ABSTRACT IN ITALIANO: L'elaborato si pone l'obiettivo di analizzare la transizione dal giornalismo cartaceo all'espletazione della professione su internet, sottolineando le conseguenze causate dall'ingresso del web nel panorama informativo. Partendo da un excursus storico riguardo la nascita di internet e la progressiva adesione delle testate tradizionali, il lavoro si concentra poi sullo studio dei cambiamenti che la metamorfosi ha comportato sotto i punti di vista di modelli di business, oneri dei giornalisti e struttura delle notizie. Le suddette trasformazioni hanno gettato le basi per una nuova forma di giornalismo, il citizen journalism: adesso il lettore, da mero recettore, è divenuto protagonista attivo nella produzione dei contenuti informativi. ABSTRACT IN INGLESE: The thesis aims at analyzing the transition from paper journalism to the profession on the internet, highlighting the consequences caused by the entry of the web into the information landscape. Starting from an historical excursus about the birth of the internet and the progressive adhesion of traditional newspapers, the work then focuses on the study of the changes that the metamorphosis has brought about in terms of business models, journalists' burdens and news structure. These transformations have laid the foundations for a new form of journalism, the citizen journalism: now the reader, from a mere receptor, has become an active protagonist in the production of information content. SOMMARIO INTRODUZIONE............................................................................................................ 3 1. 2. PRIMA PARTE: UNA NUOVA ERA PER IL GIORNALISMO ...................... 5 1.1. La nascita del giornalismo globale ................................................................... 5 1.2. L’avvento della rete .......................................................................................... 6 1.3. Principi di adattamento giornalistico a internet................................................. 7 SECONDA PARTE: DAL CARTACEO AL DIGITALE ................................... 9 2.1. 2.1.1. La crisi economica del settore giornalistico ................................................. 9 2.1.2. Il fronteggiamento della depressione.......................................................... 10 2.1.3. Le nuove proposte ...................................................................................... 11 2.2. 4. Il giornalista, da gatekeeper a mediatore multitasking .................................... 12 2.2.1. La crescente interazione tra giornalista e pubblico.................................... 12 2.2.2. Un nuovo approccio a fatto, contesto e pubblico........................................ 14 2.2.3. Le nuove competenze richieste ................................................................... 16 2.3. 3. Modelli di business in evoluzione..................................................................... 9 La notizia multimediale .................................................................................. 17 2.3.1. La notiziabilità nell’era di internet ............................................................. 17 2.3.2. Le caratteristiche della notizia online ........................................................ 17 2.3.3. SERP e SEO, sinonimi di visibilità ............................................................. 19 2.3.4. Modelli di comunicazione innovativi .......................................................... 20 TERZA PARTE: IL CITIZEN JOURNALISM ................................................ 22 3.1. Cos’è il citizen journalism .............................................................................. 22 3.2. Piattaforme di supporto .................................................................................. 22 3.2.1. I blog .......................................................................................................... 23 3.2.2. I social network .......................................................................................... 23 3.2.3. I siti web ..................................................................................................... 25 3.3. La stratificazione di Outing ............................................................................ 26 3.4. Le perplessità sul citizen journalism ............................................................... 28 CONCLUSIONE .................................................................................................. 31 «Troppo spesso, la domanda che ci facciamo è: “Abbiamo una notizia?”, invece che: “a qualcuno interessa questa storia?”» Rupert Murdoch INTRODUZIONE In Italia, nel 2019, tra tutte le notizie di cui il pubblico si è fatto fruitore, solo una su quattro è stata supportata da giornali cartacei. Il dato assume rilevanza se messo a confronto con quello del 2013: il consumo di notizie mediante il supporto stampato è crollato, perdendo il 34%. In questo panorama, si è solidificata la posizione dell’informazione su internet, passata dall’80% al 76% 1. I numeri, ancor più evidenti se confrontati con quelli riscontrati nell’ultimo decennio dello scorso secolo, sono emblematici circa la mutazione subita dal sistema giornalistico. Il lettore ha variato in maniera evidente le proprie routine informative: oggi, esso si affida maggiormente ai dispositivi mobili, relegando il prodotto cartaceo a un ruolo da comprimario. I motivi sono svariati: tra i tanti, spiccano la gratuità della maggior parte dei servizi online, la molteplicità di informazioni presenti in essi, la facilità di accesso alle reti, il ruolo “estensivo” che oramai gli smartphone 2 ricoprono rispetto al nostro corpo. I suddetti fattori hanno portato a un cambio di paradigma nel mondo del giornalismo, mettendo in crisi le testate tradizionali. Chi ha intuito le potenzialità di internet è riuscito a cavalcare l’onda traendone benefici; viceversa, coloro che hanno prestato il fianco a eccessive titubanze sono calati a picco, sparendo in un batter di ciglia. Per addentrarsi adeguatamente nell’argomento, è fondamentale un’opera di contestualizzazione: dalla nascita di Arpanet, precursore del più rinomato Internet, allo sbarco sulla rete delle principali testate tradizionali, hanno particolare rilievo i primi tentativi di commistione tra stampato e online. 1 Dati forniti dal Reuters Institute for the Study of Journalism (http://www.digitalnewsreport.org/survey/2019/italy-2019/). 2 Gli smartphone, telefoni cellulari di ultima generazione, uniscono alle caratteristiche di un normale telefono le potenzialità di un computer, essendo dotati di sistemi operativi completi e autonomi. (Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/smartphone). 3 Sono varie le conseguenze dovute alla transizione dal cartaceo al web. I modelli di business hanno subito trasformazioni radicali, dovute principalmente alla natura gratuita della rete: l’impossibilità nell’importare il sistema di duopolio, basato su introiti pubblicitari e introiti per vendite, ha portato le testate a dover ricercare strade alternative per monetizzare. Anche il giornalista ha dovuto affrontare un processo di adattamento: la graduale acquisizione di importanza del lettore, la mutazione del contesto informativo e l’esigenza di nuove capacità tecnologiche hanno mutato in maniera notevole l’ambito professionale. Stesso discorso per la notizia, trasformata nelle caratteristiche tematiche e strutturali. Gran parte dei mutamenti sono confluiti nella nascita di una nuova forma di giornalismo, il citizen journalism. Il cittadino ricopre un ruolo di prim’ordine nei processi produttivi, collaborando con i professionisti nella rielaborazione del fatto in notizia. L’obiettivo dell’elaborato è approfondire tutti gli elementi che hanno contribuito alla “rivoluzione copernicana”, ponendo le basi per una riflessione sulle prospettive future del mondo giornalistico. Figura 0.1: Mezzi di informazione in Italia 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 2013 2014 TV 2015 Cartaceo 2016 2017 Online (inc. social) 2018 Social Dati forniti dal Reuters Institute for the Study of Journalism (http://www.digitalnewsreport.org/survey/2019/italy-2019/). 4 2019 1. PRIMA PARTE: UNA NUOVA ERA PER IL GIORNALISMO 1.1. La nascita del giornalismo globale 3 gennaio 1983. Il settimanale statunitense Time, come di consuetudine, dedica la copertina del primo numero dell’anno alla persona che ha avuto la maggior influenza nei dodici mesi appena trascorsi. In questo caso, però, la scelta redazionale è tanto provocatoria quanto simbolica, e premia per la prima volta una macchina: il personal computer. La data è particolarmente importante nella storia del giornalismo poiché segna l’inizio di una nuova generazione: quella del giornalismo globale e della comunicazionemondo 3. Questa generazione, la quarta in ordine cronologico secondo la suddivisione ideata da Giovanni Gozzini (2011), succede ad altri periodi altrettanto importanti. La prima riguarda il giornalismo politico e delle rivoluzioni di fine Settecento, che partecipa alla formazione dell’opinione pubblica moderna in Europa e negli Stati Uniti. La seconda è quella del giornalismo commerciale, che scopre il valore della notizia come merce e del giornale come mezzo di comunicazione di massa. La terza è quella del giornalismo responsabile, segnata dal conflitto tra il ruolo di garante della libera informazione e la logica del guadagno. Così come le generazioni precedenti, anche la quarta consegue a una violenta sterzata impressa dalla tecnologia delle comunicazioni. Ma, a differenza delle precedenti stagioni, questa è caratterizzata dalla scoperta della rete telematica, che condensa tutte le innovazioni introdotte fino a quel momento e permette di rendere concreta l’idea di «villaggio globale»4. Il primo fattore del radicale cambio di rotta è la digitalizzazione, ovvero l’unificazione dei linguaggi di testi, suoni, immagini statiche o in movimento attraverso codici binari leggibili mediante un computer. I supporti fisici informatici (dischi fissi, dischi ottici) diventano dunque contenitori multimediali, capaci di riprodurre e tenere coese forme diverse di comunicazione. Il secondo carattere è identificabile nell’unificazione della rete telefonica con i computer. La creazione di modem, dispositivi di ricetrasmissione capaci di modulare e demodulare i segnali digitali dei calcolatori in trasmissioni via cavo e via etere. 