PSICOLOGIA IN MUSICA – PSICOLOGIA DELLA MUSICA – MUSICA E CERVELLO Lezioni di musica fin da bambini. Un investimento per il cervello Familiarizzare col pentagramma in gioventù aiuterebbe la mente a invecchiare meglio Non è mai troppo tardi, neanche per imparare a suonare uno strumento musicale, ma farlo da bambini potrebbe portare qualche vantaggio in più. Basterebbero infatti anche pochi anni trascorsi a studiare note, diesis e bemolle in giovane età, per garantirsi un cervello più in salute da anziani, almeno secondo quanto afferma una ricerca apparsa sulla rivista LO STUDIO - Nina Kraus, neurobiologa presso la Northwestern University, da tempo indaga sugli effetti che la musica può avere sulla plasticità cerebrale e sulle abilità cognitive e, nel suo ultimo lavoro, ha coinvolto 44 adulti tra i 55 e i 76 anni per valutare la prontezza del loro cervello nel reagire alla percezione di suoni vocali. In queste persone è stata misurata l’attività elettrica della regione del tronco encefalico che processa i suoni mentre ascoltavano una voce che pronunciava ripetutamente una sillaba. Chi aveva seguito da bambino lezioni di musica, per un periodo dai quattro ai quattordici anni, mostrava una più rapida risposta cerebrale alla percezione del suono, di circa un millisecondo più veloce rispetto a chi invece non aveva familiarizzato da piccolo con uno strumento musicale. BENEFICI NEL TEMPO – «Si tratta di piccolissime differenze temporali - sottolinea Kraus -, ma se le consideriamo per milioni di neuroni, allora possono fare la differenza nella capacità di un anziano nel reagire ai suoni». Il fatto sorprendente poi era che la maggior reattività cerebrale riguardava anche chi non toccava uno strumento da molto tempo, anche da 40 anni. I positivi effetti che studiare musica in giovane età avrebbe sulla mente non andrebbero dunque dispersi, durerebbero nel tempo, fino a farsi sentire anche ben oltre la cinquantina e, secondo Kraus e colleghi, tanti più anni un bambino ha passato a dilettarsi con uno strumento, tanto più ne beneficerà la sua mente adulta. «La velocità con cui il cervello elabora e discrimina i suoni è una delle prime abilità a essere intaccata dall’invecchiamento e riuscire a contrastare questo processo potrebbe migliorare molto la vita degli anziani», conclude l’esperta. MUSICA E CERVELLO - L’indagine della Northwestern University non è la sola ad avere ribadito recentemente gli effetti che lo studio della musica può avere sulla mente. Al meeting annuale della Society for Neuroscience sono state presentate varie ricerche che hanno messo in evidenza come studiare musica possa avere un effetto positivo su certe funzioni cognitive, cosa che si rispecchierebbe nella struttura stessa del cervello. Uno studio su una cinquantina di ragazzi cinesi ha rilevato che studiare uno strumento per almeno un anno sarebbe correlato alla presenza di una corteccia cerebrale più spessa; effetto più marcato se le lezioni di musica sono avvenute prima del settimo anno di vita del bambino, età in cui i processi di maturazione cerebrale sono più marcati. Ricercatori canadesi e scandinavi hanno poi (indipendentemente) presentato dati che mostrerebbero come un cervello allenato alla musica presenti un più alto grado di connettività neuronale e sia in grado di elaborare meglio gli stimoli provenienti contemporaneamente da sensi diversi. L’argomento va approfondito con altre ricerche, ma quanto scoperto finora lascia presupporre che lo studio di uno strumento musicale possa influenzare profondamente il cervello al punto che potrebbe rivelarsi utile anche nel trattare i disturbi cognitivi e dell’apprendimento, oltre a essere, in giovane età, un prezioso investimento per la salute futura della mente. Le lezioni di pianoforte aiutano i bambini a svilupparsi meglio? Le lezioni di pianoforte permettono ai bambini non solo di imparare a suonare…ma molto altro. Prendere lezioni di musica produce innumerevoli altri vantaggi per il bambino: lo sviluppo delle facoltà cognitive, delle competenze sociali, dell’apertura di mente, etc. Le lezioni di musica per bambini possono aiutarli a svilupparsi meglio? Scoprire il pianoforte per diventare più intelligenti Già da diversi decenni gli scienziati si dedicano alla questione: imparare a suonare il piano o altri strumenti, migliora lo sviluppo di facoltà intellettuali dei bambini? È un tema di ricerca piuttosto popolare nella comunità scientifica dei neurologi. E si tende a rispondere affermativamente. L’apprendimento generale, sociale e intellettuale (quindi anche scolastico) è potenziato dal fatto di studiare uno strumento musicale. Lo studio più famoso è stato svolto nel 1997 da due scienziati di fama: F. Rauscher e G. Shaw. La ricerca dimostrò che i bambini che praticano lo studio di uno strumento musicale mostrano maggiori facoltà di ragionamento rispetto ai coetanei che non studiano musica. Lo studio si era svolto come segue: i ricercatori raccolsero 78 bambini, che suddivisero poi in tre diversi gruppi. 