Parte 1. Rocce Intrusive

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 Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra Collezione didattica Rocce Intrusive, Vulcaniche e Metamorfiche Parte 1: Rocce Intrusive a cura di: T. Trua Collezione Rocce Intrusive, Vulcaniche e Metamorfiche
Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra – Università di Parma
PREMESSA
La collezione didattica di rocce magmatiche (intrusive ed effusive, o vulcaniche) e metamorfiche
del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra comprende campioni acquistati originariamente
dall’Istituto di Petrografia e campioni raccolti negli anni da vari ricercatori del Dipartimento di
Scienze della Terra.
Negli anni ’80, la collezione didattica è stata curata dal Prof. L. Vernia (docente presso il
Dipartimento ed attualmente in pensione) il quale descrisse e classificò i campioni allora esistenti,
elaborando una dispensa dal titolo “Corso di Geologia: descrizione rocce”.
La collezione didattica attuale è curata dai docenti T. Trua, A. Montanini ed E. Salvioli Mariani, e
si avvale della collaborazione tecnica dei tecnici Sig. A. Comelli e A. Barchi (per il taglio rocce e la
preparazione delle sezioni sottili).
I docenti curatori hanno elaborato un catalogo diviso in tre parti (files in formato “.pdf” scaricabili
dal sito web del Corso di Laurea in Scienze Geologiche (http://scienzegeologiche.unipr.it), alla voce
“Didattica”):
Parte 1: Rocce Intrusive, a cura di T. Trua;
Parte 2: Rocce Vulcaniche, a cura di T. Trua;
Parte 3: Rocce Metamorfiche, a cura di A. Montanini ed E. Salvioli Mariani.
Per ogni campione è riportata una scheda contenente le seguenti informazioni:
- Località di provenienza e note informative;
- Descrizione macroscopica;
- Descrizione microscopica (per i campioni di cui è disponibile la sezione sottile o riferimenti
bibliografici utili a tale scopo);
- Foto campioni;
- App-… (riporta la mappa geologica schematica con localizzazione del campione).
La classificazione dei campioni è basata su criteri internazionali dell’IUGS (International Union of
Geological Sciences), sottocommissioni sulla sistematica delle rocce ignee (Le Maitre, 1989) e
metamorfiche (Fettes et al., 2007), e richiede l’utilizzo di appositi diagrammi riportati nella sezione
“Diagrammi classificativi”. Per le rocce magmatiche intrusive e le rocce metamorfiche, i criteri
classificativi si basano su dati petrografici, ottenuti dallo studio in sezione sottile della roccia; per le
rocce magmatiche effusive, i criteri classificativi richiedono l’analisi chimica degli elementi
maggiori della roccia.
I riferimenti bibliografici citati nelle schede dei campioni sono riportati nella sezione
“Bibliografia”. Immagini in sezione sottile di rocce simili a quelle presentate in questo catalogo si
possono reperire nei siti web: http://www.alexstrekeisen.it/index.php (curato da A. Da Mommio);
http://www.atlantepetro.unito.it/page.asp (curato da Dipartimento Scienze della Terra-Università di
Torino).
La realizzazione del testo è stata un’operazione lunga e complessa. Per quanto concerne le rocce
magmatiche, si è avvalsa della preziosa collaborazione del Prof. L. Vernia la cui “memoria storica”
2 è stata indispensabile per il riordino dei campioni.
E’ prevedibile che il testo contenga errori, carenze e difetti la cui segnalazione da parte dei docenti
e studenti è stata e sarà molto apprezzata.
UTILIZZO DELLA COLLEZIONE
I campioni della collezione sono collocati nell’Aula 38 del Dipartimento di Scienze della Terra. Da
quasi tutti i campioni è stato ricavato un frammento per uso didattico (il lavoro di taglio dei
campioni è stato svolto dai tecnici A. Comelli e L. Barchi). I frammenti “didattici” sono collocati in
3 armadietti (chiusi a chiave) dell’Aula 38 e sono a disposizione degli studenti interessati ad
esercitarsi nel riconoscimento macroscopico i quali possono fare richiesta delle chiavi alla
bibliotecaria (Sig.ra L. Gaboardi).
Sempre nell’Aula 38, in altri 3 armadietti (chiusi a chiave), è stata collocata la porzione “madre” dei
campioni. Trattandosi di rocce provenienti da varie parti d’Italia e di non facile reperimento in caso
di smarrimento, la porzione “madre” dei campioni potrà essere prelevata solo dai docenti.
Essendo più docenti interessati ad utilizzare i campioni per uso didattico, ciascun docente
s’impegna a prelevare i campioni che intende utilizzare prima dell’inizio della lezione ed a
riporli nella loro corretta collocazione al termine della stessa.
Utilizzo dei campioni di rocce di questa collezione all’esterno del Dipartimento: tale utilizzo è
consentito solo ai docenti. Il docente che avesse tale necessità, deve farne richiesta scritta ad uno
dei responsabili (T. Trua, A. Montanini, A. Comelli), specificando la sigla dei campioni che intende
prelevare e la data di restituzione prevista, che deve avvenire entro una settimana dalla data del
prelievo.
Parma, 15/10/2013
3 ROCCE INTRUSIVE (sigla “RI-…“)
* campioni di cui NON E’ DISPONIBILE frammento per uso didattico
CAMPIONE (VECCHIA
CLASSIFICAZIONE e localizzazione
NUMERAZIONE)
RI-1
RI-2a
RI-2b
RI-2c
RI-3a
RI-3b*
RI-4
RI-5a
RI-5b
RI-5c
RI-6a*
RI-6b
RI-6c
RI-7
RI-8
RI-9
RI-10a
RI-10b*
RI-11
RI-12
RI-13
RI-14
RI-15
RI-16
RI-17
RI-18
RI-19(a e b)*
RI-20*
RI-21*
RI-22
RI-23
RI-24
P95E
P7E
P8E
P25E
P2E
P423E
P35E
P87E
P120
troctolite (T. Inzecca, Corsica)
granito (Montorfano, Serie dei Laghi)
granito (Baveno, Serie dei Laghi)
quarzo-monzonite (Mergozzo, Serie dei Laghi)
granito (Predazzo, Dolomiti)
monzonite (M. Monzoni, Dolomiti)
tonalite (Adamello)
tonalite (M. Bassetta, Val Masino-Sondrio)
granodiorite (Val Masino-Sondrio)
granito (S. Fedelino, Como)
tonalite (Cima d’Asta, Dolomiti)
monzogranito (Cima d’Asta, Dolomiti)
granodiorite (Bressanone, Dolomiti)
quarzo-sienite (Balma, Biella)
sienite a feldspato alcalino
granodiorite (M. Capanne, Isola d’Elba)
granito (Gallura, Sardegna)
granito – filone basico (Ogliastra, Sardegna)
granito-filone basico (Sardegna)
granito (Tranas, Svezia)
granito-filone basico
P224E
P421E
P97E
granito-pegmatite (M. Capanne, Isola d’Elba)
gabbro (Mattarana, Liguria)
gabbro (Mattarana, Liguria)
P300E
P223E
P191E
P193E
P272E
pegmatite (Olgiasca, Como)
pegmatite (Olgiasca, Como)
pegmatite (La Maddalena, Sardegna)
peridotite (Locana, Torino)
peridotite (M. Aiona, Genova)
peridotite (Figline di Prato, Firenze)
P18E (a e b)
P426E
P427E
P425E
P47E
P302E
P9E
P242E
P260E
Bibliografia
Diagrammi classificativi IUGS
Pag.