3 4 Mattelart, A., & Salinas, G. (1994). La comunicazione mondo. Il saggiatore. McLuhan, M., & Fiore, Q. (1968). Il medium è il massaggio. Feltrinelli. 5 Il terzo elemento è dato dalla crescente miniaturizzazione dei dispositivi elettronici, e quindi dalle sempre più ridotte dimensioni di tecnologie che permettono una comunicazione di informazioni di natura telematica. Il quarto fattore è il carattere del mercato dei nuovi media, che si presenta in maniera radicalmente privata sia dal lato della produzione e dell’offerta di nuove tecnologie, sia dal lato della loro fruizione, attuabile in un ambito domestico e da utenti in movimento. Ne è conseguita un’assennata competizione che ha gradualmente abbassato i costi di accesso a tale fruizione, rendendola accessibile a un pubblico sempre più ampio. 1.2. L’avvento della rete La conseguente nascita della rete telematica vede porre le proprie fondamenta negli anni Sessanta. Gli scienziati del dipartimento di difesa statunitense, in piena guerra fredda, lavorano ad ARPA (Advanced Research Project Agency), un progetto che deve mettere a punto un «sistema di condivisione di documenti tra computer distanti anche centinaia di chilometri tra loro» al fine di «connettere vari centri operativi di difesa in caso di attacco nucleare»5. Nell’agosto del 1962 il progetto viene teorizzato nella pubblicazione On-line man computer communication, a cura di Welden E. Clark e Joseph C.R. Licklider. La rete, denominata Intergalactic Computer Network, è una «ragnatela (web) con più percorsi possibili per far viaggiare i messaggi da un computer all’altro (host) non come un unico insieme di bit, ma scomposti in blocchi (packets) che si riuniscono in un unico documento solo una volta giunti a destinazione» 6. La rete viene fisicamente costruita nel 1969, adotta il nome di Arpanet e collega quattro nodi: l'Università della California di Los Angeles, l'SRI di Stanford, l'Università della California di Santa Barbara, e l'Università dello Utah. Dopo soli due anni Arpanet diventa uno strumento di comunicazione istantaneo. L’intuizione è dello studente Ray Tomlinson, che riesce a inviare un messaggio da un computer a un altro e crea così il servizio di posta elettronica, gettando le basi al fenomeno di «piazza virtuale» 7 che esploderà definitivamente più tardi con l’avvento dei social 5 Barbano, A. (2012). Manuale di giornalismo. Gius. Laterza & Figli Spa, p. 201. Pratellesi, M. (2008). New journalism: teorie e tecniche del giornalismo multimediale. Bruno Mondadori, p.14. 7 Barbano, A., Manuale di giornalismo cit, p. 201. 6 6 network 8. Nel 1974 l’invio di e-mail costituisce più del 75% del traffico su Arpanet, affermandosi come importante strumento di relazione. Nel 1973 la connessione in rete diventa internazionale: sbarca in Università e centri di ricerca della Gran Bretagna e della Norvegia, estendendosi negli anni a Francia, Germania e Italia. L’espansione a macchia d’olio e la nascita di varie reti alternative rappresentano una minaccia per i limiti di sicurezza fissati dal Pentagono, che decide di abbandonare Arpanet per traslocare in una nuova rete separata, Milnet. Le altre reti locali si unificano e, «sulla base di una filosofia comune di accesso libero e gratuito» 9, danno vita a Internet. Nel 1991 un tecnico inglese del CERN (Consiglio Europeo per la Ricerca Nucleare), Tim Berners-Lee, concepisce un «sistema ipertestuale per la condivisione di documenti tra gruppi di ricerca»10, il cui prodotto finale corrisponde al protocollo HTTP. Il 6 agosto dello stesso anno il ricercatore pubblica il primo sito web della storia e, contestualmente, dà vita al World Wide Web. Due anni più tardi viene resa pubblica la tecnologia alla base del sistema, in modo che diventi implementabile da chiunque: questa scelta porta alla crescita esponenziale di internet, permettendogli di cambiare radicalmente la società. 1.3. Principi di adattamento giornalistico a internet Lo sviluppo del web simboleggia il processo di globalizzazione del mondo contemporaneo: l’interconnessione telematica tra individui contrae distanze e tempistiche della socializzazione fisica, trasponendola in una nuova dimensione. Il cambiamento ha investito molte attività umane, compreso il giornalismo. Quest’ultimo ha subito numerose trasformazioni sotto i punti di vista produttivo, commerciale e funzionale. Nella primavera del 1992 il Chicago Tribune diventa pioniere del nuovo modo di fare giornalismo, creando un’edizione elettronica online del quotidiano cartaceo. Il suo esempio verrà poi seguito in maniera esponenziale negli Stati Uniti: in soli sette anni, il numero di giornali presenti in rete supera quota 3600. Alle piccole testate fanno poi seguito, nel 1994, i grandi nomi: New York Times, Los Angeles Times e U.S.A. Today. Lo stesso anno avviene lo sbarco sul web dei giornali italiani: a intuire le potenzialità del nuovo mezzo è l’Unione Sarda. L’idea non sortisce gli effetti sperati, a causa della natura regionale del quotidiano e dello scarso utilizzo del web all’epoca, ma 8 I social network sono identificabili come servizi informatici online che realizzano reti sociali virtuali. Si tratta di siti internet o applicazioni che permettono l’interazione tra utenti e la condivisione di contenuti multimediali. (fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/social-network/) 9 Gozzini, G. (2011). Storia del giornalismo. Pearson Italia Spa, p. 284. 10 Pratellesi, M., New journalism: teorie e tecniche del giornalismo multimediale cit., p. 15. 7 spiana la strada alla sperimentazione degli altri periodici. Il 1995 vede cimentarsi, in un primo momento, L’Unità, seguita poi da grandi quotidiani nazionali quali Corriere della Sera, Stampa, Gazzetta dello Sport, Sole 24 Ore e Repubblica. Nel periodo iniziale, il giornale online si presenta come una semplice trasposizione del prodotto cartaceo sul supporto elettronico. L’obbiettivo, ovvero farlo rimanere a costante disposizione di chi ne voglia usufruire, comporta la sola realizzazione di una pagina web a basso costo. Questo tipo di prodotto viene sostituito ben presto da siti internet sempre più autonomi, caratterizzati da ritmi di aggiornamento più rapidi rispetto ai corrispettivi stampati e soprattutto dall’interattività, «possibilità per l’utente di percorrere un proprio originale sentiero nelle pagine virtuali dell’edizione elettronica» 11. Il formato ora proposto è quello dell’ipertesto: una concatenazione multipla di collegamenti con video, immagini, testi e altri siti web raggiungibili a totale discrezione dell’utente. L’evoluzione dei formati sul web è testimoniata da un editoriale del 2005, pubblicato sul Corriere della Sera, a cura di Marco Pratellesi, allora responsabile della redazione online del quotidiano stesso: Il giornalismo on line è entrato nella fase matura. Giornale stampato e giornale sul web vengono sempre più concepiti come complementari: il primo è un ‘yesterday’s news’ che tratta e approfondisce le notizie di ieri; il secondo aggiorna sull’attualità del momento. Anche i confini della notizia si sono allargati. Dopo stampa, radio e televisione, un “quarto giornalismo” si è affermato: il giornalismo on line. Ha tempi di lavorazione diversi e diverso è il modo della lettura. Ma ha gli stessi principi del “fratello maggiore”: informare, interpretare e, quando possibile, divertire. Con la rapidità del nuovo mezzo e l’autorevolezza del vecchio. Questo è il nostro mestiere. Già dal 1876.12 Il progressivo sviluppo del giornalismo online dunque trasporterà quest’ultimo in una dimensione autonoma rispetto all’attività cartacea, pur essendo animato dagli stessi obbiettivi. L’intento di questo elaborato è portare alla luce quelle che, attualmente, sono le principali differenze che intercorrono tra le due realtà informative, soffermandosi in particolare sulle nuove evoluzioni che stanno investendo la professione giornalistica su internet. 11 Gozzini, G., Storia del giornalismo cit., p. 284 Bettini, A. (2009). Giornali.it/2.0: la storia dei siti internet dei principali quotidiani italiani (Vol. 2). Editpress, p. 92. 