CAPITOLO IV: LA CULTURA ILLUMINISTICA Nel corso del

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CAPITOLO IV: LA CULTURA ILLUMINISTICA
Nel corso del Settecento si assistette ad una trasformazione della mentalità e della cultura che portò ad un
atteggiamento di pensiero chiamato Illuminismo che metteva in discussione il sapere tradizionale.
Sviluppatosi prima in Francia, si diffuse in tutta Europa. Mediante la ragione l Illuminismo si propose di
liberare gli uomini dall’ ignoranza culturale religiosa e politica. Grazie a un processo rieducativo l’umanità
avrebbe visto il mondo con prospettive nuove e giuste e le differenze sociali sarebbero sparite. In Francia l
Illuminismo si manifestò come controcultura alla borghesia. Questa situazione giocherà un ruolo importante
nelle vicende francesi. Nel resto d’Europa furono i sovrani stessi ad abbracciare diversi principi illuministici.
Questa politica venne denominata dagli storici dispotismo illuminato. L Illuminismo si diffuse negli stati
centro orientali , in Austria, Russia e Prussia, si diffuse anche in alcuni stati italiani e nella penisola iberica.
1. L’ILLUMINISMO
L’Illuminismo è una corrente culturale di respiro europeo che si impone nel XVIII secolo e destinata nella
formazione del mondo contemporaneo. Secondo Kant, un filosofo tedesco, l’Illuminismo rappresenta
l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità. Egli intendeva mettere in luce il radicale cambiamento in atto, gli
illuministi maturavano una capacità di giudizio autonomo, si liberarono da obblighi e pregiudizi. La
ribellione al principio di autorità non era nuova nella cultura europea c’era già stato il caso di Galileo
Galilei. La corrente filosofica dell’empirismo inglese aveva insegnato che la conoscenza nasce
dall’esperienza diretta. Questa concezione implicava un atteggiamento decisamente antidogmatico e il
rifiuto di ogni ipotesi non dimostrabile sperimentalmente.
La vera novità dell’Illuminismo consiste precisamente in questo, la critica del principio di autorità e la
rivendicazione del libero esercizio della ragione si diffondono come una vera rivoluzione culturale. Questo
accadde perché,erano maturate le condizioni per cui la parte più economicamente attiva e culturalmente
vivace della società cioè la borghesia costituiva il pubblico ideale e la cassa di risonanza delle nuove idee.
Ciò significa in primo luogo che le stesse discipline scientifiche diventano oggetto di un’ampia
divulgazione, e in secondo luogo la critica razionale al principio d’autorità non si limita più alla dimensione
teorica, ma si appropria della sfera pratica e investe l’assetto stesso della società.
 L’ENCICLOPEDIA
L’Enciclopedia o dizionario delle arti e dei mestieri venne pubblicata in Francia fra il 1751 e 1772. Si
trattava di un importante progetto di divulgazione dei progressi delle scienze e delle tecniche, che però
professava un’aperta intenzione riformatrice: si trattava di riscrivere le principali voci dello sapere alla
luce dei nuovi criteri interpretativi. Il principale artefice del progetto generale dell’opera fu Denis
Diderot, coordinatore di una squadra che comprendeva circa 150 collaboratori. Jean-Baptiste D’Alembert,
abbandonò l’impresa nel 1758. Fin dal 1752 era stato emanato un decreto di censura .Anche il Papa
Clemente VII fu a favore di questa censura, scomunicandone i fedeli disubbidienti .Gli illuministi
esaltavano il metodo sperimentale e l’evidenza razionale come unici criteri di verità, proponendo un
modello di sapere modificabile, fondato sul’osservazione e la valutazione obbiettiva dei risultati. Il carattere
antimetafisico della cultura illuministica si manifestava nel rifiuto delle questioni astratte e nella spiccata
propensione per tutto ciò che avesse una ricaduta sulle condizioni di vita degli uomini.
