L’utilizzo
L’utilizzo di nozioni di Neurofisiologia
Nella Lezione di scherma
- I neuroni a specchio -
Tesi per esame a Maestra di scherma elaborata dalla
Istruttrice Nazionale ALBY Daniela
Pistoia li . 25.08.2010
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I Neuroni a Specchio ( IPL ) e la scherma
Nel mio club, lo Sporting Center Scherma di Prato, venne invitata dal direttore
di sala
per dare una dimostrazione di attività motoria con ausili musicali una
dottoressa esperta in musico Terapia e studiosa dei Neuroni a specchio e del
loro utilizzo in ambito motorio : La dottoressa Monica Von Zeschau.
Questa specialista dell’impiego dei neuroni a specchio con l’ausilio della musica,
lavora da anni presso la USL di Siena in un percorso motorio con bambini
normo dotati e bambini autistici. Vederla all’opera è stata una esperienza fuori dal
comune e veramente entusiasmante . L’apprendere e vedere apprendere in
pochissimo tempo, movimenti non abituali o sconosciuti dai bambini anche con
azioni motorie relative alla scherma, mi ha talmente affascinata che ho iniziato ha
studiare nei limiti delle mie possibilità a provare solo dal punto di vista dell’impiego
tecnico schermistico, l’utilizzo di questi neuroni a specchio ed ho constatato che
sono un aiuto insostituibile al Maestro di scherma per iniziare
l’allievo alla
conquista di questa disciplina ed anche nel perfezionamento tecnico tattico
dell’atleta.
Con questa mia esperienza sul campo non voglio sancire nulla non essendo una
studiosa del settore specifico, ma solo evidenziare alcuni fattori positivi riscontrati
nel mio lavoro di insegnante di scherma con l’aiuto di questi neuroni messi
inconsciamente a disposizione dai vari allievi della mia sala.
Innanzi tutto spiego o cerco di spiegare cosa sono e come funzionano :
I neuroni
neuroni a specchio: (anche mirror neurons o neuroni mirror)
Sono una classe di neuroni che si attivano selettivamente sia quando si compie
un’azione (con gli arti superiori o inferiori o con la bocca) sia quando la si osserva
mentre è compiuta da altri, in particolare da con gesti specifici. I neuroni
dell’osservatore “rispecchiano”quindi ciò che avviene nella mente del soggetto
osservato, come se fosse l’osservatore stesso a compiere l’azione.
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L’esistenza di questa tipologia di neuroni è stata rilevata verso la metà degli anni
‘90 da Giacomo Rizzolati e la sua equipe presso il dipartimento di neuro-scienze
dell’Università di Parma. La scoperta avviene osservando il comportamento
imitativo di alcune scimmie (macachi ) nel primo anno di vita soprattutto verso
chiunque e poi solo dai propri simili, durante la crescita.
Questi neuroni sono stati individuati nei primati , in alcuni uccelli e nell’uomo.
Nell’uomo, oltre ad essere localizzati in aree motorie e pre-motorie , si trovano
anche nell’area di Broca e nella corteccia parietale inferiore .
L’osservazione diretta dei neuroni a specchio nell’uomo è più difficile che nelle
scimmie. Infatti mentre in quest’ultime si possono osservare i singoli neuroni
nell’uomo si possono osservare le attivazioni solo attraverso variazioni del flusso
sanguigno dovute ad esse.
NEURONI A SPECCHIO ( IPL )
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I vari esperimenti effettuati a suo tempo sugli uomini, condotti con immagini di
azioni (afferrare
ecc.) prodotte graficamente al compiuter, diedero risultati
deludenti. La ripetizione degli stessi esperimenti con azioni eseguite e osservate
fra persone in carne ed ossa diede invece risultati molto più concreti. In seguito,
affinando le tecniche di indagine
e di brain immaging, è stata eseguita una
localizzazione precisa dei neuroni a specchio umani.
Le
aree
del
cervello
contemporaneamente
attive
durante
l’
OSSERVAZIONE degli atti altrui sono risultate :
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1- La porzione rostrale anteriore del lobo parietale inferiore;
2- Il settore inferiore del giro pre-centrale;
3- Il settore posteriore del giro frontale inferiore;
4- L’area anteriore del giro frontale inferiore (solo in alcuni esperimenti).
5- La corteccia pre-motoria dorsale ( per quanto riguarda l’azione e
l’osservazione di movimenti fondamentali, ancora slegati da comportamenti
finalizzati ed emotivi ).