12 8 2. SECONDA PARTE: DAL CARTACEO AL DIGITALE 2.1. Modelli di business in evoluzione 2.1.1. La crisi economica del settore giornalistico La crisi economica che tutt’ora interessa la maggior parte dei settori dei paesi occidentali ha, di riflesso, investito anche il settore giornalistico. La depressione della stampa quotidiana ha comportato, solo in Italia, perdite per quasi un miliardo di euro nel decennio 2007/2017, per un calo del 35% nei ricavi del settore (vedi Figura 2.1). Alessio Cornia, in una pubblicazione13 del 2012 redatta intervistando importanti firme del panorama giornalistico italiano, individua due fattori principali: la contrazione generale degli investimenti pubblicitari, causata dalla crisi economica sopraccitata, e il calo delle vendite che affligge progressivamente il mondo della stampa a partire dal 2001. Le motivazioni che gravitano intorno a quest’ultimo elemento, pur essendo disparate, sono nella maggior parte dei casi accomunate dall’avvento di internet. Tutti gli intervistati concordano nell’affermare che la rapida ascesa del web abbia modificato in maniera radicale le abitudini di consumo informativo del pubblico dell’industria giornalistica, cogliendo impreparati gli editori. In particolare, il calo della diffusione della stampa cartacea è attribuito alle seguenti cause: - il fatto che i giovani, cominciando a informarsi su internet già dall’adolescenza, sviluppino abitudini mediali diverse, dimostrandosi restii nell’approccio ai giornali cartacei; - la frequenza d’acquisto dei lettori: essendo cresciuta a dismisura la disponibilità di informazioni reperibili gratuitamente, l’utente si dimostra meno “fedele” e acquista il periodico sporadicamente. Per reagire alla crisi, le imprese editoriali si sono concentrate, in un primo momento, sul contenimento delle perdite: hanno dunque provveduto a razionalizzare i costi redazionali (coadiuvati dallo Stato, che ha in parte finanziato il pre-pensionamento dei giornalisti), poligrafici, di stampa e di distribuzione. In seguito, una volta intraprese le potenzialità di internet, hanno preferito cercare di adattarsi al nuovo universo mediale: il web, infatti, permette loro di raggiungere un pubblico più vasto, consente di competere 13 Cornia, A. (2009). La difficile transizione al digitale del giornalismo italiano: modelli di business, strategie aziendali ed effetti sul pluralismo. 9 con gli altri media nel campo del “tempo reale” e rappresenta una strada praticabile per compensare le perdite dei prodotti cartacei per poi tornare a fare profitto. Figura 2.1: Dinamica dei ricavi nei mercati dell'informazione Fonte: AGCOM (2015), Indagine conoscitiva su informazione e internet in Italia. Modelli di Business, consumi, professioni, p. 94. 2.1.2. Il fronteggiamento della depressione L’adattamento è stato graduale e difficoltoso, principalmente a causa dello scetticismo dei protagonisti dei media tradizionali. La pratica online era infatti considerata giornalismo di “serie B”, soprattutto dai giornalisti: la loro idea era legata per lo più alle scarse risorse economiche offerte dagli editori in cambio della nuova richiesta di multimedialità, in quanto avrebbero dovuto lavorare anche per la versione online della loro testata. Superata la impasse, il cambio di atteggiamento degli editori ha portato una serie di variazioni nell’attività giornalistica. Dal punto di vista economico, si stenta ancora a trovare un modello di business che possa aiutare nel perseguimento dell’obbiettivo di monetizzazione. La causa principale è la natura stessa di internet, basata sull’“ideologia del free”. Il settore in cui operano le testate online evidenzia, infatti, le caratteristiche proprie di internet, che si possono sintetizzare nella presenza di basse o nulle barriere all’ingresso, il che rappresenta un grosso ostacolo allo sviluppo delle imprese editoriali. Di conseguenza, risulta molto difficile che gli internauti attribuiscano un valore economico al prodotto reperito sul web. Ciò ha reso impossibile l’applicazione del modello di business giornalistico tradizionale, basato su tre fonti di guadagno: l’utente, attraverso le vendite di copie e supplementi; l’inserzionista, che investe sull’acquisizione di spazi pubblicitari; il settore 10 pubblico, che finanzia con contributi, provvidenze e convenzioni. Le due fonti di guadagno principali sono le vendite di copie e il mercato pubblicitario, mentre i finanziamenti pubblici contribuiscono in minima parte 14. Secondo i dati dell’European Newspaper Publisher Association 15, in Europa vendite e pubblicità si spartiscono in egual modo la torta delle risorse; negli Stati Uniti le inserzioni forniscono quasi l’80% degli introiti, mentre in Giappone prevalgono nettamente le cessioni. Internet, a causa della già citata “filosofia del free”, ha mutato notevolmente il mercato giornalistico, inficiando in particolar modo sulla vendita del prodotto. La strategia deve ora essere finalizzata a generare audience per poi monetizzarlo attraverso la pubblicità16. Il volume di entrate pubblicitarie è però insufficiente al sostentamento dell’ambito professionale. Il valore delle inserzioni pubblicitarie classiche (banner) è molto inferiore rispetto a quelle della stampa, in quanto nel web l’utente è esposto in maniera ridotta alla pubblicità: dedica meno tempo alle notizie, investe meno attenzione e passa più facilmente ad altre pagine. In questo senso, Cornia 17 riferisce che ci si sta muovendo sempre più verso la realizzazione di video pubblicitari, sulla falsa riga dell’esempio televisivo. Ciò spinge molti editori a implementare sistemi di pagamento per l’accesso alle notizie sul web. Il successo di suddette formule è però strettamente legato alla qualità dei contenuti: più il prodotto ha un forte valore informativo, più l’utente è disponibile al pagamento. 2.1.3. Le nuove proposte Dalla dicotomia gratuito-a pagamento, internet permette la configurazione di diversi modelli di business per la stampa: - gratuito (o advertiser-supported), che contempla la pubblicità come unica fonte di finanziamento. Il modello è utilizzato principalmente dagli editori online nativi digitali, dagli aggregatori di contenuti, nei social network e nei blog 18; - pay-wall, che prevede il pagamento per l’utilizzo di informazioni. Il modello supporta formule come gli abbonamenti (annuali, mensili, settimanali o 14 In Italia, secondo un’indagine promossa dall’ AGCOM (Indagine conoscitiva su informazione e internet in Italia. Modelli di Business, consumi, professioni, p. 101), i finanziamenti pubblici contribuiscono solo per il 2% nel computo totale degli introiti. 15 Richeri, G. (2014). Modelli economici in transizione. In Problemi dell'informazione, 39(1), p. 97. 16 Casero-Ripollés, A. (2010). Prensa en internet: nuevos modelos de negocio en el escenario de la convergencia. In El profesional de la información, 19(6), p. 598. 17 Cornia, A., La difficile transizione al digitale del giornalismo italiano: modelli di business, strategie aziendali ed effetti sul pluralismo cit. 18 Il termine ha origine dalla contrazione di web log, traducibile in “diario di bordo della rete”. (fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/blog/) 11 giornalieri) e il pay-per-use, ovvero il micropagamento per articolo letto sulla falsariga del modello iTunes19 della Apple. È utilizzato principalmente dagli editori tradizionali con offerta online; - metered model, struttura ibrida che contempla la fruizione gratuita di un numero limitato di articoli (solitamente il limite è mensile o settimanale); una volta superata tale cifra, il modello si converte in pay-wall e l’utente deve pagare per l’utilizzo dei contenuti. Anche questo modello è utilizzato principalmente dagli editori tradizionali con offerta online; - freemium, modello che permette l’accesso gratuito a una parte dei contenuti (solitamente le notizie di attualità), e include il pagamento per la fruizione di informazioni ad alto valore informativo. Anche questo modello è utilizzato principalmente dagli editori tradizionali con offerta online; - donazioni (o crowdfunding), modello che basa il proprio reddito sui contributi volontari degli utenti. È utilizzato principalmente dagli editori online nativi digitali, anche se ultimamente questa strada è praticata sempre più spesso da editori tradizionali per il finanziamento di grandi inchieste giornalistiche. Inoltre, vi sono testate che si stanno muovendo alla ricerca di attività non tradizionali per generare nuove risorse. Alcuni esempi sono la realizzazione di “agenzie digitali” con funzione di marketing e consulenze online per imprese locali o la creazione di digital retail mall, ovvero spazi commerciali digitali dove i lettori possono effettuare acquisti connettendosi con commercianti locali. Ad oggi il modello più diffuso e utilizzato rimane quello supportato unicamente dalla pubblicità, che avvantaggia in particolar modo gli editori online nativi digitali. In questo nuovo scenario continuano a zoppicare le testate tradizionali che, pur ingegnandosi per trovare modelli remunerativi, soffrono costantemente la concorrenza dei siti web gratuiti. 2.2. Il giornalista, da gatekeeper a mediatore multitasking 2.2.1. La crescente interazione tra giornalista e pubblico La professione giornalistica si è tradizionalmente legata al concetto di gatekeeping, che indica il processo di selezione delle notizie interno alle strutture organizzative dei 19 iTunes è un’applicazione ideata per riprodurre materiali multimediali. Permette di ascoltare musica, filmati e podcast (gratuiti o acquistabili singolarmente) ed è supportata da tutti i prodotti della Apple Inc. (fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/itunes_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/) 12 media. Il giornalista rivestiva dunque il ruolo di gatekeeper, entità fondamentale nel meccanismo di scelta e figura centrale del modello classico di mediazione giornalistica. In questo schema la negoziazione, ovvero il processo che porta dall’accadimento alla notizia veicolabile mediante i processi di selezione e sintesi, è lineare: il professionista viene a conoscenza del fatto da una fonte, ne valuta i requisiti e lo rende fruibile al pubblico. Sulla base di diverse analisi, la professione giornalistica, e l’intermediazione come fine ultimo dell’attività, possono essere racchiuse in otto compiti fondamentali: reperimento, verifica, selezione, gerarchizzazione, interpretazione, contestualizzazione, commento, presentazione dei fatti 20. L’influenza di tecnologie innovative e nuovi media ha fatto sì che determinati compiti fossero condivisi con altri personaggi del processo comunicativo. Il pubblico, per esempio, ha ora la possibilità di reperire, diffondere, commentare e verificare le notizie, oltre a gerarchizzarle in base ai propri interessi. L’utente adesso «ha la possibilità (tecnologica) e allo stesso tempo la propensione (culturale) a prodigarsi nella ricerca delle notizie, svestendo i panni del mero recettore per divenire un fruitore attivo, un produttore e distributore di contenuti» 21. Le uniche mansioni che continuano a essere a totale appannaggio dei giornalisti sono l’interpretazione e la contestualizzazione. L’unidirezionalità del processo tradizionale è stata dunque ampiamente soppiantata da un circuito comunicativo interattivo e «liquido» 22, in cui il ricevente acquisisce sempre più importanza fino a far svanire quasi del tutto le differenze che intercorrono tra esso e l’emittente. Dalla verticalità del passato, che vedeva il giornalista come unico testimone degli eventi e il lettore come mero destinatario, si passa a un contesto informativo che tende all’orizzontalità bidirezionale e alla vicinanza tra gli attori del processo comunicativo. Giornalisti e pubblico hanno la possibilità di interloquire e arrivare, attraverso una collaborazione mediante feedback istantanei, a un racconto dei fatti rapido e accurato che pochi anni fa sarebbe costato molto di più in termini economici e di tempo. La profonda trasformazione è testimoniata anche dai dati dell’Osservatorio sul Giornalismo Agcom del 201623, che sottolinea un sostanziale incremento delle interazioni tra professionisti e pubblici mediante social network e una crescita altrettanto rilevante 20 Ugolini, L., & Colantoni, M. (2017). Informazione e social network sites: una sfida di responsabilità. Il giornalista tra professionalità e identità. In Problemi dell'informazione, 42(2), p. 324. 