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DANTE-INFERNO- canto XVIII-XX

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DANTE
Inferno
CantI XVIII- XIX -XX
Prof. Laura Ciampini
A. S. 2018-2019
Canto I - Proemio
Canto II Canto III - Vestibolo - Ignavi
Canto IV - Cerchio I - Limbo - Virtuosi non battezzati
Canto V - Cerchio II - Incontinenti - Lussuriosi
Canto VI - Cerchio III - Incontinenti - Golosi
Canto VII - Cerchio IV - Incontinenti - Avari e prodighi
Canto VIII - Cerchio V - Incontinenti - Iracondi e accidiosi
Canti IX, X e XI - Cerchio VI - Città di Dite - Eretici
Canto XII - Cerchio VII - Girone I - Violenti contro il prossimo
Canto XIII - Cerchio VII - Girone II - Suicidi e scialacquatori
Canti XIV, XV, XVI, XVII - C VII - Girone III - Bestemmiatori; sodomiti, usurai
Canto XVIII - Cerchio VIII - Bolgia I - Ruffiani e seduttori
Canto XVIII - Cerchio VIII - Bolgia II - Adulatori e lusingatori
Canto XIX - Cerchio VIII - Bolgia III - Simoniaci
Canto XX - Cerchio VIII - Bolgia IV - Maghi e indovini
Canti XXI e XXII - Cerchio VIII - Bolgia V - Barattieri
Canto XXIII - Cerchio VIII - Bolgia VI - Ipocriti
Canto XXIV e XXV - Cerchio VIII - Bolgia VII - Ladri
Canti XXVI e XXVII - Cerchio VIII - Bolgia VIII - Consiglieri di frode
Canti XXVIII e XXIX - C VIII - Bolgia IX - Scismatici e seminatori di discordie
Canti XXIX e XXX - Cerchio VIII - Bolgia X - Falsari
Canti XXXI e XXXII - Cerchio IX - Zona I Caina - Traditori di parenti
Canti XXXII e XXXIII - Cerchio IX - Zona II Antenora - Traditori della patria
Canto XXXIII - Cerchio IX - Zona III Tolomea - Traditori degli ospiti
Canti XXXIV - Cerchio IX - Zona IV
Prof. Laura Ciampini
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RIASSUNTO DEL DICIOTTESIMO CANTO
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Prof. Laura Ciampini
CANTO XVIII
Le Malebolge
G. Stradano, 1587
Luogo è in inferno detto Malebolge,
tutto di pietra di color ferrigno,
come la cerchia che dintorno il volge...
Di qua, di là, su per lo sasso tetro
vidi demon cornuti con gran ferze,
che li battien crudelmente di retro...
Quivi venimmo; e quindi giù nel fosso
vidi gente attuffata in uno sterco
che da li uman privadi parea mosso...
Gerione depone Dante e Virgilio nell'VIII
Cerchio (Malebolge). Visione della I Bolgia, in
cui sono puniti ruffiani e seduttori (tra loro vi
sono Venedico Caccianemico e Giasone).
Visione della II Bolgia, in cui sono puniti gli
adulatori (tra loro vi sono Alessio Interminelli e
Taide).
È l'alba di sabato 9 aprile (o 26 marzo) del
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Prof. Laura Ciampini
1300.
CANTO XVIII, Descrizione delle Malebolge (1-18)
Arrivato con Virgilio nelle Malebolge,
G. Stradano, Il III Cerchio (1587)
Dante descrive questo luogo come
formato tutto di pietra di colore del
ferro, come il baratro a strapiombo che
lo circonda. Al centro di esso si apre un
pozzo profondo e tra questo e la parete
rocciosa c'è una striscia di pietra divisa in
dieci fossati concentrici (le Bolge), del
tutto simili ai fossati che cingono i
castelli come protezione; le Bolge sono
poi unite da ponticelli rocciosi, simili ai
ponti levatoi che vanno dalle soglie dei
castelli sino alla riva dei fossati.
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La I Bolgia: ruffiani e seduttori (19-39)
Dante e Virgilio si trovano dunque
nell'VIII Cerchio dopo essere scesi dalla
groppa di Gerione, e il discepolo segue il
maestro che procede verso sinistra. Alla
sua destra Dante vede nuovi dannati che
subiscono nuove pene, di cui è piena la I
Bolgia: i peccatori sono sul fondo,
nudi, e procedono in due file parallele
che vanno in direzioni opposte, una lungo
il margine esterno della Bolgia (ruffiani) e
l'altra lungo quello interno (seduttori), in
modo simile dunque ai Romani l'anno del
Giubileo che attraversavano il ponte di
Castel Sant'Angelo. Ci sono dei demoni
cornuti armati di frusta, che
colpiscono i dannati da tergo e li fanno
camminare velocemente alle prime
percosse.
