20102 Diritto pubblico ecclesiastico

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Diritto pubblico ecclesiastico (20102)
Anno accademico 2015-2016
Prof. Matteo Nacci
DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI ALLE NAZIONI UNITE (4.X.1965)1
[…] Voi esistete ed operate per unire le Nazioni, per collegare gli Stati; diciamo questa seconda
formola: per mettere insieme gli uni con gli altri. Siete una Associazione. Siete un ponte fra i
Popoli. Siete una rete di rapporti fra gli Stati. Staremmo per dire che la vostra caratteristica riflette
in qualche modo nel campo temporale ciò che la Nostra Chiesa cattolica vuol essere nel campo
spirituale: unica ed universale. Non v'è nulla di superiore sul piano naturale nella costruzione
ideologica dell'umanità. La vostra vocazione è quella di affratellare non solo alcuni, ma tutti i
Popoli. Difficile impresa? Senza dubbio. Ma questa è l'impresa; questa la vostra nobilissima
impresa. Chi non vede il bisogno di giungere così, progressivamente, a instaurare un'autorità
mondiale, capace di agire con efficacia sul piano giuridico e politico? […] non solo qui si lavora per
scongiurare i conflitti fra gli Stati, ma si lavora altresì con fratellanza per renderli capaci di lavorare
gli uni per gli altri. Voi non vi contentate di facilitare la coesistenza e la convivenza fra le varie
Nazioni; ma fate un passo molto più avanti, al quale Noi diamo la Nostra lode e il Nostro appoggio:
voi promovete la collaborazione fraterna dei Popoli. Qui si instaura un sistema di solidarietà, per cui
finalità civili altissime ottengono l'appoggio concorde e ordinato di tutta la famiglia dei Popoli per il
bene comune, e per il bene dei singoli. Questo aspetto dell'Organizzazione delle Nazioni Unite è il
più bello: è il suo volto umano più autentico; è l'ideale dell'umanità pellegrina nel tempo; è la
speranza migliore del mondo; è il riflesso, osiamo dire, del disegno trascendente e amoroso di Dio
circa il progresso del consorzio umano sulla terra; un riflesso, dove scorgiamo il messaggio
evangelico da celeste farsi terrestre. Qui, infatti, Noi ascoltiamo un'eco della voce dei Nostri
Predecessori, di quella specialmente di Papa Giovanni XXIII, il cui messaggio della Pacem in terris
ha avuto anche nelle vostre sfere una risonanza tanto onorifica e significativa.
Perché voi qui proclamate i diritti e i doveri fondamentali dell'uomo, la sua dignità, la sua libertà e,
per prima, la libertà religiosa. Ancora, Noi sentiamo interpretata la sfera superiore della sapienza
umana, e aggiungiamo: la sua sacralità. Perché si tratta anzitutto della vita dell'uomo: e la vita
dell'uomo è sacra: nessuno può osare di offenderla.
COSTITUZIONE PASTORALE SULLA CHIESA NEL MONDO CONTEMPORANEO
GAUDIUM ET SPES (7.XII.1965)2
76. La comunità politica e la Chiesa
È di grande importanza, soprattutto in una società pluralistica, che si abbia una giusta visione dei
rapporti tra la comunità politica e la Chiesa e che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i
fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in proprio nome, come cittadini, guidati dalla loro
coscienza cristiana, e le azioni che essi compiono in nome della Chiesa in comunione con i loro
pastori.
L’Osservatore romano (6 ottobre 1965), p. 4.
Traduzione italiana da, Gaudium et spes. Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, LEV, Città
del Vaticano 2006, pp. 136-138.
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La Chiesa che, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde
con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico, è insieme il segno e la
salvaguardia del carattere trascendente della persona umana.
La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo.
Tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle
stesse persone umane. Esse svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti in maniera tanto
più efficace, quanto più coltiveranno una sana collaborazione tra di loro, secondo modalità adatte
alle circostanze di luogo e di tempo. L'uomo non è limitato al solo orizzonte temporale, ma, vivendo
nella storia umana, conserva integralmente la sua vocazione eterna.
