Perchè un ciclo di conferenze sull`evoluzione

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PENSIERO IN EVOLUZIONE
Perchè un ciclo di incontri sull'evoluzione?
Perchè l'evoluzione è una questione che riguarda tutti noi e da molteplici punti di
vista.
Oltre a quello economico, che ci vede inseriti in una rete di stretti rapporti con i nostri
simili, cambiati enormemente dopo la rivoluzione industriale ed ancora di più dopo
quella tecnologica, il punto di vista delle scienze biologiche ci riporta all'inizio della
nostra storia di esseri viventi e a chiederci chi effettivamente siamo .
Un'importante risposta ci è stata data dal naturalista inglese Charles Darwin con il
libro “L'origine delle specie”, pubblicato nel 1859. Quest'opera ha cambiato
totalmente il modo di intendere la natura e il posto dell'uomo in essa, si può ben dire
che la modernità nasca proprio con le sue rivoluzionarie idee poiché in precedenza
l'opinione prevalente era che la vita fosse rimasta immutata fin dal momento della sua
comparsa mediante un atto creativo divino.
Con Darwin la natura diventa un racconto senza fine, una storia di diversità, di
antenati comuni, di contesti mutevoli, di eventi imprevedibili, di possibilità più che di
necessità.
Il fatto che discendiamo tutti da un antenato comune mediante più o meno lente
modificazioni è attualmente provato da studi genetici, embriologici e di molte altre
branche della biologia moderna. E naturalmente dallo studio dei fossili di cui ci ha
diffusamente raccontato Marco Avanzini.
Anche se la teoria darwiniana dell'evoluzione rappresenta uno dei maggiori successi
scientifici di ogni tempo molte persone che non si occupano di scienza a livello
professionale la rifiutano e mostrano invece di credere ancora in varie forme di
creazionismo. Sembra che il nostro cervello sia stato specificamente “progettato” per
fraintendere il darwinismo e che l'ipotesi di una “mente creatrice superiore” sia per
l'uomo più attraente e naturale.
Ecco quindi quanto gli studi, le esperienze di ricerca sul funzionamento del cervello,
umano e non, e le riflessioni di un neuroscienziato come Giorgio Vallortigara possano
aiutarci a comprendere il fatto che credere nel sovrannaturale è qualcosa a cui il
nostro cervello è naturalmente predisposto.
Perchè ci spaventa così tanto l'idea di una evoluzione senza direzione, legata più al
caso che alla necessità, in cui ogni evento contingente può far cambiare direzione?
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