Alcuni esperimenti condotti da Giovanni Buccino nel 2001, dimostrano che
nell’uomo l’attivazione dell’area di Broca e di altre aree in presenza di azioni
complesse ( afferrare per mangiare,dare un calcio al pallone , prendere oggetti per
ordinare ecc. ) è senz’altro collegata al linguaggio in un sistema di “risonanza
risonanza” più
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complesso che non quello della scimmia. La differenza sostanziale è che il sistema
umano dei neuroni specchio codifica atti motori transitivi ed intransitivi, è cioè
capace di codificare sia il tipo di azione che la sequenza dei movimenti di cui essa
è composta. Nell’uomo non è necessaria una effettiva interazione con gli oggetti: i
suoi neuronineuroni-specchio si attivano anche quando l’azione è semplicemente mimata ,
anche se il ruolo primario rimane quello di comprendere le AZIONI ALTRUI,
codificandole
codificandole per poi imitarle .
Tuttotra la scienza sta effettuando grandi ricerche su questi neuroni e
l’evoluzione degli esperimenti ha fatto sì che ad oggi grossi progressi applicativi
sulla loro funzione siano compiuti.
Da quando i neuroni-specchio sono stati scoperti, un gran clamore si è fatto sulla
loro importanza e sui rapporti con l’evoluzione del linguaggio, proprio perché
nell’uomo i neuroni-specchio sono stati localizzati vicino all’area di Broca. Ciò ha
comportato la convinzione e la prova che il linguaggio umano si sia evoluto tramite
l’informazione trasmessa con le prestazioni gestuali e che infine il sistema specchio
sia stato capace di comprendere e codificare / decodificare.
Oramai è certo che tale sistema ha tutto il potenziale necessario per fornire un
meccanismo di comprensione delle azioni
e per l’apprendimento
attraverso
l’imitazione e la simulazione del comportamento altrui . In questo senso è
opportuno ribadire che il riconoscimento non avviene soltanto a livello motorio,
ma attraverso il riconoscimento vero e proprio dell’azione, intesa come evento
biofisico. Pertanto i neuroni IPL”codificano lo stesso atto in modo diverso a
seconda dello scopo finale dell’azione nella quale l’atto è contestuale”.
In altri termini essi possono fornire una base neurale per “predire” in un altro
individuo, le azioni susseguenti ad un comportamento dato e l’intenzione che ne sta
all’origine. Esiste, quindi, attorno agli individui una attivazione di uno spazio
d’azione condiviso da altri individui per cui si originano forme di Interazione sempre
più elaborate, che permettono ai neuroni a specchio di interagire su sistemi più
complessi, articolati e differenziati.
Emerge la capacità di parti del cervello umano di attivarsi alla percezione delle
emozioni altrui, espresse con moti del volto, gesti e suoni; questa capacità di
codificare istantaneamente questa percezione in termini “viscero-motori”, rende
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ogni individuo in grado di agire in base ad un meccanismo neurale per ottenere
quella che gli studiosi del fenomeno chiamano “ Partecipazione empatica”.
Questo dicesi un comportamento bio
bio--sociale, ad un livello che precede la
comunicazione linguistica, che caratterizza e soprattutto orienta le relazioni interindividuali, che sono poi alla base dell’intero comportamento sociale.
Nel proseguire degli studi, gli ultimi esperimenti hanno confermato che di fronte al
comportamento dei soggetti, i neuroni specchio hanno manifestato la loro
presenza in aree del cervello più ampie di quelle intraviste all’inizio.
all’inizio.
Di volta in volta hanno presentato un’architettura ed una organizzazione cellulare
diverse, semplice o sofisticata a seconda dei fenomeni emotivi che provocavano la
reazione neurale.
Perciò , se lo studio iniziale del sistema motorio aveva portato la ricerca a
plafonarsi nell’analisi Neurofisiologica dei movimenti più che nei comportamenti
individuando”semplicemente” i circuiti neurali preposti al nostro rapporto con le
cose, la scoperta dei neuroni specchio e lo studio della loro natura profonda ci
permette di fare un salto nella conoscenza del cervello per indagare ed interagire
sui processi neurali responsabili dei rapporti interpersonali, in pratica sussiste la
possibilità di scoprire il meccanismo biologico alla base del comportamento sociale
dell’uomo.
Si intende per comportamento sociale dell’essere umano tutti quegli atteggiamenti
assunti dall’individuo nei confronti di un altro individuo che interagiscono nei
rapporti dell’area personale di uno, due o più individui.(Spazio di Azione)
Tra questi atteggiamenti è compreso anche il confronto e la competizione, e lo
sport della scherma si inserisce con estrema facilità in questo contesto essendo
una disciplina dove la competizione è la serratura della fantomatica porta( una
faccia del comportamento sociale) ed il confronto diretto ne è la chiave motoria.
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( Zone neurali emotive del cervello)
Se consideriamo per un attimo la scherma non come una disciplina Sportiva, ma
come un comportamento sociale di un individuo,si nota che esso è un particolare
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tipo di proposizione dell’individuo nei confronti di un altro che si propone nello
stesso modo.
L’osservazione del comportamento di un soggetto comporterà per chi osserva la
messa in funzione degli stessi neuroni dell’osservato e viceversa, quasi una lettura
neurale avanzata dell’atteggiamento.