 LO SVILUPPO DELLE SCIENZE NATURALI
Le ricerche sperimentali sulla natura erano volte alla creazione di una nuova organizzazione e
classificazione delle conoscenze, basata principalmente sull’osservazione e non più su schemi prefissati. In
quest’ottica Carlo von Linnè (italianizzato Linneo) nel 1735 pubblicò il Systema naturae,dove presentava
una nuova classificazione delle specie vegetali ed animali,pur sempre considerate immutabili nel tempo,
tra le quali spunta anche,per la prima volta, l’uomo,ma rimane il tradizionale concetto che il mondo è stato
creato da Dio. Analogamente il francese Georges Buffon fra 1779 e 1804 pubblicò la Storia
naturale,fondata sull’idea di una natura soggetta alla trasformazione,i cui effetti possono essere verificati
sperimentalmente. Si differenzia da Linneo per lo scopo divulgativo,essendo stata scritta in francese e non in
latino. Anche l’italiano Lazzaro Spallanzani fu importante in questo campo in quanto fu il primo a negare
la generazione spontanea della vita organica dalla materia inanimata e dimostrò la necessità della
fusione ovulo-spermatozoo nella riproduzione.
Per la fisica sperimentale rilevanti furono gli studi dei fenomeni elettrici,in particolare quelli
dell’americano Benjamin Franklin,che dimostrò la presenza dell’elettricità,seppur variabile,in tutti i
corpi,e inventò il parafulmine dopo aver scoperto l’elettricità dell’atmosfera. Luigi Galvani cercò di
dimostrare la presenza di fluidi elettrici nei corpi,teoria contestata aspramente da Alessandro Volta,il quale
scoprì il gas metano e la pila,cioè un meccanismo di accumulo di cariche elettriche.
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 L’IDEA DI PROGRESSO,IL DEISMO,LA TOLLERANZA
Il progresso per l’Illuminismo consiste in una grande fiducia nelle potenzialità umane e nella funzione
educatrice della cultura. La ragione,secondo la nuova ideologia,può liberare l’umanità dagli ostacoli del
passato permettendole di diventare cosmopolita e aperta ai valori universali della ragione.
Nel 1792, Condorcet con l’opera I progressi dello spirito umano esprimeva un’idea della storia in cui il
passato è decisamente criticato,perché troppo di superstizione e ignoranza(fra tutte le epoche ci si riferisce
al Medioevo,perché appunto buio e pieno di paure e timori) e di conseguenza dai risultati negativi per
l’umanità,che invece in questa opera è considerata in continuo progresso grazie alla ragione.
Tuttavia questo rifiuto ideologico del passato non portò a trascurare la ricerca storica anzi si avviò un
importante processo di rinnovamento della storiografia,che non si limitò più al carattere cronachistico ma
si avviò verso un rigore metodologico ed un’ampiezza di prospettive proprie di una scienza. In questo
campo rilevanti furono Muratori,che raccolse e pubblicò le fonti storiche del Medioevo italiano,Voltaire
con Il secolo di Luigi XIV,in cui dice che le epoche si caratterizzano non solo per i personaggi politici illustri
ma soprattutto per le civiltà intellettuali e materiali,ed Edward Gibbon con Storia della decadenza e caduta
dell’impero romano.
L’Illuminismo fu di carattere anticlericale ma non apertamente anticristiano,ovvero contestava che il clero si
ritenesse unico interprete e custode della cultura. I philosophes tendevano più che altro a dividere il
cristianesimo originario da quello superstizioso e mutato dalla chiesa. Da qui nacque un atteggiamento
deista, accettando una religiosità alle rigidità dogmatiche,al fanatismo e alle divisioni tra gli uomini. Uno
dei maggiori esponenti fu Voltaire,come testimoniano le Lettere inglesi(1734),il Trattato sulla
tolleranza(1763) e il Dizionario filosofico.
Nel secondo in particolare vi è una richiesta di condanna della violenza dovuta al fanatismo religioso. Essa si
riferisce perlopiù all’affare Calas,giustiziato nel 1762 per aver, apparentemente, ucciso il figlio che voleva
convertirsi al cattolicesimo. Così dopo anni di battaglia giudiziario - culturale Voltaire e i suoi ristabilirono la
famiglia Calas. Nel trattato inoltre affronta il tema del racconto filosofico Micromegas,ovvero il viaggio
sulla terra di ultraterrestri,e ne emerge una non idoneità dell’uomo rispetto al cosmo immenso e perfetto e
la necessità di un Dio giusto volto a governarlo. Dunque il concetto di tolleranza deriva dall’idea che i
contrasti tra gli uomini nella dimensione dell’infinito,non sono altro che piccole differenze. Parallelamente
al deismo si svilupparono ateismo,che nega l’esistenza di Dio,e agnosticismo,che esprime l’impossibilità di
spiegare razionalmente l’argomento. Il modello di riferimento fu David Hume,autore di Trattato sulla
natura umana,dei Dialoghi sulla religione naturale, di La storia naturale della religione,dove esprime che la
conoscenza di Dio non si basa sull’esperienza ma su un bisogno psicologico di sicurezza e di un
fondamento sociale degli uomini.
