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APPUNTI ERGONOMIA

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ERGONOMIA
PROF ROBERTO NICOLETTI
13-11-2017
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Scegliere oggetto per fare un’analisi ergonomicamente, trovarne i punti carenti e trovare delle
specifiche di miglioramento  lavoro di gruppo
 È IMPORTANTE preparare anche un power Point per spiegare l’oggetto ai compagni
La caffettiera del masochista di Normann (edizione del 90)
Non esiste un oggetto che non sia ergonomico.
Solitamente gli oggetti di uso comune sono 20mila: da quando ci alziamo a quando andiamo a letto,
interagiamo con tutti questi oggetti. Se questi oggetti sono user friendly, cioè sono trasparenti
ergonomicamente, questo ci semplifica la vita. Se non lo sono, ci complicano la vita a livello fisico
(“dolore”) e a livello psicologico (“frustrazione”)
Per buona parte degli oggetti con cui interagiamo, ci siamo già rassegnati a non saperli usare
Tutte quelle funzionalità che una macchina fotografia ha, per esempio, sono costate denaro,
tempo, energie, impegno…
 Se gli utilizzatori non li usano, però, c’è un problema
Es: macchina con funzionalità talmente complesse che la maggior parte degli acquirenti non le usa,
eppure sono cose che abbiamo acquistato. Ha senso quindi che ci siano se la gente non sa usarle?
PRIMO PROBLEMA
SECONDO PROBLEMA: avere in mano un oggetto di cui non conosciamo molte delle funzioni, è
molto frustrante. Agire con un telefono che ha un sacco di funzioni che io non so come usare è
un’interazione frustrante perché a nessuno di noi piace essere considerato un cretino
“Affordance” concetto fondamentale dell’ergonomia, concetto formulato da Gibson
 Un oggetto ha un alto livello di affordance quando forma, colore, etc sono tali per cui l’oggetto
stesso suggerisce il suo funzionamento
 ES: il martello viene preso sempre dal manico anche da persone che non l’hanno mai visto
prima: ha una struttura che suggerisce l’uso, ha una buona affordance
 ES: maniglia a pomello: perdiamo in affordance (rispetto alla maniglia classica), ma guadagniamo
in eleganza
Non potremo mai tornare a una chiarezza totale di funzione, che è quando un oggetto è in grado di
svolgere una funzione. Ma noi abbiamo sempre meno oggetti che svolgono una funzione sola, e
abbiamo sempre più oggetti multifunzionali
 Come facciamo ad avere tante funzioni in un’unità di spazio? Attraverso l’elettronica, ma
certamente non è affordance, perché è qualcosa che si impara, non che ti suggerisce l’oggetto. Si
assume che se si impara ad usare un telefono, per esempio, senza manuale di istruzioni, vuol dire
che l’uso di questo oggetto è teoricamente molto semplice
Perchè ci siamo posti il problema dell’ergonomia? I PC, per esempio, devono essere auto esplicativi,
in modo da poter essere venduti a tutti: le cose devono essere FACILI per poter essere vendute
Il mercato non seleziona l’oggetto migliore, ma quello che piace di più: puramente fatto estetico
- Oltre all’affordance, vale anche il livello estetico, emozionale. Ci circondiamo di cose utili e
durature, ma ci devono anche piacere. Se così non fosse, per esempio, chiuderebbero tutti i
negozi di antiquariato: cosa serve un orologio a pendolo quando c’è l’orgoglio digitale? Lo
compriamo comunque perché ci piace
Il prodotto deve essere buono, ergonomico, trasparente, di facile utilizzo fin dal momento
antecedente alla produzione, ovvero fin dalla progettazione. Il progetto è ciò che fa la differenza e
deve essere anticipato dal momento del design
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Emotional design: ognuno di noi vuole un oggetto che funzioni, però deve anche piacere
esteticamente e deve suscitare delle emozioni (abbigliamento)
STORIA DELL’ERGONOMIA
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L’ergonomia pre-esiste alla sua stessa nascita, cioè c’è sempre stata prima che la si chiamasse
ergonomia
 Nel periodo in cui l’uomo si costruiva i suoi utensili, lo faceva prendendo in considerazione
caratteristiche antropometriche, culturali e ambientali
ES: contadino che costruisce il rastrello. Per prima cosa tiene conto di come era lui, ovvero le sue
caratteristiche fisiche (fa il manico di una certa lunghezza e peso in base a lui), poi di fattori culturali
(prende spunto dallo stesso oggetto di lavoro del padre, nonno, etc), poi di criteri ambientali (in