L’insieme di più informazioni ricevute dai nostri sensori esterni o già codificate che
gli stessi neuroni possono mettere in relazione a ciò che lo spazio temporale
mostra viene detta: Architettura Neurale .
L’architettura neurale posta in funzione varia a seconda della preparazione
tecnico motoria e consequenziale tra i due individui.
I nostri comportamenti molto vari e di diversa efficacia vengono generati da
interazioni
tra il cervello e diversi sistemi motori e sensoriali . Il sistema nervoso
dell’uomo proietta in sè una rappresentazione interna del mondo circostante
integrato da informazioni provenienti dai differenti sistemi sensoriali ( vista, udito,
tatto).
Queste informazioni più sono codificate e consequenziali e più l’architettura
neurale viene amplificata anche con altre informazioni di varianti che portano a
risultati efficaci
per la
soluzione finale dell’interazione stessa.(es: azione
schermistica di attacco)
L’istruttore di scherma, per portare un allievo alla preparazione sia di base che
complessa, deve avere una conoscenza della struttura nervoso motoria più che
sufficiente in modo da sfruttare pienamente questo complesso sistema di
apprendimento che l’allievo mette inconsciamente a disposizione. Qui di seguito
farò un esempio relativo al modo di insegnare la posizione di guardia ad un
principiante.
E’ complesso ed una perdita di tempo stare a spiegare ad un bambino come si
deve posizionare : flettere le gambe, portare le braccia in posizione diversa da
quella anatomica, acquisire la distanza da piede a piede…ecc.ecc.
Fare ciò
comporta una perdita di tempo e di energie da parte dell’insegnante . La soluzione
sta nel far assumere ad un bambino di pari età tale posizione, che già conosce
bene, davanti al novizio e chiedere allo stesso, dopo avergli fatto notare e
guardare da varie angolature la posizione assunta dal compagno, di fare la stessa
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cosa. All’inizio ci sarà da fare qualche piccola correzione, ma poi nel giro di pochi
minuti il novizio assumerà la stessa posizione del compagno che poi imiterà in tutto
e per tutto anche nei movimenti sulla pedana con il passo avanti/indietro e
affondo .
Quindi i neuroni del bambino principiante ( in fase di osservazione) “ rispecchiano
“ciò che sta avvenendo nella mente del bambino osservato e fa interagire gli stessi
neuroni.
Questo esempio di esercizio tecnico di apprendimento della postura non è che
una delle tante e molteplici semplificazioni metodologiche che si possono impiegare
per risolvere velocemente fasi di insegnamento portando
la codificazione di
determinati esercizi motori specifici, come nella scherma, a risultati più che
lusinghieri.
Non sono una studiosa di neurologia ma, osservando attentamente e poi
provando varianti e ripetizioni di gesti tecnici schermistici concettualmente di base,
si può con una certa facilità e rapidità giungere ad esercizi più complessi sino a
formulare un dialogo schermistico composto da azioni motorie finalizzate a
determinare un colpo, una stoccata, una parata e risposta.
Ho detto prima che l’architettura neurale tanto più è vasta e tanto più l’individuo è
pronto a sfornare un vero e proprio dialogo motorio finalizzato ad una risultante a
cui l’individuo stesso vuole arrivare allertando e sfruttando tutte quelle funzioni
sollecitanti sensoriali di cui dispone : Vista , Tatto ed Udito . I neuroni sollecitati
ed attivati da ogni singola funzione sensoriale si connettono tra loro formando
una fitta rete di nozioni che singolarmente formulano un insieme di dati elaborati
atti a rendere la capacità propositiva sempre più complessa e tecnicamente
appropriata .
Tutti questi dati salvati dal nostro cervello nello specifico della nostra disciplina se
continuamente sollecitati sia nell’espressione motoria singola sia in quella
composta (azione semplice ed azione composta )con specifici richiami (Lezioni )
non fanno altro che rinfrescare e migliorare l’azione stessa sino a renderla
perfettamente codificata e rispondente a specifiche sollecitazioni tattili e visive da
parte di altro correlante, posto in antitesi, pronto e proiettato a raggiungere gli
stessi obbiettivi.(assalto tra due schermidori)
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La dottoressa Monica Von Zeschau, che ho visto all’opera in quella lezione
dimostrativa con i bambini in età evolutiva, ha attivato i neuroni a specchio non solo
con i sensori visivi e tattili ma anche con quelli uditivi e ha dimostrato così che con
musiche ritmiche a tempi varianti pure i movimenti appresi cambiavano la velocità di
esecuzione ed anche i tempi di codificazione degli stessi.
Quindi i neuroni a specchio si attivano e aumentano la loro architettura anche con
sensazioni uditive e ritmate .
