MAGNIFICAT
Μεγαλύνει ἡ ψυχή μου τὸν Κύριον
καὶ ἠγαλλίασεν τὸ πνεῦμά μου ἐπὶ τῷ Θεῷ τῷ σωτῆρί μου,
ὅτι ἐπέβλεψεν ἐπὶ τὴν ταπείνωσιν τῆς δούλης αυτοῦ.
Sono queste le prime parole che Luca, che scrive il suo Vangelo in greco, utilizza nel Magnificat: è
il canto di gioia che Colei che sarà la Madre di Dio pronuncia in risposta al saluto di sua cugina
Elisabetta, che Maria era andata a trovare dopo che l’Arcangelo Gabriele le aveva annunciato
l’arrivo del Figlio.
L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
È l’incipit felice (la traduzione italiana viene spesso utilizzata nelle preghiere vespertine), è
l’osanna, è il canto del rinnovato connubio tra Dio e gli uomini, che attraverso questo canto
riconoscono che Dio è fedele al patto, e attraverso suo Figlio darà la salvezza eterna.
Ma il cristianesimo non è ancora arrivato, il Bambino nascerà tra alcuni mesi: eppure, Luca proprio
a Maria fa dire, nonostante la sua giovanissima età, parole che lasciano supporre una conoscenza
profonda delle Letture, perché il Magnificat ribalta le tradizioni millenarie del Vecchio Testamento
circa lo spirito di vendetta: nel Magnificat non ci sono nemici da distruggere.
Di pura gioia si tratta: Luca intende mostrare che lo spirito divino nuovo è già presente sulla Terra,
che già Maria, non ancora Madre, canta un mondo rinnovato, che affida una nuova dignità ai
poveri, e anche una possibilità di rinascita ai ricchi che vorranno liberarsi degli averi terreni; una
rivincita sui potenti che Dio rovescia dai troni per dare spazio agli umili, per sempre beati:
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
[Lo stesso discorso presente anche nelle parole di Gesù:
Chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato.]
Di questa gioia si alimentarono i primi cristiani, che del Magnificat fecero la preghiera della Chiesa.
Questa volta in latino, visto che il Cristianesimo principalmente si allargò proprio nel mondo
romano.
Magnificat
anima mea Dominum,
et exultavit spiritus meus
in Deo salutari meo
quia respexit humilitatem ancillae suae
Il Magnificat è rimasta “preghiera della Chiesa” ed ha attraversato i tempi senza spostarsi dal suo
importante ruolo nelle celebrazioni. L’arte non poteva certo non accostarsi al Magnificat, non
soltanto la pittura (si ricordi la Madonna del Magnificat che Botticelli dipinse nel 1481, oggi esposto
agli Uffici di Firenze), ma la musica soprattutto, poiché fin dall’inizio i Salmi erano scritti per essere
cantati. Il Magnificat è uno dei componimenti di musica sacra già rappresentato nel canto
gregoriano, e nel quale si sono cimentati compositori come Monteverdi, Vivaldi, Bach, Liszt. Ciò
sta a dimostrare come le interpretazioni musicali abbiano attraversato secoli e stili, fino ai giorni
nostri, quando viene interpretato da musicisti moderni, più recentemente Arnesen nel 2010.
Roma, 12.05.2020
Isabella Tokos, 3A