vediamo ora il Contenuto, e poi il Metodo con cui studiare la TMSo. Avete già studiato la TMF e quindi sapete già di cosa si occupa: la questione del fondamento, la specificità dell’agire morale, le condizioni dell’agire morale, la struttura dell’agire morale. La TMSp studia degli ambiti: morale religiosa, morale sacramentaria, morale coniugale, morale matrimoniale, e poi studia anche la Morale Sociale (quello che facciamo il Giovedì). Approfondendo: (che cosa è la TMSo)… intelligenza della fede sul sociale … specificando: è quella parte dell’etica Teologica, che studia la valenza morale del comportamento umano in società. Ciò che nel vivere in società assume una qualifica morale. Come bisogna vivere in società? Perché bisogna vivere in un certo modo in società? Proprio perché il credente, anche i società agisce alla luce di quel criterio, alla luce della fede. Riducendo il tutto in parole semplici diremmo che: la TMSo è quell’intelligenza sull’agire umano in società attraverso l’esercizio teologico. Attraverso la lettura, l’interpretazione del dato di fede (chiave di volta per capire il vivere in società). Ecco di cosa ci occuperemo, ed è un qualcosa che come cristiani, dobbiamo saperlo, come afferma Mauro Cozzoli … cosa è questo vivere da cristiani in società? Dice: “questo qualcosa che noi cerchiamo di decifrare, come intelligenza della fede sul sociale, non è un’opera di supplenza perciò oppositiva o accessoria”. Pensate a come tanti vorrebbero la presenza dei cristiani in società, ci sono, non ci sono, cosa cambia? Ansi meli se non ci sono. Laicità dello stato. La presenza pubblica della fede non ha significato, questo perché ognuno in privato fa le sue scelte. Ma questa sarebbe una religione di carattere intimista, individualista. Le se vorrebbe togliere qualcosa che invece le è connaturale, anche perché voi mi insegnate, da buoni studenti di Teologia Morale che il Signore quando parlava, non parlava solo con uno. Ma parlava in maniera pubblica e rilevante, proprio perché il suo messaggio potesse arrivare a tutti. Quando ha costituito la Chiesa il Signore non gli ha detto certo di rimanere chiusa in un angolo. La presenza dei 2 cristiani in società, non è qualcosa di accessorio, non è qualcosa di facoltativo al nostro vivere. Così come anche, che la mia fede mi dica dei parametri per il mio vivere non è irrilevante per il mio agire in società proprio se io ritengo che la fede ha una parte nella mia vita, perché altrimenti dovremmo chiederci: ma che ruolo ha allora la tua fede? Pensi di poter vivere ed esplicitare la tua fede solamente la domenica? O in qualche altro momento? La domenica vivi quel momento, e quella è la tua fede? Tutti gli altri momenti della tua vita, su che cosa sono ordinati? Da chi sono guidate le tue scelte? Ed il tuo agire in società? Intendo per società, la vita dell’uomo, che è eminentemente sociale, proprio perché nessuno di noi è un’isola, nessuno di noi vive rinchiuso in se stesso, almeno per necessità. Almeno solo per soddisfare i nostri bisogni, solo per questo, non voglio nemmeno individuare gli altri aspetti della vita relazionale, ma almeno solo per necessità ognuno di noi dovrebbe poter dire a se stesso: non posso vivere da solo. E quindi se faccio parte di una comunità, allora, in questa comunità io ho la necessità di portare quei valori quei contributi, che ritengo siano importanti, se noi alla fede diamo un contributo di valore, allora, quel contributo deve essere conosciuto, compreso e reso vivo e operante. Malgrado il fatto che il potere, perché la questione oggi rilevante a livello sociale è il potere. L’uomo che deve avere sempre di più, che deve dominare sugli altri, che deve avere il dominio per essere uomo. Questo non è nel progetto di Dio, per questo la fede rientra a pieno titolo nel dare la giusta collocazione a tutte le questioni sociali. Cosa è scritto nel progetto di Dio? È a quella luce che facciamo riferimento, in quella luce studiamo e comprendiamo il vivere e l’agire dell’uomo. Il professor Cozzoli in questo testo dice proprio questo, io ho cercato di sviscerare questo