L’insegnante di scherma ha la possibilità con questo ausilio di poter incrementare
l’apprendimento da parte dell’allievo e di potenziarlo sottolineando le azioni
motorie con lezioni ripetute , senza variazione sino alla codifica da parte dello
stesso, dell’atto motorio specifico.
Solo in seguito si potrà apportare varianti più complesse in modo da aumentare
l’architettura neurale con ulteriori dati.
Osserviamo un esempio di attivazione neurale con un bambino mediante i sensi
della vista, del tatto e dell’udito
dell’udito .
Di fronte ad un bambino in guardia con fioretto e posizione classica di terza il
maestro esegue una battuta di quarta e colpo dritto; il bambino inizialmente deve
effettuare la parata di tasto di quarta e rispondere al bersaglio interno alto.
( Azione motoria specifica proposta ad un bambino che è già in possesso degli
elementi di base e fondamentali della disciplina . Azione di difesa .)
In questo momento il bambino ha in funzione i sensori visivi e tattili quindi due su tre
sensori sono attivati. L’azione motoria specifica mette in funzione un insieme di
neuroni che compongono una certa struttura architettonica di un livello basso e
semplice, è un
azione semplice che termina con lo scopo di evitare di essere
colpito e cercare di colpire il maestro. L’azione più volte ripetuta variando sia i
tempi di esecuzione sia le sensazioni tattili (battute più o meno veloci e più o meno
forti o dolci) daranno l’impressione al bambino di agire ed interagire a seconda di
come gli si propone l’antagonista (maestro nel caso specifico). Dopo di che il
maestro potrà affinare e correggere l’azione motoria del bambino che inizialmente
sarà scomposta in quanto se batterà forte la reazione sarà uguale e scomposta,
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mentre se batterà dolcemente la reazione sarà uguale se non ancora più rallentata
non che disorientata ed indecisa, compresa la risposta.
Successivamente si riprende con una proposizione della stessa azione ripetuta
più volte battendo dolcemente e pretendendo dal bambino una parata e risposta
con tempi
reattivi dell’azione propositiva più veloci, ma non troppo, senza
preoccuparsi della precisione del colpo. Dopo aver effettuato un numero
abbastanza elevato di azioni motorie, si inizia ad alternare, non con cadenza di
colpi, battute forti o dolci . Il bambino inizierà da prima a rispondere sempre con
la stessa velocità primaria, ma poi piano piano rallenterà le proprie azioni sino a
non rispondere affatto alle sollecitazioni dolci, ma solo a quelle medio forti e forti .
A questo punto occorre inserire un nuovo elemento il senso dell’udito. Viene
introdotta nell’azione primaria una musica con un ritmo abbastanza veloce all’inizio
( per esempio una marcia dove il tempo è molto marcato) per costringere il bambino
a effettuare l’azione seguendo il ritmo della musica; in questo modo viene esclusa
la sensazione tattile della battuta dolce o forte in quanto un'altra serie di neuroni
primari
(quelli
preposti
all’udito)
sono
entrati
in
funzione
eliminando
completamente quelli tattili. . Effettuando per un certo numero di volte questa
azione con l’ausilio della musica il bambino inserirà nella sua architettura un nuovo
fattore, ma non avrà completamente dimenticato quello precedente che potrà
recuperare a sua scelta quando la sua struttura neurale sarà più completa.
Egli risponderà alla proposizione con il fattore ritmico che influenzerà molto la
funzione visiva poiché la concentrazione sensorio-neurale sarà quella di seguire il
tempo scandito dalla musica. In seguito, si può inserire una musica con ritmo lento e
richiedere al bambino la precisione nel colpire sempre nello stesso punto.
L’esercizio dovrà essere ripetuto più volte sempre con musica
anche nei giorni
seguenti sino a che il bambino non riuscirà a colpire sempre nello stesso punto il
maestro . Poi ritornate alla musica con ritmi veloci senza vincoli di precisione ed il
bambino però pur seguendo i nuovi ritmi avrà acquisito la precisione nel colpire
(L’architettura neurale si sarà allargata.)
A llora si inserisce un nuovo fattore l’esclusione di uno dei tre sensi impiegati: la
vista. Bendate il bambino, ponetelo in guardia ed effettuate senza musica la
stessa azione con battute medio forti e vedrete che all’inizio avrà
un po’ di
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esitazione nel movimento specifico, ma poi continuando nell’esercizio acquisirà
sempre più sicurezza aumentando la velocità di esecuzione. All’inizio di questa
fase si lavora sicuramente un po’ a scapito della precisione e quindi occorre
inserire un ritmo non veloce di una marcia
ed
il bambino riprenderà
immediatamente il ritmo ed eseguirà l’azione anche con la precisione acquisita.