G. Doré, I seduttori
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Canto XVIII, Incontro con Venedico Caccianemico (40-66)
Mentre procede lungo l'argine, Dante vede
tra i ruffiani un dannato che crede di
riconoscere e torna un poco indietro a
guardarlo, cosa che Virgilio accetta di buon
grado. Il peccatore cerca di nascondersi
abbassando il viso, ma non può evitare che
Dante lo riconosca e lo indichi come Venedico
Caccianemico, al quale chiede come sia
giunto in questa Bolgia. Il dannato risponde
malvolentieri di essere colui che ha condotto
la sorella Ghisolabella a soddisfare le voglie di
Òbizzo d'Este, quale che sia la versione che si
dà dell'accaduto. Dichiara inoltre di non
essere il solo Bolognese nella Bolgia, che ne
ospita tanti quanti sono quelli che vivono tra
Savena e Reno (il che si spiega con la loro
naturale avarizia). Mentre il dannato parla, un
diavolo lo sferza crudelmente e lo manda via
ricordandogli che qui non ci sono donne di cui
fare mercato.
Venedico "Caccianemico" dell'Orso
(Bologna, 1228 – 1302) è stato un politico
guelfo italiano bolognese. Nell’Inferno
cerca di nascondere la sua faccia per non
venire riconosciuto da Dante, perché aveva
«venduto» sua sorella Ghisolabella alle
voglie del marchese di Ferrara, dal quale
Venedico cercava in tutti i modi di ottenere
favori, Obizzo II d'Este o Azzo VIII.
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Canto XVIII, I seduttori: Giasone (67-99)
Dante si ricongiunge con Virgilio e poco dopo
i due raggiungono un punto in cui dalla roccia
parte un ponte di pietra, che sormonta la
Bolgia da un argine all'altro. Vi salgono sopra
agevolmente e giungono al punto più alto, da
dove possono vedere l'interno della Bolgia:
Virgilio raccomanda a Dante di osservare
bene l'altra schiera di dannati (i seduttori)
che non hanno potuto vedere perché prima
procedevano nella loro stessa direzione. I due
poeti osservano allora l'altra schiera di anime
scudisciate anch'esse dai demoni, e Virgilio
indica al discepolo un dannato che procede
con aspetto regale, senza versare una lacrima
nonostante il dolore: è Giasone, che con
coraggio e astuzia si impadronì del vello
d'oro. L'eroe aveva sedotto e ingannato
Isifile nell'isola di Lemno, lasciandola
incinta, e qui sconta questa colpa come
l'inganno a Medea.
Ipsipile, miniatura del Cinquecento
È la protagonista
dell'omonima tragedia di
Euripide, regina di Lemno. Il
Giasone è un dramma per
musica, composto da
Francesco Cavalli, del 1649,
tratto dal mito di Giasone
tramandato da Apollonio
8
Rodio.
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Gli adulatori della II bolgia: Alessio Interminelli (100-126)
I due poeti sono ormai giunti al
punto in cui il ponte roccioso si
congiunge all'argine della II
Bolgia, dove sentono dannati
(adulatori) che si lamentano
e soffiano rumorosamente
con le narici, colpendosi con
le loro stesse mani. Le pareti
della Bolgia sono incrostate
di muffa per i miasmi che
provengono dal fondo e che
irritano occhi e naso. La Bolgia
è talmente profonda e oscura
che per vedere bene i due sono
costretti a salire sul punto più
alto del ponte: da qui vedono
gente immersa nello sterco,
simile a quello che fuoriesce
dalle latrine umane.
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Gli adulatori della II bolgia: Alessio Interminelli (100-126)
Dante osserva i dannati
e ne scorge uno,
talmente coperto di
escrementi che non è
chiaro se sia chierico o
laico (non si vede se
abbia o meno la
tonsura). Il dannato
rimprovera Dante di
guardare solo lui, ma il
poeta gli grida di averlo
già visto coi capelli
asciutti e lo indica come
il lucchese Alessio
Interminelli. Il dannato
si colpisce il capo e
afferma di scontare le
adulazioni di cui la sua
lingua non fu mai
abbastanza sazia.
