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CAPITOLO PRIMO Le minoranze

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CAPITOLO PRIMO
ORGANIZZAZIONE POLITICA DEL TERRITORIO:
ETNIA, NAZIONE, STATO
1. Le aggregazioni sociopolitiche
Lo sviluppo delle società umane ha generato strutture organizzative tali da unire un
grande numero di persone con solidi motivi di coesione sino a formare etnie, nazioni,
stati.
1.1 . Etnia e identità etnica1
In questo paragrafo si affronterà il tema della costruzione politica del concetto di
“etnia”. Il concetto di etnia è frutto di riflessioni e di ricerche iniziate da più di mezzo
secolo da parte di sociologi, antropologi politologi e storici; ed è tornato in auge con i
conflitti dell’ultimo ventennio, sia nell’Europa che negli altri continenti. In questo
paragrafo si attuerà il percorso per arrivare a comprendere cosa è un’etnia.
Il termine etnia deriva dal greco ἔθνος «razza, popolo». Il concetto di etnia2 è di
difficilissima definizione perché viene spesso usato per indicare altri concetti (Razza,
Nazione, Popolo). Le “etnie primitive”, per via dell’isolamento geografico e la scarsa
mobilità di persone, presentavano una forte omogeneità biologico- genetica, di
conseguenza la differenza tra etnia e varietà razziale all’inizio fu esile3.
1
http://dspace-roma3.caspur.it/bitstream/2307/589/1/ADATTAMENTO%20PSICOSOCIALE%20E%20INTEGRAZIONE%20SCOLASTICA%20DEI%20BAMB.pdf;jsessionid=BAA
5CBDAE35771136265CA7E8AB9C08E
2
http://www.edurete.org/pd/sele_art.asp?idp=150&ida=3292
3
Cfr. C. CERRETI, N. FUSCO, Geografia e minoranze Carocci, Roma, p 45
1
Il concetto fu introdotto alla fine del Settecento (Illuminismo) dallo studioso svizzero
Edouard Chavannes in riferimento allo studio dell’uomo “in quanto membro di una
specie diffusa nel mondo e suddivisa in gruppi diversi per caratteristiche fisiche,
culturali, sociali”. Poi fu l’antropologo Georges Vacher de Lapouge a usare la parola
ethnie; la sua diffusione negli anni ’30 fu grazie all’opera di Georges Montandon
(“L’ethnie française”). Montandon diede una definizione esauriente del termine
secondo cui i caratteri umani, siano essi somatici, linguistici o culturali “formano”
l’etnia.
Weber utilizzò l’espressione “gruppi etnici” per designare quei gruppi umani
caratterizzati dalla credenza soggettiva in una discendenza comune determinata
dall’affinità dei tratti somatici o delle usanze o di entrambe (v. Weber, 1922)
Per definire i fondamenti di un’etnia, Anthony D. Smith4 sottolinea sei condizioni
necessarie per poter definire una comunità sociale come un’etnia: un nome collettivo,
dei miti di origine, una storia (cioè delle memorie condivise), una cultura /valori
comuni, un riferimento territoriale e uno specifico senso di solidarietà. Secondo questo
autore5 comunque “il nucleo dell’etnicità va ricercato in un complesso mitico
simbolico, cioè è rintracciabile nei miti, nella memoria, nei valori e nei simboli”
Dunque, gli elementi che contraddistinguono un gruppo etnico sono: nome, mito,
tradizioni, cultura, territorio, solidarietà.
Molti studiosi concordano sulla circostanza che etnia6 è un termine equivalente a
gruppo etnico, ossia un raggruppamento umano i cui individui hanno in comune
caratteri immateriali, culturali7. I caratteri che meglio si prestano all’identificazione di
La differenza principale fra due concetti è che l’etnia si basa sulla storia comune di una determinata
popolazione, resa più forte dall’avere una stessa religione, una stessa lingua e cultura, mentre le
catalogazioni razziali sostengono di basarsi su comuni tratti fisici e genetici.
4
Cfr. ANTHONY D. SMITH Le origini etniche delle nazioni, il Mulino Bologna 1986.
5
http://www.educational.rai.it/materiali/file_lezioni/64529_636300306320446925.pdf
6
http://www.sapere.it/enciclopedia/etn%C3%ACa.html
7
Cfr. C. CERRETI, N. FUSCO, Geografia e minoranze Carocci, Roma, p 40-41
2
un’etnia sono appunto i caratteri esteriori, palesi, verificabili e “oggettivi”: lingua,
religione, tradizioni, musica, abitudini, preferenze alimentari8. Alla sua definizione e
spiegazione hanno contribuito anche le scienze sociali e specialmente l’antropologia.