base alle nazioni, si rastrella un fieno più o meno alto e quindi cambia il rastrello)
La gente poi ha smesso di costruirsi gli oggetti per sé, perché compaiono gli artigiani che
costruiscono gli oggetti per gli altri. Ma anche quando gli artigiani si sostituiscono all’utilizzatore
che si costruiva tutto da solo, il rapporto tra chi produce e chi impegna l’utensile si mantiene molto
stretto
 Colui che si faceva costruire l’utensile, poteva dire all’artigiano come farlo: uno stesso falegname
poteva fare dieci rastrelli tutti diversi, in base all’esigenza di chi lo voleva
Ora questo rapporto si dilata e si allontana, perché è arrivata la produzione parcellizzata
 L’uomo deve adattarsi all’utensile o allo strumento, e non il contrario, come prima invece
accadeva. Ora ci adattiamo a quello che ci viene venduto
 Non possiamo cambiare la merce personalizzandola sui nostri desideri
Questo fatto è stato chiamato Taylorismo da Taylor
 L’uomo deve adattarsi al lavoro
 ES: caricare sabbia su un carro. L’uomo deve imparare a compiere questo lavoro nel più breve
tempo possibile, adattandosi al compito
L’ergonomia si basa sul l’approccio opposto: ovvero l’ergonomia cerca di ottenere l’adattamento
del lavoro all’uomo, e non viceversa
 L’ergonomia classica ha sempre studiato l’argomento, negli ultimi anni anche l’ergonomia
cognitiva. Quella classica si basa sullo studio delle caratteristiche antropometriche, mentre quella
cognitiva si basa sui processi cognitivi (ES diapositiva con duecento dati che viene proiettava per
dieci secondi: non ha senso, è una violazione dell’ergonomia cognitiva, perché il cervello non è in
grado di elaborare quei dati in così pochi secondi)
15-11-2017
CENNI STORICI
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Differenza presa di forza/presa di precisione
Tra l’800 e il 900, nella psicologia possiamo individuare fondamentalmente 5 scuole di pensiero:
1) Strutturalismo
2) Funzionalismo
3) Comportamentismo/Behaviourismo
4) Psicologia della Gestalt
5) Cognitivismo (scuola più recente)
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Tutte queste scuole di psicologia sono messe con un criterio
seriale: ogni scuola è iniziata quando si è esaurita la spinta
della precedente
 In realtà ci sono ancora un po’ di gestaltisti anche ora
Tutte queste scuole hanno in comune l’oggetto di studio, diverso dalla psicanalisi: la mente umana
e il comportamento
La psicanalisi è nata con Freud ed è ancora viva, per questo non è nella lista
 Ha come oggetto di studio le motivazioni inconsce che generano il comportamento
 Alla psicanalisi non importa il comportamento manifesto, ma il vissuto
 ES: io continuo a essere timido dopo la terapia, ma me ne frego: c’è un cambiamento
Lo Strutturalismo
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Nasce nel 1879 in Europa ad opera di Wilhelm Wundt  data di nascita della psicologia
sperimentale
Wundt fonda primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia
Prima scuola che ha preso le distanze dalla filosofia
Assunto fondamentale di Wundt: la psicologia è esattamente come qualsiasi altra scienza. E se era
una scienza, i fenomeni psicologici potevano essere studiati come qualsiasi altro fenomeno
scientifico attraverso il metodo scientifico
 Fonda un laboratorio: ci sono degli strumenti, per la prima volta si è avvicinato alla psicologia
come scienza, cosa che fino a poco prima era impensabile
Lo strutturalismo, come interrogativo fondamentale, si pose cosa e come sono i processi mentali
 Cosa c’è nella nostra mente e come sono rappresentati i processi mentali
 Per questa cosa, Titchener (allievo di Wundt) definisce questo approccio “strutturalismo”, cioè
studio della struttura della mente. Titchener esporterà lo strutturalismo negli Stati Uniti
Per studiare la struttura della mente, qual era l’idea di fondo? Era che per capire le percezioni
complesse (quelle che ci danno apprese tazzine del mondo esterno) si devono analizzare le
sensazioni elementari
 Tutte le scuole di psicologia vedono l’uomo come un organismo, struttura, al centro di un
ambiente esterno e quindi, per avere un comportamento adeguato, deve mantenere in contatto
con l’ambiente esterno: il nostro cervello è impegnato in una marea di funzioni per stare in
contatto con l’ambiente che ci ingloba. Se così non fosse, metteremmo a repentaglio la nostra
stessa vita (ES: attraversiamo random senza sapere che ci sono le macchine)
Come facciamo ad aver rappresentazione dell’ambiente esterno?