Si continua per un certo periodo di tempo ad eseguire questo esercizio fino a che
non appare la piena sicurezza dell’effettuazione del colpo da parte del bambino
Allora e solo allora gli si mettono a disposizione tutti e tre gli elementi sensitivi e
si inizia a ripetere l’azione motoria specifica che avete effettuato, cambiando tempi
e velocità di esecuzione ed inserendo anche il movimento degli arti inferiori con la
chiusura e la riapertura della misura .
Il bambino con i dati codificati acquisiti riporterà in funzione ulteriori neuroni che
permetteranno così di costruire nuove architetture più ampie con sempre maggiori
soluzioni allargate e così avrà la possibilità di scegliere quella più adatta alla
specifica in contrapposizione.
L’incremento e le varianti al tema proposto verranno presentate dal maestro con
sistema pratico tattilo-visivo
cambiando con oculatezza la postura di
proponimento variando la propria velocità con la scelta di una soluzione finale
diversa, nuova ed efficace; mostrerà poi all’allievo la contromisura guidandolo a
capire il nuovo atto motorio che gli ha proposto sollecitando la sua capacità di
apprendimento tramite la ripetizione sino alla codifica.
Questo
aumento
di
cognizioni
tendenti
ad
incrementare
l’ARCHITETTURA NEURALE con stimolazioni sensoriali cognitive
vanno effettuate con tutta la delicatezza possibile per non creare sovraccarico nei
neuroni a specchio che vengono impiegati dall’allievo, con
l’attivazione della
curiosità (si tocca quindi anche quell’area socio emotiva tipica del bambino in età
evolutiva). Aumentando la cognizione si raggiungono varie situazioni ottimali per
poi elaborare soluzioni finali più adattabili alla situazione di contrapposizione
dell’avversario effettuando così una lettura EMPATICA più allargata tendente
a portare l’azione motoria specifica scelta
all’ espletamento finale cioè la
determinazione della stoccata.
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Queste cognizioni proposte seguendo uno schema prestabilito non devono
ingolfare troppo l’affluenza di dati ai neuroni preposti all’apprendimento motorio e
quindi bisogna proporre nuovi atti motori poco alla volta senza provocare
violentemente sia in negativo che in positivo la parte emotiva dell’allievo; lo stimolo
dovrà essere sempre positivo mediante la creazione di una situazione molto
elevata di stima e fiducia in se stesso. (Area emotiva)
Quando si giunge in questo particolare momento dell’insegnamento , il Maestro
deve toccare la parte emotiva dell’allievo stuzzicando la sua curiosità e la sua
attenzione anche sorprendendolo con l’inserimento della prima variante all’azione
primaria, ossia effettuando, ad esempio, una prima contro parata e risposta
veloce, per tempo di esecuzione, toccando l’allievo.
L’allievo, a questo punto, cercherà di effettuare una nuova lettura di ciò che è
avvenuto e le aree del cervello della sorpresa e della curiosità si collegheranno a
quella dell’attenzione per recepire nuovi dati atti ad annullare quanto avvenuto e
volgere a proprio vantaggio la soluzione finale.
Sarà compito del Maestro intuire e leggere bene i neuroni dell’allievo e proporgli
quindi ,situazioni motorie nuove volte a mettere in funzione ulteriori neuroni
preposti a formulare una architettura Neurale più complessa, deve cioè iniziare a
donare al proprio allievo nuove informazioni che allargheranno la sua capacità
tecnico specifica.
Questo, testè fatto, è un esempio Base per allertare la sollecitazione in un
allievo di scherma con l’impiego di Neuroni a specchio per incrementare la sua
architettura neurale partendo da una situazione di base per arrivare ad una più
complessa.
Si può quindi affermare che un atleta con più architetture Neurali Motorie
complesse più ha un livello tecnico alto e più è preparato e formato tecnicamente
Continuiamo a parlare di questi neuroni ed iniziamo anche ad osservare noi stessi
e la nostra architettura neurale.
Il Maestro possiede una architettura neurale molto molto complessa allargata
anche a zone sensoriali emotive del cervello atte alla proposizione verso il
discepolo.
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La priorità del maestro è quella di interagire con l’allievo per comprendere ed
elargire azioni motorie semplici o composte sia apprese da altri sia elaborate dalla
zona conoscitiva motoria propria; inoltre deve comprendere le azioni motorie
dell’allievo ed il meccanismo su cui si basa l’atto motorio specifico nello spazio di
azione del rapporto sociale rappresentato o dalla lezione o dall’assalto tra due
atleti .
Alla base della nostra capacità di comprensione delle azioni altrui c’è la cosiddetta
“ teoria della mente”, cioè la capacità di inferire gli stati mentali degli altri.
Come mai, quando un maestro osserva un allievo in posizione di guardia nota se è
posizionato bene oppure no?
La risposta è semplice ed anche deduttiva e logica perché nella sua mente viene
rappresentata la posizione esatta di guardia da neuroni preposti alla cognizione
che subito interagiscono con altri neuroni i quali riscontrano i difetti .In questo
caso intervengono anche le zone emotive del cervello che sono diverse da quelle
dell’allievo.