Ecco in estrema sintesi il percorso per riuscire a comprendere cosa è un’etnia. Alla
fine del 19° secolo, la definizione di etnia è stata sottoposta a radicale revisione
dall’antropologia contemporanea. Negli anni 1940 e 1960 si sono date definizioni
puramente culturali. Quelli etnici sono gruppi concreti, locali, che elaborano
rappresentazioni di una comune identità storica e sociale.
Negli anni 1970 sono state elaborate definizioni che hanno indagato i processi di
interazione storica, sociale e simbolica, attraverso cui i gruppi umani percepiscono e
rappresentano la propria diversità da altri gruppi umani.
A partire dagli anni Sessanta l’antropologia9 ha avviato un processo di revisione critica
anche del concetto di etnia, fino alla sua completa decostruzione. Ha negato la realtà
empirica, oggettiva: le etnie non esistono “oggettivamente” come entità fisse e
immutabili, bensì esse stesse vengono progressivamente introiettate in modo da
esistere “soggettivamente” nella coscienza degli attori sociali.
Gli antropologi precisano che le etnie, lungi dall’essere realtà naturali10, sono
piuttosto creazioni collettive tanto esterne quanto interne11. L’etnia è un costrutto
storico e culturale, soggetto ai continui processi di contatto, scambio e mescolanza
fra gruppi umani diversi. Sarebbe quindi un errore pensare che dietro l’etnia vi sia
qualcosa di naturale, di eterno, di sacro, di originario, anziché un processo di continua
8
CFR. C. CERRETI, N. Fusco, Geografia e minoranze Carocci, Roma, p 40-41
Cfr. L’invenzione dell’etnia a cura di JEAN-LOUP AMSELLE MELTEMI Editore, Roma p. 34
10
https://larivistaculturale.com/2017/08/21/una-parola-per-capire-attualita-etnia-definizione-dizionario/
Dizionario di antropologia Etnologia. Antropologia culturale. Antropologia sociale A cura di UGO
FABIETTI, FRANCESCO REMOTTI , Zanichelli , Bologna, 1997
11
http://www.parlarecivile.it/argomenti/immigrazione/etnia-etnico.aspx
9
3
riformulazione dell’identità individuale o di gruppo. Inoltre, al cuore dell’etnia sta
l’etnicità12.
Gli studiosi13 hanno progressivamente messo analizzato il concetto di confine
dell’etnia. Secondo la celebre teoria dell’antropologo norvegese
Fredrik Barth (1969), il confine etnico è prioritario rispetto al “contenuto” delle
differenze etniche: «è il confine etnico che definisce il gruppo, e non il materiale
culturale che esso racchiude» (Sacchi, 1990, p.389).
Le differenze etniche e culturali sono prodotte dall’elaborazione di un confine, reale
(una recinzione, una barriera) o simbolico (l’uso di una lingua, un certo tipo di
abbigliamento e alimentazione), e non viceversa. In tal senso, la divisione tra etnie
serve a stabilire schemi di auto-/etero-identificazione che crea delle frontiere
semantiche, che servono a definire sé stessi e gli altri, o meglio sé stessi in opposizione
agli altri (Pastore, 2007). Gli individui, scoprì Barth (1959) possono mutare nel corso
della loro esistenza la propria identità etnica e, nonostante ciò, i confini etnici possono
mantenere la loro solidità.
La riscoperta dei valori di appartenenza ad un gruppo etnico ha prodotto nelle scienze
antropologico-sociali due approcci nei confronti dell’etnicità14: il paradigma
primordialista e quello costruttivista.
L’indirizzo primordialista presuppone un determinismo culturale: la struttura
culturale di un dato gruppo modella le istituzioni e plasma lo stesso carattere degli
individui. Il paradigma costruttivista integra quello primordialista apportandovi
quegli elementi di dinamicità necessari al fine di abbandonare un determinismo
Cfr. JEAN-LOUP AMSELLE MELTEMI “L’invenzione dell’etnia “( a cura di ) Editore, Roma p .15
http://dspace-roma3.caspur.it/bitstream/2307/589/1/ADATTAMENTO%20PSICOSOCIALE%20E%20INTEGRAZIONE%20SCOLASTICA%20DEI%20BAMB.pdf;jsessionid=BAA5C
BDAE35771136265CA7E8AB9C08E
14
Cfr. U. FABIETTI) L’identità etnica. Storia e critica di un concetto equivoco, Carocci, Roma 1995.
12
13
4
culturale e tiene conto dei mutamenti nelle definizioni di appartenenza ed identità.