34 presero lezioni di piano (primo gruppo), 20 presero lezioni di informatica (secondo gruppo) e 25 non seguirono nessun percorso formativo particolare (terzo gruppo). Nel giro di pochi mesi, i ricercatori sottoposero un test psicotecnico uguale a tutti i soggetti. Il risultato fu tranchant. I bambini del primo gruppo, che avevano preso lezioni di piano, ottennero risultati al test che superavano del 30 per cento e più quelli medi di tutti gli altri bambini. Il test concerneva soprattutto facoltà di ragionamento spazio-temporale (abilità essenziali per l’apprendimento della matematica e di certe discipline affini). Sono poi numerosissimi gli studi da citare in materia. Tutti vanno verso una stessa direzione, indicando che i bambini che imparano il pianoforte hanno maggiori probabilità di ottenere migliori risultati scolastici. Perché insegnare ai bambini a suonare il pianoforte? I benefici cognitivi della musica non riguardano solo i bambini, ma tutti i musicisti in generale. Uno studio del 2003 pubblicato da scienziati tedeschi mostra che, in generale, i musicisti hanno un cervello più sviluppato rispetto a quello dei non musicisti, specialmente a livello dell’orecchio interno. Le abilità motorie sono più sviluppate rispetto ad altri, poiché i pianisti fanno ricorso al legame tra mente e dita, per svolgere i loro esercizi. La lettura dello spartito infatti è subito collegata al movimento delle dita. Quest’attività è fondamentale, lo immaginerai anche tu! Naturalmente, non stiamo dicendo che un pianista sarà per forza più intelligente di un non pianista. E nemmeno che non possa esistere un pianista non particolarmente intelligente! Vogliamo solamente portare acqua al mulino dello studio del pianoforte, un’attività psicomotoria che incentiva alcune facoltà mentali e alcuni riflessi che altre discipline non toccano nemmeno da lontano. Per accedere ai risultati di altri studi condotti sul tema dell’influenza della musica sullo sviluppo dell’intelligenza dei bambini, clicca qui. - https://www.raisesmartkid.com/all-ages/1-articles/16-the-effect-of-music-on- childrens-intelligence Scoprirai, ad esempio, che l’apprendimento del pianoforte, o di altri strumenti, facilita l’apprendimento del linguaggio nei piccoli o ne rinforza la memoria. I bambini, la musica e la disciplina L’apprendimento del pianoforte favorisce in modo generale lo spirito di disciplina, il rispetto del rigore, tutti elementi essenziali per l’apprendimento. Per imparare qualcosa, la disciplina è fondamentale. Non si impara nulla senza disciplina e senza sforzarsi un po’…. La disciplina, naturalmente, non è solo quella che l’insegnante richiede agli studenti della classe o all’allievo durante la lezione privata; la disciplina invece è anche quella che il bambino, da solo, deve riuscire a imporre a se stesso (con l’aiuto dei propri genitori, ovviamente). Se il pianoforte è innanzitutto questione di piacere, divertimento, esso è anche sinonimo di lavoro, di sforzo. Il pianoforte è l’esempio tipico di un’attività ludica che però non si riduce al puro divertimento. Il pianoforte è invece un piacere, nel vero senso etimologico del termine. Nel senso greco di “scholè”, che ha dato luogo al termine “scuola”. Un bambino che impara a suonare il pianoforte molto presto, acquisirà lo stato d’animo indispensabile ad ogni tipo di apprendimento (la disciplina). Ecco una delle ragioni fondamentali che spiega perché i bambini che studiano musica vanno bene a scuola, generalmente. Il bambino dovrà imparare i metodo per suonare il pianoforte. Un bambino che suoni il pianoforte non svilupperà solo delle facoltà cognitive che facilitano il suo apprendimento scolastico, ma potenzierà anche una particolare attitudine verso la disciplina e il rigore, favorevoli, in linea generale, all’apprendimento (quindi all’apprendimento di ogni nozione, non solo musicale, e nemmeno solo scolastica). Le lezioni di pianoforte sviluppano attitudini sociali nei bambini Quando si è adulti, è possibile imparare a suonare il pianoforte senza ricorrere ad un insegnante. Le risorse multimediali, i corsi online e i video tutorial disponibili su YouTube consentono di imparare a suonare il pianoforte da soli, anche se non si tratta della soluzione ideale. In compenso, quando si è piccoli, la soluzione unica per imparare a suonare il pianoforte è quella di prendere delle lezioni private da un insegnante. Questi, oltre ad essere un appassionato musicista e un appassionato pianista, dovrà anche dimostrare di possedere una propensione all’insegnamento; in particolare all’insegnamento verso i più piccoli, i quali hanno esigenze, ritmi e desideri diversi da quelli di un adulto. Per forza di cose, si stabilirà una relazione tra insegnante ed alunno. Una relazione innanzitutto umana. Le lezioni di pianoforte consentono al bambino di intrattenere una relazione sociale con un adulto. Questo tipo di relazione sarà già di per sé un’esperienza di relazione sociale, altra da quelle solite nella vita di un bambino (portato ad interagire con coetanei o con adulti che siano parenti). Il