2. LA CRITICA SOCIALE E IL MODELLO POLITICO INGLESE
La cultura dei lumi aveva un’essenziale finalità riformistica: la luce della ragione doveva rischiarare non
solo il sapere tradizionalmente inteso, ma anche e soprattutto la vita pubblica e il costume e quindi
l’ordine sociale e le istituzioni politiche. Non a caso gli eventi rivoluzionari di fine secolo vengono riferiti,
alle posizioni degli illuministi.
Sul piano sociale e politico gli intellettuali illuminati assumevano atteggiamenti differenti. Particolarmente
acuta era la polemica anticlericale che contestava duramente l’egemonia culturale esercitata dalla Chiesa
sull’intera società. Meno univoca era la posizione riguardo l’aristocrazia: in parte perché in molti casi gli
esponenti di questa classe sposavano la causa delle riforme ed erano illuministi, in parte perché era diffuso il
timore che il livellamento sociale potesse favorire l’insurrezione dei ceti popolari, temuta sia
dall’aristocrazia, sia dalla borghesia.
In genere l’Illuminismo francese fece riferimento alla situazione politica inglese come a un modello valido e
universalmente applicabile. I filosofi illuministi condividevano alcuni principi fondamentali: il
riconoscimento della sovranità originaria della nazione; la presenza di una carta costituzionale per sancire
diritti individuali quali la libertà e la proprietà privata; una forma di governo e una prassi di esercizio del
potere vincolate al rispetto dei diritti costituzionali; la separazione dei poteri allo scopo di preservare il
governo dai rischi di dispotismo; la presenza di una camera elettiva, espressione della rappresentanza
popolare.
Il modello parlamentare inglese mostrava come si potessero far convivere i principi della monarchia
costituzionale, i privilegi dell’aristocrazia e la partecipazione della borghesia alle decisioni politiche. Il
modello inglese prevedeva una camera elettiva (comuni), ma anche una camera di nomina regia che
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rappresentava l’aristocrazia e i cui membri (lords) erano nominati a vitae trasmettevano la carica ai propri
eredi. In Inghilterra concezione liberale e principio democratico restavano ben distinti. Vi era un limite di
censo al diritto di voto, per cui la differenza fra cittadini attivi (elettori ed eleggibili) e passivi ( che
godevano cioè soltanto dell’eguaglianza dinanzi alla legge) era la sua caratteristica dominante.
Del resto, la progressiva estensione del diritto di voto fino al suffragio universale ( e solo maschile) sarà un
processo molto lungo, che richiederà tutto l’Ottocento.
3. L’ASSOLUTISMO ILLUMINATO
 FEDERICO II, MARIA TERESA E GIUSEPPE II
A metà Settecento nacque una nuova forma di dispotismo, che fu definito illuminato perché cercò di dare
attuazione a riforme con metodi propri della monarchia assoluta. Sono annoverati fra i primi sovrani
illuminati, sia il re di Prussia Federico II sia gli imperatori d’Austria, prima Maria Teresa e poi suo figlio
Giuseppe II. Ancor prima di salire al trono, Federico II era sembrato incarnare l’ideale di sovrano sognato
dagli intellettuali. L’interesse di Federico II per la cultura era dovuto esclusivamente alla voglia di fare
crescere il prestigio internazionale della Prussia.