Una sensazione elementare non si basa su una sensazione passata e sulle categorie di azione
Gli strutturalisti affermano che per avere una percezione complessa ci si basa sulla sensazione
elementare
 Siccome vedo, tocco, annuso un oggetto che è una di una determinata grandezza, forma,
materiale, io concludo che è un tale oggetto
Se così fosse, rimane un passaggio: se per capire i processi mentali complessi ci si basa sulla
sensazione elementare (causata dall’esperienza immediata) adesso si deve inventare un metodo di
ricerca per rilevare le sensazioni elementari
 Si inventa il metodo dell’introspezione
Il metodo dell’introspezione è per guardare dentro la propria mente, cioè la raccolta dei dati
avviene attraverso resoconto verbale delle sensazioni dei soggetti addestrati a compito
 Guardando un oggetto che lo sperimentatore mi presenta, devo riferire verbalmente cosa sto
vedendo senza usare la percezione complessa: bisogna descrivere l’oggetto attraverso
caratteristiche elementari (forma, colore, consistenza…)
Questo metodo di indagine della introspezione aveva dei limiti talmente significativi che i limiti del
metodo hanno messo in crisi il settore stesso di studio, ovvero lo strutturalismo:
1) L’introspezione era un metodo per riportare verbalmente le sensazioni elementari, quindi era
basato sul resoconto verbale. Non tutti i soggetti, però, sanno parlare: si è inventato un metodo
per studiare la mente che però tiene fuori la mente dei bambini, degli animali, dei malati mentali
2) Mancanza di considerazione dell’attività inconscia. Se una tecnica si basa su una risposta verbale
e volontaria, non si basa sull’inconscio. Una parte delle nostre sensazioni complesse risente
dell’attività inconscia, di cui però questo metodo non tiene conto.
3) L’esperienza della sensazione elementare è soggettiva, cioè se si chiede, a fronte di un certo
stimolo, quali siano le sensazioni elementari, è probabile che dieci persone dicano dieci cose
diverse. Tutti però hanno la stessa percezione complessa: come è possibile avere la stessa
percezione complessa se ci si basa su e sanzioni elementari tutte diverse? C’è qualcosa di sbagliato
Il funzionalismo
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Il funzionalismo nacque da William James e John Deewym che vedono il comportamento umano
come un processo di adattamento dell’organismo all’ambiente
 I processi mentali vengono messi in atto per aiutare l’organismo a sopravvivere
Il funzionalismo ha quindi risentito molto di Darwin e della sua teoria dell’evoluzione
 Anche il nostro cervello, oltre al corpo come diceva Darwin, è funzionale all’evoluzione: i
processi mentali sono risposte di adattamento all’ambiente
Il funzionalismo nasce negli Stati Uniti e viene importato in Europa da Ferrari e Claparede (opposto
dello strutturalismo)
Interrogativo di fondo dei funzionalismi: a cosa servono i processi mentali? Qual è la loro finalità e
funzione (da qui, funzionalisti)?
 Il comportamento umano è un processo di adattamento dell’organismo all’ambiente (approccio
evoluzionistico)  I funzionalisti hanno convalidato il legame di psicologia a scienza biologica
Siccome il funzionalismo ipotizza il legame tra il comportamento e le condizioni ambientali, allora
questo approccio porta la psicologia a spostarsi dallo studio dei processi mentali al
comportamento: nasce quindi il comportamentismo
Il comportamentismo
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Nasce con John Watson nel 1913 negli Stati Uniti
Il comportamentismo viene anche detto psicologia stimolo-risposta, perché i comportamentisti
credono che dobbiamo capire come funziona la mente attraverso l’osservazione del
comportamento
 Per farlo si modifica lo stimolo (cambio da luce blu a luce rossa)
 lo stimolo e visivo, lo sperimentatore lo manipola e assume che a seconda della manipolazione
dello stimolo, noi diamo una risposta diversa
Tutto ciò che accade in mezzo tra la presentazione dello stimolo e l’esecuzione della risposta (a
livello temporale) NON MI INTERESSA, non è oggetto di studio della psicologia perché non si vede: i
processi mentali non si vedono, e quindi non devono essere oggetto di studio della psicologia
 Si studia solo quello che si vede e si misura, quindi il comportamento: l’oggetto di studio della
psicologia è il comportamento manifesto e la mente viene vista come una scatola nera
(comportamentismo visto come “psicologia della Black box”)
L’organismo è la stazione intermedia tra gli stimoli in entrata e le risposte in uscita
Il comportamentismo è stata la scuola leader della psicologia mondiale fino all’avvento del
Cognitivismo (fine anno ’60)
Grandi esponenti del comportamentismo: Pavlov (Russia), scopri il condizionamento classico, e
Skinner (USA), scopri il condizionamento operante
 Il comportamentismo ha retto per molto tempo anche per questi esponenti
16-11-2017
Condizionamento classico - Pavlov
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Pavlov ha fatto ricerche sulla fisiologia della digestione
 Era un fisiologo che studiava l’apparato digerente: studiava quanta secrezione ghiandolare di
saliva veniva prodotta dall’animale in presenza di cibo
 Unico scienziato che ha vinto il premio Nobel per la medicina per un motivo (apparato
digerente), ma è diventato famoso per un altro (condizionamento)
Condizionamento classico di Pavlov
 Quando il cane, attraverso un’ apertura, vedeva entrare il collaboratore di Pavlov che
solitamente gli portava il cibo, anche senza cibo, il cane salivava: Pavlov colse questa anomalia
 Il cane salivava anche in assenza del cibo e Pavlov notò che questo succedeva anche quando
entrava qualcuno col camice bianco o solo a vedere un camice appeso
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 Nell’animale si era stabilito un riflesso condizionato (appreso) tra uno stimolo e una risposta
 Poi si aggiunse una campanella: il cibo era preceduto da una campanella  dopo un certo
numero di presentazioni di campanella/cibo, Pavlov presentò solo il suono della campanella, che
generò nel cane la salivazione: in origine il cibo è uno stimolo incondizionato (per generare una
risposta incondizionata, non deve essere azionato da nulla, cioè è uno stimolo che genera
salivazione incondizionatamente).