ruolo sociale della musica è naturalmente rinforzato se poi il bambino segue lezioni di gruppo. Se hai un figlio di età inferiore ai tre anni, per esempio, sarà troppo presto perché possa seguire delle lezioni private di pianoforte insieme ad un insegnante privato. Ma potrai iscriverlo ad un corso di risveglio musicale. Questo genere di lezioni, che possono coinvolgere simultaneamente da dieci e venti bambini, costituiscono situazioni favorevoli alla sensibilizzazione musicale e alla socializzazione. In età più avanzata, poi, tuo figlio potrà finalmente iscriversi ad una scuola di musica vera e propria e finire col poter suonare insieme ad altri coetanei. Suonare e fare musica con un gruppo permette senza ombra di dubbio di sviluppare attitudini sociali. L’impatto sulla salute di tuo figlio La musica addolcisce i costumi. Imparare non significa solo svolgere un lavoro, uno sforzo, apprendere la disciplina, ma anche provare piacere e rilassarsi. Se dovessimo dare un consiglio a quei genitori che desiderano che il figlio impari a suonare il pianoforte, sarebbe questo: perché il vostro piccolo ami la musica e avanzi, bisogna che egli si diverta, che trovi godimento in quello che fa. Il piacere, nel bambino come nell’adulto, è la principale fonte di motivazione. Il piacere, per i bambini, dev’essere un’occasione per eliminare l’eventuale stress. Suonare il pianoforte a casa propria, o qualunque altro strumento ha un ottimo effetto sullo stress: lo fa diminuire. Certi adulti, infatti, decidono di mettersi a studiare musica in età avanzata proprio per rilassarsi. Per sfuggire alle angosce e alle ansie d’ogni sorta. Lo sviluppo della sensibilità dei bambini La nozione di sensibilità è fondamentale nella musica, come anche nell’arte generalmente considerata. Imparare la musica e suonare uno strumento, specialmente se si tratta del pianoforte, costituisce un’occasione ideale per potenziare la sensibilità del bambino. La sensibilità musicale, naturalmente, ed anche quella artistica, insomma: la sensibilità in generale. La sensibilità designa la capacità di interessarsi a cose estranee, esterne rispetto a se stessi. Si tratta di riuscire ad uscire dall’ “egoismo naturale”. Questa capacità di interessarsi ad altro rispetto a se stessi, è un’apertura a nuovi orizzonti. Ecco cosa permette di sviluppare lo studio del pianoforte nel bambino. Prendendo lezioni di piano, o comunque di musica, un bambino non scopre solo la musica ed il pianoforte. Egli sviluppa al contempo una capacità di apertura verso il mondo, una vera apertura di mente che gli servirà per tutta la sua vita, personale e professionale. Per concludere, infine, vogliamo tornare ancora una volta su un punto fondamentale: affinché tuo figlio possa trarre il massimo dei benefici dalle lezioni di pianoforte, sviluppando e potenziando al massimo diverse competenze (sociali, cognitive, intellettuali, etc.), è essenziale che l’insegnate che gli insegna il pianoforte si adatti alla sua personalità, alla sua età. Non tutti gli insegnanti di musica hanno la competenza necessaria per insegnare il pianoforte ad un bambino. La pedagogia non è la stessa, ma varia in base all’età del discente. Prenditi tutto il tempo necessario per ben valutare e scegliere il giusto insegnante di pianoforte e, se fosse necessario, non avere remore nel cambiare insegnante. Sarà lui a dare a te, o a tuo figlio, l’imprinting, l’approccio alla musica, al modo di impararla, di studiarla, di riprodurla e di comporla. Quell’approccio che ti accompagnerà per tutta la vita. È primordiale quindi che l’insegnante, o gli insegnanti, che sceglierai sia il migliore sulla piazza. Perché e come insegnare il pianoforte ai bambini? Regalare delle lezioni di pianoforte per principianti a tuo figlio è probabilmente il miglior investimento a fini formativi ed educativi che tu possa fare. Imparare a suonare il pianoforte comporta diversi vantaggi, infatti. Li esplicitiamo qui di seguito, data la loro importanza nell’agevolare la sociabilità futura del discente. Tramite le lezioni di musica per bambini tuo figlio imparerà ad essere più attento, vivace intellettualmente, più perseverante, socievole, creativo, sensibile e curioso. Queste qualità sono tanto più numerose quanto più il bambino comincia presto a studiare il pianoforte. In effetti, se il piccolo impara a leggere uno spartito prima di imparare a leggere un libro a scuola, avrà di certo una marcia in più non indifferente, rispetto ai compagni di classe che non conoscono la musica. Per studiare il piano da principianti, a prescindere dall’ambizione specifica – divertirsi e provare piacere o diventare un pianista di professione – il pianoforte dovrà comunque rappresentare una fonte di gioia e svago, perché l’investimento dia buoni frutti. Occorrono motivazione, volontà, rigore e perseveranza. La magia dello strumento cardine del famoso compositore Chopin e della musica, in generale, sono assicurate dall’interazione tra questi quattro parametri. Piano jazz, piano classico, musica leggera, rock, tango… i