pensiero, ovviamente, “non è un’opera di supplenza, per ciò oppositiva o accessoria, ma è integrante” (il rapporto fede società è un qualcosa di integrante). Lo dico soprattutto a noi consacrati, noi siamo parte di questo mondo, il Signore ci vuole luce e sale per questa società, per questo mondo in cui viviamo, ognuno di noi. Il laico ce lo ha scritto nel proprio codice genetico, ricordate la Lumen Gentium, cosa dice su chi è il laico. Il rischio del religioso, di chi si consacra ai fratelli, nel servizio ministeriale, è quello di crearsi un mondo a parte, ma se vogliamo essere vivi nella società in cui viviamo, allora dobbiamo vivere in questa società, non in altre immaginate. Quindi la fede, in società, è parte integrante e costitutiva della missione della Chiesa, come della concezione cristiana della vita. E continua l’autore(Cozzoli): “la Chiesa ha ricevuto da Cristo il mandato di annunciare il vangelo, agli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi”, ma il vangelo non aveva implicanze sociali? Voi rileggete tutto quello che Gesù fa in parole e opere, Gesù che è la rivelazione piena di Dio, andiamo a tutta la Sacra Scrittura, non c’è altro se non questo, come riferimento. E il mandato che la Chiesa ha ricevuto è annunciare il vangelo, la buona notizia, ritorna quindi il riferimento a ciò che deve essere inteso come buono, come bene per gli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi, vedi la finale del vangelo di Mt 28,19-20 o di Mc 16,15. Il vangelo è la verità della vita, la verità della vita sociale, è verità senso, è verità significato, aiuta a capire il fondamento del vivere ed agire da uomini, come siamo stati pensati nel progetto di amore di Dio. Quindi è verità, propri perché significato e senso, è verità indicativa, che illumina sull’agire, quindi è direttrice poi di senso, indica un comportamento da vivere e da seguire. Per questo studiamo anche la Teologia Morale, ci da delle indicazioni concrete, sul come vivere e sul come vivere bene. Questo che la TM fa, è già scritto in chiave essenziale, già nella parola di salvezza che Dio ha consegnato all’uomo. “quindi l’autorità del vangelo illumina e investe l’uomo nella globalità della sua esistenza”. Noi non siamo compartimenti stagni, un aspetto dice si al Signore, l’altro dice di no. Oppure mi comporto in un certo modo a seconda di come mi va. Non è questa, che verità sarebbe, della nostra vita se uno si comportasse in questo modo? Pensate alle brave suore che seguono sempre le indicazioni della madre superiore, pensate se si mettesse a decidere così, a seconda di come le va a l momento. Questo per farci capire come è importante, che certi pilastri ci siano, e debbano essere veramente pilastri nella nostra vita, allora, se noi abbiamo abbracciato la via della fede, questa via deve parlare, conformandoci in un certo modo. La verità del vangelo illumina e investe l’uomo, nella globalità della sua esistenza e nella sua vocazione salvifica, perché l’uomo risponde alla vocazione, nella interezza del suo esistere. Vedremo la volta prossima parlando del tipo di umanesimo, di cui la Chiesa, il Magistero Sociale, la Teologia Morale. Parliamo di umanesimo integrale e solidale, che è la chiave di volta di tutta la proposta teologica cristiana. Proprio per dire che c’è una integralità, c’è uno sviluppo plenario, o di quel principio che a me piace ridurre in due parole: che è di tutto l’uomo e di ogni uomo. Sono le due parole chiave di tutta la TMSo. Se voi riuscite a mettere a frutto quelle due parole in ogni ambito in cui vi ritrovate a vivere e applicate queste due paroline “TUTTO L’UOMO” e poi io ho cura di “OGNI UOMO”, perché ogni uomo ha la mia stessa 3 dignità. È uguale a me in dignità. Capite anche qui cosa significa, che la verità del vangelo illumina e investe l’uomo nella globalità della sua esistenza. Attenti, c’è un rischio, quello di far derivare dal vangelo come una forma di catechismo, si fa dedurre al vangelo come bisogna vivere. Il vangelo, va anche letto, capito, compreso, interpretato, per saper discernere che cosa è il bene e che cosa è il male. È