 Se abbiniamo lo stimolo incondizionato a uno stimolo neutro (campanella), dopo un po’ di
abbinamenti, questo stimolo non è più neutro ma condizionato, perché da solo genera una risposta
condizionata (salivazione)  si generalizza un’esperienza specifica a tutto ciò che faceva da
contorno
ES: Attentato  Allah Akbar
Noi tutti abbiamo reazioni di un certo tipo a degli stimoli che di per sé dovrebbero fare nessun
effetto
Condizionamento operante – Skimmer
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Il condizionamento operante riguarda azioni e comportamenti che mirano a produrre cambiamenti
del comportamento
Concetto di psicologia comparata: Skimmer ha studiato gli animali ma dando per scontato che i
comportamenti valgano per gli uomini
Gabbia di Skimmer: gabbia “problemica” piena di aggeggi (ruote, leve, corde)
 Ammettiamo che lo sperimentatore voglia che il ratto prema con la zampa una piccola leva nella
gabbia. Come si fa? Metto il topo nella gabbia, lui avrà un comportamento casuale perché è in un
ambiente nuovo. Quando, in questa maniera causale, il ratto fa quello che si vuole, lo si deve
rinforzare, cioè gli si dà una pallina di cibo.
Tecnica del rinforzo, che deriva dalla legge dell’effetto di Thorndike: un’azione o comportamento
che provoca un effetto positivo ha più probabilità di ripetersi in futuro.
 ES: Ragazzo si veste informale a lezione  il giorno dopo viene in giacca e cravatta  Reazioni
dei compagni  Se la reazione è positiva, è più probabile che lui si vesta in giacca e cravatta in
futuro, perché il comportamento ha avuto un effetto molto positivo
Dopo che rimetto il topo nella gabbia, lui va a schiacciare la leva perché ha avuto gratificazioni dopo
averlo fatto
 Se l’animale va direttamente alla leva, vuol dire che è avvenuto il condizionamento operante: lo
sperimentatore ha “insegnato” al ratto a premere la leva
Il condizionamento operante può basarsi su due rinforzi
A) Rinforzo positivo: premio dato a seguito di un certo comportamento
B) Rinforzo negativo: collocare l’individuo in una situazione negativa è spiacevole e quando
l’individuo mette in atto un comportamento che voglio, io tolgo la situazione sgradevole e dolorosa
 Non è una punizione (che mira a non far ripetere un comportamento)
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 ES: mal di testa  medicina che funziona  la riprenderò perché ha risolto una situazione
dolorosa
Se si vuole che una persona impari qualcosa, si può fare con rinforzo positivo o negativo
La psicologia della Gestalt
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Esiste ancora, non è stata annullata dal Cognitivismo
Nasce a Berlino nel 1912, data di pubblicazione dell’esperimento di Wertheimer sul movimento
stroboscopico (movimento apparente)
“Gestalt” vuol dire “configurazione”, “forma organizzata”
Questa psicologia sostiene che nel mondo esterno non importa la realtà fisica (come le cose sono),
ma quella percettiva (come noi le vediamo e le percepiamo)
Il Movimento stroboscopico è un movimento apparente costituito dalla proiezione di una serie di
immagini fisse alternate a intervalli di buio della stessa durata
 Osservatore costruisce un’immagine dinamica del movimento
 ES: Lucine di Natale  una luce si accende, poi si spegne, e si accende quella di fianco: sembra
che una sola lucina si sia spostata, anche se in realtà sono due
 ES: Cinema  tanti fotogrammi fermi che messi in sequenza generano movimento
 C’è una realtà fisica statica, ma c’è una realtà percettiva dinamica
La realtà fisica non coincide alla realtà percettiva
 I gestaltisti si sono battuti contro il realismo genio, perché realtà fisica e realtà percepita NON
coincidono
Ciò che conta è la totalità di un fenomeno e non le singole parti che lo costituiscono
 L’intero è qualcosa di diverso dalle singole parti che lo compongono
 Tra il livello locale o il livello globale, il nostro sistema percettivo è più colpito dall’aspetto
globale
ES: Vedo prima la tazza, e poi il fatto che è fatta di piccole ancore