Maria Teresa e Giuseppe II svolsero un’ attività riformatrice molto più incisiva del sovrano di Prussia. Nel
1745 il marito di Maria Teresa, Francesco Stefano di Lorena, granduca di Toscana, aveva ottenuto il
titolo d’imperatore col nome di Francesco I, ma fu sempre Maria Teresa a esercitare il potere effettivo,
come erede del trono asburgico d’Austria. Maria Teresa era profondamente cattolica ed evitò una rottura con
la Chiesa, ma volle limitare l’influenza ecclesiastica negli affari dello Stato e perciò nel 1773 espulse dall’
Austria i gesuiti. Maria Teresa soppresse anche molti monasteri per limitare la potenza economica della
Chiese, incamerandone una parte dei beni.
Nel 1765, alla morte di Francesco I, Maria Teresa associò al trono il figlio Giuseppe, che in un primo
tempo dovette perciò dividere il potere con lei. Solo nel 1780, alla morte della madre, Giuseppe II poté
attuare una più originale linea di governo, che fu chiamata giuseppismo. Egli diede alla sua politica
un’impronta antiecclesiastica, concedendo una certa libertà di culto ai non cattolici: con la patente di
tolleranza rese lecito il culto dei protestanti e dei greco-ortodossi. Giuseppe II chiuse più di 700 monasteri e
costrinse 36000 monaci a lasciare i loro ordini. In politica economica egli agevolò lo sviluppo delle
manifatture, grazie alla soppressione delle residue corporazioni e all’eliminazione dei dazi e delle gabelle che
ostacolavano il commercio interno. Nel 1787 fece approvare un nuovo codice penale che proibiva la tortura,
aboliva la pena di morte e, inoltre, rendeva tutti i cittadini uguali di fronte la legge. Le riforme di Giuseppe II
suscitarono malcontento tra le file della nobiltà, costretta a pagare le imposte dovute alla formazione di un
catasto. Il successore fu Leopoldo II che salì al trono nel 1790, anno in cui era già scoppiata la rivoluzione
francese.
 CATERINA II E LA FINE DELLA POLONIA
Importante figura dell’assolutismo illuminato fu la zarina di Russia Caterina II. Salita al trono nel 1762 ,
fu in rapporti con alcuni tra i maggiori intellettuali europei, in particolare con Voltaire e Diderot. La Russia
restò uno stato autocratico e le stesse riforme furono attuate in maniera autoritaria. Sul piano culturale
l’intento riformatore fu evidente: l’imperatrice promosse l’apertura di scuole pubbliche e concesse una
limitata libertà di stampare opera d’ispirazione riformistica, fece adottare il francese, che diventò la lingua
preferita della nobiltà russa.
Caterina II procedette alla requisizione di numerose proprietà ecclesiastiche e in tal modo limitò
l’influenza del clero. Non cercò di ridurre il peso dei nobili: lasciò loro infatti diversi privilegi, come il
diritto di avere propri tribunali e di possedere terre e contadini. I contadini nel 1773 insorsero ma rivolta fu
repressa e il capo ucciso. La politica estera di Caterina II mirò a rafforzare la spinta russa verso il centro
dell’Europa e lungo le coste del mar Nero.
Alla morte di Augusto III di Sassonia salì sul trono polacco, Stanislao II Augusto Poniatowski, convinto
della necessità di una politica riformatrice. Nonostante avesse appoggiato la sua elezione, Caterina II,
approfittando di una rivolta dei nobili contro Poniatowski, fece intervenire l’esercito russo. A conclusione di
un conflitto cui parteciparono anche Prussia e Austria a fianco della Russia e l’Impero ottomano a favore dei
Polacchi. Nel 1772 ci fu la prima spartizione della Polonia. La Russia si impadronì di una vasta parte del
territorio polacco e tolse all’Impero ottomano la Crimea e altre zone costiere sul mar Nero. In seguito ci
furono altre due spartizioni, esse si verificarono dopo che la rivoluzione americana contro gli Inglesi e la
rivoluzione francese avevano fatto sperare nella vittoria degli ideali di libertà e d’indipendenza. La Polonia
fu schiacciata dalla superiorità militare dei Russi, Austriaci e Prussiani e perse l’indipendenza.