Conseguentemente vi è la correzione e la ripetizione del gesto motorio, quale
gesto non è altro che una continua e ripetuta
lettura neurale di tale
comportamento sociale per portarlo alla giusta interpretazione impiegando gli
stessi neuroni per colui che legge e per colui che è letto.
Grazie a questa capacità “Metarappresentazionale” il comportamento altrui
acquisisce significato dotando l’osservatore, in questo caso il maestro, di leggere
la mente dell’allievo e di correggere l’atteggiamento sociale erroneo, ponendo in
funzione nel cervello dell’allievo nuovi neuroni a specchio e fasce emotive diverse.
Tutto ciò porta ad una integrazione delle funzioni cognitive dell’atto motorio
appreso sino anche a modificarle definitivamente.
Quindi l’attivazione di questi neuroni e zone emotive permette la comprensione
immediata del significato intenzionale delle azioni degli altri senza la necessità di
ogni esplicita o deliberata Mentalizzazione ( lettura immediata del comportamento
sociale).
sociale).
Proseguendo in questa analisi, i neuroni a specchio si attivano sia quando
effettuano un azione sia quando la osservano fatta da altri. Pertanto sia il
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riproporla che incamerarla, come dato acquisito fa parte della funzione neurale
che era stata sollecitata .
L’acquisizione di dati motori per imparare una disciplina sportiva fa parte di un
particolare comportamento sociale dell’individuo.
Il combattimento con il fioretto o con la spada o con la sciabola non è altro che un
comportamento sociale di due atleti che, seguendo determinate regole e
determinati atti motori precisi, cercano di portare a conclusione la proposizione
iniziale che è e resta l’espletamento della stoccata sull’avversario
Per agire ed interagire su ciò dobbiamo vedere la preparazione e la “conoscenza”
di ogni singolo allievo ed adattare a lui ogni singolo atto motorio specifico per
incrementare l’architettura neurale in suo possesso.
Noi abbiamo nel nostro cervello la conoscenza con cui sappiamo fare delle cose e
di seguito poi si può costruire tutto il resto.
Esistono due tipi di conoscenza : una è scientifica o acquisita da insegnamento e
l’altra è esperienziale. Questa è la nostra vera conoscenza quella basata sul
sistema motorio e sulle nostre esperienze; l’altra é la conoscenza acquisita , molto
importante, ma è successiva alla precedente e complementare .
Per esempio se noi guardiamo una fruttiera piena di mele e ne prendiamo una ,
nella mente di un osservatore che conosce, sia il frutto, sia il posto in cui era
riposta ed ha letto il gesto, oltre a raffigurare nella sua mente l’azione stessa si
propone anche diverse alternative consequenziali al gesto motorio stesso : si
porta la mela alla bocca e la morde, la si porta davanti agli occhi e la si osserva la si
appoggia sul tavolo …..e così via
Quindi i neuroni che sono stati attivati hanno già proiettato nel nostro cervello
diverse soluzioni terminali dell’atto motorio letto; di conseguenza la stessa lettura
non del solo atto motorio, ma anche la lettura cognitiva per cui l’atto semplice è
stato effettuato, ossia il compiere un azione definita e motivata fa si che i neuroni
a specchio non agiscano solo sulla lettura dell’atto in se stesso ma anche sullo
specifico della motivazione per cui l’atto è stato proposto.
La stessa cosa è uguale identica nella versione dello sport anche nello specifico
come nella scherma in versioni diverse nella lettura dei gesti motori con immagini
diverse e con diverse soluzioni date dalla conoscenza sia esperienziale che quella
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acquisita creando uno stile personale che con il ripetersi delle lezioni diventa una
conoscenza oggettiva.
Questa conoscenza oggettiva viene immagazzinata nella memoria e recuperata
ogni qualvolta se ne riscontri la necessità.
Le lezioni di scherma impartite all’allievo devono, come ho detto, essere effettuate
con grande attenzione da parte del maestro sia per dare innanzi tutto una
continuità logico apprensiva
sia per non portare troppa affluenza di dati ai
sensori preposti alla ricezione .Gli atti motori che attivano i neuroni sollecitati in
queste
fasi
di
ampliamento della
architettura
neurale
devono
essere
costantemente ripetuti sino alla codifica. Il sistema ricettore di conseguenza li
ripone in questa conoscenza in modo da permettere all’atleta formato o in via di
formazione di trovare soluzioni motorie valide e veloci,nella lettura, idonee alla
soluzione del problema che l’avversario gli propone.
Più questa conoscenza è vasta e più l’atleta ha una vasta gamma consequenziale di
azioni motorie atte ad aprire la strada a soluzioni risolutorie a proprio vantaggio.