21 Tarquini, F., & Vagni, T. (2017). La sperimentazione perpetua. Lo stereotipo amatoriale del giornalismo digitale. In Problemi dell'informazione, 42(2), 309. 22 Mazzocco, D. (2018). Giornalismo online: crossmedialità, blogging e social network: i nuovi strumenti dell'informazione digitale. Centro di documentazione giornalistica, p. 5. 23 AGCOM (2016), Osservatorio sul Giornalismo, II edizione, p. 28. 13 dei social network stessi come fonte primaria di reperimento delle notizie, spesso prodotte dal pubblico stesso. 2.2.2. Un nuovo approccio a fatto, contesto e pubblico Ciò inficia in maniera evidente il ruolo del giornalista e il processo di negoziazione. In merito a quest’ultimo elemento, Carlo Sorrentino, importante studioso italiano dei media, attua una netta distinzione tra «negoziazione situata» e «negoziazione di contesto» 24: la prima ha luogo all’interno della redazione, dove il professionista definisce l’importanza delle informazioni in suo possesso e ne decide la collocazione all’interno del periodico; la seconda, contemporanea rispetto alla prima, coinvolge invece soggetti esterni, quali fonti e pubblico, i quali possono essere recettori e/o pubblicatori della notizia. Ciò costringe i giornalisti ad ampliare il proprio bagaglio tecnico e professionale in modo da poter gestire la negoziazione tra fonti, media e pubblico. L’attivismo delle fonti, agevolato talvolta dall’atteggiamento professionale che esse assumono nello svolgimento del lavoro, influisce nell’organizzazione delle prestazioni delle redazioni giornalistica in termini di raccolta, selezione, trattamento e diffusione delle notizie. Riguardo ai media, la concorrenza e il confronto continuo tra testate influiscono sulla scelta degli eventi che faranno notizia e porta la redazione a cercare di prevedere l’approccio delle altre testate in relazione al fatto e i loro successivi comportamenti. In merito al pubblico, lo sviluppo tecnologico permette ai lettori di interagire con fonti e giornalisti mediante blog e social network, e al contempo permette alle redazioni di studiare il proprio audience al fine di indirizzare la propria produzione verso ciò che è reputato più interessante. Il giornalista, dunque, non è più il «sacerdote dell’informazione»25, ma si trova costretto a svolgere il ruolo di mediatore e di garante della veridicità senza possedere l’esclusività informativa. Il nuovo contesto, pur privando lo scrittore del monopolio comunicativo che prima possedeva, gli assegna un ruolo nobile: il giornalismo, ora più che mai traduttore della realtà e mediatore tra fatti e comunità, deve realizzare una «costruzione di senso della realtà» 26 a beneficio dei lettori, mettendo a disposizione del pubblico contenuti qualitativi. Tale processo prevede la scelta, la gerarchizzazione e la 24 Sorrentino, C. (2007). Tutto fa notizia: leggere il giornale, capire il giornalismo. Carocci. Roidi, V. (2001). La professione cambia ancora. In Multigiornalismi. La nuova informazione nell’età di internet, a cura di Morcellini M. e Roberti G., Guerini e Associati, p. 120. 26 Barbano, A., Manuale di giornalismo, p. 38. 25 14 presentazione delle notizie, ricercando in ciascun fatto un principio di notiziabilità 27 dettato dalla rilevanza e non dall’interesse che potrebbe scaturire nel pubblico. Altre sostanziali differenze nella professione giornalistica sono individuabili nel rapporto che il giornalista mantiene con il contesto esterno, definito come «ambito di accoglimento» 28, a cui la notizia è destinata. La raffigurazione del contesto esterno impone al giornalista il possesso di conoscenze di tipo commerciale (ad esempio la natura del mercato e del target del media di appartenenza) e di tipo sociale e psicologica (ad esempio gli interessi e i modelli dei lettori), oltre a una sensibilità professionale spiccata (che lo renda in grado di rapportare l’avvenimento alla comunità e alla sua visione etica). Indagare sui rapporti che intercorrono tra contesto esterno ed eventi significa, innanzitutto, contestualizzare la notizia all’interno del mercato di riferimento: il giornalista deve rendere conto alla provenienza socio-culturale-economica del lettore medio, poiché ciò lo porta a individuare la domanda che dovrà soddisfare con la propria offerta informativa. Le nuove tecnologie vengono qua in soccorso alle testate giornalistiche: oggi il pubblico è individuato da mappature, elaborate mediante indagini, ricerche e sondaggi che permettono di individuare le varie aree sociali, i loro bisogni e i valori che le animano. I risultati delle ricerche influenzano la selezione e il trattamento delle varie notizie e, di riflesso, l’intera attività giornalistica. A essere mutato è anche il rapporto tra scrittore e lettore: mentre prima era regolato da una «distanza pedagogica» 29, adesso è mediato da una vicinanza ideologica che porta il fruitore a identificarsi con la testata giornalistica in questione. Con ciò cambia radicalmente anche l’approccio al pubblico, non più identificato come massa: «Il giornalista della carta stampata, o della televisione, si rivolge ancora a un interlocutore immaginario che rappresenta questo prototipo di lettore medio. La grande forza di internet sta nella possibilità di soddisfare una variegata molteplicità di interessi» 30. Il web ha dunque la facoltà di far circolare informazioni a un pubblico potenzialmente illimitato e, al contempo, è in grado di selezionare una ristretta nicchia accomunata da interessi specifici. 27 La notiziabilità (traduzione dell’originale termine inglese newsworthiness) è descritta, da Mauro Wolf in Teorie della comunicazione di massa (2010), come «l’attitudine di un evento a essere trasformato in notizia». 28 Ibidem, p. 36. 29 Sorrentino, C., Tutto fa notizia: leggere il giornale, capire il giornalismo cit., p. 85. 30 Pedemonte, E. (1998). Personal media: storia e futuro di un'utopia. Bollati Boringhieri, p. 144. 15 2.2.3. Le nuove competenze richieste Lo sviluppo del digitale, inoltre, spinge il giornalista ad acquisire nuove competenze rispetto a quelle richieste dallo svolgimento tradizionale della professione. Le qualità nella scrittura non sono più sufficienti, e hanno bisogno di essere integrate con capacità di multitasking: scattare foto e modificarle, girare video e montarli, pubblicare il materiale in rete e avere praticità con i social network. Ciò implica anche l’utilizzo di materiali diversi, perché carta e penna non sono più sufficienti. E quindi, come sottolinea Davide Mazzocco nel suo Giornalismo online 31, il giornalista che vuole muoversi in maniera efficace nel nuovo ambiente ibrido avrà bisogno di: - un personal computer, «centralina di regia imprescindibile per la produzione di contenuti». Il PC è fondamentale per reperire le risorse utili, editare foto e video e caricare tutto il materiale sul web; - una connessione a internet, basilare per sfruttare le possibilità offerte da internet stesso; - una fotocamera digitale, che offre, grazie allo sviluppo tecnologico, prodotti di altissima qualità talvolta già pronti per l’uso; - una videocamera digitale, che permette di testimoniare eventi in tempo reale in maniera appetibile sia per il web che per le emittenti televisive; - i software gestionali, programmi che offrono la possibilità di elaborare i prodotti informativi. Per la parte testuale si è soliti lavorare con il pacchetto Office della Microsoft, mentre per elaborare foto e video gran parte delle persone si affidano rispettivamente a Photoshop e Première (entrambi programmi creati dalla Adobe). Tutte le trasformazioni elencate hanno inoltre portato alla nascita di nuove professioni, riassunte in un elenco dal Center for Sustainable Journalism della Kennesaw State University 32, tra le quali spiccano per esempio l’ottimizzatore di titoli (elaborazione di titoli che invoglino al click), il giornalista esplicativo (professionista che risponde alle questioni che restano giacenti dalla notizia, seguendo il ciclo vitale dell’evento per monitore le reazioni del pubblico), lo specialista di slideshow (crea gallerie fotografiche che completino le notizie). 31 Mazzocco, D. (2018). Giornalismo online: crossmedialità, blogging e social network: i nuovi strumenti dell'informazione digitale. cit., p. 84-85. 