fondamentale in questo compito di evangelizzazione a cui come cristiani siamo chiamati, ad aprire anche gli occhi ed i cuori delle persone a cui noi parliamo, proprio per illustrare loro la vocazione sociale a cui sono chiamati, a cui ognuno è chiamato, a ricordare quello che Papa Paolo VI diceva nella Evangelium Annunziandi esortazione apostolica del 1_ _ 5, quando al n° 35 (34) dice: “la Chiesa non accetta di circoscrivere la propria missione al solo campo religioso”, come a dire, interessatevi della sacrestia della storia, poi gli altri ambiti lasciateli perdere. “disinteressandosi dei problemi temporali dell’uomo” è questa una chiave essenziale. In sintesi è dalla fedeltà alle fonti storico salvifiche da cui la Chiesa(=ogni cristiano) trae la propria ragion d’essere, e quindi dal suo essere comunità di salvezza, a questo il Signore l’ha configurata. Come comunità di salvezza, chiamare a suscitare un impegno di liberazione e di promozione umana, che deve essere integrale e solidale. Ecco perché bisogna avere cura, se il compito essenziale per il quale Dio ha chiamato ogni uomo, che l’uomo viva, allora, deve essere proprio conforme a questa integralità e questa solidarietà di liberazione e di promozione umana. Se questo è il contenuto, questa intelligenza sul vivere dell’uomo in società; quale è il metodo allora con cui avvicinarsi a questa disciplina? Il metodo è quello della teologia, con l’intellectus fidei, con l’ascolto del dato della fede, una intelligenza etica del dato rivelato, è una intelligenza teologica, proprio perché è la fede che da pieno significato al vivere, e quindi anche al vivere sociale, ma anche una intelligenza del dato, che sia non solo teologica ma anche morale, proprio perché indica una proposta, indica ed orienta poi la vita concreta dell’uomo. In modo particolare, se dobbiamo dire quale è il metodo concreto, con cui è opportuno studiare la TNSo allora, mi viene in mente quello che il Decreto Conciliare sulla Formazione Sacerdotale l’Optatam Totius parlava su come rinnovare gli studi, al n°16 “si ponga speciale cura nel perfezionare la TM in modo che la sua espressione scientifica, più nutrita della dottrina della Sacra Scrittura, illustri la grandezza della vocazione dei fedeli in Cristo”. Quando oggi si parla di Morale, come viene intesa tale parola oggi? Non certo: grandezza della vocazione dei fedeli in cristo. Io non credo proprio, la morale è obbligo, tu devi fare questo. Il loro obbligo, quello di portare frutto nella carità per la vita nel mondo, queste si che sono parole, pensate se ciò che noi pensiamo come TM venisse intesa in questo senso. Se è questa la proposta di come deve essere inteso “morale” allora, morale è ciò che guida la mia libertà, è ciò che forma la mia libertà, ciò che aiuta la mia libertà a diventare responsabile. Ecco che siamo chiamati a formarci per essere sempre più consapevoli che c’è un binomio inevitabile tra fede e vita sociale. Sono 2 mondi, 2 realtà, 2 ambiti, ma che necessariamente debbono incontrarsi, proprio perché l’uomo che vive in società è l’uomo che crede, l’uomo che vuole poter investire anche sulla propria fede; è chiamato a vivere ed a essere secondo O.T. n°16 , “luce nel mondo”, sale della Terra, portando frutti nella giustizia, e nella carità per la vita di tutti. Quindi, riflessione etico teologica sul sociale, questa è la TMSo che ci chiederà di domandarci sul perché, come vivere in un certo modo, alla luce della fede. Quindi intelligenza etica sul sociale del dato di fede. La situazione concreta che andremo a studiare, l’ambito specifico in cui noi ci collocheremo, l’ambito dell’economia o qualsiasi ambito della nostra vita sociale, ambito famigliare. Anche la famiglia è soggetto sociale, lo ribadiva GPII nella centesimu salus, la soggettività sociale della famiglia, delle famiglie religiose, sono soggetti sociali, non sono fuori dal mondo, la situazione concreta che andremo a studiare. Considerate che ogni situazione come ogni momento della nostra vita è sempre singolare ed irripetibile, perché come mi è dato di vivere oggi forse non lo vivrò domani. Come oggi