5
7
9
10
11
13
14
16
18
19
20
22
23
24
26
27
29
31
32
33
34
35
36
37
39
40
41
41
43
44
46
48
pag. 49
pag. 51
4 CAMPIONE
RI-1
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P95E
CLASSIFICAZIONE
troctolite
Località di provenienza e note informative: Torrente Inzecca (Corsica orientale; AppRI 1). In questa località affiora una sequenza di rocce che rappresenta una porzione di
crosta oceanica obdotta durante l’orogenesi alpina (Paleocene-Miocene) (Zarki-Jakni et
al., 2003). La sequenza è composta da: peridotiti serpentinizzate, gabbri (da questa
porzione provengono i due campioni RI-1), basalti e diaspri.
Origine del nome “gabbro”: il nome “gabbro” fu dato dal geologo Christian Leopold
von Buch alla roccia che affiora nella località omonima (Gabbro) in Val Cecina, Toscana.
Descrizione macroscopica: campioni di roccia olocristallina, faneritica (= roccia con
cristalli visibili ad occhio nudo) che mostrano un’associazione mineralogica simile, ma
con diversa granulometria. Si tratta di rocce cumulitiche, costituite da olivina (di colore
verde scuro) e plagioclasio (di colore bianco latteo), le cui dimensioni possono arrivare
anche al centimetro.
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): rocce a struttura granulare, allotriomorfa (=
roccia in cui prevalgono cristalli con abito anedrale) con cristalli di plagioclasio (circa il
55%) di composizione labradoritica, ed olivina (il restante 45%) spesso alterata in
serpentino. I minerali accessori sono rappresentati da sporadici cristalli di magnetite.
Foto campioni:
5 App-RI 1 – Corsica (Zarki-Jakni et al., 2003) – Triangolo rosso: sito campione RI1.
6 CAMPIONE
RI-2a
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P7E
CLASSIFICAZIONE
granito
Località di provenienza e note informative: Montorfano (Novara; App-RI 2). Il
plutone granitico di Montorfano fa parte del batolite composito che si estende da Biella
alla sponda occidentale del Lago Maggiore, noto in letteratura come “Graniti dei Laghi”
(età: 283-275 Ma; Boriani et al.,1988; Schaltegger e Brack, 2007). Le altre porzioni del
batolite sono: il “granito rosa di Baveno” (vedi campione RI-2b), il “granito verde di
Mergozzo (vedi campione RI-2c) ed i plutoni di Biella-Valsessera, Alzo-Roccapietra e
Quarna. Il batolite si è formato durante il ciclo magmatico, legato ad una dinamica
distensiva, che ha interessato il basamento delle Alpi Orientali (costituito dai paragneiss e
micascisti della “Serie dei Laghi”) nel Permiano, successivamente al picco regionale
legato all’orogenesi ercinica (340-305 Ma).
Origine del nome “granito”: il nome “granito” deriva dal latino granum (a grani), con
riferimento alla struttura olocristallina di questo tipo di roccia.
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, faneritica, a grana media, costituita da:
quarzo (ialino = trasparente, con colore sul grigio a causa della riflessione della luce sui
bordi dei minerali circostanti); plagioclasio e K-feldspato, entrambi di colore bianco
latteo, e quindi non distinguibili; biotite, presente in quantità molto ridotta rispetto alle
altre fasi mineralogiche, riconoscibile dall’abito laminare o pseudoesagonale e dal colore
nero lucido.
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): struttura granulare, ipidiomorfa (= roccia in
cui prevalgono cristalli con abito subedrale) costituita da cristalli di quarzo (30%),
plagioclasio a composizione oligoclasio-andesina (32%), K-feldspato ortoclasio (28%),
pertitico ed alterato in minerali argillosi, e biotite (10%). Apatite e zircone sono presenti
come minerali accessori; clorite, muscovite ed epidoto sono presenti come minerali
d’alterazione della biotite.
Foto campione:
7 App-RI 2 – I “Graniti dei Laghi” (Gandolfi e Paganelli, 1974) - Quadrato rosso:
sito campione RI-2a (“granito di Montorfano”); cerchio rosso: sito campione RI-2b
(“granito di Baveno”); triangolo rosso: sito campione RI-2c (“granito di
Mergozzo”).
8 CAMPIONE
RI-2b
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P8E
CLASSIFICAZIONE
granito
Località di provenienza: Baveno, Lago Maggiore (vedi App-RI 2). Il corpo intrusivo
granitico che si rinviene a Baveno fa parte di un batolite composito, di età permiana, le
cui parti affioranti sono note come “Graniti dei Laghi” (vedi campione RI-2a).
Descrizione macroscopica: roccia leucocratica (= di colorazione chiara), olocristallina,
faneritica, a grana medio-grossa che deve il suo colore rosa al colore del feldspato dovuto
probabilmente all’alterazione delle modeste quantità di Fe che sostituisce l’Al nel reticolo
cristallino. Si riconoscono: quarzo (ialino sul grigio), feldspato (di colore rosa),
plagioclasio (bianco latteo) e biotite (di colore nero lucido).
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): struttura granulare, ipidiomorfa costituita da
quarzo (40%), K-feldspato ortoclasio pertitico (30%), plagioclasio di composizione
oligoclasio (25%) e biotite (5%), quasi totalmente alterata in clorite. Apatite e zircone
sono presenti come minerali accessori.
Foto campione:
9 CAMPIONE
RI-2c
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P25E
CLASSIFICAZIONE
quarzo-monzonite
Località di provenienza e note informative: Mergozzo, Novara (vedi App-RI 2). Il
corpo intrusivo di Mergozzo appartiene ai “Graniti dei Laghi” (vedi campioni RI-2a e
RI-2b) ed affiora nella porzione settentrionale del plutone di Montorfano, di cui
rappresenta la porzione modificata da eventi idrotermali connessi all’insediamento del
plutone nella crosta. Il processo idrotermale ha causato le trasformazioni in albite
dell’originario plagioclasio e K-feldspato (albitizzazione) e in clorite dell’originaria
biotite, conferendo alla roccia il colore verde da cui deriva il nome “granito verde” con il
quale il corpo intrusivo di Mergozzo è noto in letteratura (Gandolfi e Paganelli, 1974).
Descrizione macroscopica: roccia a struttura olocristallina, faneritica, a grana mediogrossa. Si riconoscono porzioni occupate da feldspati (di colore bianco latteo) e da
minerali femici (di colore verde).
Foto campione:
10 CAMPIONE
RI-3a
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P2E
CLASSIFICAZIONE
granito
Località di provenienza e note informative: intrusione di Predazzo, Val di Fiemme
(Dolomiti). In quest’area (vedi App-RI 3) affiorano due corpi intrusivi di età di Triassico
medio (217 e 230 Ma): l’intrusione di Predazzo e l’intrusione dei M. Monzoni.
L’intrusione di Predazzo è di forma subcircolare ed è costituita da una porzione centrale,
in prevalenza a composizione granitica (alla quale si riferisce il campione RI-3a), ed una
porzione esterna, relativamente più giovane, la cui composizione varia da monzonitica a
sienitica (Castellarin et al., 1982). L’intrusione di Predazzo è comagmatica con le
vulcaniti emesse dall’apparato vulcanico centrale di M. Mulat, di cui rappresenta le radici
profonde, venute a giorno in seguito a sprofondamenti calderici. I prodotti magmatici
triassici (intrusivi ed effusivi) di quest’area mostrano un carattere orogenico ed
un’affinità calcalcalina (Lucchini et al., 1982).
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, faneritica, composta da K-feldspato
(rossastro), quarzo (ialino sul grigio), plagioclasio (bianco latteo) e biotite (di colore nero
lucido).