ES: Il bosco non è la somma dei singoli alberi che lo compongono, quindi se ho paura del bosco avrò
paura se ci sono 500, mille o duemila alberi, perché il bosco è un’entità che c’è o non c’è
20-11-2017
Psicologia della Gestalt - SENSAZIONE E PERCEZIONE
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Come si spiega il fatto che tutti noi vediamo triangoli quando non ci sono
in delle figure? Secondo i gestaltisti, non esiste corrispondenza tra il
percetto fisico e il percetto fenomenico, cioè come le vediamo noi
 Abbiamo una percezione fenomenica di cose che di fatto non
esistono
 Il triangolo bianco ci dà una percezione fenomenologica, ovvero lo
vediamo ma non c’è
 Oggetto presente a livello percettivo ma non a livello fisico, perché
TRIANGOLO DI KANIZSA
nessuno lo ha disegnato
A seconda di come rappresentiamo fisicamente le configurazioni, noi
abbiamo percezioni diverse
 Illusione ottica delle linee
I gestaltisti affermano che molte volte, invece, non vediamo cose che sono fisicamente presenti
 Caso opposto al triangolo di Kanizsa
La psicologia della Gestalt ha avuto successo perché al tempo tutto soffrivano del realismo ingenuo,
ovvero il dato fenomenico si pensava coincidesse con la realtà fisica, e gli esempi sopra citati
mostrano che non è vero
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 Molte volte abbiamo un dato percettivo diverso da quello fisico, perché possiamo vedere cose
che non ci sono e non vedere cose che invece ci sono
Ciò che conta e ciò di cui noi siamo soggetti è il dato percettivo. La psicologia della Gestalt sostiene
che la nostra percezione non risente dell’esperienza passato, quindi non risente di quell’”up”
 L’esperienza passata non è oggetto di studio, come per i comportamenti il comportamento non
visibile non doveva essere oggetto di studio
Cognitivismo
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Nato nel 1967 quando Neisser pubblica il libro “la psicologia cognitivista “
Tutto quello che sappiamo della realtà è stato mediato non solo dai nostri organi di senso, ma da
sistemi complessi che interpretano continuamente l’informazione fornita dai sensi
 Critica alle due scuole precedenti:
A) Ciò che sappiamo dalla realtà non deriva solo dagli organi di senso (psicologia della Gestalt)
 Gli organi di senso servono per raccogliere l’informazione, ma deve poi essere elaborata dal
nostro cervello attraverso processi cognitivi
A) I processi cognitivi non possono essere visti, ma loro funzione può essere inferita (Cognitivismo)
 Oltre allo stimolo e alla risposta ci sono stati processi cognitivi e per inferire questo si può
utilizzare la tecnica dei tempi di reazione, inferendo che o ci sono stati più processi cognitivi prima
di emettere la risposta, oppure sono stati utilizzati processi cognitivi più complessi
A parità di stimolo fisico, della stessa cosa che noi vediamo, tocchiamo etc, noi abbiamo percezioni
diverse. Come è possibile se lo stimolo e lo stesso? È perché quello stimolo deve andare a
confrontarsi con tutto ciò che noi abbiamo nel nostro cervello, ovvero cose diverse in ognuno
 Noi non siamo una tabula rasa, ciò che entra ha un suo significato, ma noi dobbiamo andare a
confrontarlo rispetto a ciò che abbiamo già nel nostro cervello
Oggetto di studi: processi cognitivi, che sono fondamentali per l’elaborazione delle informazioni e
per la presa di decisione finalizzata alla risposta
Il processo di analisi degli stimoli esterni è di tipo “top-down”
I cognitivisti assumono che ogni essere umano sia un sistema al centro dell’ambiente esterno e che
attraverso i suoi organi di senso rilevi gli stimoli ambientali, visivi, tattili, acustici, etc, che poi
arrivano al cervello e vengono elaborati attraverso vari stadi fino ad arrivare alla nostra memoria a
lungo termine
 Noi siamo ciò che ricordiamo è dal momento che non ricordiamo più chi siamo, cosa facciamo,
non abbiamo più un’identità
Quali sono i modelli di elaborazione dell’informazione?