E la Chiesa, fondata nell'amore del Redentore, contribuisce ad estendere il raggio d'azione della
giustizia e dell'amore all'interno di ciascuna nazione e tra tutte le nazioni. Predicando la verità
evangelica e illuminando tutti i settori dell'attività umana con la sua dottrina e con la testimonianza
resa dai cittadini, rispetta e promuove anche la libertà politica e la responsabilità dei cittadini.
Gli apostoli e i loro successori con i propri collaboratori, essendo inviati ad annunziare agli uomini
il Cristo Salvatore del mondo, nell'esercizio del loro apostolato si appoggiano sulla potenza di Dio,
che molto spesso manifesta la forza del Vangelo nella debolezza dei testimoni. Tutti quelli che si
dedicano al ministero della parola di Dio bisogna che utilizzino le vie e i mezzi propri del Vangelo,
che, in molti punti differiscono dai mezzi propri della città terrestre.
Certo, le cose terrene e quelle che, nella condizione umana, superano questo mondo, sono
strettamente unite, e la Chiesa stessa si serve delle cose temporali nella misura in cui la propria
missione lo richiede. Tuttavia essa non pone la sua speranza nei privilegi offertigli dall'autorità
civile. Anzi, essa rinunzierà all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che
il loro uso potesse far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove circostanze esigessero
altre disposizioni.
Ma sempre e dovunque, e con vera libertà, è suo diritto predicare la fede e insegnare la propria
dottrina sociale, esercitare senza ostacoli la sua missione tra gli uomini e dare il suo giudizio
morale, anche su cose che riguardano l'ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti
fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime. E questo farà, utilizzando tutti e soli quei
mezzi che sono conformi al Vangelo e al bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e delle
situazioni. Nella fedeltà del Vangelo e nello svolgimento della sua missione nel mondo, la Chiesa,
che ha come compito di promuovere ed elevare tutto quello che di vero, buono e bello si trova nella
comunità umana, rafforza la pace tra gli uomini a gloria di Dio.
DICHIARAZIONE SULLA LIBERTÀ RELIGIOSA
DIGNITATIS HUMANAE (7.XII.1965)3
13. La libertà della Chiesa
Fra le cose che appartengono al bene della Chiesa, anzi al bene della stessa città terrena, e che
vanno ovunque e sempre conservate e difese da ogni ingiuria, è certamente di altissimo valore la
seguente: che la Chiesa nell'agire goda di tanta libertà quanta le è necessaria per provvedere alla
salvezza degli esseri umani. È questa, infatti, la libertà sacra, di cui l'unigenito Figlio di Dio ha
arricchito la Chiesa acquistata con il suo sangue. Ed è propria della Chiesa, tanto che quanti
l'impugnano agiscono contro la volontà di Dio. La libertà della Chiesa è principio fondamentale
nelle relazioni fra la Chiesa e i poteri pubblici e tutto l'ordinamento giuridico della società Civile.
Nella società umana e dinanzi a qualsivoglia pubblico potere, la Chiesa rivendica a sé la libertà
come autorità spirituale, fondata da Cristo Signore, alla quale per mandato divino incombe l'obbligo
di andare nel mondo universo a predicare il Vangelo ad ogni creatura. Parimenti, la Chiesa
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www.vatican.va/.../vat-ii_decl_19651207_dignitatis-humanae_it.html (consultato il 23 agosto 2015).
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rivendica a sé la libertà in quanto è una comunità di esseri umani che hanno il diritto di vivere nella
società civile secondo i precetti della fede cristiana.