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): struttura granulare, ipidiomorfa con cristalli
di quarzo (40%), ortoclasio pertitico (45%), plagioclasio di composizione oligoclasio
(10%) e biotite (5%). Ortoclasio e plagioclasio sono vistosamente alterati in minerali
argillosi e/o in aggregati sericitici. La biotite è anch’essa alterata in aggregati di clorite,
epidoto e muscovite.
Foto campione:
11 App-RI 3 – Intrusione di Predazzo (in alto) e dei Monti Monzoni (in basso) (Castellarin et al.,
1982) - Cerchio rosso: sito campione RI-3a. Triangolo rosso: sito campione RI-3b.
12 CAMPIONE
RI-3b*
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P423E
CLASSIFICAZIONE
monzonite
Località di provenienza e note informative: intrusione dei M. Monzoni, Val di
Fiemme (Dolomiti). L’intrusione dei M. Monzoni, coeva dell’intrusione di Predazzo
(vedi campione RI-3a e App-RI 3) è costituita da porzioni di monzodioriti,
monzogabbri, gabbri e localmente monzoniti (da cui deriva il campione RI-3b). Il
bordo dell’intrusione è caratterizzato da vistose aureole metamorfiche, formatesi in
seguito alla messa in posto in condizioni crostali (Lucchini et al,1982).
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, faneritica, nella quale si riconoscono
plagioclasio e K-feldspato (entrambi di colore bianco latteo), pirosseni (di colore verde
scuro) e biotite (di colore nero lucido).
Descrizione microscopica (Lucchini et al, 1982): struttura granulare, ipidiomorfa con
cristalli di K-feldspato pecilitico (30%), plagioclasio zonato di composizione An75-50
(44%), quarzo (5%), clinopirosseno, spesso con bordo di anfibolo (6%), anfibolo (6%),
biotite (6%) e opachi (3%). Ortoclasio e plagioclasio sono vistosamente alterati in
minerali argillosi e/o in aggregati sericitici. La biotite è anch’essa alterata in aggregati di
clorite, epidoto e muscovite.
Foto campione:
13 CAMPIONE
RI-4
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P35E
CLASSIFICAZIONE
tonalite
Località di provenienza e note informative: massiccio dell’Adamello (vedi App-RI
4). Il massiccio dell’Adamello rappresenta la più estesa massa plutonica terziaria (età
oligocenica: 42-29 Ma) affiorante delle Alpi, ricoprendo un’area di circa 700 km2
all’intersezione della Linea del Tonale con la Linea delle Giudicarie. Le masse
magmatiche che costituiscono il plutone si sono messe in posto successivamente alla
collisione tra le placche continentali Europea ed Africana e mostrano una composizione
in prevalenza granitoide (tonaliti e granodioriti); solo nella porzione meridionale del
plutone sono presenti porzioni a composizione mafica (Schaltegger et al., 2009).
Origine del nome “tonalite”: il nome “tonalite” deriva dalle rocce dell’Adamello. Fu
utilizzato per la prima volta dal geologo tedesco Gerhard Vom Rath (1830-1888) il
quale notò che la paragenesi delle rocce dell’Adamello era differente da quelle
riscontrate a quel tempo nelle rocce ignee.
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, faneritica, costituita da quarzo (ialino
sul grigio), plagioclasio (bianco latteo), anfibolo (di colore scuro) e biotite (di colore
scuro e lucentezza vitrea). Localmente si notano degli addensamenti o inclusi ricchi di
minerali femici (note con il nome di “schlieren”) a composizione dioritica.
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): struttura granulare, ipidiomorfa costituita da
plagioclasio, di composizione andesina-labradorite (40%), quarzo (35%), scarso
ortoclasio (2%), anfibolo orneblenda (13%) e biotite alterata in clorite (10%). Si notano
orli mirmechitici laddove il plagioclasio è a contatto con il K-feldspato ortoclasio.
Foto campione:
14 initial Hf isotopic ratios of dated zircons provide a timeand inheritance-resolved evaluation of the isotopic
composition and origin of the melts. For these purposes
we analysed U, Pb and Hf isotopes of zircons from
magmatic rock samples of the Athesian Volcanic
Group (Bolzano/Bozen), the Lugano-Valganna area,
gabbros to diorites, originating from partial melts in
the underlying mantle; (2) granitoid rocks in the
middle-to-upper crust and (3) shallow intrusive and
volcanic rocks, such as flows and tuffs in extensional
basins and caldera structures at the surface. The
majority of these lithologies are expected to have a
10°
12°E
Brixen
SOUTHERN ALPS
Etsch
100 km
P
50
O LC
Sondalo
Malenco
OM
ITE
S
CARNIA
SU-99-6
SIA
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Trento
TIONE
LUGANO /
VALGANNA
e
SU-99-8
ar i
PBFT3
PBFT5
SU-98-3
SU-98-4a
C.ma d'Asta
SU-99-7
46°N
Giu
dic
M. Orfano
Baveno
VAL TROMPIA /
VAL CAFFARO
LAGHI
GRANITES
Biella
M.Sabion
AT H
E
lo
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Sesia
gabbros
ANI
TREGIOVO
M.Collon /
Matterhorn
DOL
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Bozen
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0
Pi
av
e
L O M B A R D Y
Brescia
Milano
i
Tic
Adig
Venezia
e
no
SOUTHERN ALPS (area south of Insubric Line)
Adriatic Sea
AUSTROALPINE UNITS
(north of Insubric Line)
Pre - Pe r m i a n b a s e m e n t a n d Low e r Pe r m i a n u n i t s
Low-grade metamorphic 'basement' units
with U.Carboniferous - L.Permian cover
Mainly acidic volcanics
Tertiary Adamello intrusives
(Variscan) metamorphic (GreenschistAmphibolite-facies) upper crustal rocks
Granitoids /
Diorites, Gabbros
Upper Permian - Tertiary units
Sample
localities
Lower crustal rocks including magmatics
U. Schaltegger et al. / Earth and Planetary ScienceSA-1
Letters 286
(2009)
208–218
Continental basin fills
(Ivrea - Verbano Zone pp.)
Group, 2005) and reducing tracer calibration uncertainties (Schoene
1 Schmitz
Distribution
of pre-Early
basement
and cover
et al., Fig.
2006;
and Schoene,
2007),Permian
and thorough
monitoring
of
rocks of the Southern Alps and location of samples taken for
analytical conditions during mass spectrometric analysis (described in
U–Pb age dating. The black frame approximately marks the
Sláma et al., 2008). Part of this effort is a community-wide intercalibra-
Val Malenco: Permian
crust-mantle assembly
Lower Permian
granitoids / gabbros
209
tion effort for removing inter-laboratory biases (Condon and Members
section displayed
Fig. 5.
AlsoSláma
indicated
Austroalofcrustal
the Earthtime
Working in
Group,
2005;
et al.,are
2008;
see most
pine areas with dated Early Permian magmatic rocks (north of
recent status on www.earth-time.org). Furthermore, we are able to
Insubric Line)
quantify the initial subsolidus cooling of a crystallized magma body
123
App-RI 4 – (In alto) Schema geologico delle Alpi Meridionali (Schaltegger e
Brack, 2007). (In basso) Adamello (Schaltegger et al., 2009) - Triangolo rosso: sito
campione RI-4.