32 http://blog.bleacherreport.com/2011/08/10/the-11-journalism-jobs-you-meet-in-the-future/ 16 2.3. La notizia multimediale 2.3.1. La notiziabilità nell’era di internet Il mutamento della concezione di pubblico, passato da massa indistinta a mosaico di nicchie di interesse, implica dei cambiamenti anche nel concetto di notiziabilità. Nella società pre-globale la notizia era uno resoconto oggettivo degli avvenimenti, e rappresentava il suo passaggio dall’anonimità alla notorietà. Oggi che attraverso i nuovi media è possibile assistere in diretta, seppur virtualmente, a una moltitudine di avvenimenti, la notiziabilità non può più coincidere con un mero racconto dell’evento. I fatti appaiono in maniera talmente elevata da rendere impossibile riferirne la conoscenza oggettiva prescindendo da connotazioni personali. Un fatto, dunque, diventa notizia solo in seguito a una scelta del giornalista, che attua una selezione consapevole tra i vari eventi. Suddetta decisione non è però solo frutto della soggettività dello scrivente, ma è sempre tarata in base alla domanda di informazione del lettore. Come si può intuire, nel nuovo scenario giornalistico il tempo della notizia è uno degli elementi portanti del concetto di notizia stessa. Se agli albori della professione il tempo della notizia andava di pari passo al tempo di pubblicazione del quotidiano, l’avvento di radio e televisione ha gradualmente accorciato la distanza tra fatto e resoconto. Il processo è stato poi accelerato dalla nascita della rete internet, che reso evento e conoscenza dello stesso. Gli accadimenti sono subito documentati sui siti web e obbligano i giornali, sia web che cartacei, a intervenire su un contesto già informato per cui ricorrono alla rielaborazione o all’implementazione della notizia. Ciò «impone al giornalista una valutazione di notiziabilità spostata in avanti, che presuppone e considera anche gli effetti della conoscenza della notizia sul contesto di ricezione. Questo può significare per un quotidiano andare oltre la cronaca del fatto, illuminare alcuni punti rimasti oscuri dopo le prime rappresentazioni, approfondire le problematiche connesse, aprire un confronto dialettico sui temi e sui valori che si legano all’evento»33. 2.3.2. Le caratteristiche della notizia online Il transito dal cartaceo al digitale interessa anche le caratteristiche del testo prodotto. Se, come visto nella prima parte, agli albori del giornalismo online le testate riproponevano una semplice trasposizione del prodotto sul supporto elettronico, con il passare degli anni gli editori hanno imparato a sfruttare al meglio le nuove opportunità 33 Barbano, A., Manuale di giornalismo, p. 44-45 17 proposte dalla rete e a proporre testi multimediali e interattivi indipendenti dagli elaborati stampati. L’utilizzo di formati differenti implica l’osservazione di coordinate stilistiche diverse. La comunicazione giornalistica online si denota per caratteristiche peculiari: - la rapidità, già analizzata nel precedente paragrafo. Implica la produzione di un flusso informativo 24 ore su 24, aggiornabile in tempo reale; - l’ipertestualità, definita precedentemente come possibilità di «concatenazione multipla di collegamenti con video, immagini, testi e altri siti web raggiungibili a totale discrezione dell’utente» (Par. 1.3.). Permette una fruizione del testo dinamica e non lineare. Grazie a questa caratteristica, la notizia risulta stratificata su vari livelli, permettendo al lettore di comporre un mosaico informativo basato sulle proprie esigenze; - la brevità, raggiungibile mediante l’utilizzo di una sintassi ipotattica e da uno stile semplice e di facile lettura. L’ipertestualità e la crescente fruizione dei prodotti mediante smartphone hanno portato i giornalisti a redigere testi più snelli. Contestualmente, la profondità del formato abolisce i limiti di lunghezza: ciò consente di sviluppare approfondimenti irrealizzabili nelle edizioni cartacee. Ad ogni modo, oggi viene considerata come misura standard una lunghezza che oscilla tra le 2000 e le 4000 battute, con tempo di lettura equivalente tra i 2 e i 4 minuti; - la multimedialità, ovvero il ricorso simultaneo a diversi strumenti di comunicazione nello stesso contesto informativo. Internet offre la possibilità di godere degli stessi servizi proposti da televisione, radio e cartaceo: immagini, video, audio e immagini; - l’interattività, intesa come capacità di un prodotto comunicativo di interagire con l’utente, protagonista del contesto, e modificarsi in base a variabili quali il tempo di fruizione e la reazione del lettore. Alcuni studiosi distinguono due forme di interattività: l’interattività tecnica, ovvero l’interazione del fruitore con l’interfaccia, o l’interattività umana, intesa come dialogo tra utenti e giornalisti mediante blog, e-mail o reti sociali; - la modificabilità, in quanto un prodotto online può essere corretto e rivisto in qualsiasi momento, con cambi di struttura o fornimento di nuove informazioni. Sulla base a questi criteri, si può tracciare il profilo di un prodotto online ben strutturato. Le sue caratteristiche saranno le seguenti: 18 - un titolo in grado di risultare appetibile per le SERP (l’argomento verrà approfondito nel prossimo paragrafo); - un sommario che integri il titolo approfondendone i contenuti; - un video, posto in apertura, possibilmente in grado di ospitare inserzioni pubblicitarie al suo interno; - un testo, della lunghezza di massimo 7000 battute, contenente link ipertestuali che rimandino a ulteriori approfondimenti; - una foto o una galleria fotografica, posta possibilmente a metà testo in modo da alleggerire la lettura; - dei riferimenti, posti in fondo all’articolo, dove verranno citate le eventuali fonti testuali, video e fotografiche. 2.3.3. SERP e SEO, sinonimi di visibilità In un contesto informativo come quello attuale, caratterizzato dal sovraffollamento di notizie e dalla crescente ricerca di materiale online, diventa fondamentale raggiungere un alto livello di visibilità sul web. Un prodotto online di successo, oltre al rispetto dei suddetti requisiti, deve obbligatoriamente essere strutturato in funzione dei concetti di SERP e SEO. Con il termine SERP ci si riferisce alla Search Engine Result Page, ovvero alla pagina dei risultati di un motore di ricerca34. Si può dunque definire come una lista di link forniti dal motore di ricerca che, secondo l’algoritmo del motore stesso, si distinguono per: - pertinenza con la parola chiave inserita; - rilevanza con gli argomenti ricercati dalla parola chiave; - leggibilità e fruibilità dell’articolo; - sicurezza e affidabilità del sito; - presenza di elementi multimediali; - immediatezza nella pubblicazione. L’acronimo SEO35, abbreviazione di Search Engine Optimization, definisce invece le operazioni volte all’ottimizzazione del prodotto al fine di migliorare il posizionamento dello stesso nelle SERP. Nell’ambito del giornalismo online, il lavoro di perfezionamento è svolto principalmente sui contenuti testuali e sulle immagini presenti nella pagina. 34 35 https://www.aziendeitalia.com/blog/che-cos-e-la-serp-e-perche-e-importante-per-la-seo/ https://it.wikipedia.org/wiki/Ottimizzazione_per_i_motori_di_ricerca 19 La parte scritta, a partire dal titolo, dev’essere costruita in funzione delle parole chiave. Mentre nel cartaceo la bravura del giornalista è ponderata anche in funzione della sua abilità nel trovare la frase più originale possibile, sul web si è obbligati a strutturare il titolo mediante una sequenza di parole chiave che, nell’insieme, offrano al lettore una proposizione di senso compiuto. Viene concessa, dunque, priorità all’essenzialità, a discapito di giochi di parole e figure retoriche. È molto importante anche l’uso della punteggiatura: punti, virgole, due punti e barre verticali funzionano, per gli algoritmi dei motori di ricerca, da separatori logici nel mettere insieme le parole chiave. Lo scrittore deve dunque immedesimarsi nell’utente, ipotizzando quali parole potrebbero essere le più utilizzate nella ricerca di uno specifico argomento. Le SERP attribuiscono grande importanza anche alle prime parole di un articolo. Così come nel cartaceo l’attacco è considerato fondamentale per catturare l'attenzione del lettore, nell’online gli algoritmi dei motori di ricerca privilegiano una maggiore ricorrenza di parole chiave nelle prime righe del testo. Anche l’utilizzo delle immagini, oltre a rendere più efficace la lettura (vengono attivati i meccanismi che fanno parte della memoria visiva), permette un migliore posizionamento nelle SERP. I post 36 con foto vengono infatti letti dai logaritmi come più completi e meritevoli d’attenzione, a patto che l’immagine in questione venga pubblicata singolarmente e non compresa nell’eventuale galleria fotografica. 2.3.4. Modelli di comunicazione innovativi La transizione da cartaceo a digitale ha lasciato terreno fertile per l’inserimento di nuovi modelli d’espressione e di presentazione del prodotto. Una soluzione molto utilizzata è quella di creare articoli multi-pagina, ovvero post divisi in più pagina con una lunghezza che può variare dalle 1500 alle 2500 battute per foglio. Questo approccio si rivela molto remunerativo economicamente, in quanto le interazioni delle inserzioni pubblicitarie si moltiplicano, e al contempo migliora le esigenze di fruibilità del lettore, che ha una percezione più snella della notizia. Un’altra tecnica alla quale si fa frequente ricorso è la fotogallery, in cui l’articolo, supportato dall’ausilio di immagini, si dispiega sottoforma di didascalie della lunghezza di 400-600 battute ciascuna. 