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Popoli e nazioni
Tadeusz Kosciuszko può essere considerato il primo esempio di eroe nazionale, il protagonista del
genere di drammi storici che faranno del XIX secolo lo svolgimento di un grande processo svolto
all’insegna della lotta per la libertà nazionale. L’insurrezione polacca del 1794 si presenta davvero
come un fatto nuovo, perché fino alla seconda metà del Settecento è molto difficile vedere attive
nella storia europea le rivendicazioni nazionali.
Il principio di nazionalità afferma che le entità nazionali, definite dal possesso di unità etnica,
linguistica, culturale e religiosa, devono coincidere con le entità politiche. Ciò comporta in
particolare che le nazioni hanno il diritto di rivendicare la loro separazione da complessi politici
sovranazionali e multinazionali, di rifiutare sovrani e classi politiche appartenenti a nazionalità
diverse, di aspirare a riunificarsi qualora fossero divise in distinte unità politiche. Questi tre stati di
cose, aborriti dai nazionalisti dell’Ottocento avevano però costituito per secoli la situazione
normale.
Stati e nazioni nel Settecento
Nel XVIII secolo la politica delle grandi potenze comportò per molti stati uno o anche più
cambiamenti dinastici. Questo fatto dipese in parte da un rischio insito nelle monarchie ereditarie,
l’eventualità che una dinastia venisse a estinzione (come accadde in Spagna e in Toscana); ma una
parte altrettanto grande fu giocata dalla logica dell’equilibrio e dalle decisioni prese dalle grandi
potenze. Da un giorno all’altro i popoli furono informati che sarebbero stati governati da un re
straniero. Fino a che il principio dell’origine divina della sovranità restò praticamente indiscusso,
questi mutamenti decisi al tavolo della diplomazia non provocarono proteste di tipo nazionalista.
Così, gli spagnoli, dopo essere stati per quasi due secoli fedeli a una dinastia straniera, quali erano
gli Asburgo, accettarono il nuovo re Borbone, i toscani accolsero senza difficoltà la dinastia degli
Asburgo-Lorena e lo stesso fecero i lorenesi quando furono trasferiti sotto la sovranità del re di
Francia.
Le cose cambiarono sul finire del secolo ed entro il 1815 lo spirito nazionale era diventato una
potente forza storica. La nascita del nazionalismo creò problemi molto diversi nell’Europa
occidentale e in quella centro-orientale. In Portogallo, Spagna, Francia, Inghilterra la coincidenza
fra l’ambito della consolidata unità politica e quello dell’unità nazionale era abbastanza pronunciata
ma non assoluta. In Gran Bretagna inglesi, gallesi e scozzesi erano lontani dal costituire un’unità
nazionale; in Spagna l’espulsione di ebrei e mori aveva rafforzato l’unità etnica e religiosa, ma
castigliani e catalani continuavano a essere due nazioni separate. Anche in Francia, dove l’unità
religiosa era stata imposta con l’espulsione dei calvinisti, è difficile parlare di piena unità nazionale
fra le varie regioni entrate nei secoli a far parte del regno: in Bretagna, Borgogna e Alsazia la fedele
sudditanza verso la dinastia borbonica era ben più reale che la debole partecipazione a un’unità di
lingua, costumi e storia. In Italia e in Germania l’esistenza di un gran numero di entità politiche
separate aveva solide radici storiche.
La situazione dell’Europa centro-orientale
Nel resto dell’Europa a situazione era assai più complicata e creava un difficile avvio verso l’epoca
delle nazionalità. Le regioni in cui i più diversi gruppi etnici, religiosi e linguistici erano
inestricabilmente mescolati erano casi tutt’altro che marginali. I tedeschi erano la maggioranza in
molte città baltiche, da Danzica a Königsberg, da Riga a Reval, pur avendo tenui rapporti nazionali
con la Germania. In Prussia e in Pomerania esistevano consistenti gruppi di slavi, mentre i tedeschi,
in seguito alla loro partecipazione a secolari movimenti di colonizzazione, si ritrovavano in gran
numero in Boemia, Polonia, Ungheria, Transilvania e Russia. L’intera Europa centro-orientale
possedeva poi minoranze di ebrei, più consistenti in Polonia e in Ungheria. In Transilvania il
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miscuglio di magiari e rumeni era molto forte; nella penisola balcanica, ottomana dal XV secolo,
greci, serbi, macedoni, albanesi, turchi non occupavano territori perfettamente circoscrivibili.
La crescita dell’impero asburgico aveva ugualmente contribuito a sovrapporre e mescolare quindici
o venti nazionalità diverse: tedeschi, austriaci, boemi, slovacchi, italiani, tirolesi, sloveni, croati,
magiari, rumeni, polacchi, ebrei. La Grande Polonia includeva accanto ai polacchi anche lituani,
ucraini, russi, tedeschi ed ebrei e con la serie delle spartizioni era andata per quasi due terzi a
ingrandire un altro impero multinazionale, quello russo.
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