Ora, se vige un regime di libertà religiosa non solo proclamato a parole né solo sancito nelle leggi,
ma con sincerità tradotto realmente nella vita, in tal caso la Chiesa, di diritto e di fatto, usufruisce di
una condizione stabile per l'indipendenza necessaria all'adempimento della sua divina missione:
indipendenza nella società, che le autorità ecclesiastiche hanno sempre più vigorosamente
rivendicato. Nello stesso tempo i cristiani, come gli altri uomini godono del diritto civile di non
essere impediti di vivere secondo la propria coscienza. Vi è quindi concordia fra la libertà della
Chiesa e la libertà religiosa che deve essere riconosciuta come un diritto a tutti gli esseri umani e a
tutte le comunità e che deve essere sancita nell'ordinamento giuridico delle società civili.
DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI ALLA CURIA ROMANA IN OCCASIONE
DELLA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI (22.XII.2005)4
[…] Si potrebbe dire che si erano formati tre cerchi di domande che ora, durante il Vaticano II,
attendevano una risposta. Innanzitutto occorreva definire in modo nuovo la relazione tra fede e
scienze moderne; ciò riguardava, del resto, non soltanto le scienze naturali, ma anche la scienza
storica perché, in una certa scuola, il metodo storico-critico reclamava per sé l'ultima parola nella
interpretazione della Bibbia e, pretendendo la piena esclusività per la sua comprensione delle Sacre
Scritture, si opponeva in punti importanti all’interpretazione che la fede della Chiesa aveva
elaborato. In secondo luogo, era da definire in modo nuovo il rapporto tra Chiesa e Stato moderno,
che concedeva spazio a cittadini di varie religioni ed ideologie, comportandosi verso queste
religioni in modo imparziale e assumendo semplicemente la responsabilità per una convivenza
ordinata e tollerante tra i cittadini e per la loro libertà di esercitare la propria religione. Con ciò, in
terzo luogo, era collegato in modo più generale il problema della tolleranza religiosa – una
questione che richiedeva una nuova definizione del rapporto tra fede cristiana e religioni del mondo.
In particolare, di fronte ai recenti crimini del regime nazionalsocialista e, in genere, in uno sguardo
retrospettivo su una lunga storia difficile, bisognava valutare e definire in modo nuovo il rapporto
tra la Chiesa e la fede di Israele.
[…] Il Concilio Vaticano II, riconoscendo e facendo suo con il Decreto sulla libertà religiosa un
principio essenziale dello Stato moderno, ha ripreso nuovamente il patrimonio più profondo della
Chiesa. Essa può essere consapevole di trovarsi con ciò in piena sintonia con l'insegnamento di
Gesù stesso (cfr Mt 22,21), come anche con la Chiesa dei martiri, con i martiri di tutti i tempi. La
Chiesa antica, con naturalezza, ha pregato per gli imperatori e per i responsabili politici
considerando questo un suo dovere (cfr 1 Tm 2,2); ma, mentre pregava per gli imperatori, ha invece
rifiutato di adorarli, e con ciò ha respinto chiaramente la religione di Stato. I martiri della Chiesa
primitiva sono morti per la loro fede in quel Dio che si era rivelato in Gesù Cristo, e proprio così
sono morti anche per la libertà di coscienza e per la libertà di professione della propria fede – una
professione che da nessuno Stato può essere imposta, ma invece può essere fatta propria solo con la
grazia di Dio, nella libertà della coscienza. Una Chiesa missionaria, che si sa tenuta ad annunciare il
suo messaggio a tutti i popoli, deve impegnarsi per la libertà della fede. Essa vuole trasmettere il
dono della verità che esiste per tutti ed assicura al contempo i popoli e i loro governi di non voler
distruggere con ciò la loro identità e le loro culture, ma invece porta loro una risposta che, nel loro
intimo, aspettano – una risposta con cui la molteplicità delle culture non si perde, ma cresce invece
l'unità tra gli uomini e così anche la pace tra i popoli.
4
https://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2005/december/documents/hf_ben_xvi_spe_20051222_romancuria.html (consultato il 24 agosto 2015).
