Quadro clinico della bulimia nervosa: abbuffate e restrizione alimentare
di Nazaria Palmerone
La caratteristica principale della Bulimia Nervosa (BN) è rappresentata dal verificarsi di episodi
di ingestione compulsiva di grandi quantità di cibo, che sono accompagnati da una sensazione
di perdita di controllo e a cui, poi, seguono una serie di comportamenti miranti a neutralizzare
l’aumento del peso. Secondo quanto riporta Faccio (1999), questi episodi di abbuffata
avvengono in solitudine, quanto più segretamente possibile e a qualunque ora del giorno,
anche se sono più frequenti dopo la scuola o il lavoro, di sera o di notte. Generalmente hanno
una durata inferiore alle due ore. La frequenza con cui si verificano varia molto, ma l’autrice
presume che la metà dei pazienti presenti almeno un episodio al giorno. Sempre Faccio (1999)
riferisce che gli alimenti preferibilmente consumati durante questi episodi comprendono cibi
ipercalorici, incompatibili con la dieta che il paziente vorrebbe seguire, come gelati o torte,
alimenti che necessitano di poca preparazione e, in alcuni casi, alimenti abituali, in quantità
esagerate; l’apporto calorico medio va dalle 3500 alle 5000 calorie.
Sebbene le abbuffate possano essere programmate in anticipo, quando avvengono hanno
comunque un carattere improvviso e i pazienti sembrano esserne consapevoli solo in parte,
tanto che riferiscono di mangiare per lo più senza gusto e senza raggiungere un senso di
sazietà, ma solo di malessere addominale (Dalla Grave & Di Flaviano, 2002). Infatti, durante
l’abbuffata, alcuni, soprattutto nelle fasi precoci del disturbo, esperiscono un senso di
estraneamento, come se fossero posseduti da un’altra personalità o qualcosa di bestiale avesse
preso il sopravvento; altri, invece, vivono l’abbuffata come una sorta di esperienza di
derealizzazione (Gordon, 2000/2004). Nelle fasi più tardive del disturbo, alla sensazione di
perdita di controllo si sostituisce l’incapacità di resistere all’impulso della crisi o di
interromperla una volta iniziata (Onnis, 2004). La perdita di controllo associata all’abbuffata,
però, non è assoluta poichè, sebbene il paziente possa continuare l’abbuffata a dispetto del
telefono che squilla, può invece interromperla bruscamente, se qualcuno entra nella stanza
(Nardone, Verbitz & Milanese, 1999).
Chi soffre di BN descrive una forte tensione che aumenta prima dell’abbuffata; questa tensione
può essere determinata o dalla sensazione di fame, a seguito di una restrizione dietetica, o dal
desiderio di mangiare un alimento proibito, o da condizioni di stress o, molto spesso, da stati
emotivi negativi come ansia, tristezza, rabbia, disappunto, noia e solitudine e da sentimenti di
insoddisfazione relativi al peso, alla forma del corpo o al cibo. Durante l’abbuffata vi può essere
una transitoria riduzione della tensione, che si esprime con un senso di rilassamento ed un
abbassamento dell’ansia; ma, al termine della crisi bulimica, le pazienti si sentono gonfie e a
disagio e provano sentimenti di vergogna, colpa, angoscia, depressione e disprezzo verso se
stesse, in quanto, nonostante le intenzioni, non sono riuscite a mantenere il controllo (Gordon,
2000/2004). Alla fine sono i comportamenti riparatori i soli che riescono, e non sempre, ad
attenuare una simile tempesta emotiva, ma la calma a cui conducono è momentanea, in
quanto lascia presto il posto al senso di disagio, con cui la bulimica convive, ed il ciclo si ripete
(Faccio, 1999; Gordon, 2000/2004). Oltre alle condotte compensatorie, ad interrompere le
abbuffate possono intervenire anche cause esterne, quali l’interruzione da parte dei familiari o
l’impellente bisogno di dormire, dal quale le pazienti si svegliano ritemprate (Faccio, 1999;
Dalla Grave & Di Flaviano, 2002).
Il pensiero delle abbuffate non solo condiziona l’intero programma della giornata, ma, nei casi
più estremi, può interferire pesantemente nelle attività quotidiane del paziente, sia dal punto
di vista del rendimento scolastico e/o lavorativo, sia da quello delle relazioni interpersonali.
Infatti, questi pazienti, a volte, rinunciano a partecipare a pranzi o party con gli amici, pur di
non andare incontro a possibili tentazioni, che in quelle situazioni non riuscirebbero a
controllare. Inoltre, i forti sensi di colpa che seguono l’abbuffata possono determinare
l’insorgenza di atti autolesionistici (come, per esempio, mordersi, tagliarsi, bruciarsi e
picchiarsi) e, raramente, persino tentativi di suicidio (Dalla Grave & Di Flaviano, 2002; Onnis,
2004).
