Belarus Free Theatre

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Belarus Free Theatre
Quello del Belarus è un teatro “necessario”, uno strumento di riconoscimento per una società civile che
il potere politico bielorusso vorrebbe soffocare. In cerca di un teatro che parli al tempo presente,
incontriamo il regista Nikolai Khalezin.
Come è avvenuto l’incontro con l’opera di Harold Pinter?
È stato Tom Stoppard, nel 2005, a consigliarci di leggere i suoi testi. Sei mesi dopo abbiamo iniziato a
lavorare allo spettacolo. Pinter ci ha concesso i diritti, l’unica volta in cui ha permesso a un regista di
modificarli liberamente. Lo spettacolo a Londra ha avuto molto successo, con i complimenti dello
stesso Pinter. Ha avuto un ruolo importante per noi. Con la sua morte abbiamo perso un amico.
Al centro del vostro progetto c’è la drammaturgia...
Più che utilizzare una vera e propria drammaturgia nei nostri spettacoli lavoriamo su materiale
documentario che non potrebbe essere conosciuto in altro modo. Abbiamo scelto il teatro come
strumento anche perché è la forma artistica più tradizionale, ma allo stesso tempo è quella che permette
di sperimentare di più.
Chi è il vostro pubblico a Minsk?
Sono per lo più studenti al di sotto dei trent'anni, non necessariamente attivisti politici. Li definirei dei
normali ragazzi europei a cui non piace quando vengono presi a manganellate in testa.
Ultimamente nel nostro paese si parla spesso di democrazia a rischio...
Mi incuriosisce il singolare fenomeno delle veline, ragazze a cui basta “sorridere” per diventare star e
venire introdotte in politica. Su questo ci si potrebbe davvero fare uno spettacolo! Il problema tuttavia è
che oggi anche i dittatori sono personaggi pubblici famosi, accettati, e sembra che i leader democratici a
volte ne rincorrano gli atteggiamenti.
Tornerete in Italia?
Abbiamo in mente con il fotografo Alessandro Vincenzi uno spettacolo che unirà fotografia e racconto,
un reportage frutto di un personale viaggio che faremo in Africa e in Asia. In più vorremo tornare a
Modena con il progetto “Eurepica”, che unirà quattordici drammaturghi in una pièce collettiva sui mali
dell'Europa.
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