4646 mm 145 22 settembre 2009 / 225.09 Signor Giuseppe (Bill) Arigoni Deputato al Gran Consiglio Interrogazione 14 agosto 2009 n. 225.09 Ecoballe e cannoni deodoranti Signor deputato, facciamo riferimento all’interrogazione sopraccitata e, sentita l’Azienda cantonale dei rifiuti (ACR), nel merito delle questioni poste, le esponiamo qui di seguito le nostre considerazioni. 1. Perché, dal momento che l’impianto non funziona al massimo della sua potenza e quindi non è necessario avere un quantitativo di rifiuti enorme, non trasportare i normali rifiuti freschi con i camion depositandoli quindi nella fossa adibita a questo scopo senza preparare le ecoballe? I ritmi di consegna dei rifiuti solidi urbani delle economie domestiche, da parte dei servizi di raccolta, si discostano in modo rilevante da quelle che sono le esigenze, poste dai costruttori del termovalorizzatore, per la messa in esercizio dell’impianto. Il collaudo deve avvenire con funzionamento a pieno regime e dimostrare il rispetto delle garanzie date in termine di produzione di energia, emissioni e capacità di smaltimento dei rifiuti. La fossa dei rifiuti riesce solo parzialmente a fungere da bacino di stoccaggio e da ammortizzatore per tutte le situazioni di prova. In particolare, durante la fase di funzionamento a pieno carico devono essere addotti quantitativi di molto superiori a quelli prodotti normalmente dalle sole economie domestiche. Per questi motivi l’Azienda Cantonale dei Rifiuti ha realizzato uno stoccaggio supplementare di rifiuti imballati, i quali dovevano essere utilizzati proprio per le prove a pieno carico in un periodo (autunno-inverno) in cui la produzione di rifiuti cala. 2. Perché non mettere in atto una scelta qualitativa dei rifiuti in modo da evitare che in caso di mancato funzionamento dell’impianto non ci sia pericolo di fuoriuscita di sostanze inquinanti? Le ecoballe sono composte da rifiuti solidi urbani che non rappresentano pericoli in quanto a fuoriuscita di sostanze inquinanti. Le ecoballe di Valle della Motta, una volta trasportate a Giubiasco, sono immagazzinate esclusivamente nella fossa rifiuti di cui l’ICTR é dotato. La fossa rifiuti offre tutte le garanzie tecniche per evitare qualsiasi pericolo per l’ambiente. L’ICTR é chiamato a smaltire primariamente i rifiuti solidi urbani. Eseguire le prove di collaudo con altri tipi di rifiuti andrebbe a scapito della procedura di messa in servizio e ottimizzazione dell’impianto stesso. 3. Per quando è previsto che questo inceneritore diventerà un termovalorizzatore? L’ICTR è, a tutti gli effetti, un termovalorizzatore. I rifiuti, bruciando all’interno dei due forni a griglia a una temperatura di ca. 1'000 °C., generano un’enorme quantità calore. Questo calore 2. è recuperato dalle due caldaie (una per ogni linea di combustione) al fine di trasformare l’acqua in vapore surriscaldato a 400 °C / 40 bar. L’energia contenuta nei rifiuti viene così trasformata in energia termica. In seguito, tramite la turbina a vapore installata nell’impianto, l’energia termica viene trasformata in energia meccanica. Questa energia viene quindi trasmessa ad un alternatore capace di generare una potenza di 16 MWel. Il fabbisogno elettrico dell’impianto ammonta a ca. 3,8 MW. Di conseguenza l’ICTR é in grado di esportare sulla rete elettrica ca. 12,2 MWel. Questa potenza corrisponde al fabbisogno di energia elettrica di ca. 4'500 nuclei domestici ed é paragonabile a quella della diga della Morobbia. Come è certamente noto è in fase di allestimento un progetto di massima per la realizzazione di una rete di teleriscaldamento nel Bellinzonese basata sul calore prodotto dalla combustione dei rifiuti presso l’ICTR. Lo studio di fattibilità allestito dalla SUPSI indicava la possibilità di allacciare fino a 450 utenze, diminuendo di 5,7 milioni di litri il fabbisogno di olio da riscaldamento della regione e contribuendo pertanto tangibilmente al miglioramento della qualità dell’aria. 4. Il sistema del filtraggio dei fumi è già perfettamente funzionante? Attualmente l’ICTR si trova nella fase di messa in servizio e ottimizzazione. In questa fase l’impianto verrà ottimizzato al fine di raggiungere le sue massime prestazioni. Durante la messa in servizio l’impianto dovrà rispettare l’Ordinanza Federale contro l’Inquinamento Atmosferico (OiAt). Con l’inizio delle prove di carico e dell’esercizio di prova, fissati per il 2 novembre, l’impianto avrà raggiunto le sue massime potenzialità e quindi in grado di rispettare i valori di emissione garantiti alle autorità cantonali. Valori che, si ricorda, sono nettamente inferiori a quanto prescritto dall’OiAt. 5. Non si voleva provare un impianto prototipo di filtraggio? Nei contratti di fornitura non è previsto nessun impianto prototipo di filtraggio. 6. È già in funzione? Il sistema di trattamento fumi del ICTR, composto da elettrofiltro, torre di lavaggio, catalizzatore e filtro a maniche, é già operativo. 7. Perché non riciclare la plastica invece di bruciarla creando diossina (si parla di oltre 20'000 tonnellate da bruciare)? Le plastiche contaminate non possono essere riciclate e per legge devono essere incenerite. Per quanto concerne la produzione di diossina, l’ICTR offre le migliori garanzie. Malgrado l’OiAT richieda un limite di emissione massimo per le diossine e i furani di 0,1 ngTE/m3, l’ICTR garantisce il non superamento della soglia di 0,05 ngTE/m3. Questo valore, estremamente basso, può essere raggiunto grazie ad una combustione ottimale dei rifiuti in termine di temperatura e tenore di ossigeno e grazie al trattamento fumi. In particolare, con l’ausilio del catalizzatore e del filtro a maniche, il trattamento fumi dell’ICTR é in grado di trattenere e distruggere la diossina. 8. Perché avvolgere i rifiuti in quintali di plastica per fare delle prove di funzionamento con la certezza di aumentare la produzione di diossina? Non esiste nessun altro modo di formare le ecoballe, se non con l’ausilio di pellicole in plastica che soddisfi i requisiti di qualità posti, in particolare, in merito alle sollecitazioni e alle deformazioni dovute al peso proprio del deposito. 3. Per quanto concerne i motivi che hanno spinto alla realizzazione di un deposito di ecoballe, si faccia riferimento alla risposta data alla domanda n. 1. Riguardo invece alla produzione di diossina, la plastica utilizzata per formare le ecoballe non avrà influenza alcuna sulla produzione di diossina, in quanto i quantitativi utilizzati sono irrisori e le linee di combustione sono in grado di ridurla ai minimi termini (vedasi risposta alla domanda n. 7). Voglia gradire, signor deputato, i sensi della nostra massima stima. PER IL CONSIGLIO DI STATO Il Presidente: Il Cancelliere: G. Gendotti G. Gianella Copia: - Dipartimento del territorio (2) - Sezione protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo - Servizi generali DT - Azienda cantonale dei rifiuti, Bioggio