Per aumentare questa fase di apprendimento finale di ampliamento delle capacità
tecnico motorie dell’atleta , il togliere una delle tre percezioni sensoriali, la vista,
aumenta la facilità di codifica da parte dell’allievo .
La procedura in questo caso è di effettuare la lezione, attenuando la l luce in un
primo tempo e poi bendando l’allievo per togliere completamente questa parte
sensoria per proseguire di seguito con la stessa azione motoria, inserendo la
parte ritmico musicale(ausilio sensoriale dell’udito) per attivare quella parte di
conoscenza codificata che è strettamente legata alla procedura in corso.
Dopo un certo periodo di tempo, che per un atleta può essere X e per un altro Y,
sta al maestro, con la lettura del azione motoria dell’allievo, decidere quando
tornare alla semioscurità e chiedere maggiore precisione nell’atto motorio
dell’allievo; naturalmente il maestro non dovrà in nessun caso toccare con
espressioni o con gesti la zona emotiva dell’allievo negativamente, facendogli
notare l’eventuale errore, ma dovrà sostenerlo ed incoraggiarlo a migliorare la
prestazione motoria in corso. Il formulare espressioni negative su un movimento
non corretto ( o che non viene effettuato con correttezza ) è frustrante sia per
l’allievo, che invece di cancellare l’errore dalla sua mente vi si concentra e lo
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codifica maggiormente, sia per il maestro, che deve purtroppo portare il peso di
non riuscire a farsi leggere dall’allievo.
L’apprendimento della capacità motoria tramite i neuroni a specchio è il sistema
che
permette una volta codificato di gestire l’ambiente che ci circonda
(socializzazione) con l’ausilio delle fasce emotive che sono la parte più complessa e
difficile da gestire in un allievo da parte del maestro .La struttura motoria di un
atleta é sensibilmente frenata dalla fascia emotiva e premotoria e quindi le lezioni
devono per forza essere modellate sulla sensibilità emotiva dello stesso.
Cercare di forzare o per meglio dire Violentare questo impedimento vuol dire
mettere in stato di analfabetismo l’atleta che non leggerebbe più i neuroni del
maestro e se codificasse qualche cosa sarebbe sicuramente errato o falsato.
La situazione che si verrebbe a creare sarebbe veramente frustrante sino a
portare l’allievo alla perdita della fiducia in se stesso e poi all’abbandono
dell’attività.
Il cercare invece di incoraggiarlo sempre positivamente, comporta la collaborazione
con quella zona emotiva sensoriale che é la personalità, che interagisce anche su
altre zone emotive come quella dell’apprendimento, della continuità, della memoria
esplicita ed implicita formando la conoscenza oggettiva.
Questa, diciamo , collaborazione tra le diverse zone emotive sensoriali tutte
collegate tra di loro ed attivate da neuroni vanno a codificare atti motori sempre
più determinati ad ampliare la conoscenza arricchendo la memoria implicita.
Essa non agisce dipendendo direttamente dalla conoscenza, ma tramite i neuroni
a specchio situati nella regione di Broca , va ad aumentare la conoscenza stessa
arricchita da dati neurali di una architettura sempre maggiore e sofisticata.
Questi dati, codificati, costruiscono lentamente ma inesorabilmente la memoria
motoria dell’individuo confortate anche dall’ausilio delle zone emotive stesse.
Nella tattica di combattimento (per esempio) che viene effettuata da uno
schermitore rappresentata da un particolare tipo di proposizione che con la
partecipazione di zona emotiva del cervello, impone all’architettura neurale una
lettura non veritiera a colui che gli si propone ( l’avversario), questo non è altro che
un tentativo che molte volte induce l’avversario stesso ad una lettura errata della
proposizione in atto (inganno), e se riesce, la caduta nella trappola tesa è sicura.
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In questo caso la proposizione dei neuroni a specchio mostrata viene nascosta o
falsata volontariamente per poter scegliere una alternativa più veloce dell’atto
motorio finale. Naturalmente qui , l’architettura neurale è molto ampia e
interazionale rispetto a quella di uno schermitore alle prime armi. Il continuo lavoro
motorio (lezioni) con il maestro, che sin dalla base continua a fornire dati motori
consequenziali e logicamente propositivi
comportamento sociale) del suo allievo,
per arricchire il campo di azione (
porta alla codificazione
ed al
miglioramento della prestazione.
Il Maestro in questo particolare momento della lezione deve, con l’aiuto dei
neuroni a specchio e delle aree della memoria, proporsi con atti motori a bassa
frequenza in modo da poter aiutare l’allievo a leggere e coordinare gli stessi in
successione in modo da poterli leggere, accettare e codificare.
In questo l’aiuto motorio di proposizione lento e non veloce, cioè il movimento
degli arti inferiori per prendere e sciogliere la misura, avanzando o retrocedendo
mostrando cambiamenti repentini di posizione del braccio armato , sollecitando
quindi, sia visivamente e tattilmente con battute o tocchi, incrementando non solo i
neuroni a specchio del lettore, ma anche le zone emotive del suo cervello che
stimoleranno la memoria acquisita.