36 Per post si intende pubblicazione; a ogni modo, nel linguaggio internettiano il post è un “messaggio lasciato dai frequentatori di blog, forum o altri spazî di discussione, in risposta a una domanda, a commento di un determinato argomento, ecc.” (fonte: http://www.treccani.it/vocabolario/post_resb04c243b-002a-11de-9d89-0016357eee51) 20 Il modello di comunicazione online più innovativo è però rappresentato dal live blogging, creato per raccontare un evento in tempo reale mediante un flusso continuativo di notizie, immagini e video, sulla falsariga delle trasmissioni radiofoniche e televisive. Un articolo di live blogging è in perenne aggiornamento, approfondito e modificato man mano che le notizie arrivano in redazione. I live blog possono essere realizzati in corrispondenza di eventi previsti (presentazioni, conferenze, eventi mediatici di grande portata), prevedibili (scontri, guerre, alluvioni) o imprevisti (terremoti, incendi, stragi). È praticato già dai primi anni 2000, ma ha subito un notevole impulso con l’avvento dei social network: il più utilizzato tra questi è Twitter che, per caratteristiche proprie intrinseche (immediatezza della pubblicazione, multimedialità, crossmedialità 37, limite di 280 caratteri pubblicabili), si presta alla perfezione al servizio proposto. Nella produzione di articoli di live blogging ogni aggiornamento rimane in testa, facendo slittare le notizie precedenti verso il basso. Gli aggiornamenti devono essere di lunghezza contenuta (massimo 8/9 righe) e devono essere caricati con tempistiche molto ravvicinate tra loro, in maniera tale da servire un servizio duraturo al fruitore. 37 Con crossmedialità ci si riferisce alla possibilità di mettere di connettere tra loro diversi mezzi di comunicazione, grazie all’utilizzo di piattaforme digitali. Per una definizione più accurata ci si può appellare alla spiegazione di Edoardo Fleischner, disponibile su http://www.treccani.it/magazine/webtv/videos/Int_Edoardo_Fleischner_crossmedialita.html. 21 3. TERZA PARTE: IL CITIZEN JOURNALISM 3.1. Cos’è il citizen journalism Nella definizione dell’attuale panorama giornalistico ci troviamo a descrivere un contesto democraticizzato dalle nuove tecnologie e dal web 2.0 38, che hanno consentito a chiunque possieda una connessione a internet di pubblicare contenuti di carattere informativo. Le conseguenze sono tante: tra queste, hanno particolare rilievo la conversione del circuito informativo in uno schema orizzontale e bidirezionale, e la molteplicità di fonti a cui il giornalista può attingere durante il processo di realizzazione del prodotto. È da sottolineare inoltre come siano cambiati i desideri dell’uomo moderno, che oggi annoverano, tra gli altri, “l’accesso alla produzione culturale e la moltiplicazione dei modelli produttivi”39. Il lettore, che in passato occupava la posizione di mero recettore, oggi ha la possibilità di produrre egli stesso contenuti informativi, e di renderli virali con una semplicità mai esistita fino a ora. La figura del prosumer 40, produttore e al contempo consumatore del prodotto, spiana la strada alla nascita di una nuova forma di giornalismo: il giornalismo partecipativo, o citizen journalism, «forma di giornalismo che vede la partecipazione attiva dei lettori all’interattività offerta dai nuovi media e alla natura collaborativa della rete»41, senza presenza di mediatori o con un’influenza molto moderata. 3.2. Piattaforme di supporto Il giornalismo partecipativo, come spiega Gennaro Carotenuto42, è un fenomeno non esclusivamente legato ai nuovi media. L’emittente Radio Popolare, nata nel 1975 a Milano, già nello scorso millennio si è avvalsa più volte dei cittadini per raccogliere e 38 Il termine web 2.0 «indica genericamente la seconda fase di sviluppo e diffusione di Internet, caratterizzata da un forte incremento dell’interazione tra sito e utente: maggiore partecipazione dei fruitori, che spesso diventano anche autori (blog, chat, forum, wiki); più efficiente condivisione delle informazioni, che possono essere più facilmente recuperate e scambiate con strumenti peer to peer o con sistemi di diffusione di contenuti multimediali come Youtube; affermazione dei social network». (Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/web-2-0/) 39 Tarquini, F., & Vagni, T. (2017). La sperimentazione perpetua. Lo stereotipo amatoriale del giornalismo digitale. In Problemi dell'informazione, 42(2), p. 315. 40 Il termine prosumer è definito dall’enciclopedia Treccani (Enciclopedia della Scienza e della Tecnica, 2008) come “una crasi dei termini producer e consumer che indica un consumatore che è a sua volta produttore o, nell’atto stesso che consuma, contribuisce alla produzione”. 41 Barbano A. (2012), Manuale di giornalismo, p. 219. 42 Carotenuto, G. (2009). Giornalismo partecipativo: storia critica dell'informazione al tempo di internet. Nuovi mondi. 22 documentare, in tempo reale, ciò che accadeva nelle zone locali. È indubbio che internet abbia donato nuova linfa al movimento, che oggi conta innumerevoli esempi in tutto il mondo. La forma giornalistica è espletata principalmente attraverso blog, social network e piattaforme partecipative, anche se ultimamente è una strada percorsa in maniera crescente anche dalle testate tradizionali. Nel primo periodo si è fatto ricorso principalmente ai blog. 3.2.1. I blog I blog sono siti web personali nei quali è possibile pubblicare contenuti testuali e multimediali, commentabili e condivisibili dagli altri utenti. La loro diffusione è strettamente legata alla semplicità di realizzazione e all’immediatezza della comunicazione. Nel blog, i contenuti sono organizzati in ordine cronologico decrescente, introdotti da un titolo chiamato topic, classificati in base a parole chiave denominate tag e muniti di coordinate temporali di pubblicazione. La prima affermazione del fenomeno di blogging è testimoniata da Ugo Vallauri: «Il blog […] ha poco per volta conquistato tutte le aree del web-publishing, divenendo strumento preferenziale per diaristi incalliti, così come per scrittori amatoriali, comunicatori, creativi. Mai come negli ultimi mesi si è assistito all’affermazione di uno standard di pubblicazione online altrettanto pervasivo e vincente: chiunque decida di pubblicare in rete oggi non apre un tradizionale sito, ma attiva un blog, più o meno personalizzato» 43. 3.2.2. I social network L’utilizzo dei blog, nell’ultimo periodo, è stato soppiantato dall’avvento dei social network, piattaforme nelle quali ogni individuo può creare il proprio profilo personale corredato dall’esplicitazione di interessi coltivati e attività praticate. Lo strumento permette di connettersi con le persone che si conoscono, costruendo comunità telematiche in cui lo scambio di contenuti in tempo reale è florido. Le informazioni pubblicate sono condivisibili dal resto della comunità, che ha la possibilità di esprimere opinioni dirette. I numeri dei social network testimoniano la loro pervasività: Facebook, il più utilizzato, conta quasi 2,5 miliardi di utenti unici mensili. Il loro numero è cresciuto del 2449% negli ultimi 11 anni (vedi Figura 3.1). Stesso discorso per YouTube, Instagram e Twitter, con rispettivamente 2 miliardi, 1 miliardo e 330 milioni di account attivi (vedi Figura 3.2). 43 Vallauri, U. (2003). Blog, blog, blog. Sembrava una nicchia. Sta cambiando il giornalismo (anche quello tradizionale). In Problemi dell'informazione, 28(1), 68-78. 23 Per quanto si tratti di piattaforme con profonde differenze che intercorrono tra loro, esse sono tutte accomunate dall’utilizzo degli hashtag: si tratta di etichette che svolgono la funzione di aggregatore tematico, che facilitano la selezione dei contenuti in base al tema trattato. Come già sottolineato in precedenza, l’applicazione che più si adatta alle necessità informative risulta essere Twitter (v. live blogging, Par. 2.3.4.); ciononostante, tutte vengono utilizzate per la veicolazione di contenuti informativi. Le testate tradizionali si sono presto adattate allo spopolamento dei social network: ormai qualsiasi giornale è provvisto di profili social, in cui vengono prontamente condivise le notizie pubblicate nel sito insieme a contenuti pensati in maniera specifica per le piattaforme stesse 44. Figura 3.1.: Numero globale di utenti mensili su Facebook Numero di utenti in milioni 3000 2500 2000 1500 1000 500 Q4 2019 Q2 2019 Q4 2018 Q2 2018 Q4 2017 Q2 2017 Q4 2016 Q2 2016 Q4 2015 Q2 2015 Q4 2014 Q2 2014 Q4 2013 Q2 2013 Q4 2012 Q2 2012 Q4 2011 Q2 2011 Q4 2010 Q2 2010 Q4 2009 Q2 2009 Q3 2008 0 Fonte: https://www.statista.com/statistics/264810/number-of-monthly-active-facebook-usersworldwide/, dati aggiornati a ottobre 2019. 44 Un esempio lampante è fornito da La Repubblica, leader europeo per quanto riguarda il numero di interazioni sulle pagine social (https://www.repubblica.it/tecnologia/socialnetwork/2018/09/27/news/reuters_rapporto_repubblica_algoritmo-207501039/). Il profilo Facebook (https://www.facebook.com/Repubblica/) conta 3,8 milioni di seguaci, l’account Instagram (https://www.instagram.com/larepubblica/?hl=it) ne ha 821mila. 24 Figura 3.2: Social network più popolari al mondo (per numero di utenti attivi, in milioni) 3000 Numero utenti in milioni 2500 2414 2000 2000 1600 1500 1300 1133 1000 1000 500 0 Facebook YouTube Whatsapp Facebook Messenger WeChat Instagram Fonte: https://www.statista.com/statistics/272014/global-social-networks-ranked-by-number-ofusers/, dati aggiornati a ottobre 2019 3.2.3. I siti web Sono numerosi anche gli esempi di citizen journalism svolto su siti internet. La prima iniziativa che ha adottato una forma di giornalismo partecipativo aperta al pubblico, mediante l’ausilio di un sito web, è stata la coreana Ohmynews, nel 2000, sotto lo slogan «ogni cittadino è un reporter». Al 2012 poteva contare su una redazione di 50 giornalisti, che producevano il solo 20% del materiale presente nel sito. I professionisti hanno, inoltre, l’onere di curare e verificare gli articoli proposti dai cittadini. Il modello è stato poi riproposto in altri paesi, senza però riuscire a raggiungere i risultati ottenuti in Corea del Sud. L’esempio fu poi seguito da Global Voices, sito statunitense nato nel 2005 grazie anche al sostegno iniziale dell’agenzia Reuters e della Fondazione MacArthur. Negli anni, grazie a collaborazioni con varie testate tradizionali (tra cui l’italiana Stampa), diventa fonte autorevole di riferimento per tematiche quali tutela delle minoranze, violazione dei diritti umani e rispetto della libertà d’espressione. Lo stesso anno viene fondato, a Parigi, AgoraVox, a oggi il più importante sito europeo di citizen journalism. Figlio del lavoro di Carlo Ravelli, coadiuvato da Joel de Rosnay, sbarca in Italia nel 2008 trattando, tra le altre notizie, un’inchiesta su camorra e rifiuti che ebbe grande risonanza mediatica. 