15 CAMPIONE
RI-5a
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P87E
CLASSIFICAZIONE
tonalite
Località di provenienza: plutone della Val Masino-Val Bregaglia (provincia di Sondrio)
(vedi App-RI 5). In questa località affiora la porzione centro occidentale del plutone
terziario (30-25 Ma) di Val Masino-Val Bregaglia. Il plutone si è formato durante
l’orogenesi alpina e risulta costituito da vari tipi di rocce granitoidi ad affinità
calcalcalina: una tonalite (nota anche come “serizzo”) da cui proviene il campione RI-5a;
una granodiorite, porfirica per fenocristalli di K-feldspato che occupa il nucleo del
plutone (nota anche come “ghiandone”, vedi campione RI-5b); filoni di granito a due
miche (noto anche come “granito di S. Fedelino”, vedi campione RI-5c), tardivi e limitati
al margine occidentale del massiccio (zona di Novate Mezzola) (Montrasio e
Trommsdorff, 1983; vedi anche Geositi della provincia di Sondrio:
www.irealp.it/fetcher/media/pubblicazioni/libri/geositi_SO.pdf).
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, faneritica, caratterizzato da un elevato
indice di colore (60-65%), dato da cristalli di anfibolo (di colore scuro), e da una struttura
debolmente orientata dei plagioclasi (bianco latteo).
Foto campione:
16 App-RI 5 – Plutone della Val Masino-Val Bregaglia (Crespi e Schiavinato, 1967) Triangolo rosso: sito del campione RI-5a; cerchio rosso: sito del campione RI-5c.
17 CAMPIONE
RI-5b
(VECCHIA NUMERAZIONE)
CLASSIFICAZIONE
granodiorite
Località di provenienza e note informative: località ignota del settore nord del plutone
terziario (30-25 Ma) affiorante in Val Masino-Val Bregaglia (Sondrio) (vedi App-RI 5).
Il campione proviene dal litotipo “ghiandone” del plutone, caratterizzato da una tessitura
porfirica per centimetrici cristalli di K-feldspato immersi in una massa granulare simile a
quella del “serizzo” (vedi campione RI-5a).
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, faneritica, caratterizzata dalla presenza
di centimetrici (3-10 cm) cristalli di feldspato (dalla letteratura sappiamo essere Kfeldspato ortoclasio) cui si associano cristalli di plagioclasio, biotite, orneblenda e (scarsi)
di quarzo. In uno dei campioni si osserva un incluso di roccia più scura; si tratta di un
frammento di “serizzo” e testimonia un processo di mescolamento avvenuto tra le due
masse magmatiche durante la messa in posto del plutone.
Foto campione:
18 CAMPIONE
RI-5c
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P18E
CLASSIFICAZIONE
granito
Località di provenienza e note informative: S. Fedelino (vedi App-RI 5). Il campione
si riferisce al granito “a due miche” che si ritrova lungo il margine occidentale del
massiccio terziario della Val Masino-Val Bregaglia (vedi campione RI-5a). La
caratteristica di questo granito è data dalla coesistenza di due miche (biotite e muscovite),
a testimoniare un contributo da parte di fusi crostali.
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, faneritica, con basso indice di colore
(leucogranito) caratterizzata dalla presenza di due miche (biotite, di color argento, e
muscovite, di colore nero lucido); altri fasi mineralogiche riconoscibili sono i feldspati
(di colore bianco latteo) ed il quarzo (ialino sul grigio).
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): roccia granulare, ipidiomorfa costituita da
quarzo (40%), plagioclasio di composizione oligoclasio-andesina (20%), K-feldspato
ortoclasio a volte pertitico (25%), biotite (5%) e muscovite (10%). Apatite e zircone sono
presenti come minerali accessori.
Foto campione:
19 CAMPIONE
RI-6a*
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P426E
CLASSIFICAZIONE
tonalite
Località di provenienza e note informative: Cima d’Asta, Val Calamento - Dolomiti
(vedi App-RI 6). Il complesso intrusivo di Cima d’Asta è situato a Nord della linea della
Valsugana, dove attraversa gli scisti cristallini subalpini. Il plutone fa parte dell’estesa
associazione di rocce ignee (intrusive ed effusive) calcalcaline che ha interessato il
basamento delle Alpi Meridionali nel Permiano (280-260 Ma) e della quale fanno parte le
intrusioni di Bressanone-Chiusa (campione RI-6c). La porzione affiorante del plutone di
Cima d’Asta mostra una varietà di litotipi (Bargossi et al., 1999): quarzo-monzoniti,
tonaliti (a cui si riferisce il campione RI-6a) e monzograniti (a cui si riferisce il campione
RI-6b). Inlcusi femici microgranulari di varie dimensioni sono localmente presenti.
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, faneritica costituita da quarzo (ialino
sul grigio), plagioclasio (bianco latteo), anfibolo (di colore scuro) e biotite (di colore nero
lucido).
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): struttura granulare, ipidiomorfa con cristalli
di quarzo (25%), plagioclasio di composizione andesina-labradorite (45%), K-feldspato
ortoclasio pertitico (5%), anfibolo orneblenda (10%) e biotite (15%) alterata in clorite o
epidoto. Apatite e zircone sono presenti come minerali accessori.
Foto campione:
20 App-RI 6 – Intrusioni di Cima d’Asta e di Bressanone – Dolomiti (Bargossi et
al., 1998) - Triangolo rosso: sito dei campioni RI-6a e RI-6b; cerchio rosso: sito
campione RI-6c.
21 CAMPIONE
RI-6b
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P427E
CLASSIFICAZIONE
monzogranito
Località di provenienza: Ponte del Salton, Cima d’Asta, Dolomiti. Il campione si
riferisce alla porzione monzogranitica del plutone (vedi campione RI-6a).
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, inequigranulare, ipidiomorfa a grana
medio-grossa. Si riconoscono: quarzo (ialino di colore grigio), plagioclasio e ortoclasio
(entrambi di colore bianco latteo) e biotite (di colore nero lucido).
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): struttura granulare, ipidiomorfa costituita
da K-feldspato ortoclasio (30%), spesso pecilitico, quarzo (40%), plagioclasio spesso
zonato e di composizione oligoclasio (15%), e biotite (15%). Nelle porzioni di contatto
tra plagioclasio e K-feldspato si notano concrescimenti mirmechitici. Apatite e zircone
sono presenti come minerali accessori.
Foto campione:
22 CAMPIONE
RI-6c
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P425E
CLASSIFICAZIONE
granodiorite
Località di provenienza e note informative: Rio di Pusteria (Bressanone) (vedi App-RI
6). Il complesso intrusivo di Bressanone è composto da due fasce distinte di rocce i cui
magmi si sono intrusi circa 280 Ma fa: una fascia ha composizione granodioriticagranitica ed affiora lungo il margine settentrionale del Sudalpino; l’altra è dioriticogranitica ed affiora a sud-est della prima. L’intero corpo intrusivo è delimitato a nord
dalla Linea della Punteria e dalla Linea delle Giudicarie, a sud dalla Linea delle
Giudicarie (Bargossi et al., 1999).
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, faneritica, a grana media. I componenti
fondamentali riconoscibili sono: quarzo (ialino di colore grigio), plagioclasio e Kfeldspato (entrambi di colore bianco latteo), e biotite (di colore nero lucido).
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): struttura granulare, ipidiomorfa costituita da
quarzo (40%), plagioclasio zonato e di composizione andesinica (35%), K-feldspato
ortoclasio (10%), biotite (15%). Apatite, zircone e allanite sono presenti come minerali
accessori.
Foto campione:
23 CAMPIONE
RI-7
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P47E
CLASSIFICAZIONE
quarzo-sienite
Località di provenienza: Balma, Valle del Cervo (Biella). Il plutone oligocenico (3742 Ma) affiorante, per circa 35 km2, nella zona Sesia-Lanzo (vedi App-RI 7) si trova
intruso nelle rocce del basamento prealpino (eclogitici e metapeliti). Da un punto di
vista composizionale, il plutone ha una struttura concentrica: nella porzione esterna
(“Complesso monzogranitico”) prevalgono quarzo-monzoniti a grana media; la
porzione più interna (“Complesso sienitico”), a grana fine, varia in composizione da
monzonitica a quarzo-sienitica (a quest’ultima si riferisce il campione RI-7); infine, la
porzione centrale (“Complesso granitico”) ha una composizione monzogranitica,
caratterizzata da cristalli centimetrici di K-feldspato che conferiscono alla roccia una
tessitura porfirica.