vivo il mio inserimento nella società economica, in quella vita politica che posso esercitare, in quell’ambito comunicativo in cui esercito anche la mia professione, o qualsiasi altra cosa … ogni volta che io esercito e vivo quel mio essere in quell’ambito sarà sempre singolare e irripetibile. Per questo allora, è necessario maggiore discernimento ogni volta, capire e giudicare sempre quale è il modo migliore di relazionarmi a quel dato momento. Quindi singolare e irripetibile, quel mio essere e agire in società, diventa luogo di comprensione dell’appello di Dio, lì Dio mi chiama , mi dice, dove sei? Quello che ha domandato ad Adamo, domanda ad ognuno di noi, cioè, che stai facendo? Come stai vivendo il tuo essere parte di quella determinata società? E noi come risponderemo? Signore mi sono nascosto, non vivo in questa società, vivo da qualche altra parte. Ogni momento del vivere nella società va sottoposto ad una lettura di fede. In modo da provocare un “circolo ermeneutico” cioè c’è una comprensione che deve emergere tra la Parola di Dio, tra 4 ciò che la fede mi ispira e la vita concreta. Del resto ricordate quello che il CVII nella GS parlerà di leggere, vivere interpretare gli eventi come sub luce vangeli et umane esperienze, ma c’è un et che li lega questi due momenti. Alla luce del vangelo e dell’esperienza umana. Come a dire che c’è tutta una fecondità di comprensione di arricchimento tra i due ambiti, che necessariamente devono mettersi in rapporto tra loro. Quindi lo specifico della proposta teologico morale sociale, quale sarà? In ogni singola scelta cercare e accogliere il proprio posto nel progetto di Dio per la famiglia umana. Visto che Dio ha deciso di salvarci non individualmente, ma perché tutti siamo parte di una unica famiglia umana, e dobbiamo avere a cuore le sorti di ciascuno e di tutti. E allora dobbiamo precisare quello che la GS al n° 24 dice: “l’uomo non entra in società solo per trovarvi i mezzi per realizzare se stesso”. Una concezione funzionalista, devo vivere, mi servono dei mezzi, entro in società, non, non è questo, questa è una concezione limitata, del mio vivere e agire in società. Ma per trovare ed essere se stesso, l’uomo deve entrare e vivere in società. Lo dice il CVII GS 24. Si passa da una morale per la salvezza privata, gli eletti, i predestinati, ad un dono per tutti, la pienezza di significato etico in cristo è la sua sequela, seguire Gesù Cristo. Allora, come si può articolare la proposta di una TMSo, io individuo 3 passaggi fondamentali che cercheremo di sviscerare nel corso delle lezioni: - - fedeltà al dato biblico (Optatam Totilius riprendendo Leone XIII providentissimus deus anima della teologia), Memoria viva della tradizione, bisogna andare a rileggere un po’ tutto quello che la storia della fede, come la tradizione ci insegna, i Padri della Chiesa, come hanno compreso loro la vita di fede? Come l’hanno tradotta nel loro vivere agire di quel determinato momento. Non so se vi è mai capitato di leggere le omelie dei grandi Padri, come Gregorio di Nazianzieno, gregorio di Nissa, San Basilio, che veramente dal punto di vista sella MSo, sono veramente incalzanti, perché erano questioni sociali, la ricchezza la povertà, lo sfruttamento. Questo anche per mostrare come questi uomini alla luce della fede hanno saputo leggere interpretare calare nella società il dato della fede. Magistero sociale, insegnamento sociale della Chiesa, se pure ripeto, con la consapevolezza di chi vuole fare ermeneutica. Voler comprendere quel dato, non solo limitarsi a ripeterlo passivamente, capire l’insegnamento che da esso può derivare. La chiave di volta per sviscerare al meglio la proposta di TMSo è proprio quella che è proprio quella che chiamiamo Morale della Responsabilità, dobbiamo percepire il dono che Dio fa ad ognuno di noi chiamandoci a questo mondo salvandoci in Cristo, santificandoci con il dono del suo Spirito. E prenderci cura di questo dono che Dio ha messo nel nostre mani, del resto proprio la voce responsabilità deriva da respondeo, che significa: mi prendo cura. Noi di cosa ci prendiamo cura? 5