diversi stili dettano poi i diversi tipi di lezioni di piano. L’offerta formativa è vasta, se vuoi che tu figlio impari a suonare il pianoforte. Si va dalla lezione al conservatorio, alla lezione privata a casa oppure online. Nell’era di Internet la parole d’ordine, poi, è “tutorial”, il che spesso significa lezione gratuita per imparare a suonare il pianoforte. Scegli tu metodo e stile più adeguato a tuo figlio. Perché le lezioni di pianoforte fanno bene ai bambini? Insegnare a suonare il pianoforte a tuo figlio comporta tutta una serie di esternalità positive. Diversi effetti positivi scaturiscono da una simile esperienza. Essi agevoleranno la vita sociale del ragazzo. Superprof fa il punto sui maggiori benefici, per i ragazzi, dello studio del pianoforte: Imparare a suonare il piano, strumento prestigioso, è un fattore di socializzazione: Andare a scuola, dunque anche alla scuola di musica, costituisce un modo per esplorare un universo sociale altro da quello ristretto della famiglia. Crescendo, il giovane potrà continuare a suonare insieme ad amici e colleghi del conservatorio, in seno ad una band o ad una orchestra. Con l’insegnante, in particolare, si stabilirà una relazione privilegiata di scambio. Se il piccolo studia musica prima di andare in prima elementare, l’incontro col maestro di musica costituirà il suo primo incontro con un adulto esterno alla famiglia. Il pianoforte stimola le facoltà cognitive e scolastiche del bambino Uno studio scientifico condotto da Rausher e Shaw ha mostrato che la pratica del pianoforte nel bambino agevola lo sviluppo di attitudini spazio-temporali. L’udito e la motricità nei musicisti sono maggiorente sviluppati. L’ascolto forgia l’orecchio musicale e la coordinazione degli organi richiesta dalla pratica del pianoforte migliora il modo di muoversi nello spazio. Un pianista in erba avrà quindi risultati scolastici migliori di altri bambini: le lezioni di musica abitueranno il piccolo alla relazione docente-discente, alla disciplina ed all’apprendimento, oltre che al lavoro e allo sforzo. Imparare a solfeggiare e a suonare il pianoforte, con i suoi 88 tasti, svolge un ruolo chiave nello sviluppo cerebrale: il cervello diventa polivalente, più incline ad interiorizzare le diverse lingue, a leggere rapidamente le note. Insomma rende facile l’apprendimento di altri strumenti e la comprensione in generale. Imparare a suonare il pianoforte ha un impatto sensibile sulle disposizioni cognitive. Oltre alle facoltà cognitive e alle competenze sociali del bambino, suonare uno strumento musicale, ha diversi effetti positivi: Il pianoforte è un potente antistress: suonando, il bambino gioisce, si sente soddisfatto. Il pianoforte da fiducia in se stessi (specialmente quando si riesce ad eseguire per la prima volta bene un intero brano). Il pianoforte favorisce lo spirito di squadra, l’ascolto, la condivisione: tutti valori chiave per la vita sociale. Il piano agisce sulla sensibilità: esso rende il cervello più creativo e più espressivo. Iscrivere il proprio figlio ad un corso di pianoforte per principianti va bene. Ma a partire da che età? A che età si può cominciare a studiare il pianoforte? Spesso sentiamo dire che non esiste un’età per imparare a suonare il pianoforte, si può imparare per tutta la vita. Ma prima dei tre anni, il neonato non potrà di certo seguire delle lezioni di musica frontali. Saranno le lezioni di risveglio musicale che faranno scoprire al piccolo l’universo musicale: ritmo, suoni, piacere, gioco, uso dell’orecchio. Dal piacere provato in queste circostanze potrà poi nascere l’interesse futuro per la pratica di uno strumento musicale. Per incoraggiare il piccolo, occorrerà complimentarsi spesso con lui, durante le scoperte. Può servire trovare un insegnante specializzato in queste prime fasi della vita, per fargli scoprire la musica. Verso i 7 anni, poi, il bambino avrà la sua massima plasticità neuronale: il suo cervello sarà una spugna ed egli integrerà rapidamente le cose nuove, meglio di un adulto. Incoraggialo a prendere lezioni di piano anche prima della prima elementare. Sarà attorno ai 6-7 anni che le lezioni di solfeggio potranno poi davvero aver luogo in seno ad un corso di pianoforte, naturalmente. Fai capire a tuo figlio che il pianoforte è uno strumento molto completo,che permette di studiare ed eseguire qualsiasi tipo e genere di brano e stile. Inoltre, è l’unico strumento che può eseguire melodia ed accompagnamento rendendo il pianista autonomo, a differenza dei suoi colleghi chitarristi… Anche l’adulto può agevolmente scoprire il pianoforte. In modo diverso, naturalmente, dato che i suoi muscoli sono già sviluppati. L’adulto ha dalla sua una maggiore cultura musicale, oltre che un budget autonomo da gestire come preferisce, per pagare le lezioni di piano. Imparare da zero a suonare il pianoforte in età adulta, ad esempio iniziando a 40 o 50 anni, potrebbe ritardare l’insorgere di eventuali patologie cognitive come l’Alzheimer: il cervello è un muscolo, se allenato bene sarà più informa. Un