Nel cervello noi abbaiamo due tipi di memoria : quella acquisita
acquisita e quella implicita;
tutte e due sono collegate alle aree sensitive ed emotive del cervello tramite
neuroni e , a loro volta, tra di loro
a mezzo sinapsi
formando
il sistema
sensomotorio .
Il sistema Sensomotorio è organizzato in modo gerarchico
1.aree primarie,
2. aree secondarie
3. aree associative.
A livello più alto nella corteccia cerebrale posteriore
vi è un area dove
convergono informazioni sensitive :
visive, somestetiche, uditive
uditive (coordinate spaziali).
spaziali).
A livello intermedio nella corteccia motoria supplementare area associativa, si ha il
coordinamento di movimenti complessi ed in quella premotoria o secondaria si
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esplica l’inibizione di movimenti riflessi e il controllo dei programmi motori non
implitici, ma acquisiti tramite apprendimento.
Questa piccola disquisizione neurofisiologica sul sistema nervoso motorio e del
suo apprendimento che coinvolge molta parte delle aree del nostro cervello vuole
chiarire molto blandamente e forse empiricamente la vasta struttura neurale in
attività sia in un allievo alle prime armi sia in un allievo già formato e pronto a
diventare un buon atleta.
Il maestro per raggiungere questi obbiettivi ha a disposizione un immensa gamma
di apparati neurali che gli consentono, se sapientemente impiegati sia nella forma
che nella metodica, di plasmare e di far interagire la sua conoscenza con l’allievo.
Non ho voluto con questo mio scritto salire in cattedra per dare una lezione di
neurologia ad altri maestri, ma ho cercato di esprimere le mie esperienze su questo
lato dell’insegnamento che purtroppo non tutti conosciamo e che dovremmo
approfondire per non causare danni irreversibili nella preparazione di un allievo .
La proposizione del maestro è la lezione, la lettura che effettua l’allievo diventa
l’apprendimento che mantiene e memorizza e poi utilizza nel tempo a seconda
delle varie proposizioni che gli vengono poste dai vari avversari.
Il tutto deve essere presentato con coerenza e successione logico motoria in
modo tale che sia il letto che il lettore interagiscano tra di loro con fiducia e
sicurezza tale da poter dialogare con facilità sulla priorità comportamentale nella
proposizione da effettuare.(rapporto maestromaestro-allievo)
L’allenamento allora e solo allora diventa veramente costruttivo e consente ,come
si dice, di costruire mattone su mattone una casa solida poggiante su fondamenta
solide.
Un atleta di qualsiasi disciplina sportiva si costruisce in questo modo e nella
scherma la metodologia è uguale .
Ci si pone a volte la domanda come mai non si diventa tutti degli ottimi Maestri e
come mai non si riesce a trasformare tutti i nostri allievi in campioni . Riflettendo
sulle domande si può rispondere che in primo luogo non abbiamo saputo
proporci nel modo giusto ed in secondo luogo non abbiamo saputo leggere e
toccare le aree emotive giuste del nostro allievo.
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Il non sapersi proporre o farlo con distacco senza una interrelazione emotiva con il
proprio allievo è sicuramente l’errore più grosso che possa fare un insegnante; di
conseguenza la proposizione non è quella giusta e non trasmette all’allievo che una
immagine di neuroni in funzione non chiara e distinta e quindi non leggibile e
recepibile .
Tale “modus operandi” acquisisce tutta una problematica negativa
che
normalmente viene scaricata sull’allievo perché secondo il maestro rifiuta
l’acquisizione dei dati forniti.
L’errore è del maestro e quindi dentro di sé deve analizzare e usare la lettura
giusta e soprattutto leggere
quella dell’allievo e capirne la predisposizione
emotiva, che offre e sfruttarla senza violentarne la volontà
Analizzare senza fretta questa problematica e tentare di usare la lettura neurale
con l’aiuto delle forze sensoriali messe a disposizione dall’allievo che intende
apprendere la disciplina della scherma non è che un ausilio in più che il Maestro
dispone per usare la metodologia giusta e non correre il rischio di veder fallire
“ la propria missione educativa ”.
Daniela ALBY
Bibliografia:
Dott. Monica Von Zechau(conferenza del 21.03.2009)
dott.Alessandro Zalaffi Neurologo (conferenza su apprendimento motorio specifico)
Idott. Giacomo rizzolati e Sinigallia (so quel che fai. Il cervello che agisce e i Neuroni a specchio )
dott.ssa Lucia Pizzo( so quel che senti. neuroni a specchio, arte ed empatia)
dott. Iacoboni Marco ( i neuroni a specchio . Come sappiamo ciò che fanno gli altri)
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