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4. ILLUMINISMO IN ITALIA
 LE RIFORME IN LOMBARDIA E IN TOSCANA
L’influenza dell’attività dei sovrani austriaci si fece sentire nell’Italia Settentrionale e Centrale. Il
predominio austriaco ebbe effetti benefici in Lombardia che nella seconda metà del Settecento ebbe una
crescita più costante. Gli imperatori d’Austria volevano ricavare dalla ricca Lombardia le maggiori entrate
possibili. Per riuscirvi, dovevano accrescere la ricchezza della regione, aumentandone le capacità
produttive. Proprio su questo fine ci fu la riforma più importante quella del catasto che fu portato a
termine da Maria Teresa, fu perciò chiamato “Catasto Teresiano”. La sua esatta compilazione era
necessaria per rendere più efficace l’imposizione fiscale, compresi i nobili che avevano goduto il privilegio
dell’esenzione dalle tasse.
La formazione del catasto favorì lo sviluppo dell’agricoltura. I proprietari continuarono a pagare le tasse
fissate nel catasto teresiano; anche se grazie a nuovi investimenti aumentava la capacità delle loro terre di
produrre profitti. Quindi era conveniente investire denaro nell’agricoltura. Anche il commercio fu favorito
grazie all’abolizione di tutti i dazi e pedaggi. Erano imposte frequenti limitazione alla vendita dei cereali al
di fuori del luogo di produzione, dovute alla paura che le speculazioni dei mercanti provocassero carestie.
Nel 1786 fu concessa la libera esportazione dei cereali. La Lombardia vide anche rivolte che affermavano la
sovranità dello stato di fronte alla Chiesa. Fu inoltre promossa l’istruzione pubblica
Tra coloro che collaborarono all’azione di riforma in Lombardia ci fu anche Pompeo Neri che fu incaricato
presidente della giunta incaricato dal catasto lombardo. Quando nel 1745 Francesco salì al trono imperiale, il
granducato fu governato da un consiglio di reggenza fino alla sua morte. Fu allora nominato granduca
Pietro Leopoldo I convinto di tenere a freno la nobiltà per realizzare delle riforme. Egli diede nuovo
impulso all’attività riformatrice.
La libertà di commercio risolse soltanto in parte il problema dell’annona (politica degli
approvvigionamenti alimentari). In Toscana erano molto diffuse le grandi proprietà nobiliari o
ecclesiastiche, all’interno delle quali c’era la mezzadria. Il mezzadro riceveva un campo da coltivare una
casa colonica. La mezzadria portava vantaggi e svantaggi. I contadini trovavano quasi sempre i mezzi per
vivere senza stenti anche se a volte ricorrevano a prestiti e si indebitavano con i proprietari.
 IL REGNO DI NAPOLI
Nel 1734 anche il Mezzogiorno d’Italia era diventato autonomo rimase sempre molto lontano dagli sviluppi
che invece caratterizzarono il Milanese, che si trovava sotto potere austriaco, soprattutto perché il sovrano
Carlo III non avendo promosso alcuna riforma fu chiamato ad occupare il trono in Spagna.
Il governo del Regno fu quindi assunto da un consiglio di Reggenza di cui faceva parte Bernardo Tanucci, in
attesa che Ferdinando IV raggiungesse la maggiore età, la cui politica si orientò soprattutto a limitare il
potere della Chiesa nel Regno piuttosto che a promuovere riforme per lo sviluppo del Regno.
L’economia del Mezzogiorno si basava sull’agricoltura, praticata con metodi abbastanza tradizionali e non
moderni, e sull’esistenza di diverse grandi aziende, dette masserie, che si occupavano della fornitura di
ingenti quantità di grano per l’approvvigionamento della capitale e che non erano però imprese capitalistiche
poiché i loro profitti non venivano reinvestiti. Anche le aziende feudali si occupano della fornitura del grano
alla capitale i contadini pagavano un censo in natura e disponevano di grandi quantità di grano da rivendere.
Molta era la sproporzione tra Napoli e le province; la capitale era troppo popolata e si temevano rischi sia
riguardo alle carestie sia alla liberalizzazione del grano; per questo era in vigore l’istituzione dell’annona che
svolgeva un controllo equilibrato su tale commercio. Inoltre i contadini non possedendo case coloniche
vivevano in centri urbani da cui dovevano spostarsi per recarsi nelle campagne circostanti che erano per
questo spopolate. Lo scenario agrario del Mezzogiorno era quindi molto diverso da quello toscano.
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