senior può imparare a suonare il pianoforte. Come incoraggiare i più piccoli nello studio del pianoforte? Il pianoforte sarà un piacere, non un obbligo. Se il bambino si stressa o angoscia con le lezioni di pianoforte, non v’è possibilità che l’esperienza dia buoni frutti. Ogni lezione di piano, in sé, dovrà essere un’esperienza gradevole. Occorrerà trovare l’adatto professore, che strutturi il corso di musica attorno ad una pedagogia ludica e semplice. Vuoi prendere lezioni di piano a casa tua? Il sito di Superprof è pieno di pianisti d’esperienza che aspettano te. Però, non contattare il primo che passa davanti ai tuoi occhi. Occorre l’insegnante di piano sia già abituato a lavorare in ambito educativo, avvezzo alla prima infanzia. Non è detto, infatti, che una promessa del piano-jazz, per quanto plurititolata in vari conservatori, sappia relazionarsi con dei piccoli alle prime armi. Il rischio potrebbe essere quello di produrre un allontanamento rispetto alla musica. Se tu stesso sei un po’ musicista sai bene tutto ciò. E saprai come motivare tuo figlio, dato che il suo universo sociale comprende già la variabile “musica”, da quando egli è nato. Cerca di guidare tu il suo “battesimo musicale”, lasciandogli libero accesso agli strumenti che avete in casa Internet offre occasioni di apprendimento varie: dal risveglio musicale, al solfeggio on line, passando per il pianoforte in rete. Tuo figlio potrebbe imparare a suonare il pianoforte a casa, senza nemmeno dover uscire. La lezione di piano on line potrebbe rivelarsi una fonte di scoperta, dal punto di vista del metodo, della pedagogia, dell’aspetto ludico. Anche ascoltare la musica a casa è fondamentale. Mettere musica jazz, classica, far ascoltare dei brani fin dalla più tenera età, può dare voglia al piccolo di suonare il pianoforte per suonare quello che ascolta. Perché insegnare il pianoforte ad un bambino? Come fare perché le lezioni private di musica che paghi a peso d’oro per i tuoi figli diano dei frutti apprezzabili? Il corso di musica privato per tuo figliofa in modo che venga seguito con regolarità. Alcuni aspetti poi vengono trattati con cura dall’insegnante: Postura Solfeggio, Esercizio ripetuto ed esecuzione dei brani studiati, Allenamento con accordi ed arpeggi, Interpretazione espressiva del colore, Dosaggio graduale della difficoltà… Ciononostante, l’insegnante di pianoforte non starà sempre col fiato sul collo del bambino: sarà un accompagnatore. L’alunno è spesso da solo di fronte alla propria tastiera, con le difficoltà da superare. Perché il bambino riesca a suonare bene il pianoforte, la cosa fondamentale resta lo studio regolare. Sarà meglio assicurarsi 20 minuti di studio ed esercizio ogni giorno, che due ore intere poco prima della lezione privata settimanale. Il cervello ha bisogno di tempo per immagazzinare, ripetere, assimilare. Converrà, allora: Redigere una tabella di marcia Dosare bene la frequenza e la durata dello studio (due ore al giorno sono troppe per un piccolo di quattro anni) Astrarsi dal contesto, concentrarsi sullo spartito Non cedere di fronte al primo ostacolo Sviluppare la sensibilità indispensabile per suonare con espressione e colore adeguati A cosa possono servire le lezioni di pianoforte per mio figlio? Molti genitori desiderano che i loro figli imparino a suonare il pianoforte, che è indubbiamente lo strumento musicale di maggior successo. Ma a cosa può servire il pianoforte a un bambino? Cosa possono portargli? Queste lezioni presentano diversi vantaggi, come vedremo. Le lezioni di pianoforte hanno un impatto positivo sui risultati scolastici In generale, i bambini che prendono lezioni di pianoforte in una scuola di musica o con un insegnante privato ottengono risultati scolastici migliori. Perché il pianoforte non è soltanto un’attività di svago, puramente “pratica” o ludica. Queste lezioni hanno un lato ludico, essenziale per risvegliare l’interesse del bambino, ma anche per testare le facoltà intellettuali e contribuire a svilupparle. Il dottor Frances Rauscher, psicologo presso l’Università del Wisconsin, e il dottor Gordon Shaw, fisico presso l’Università della California, hanno dimostrato, attraverso uno studio, che i bambini che suonano il pianoforte (o cantano) ottengono migliori risultati a scuola. Lo studio ha preso in esame il comportamento di una cinquantina di bambini dai 3 ai 4 anni. Lo studio è durato otto mesi. Sono stati formati tre gruppi di bambini: un primo gruppo con i bambini che prendevano lezioni di pianoforte o di canto; un secondo gruppo con i bambini che frequentavano corsi di informatica; un terzo gruppo con i bambini che non seguivano queste lezioni. Dopo otto mesi di studio, ai bambini di tutti e tre i gruppi è stato chiesto di sottoporsi a test di riconoscimento spaziale. Il risultato è inequivocabile: il primo gruppo è risultato migliore del 31% rispetto agli altri due gruppi di bambini. La facoltà di riconoscimento spaziale è quindi più sviluppata nei bambini che seguono lezioni di pianoforte (o canto). Questa