Modello di Norman e Bobrow
Reiterazione
 Per essere in contatto con l’ambiente esterno, gli organi di senso devono rilevarne tutti gli
stimoli, per poi mandarli al nostro cervello. Per ogni momento della vita, ci sono degli stimoli
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dell’ambiente esterno che interessano e molti altri che non interessano, che però si elaborano
comunque per essere in contatto con l’ambiente esterno: alcuni stimoli si impongo.
“Trasduzione sensoriale”: i vari segnali ambientali hanno caratteristiche fisiche diverse
Tutti i titoli tradotti entrano nel registro sensoriale, che ha una grandissima capacità ma una
minima durata temporale
 Moltissime informazioni allo stato “fisico”, ma poi ricordiamo solo quello di cui ci interessa, il
resto viene abbandonato
Per capire il significato di qualcosa, dobbiamo fare affidamento sulla memoria a breve termine,
chiamata anche “working memory”
Magazzini di memoria (Registro sensoriale, memoria breve termine, memoria a lungo termine)
A) Capacità, quante informazioni sono in grado di contenere
B) Durata temporale, per quanto tempo l’informazione riesce a rimanere attiva in quel magazzino
23-11-2017
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Quando un sistema deve fornire info, l’ergonomia si occupa di come queste info ci vengono
comunicate, in maniera in ambigua
Affordance: quando un oggetto, per come è fatto, trasmette automaticamente la sua modalità di
uso. E’ quindi il massimo della trasparenza, perché come usare una cosa emerge guadandola,
quindi ha caratteristiche fisiche che la rendono trasparente
Ci sono affordance primarie, ma possono avere anche affordance secondarie
ES: sedia
A) affordance primaria (azione di sedersi)
B) affordance secondaria (salirci sopra per essere più alti)
Se si cambia la predisposizione di un oggetto, cambia l’affordance
ES: bottiglia da mezzo litro: usata per bere, ma, negli stadi, può diventare oggetto contundente
Ergonomia si occupa dello studio della percezione sia visiva che acustica
 Un qualsiasi segnale di allarme deve essere acustico e intenso, perché deve imporsi sugli altri
segnali acustici presenti nell’ambiente
 Un sistema che lampeggia è molto più rilevabile rispetto a una luce fissa, quindi i sistemi di
allarme importanti e fatti bene sono lampeggianti
 Questi sono sistemi per rendere i messaggi più rilevanti, in modo che arrivi al cervello segue zio
corsi preferenziali
Studio e analisi dei sistemi e dei dispositivi di comando: Posizione spaziale in cui il comando si
realizza – effetto Simon ?
 Mapping tra il comando e l’azione che il comando raggiunge deve essere spazialmente
compatibile. Cioè se io ho più di un comando, occorre che ognuno di quei comandi abbia un
qualche legame spaziale, non scritto ma naturale, con il luogo con cui esercita il comando.
 Il mapping tara il comando e dove questo comando viene progettato deve avere dei criteri di
mapping ergonomici compatibili
ES: Aereo KLM – pulsanti estintori sfalsati rispetto ai motori
Diamo dei codici spaziali naturali alla posizione degli oggetti anche se non è specifico per quello che
stiamo facendo. In ogni momento ognuno di noi sa che il pavimento su cui stiamo appoggiando i
piedi è sotto mentre il soffitto è sopra
 E’ una codifica naturale, e quando entra in conflitto con un compito che devo svolgere, entra in
conflitto. Si crea una interferenza perché noi crediamo delle codifiche che nessuno ci ha chiesto di
fare
Effetto Strupp
 Parole su uno schermo. Immaginiamo che le parole abbiano il significato del nome dei colori.
Queste parole possono essere scritte con due colori, solo che le parole sono a loro volta significati
di colori.
ES: Parola “giallo” scritta in rosso
 Il compito è di schiacciare un pulsante se il colore dell’inchiostro è giallo e l’altro pulsante se il
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colore è rosso. Quando il significato della parola è in conflitto con il colore col quale è scritta, si
impiega molto più tempo
 Nessuno ha chiesto di leggere le parole, eppure lo facciamo, pagando un costo in termini
temporali e magari sbagliamo anche. Perché lo facciamo? Viene naturale, cioè noi non possiamo
non leggere una parola di cui conosciamo il significato.