Origine del nome “sienite”: il nome “sienite” deriva da Syene, l’antica Assuan, in Egitto, dove
esistono cave di questo tipo di roccia sfruttate fin dall’antichità.
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, faneritica a grana media con
un’associazione mineralogica data da: feldspato (di colore rosa), plagioclasio (bianco
latteo), anfibolo (di colore scuro) e biotite (di colore nero lucido).
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): struttura granulare, ipidiomorfa costituita da
K-feldspato ortoclasio pertitico (50%), plagioclasio di composizione oligoclasio (20%),
quarzo (<10%), anfibolo orneblenda (15%) e biotite (5%). Titanite, apatite e magnetite
sono presenti come minerali accessori.
Foto campione:
24 App-RI 7 – Balma, Valle del Cervo (Bigioggero e Tunesi, 1988) - Triangolo rosso:
sito campione RI-7.
25 CAMPIONE
RI-8
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P302E
CLASSIFICAZIONE
sienite a feldspato alcalino
Località di provenienza: ignota.
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, inequigranulare a grana grossa. Si
riconoscono cristalli di feldspato (ialino sul grigio) di dimensioni centrimetriche e
minerali femici (di colore scuro).
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): il campione risulta costituito da K-feldspato
ortoclasio (80%), olivina (10%), clinopirosseno (5%) e biotite (5%). Apatite e magnetite
sono presenti come minerali accessori.
Foto campione:
26 CAMPIONE
RI-9
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P9E
CLASSIFICAZIONE
granodiorite
Località di provenienza e note informative: M. Capanne, Isola d’Elba (vedi App-RI
9). Il campione proviene dall’intrusione affiorante in località M. Capanne (Rocchi et al.,
2003). Il plutone di M. Capanne fa parte delle masse intrusive di età neogenica (5-7 Ma)
affioranti nell’areale toscano (Elba, Giglio, Montecristo, Gavorrano, Campiglia M.), e
connesse alla prima fase di apertura del Mar Tirreno. Il plutone ha una forma
domiforme, una grana medio-grossa, in cui spiccano cristalli centimetrici di K-feldspato
(Coli et al., 2001).
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, faneritica a grana medio-grossa
formata da plagioclasio e K-feldspato (entrambi di colore bianco latteo), quarzo (ialino
sul grigio), e biotite (di colore nero lucido). Sono presenti anche centimetrici cristalli di
K-feldspato, a volte isorientati, ed inclusi mafici microgranulari.
Descrizione microscopica (Accordi, 1998); struttura granulare, ipidiomorfa costituita da
plagioclasio, spesso zonato, di composizione oligoclasio-andesina (40%), quarzo (30%),
K-feldspato ortoclasio a volte pertitico (20%) e biotite (10%). Apatite e zircone sono
presenti come minerali accessori. Gli inclusi mafici, la cui composizione varia da tonalite
a monzogranito, consistono principalmente di plagioclasio e biotite (Rocchi et al., 2003).
Foto campione:
27 App-RI 9 – Isola d’Elba (Rocchi et al., 2003) - Triangolo rosso: sito del campione
RI-9. Cerchio rosso: sito del campione RI-15.
28 CAMPIONE
RI-10a
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P242E
CLASSIFICAZIONE
granito
Località di provenienza e note informative: Gallura (Sardegna settentrionale) (vedi
App-RI 10). Le plutoniti affioranti nelle aree di Gallura (campione RI-10a) e di
Ogliastra (costa di Arbatax, Sardegna orientale; campione RI-10b) fanno parte del
segmento sardo del “batolite sardo-corso”, la cui messa in posto è avvenuta nell’ultimo
stadio dell'orogenesi ercinica (tra 302 e 284 Ma; Devoniano-Permiano sup.). Le rocce
ignee che lo costituiscono hanno affinità calcalcalina e composizione variabile da basico
ad acida (gabbrodioriti, tonaliti-granodioriti, monzograniti e leucograniti; Poli et al.,
1989). Il campione RI-10a si riferisce ad un campione di granito. Le plutoniti intrudono
complessi metamorfici (facies da zeolitica ad anfibolitica) legati anch’essi all’orogenesi
ercinica (età 344-290 Ma).
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, faneritica, a grana medio-grossa con
cristalli centimetrici di K-feldspato (rosa) associati a cristalli di dimensioni molto minori
di plagioclasio (bianco latteo), quarzo (ialino) e biotite (di colore nero lucido).
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): struttura granulare, ipidiomorfa costituita da
quarzo (40%), K-feldspato ortoclasio a volte pertitico (30%), plagioclasio zonato di
composizione oligoclasio (25%) e biotite (5%). Apatite, magnetite e zircone sono
presenti come minerali accessori.
Foto campione:
29 App-RI 10 – Gallura e Ogliastra, Sardegna (Poli et al., 1989) - Triangolo rosso:
sito del campione RI-10a; cerchio rosso: sito del campione RI-10b.
30 CAMPIONE
RI-10b *
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P260E
CLASSIFICAZIONE
granito-filone basico
Località di provenienza: Ogliastra, Sardegna orientale. In quest’area affiorano masse
magmatiche intrusive (con un caratteristico colore rosato) che fanno parte del segmento
sardo del “batolite sardo-corso”, e legate all’orogenesi ercinica (vedi App-RI 10). Le
rocce intrusive di Ogliastra sono attraversate da dicchi basici, legati all’attività
magmatica effusiva del Carbinifero sup-Triassico (Carmignani et al., 1999).
Descrizione macroscopica: il campione mostra il contatto netto tra una porzione
olocristallina granitoide ed una afirica di colore scuro. La porzione olocristallina ha una
struttura faneritica, a grana medio-grossa, con cristalli di feldspato (di colore rosa) e
quarzo (ialino sul grigio) prevalenti sul plagioclasio (di colore bianco latteo); si
riconoscono anche rari cristalli di biotite (di colore nero lucido). La porzione afirica si
riferisce ad una massa magmatica basica che ha attraversato il plutone, successivamente
al completo raffreddamento di quest’ultimo, come dimostra il bordo vetroso visibile al
contatto tra i due tipi di roccia, formatosi in seguito al brusco raffreddamento subito
dall’intrusione basica.
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): la porzione olocristallina ha tessitura
granulare ipidiomorfa e risulta costituita da quarzo (35%), K-feldspato ortoclasio
pertitico (40%), plagioclasio di composizione oligoclasio (20%) e biotite (5%). Non
essendo disponibile la sezione sottile della porzione afirica (roccia subvulcanica =
roccia formata in condizioni crostali di bassa profondità), non è possibile fornirne la
descrizione microscopica.
Foto campione:
31 CAMPIONE
RI-11
(VECCHIA NUMERAZIONE)
CLASSIFICAZIONE
granito - filone basico
Località di provenienza e note informative: località ignota della Sardegna (vedi
campione RI-13).
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, faneritica a grana medio-grossa
composta K-feldspato (di colore rosa) e quarzo (ialino sul grigio) prevalenti rispetto al
plagioclasio (di colore bianco latteo) e biotite (di colore nero lucido). La porzione di
roccia basica risulta afirica, di colore nero, e mostra un orlo vetroso a contatto con la
roccia incassante.
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): struttura granulare, ipidiomorfa, costituita da
quarzo (35%), plagioclasio oligoclasio di composizione andesina (20%), K-feldspato
ortoclasio (40%) e biotite (5%).
