CORTE DI CASSAZIONE, Sez. III, 12 aprile 2005, n. 7519 – VITTORIA Presidente - LEVI Estensore – SCARDACCIONE P.M. (conf.) - S.M. (avv.ti Schiavone e Spissu) c. San Giacomo Imm. di B.F. & C. Conferma Trib. Cagliari, 30 giugno 2001. Mediazione – Vendita di immobile – Conclusione dell’affare – Conclusione di preliminare – Sussistenza – Nullità del contratto definitivo per difetto di concessione edilizia – Irrilevanza. (Cod. civ., artt. 1351, 1470, 1754, 1757; l. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 40). Il diritto alla provvigione di cui all'art. 1754 c.c. sorge quando possa ritenersi concluso un affare, che, nel linguaggio comune, è l'equivalente del contratto; pertanto, un affare può ritenersi concluso quando si verificano gli estremi di cui all'art. 1321 c.c., e cioè quando sia stato concluso un contratto che presenti i requisiti essenziali per la sua validità (fattispecie in cui il diritto alla provvigione è stato ritenuto spettante in relazione alla conclusione di un preliminare di vendita di un immobile privo della concessione edificatoria) (1). FATTO - Con atto di citazione 3.1.1991 la San Giacomo Immobiliare S.n.c. conveniva in giudizio avanti al Pretore di Cagliari il Sig. M.S. chiedendone la condanna al pagamento della somma di L. 3.141.600 a titolo di provvigione per la mediazione del contratto di compravendita di cui alla scrittura privata 20.11.1990 stipulata tra il S. e L.R.. Il Giudice di Pace, subentrato nella competenza al Pretore, accoglieva la domanda proposta dalla San Giacomo e condannava il S. al pagamento della somma di L. 4.296.600 a titolo di provvigione per la mediazione. Proponeva appello davanti al Tribunale di Cagliari il S. affermando che la sentenza del Giudice di Pace aveva omesso di considerare che la persona che aveva procacciato l'incontro tra i contraenti, aveva agito in proprio al di fuori di ogni rapporto e collegamento con la San Giacomo Immobiliare; che l'incarico da lui conferito riguardava la vendita di un altro appartamento; che il diritto alla provvigione sorge solo se l'affare concluso tra le parti sia dotato di effetti obbligatori nel senso che a causa della sua stipulazione sia costituito un vincolo che dia diritto ad agire per l'adempimento dei patti stipulati; che le parti non avevano tratto alcun vantaggio dall'intercorsa stipulazione che era stata poi annullata per violazione delle disposizioni degli artt. 17 e 40 L. n. 47 del 1985. Si costituiva l'appellata contestando la descrizione dei fatti fornita dall'attrice e chiedeva il rigetto dell'appello proposto in via principale. L'appellata proponeva anche appello incidentale diretto ad ottenere una parziale riforma della sentenza impugnata per quanto riguarda la condanna del S. al rimborso delle spese processuali inferiori ai minimi tabellari. Il Tribunale di Cagliari respingeva l'appello principale proposto dal S. e in parziale accoglimento dell'appello incidentale della San Giacomo rideterminava l'entità delle spese processuali a carico del S.. Proponeva ricorso per Cassazione il S.. Non veniva notificato controricorso. DIRITTO - Il ricorso è affidato ad un unico motivo. Violazione e falsa applicazione artt. 1321, 1362 e segg. cod.civ. Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione in relazione all'art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c. Assume il ricorrente che le censure si incentrano sull'interpretazione del contratto da parte del giudice d'appello, deducendo vizi di motivazione e violazione dei canoni di ermeneutica contrattuale previsti dagli artt. 1362 e segg. c.c. L'interpretazione in particolare riguarda la dizione "conclusione dell'affare" che la legge ricollega al diritto del mediatore al pagamento delle provvigioni e si intende realizzata quando fra le parti messe in contratto da lui si sia costituito un vincolo giuridico che abiliti ciascuna ad agire per l'esecuzione (o risoluzione) del contratto. Fatta tale premessa, il ricorrente risale al testo del contratto in oggetto riportando la "scrittura privata di compravendita". Nel caso si tratta di contratto intercorso fra le parti riconducibile allo schema del contratto preliminare in considerazione della esplicita previsione della stipula di un futuro rogito notarile, del differimento della consegna dell'immobile, che doveva essere contestuale alla stipula dell'atto pubblico e alla regolamentazione del pagamento del corrispettivo (Cfr. Cass., 19.10.2000, n. 13827). Ci si chiede dunque se per "affare" di cui al diritto alla provvigione disciplinato dagli artt. 1754 e segg. c.c., si intende anche il preliminare nel caso in cui ad esso non possa darsi esecuzione, perché non si verifica quella condizione a cui è sottoposto. Come è noto l'"affare" deriva da Geschäft, perché il legislatore tedesco se avesse inteso parlare di contratto avrebbe usato la dizione Vertrag, come risulta dalla relazione M., nel progetto del cod. comm. del 1882 per imitazione del corrispondente vocabolo Geschäft, usato nel § 93 del cod. comm. 1897 e cioè significa "negozio" in genere: quindi "affare" costituisce l'equivalente "volgare" e "comune" del termine "contratto" secondo l'accezione corrente di tale vocabolo nel linguaggio italiano odierno; seppure l'affare, Geschäft, è il genere e il contratto, Vertrag, la specie, entrambe le parole tedesche esprimono l'attività giuridica in movimento verso un'attività economica. Pertanto l'affare si può ritenere concluso quando si verificano gli estremi dell'art. 1321 c.c., cioè quando interviene l'accordo di due o più persone per costituire, regolare, o estinguere tra loro un vincolo giuridico, precisamente, quando il contratto abbia i requisiti essenziali per la sua validità. Fatte dunque queste considerazioni, non si può non dire che la scrittura privata di che trattasi non sia un contratto e quindi un "affare" suscettibile di far acquistare il diritto alla provvigione contrariamente a quanto affermato dal ricorrente. Conseguentemente il diritto alla provvigione scatta al momento di tale conclusione dell'affare e comunque il contratto preliminare non è assoggettato alla disciplina dei cui all'art. 17 L. 47/1985, come è stato chiaramente statuito da Cass., 17.6.1999, n. 6018: "La sanzione della nullità prevista dall'art. 40 L. 28.2.1985, n. 47 con riferimento a vicende negoziali relative ad immobili privi della necessaria concessione edificatoria e, quindi, la connessa disposizione dell'art. 21 ivi richiamato, trovano applicazione nei soli atti di trasferimento, id est ai contratti ad effetti reali e le relative previsioni non possono non essere estese ai contratti ad efficacia meramente obbligatoria, quale i preliminari di vendita". Poiché dunque la sentenza del Tribunale di Cagliari è correttamente motivata, il motivo va rigettato. Omissis.