Secondo l’approccio costruttivista (sociologo Max Weber 1965) la credenza
soggettiva diviene la caratteristica centrale di una comunità etnica ed un concetto
fondamentale che rifiuta ogni tipo di determinismo culturale per sottolineare invece
l’aspetto dinamico del rapporto uomo cultura. L’antropologo Frederik Barth (1969)
ha contribuito al superamento della concezione di gruppo etnico quale sistema sociale
chiuso introducendo quella di etnicità come risultato dell’interazione sociale e dello
scambio tra gruppi diversi.
Il concetti di identità etnica e di gruppo etnico presuppongono, per Barth (1969), un
comportamento ed un’azione sociale che definiscono l’appartenenza ad una data
etnia.
L’etnicità si rivela come una realtà simbolica costruita socialmente attraverso la
quotidiana interazione tra soggetti portatori di diverse tradizioni e convenzioni
culturali e comunicative e, utilizzando la definizione di Thomas Eriksen (1992), un
allievo di Barth, essa si configura quale coscienza e comunicazione di differenze
culturali ed è, quindi, il risultato del contatto e della comunicazione che avvengono
lungo il “confine”, concetto centrale nel paradigma teorico di Barth (1969). Casi
etnografici e storici mostrano che l’identità etnica è situazionale (la forza del senso
di appartenenza a un’etnia è legata al contesto storico e politico) e relazionale (dipende
cioè dalla relazione, spesso conflittuale, con altri gruppi e altre etnie) (Portera, 2000).
1.2. nazione. Il concetto di etnia si differenzia dal concetto di nazione15.
P. DAGRADI, C., CENCINI, Compendio di Geografia Umana, Ed.Pàtron, Bologna, 2003, pp. 324329; cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/nazione_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/
15
5
La nazione16 viene generalmente intesa come un popolo aggregato intorno alla
volontà di essere o di diventare un soggetto politico autonomo artefice della propria
storia.
Mentre l’etnia è una comunità ereditaria (un greco rimane sempre un greco in quanto
la sua madrelingua e la sua cultura di base sono quelle ricevute nel seno di quella
comunità), la nazione è un’aggregazione volontaria, che una persona accetta o sceglie,
ma può anche disconoscere optando per un’altra.
Una nazione - da «natio», «nascita» - è una comunità di individui che condividono
alcune caratteristiche comuni come la lingua, il luogo geografico, la storia, le
tradizioni, la cultura, l’etnia ed eventualmente un governo e le sue leggi17.
Storicamente si colloca l’origine del moderno concetto di nazione nella battaglia di
Valmy (1792), in cui l’esercito francese contro quello prussiano, era costituito dal
popolo e non più da gente d’armi assoldata al servizio del re.
L’idea di nazione si è radicata in Europa con i grandi fermenti culturali e politici della
rivoluzione francese e ha improntato la storia del XIX e del XX secolo.
Nella Francia dell’Ancien Régime, il concetto di nazione non ha alcuna implicazione
politica ed è ancora quasi sconosciuto. In seguito alla Rivoluzione francese il concetto
di nazione si è identificato con un concetto volontaristico fondato sulla volontà che, in
Francia, si trova alla base di quel senso di appartenenza alla nazione, che non può
scaturire quando si fa riferimento invece alla cultura, alla lingua o alla storia perché
non rappresentano fattori comuni; in relazione a ciò la nazione si definisce come una
comunità di volontà politica e per il cittadino questo significa che oltre ad ottenere il
riconoscimento dei suoi diritti deve anche tener conto dei suoi doveri.
P. DAGRADI, C., CENCINI, Compendio di Geografia Umana, Ed.Pàtron, Bologna, 2003, pp. 324329.
17
F.CHABOD, L’idea di Nazione, Bari, Laterza, 1961.
16
6
Dunque la nazione è un’entità che si è formata attraverso un’evoluzione più o meno
lunga e laboriosa: generalmente essa mira a costituire uno stato nazionale.
1.c. stato La formazione dello Stato nazionale rappresenta un passo avanti rispetto alle
monarchie assolute, poiché presuppone la volontà dei cittadini e per di più giustifica
le pretese territoriali di un dato Stato in virtù del diritto all’ autodeterminazione dei
popoli.
Se la nazione18. è un gruppo più o meno esteso di persone che condividono la stessa
cultura e occupano un medesimo territorio, lo Stato19 è un organismo
politico/economico ubicato entro precisi confini riconosciuti a livello universale. Il
concetto di Stato è proprio dell’età moderna. Non necessariamente stato e nazione sono
la stessa cosa: possono esserci nazioni senza stato (come le popolazioni nomadi) o
distribuite su più Stati, oppure Stati con una pluralità di Nazioni (Stati Multinazionali).