 I bambini in età prescolare, gli analfabeti e gli stranieri non subiscono l’effetto Strupp, perché
non sanno leggere
 Chi che pur non sapendo cos’è l’effetto Strupp, adotta in maniera perfetta questa regola? Chi
basa la sua attività sul fatto che noi leggiamo in maniera automatica, senza volere? Le pubblicità. Se
c’è un input, io lo leggo
L’ergonomia si è anche occupata:
A) compiti di tracking, ovvero seguire con un mouse un simbolo che si muove sullo schermo.
Ancora una volta questo ci dà delle risposte sulla difficoltà tra l’attività motoria e uno stimolo
visivo che si vede su uno schermo
B) Compatibilità tra sistemi di segnali e risposta (può essere per spazialità, colore…)
C) Stereotipi, cioè collegamenti spontanei, a nostro parere ovvi.
ES: aprire il rubinetto in senso antiorario. La cosa non è affatto facile per un mancino
ES: idea di crescita da basso verso altro e da sinistra verso destra, non destra verso sinistra
Tutte le cose sopra citate hanno lo scopo di capire come queste diverse variabili possono incidere
sulla performance, assumendo che l’ergonomia ha la finalità di migliorare la performance,
rendendola più automatica, lineare, senza interferenze
 L’ergonomia inizia a intervenire sulla progettazione e non sulla correzione. Deve essere pensata
e pianificata in sede di progettazione
Anche l’infortunio sul lavoro viene visto come una disfunzione del sistema globale e non come
l’esito di predisposizioni individuali
Verso gli anni 60, lo sviluppo della tecnologia dei sistemi automatizzati orienta la ricerca sulle
attività cognitive dell’operatore
 L’operatore si è allontanato dal luogo in cui avviene il fenomeno, si possono ora monitorare
delle cose a km di distanza
Inizi anni 70 si inizia a occuparsi di ambienti di l’acoro ad alto rischio. L’ergonomia classica studiava
postura, rumore, inquinamento
Negli anni 80 c’è stata la rivoluzione informatica, specialmente nel lavoro del terziario e lavoro di
ufficio: sempre minor rilevanza per fatica e disagio fisico (non si pensa alla postura, al rumore),
però bisogna studiare maggiormente i processi cognitivi. L’ergonomia diventa un intervento sulla
qualità dell’informazione, sullo stress e sulla fatica mentale
27 – 11 – 2017
Già nella progettazione si inseriscono gli aspetti ergonomici: bisogna utilizzare l’interdisciplinarietà
per ridurre la distanza tra progettista e utilizzatore
 Il progettista deve mettersi nei panni dell’utilizzatore, in modo che la distanza tra il modello
mentale del progettista e quello dell’utilizzatore sia il più breve possibile
 Avere un modello mentale molto lontano da quello del progettista non ci permette di avere una
buona conoscenza e un buon uso del progetto
Tra macchina e utente transitano informazioni che per essere usate devono essere codificate ed
elaborate. Ci possono essere:
A) Codifiche semplici: serve uno strumento che trasformi le informazioni in misure
ES: per trasformare la sensazione di caldo in misura serve il termometro
I comandi a distanza e l’informatizzazione richiedono una rappresentazione tecnologica del
processo
Nasce il confronto tra i vincoli della tecnologia meccanica e le illimitate potenzialità della
tecnologia elettronica
Per “prevedere” l’ergonomia nella fase di progetto devo chiedermi
- CHI userà l’oggetto o il sistema che produco
- COSA e COME verrà usato
- DOVE e IN CHE MODO verrà usato
29-11-2017
TAPPE DI ANALISI DELL’ERGONOMIA
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Analisi del lavoro
 Osservazione sistematica
 Raccolta dati che servono alla determinazione del campo di studio
 6 tappe principali
A) Delimitazione del sistema
B) Descrizione del compito
C) Descrizione delle operazioni svolte dall’operatore
D) Individuazione delle esigenze dell’operatore
E) Identificazione di eventuali disfunzioni
F) Ideazione di azioni da intraprendere
Descrizione del compito: individuare insieme delle condizioni di esecuzione di un lavoro dato in
vista di un obiettivo dato
- Per farlo, si devono raccogliere i dati che devono cogliere e descrivere
A) Ambiente di lavoro: dove viene usato un oggetto
- Dimensione stanza, illuminazione, rumore, calore, vibrazioni, polvere
B) Macchina:
- Funzione, struttura, comandi, segnali, dimensioni, elementi di nocività
C) Informazioni
- Se si analizza interazione uomo macchina, bisognerà vedere la natura e la caratteristica del
prodotto grezzo in entrata e del prodotto di trasformazione in uscita: entrate e uscite possono
essere costituite da informazioni