facoltà viene utilizzata per il ragionamento astratto. Più è sviluppato, più è probabile che il bambino ottenga risultati migliori in matematica o in scienze. Si può concludere che il pianoforte sviluppa la facoltà di apprendimento dei bambini. Le lezioni di pianoforte rafforzano l’autostima Suonare uno strumento, specialmente il pianoforte, è gratificante per il bambino. Imparando a suonare questo strumento, tuo figlio sarà in grado di suonare canzoni che lo riempiranno di orgoglio, anche di fronte agli altri. È anche importante incoraggiare il bambino durante il processo di apprendimento, congratularsi con lui quando raggiunge un obiettivo, quando impara a suonare un nuovo pezzo o quando l’esercizio viene eseguito correttamente. Questi incoraggiamenti stimoleranno il bambino a proseguire sulla sua strada, a continuare a seguire le lezioni di pianoforte e ad acquisire fiducia in se stesso. Le lezioni di pianoforte, l’ascolto e il lavoro di squadra Un bambino che prende lezioni di pianoforte con un insegnante acquisirà una maggiore capacità di ascolto rispetto agli altri bambini. Per progredire, occorre lavorare e prestare attenzione all’insegnamento fornito dall’insegnante. Anche se il pianoforte è un’attività divertente, un’attività ricreativa il cui obiettivo è il piacere, le lezioni costituiscono anche una forma di lavoro e richiedono uno sforzo. Diciamo anche che “si studia il pianoforte”. Un bambino che prende lezioni prima di iniziare le elementari sarà più disciplinato, ascolterà più facilmente il proprio insegnante privato poiché ha già avuto un’esperienza di formazione, grazie alle lezioni di pianoforte, e una conoscenza del rapporto insegnante / studente. Ma come lanciare un bambino che desidera imparare a suonare il pianoforte? La musica può essere suonata da tante persone contemporaneamente. Non è necessariamente un’attività solitaria. Imparare a suonare il pianoforte può consentire a tuo figlio di unirsi in seguito a gruppi o a orchestre. Queste esperienze sono sempre molto arricchenti umanamente e consentono lo sviluppo di facoltà di cooperazione e il lavoro di squadra, che saranno utili più avanti per la vita professionale. Le lezioni di pianoforte aiutano a sviluppare lo “spirito progettuale” Una delle chiavi del “successo” di un individuo, o almeno del suo sviluppo personale e professionale, risiede nella sua capacità di progettare, di avere progetti, di fissarsi degli obiettivi. È in questo modo che la vita acquista significato. Tuttavia, prendere lezioni di pianoforte per principianti promuove, nei bambini, questo stato d’animo. Prendere lezioni significa imparare a suonare uno strumento relativamente difficile, imparare un pezzo particolare che piace a tuo figlio e così via. Stabilire degli obiettivi significa anche essere in grado di imporre a se stessi una disciplina di lavoro e una perseveranza nello sforzo. Le lezioni di pianoforte contribuiscono a forgiare una capacità motivazionale e di sforzo che servirà a tuo figlio per tutta la vita. Le lezioni di pianoforte sono un apprendistato alla vita, in un certo senso. Le lezioni di pianoforte aiutano a rilassare tuo figlio Lo studio del pianoforte contribuisce a rendere più tranquillo tuo figlio, per diversi motivi: la musica in sé è tranquillizzante, specialmente quella per pianoforte, e genera emozioni positive, rilassanti. Imparare a suonare il pianoforte è decisamente una buona cosa per il bambino. Inoltre, la concentrazione richiesta per l’apprendimento del pianoforte libera la mente del bambino, permettendogli di pensare a qualcosa di diverso dalla scuola. Presta una particolare attenzione, come genitore, nel trovare l’insegnante giusto per tuo figlio. Sentiti libero di cambiare insegnante se al bambino non piace lavorare con lui. Un insegnante di pianoforte molto severo e poco pedagogico non riuscirà certamente a favorire il rilassamento di tuo figlio, accadrà proprio il contrario. I vantaggi del solfeggio per il bambino Imparare il pianoforte significa anche imparare il solfeggio, cioè la lettura delle note. Il solfeggio è molto utile per i bambini in termini di sviluppo intellettuale. Imparare il solfeggio significa imparare a riconoscere le note, imparare a leggere prima del previsto, ma significa anche essere in grado di rispettare i ritmi, i tempi e l’intensità delle note (piano, forte, ecc.). Inoltre, mentre il bambino progredisce, dovrà essere in grado di combinare contemporaneamente la lettura delle note e la posizione delle mani sulla tastiera. Questa sincronizzazione, necessaria per decifrare le partiture, ha un impatto molto positivo sullo sviluppo intellettuale dei bambini. Più specificamente, studiare il solfeggio facilita l’apprendimento della lettura alle elementari. Ancora una volta, studiare il pianoforte a casa o a scuola prepara alla formazione scolastica. Il pianoforte, il “re degli strumenti musicali” Alcune delle osservazioni che abbiamo appena fatto sull’interesse a imparare a suonare il pianoforte riguardano tutti gli strumenti musicali. Quali sono i