Omelia di Mons. Michele Pennisi per la Celebrazione Eucaristica d'inizio Carissimi fratelli e sorelle, Oggi all'inizio di questa Convocazione Nazionale, in questa liturgia eucaristica nella quale celebriamo il mistero pasquale che ci fa fare memoria della morte e risurrezione del Signore, presente in mezzo a noi col suo Santo Spirito, vogliamo ricordare il compianto e amatissimo papa Giovanni Paolo II il Grande, e acclamare come Pastore della Chiesa Universale il neo eletto Pontefice Benedetto XVI. Noi oggi in comunione con tutta la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica vogliamo annunciare a tutti la buona novella che compie le antiche promesse, che non tramonta mai e che la Chiesa non si stanca mai di annunciare: Gesù, condannato come un malfattore, è risorto da morte e ci ha inviato il suo Spirito. Egli è l'unico salvatore del mondo. Egli è la via verso la Verità cioè la rivelazione dell'amore di Dio e la Vita eterna. La “via” non è dunque un programma, una serie di indicazioni di viaggio, ma è Cristo vivente per mezzo del suo Spirito. La “verità” non è una dottrina astratta, ma l'amore di Dio manifestatosi in Gesù Cristo e che attraverso lo Spirito si è riversato nei nostri cuori. La “vita” non è qualcosa in nostro possesso da manipolare a nostro piacimento ma è Gesù Cristo stesso, che gratuitamente si dona a noi per portarci nella casa del Padre suo dove ci ha preparato un posto per l'eternità. Gesù Cristo è l'unico ponte di accesso a Dio, è la strada giusta che ci introduce nella comunione definitiva con Dio sorgente della vita e della felicità eterna. Noi non possiamo pensare a Giovanni Paolo II e a Benedetto XV se non in riferimento a Gesù Cristo, Via verità e Vita. Per la fede nella comunione dei santi Papa Giovanni Paolo partecipa alla nostra liturgia anzi siamo noi che partecipiamo alla liturgia celeste nella quale egli esulta nel mistero di Dio. Questa celebrazione del mistero pasquale si traduce in rendimento di grazie per tutto il bene che il Signore ha operato per mezzo di Papa Giovanni Paolo II. Questo ringraziamento vogliamo farlo con le parole che il nuovo Papa Benedetto XVI, che lo Spirito Santo ha donato alla Chiesa, ha usata nel maggio del 1998 in occasione del convegno sui movimenti ecclesiali. Egli disse a conclusione della sua relazione: “Soprattutto, in questo luogo e in quest’ora, ringraziamo il papa Giovanni Paolo II. Egli ci precede tutti nella capacità d’entusiasmo, nella forza del ringiovanimento interiore in grazia della fede, nel discernimento degli spiriti, nell’umile e animoso lottare perché siano sempre più copiosi i servizi che si rendono al Vangelo. Egli ci precede tutti nell’unità coi vescovi di tutto il pianeta, che instancabilmente ascolta e guida. Grazie al papa Giovanni Paolo II, che è per tutti noi guida a Cristo. Cristo vive e dal Padre invia lo Spirito Santo: questa è la gioiosa e vivificante esperienza che ci viene concessa proprio nell’incontro coi movimenti ecclesiali del nostro tempo”. Noi oggi vogliamo esprimere al nostro amato Papa la nostra profonda gratitudine facendo nostre le parole di S. Agostino per la morte di sua madre S. Monica: “Signore non ti chiediamo perché ce lo ha tolto, ti ringraziamo per avercelo dato” La fede gioiosa ed amorosa di Papa Giovanni Paolo verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita, lo ha fatto immergere nell'abisso della comunione Trinitaria e gli ha fatto comprendere la dignità di ogni persona umana, creata ad immagine di Dio, al di là di ogni differenza di razza, di lingua, di religione , di età , di condizione sociale. Il suo magistero e suoi gesti sono stati decisivi per imprimere un forte slancio missionario alla Chiesa incoraggiandola ad essere esperienza vissuta di comunione nello Spirito, testimone coerente di Cristo, presenza viva e culturalmente significativa nel tessuto della società. Egli ha favorito lo sviluppo di tutti i carismi presenti nella Chiesa ed ha visto nei movimenti e nelle nuove comunità la “risposta provvidenziale” all'odierna domanda di nuova evangelizzazione. Lo scorso anno la vigilia di Pentecoste il Santo Padre ha indetto una convocazione speciale del Rinnovamento nello Spirito, definito “una delle varie espressioni della grande famiglia del movimento carismatico cattolico”. Giovanni Paolo II ha detto: “Grazie al movimento carismatico tanti cristiani, uomini e donne, giovani e adulti, hanno riscoperto la Pentecoste come realtà viva e presente nella loro esistenza”. E voi siete testimoni di questo! Il Santo Padre ha incoraggiato l’iniziativa denominata “Roveto Ardente”, promossa dal vostro movimento ed ha invitato i fedeli a “ritornare al Cenacolo” perché, uniti nella contemplazione del Mistero eucaristico, intercedano per la piena unità dei cristiani e si è augurato che questa iniziativa possa condurre molti cristiani a riscoprire i doni dello Spirito, “che hanno nella Pentecoste la loro fonte sorgiva”. Egli ha auspicato che la spiritualità della Pentecoste si possa diffondere nella Chiesa quale rinnovato slancio di preghiera, di santità, di comunione e di annuncio misionario. Il nostro ricordo orante di Giovanni Paolo è chiamato ad una rinnovata assunzione di responsabilità e a un appassionato impegno di vita, che vuole tradurre nella concretezza delle scelte e dei gesti di ogni giorno l’esempio e l’insegnamento che egli ci lascia. Oggi nel clima della gioia pasquale, in unione all'esultanza di tutta la Chiesa, siamo chiamati a rendere grazie al Signore, datore di ogni dono perfetto, per la elezione del nuovo Papa Benedetto XVI. Egli, assistito dalla presenza del vento imprevedibile dello Spirito Santo, come esperto timoniere ha il compito di guidare la barca di Pietro verso il largo di una nuova evangelizzazione per continuare la missione apostolica di pescatore di uomini. In questa traversata egli tiene fisso lo sguardo su Gesù Cristo come stella polare, ha come bussola la Tradizione bimillenaria della Chiesa, espressa ultimamente nel magistero del Concilio Vaticano II e di Giovanni Paolo II. Papa Ratzinger è un appassionato cercatore di Dio, un testimone della Verità che salva, un innamorato di Gesù Cristo di cui vuole essere sempre un discepolo umile e fedele. In lui la ricerca onesta della verità scaturisce dalla sua carità pastorale e lo apre all'ascolto e al dialogo. La sua fede profonda, la sua affabilità umana, la sua finezza intellettuale, la sua fedeltà al Vangelo si sono manifestati nei vari compiti ecclesiali di sacerdote zelante, di teologo che ha collaborato al Concilio Vaticano II, di pastore premuroso, di custode dell'ortodossia come stretto collaboratore del ministero petrino di Giovanni Paolo II nell'accompagnare il cammino postconciliare, che non ostante le difficoltà, è caratterizzato da una nuova giovinezza della Chiesa e da una nuova primavera frutto dello Spirito Santo, di cui sono manifestazione i movimenti ecclesiali. Incontrando esponenti del vostro movimento egli disse: “Ho avuto la gioia e la grazia di vedere giovani cristiani toccati dalla forza dello Spirito Santo”. In un momento di fatica nel quale si parlava di “inverno della Chiesa”, lo Spirito Santo creava una nuova primavera. In apertura del Convegno mondiale del 27 maggio 1998 su “I Movimenti ecclesiali, speranza per la Chiesa e per gli uomini” disse: “Ma ecco, all’improvviso, qualcosa che nessuno aveva progettato. Ecco che lo Spirito Santo, per così dire, aveva chiesto di nuovo la parola. E in giovani uomini e in giovani donne risbocciava la fede, senza “se” né “ma”, senza sotterfugi né scappatoie, vissuta nella sua integralità come dono, come un regalo prezioso che fa vivere. Non mancarono certo di quelli che si sentirono infastiditi nei loro dibattiti intellettualistici, nei loro modelli di Chiesa del tutto diversa costruita a tavolino secondo la propria immagine. E come poteva essere altrimenti? Dove irrompe, lo Spirito Santo scombina sempre i progetti degli uomini. E aggiungeva: “Si hanno sempre nuove irruzioni dello Spirito Santo, che rendono sempre viva e nuova la struttura della Chiesa. Ma quasi mai questo rinnovamento è del tutto immune da sofferenze e frizioni”. Affermava poi “Non è lecito pretendere che tutto debba inserirsi in una determinata organizzazione dell'unità; meglio meno organizzazione e più Spirito Santo!”