- Informazione di pericolo viene codificata con un suono acustico in modo che venga recepita
dall’utilizzatore come un segnale di allarme
- Si deve vedere con quale modalità sensoriale vengono volte e la tipologia di segnali che stanno
traducendo quella informazione
- Una volta visti i segnali e la finalità, dobbiamo analizzare re di comunicazione all’interno della
quale i segnali sono inseriti: chi comunica cosa, a chi e come
- ES: parte la suoneria in aula VS mandare un sms a un numero sbagliato. Il primo errore è “meno
grave”, perché la responsabilità non è solo della persona che non ha messo il silenzioso: ciò che
dipende meno da noi è più giustificabile
D) Uomo
- Età, sesso, retribuzione, qualificazione professionale, ruolo svolto nel sistema, orario di lavoro,
turni, anzianità di servizio…
- Il ruolo delle persone nel mondo del lavoro e in interazione tra quello che ha compiuto l’azione
è quello che gli sta di fianco
E) Azioni
- Tipologie delle risposte associate ai segnali, tipo di stimoli che attivano l’azione
30-11-2017
Processo lavorativo: successione, nel tempo e nello spazio, dell’azione congiunta dell’uomo, dei
mezzi di lavoro, dei materiali, del l’energia e dell’informazione nel sistema
 La descrizione delle operazioni compiute dell’operatore può seguire tre approcci
A) Analisi del lavoro in termini di attività gestuali
B) Analisi del lavoro in termini di informazioni
C) Analisi del lavoro in termini di processi di pensiero (più recente approccio seguito dall’ergonomia
cognitiva, secondo la quale lavorare vuol dire mettere in atto forse di pensiero, utilizzare algoritmi,



ovvero prendere decisioni applicando regole, o euristiche, ovvero modo approssimativo di
prendere decisioni, impiegare tecniche e strategie, prendere decisioni)
- ES: Esperimento di Kahneman: mentre un PC farebbe sempre la stessa cosa, noi no, nonostante
stiamo sempre parlando di cinquanta euro: decidiamo in base alla situazione, non ragioniamo
mai per algoritmi.
Individuazione delle esigenze dell’operatore: ha come obiettivo l’individuazione delle variabili che
contribuiscono ad accrescere i costi umani del lavoro (stress)
Identificazioni di eventuali disfunzioni: ricerca di anomalie del sistema la cui origine è attribuibile
alla macchina, al l’operatore umano o all’interfaccia uomo macchina
- Le categorie più classiche di disfunzioni sono
a) Anomalie di funzionamento imputabili alla macchina
b) Errori relativi al comportamento dell’operatore umano (mancata osservanza di norme,
consegne, procedure operative…)
c) Azioni di recupero, quelle intraprese per porre rimedio ad un’anomalia diagnosticata
dell’operatore
d) Quasi incidenti e incidenti
e) Incidenti critici
- Qualsiasi evento visibile della situazione di lavoro che presenti un carattere di anomalia nel
quadro di uno svolgimento abituale noto
F) Ideazione di azioni da intraprendere: come obiettivo l’individuazione della problematica
generale e l’ideazione della ricerca da condurre e delle relative ipotesi da formulare
Metodi per la raccolta delle disfunzioni:
a) Interviste
b) Osservazioni dirette
c) Raccolta degli incidenti di archivio
d) Simulazione
DESIGN E OGGETI QUOTIDIANI
Perché abbiamo scelto un argomento?
Cosa secondo noi non funziona
Dove-come osserviamo COSA
Su cosa concentriamo il lavoro
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A)
B)
Un buon design è un design naturale.
- Design naturale: impiega segnali naturali, segnali cioè che possono essere interpretato
“naturalmente” senza attenzione volontaria e consapevolezza, devono imporsi in maniera
automatica e spontanea
Mapping: corrispondenze concettuali e spaziali tra comandi e funzioni. Alcune corrispondenze sono
di natura biologica, altre di natura culturale
Visibilità: correlazioni spaziali e concettuali tra le operazioni da eseguire e l’azione che si vuole fare?
Affordance: insieme delle operazioni permesse e suggerite da un oggetto
- Fornisce suggerimenti per il funzionamento delle cose
- Se gli inviti all’uso sono trasparenti, basta guardare per sapere che cosa fare
Per quasi tutti gli oggetti quotidiani, ci formiamo un modello concettuale e ne simuliamo
mentalmente il funzionamento
- Gli indizi sul funzionamento degli oggetti provengono dalla loro struttura vivibile, oltre che dal
modello concettuale, in particolare dagli inviti e vincoli d’uso (serratura) e dalle correlazioni
spaziali (forbici)
Per una buona progettazione occorre
Fornire un buon modello concettuale
Rendere visibili le cose
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