25 Nel nostro paese è da sottolineare anche l’iniziativa di YouReporter, sito di videogiornalismo partecipativo dedicato alla pubblicazione e alla condivisione di foto e filmati spesso utilizzati da telegiornali e testate online al fine di integrare notizie di cronaca e attualità. Vale la pena sottolineare, in qualità di esempio di commistione tra tradizione e modernità, il sito iReport, lanciato dalla CNN 45 nel 2006. La piattaforma è stata spostata nel 2015 sul sito generale della compagnia; a ogni modo, i prodotti foto e video migliori, tra quelli caricati nel sito, continuano a essere diffusi sul canale televisivo dell’emittente. 3.3. La stratificazione di Outing Le tappe della graduale affermazione del citizen journalism sono state delineate in maniera efficace da Steve Outing, nell’articolo The 11 Layers of Citizen Journalism pubblicato nel 2005 sul sito del Poynter Institute for media studies di Saint Petersburg (Florida). Il ricercatore statunitense, nel documento, descrive 11 diversi step di collaborazione tra lettori e utenti, classificandoli in ordine crescente rispetto all’apporto del prosumer: - opening up to public content, ovvero l’apertura ai commenti del pubblico. In questa fase gli articoli dei giornalisti sono giudicabili dai lettori, che hanno la possibilità di reagire, criticare e aggiungere particolari attinenti alla notizia. È necessario un minimo di controllo al fine di eliminare contenuti non adeguati alla pubblicazione; - Citizen add-on reporter, che consiste nell’invitare i lettori a inviare documentazioni testuali, audio o video a supporto della notizia così da poterla integrare e arricchirla. Anche in questo caso, è necessario un controllo sull’adeguatezza del materiale reperito; - Open source reporting, in cui la richiesta del materiale è antecedente rispetto alla stesura dell’articolo. Mediante l’utilizzo di software open source 46, il giornalista, che continua a ricoprire un ruolo centrale nel processo di scelta e redazione, 45 La CNN (acronimo di Cable News Network) è una tra le più importanti emittenti televisive statunitensi, fondata nel 1980, nota soprattutto per essere il primo canale all-news (a contenuto esclusivamente informativo) al mondo a essere stato attivato. (fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/CNN) 46 Un software open source è un sistema che permette all’utente di “accedere al file sorgente, è in grado di modificare a suo piacimento il funzionamento, correggere eventuali errori, ridistribuire a sua volta la versione da lui elaborata”. (fonte: enciclopedia online Treccani, http://www.treccani.it/enciclopedia/open-source/) 26 realizza un prodotto poco compatibile con le necessità di tempestività di pubblicazione ma particolarmente appetibile dal punto di vista dei contenuti; - Citizen bloghouse, ovvero una piattaforma web fornita ai lettori per pubblicare i propri blog per rendere accessibili le loro opinioni. La pagina può essere creata autonomamente o può esserci la supervisione di un editor incaricato dalla redazione; - Newsroom citizen “transparency” blogs, spazi forniti dalle testate in cui gli utenti hanno la possibilità di esporre le proprie idee sul lavoro delle testate stesse. Un giornalista ha l’incarico di rispondere ai quesiti, giustificando e argomentando le scelte della redazione; - Stand-alone citizen journalism site: edited version, in cui viene offerta la possibilità di creare un sito indipendente, su cui la redazione ha il diritto di controllare e decidere in merito alla pubblicazione degli articoli proposti; - Stand-alone citizen journalism site: unedited version, uguale al passaggio precedente se non fosse per l’assenza di controllo redazionale. Occorrono dunque sistemi di autoregolazione interni alla pagina, che permettano agli utenti di indicare i prodotti da pubblicare e, al contempo, di segnalare i contenuti inappropriati; - Add a print edition, ovvero la creazione di un formato cartaceo con i contenuti pubblicati sul web, da diffondere come free press 47 o come allegato di altri giornali. Questa strada è percorsa principalmente nei casi in cui si voglia raggiungere una maggiore diffusione a livello locale. Lo stesso Outing, però, sottolinea chiaramente come la scelta di pubblicare una versione cartacea possa essere in qualche modo da considerarsi retrograda, e che i soli introiti pubblicitari difficilmente sarebbero sufficienti per remunerare i costi di produzione; - Hybrid: Pro citizen journalism, è il primo livello in cui si riscontra un’effettiva cooperazione tra giornalisti e utenti. Le notizie e gli approfondimenti proposti dai cittadini vengono selezionati e gestiti da una redazione di giornalisti numericamente ristretta. Persiste, a ogni modo, la distinzione tra gli articoli in base al grado dell’autore; 47 La free press, traducibile in “stampa gratis”, è una pratica giornalistica che prevede una distribuzione di copie unicamente gratuita, attuata prevalentemente nei punti nevralgici delle metropoli, come le stazioni della metropolitana. Gozzini (Storia del giornalismo, p. 307) sottolinea come il genere sia nato nel 1995 a Stoccolma, con la pubblicazione di Metro. La pratica è totalmente finanziata dagli introiti pubblicitari. 27 - Integrating citizen and pro journalism under one roof, step in cui si realizza una piena mescidanza tra citizen journalism e giornalismo tradizionale. Si contraddistingue dal precedente passaggio per l’assenza di distinzione tra gli articoli, considerati tutti prodotti editoriali sullo stesso piano; - Wiki journalism: where the readers are editors, livello basato sulla filosofia di Wikipedia. Gli utenti partecipano alla realizzazione della notizia, al suo ampliamento e alle correzioni, in un modello in costante aggiornamento. Per quanto il testo di Outing abbia ormai superato il decennio d’età, rimangono attuali le conseguenze che la nuova forma informativa ha scaturito nel panorama giornalistico, perfettamente riassunte dall’autore stesso: «Se in passato il giornalismo somigliava alla predica di uno, di fronte a un pubblico inerte, la comunicazione del futuro assumerà sempre più l’aspetto di una conversazione tra pari» 48. 3.4. Le perplessità sul citizen journalism Il ricorso a una forma giornalistica priva di figure mediatrici, o la cui influenza sia da considerare inferiore, in cui primeggia il coinvolgimento attivo dei consumatori nei processi produttivi, apre a critiche su vari aspetti. Agli albori del movimento, Diego Galli sottolineò varie perplessità, sollevate all’epoca: «È possibile soddisfare le regole di base del giornalismo con un approccio amatoriale? Non è irresponsabile mettere un bene prezioso e delicato come l’informazione in mano a dilettanti? È possibile fare a meno dei codici deontologici, dell’esperienza, della tecnica e degli strumenti che appartengono al giornalismo come professione? […] Come mantenere un legame di fiducia con i propri lettori o ascoltatori o telespettatori?»49. Il primo elemento tirato in ballo è l’affidabilità: può un sito, controllato parzialmente o interamente dai lettori, fornire informazioni veritiere? Può un approccio dilettantesco appagare le esigenze informative allo stesso modo delle forme tradizionali? Si suppone che l’assenza di un’autorità di controllo autorevole e la mancanza di formazione giornalistica infici in maniera negativa sulla qualità dei contenuti pubblicati. La legge di Linus, formulata da Eric Steven Raymond, obietta alle critiche riguardanti la mancanza di supervisione professionistica: «given enough eyeballs, all bugs are 48 Outing, S. (2005). The 11 layers of citizen journalism. Poynter.org, 31 maggio 2005, https://www.poynter.org/archive/2005/the-11-layers-of-citizen-journalism/. Tradotto in italiano da Barbano, A. (2012). Manuale di giornalismo. Gius. Laterza & Figli Spa, p. 219. 49 Galli, D. (2005). Che cos' è il giornalismo partecipativo? Dal giornalismo come lezione al giornalismo come conversazione. In Problemi dell'informazione, 30(3), p. 304. 28 shallow» 50. Sotto un numero sufficientemente alto di occhi, tutti gli errori saltano fuori. Sembrerebbe dunque un problema risolvibile con il solo aiuto dei prosumer, guidati dal senso dell’etica intrinseco alla natura comunitaria dei sistemi partecipativi. Più complicato è il dibattito intorno alla gestione di contenuti informativi da parte dei dilettanti, tenendo conto in particolar modo della natura dispersiva e anarchica dell’universo internettiano, della viralità dei contenuti e delle nuove esigenze temporali che richiede il mondo giornalistico. Sono frequenti infatti i casi di errori nell’esposizione dei fatti o di bufale montate “ad hoc”, che vengono successivamente ripresi senza verifiche da altri siti o testate, o di testimonianze da parte dei cittadini che generano bersagliamenti “ad personam”. In entrambi i casi, Galli mette in evidenza rispettivi esempi che hanno generato danni di reputazione: Maher, in particolare, cita un episodio che lo riguarda direttamente. Nel riprendere un suo commento negativo sulla copertura del secondo attentato terroristico a Londra da parte dei cittadini- reporter, il blog del «Guardian» lo aveva erroneamente citato come un «professore statunitense» (Maher insegna in Sud Africa). In poche ore, il commento era stato ripreso da decine di blog, i quali riportavano tutti l’errore originale, nonostante il blog del «Guardian» l’avesse successivamente corretto. Se il caso citato da Maher può apparire marginale, non lo è invece quello che ha colpito una giovane donna sudcoreana. L’immagine scattata da un passante della donna che aveva mancato di pulire i bisogni lasciati dal suo cane su una linea ferroviaria ha fatto il giro del web suscitando una vera e propria caccia alla strega, fatta di messaggi diffamatori su forum e blog e culminata con un mail bombing51 contro l’università dove lavorava. Successivamente la donna ha perso il suo posto di lavoro. 