Foto campione:
32 CAMPIONE
RI-12
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P5E
CLASSIFICAZIONE
granito
Località di provenienza: Tranas (Svezia).
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, ipidiomorfa costituita da cristalli
centimetrici di K-feldspato e plagioclasio (entrambi rossastri e quindi non distinguibili
sul campione a mano), quarzo ialino e scarsa biotite (di colore nero lucido).
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): il campione risulta costituito da K-feldspato
microclino, pecilitico con struttura pertitica (45%), quarzo (40%), plagioclasio di
composizione oligoclasio (10%) e biotite (5%). Magnetite, zircone fluorite e muscovite
sono presenti come minerali accessori.
Foto campioni:
33 CAMPIONE
RI-13
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P120E
CLASSIFICAZIONE
granito – filone basico
Località di provenienza e note informative: ignota.
Descrizione macroscopica: il campione rappresenta la porzione di contatto tra una
roccia intrusiva, olocristallina, ed una roccia subvulcanica, nera ed afirica. La porzione
di roccia olocristallina mostra una struttura granulare ed una grana media. I componenti
riconoscibili in questa porzione sono: plagioclasio e K-feldspato (entrambi di colore
bianco latteo), quarzo (ialino sul grigio), e biotite (di colore nero lucido). Il contatto con
la porzione subvulcanica è netto, marcato da una pellicola arancione, con un bordo ben
visibile su entrambi i litotipi rocciosi, dovuto ai processi petrologici connessi all’evento
intrusivo.
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): il campione risulta costituito da quarzo
(30%), plagioclasio di composizione andesinica (35%), K-feldspato ortoclasio (10%),
biotite (25%). Apatite e zircone sono presenti come minerali accessori.
Foto campione:
34 CAMPIONE
RI-14
(VECCHIA NUMERAZIONE)
CLASSIFICAZIONE
Località di provenienza e note informative:
Descrizione macroscopica:
Descrizione microscopica
Foto campione:
App-RI 14 –
35 CAMPIONE
RI-15
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P224
CLASSIFICAZIONE
pegmatite in granodiorite
Località di provenienza e note informative: S. Piero in Campo, M. Capanne, Isola
d’Elba (vedi App-RI 9). Il campione proviene dall’intrusione affiorante in località M.
Capanne e rappresenta una vena pegmatitica. Le pegmatiti sono rocce magmatiche a
grana grossa, di colore chiaro-biancastro dovuto alla prevalenza di cristalli di Kfeldspato e quarzo, spesso associate ad apliti. Le pegmatiti e le apliti si formano durante
l'ultimo stadio di raffreddamento di un magma acido, dando luogo ad intrusioni in cui
sono presenti minerali ricchi nella componente volatile (muscovite) ed elementi quali
litio, uranio e terre rare (es. tormalina, granato, apatite). In particolare, le pegmatiti
presenti nel plutone del M. Capanne sono ricercate dai collezionisti di minerali in
quanto contengono cristalli di tormalina e berillo (Coli et al., 2001; Lucci e Pucci, 2012).
Descrizione macroscopica: la porzione di granito è olocristallina, faneritica a grana
grossolana; si riconoscono cristalli di quarzo (ialino), plagioclasio (bianco latteo) e
ortoclasio (rosato), cristalli di biotite, il cui colore nero lucido conferisce alla roccia un
indice di colore medio. La porzione di pegmatite risulta costituita in prevalenza da
cristalli di K-feldspato, mentre rari sono i cristalli di quarzo e di tormalina (piccoli
cristalli aciculari).
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): l’osservazione in sezione sottile è stata
effettuata solo sulla porzione di granito. Il campione mostra una tessitura granulare,
ipidiomorfa, costituita da quarzo (30%), plagioclasio spesso zonato e di composizione
oligoclasio-andesina (35%), K-feldspato ortoclasio a volte pertitico (20%) e biotite
(15%). I minerali accessori sono rappresentati da sporadici individui di apatite e
zircone.
Foto campione:
36 CAMPIONE
RI-16
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P421E
CLASSIFICAZIONE
gabbro
Località di provenienza e note informative: Mattarana, Passo del Bracco, Liguria
orientale (vedi App-RI 16). In quest’area affiorano le rocce dell’Unità del Bracco
costituite da una porzione “inferiore” di ofioliti, deformate in ambiente oceanico e che
comprendono peridotiti inglobanti masse di gabbri (da cui provengono i campioni RI-16
e RI-17) e rocce ultramafiche cumulitiche; su questa sequenza poggiano in discordanza
basalti a pillow (geochimicamente simili ai MORB) a loro volta coperti da sedimenti
oceanici (Cortesogno et al., 1987). Da un punto di vista tettonico, l’Unità del Bracco
appartiene alle Unità Liguridi Interne (vedi didascalia App-RI 16). Il contatto gabbroperidotite incassante non mostra segni di un brusco raffreddamento del fuso magmatico
basico, indicando che la temperatura della peridotite al momento dell’intrusione doveva
essere simile a quella del magma basico. Il gabbro del Bracco ha spesso una grana grossa,
con cristalli decimetrici di pirosseno (varietà diallagio) e plagioclasio. I gabbri con questo
tipo di tessitura sono noti come “eufotidi”, termine oggi in disuso.
Origine del nome “MORB”: il nome MORB è l’acronimo di “Mid Ocean Ridge
Basalt”, termine utilizzato per indicare basalti geochimicamente simili a quelli emessi
lungo le dorsali oceaniche.
Descrizione macroscopica: il campione è olocristallino, faneritico a grana grossa;
presenta un elevato indice di colore dato dall’abbondante clinopirosseno (di colorazione
verde lucido); le porzioni di colore bianco latteo sono costituite da plagioclasio.
Foto campione:
37 The ophiolite bodies of the Alpine-Apennine belt are lithospheric remnants of the Ligure-Piemontese (or
western Tethys) basin. This basin, developed in the Middle to Upper Jurassic in conjunction with the
opening of the Central Atlantic Ocean, separated the Europe-Iberia plate to the northwest from the AfricaAdria plate to the southeast.
Figure 1. Sketch map of the eastern Liguria
Apennine (slightly modified after Marroni and
Tribuzio, 1996). 1 Plio-Quaternary deposits; 2 postorogenic Ranzano sequence (late Eocene-early
Miocene); 3 Antola Helminthoid flysch unit
(Campanian-Paleocene); 4 Internal Ligurian unit
(Middle Jurassic-Paleocene); 5 sedimentary
mélanges of the External Ligurian units; 6
Helminthoid flysch and associated sedimentary
sequences of the External Ligurian units; 7 Tuscan
and Canetolo units; 8 main ophiolitic bodies from
Internal and External Ligurian units.