Ad essere più preciso lo stato è l’organizzazione di un popolo20. Con il termine
di nazione ci riferiamo a un popolo racchiuso entro lo stesso confine. Con il termine
dello stato il richiamo è all’organizzazione politica. Lo stato comanda anche
attraverso la forza armata.
Per alcuni studiosi (Ratzel e di Vallaux), lo stato21 è un pezzo di territorio, un pezzo di
umanità, una sovranità organizzatrice. Qui lo stato è definito da due elementi concreti,
il territorio e la popolazione, e da un elemento giuridico, il potere sovrano che
organizza il territorio22.
18
Cfr. https://www.laleggepertutti.it/195722_differenza-tra-stato-e-nazione
P. DAGRADI, C., CENCINI, Compendio di Geografia Umana, Ed.Pàtron, Bologna, 2003, pp. 324329
20
https://www.laleggepertutti.it/195722_differenza-tra-stato-e-nazione
21
P. DAGRADI, C., CENCINI, Compendio di Geografia Umana, Ed.Pàtron, Bologna, 2003, pp. 324329
22
Cfr https://cultura.biografieonline.it/stato-nazione-differenze/
19
7
Lo Stato23 è la più importante e stabile organizzazione politico-giuridica di un popolo
su un territorio. Gli elementi essenziali e costitutivi dello Stato:
1) il popolo che vi risiede stabilmente;
2) il territorio delimitando da confini;
3) la sovranità, ossia il potere di comando su quel popolo e all’interno di quel territorio.
Il popolo Il popolo è la comunità degli individui che ha un rapporto di cittadinanza con
lo Stato. Il popolo di uno Stato è composto dai cittadini dello Stato. Il cittadino ha la
titolarità di diritti e doveri nei confronti dello Stato. La cittadinanza si può acquisire
prevalentemente in due modi:
1) “Ius sanguinis” - diritto di sangue;
2) “Ius soli” - diritto di suolo, cioè perché si è nati nel territorio dello Stato.
Un altro elemento essenziale e costitutivo è il territorio. Il territorio non può mancare
perché senza di esso non c’è nulla su cui esercitare la sovranità.
Il territorio è quella parte di spazio fisico su cui è stabilmente organizzato il popolo ed
entro i confini del quale viene esercitata la sovranità dello Stato. Ad esempio fanno
parte del territorio dello Stato:
1) La terraferma che è delimitata dai confini;
2) Il mare territoriale che si estende, di norma, fino a 12 miglia dalla costa;
3) Lo spazio aereo sovrastante la terraferma ed il mare territoriale, che ha come limite
l’atmosfera;
La sovranità24 rappresenta il potere supremo esercitato dallo Stato nei confronti di ogni
altro potere.
23
http://www.polodicutro.it/wp-content/uploads/2013/09/1%C2%B0-MODULO-DIRITTOCL.V%C2%B0-1.p- df.pdf Prof. Francesco Zurlo
24
http://www.polodicutro.it/wp-content/uploads/2013/09/1%C2%B0-MODULO-DIRITTOCL.V%C2%B0-1.p- df.pdf
8
Nello stato democratico moderno sono tre i poteri della sovranità, indipendenti l’uno
dall’altro: il potere legislativo che è attribuito al Parlamento, il potere esecutivo che
sta nelle mani del Governo, il potere giudiziario che viene esercitato della
Magistratura.
I poteri attraverso cui si svolge la sovranità dello Stato sono: il potere legislativo, cioè
il potere di fare le leggi; il potere esecutivo che consiste nella potestà di realizzazione
effettiva dei fini dello Stato; il potere giudiziario che consiste nel dire,
prevalentemente in caso di controversia, quale sia la legge da applicare al caso
concreto.
Alcuni studiosi hanno espresso il loro concetto sul termine Stato. Karl Weber
economista e sociologo tedesco, fondatore dello studio moderno della sociologia e
della pubblica amministrazione, indica lo stato come un soggetto istituzionale di
carattere politico, in cui l’apparato amministrativo avanza con successo una pretesa
di monopolio della coercizione della forza legittima in vista dell’attuazione degli
ordinamenti25. Charles Tilly, sociologo e politologo statunitense indica come Stato
l’ente che controlla la popolazione di un determinato territorio. L’organizzazione però
deve essere autonoma, centralizzata e si differenzia rispetto agli altri soggetti che
operano sullo stesso territorio26.
25
26
Cfr https://cultura.biografieonline.it/stato-nazione-differenze/
Cfr https://cultura.biografieonline.it/stato-nazione-differenze/
9
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