52 L’attuale espansione del web rende molto difficile l’applicazione delle regole alla base del giornalismo tradizionale, e favorisce la proliferazione di informazioni inesatte. A questo proposito, sono da sottolineare le numerose iniziative di fact checking, atte alla «verifica dell’esattezza di cifre (più genericamente informazioni, ndr) riportate su documenti o durante dichiarazioni pubbliche, tanto nei testi quanto nei discorsi»53. Nati 50 La legge di Linus è formulata da Raymond nel saggio La cattedrale e il bazaar (1998). Per mail bombing si intende un “attacco informatico che causa l’intasamento della casella di posta elettronica”. (fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/mailbombing/) 52 Galli, D. (2005). Che cos' è il giornalismo partecipativo? cit., p. 305. 53 Mazzocco, D. (2018). Giornalismo online cit., p. 177. 51 29 principalmente come servizi indipendenti (Politifact54, FactCheck55), hanno poi visto seguire il proprio esempio dalle testate giornalistiche (esemplificativo è il blog del Washington Post, Fact Checker56). Le suddette iniziative hanno contribuito in maniera spiccata all’affidabilità delle informazioni reperibili sul web, fornendo agli utenti gli strumenti necessari per potersi barcamenare nei siti alla ricerca di contenuti veritieri. Al netto delle precedenti osservazioni, si rafforza l’idea di giornalismo come conversazione tra pubblico e scrittore, con quest’ultimo che non si deve considerare delegittimato dei propri poteri. Infatti: Il giornalista non esce “distrutto” da questo modello di lavoro, soltanto rinnovato. Il suo ruolo rimane centrale nel saper mettere insieme i diversi aspetti, fare le adeguate verifiche, scrivere in modo chiaro, accattivante i propri articoli, ponderare i punti di vista. Ciò che cambia radicalmente è il riconoscere le rinnovate dimensioni dell’arena in cui il processo si compie, e adattarvisi. […] Il cambio di “paradigma” richiesto è piuttosto l’apertura alla possibilità di un’interazione vera, influente tra chi scrive e chi abitualmente legge. 57 54 https://www.politifact.com/ https://www.factcheck.org/ 56 https://www.washingtonpost.com/news/fact-checker/ 57 Vallauri, U. (2003). Blog, blog, blog cit., p. 76. 55 30 4. CONCLUSIONE Nel concludere l’elaborato, ritengo sia utile concentrarsi su una breve analisi dell’attuale panorama giornalistico italiano. Nello svolgere ciò, mi sono servito dell’aiuto di Maurizio Crosetti, firma della Repubblica, totem del giornalismo e della narrativa sportiva nostrana. Il suo sostegno è stato fondamentale nel comprendere l’influenza che la rete ha avuto nella professione, e le reazioni che ha provocato in chi ha vissuto l’intero processo di transizione da protagonista. Tre sono i temi principali su cui ho reputato fosse doveroso porre l’accento. In che modo, e con quanta difficoltà, è stato metabolizzato l’ingresso di internet nel mondo giornalistico? Come Crosetti valuta l’accesso dei lettori nei processi di produzione e condivisione delle notizie? Esiste una strada percorribile al fine di migliorare l’utilizzo del web nella veicolazione dell’informazione? Riguardo l’assimilazione della nuova forma di mediazione giornalistica, Crosetti reputa sia importante attuare un netto distinguo generazionale: I professionisti più giovani hanno vissuto il processo con molta più facilità: sono nati in un contesto permeato dalla multimedialità e possedevano già le competenze per muoversi all’interno di esso senza affanni. I giornalisti della “vecchia guardia” hanno incontrato più difficoltà. Si sono ritrovati costretti ad approcciarsi a una nuova realtà, e ognuno ha dovuto elaborare un rapporto personale con il web: in alcuni, come nel mio caso, primeggiava la curiosità. In altri l’interesse, il rifiuto categorico, lo scetticismo. Ognuno ha reagito in maniera personale, quasi “intima”. Per quanto le possibilità offerte da internet siano innumerevoli, c’è ancora chi non si arrende al cambiamento del mondo dell’informazione. Con una brillante metafora, Crosetti prende posizione riguardo l’argomento dell’innovazione: «Un tempo era molto bello spostarsi in calesse, con questi veicoli pieni di dorature, con cavalli bellissimi dal pelo lucido e liscio. Oggi, però, tutti si muovono in metropolitana, ed è un po’ più semplice. Qualcuno vorrebbe continuare a girare in calesse, ma ne perde in praticità». La sua posizione è un po’ più critica riguardo alla nascita della figura del prosumer: Finchè la posizione attiva del lettore porta a un contatto più diretto col giornalista, arricchendo il lavoro di quest’ultimo con feedback e critiche costruttive, ben venga. Il giornalista ha, per anni, lavorato sapendo che c’era tanta gente che 31 seguiva, avendo al contempo la sensazione di parlare da solo. Adesso, invece, basta un secondo per far sì che il lettore ti scriva: sai che c’è più controllo e devi fare più attenzione. Credo che ciò abbia migliorato il nostro approccio al mestiere. I problemi nascono quando, alla partecipazione attiva dell’utente, consegue un mescolamento delle professioni: Non è sufficiente un telefono per permettere al cittadino di sostituirsi al giornalista: quest’ultimo ha alle spalle decenni di formazione ed esperienza, e titoli che ne certificano la preparazione. La confusione dei piani non giova alla qualità dell’informazione. Questo mescolamento deriva dal fatto che noi abbiamo perso credibilità, e adesso chiunque pensa di poter dire “io ne so di più”. I giornalisti non ne sanno di più perché sono migliori, ma abbiamo studiato per poter fare questo lavoro, e possediamo gli strumenti linguistici e tecnici per poter veicolare adeguatamente le informazioni. I professionisti, dunque, hanno un onere importante: «Riacquisire il rispetto che abbiamo perso, qualche volta anche per colpa nostra». Per raggiungere questo obbiettivo, Crosetti propone una soluzione personale: Occorre che i gruppi editoriale e i professionisti prestino una maggior attenzione alla qualità dei prodotti, a discapito della tempestività. Bisognerebbe imparare a dare una notizia anche 10 minuti o un’ora dopo, verificandola a sufficienza. Il flusso informativo continuo ha portato confusione e grossi danni: basti pensare al recente coronavirus. Certamente è una questione grave e delicata, ma non tanto da giustificare i meccanismi di psicosi collettiva indotti dal “tamburo” della rete, che non smette mai di battere, e anche da noi giornalisti. Questo potrebbe essere il segreto per migliorare l’utilizzo di internet nella diffusione delle informazioni: «Noi professionisti dovremmo ritrovare il senso del nostro mestiere, capendo che non si è più bravi se si dà prima la notizia, ma se la si offre in maniera veridica, completa e accurato. Anche spendendoci più tempo sopra». 32 BIBLIOGRAFIA: AGCOM (2015), Indagine conoscitiva su informazione e citi in Italia. Modelli di Business, consumi, professioni. AGCOM (2016), Osservatorio sul Giornalismo, II edizione. AGCOM (2018), Osservatorio sulle testate online nazionali e locali – Rapporto 2018. Barbano, A. (2012). Manuale di giornalismo. Gius. Laterza & Figli Spa. Casero-Ripollés, A. (2010). Prensa en internet: nuevos modelos de negocio en el escenario de la convergencia. In El profesional de la información, 19(6), 595-601. Cornia, A. (2009). La difficile transizione al digitale del giornalismo italiano: modelli di business, strategie aziendali ed effetti sul pluralismo. D'Alio, A. (2016). L'avvento del citizen journalism. In Journal of Applied Ceremonial and Communication in Management, 50-71. Galli, D. (2005). Che cos'è il giornalismo partecipativo? Dal giornalismo come lezione al giornalismo come conversazione. In Problemi dell'informazione, 30(3), 297315. Gozzini, G. 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Al Professor Mario Frongia, per la disponibilità e la pazienza. Conoscenze, consigli e modi di fare mi hanno permesso di lavorare con costante curiosità, impegno e serenità. Collaborare con Lei è stato un onore e un piacere. Al Dottor Maurizio Crosetti, per il saggio contributo apportato all’elaborato. Una chiacchierata di pochi minuti è stata sufficiente per tastare con mano il suo spessore umano e professionale. Ai colleghi con cui ho condiviso il cammino accademico, per l’immancabile disponibilità all’aiuto e al confronto. A mamma, papà, Paolo e tutta la mia famiglia, per avermi cresciuto con instancabile affetto. Grazie perché mi avete sempre consigliato la strada giusta, standomi accanto quando ho scelto quella sbagliata. Agli amici di vecchia data, con cui ho condiviso la maggior parte delle esperienze vissute fino a oggi. Grazie perché, quando siamo insieme, bastano un cenno d’intesa e due birre per tornare a essere i ragazzini sbarbati di qualche anno fa. Agli amici di Siviglia, e alla città stessa, che hanno rappresentato famiglia e casa per 5 mesi. Grazie a voi ho capito che, per parlare la stessa lingua, basta sapersi guardare attentamente negli occhi. Agli amici del mondo del pallone, per aver condiviso la mia grande passione e avermi accompagnato nei momenti di svago. A tutti coloro che, lungo questo cammino, ho vissuto e involontariamente omesso. Ciascuno di voi mi ha saputo insegnare qualcosa, contribuendo attivamente al raggiungimento del mio obbiettivo.