Ophiolite sequences representing different palaeogeographic domains of the Ligure-Piemontese basin are
exposed in eastern Liguria (northern Apennine, Fig. 1). In particular,
the –ophiolites are found within the
App-RI 16
Ligurian tectonic units, which represent the uppermost nappes
of the
northern
stack andInterne
are
Figura
1 (in
alto):Apennine
Unità Liguridi
subdivided into two main groups (e.g. Marroni et al. 1998). Ined
theEsterne
External Ligurian
units,
the
ophiolites
are
(modificata da Marroni e
associated with rocks of continental origin and are attributed
to
a
marginal
domain dell’Appennino
(Fig. 2). The
Tribuzio, 1996)ocean
- Le ofioliti
ophiolites from the Internal Ligurian units show no relationshipSettentrionale
with continentalsono
material
and
are
resti della ascribed
porzionetoligure
a distal portion of the Ligure-Piemontese basin.
della litosfera oceanica Tetidea e
In the External Ligurian units, ophiolite bodies occur as sliderappresentano
blocks (up to km-scale,
Marroni
et al. 1998),
due domini
paleogeografici
together with slide blocks of continental origin, within Upper
Cretaceous
sedimentary
mélanges. These
distinti:
un dominio
intra-oceanico
(Liguridi
ophiolites are mostly represented by mantle and basalt flowInterne),
sequences,
with
minor
gabbros
and
Middle
il cui analogo sono gli slow Jurassic-Upper Cretaceous pelagic sediments. The rocksspreading
of the continental
crust
are essentially
ridges ed un
dominio
peraluminous granitoids, gabbro-derived granulites and lower-crust
pyroxenites
(Marroni
et al. di
1998;
rappresentante una zona “fossile”
Montanini and Tribuzio 2001) of late Palaeozoic age (Meli et
al. 1996; Renna
and Tribuzio
2009a).
The di
transizione
oceano-crosta,
con
porzioni
peraluminous granitoids are locally in primary contact relationships
with
the
ophiolitic
basalts
and
the e rari
lherzolite associate a basalti tipo MORB
pelagic sediments (Molli 1996).
olistoliti di crosta continentale (Liguridi
Esterne).
Figura 1 (a destra): Mattarana, P.sso del
Bracco (Cabella et al., 1997) - Triangolo
rosso: sito dei campioni RI-16 e RI-17.
1
38 CAMPIONE
RI-17
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P97E, 17
CLASSIFICAZIONE
gabbro
Località di provenienza e note informative: Mattarana, Passo del Bracco, Liguria
orientale. Campione di gabbro “eufotide” della successione ofiolitica dell’Unità del
Bracco (vedi campione RI-16).
Origine del nome “ofiolite”: il nome deriva dal greco (ophìs: serpente e lithòs: roccia)
ed indica rocce i cui colori risultano simili a quelli della pelle dei serpenti. Le ofioliti
comprendono non solo le peridotiti serpentinitizzate, ma anche gabbri e basalti (detti
anche diabasi).
Descrizione macroscopica: i campioni sono olocristallini, faneritici a grana grossolana;
presentano un elevato indice di colore dato dall’abbondante clinopirosseno (di colore
verde lucido); le porzioni di colore bianco latteo sono costituite da plagioclasio.
Foto campioni:
CAMPIONE
RI-18
(VECCHIA NUMERAZIONE)
CLASSIFICAZIONE
Località di provenienza e note informative:
Descrizione macroscopica:
Foto campione:
40 CAMPIONE
RI-19 (a e b)*
(VECCHIA NUMERAZIONE)
CLASSIFICAZIONE
pegmatiti
Località di provenienza e note informative: Olgiasca, Lago di Como (App-RI-19).
Nella penisola di Olgiasca, filoni pegmatitici, ricchi di minerali rari (apatite, fluorite,
granato, tormalina, uraninite, zircone, etc), intrudono lo "gneiss di Morbegno" (che
affiora a sud del plutone della Val Masino-Val Bregaglia, App-RI-5). Per una breve
descrizione sulle pegmatiti si veda la scheda RI-15.
Descrizione macroscopica: entrambi i campioni di pegmatite mostrano un contatto netto
con la roccia incassante ("gneiss di Morbegno") ed una tessitura faneritica a grana grossa
nella quale si riconoscono cristalli di K-feldspato e quarzo. Nel campione RI 19a sono
visibili anche piccoli cristalli neri di tormalina e piccolissimi cristalli isodiametrici
rossastri, che potrebbero essere di granato.
Foto campioni:
CAMPIONE
RI-20*
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P300E
CLASSIFICAZIONE
pegmatite
Località di provenienza e note informative: Olgiasca, Lago di Como (App-RI-19).
Descrizione macroscopica: il campione in oggetto è costituito esclusivamente da grossi
individui di quarzo.
Foto campione:
41 App-RI 19 – Olgiasca, Como (Spalla et al., 2002) - Triangolo rosso: sito campioni
RI-19 e RI-20.
42 CAMPIONE
RI-21*
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P223E
CLASSIFICAZIONE
pegmatite
Località di provenienza e note informative: località ignota.
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, faneritica nella quale si riconoscono
centimetrici cristalli di tormalina (di colore nero) e K-feldspato (di colore bianco latteo).
Foto campione:
43 CAMPIONE
RI-22
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P191E
CLASSIFICAZIONE
peridotite
Località di provenienza e note informative: Pont Canavese, Val Locana, Torino (AppRI-22). In quest’area affiorano rocce ultrafemiche, classificate come peridotiti (vedi
diagramma Ol-Opx-Cpx), appartenenti alle “peridotiti piemontesi” affioranti ad ovest di
Lanzo.
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina, a struttura faneritica, grana grossa e
colore scuro che rende difficile la distinzione tra i tipi di minerali femici (olivina e
pirosseni) che la costituiscono.
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): il campione risulta costituito da olivina
(65%), clinopirosseno (15%) e ortopirosseno (20%).
Foto campione:
44 KACZMAREK & MU«NTENER
GERMANY
N
SW
AUSTRIA
ITZE
R
LAN
D
Lyon
Lanzo area
ITALY
Torino
FRANCE
Genova
Ceres
Ligurian
sea
Lanzo
di La
nzo
northern
body
ra
Stu
di Viu
Viu
Mt Druina
central
body
Richiaglio
Mt Civrari
Col
del
Mt Arpone
Lis
l
Va
de
lla
re
r
To
southern
body
Mt Sapei
Rubiana
Almese
0
shows evidence of melt formation and melt extraction
(Boudier & Nicolas, 1972; Boudier, 1978; Nicolas, 1986)
such as plagioclase^pyroxene clusters, plagioclase lenses
and dunites. More recent studies emphazize the role of
‘asthenospherization’ of a previous lithospheric mantle
domain (Mu«ntener & Piccardo, 2003; Piccardo et al.,
2004; Mu«ntener et al., 2005). The massif contains numerous
igneous rocks ranging from troctolites and olivine gabbros
to oxide gabbros and porphyritic basaltic dykes (Boudier
& Nicolas, 1972; Boudier, 1978; Bodinier et al., 1986;
Kaczmarek et al., 2008), cutting mantle structures and
pyroxenite layering.
The high-temperature deformation history of the
Lanzo massif was originally attributed to the emplacement
of mantle diapirs and thus the shear zone structures
may have developed in response to diapiric uprise of the
lherzolite body in a more or less symmetric extensional
geometry (Nicolas, 1986). An alternative hypothesis was
that they may have developed in an asymmetric system,
as for example in the Ligurian peridotites (Vissers et al.,
1995).
The primary minerals of the peridotites and the gabbroic dykes were partially transformed into eclogite-facies
parageneses during Alpine metamorphism (Kienast &
Pognante, 1988; Pelletier & Mu«ntener, 2006), in particular
at the borders of the massif (Fig. 1). In the northwestern
part the peridotite core is surrounded by serpentinized
peridotites and strongly foliated serpentinites (Bente &
Lensch, 1981). In places, the top of the mantle rocks is
covered by ophicarbonate breccias (Pelletier & Mu«ntener,
2006).