. E aggiungeva: “Non è lecito…un certo atteggiamento di superiorità intellettuale per cui si bolli come fondamentalismo lo zelo di persone animate dallo Spirito Santo e la loro candida fede nella Parola di Dio, e non si consenta nient’altro che un modo di credere per il quale il “se” e il “ma” sono più importanti della sostanza di quanto si dice di credere. Nel tentativo di fondare teologicamente il fiorire dei movimenti egli parlando del rapporto fra istituzione e carisma sosteneva che l'Ordine sacro che si attua per una chiamata di Dio non può essere ridotto ad una funzione ma può essere vissuto carismaticamente. Per cui il prete ha anche lui il dovere d’essere un uomo spirituale, un uomo suscitato, stimolato, ispirato dallo Spirito Santo. Questo è importante per tutti i sacerdoti, perché altrimenti si riducono ad essere funzionari del sacro addetti ad un supermercato di devozioni. Egli poi aggiungeva che la distinzione fra Cristo e Spirito è corretta solo se grazie alla loro diversità riusciamo a meglio intendere la loro unità. “Non è possibile comprendere rettamente lo Spirito senza Cristo, ma nemmeno Cristo senza lo Spirito Santo. La nuova presenza di Cristo nello Spirito è il presupposto essenziale perché vi siano sacramento e presenza sacramentale del Signore. Mai potremo evadere in una pneumatologia sospesa in aria, mai lasciarci alle spalle il solido terreno dell’incarnazione, dell’operare storico di Dio. Il “Gesù storico” diviene importante per sempre proprio perché la sua carne viene trasformata con la Resurrezione, sì che ora egli può, nella forza dello Spirito Santo, farsi presente in tutti i luoghi e in tutti i tempi, come mirabilmente mostrano i discorsi di commiato di Gesù nel vangelo di Giovanni”. Parlando poi dei rapporti fra il ministero petrino a servizio della Chiesa universale e i movimenti egli diceva: “Il papato non ha creato i movimenti, ma è stato il loro essenziale sostegno nella struttura della Chiesa, il loro pilastro ecclesiale”. E' importante allora capire il ruolo del ministero apostolico all'interno della Chiesa perché dove c'è Pietro là c'è la Chiesa, dove c'è il vescovo in comunione col Papa là c'è la Chiesa fondata su Gesù Cristo pietra angolare ed edificata sulla roccia che è Pietro. Il Santo Padre, benedetto da Dio e segno di benedizione per l'umanità del terzo millennio, come successore di Pietro è chiamato a confermare i fratelli nella fede (Lc 22,32), fondata sul riconoscimento di Gesù Cristo come Figlio del Dio Vivente (Mt 16,16) a esprimergli ogni giorno la sua dichiarazione di amore: “Signore Tu sai tutto tu sai che io ti amo” (Gv 21, 15-17). A Benedetto XVI il Signore ha affidato il compito di presiedere alla carità come servo dei servi di Dio, come visibile principio e fondamento dell'unità e della comunione ecclesiale. Accogliamo con fiducia e speranza il ministero del nuovo Papa a cui vogliamo esprimere la nostra filiale devozione e la nostra volontà di vivere nella comunione ecclesiale, che trova la sua espressione liturgica nella menzione nella preghiera eucaristica. Affidiamo all’intercessione di Maria il suo servizio apostolico assicurandogli il sostegno della nostra preghiera concorde e perseverante perché egli sia un pastore secondo il cuore di Dio, che ci guidi alla autentica conoscenza di Cristo fonte di speranza per tutta l'umanità. Ora ci affidiamo alla forza misteriosa dell'Eucaristia. Lo Spirito Santo vivifica gli alimenti del pane e del vino trasformandoli nel corpo e nel sangue del Signore e trasforma anche noi, che “pur essendo molti siamo un solo corpo in Cristo” (Rm 12,5). Invoco sul vostro movimento, sui responsabili e su ciascuno di voi i doni dello Spirito Santo, che egli incessantemente assicura e generosamente dispensa a chi si lascia guidare dalla sua soave forza, perché vi riempia del fuoco del suo amore e vi renda coraggiosi testimoni e gioiosi annunciatori del Vangelo per una esperienza nuova di chiesa, come pentecoste vivente che si sente inviata fino agli estremi confini della terra perchè tutti gli uomini, affidandosi al Padre ricco di misericordia giungano a credere in Gesù Cristo a sperare nella vita eterna e ad amare Dio e il prossimo confortati dalla consolazione dello Spirito Santo. + Michele Pennisi Vescovo di Piazza Armerina