Nella maggior parte dei casi, le abbuffate in cui incorrono i pazienti con BN sembrano essere la
diretta conseguenza di una dieta dimagrante, che, sebbene all’inizio venga messa in atto solo
per contrastare un modesto sovrappeso, generalmente diviene sempre più restrittiva fino a
condurre ad un regime di semidigiuno. Infatti questi pazienti, in seguito alla loro tendenza a
voler essere perfetti, che li porta a porsi degli standard molto elevati, finiscono per imporsi
delle regole sempre più rigide ed assolute riguardo quando e cosa mangiare, ma soprattutto la
quantità di cibo da assumere (Fairburn, 1997; Garner & Dalla Grave, 1999; Lorenzini &
Sassaroli, 2000). Ma la restrizione alimentare condotta in maniera ferrea ed ossessiva porta,
prima o poi, inevitabilmente, questi pazienti a concedersi una piccola trasgressione, che
innesca in loro una modalità di pensiero “tutto o nulla”, la quale fa sì che essi esperiscano il
loro cedimento come un fallimento inevitabile e, vivendo la perdita di controllo come assoluta e
definitiva, finiscano per abbuffarsi (Garner & Dalla Grave, 1999; Lorenzini & Sassaroli, 2000).
In altri casi le abbuffate, coesistendo da subito con un regime dietetico ipocalorico,
gradualmente conducono ad un’ulteriore restrizione e ad un incremento dell’attività fisica, che,
nelle fasi più avanzate del disturbo, assumono i connotati di una pratica compulsiva (Lorenzini
& Sassaroli, 2000).
La crisi bulimica, quindi, si manifesta come un fenomeno di rebound nei confronti della rinuncia
al cibo, in quanto è come se il paziente, una volta compromesso l’equilibrio di un adeguato
rapporto con il cibo, non riuscisse più a recuperare una posizione intermedia rispetto ai due
estremi tutto/nulla. Lo schema alimentare di queste pazienti, perciò, diviene ben presto una
continua peregrinazione tra l’eccesso ed il difetto, in cui l’unica possibilità di mantenere
l’equilibrio tra i due estremi è quella di bilanciare l’eccesso attraverso la messa in atto di
adeguate condotte eliminatorie (Faccio, 1999).
La dieta ferrea ed i comportamenti di compenso si possono comprendere, però, solo alla luce
di un altro aspetto, che rappresenta la psicopatologia specifica della BN. In tutti i pazienti con
BN, infatti, è presente una caratteristica forma di eccessive preoccupazioni per il peso e le
forme corporee, l’essenza delle quali consiste nella tendenza a giudicare il proprio valore in
gran parte o, addirittura, esclusivamente in funzione del peso e delle forme corporee. A queste
preoccupazioni, poi, si accompagna spesso un atteggiamento di grande insoddisfazione per il
peso e le forme del proprio corpo (Lorenzini & Sassaroli, 2000). L’unico comportamento non
strettamente legato alla polarizzazione ideativa sull’immagine corporea è l’abbuffata che, come
è stato detto, sembra essere piuttosto la diretta conseguenza della dieta ferrea ed ossessiva
(Garner & Dalla Grave, 1999).
Bibliografia
Dalla Grave, R., & Di Flaviano, E. (2002). Alimentazione meccanica: Il cibo come medicina.
Verona: Positive Press.
Faccio, E. (1999). Il disturbo alimentare. Modelli, ricerche e terapie. Roma: Carocci Editore.
Fairburn, C. G. (1997). Eating disorders. In C. G. Fairburn & D. M. Clark (Eds.), Science and
practice of cognitive behavior therapy (pp. 209-241). Oxford/ New York/ Tokio: Oxford
University Press.
Garner, D. M., & Dalla Grave, R. (1999). Terapia cognitivo-comportamentale dei disturbi
dell’alimentazione. Verona: Positive Press.
Gordon, R. A. (2000). Anorexia and bulimia. Anatomy of a social epidemic. Oxford: Basil
Blackwell Ltd. (Trad. it., Anoressia e bulimia. Anatomia di un’epidemia sociale. Milano:
Raffaello Cortina Editore, 2004).
Lorenzini, R., & Sassaroli, S. (2000). La mente prigioniera: Strategie di terapia cognitiva.
Milano: Raffaello Cortina Editore.
Nardone, G., Verbitz, T., & Milanese, R. (1999). Le prigioni del cibo. Vomiting anoressia
bulimia: La terapia in tempi brevi. Milano: Ponte alle Grazie.
Onnis, L. (2004). Il tempo sospeso. Anoressia nervosa e bulimia nervosa tra individuo, famiglia
e società. Milano: Franco Angeli.
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