Mt Musine
5 Km
Caselette
Gran Paradiso
orthogneiss
Piemontese
ophiolitic metabasite
Sesia Lanzo zone
(gneiss minuti)
Piemontese and
Lanzo serpentinites
Mesozoic
Metasediments
Lanzo peridotite
Late cenozoic
sedimentary
cover
Pyroxenite
layering
F I E L D R E L AT I O N S O F A
H I G H -T E M P E R AT U R E
MA NTLE SH EA R ZONE
Mapping and distribution of
peridotite microstructures
Observations of deformation features in the field and subsequent study of thin sections allow five types of microFig. 1. Tectonic map of the Lanzo massif, modified after Boudier &
structure (a complete description of the microtextures is
Nicolas (1972), Boudier (1978) and Pognante (1989). The box corregiven below) to be distinguished. Deformation textures
sponds to the detailed study area shown in Fig. 2.
vary progressively from porphyroclastic to mylonitic.
The deformation is often gradational and can change
early Mesozoic,
the opening
of the LigurianT
ethys. between
outcrops.(Kaczmarek
The five microstructural
groups are:
App-RI
22 during
– Schema
tettonico
del Massicio
di Lanzo
e Muntener,
The Lanzo peridotite has an overall fertile composition (1) porphyroclastic texture; (2) porphyroclastic fine2008)
– Il campione RI-22 proviene dall’area delle serpentiniti Piemontesi affioranti
with respect to primitive mantle abundances, with calcu- grained texture (PFG); (3) proto-mylonite; (4) mylonite;
ad
ovest
di Lanzo.
lated
melt extraction
of about 6% in the northern body (5) mylonite containing ultra-mylonite bands. Modal comand 6^12% in the southern body (Bodinier, 1988). The positions, microstructural groups and degree of alteration
extracted melts have a transitional mid-ocean ridge basalt are summarized in Table 1. The porphyroclastic texture
(T-MORB) composition in the north, and a T- to normal (1) is characterized by large, centimetre-scale, weakly
(N-)MORB composition in the central and southern deformed olivine, orthopyroxene and clinopyroxene cryspart, respectively (Bodinier, 1988). The Lanzo massif tals embedded in a matrix (Fig. 3a). Spinel grains are
Foliation
2189
45 Downloaded from petrology.oxfordjournals.org at Biblioteca Facolt? di Medicina on November 3, 2010
ra
u
St
Uia di Calcante
Firenze
MELT MIGRATION AND DEFORMATION
CAMPIONE
RI-23
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P193
CLASSIFICAZIONE
peridotite
Località di provenienza e note informative: Monte Aiona, Val d’Aveto, Genova (vedi
App-RI 29). All’interno dell’Unità del M. Aiona si trovano rocce ultrafemiche
variamente serpentinizzate; i campioni meno alterati mostrano un’associazione
mineralogica tipica di lherzoliti. Il campione RI-29 proviene dalla località della Pria
Burgheisa (versante sud del Monte Aiona) che rappresenta uno dei pochi esempi di
quest’area di peridotite lherzolitica scarsamente serpentinizzata.
Descrizione macroscopica: roccia olocristallina che mostra una disposizione dei cristalli
di pirosseno (in rilievo e di colore verde scuro) secondo bande parallele fra loro; tale
disposizione è stata generata dal processo di riequilibrio metamorfico che la roccia ha
subito. Nelle cavità si osservano più frequentemente cristalli di olivina che, essendo
serpentinizzata, risulta più facilmente erodibile.
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): roccia granoblastica costituita da olivina
(70%), ortopirosseno (15%), clinopirosseno (15%). Cromite e plagioclasio sono presenti
come minerali accessori.
Foto campione:
46 App-RI 29 – M. Aiona, Liguria (Montanini et al., 2008).
47 CAMPIONE
RI-24
(VECCHIA NUMERAZIONE)
P272
CLASSIFICAZIONE
peridotite (serpentinizzata)
Località di provenienza e note informative: Figline di Prato, Firenze. Peridotite
affiorante nell’area di Prato ( nota anche come “verde di Prato”), storicamente cavata
nei dintorni del borgo medioevale di Figline, una frazione di Prato localizzata sulle
prime pendici dell’Appennino.
Descrizione macroscopica: il campione mostra i colori tipici di una serpentinite, con
un colore prevalente verdastro a chiazze più scure. Queste ultime rappresentano
probabilmente minerali relitti (ortopirosseni) della paragenesi primaria.
Descrizione microscopica (Accordi, 1998): roccia completamente serpentinizzata con
associazioni a serpentino, clorite e magnetite. La paragenesi originaria doveva essere
quella di una peridotite, con olivina prevalente, ortopirosseno abbondante e
clinopirosseno subordinato; sporadicamente poteva essere presente un plagioclasio
calcico.
Foto campione:
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50 Le rocce plutoniche
09/10/13 16:10
Diagrammi classificativi (secondo normativa IUGS)
R. vulcaniche
plutoniche
R. subvulcaniche
Microstrutture
Approfondimenti
(vedi sitoR.web:
http://www.dst.unipi.it/dst/rocchi/SI/Home.html)
Home
References
Diagramma classificatico-modale QAPF per rocce con M<90 (Le Maitre, 1989)
(Q=quarzo; A=feldspato alcalino; P=plagioclasio; F=feldspatoide)
Le rocce plutoniche
silexite
M ≥ 90
granitoidi
ricchi in Qtz
granodiorite
tonalite
granito a feldspati
alcalini
quarzo sienite a
feldspati alcalini
sieno
granito
sienite
sienite a foidi
sienite a feldspati
alcalini e foidi
quarzo monzogabbro
quarzo diorite
quarzo gabbro
monzogranito
quarzo anortosite
quarzo
sienite
sienite a feldspati
alcalini
quarzo monzodiorite
granito
monzodiorite
quarzo monzonite
monzogabbro
monzonite
monzonite a foidi
foid monzosienite
diorite
gabbro
anortosite
foid monzogabbro
foid monzodiorite
diorite a foidi
gabbro a foidi
anortosite a foidi
foid sienite
monzodiorite a foidi
monzogabbro a foidi
foidolite
foid diorite
foid gabbro
QAPF Streckeisen, A. L., (1974)
Roccia plutonica:
Diagrammi classificatico-modale per le rocce gabbroidi.
Si definisce plutonica (o intrusiva) una roccia ignea formatasi a profondità considerevole all’interno della Terra per solidificazione di un
magma, ed è caratterizzata da una grana da medio a grossa e da una tessitura granitoide. Seguendo la classificazione IUGS (International
Union of Geological Sciences Subcommission) queste si classificano modalmente in base alle proporzioni di cinque gruppi di minerali:
Q = quarzo e polimorfi della silice, A = feldspati alcalini; P = plagioclasio (di composizione maggiore di An5) e scapolite; F = feldspatoidi
(foidi); M = tutti gli altri minerali (mafici). Se la percentuale dei minerali mafici è minore di 90, la roccia è classificata utilizzando il doppio
triangolo QAPF. Rocce con M maggiore di 90, si definiscono Ultramafiti e si classificano con diagrammi triangolari specifici.
51 Diagrammi classificatico-modale per le rocce ultrafemiche (M>90)
52 Rocce ultrafemiche (M ≥ 90)
Ol
Duniti
dunite
harzburgite
wehrlite
Peridotiti
lherzolite
olivin
ortopirossenite
olivin
clinopirossenite
olivin
websterite
ortopirossenite
Pirosseniti
clinopirossenite
websterite
Opx
Cpx
Ol
Duniti
dunite
peridotite
pirossenica
peridotite
a horneblenda
Peridotiti
peridotite
a pirosseno
ed horneblenda
pirossenite
olivinica
pirossenite
a olivina
e horneblenda
horneblendite
a olivina
e pirosseno
horneblendite
olivinica
horneblendite
pirossenite
pirossenite
a horneblenda
Px
Pirosseniti
e
Horneblediti
horneblendite
a pirisseno
Hbl
Ultramafiti:
http://www.dst.unipi.it/dst/rocchi/SI/M_90.html
Pagina 1 di 2
53 
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