vantaggi specifici del pianoforte rispetto agli altri strumenti musicali? Ce n’è almeno uno: il pianoforte può essere considerato il re degli strumenti. Il pianoforte ha 88 tasti, per questo è lo strumento con il registro più grande. È possibile suonare tutto al pianoforte. Ecco perché tutti i grandi compositori classici erano pianisti. Questa relativa “superiorità” del pianoforte rispetto agli altri strumenti ha un vantaggio: è più facile imparare nuovi strumenti se hai già iniziato a studiarlo. Per non parlare del fatto che gli studenti di pianoforte acquisiscono una conoscenza avanzata del solfeggio (chiave di sol e chiave di fa) che può essere riutilizzata in seguito per apprendere altri strumenti. I metodi per studiare il pianoforte sono numerosi. Unire l’utile al dilettevole Perché il pianoforte serva davvero al bambino, al suo risveglio, al suo sviluppo personale e alla sua formazione intellettuale, è fondamentale unire l’utile al dilettevole. Tuo figlio deve provare piacere imparando a suonare il pianoforte. Un bambino che si annoia di fronte al pianoforte, a cui non piace il proprio insegnante, finirà per odiare la musica, non progredirà e non godrà di nessuno dei benefici che questo strumento offre. Suggerimenti per far amare il pianoforte a tuo figlio: incoraggialo mentre progredisce, trovagli un insegnante adatto, che lui apprezzi, e un metodo pianistico ludico. Bibliografia: - Older Adults Benefit from Music Training Early in Life: Biological Evidence for Long-Term Training-Driven Plasticity - Travis White-Schwoch, Kali Woodruff Carr, Samira Anderson, Dana L. Strait and Nina Kraus Journal of Neuroscience 6 November 2013, 33 (45) 17667-17674; DOI: https://doi.org/10.1523/JNEUROSCI.256013.2013 - Music training causes long-term enhancement of preschool children’s spatial–temporal reasoning Frances Rauscher,Gordon Shaw,Linda Levine,Eric Wright,Wendy Dennis &Robert Newcomb - Music Education Can Help Children Improve Reading Skills Link articoli scientifici: Journal of Neuroscience. - http://www.jneurosci.org/content/33/45/17667.short?sid=835f8abb-f0cb-41af821a-e81044fa3691 Journal of Neuroscience- https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/01616412.1997.11740765 Journal of Neuroscience- https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/0304394094112214 Science Daily https://www.sciencedaily.com/releases/2009/03/090316075843.htm ALTRO ARTICOLO: Come la musica cura le persone Ho intervistato Gaspare Palmieri, psichiatra e psicoterapeuta dell’Ospedale Privato Villa Igea (Modena) che da anni usa la musica per la cura delle patologie psichiatriche. Ha anche un gruppo musicale su temi psicologici, lo trovate qui. Mi racconti come è nata l’idea di utilizzare la musica nei gruppi di terapia? La musica è uno strumento molto potente per la capacità che ha di stimolare l’emotività, di procurare piacere e di favorire l’aggregazione. In particolare utilizziamo la canzone, che nel connubio tra musica e testo è uno strumento che può acquisire significati molto importanti e diversi da un individuo all’altro. Dovendo lavorare con persone affette da patologie psichiatriche gravi (come disturbi della personalità, disturbi dell’umore come depressione o attacchi di panico, abuso di sostanze), che spesso non riescono ad esprimere il proprio disagio attraverso la parola, la musica diventa un facilitatore in questo senso e in più ha un potere vivacizzante sul luogo di cura, dove i percorsi sono spesso lunghi e difficili. Ci spieghi come funziona e come si svolgono gli incontri? Il gruppo di ascolto che tengo settimanalmente coinvolge le persone ricoverate. Le persone durante il ricovero fanno colloqui con psicoterapeuti, assumono terapie farmacologiche e partecipano ad altre attività di gruppo psicoeducative (regolazione emotiva, meditazione, etc.). Il gruppo è una di queste attività; in ogni incontro: 1. ascoltiamo insieme 3 brani proposti dagli utenti, prevalentemente del repertorio cantautorale o pop italiano. 2. Durante l’ascolto di ogni brano chiedo di compilare una scheda in cui segnare pensieri, emozioni, immagini evocate dalla canzone e poi se ne discute in gruppo. Questo è un buon esercizio di riconoscimento e autosservazione degli stati emotivi, attività non sempre facile per persone affette da patologie psichiatriche gravi. 