tumori dell`ovaio

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TUMORE DELL’OVAIO
Il carcinoma dell’ovaio costituisce circa il 90% dei tumori maligni dell’apparato genitale femminile,
rappresentando la causa più comune di morte tra le neoplasie ginecologiche, sia per la sua
aggressività sia perché viene diagnosticato in stadio avanzato in circa il 70% dei casi. In Italia la sua
incidenza è di circa 13,5 casi su 100.000 donne/anno e insorge solitamente verso i 60–70 anni.
Sintomi e diagnosi
Il tumore dell’ovaio è spesso diagnosticato tardivamente perché la sintomatologia si manifesta nelle
fasi avanzate. Attualmente uno screening per questo tumore non è disponibile, ed una diagnosi
precoce è resa difficoltosa proprio per l’assenza di segni e sintomi specifici, se non tardivi.
Solitamente si manifesta con: distensione, dolori addominali, inappetenza, astenia, dimagrimento,
per lo più riferibili alla presenza di ascite, all’ingrandimento della massa tumorale, e alla
compressione sugli organi addominali e/o presenza di metastasi.
In caso di sospetto, in corso di visita ginecologica, per massa pelvica le procedure diagnostiche
prevedono: indagini radiologiche specifiche, esami ematici generali e specifici per la ricerca dei
markers prodotti dal tumore.
Terapia
Il primo approccio è sempre chirurgico, poiché consente di ottenere una diagnosi e un referto
istopatologico, cioè della natura della massa, importante a fini terapeutici. In questo caso la tecnica
preferita è la laparoscopia. che oltre a permettere l’ispezione accurata della cavità addominale
consente di intervenire, direttamente, asportando frammenti di tessuto per porli ad esami specifici (
biopsie per esami istologici) o asportare interi tessuti invasi dal tumore.
La laparoscopia è quindi preferita per fare: diagnosi, stadiazione , valutazione di operabilità o
meno della paziente, e perché offre indicazioni per inviare precocemente la paziente dall’oncologo
per l’avvio della chemioterapia.
Il secondo approccio chirurgico del carcinoma ovarico è di tipo laparotomico che consente di
eseguire una pulizia dalle cellule tumorali (citoriduzione) ottimale. Qualora le pazienti non fossero
avviate sin dall’inizio a
terapia chirurgica radicale, ma fossero indirizzate a chemioterapia
neoadiuvante ( per ridurre la massa tumorale) , seguirà una valutazione chirurgica dopo aver
sostenuto il trattamento ( second look )
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