Risposta - r225.09 del 22.09.2009

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22 settembre 2009 / 225.09
Signor
Giuseppe (Bill) Arigoni
Deputato al Gran Consiglio
Interrogazione 14 agosto 2009 n. 225.09
Ecoballe e cannoni deodoranti
Signor deputato,
facciamo riferimento all’interrogazione sopraccitata e, sentita l’Azienda cantonale dei rifiuti
(ACR), nel merito delle questioni poste, le esponiamo qui di seguito le nostre considerazioni.
1. Perché, dal momento che l’impianto non funziona al massimo della sua potenza e quindi non è
necessario avere un quantitativo di rifiuti enorme, non trasportare i normali rifiuti freschi con i
camion depositandoli quindi nella fossa adibita a questo scopo senza preparare le ecoballe?
I ritmi di consegna dei rifiuti solidi urbani delle economie domestiche, da parte dei servizi di
raccolta, si discostano in modo rilevante da quelle che sono le esigenze, poste dai costruttori
del termovalorizzatore, per la messa in esercizio dell’impianto.
Il collaudo deve avvenire con funzionamento a pieno regime e dimostrare il rispetto delle
garanzie date in termine di produzione di energia, emissioni e capacità di smaltimento dei rifiuti.
La fossa dei rifiuti riesce solo parzialmente a fungere da bacino di stoccaggio e da
ammortizzatore per tutte le situazioni di prova.
In particolare, durante la fase di funzionamento a pieno carico devono essere addotti
quantitativi di molto superiori a quelli prodotti normalmente dalle sole economie domestiche.
Per questi motivi l’Azienda Cantonale dei Rifiuti ha realizzato uno stoccaggio supplementare di
rifiuti
imballati, i quali dovevano essere utilizzati proprio per le prove a pieno carico in un periodo
(autunno-inverno) in cui la produzione di rifiuti cala.
2. Perché non mettere in atto una scelta qualitativa dei rifiuti in modo da evitare che in caso di
mancato funzionamento dell’impianto non ci sia pericolo di fuoriuscita di sostanze inquinanti?
Le ecoballe sono composte da rifiuti solidi urbani che non rappresentano pericoli in quanto a
fuoriuscita di sostanze inquinanti. Le ecoballe di Valle della Motta, una volta trasportate a
Giubiasco, sono immagazzinate esclusivamente nella fossa rifiuti di cui l’ICTR é dotato. La
fossa rifiuti offre tutte le garanzie tecniche per evitare qualsiasi pericolo per l’ambiente.
L’ICTR é chiamato a smaltire primariamente i rifiuti solidi urbani. Eseguire le prove di collaudo
con altri tipi di rifiuti andrebbe a scapito della procedura di messa in servizio e ottimizzazione
dell’impianto stesso.
3. Per quando è previsto che questo inceneritore diventerà un termovalorizzatore?
L’ICTR è, a tutti gli effetti, un termovalorizzatore. I rifiuti, bruciando all’interno dei due forni a
griglia a una temperatura di ca. 1'000 °C., generano un’enorme quantità calore. Questo calore
2.
è recuperato dalle due caldaie (una per ogni linea di combustione) al fine di trasformare l’acqua
in vapore surriscaldato a 400 °C / 40 bar. L’energia contenuta nei rifiuti viene così trasformata
in energia termica. In seguito, tramite la turbina a vapore installata nell’impianto, l’energia
termica viene trasformata in energia meccanica. Questa energia viene quindi trasmessa ad un
alternatore capace di generare una potenza di 16 MWel.
Il fabbisogno elettrico dell’impianto ammonta a ca. 3,8 MW. Di conseguenza l’ICTR é in grado
di esportare sulla rete elettrica ca. 12,2 MWel. Questa potenza corrisponde al fabbisogno di
energia elettrica di ca. 4'500 nuclei domestici ed é paragonabile a quella della diga della
Morobbia.
Come è certamente noto è in fase di allestimento un progetto di massima per la realizzazione di
una rete di teleriscaldamento nel Bellinzonese basata sul calore prodotto dalla combustione dei
rifiuti presso l’ICTR. Lo studio di fattibilità allestito dalla SUPSI indicava la possibilità di
allacciare fino a 450 utenze, diminuendo di 5,7 milioni di litri il fabbisogno di olio da
riscaldamento della regione e contribuendo pertanto tangibilmente al miglioramento della
qualità dell’aria.
4. Il sistema del filtraggio dei fumi è già perfettamente funzionante?
Attualmente l’ICTR si trova nella fase di messa in servizio e ottimizzazione. In questa fase
l’impianto verrà ottimizzato al fine di raggiungere le sue massime prestazioni. Durante la messa
in servizio l’impianto dovrà rispettare l’Ordinanza Federale contro l’Inquinamento Atmosferico
(OiAt).
Con l’inizio delle prove di carico e dell’esercizio di prova, fissati per il 2 novembre, l’impianto
avrà raggiunto le sue massime potenzialità e quindi in grado di rispettare i valori di emissione
garantiti alle autorità cantonali. Valori che, si ricorda, sono nettamente inferiori a quanto
prescritto dall’OiAt.
5. Non si voleva provare un impianto prototipo di filtraggio?
Nei contratti di fornitura non è previsto nessun impianto prototipo di filtraggio.
6. È già in funzione?
Il sistema di trattamento fumi del ICTR, composto da elettrofiltro, torre di lavaggio, catalizzatore
e filtro a maniche, é già operativo.
7. Perché non riciclare la plastica invece di bruciarla creando diossina (si parla di oltre 20'000
tonnellate da bruciare)?
Le plastiche contaminate non possono essere riciclate e per legge devono essere incenerite.
Per quanto concerne la produzione di diossina, l’ICTR offre le migliori garanzie. Malgrado
l’OiAT richieda un limite di emissione massimo per le diossine e i furani di 0,1 ngTE/m3, l’ICTR
garantisce il non superamento della soglia di 0,05 ngTE/m3. Questo valore, estremamente
basso, può essere raggiunto grazie ad una combustione ottimale dei rifiuti in termine di
temperatura e tenore di ossigeno e grazie al trattamento fumi. In particolare, con l’ausilio del
catalizzatore e del filtro a maniche, il trattamento fumi dell’ICTR é in grado di trattenere e
distruggere la diossina.
8. Perché avvolgere i rifiuti in quintali di plastica per fare delle prove di funzionamento con la
certezza di aumentare la produzione di diossina?
Non esiste nessun altro modo di formare le ecoballe, se non con l’ausilio di pellicole in plastica
che soddisfi i requisiti di qualità posti, in particolare, in merito alle sollecitazioni e alle
deformazioni dovute al peso proprio del deposito.
3.
Per quanto concerne i motivi che hanno spinto alla realizzazione di un deposito di ecoballe, si
faccia riferimento alla risposta data alla domanda n. 1.
Riguardo invece alla produzione di diossina, la plastica utilizzata per formare le ecoballe non
avrà influenza alcuna sulla produzione di diossina, in quanto i quantitativi utilizzati sono irrisori e
le linee di combustione sono in grado di ridurla ai minimi termini (vedasi risposta alla domanda
n. 7).
Voglia gradire, signor deputato, i sensi della nostra massima stima.
PER IL CONSIGLIO DI STATO
Il Presidente:
Il Cancelliere:
G. Gendotti
G. Gianella
Copia:
- Dipartimento del territorio (2)
- Sezione protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo
- Servizi generali DT
- Azienda cantonale dei rifiuti, Bioggio