3. Tra un incontro e l’altro chiedo inoltre a una persona a turno a di scrivere una parodia de la Canzone di Marinella di De Andrè, cambiando il testo e riferendolo alla propria storia personale, ma possibilmente mantenendo la stessa metrica e struttura del brano. Questo esercizio aiuta a rileggere la propria storia distanziandosi un po’ ed è utile per aumentare la consapevolezza sul proprio problema. Quali sono i benefici di utilizzare le canzoni in un gruppo di terapia? Rispetto ad altre attività di gruppo, la presenza della musica rende il clima sicuramente più confidenziale. Persone che di solito faticano ad esprimersi tendono ad aprirsi maggiormente. Il commentare la canzone diventa un’occasione per parlare di sé, perché ognuno attribuisce un significato diverso al brano, a partire dalla scelta stessa della canzone che può diventare rappresentativa della persona o di come si sente in quel momento. Spesso emergono: – ricordi del passato; – identificazioni con il protagonista della canzone o addirittura con il cantante. – Può anche succedere che certe canzoni abbiano effetti dolorosi, visto che si tratta di persone molto sensibili e con grandi fragilità. In questo caso il gruppo aiuta a contenere le reazioni di sofferenza o di angoscia, ma nella scelta dei brani questa possibilità va comunque tenuta presente dal conduttore. Mi racconti qualche episodio in seduta di gruppo che ti ha emozionato particolarmente? Recentemente abbiamo ascoltato la canzone Vecchio Frac di Modugno, che non conoscevo bene e solo nel finale mi sono reso conto che parla di un suicidio. Nel gruppo c’erano diverse persone che in passato avevano tentato o considerato questo gesto per mettere fine alle proprie sofferenze. Ero abbastanza preoccupato che la canzone potesse causare molta angoscia nel gruppo. Invece è stata accolta bene dalla maggior parte delle persone che hanno letto la possibilità di poter scomparire dal mondo come qualcosa di rasserenante, nel senso “ho la possibilità di fuggire dal mondo e questo mi mette tranquillo, ma comunque scelgo di vivere”. Una ragazza ha poi dato una lettura del brano che non aveva a che fare col suicidio ma con il cambiamento. Per lei il vecchio frac che se ne va verso il mare era come la “vecchia pelle” che viene eliminata dando spazio a una nuova vita. Confesso che quel gruppo mi ha colpito molto. Quali sono le patologie o i problemi o le situazioni che possono essere meglio trattate con l’uso delle canzoni? Come dicevo la mia esperienza è soprattutto con patologie psichiatriche gravi che possono necessitare il ricovero ospedaliero come: – psicosi – disturbi della personalità – disturbi dell’umore (depressione, attacchi di panico) – dipendenze patologiche. Su questa tipologia di utenti e all’interno di un percorso che comprende anche altre attività, un gruppo musicale può avere sicuramente un ruolo terapeutico. Ci sono dei temi che emergono più spesso? Dipende molto dalle canzoni che vengono scelte. In particolare le canzoni dei cantautori classici (Guccini, De Andrè, De Gregori…) portano spesso a ragionare su tematiche esistenziali importanti come la coerenza, la morte, la perdita, la caducità dei sentimenti. Questi temi risuonano nelle storie delle persone e vengono condivise nel gruppo. Ci sono autori o canzoni più frequentemente utilizzate? Sicuramente Vasco e Ligabue vengono spesso richiesti, Battisti non tramonta mai, ma ascoltiamo anche autori meno popolari. Può capitare che i più giovani propongano musica un po’ più indie come i Baustelle o il Teatro degli Orrori. Capita anche di dover accontentare persone un po’ più avanti con gli anni che vogliono ascoltare Romagna mia o Al Bano (in particolare mi ricordo che fu richiesto da una signora russa perché nei paesi dell’Est è un mito). Ci sono canzoni che rappresentano stimoli molto potenti dal punto di vista emotivo, in cui certe persone tendono a identificarsi molto. Penso a Sally di Vasco Rossi ad esempio, che spesso viene richiesta da donne che hanno subito traumi psichici o comunque hanno avuto vite molto travagliate e piene di delusioni e che “non hanno più voglia di fare la guerra”. E’ un brano che comunque nel finale si apre alla speranza quando dice “forse non è stato poi tutto sbagliato”, in cui si cerca di dare un senso anche ai momenti dolorosi. Ho notato che la speranza è una delle emozioni che emergono più frequentemente nel gruppo e questo è sicuramente un fatto positivo. Oramai hai un po’ di esperienza su questo: perché la musica è così importante per le persone? Come altre forme artistiche ha il potere di stimolare in modo potente sia la sfera dell’emotività, che quella del pensiero. La differenza con le altre arti è che la musica ha un potere di penetrazione superiore anche a livello fisico, entra proprio dentro la nostra mente e da lì si propaga al corpo con reazioni come il brivido lungo la schiena, la necessità di battere il piede, di muoverci anche attraverso la danza. Su un piano più cognitivo ha il potere di integrarsi con ricordi e immagini significative della nostra vita e quindi di rievocarle ad ogni ascolto successivo, insieme allo stato d’animo connesso al ricordo. Perché è importante anche per la psicoterapia? Se intendiamo la psicoterapia come un processo di conoscenza e di autoconsapevolezza di come funziona la nostra mente, la musica può essere uno stimolo importante da analizzare, nel senso del rapporto che la persona instaura con la musica stessa a partire dalla scelta del tipo di musica e di come la si vive. Nei gruppi che conduciamo escono spesso riflessioni che poi possono essere ripresi nei colloqui individuali psicoterapici. Personalmente raramente uso la musica durante le sedute di psicoterapia individuale, ma so di colleghi che la usano regolarmente.