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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO
INTERNAZIONALE “LA LIBERTÀ RELIGIOSA SECONDO IL DIRITTO INTERNAZIONALE
E IL CONFLITTO GLOBALE DEI VALORI” (20.VI.2014)5
[…] Di recente, il dibattito intorno alla libertà religiosa si è fatto molto intenso, interpellando sia i
Governi sia le Confessioni religiose. La Chiesa Cattolica, a questo riguardo, fa riferimento alla
Dichiarazione Dignitatis humanae, uno dei documenti più importanti del Concilio Ecumenico
Vaticano II. In effetti, ogni essere umano è un “cercatore” della verità circa la propria origine e il
proprio destino. Nella sua mente e nel suo “cuore” sorgono interrogativi e pensieri che non possono
essere repressi o soffocati, in quanto emergono dal profondo e sono connaturati all’intima essenza
della persona. Sono domande religiose ed hanno bisogno della libertà religiosa per manifestarsi
pienamente. Esse cercano di far luce sull’autentico significato dell’esistenza, sul legame che la
connette al cosmo e alla storia, e intendono squarciare il buio da cui sarebbe circondata la vicenda
umana se tali quesiti non fossero posti e rimanessero senza risposte. Dice il Salmista: «Quando vedo
i tuoi cieli, opera delle tue dita, / la luna e le stelle che tu hai fissato, / che cosa è mai l’uomo perché
di lui ti ricordi, / il figlio dell’uomo, perché te ne curi?» (Sal 8, 5).
La ragione riconosce nella libertà religiosa un diritto fondamentale dell’uomo che riflette la sua più
alta dignità, quella di poter cercare la verità e di aderirvi, e riconosce in essa una condizione
indispensabile per poter dispiegare tutta la propria potenzialità. La libertà religiosa non è solo quella
di un pensiero o di un culto privato. È libertà di vivere secondo i principi etici conseguenti alla
verità trovata, sia privatamente che pubblicamente. Questa è una grande sfida nel mondo
globalizzato, dove il pensiero debole – che è come una malattia – abbassa anche il livello etico
generale, e in nome di un falso concetto di tolleranza si finisce per perseguitare coloro che
difendono la verità sull’uomo e le sue conseguenze etiche. Gli ordinamenti giuridici, statuali o
internazionali, sono chiamati pertanto a riconoscere, garantire e proteggere la libertà religiosa, che è
un diritto intrinsecamente inerente alla natura umana, alla sua dignità di essere libero, ed è anche un
indicatore di una sana democrazia e una delle fonti principali della legittimità dello Stato.
La libertà religiosa, recepita nelle costituzioni e nelle leggi e tradotta in comportamenti coerenti,
favorisce lo sviluppo di rapporti di mutuo rispetto tra le diverse Confessioni e una loro sana
collaborazione con lo Stato e la società politica, senza confusione di ruoli e senza antagonismi. Al
posto del conflitto globale dei valori si rende possibile in tal modo, a partire da un nucleo di valori
universalmente condivisi, una globale collaborazione in vista del bene comune.
Alla luce delle acquisizioni della ragione, confermate e perfezionate dalla rivelazione, e del
progresso civile dei popoli, risulta incomprensibile e preoccupante che, a tutt’oggi, nel mondo
permangano discriminazioni e restrizioni di diritti per il solo fatto di appartenere e professare
pubblicamente una determinata fede. È inaccettabile che addirittura sussistano vere e proprie
persecuzioni per motivi di appartenenza religiosa! Anche guerre! Questo ferisce la ragione, attenta
alla pace e umilia la dignità dell’uomo. È per me motivo di grande dolore constatare che i cristiani
nel mondo subiscono il maggior numero di tali discriminazioni. La persecuzione contro i cristiani
oggi è addirittura più forte che nei primi secoli della Chiesa, e ci sono più cristiani martiri che in
quell’epoca. Questo accade a più di 1700 anni dall’editto di Costantino, che concedeva la libertà ai
cristiani di professare pubblicamente la loro fede.
Auspico vivamente che il vostro convegno illustri con profondità e rigore scientifico le ragioni che
obbligano ogni ordinamento giuridico a rispettare e difendere la libertà religiosa […].
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http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/june/documents/papa-francesco_20140620_libertareligiosa.html
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