Alessio Interminelli fu un nobile lucchese vissuto nel XIII
secolo, Appartenente a una famiglia di parte guelfa e
bianca. L'episodio di Alessio raggiunge uno dei culmini
dello stile ‛ comico ' di D., con le rime aspre (brutti / asciutti
/ tutti, Lucca / zucca / stucca, sterco / cerco / cherco, lordo
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/ Bordo / ricordo)
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La prostituta Taide (127-136)
Dopo l'incontro con
Interminelli, Virgilio invita
Dante a spingere lo sguardo
un po' più avanti, in modo da
vedere una donna sudicia e
scarmigliata, che si graffia
con le unghie piene di sterco
e si china sulle cosce. È la
prostituta Taide, che al suo
amante che le chiedeva se lei
lo ringraziava, aveva risposto:
«Sì, moltissimo!». Dopodiché
Virgilio invita Dante a lasciare
la Bolgia e a passare in quella
seguente.
di quella sozza e scapigliata fante
che là si graffia con l’unghie merdose,
e or s’accoscia e ora è in piedi stante.
Taide è, la puttana che rispuose
al drudo suo quando disse "Ho io grazie
grandi apo te?": "Anzi maravigliose!".
E quinci sien le nostre viste sazie»
VIDEO IM HD https://divinacommedia.weebly.com/inferno-canto-xviii.html
Taide è un personaggio della commedia
dell'Eunuchus di Terenzio, citata anche da
Cicerone, da Dante Alighieri nonché da Jorge
Luis Borges (nell'opera intitolata "L'Aleph",
nel racconto "Lo Zahir").
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Canto I - Proemio
Canto II Canto III - Vestibolo - Ignavi
Canto IV - Cerchio I - Limbo - Virtuosi non battezzati
Canto V - Cerchio II - Incontinenti - Lussuriosi
Canto VI - Cerchio III - Incontinenti - Golosi
Canto VII - Cerchio IV - Incontinenti - Avari e prodighi
Canto VIII - Cerchio V - Incontinenti - Iracondi e accidiosi
Canti IX, X e XI - Cerchio VI - Città di Dite - Eretici
Canto XII - Cerchio VII - Girone I - Violenti contro il prossimo
Canto XIII - Cerchio VII - Girone II - Suicidi e scialacquatori
Canti XIV, XV, XVI, XVII - C VII - Girone III - Bestemmiatori; sodomiti, usurai
Canto XVIII - Cerchio VIII - Bolgia I - Ruffiani e seduttori
Canto XVIII - Cerchio VIII - Bolgia II - Adulatori e lusingatori
Canto XIX - Cerchio VIII - Bolgia III - Simoniaci
Canto XX - Cerchio VIII - Bolgia IV - Maghi e indovini
Canti XXI e XXII - Cerchio VIII - Bolgia V - Barattieri
Canto XXIII - Cerchio VIII - Bolgia VI - Ipocriti
Canto XXIV e XXV - Cerchio VIII - Bolgia VII - Ladri
Canti XXVI e XXVII - Cerchio VIII - Bolgia VIII - Consiglieri di frode
Canti XXVIII e XXIX - C VIII - Bolgia IX - Scismatici e seminatori di discordie
Canti XXIX e XXX - Cerchio VIII - Bolgia X - Falsari
Canti XXXI e XXXII - Cerchio IX - Zona I Caina - Traditori di parenti
Canti XXXII e XXXIII - Cerchio IX - Zona II Antenora - Traditori della patria
Canto XXXIII - Cerchio IX - Zona III Tolomea - Traditori degli ospiti
Canti XXXIV - Cerchio IX - Zona IV
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CANTO XIX
Dopo l'incontro con
Interminelli, Virgilio invita
Visione della III Bolgia
dell'VIII Cerchio
(Malebolge), in cui sono
puniti i simoniaci. Incontro
con papa Niccolò III, che
predice la futura dannazione
di Bonifacio VIII e Clemente
V. Invettiva di Dante contro
la corruzione ecclesiastica.
È l'alba di sabato 9 aprile (o
26 marzo) del 1300, alle
prime ore del mattino.
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Prof. Laura Ciampini
CANTO XIX, I simoniaci della III Bolgia (1-30)
Dante esordisce maledicendo Simon mago e tutti i
suoi seguaci che fanno turpe mercato delle cose
sacre, per i quali è necessario che suoni la tromba
del Giudizio Universale visto che sono ospitati
nella III Bolgia. Dante e Virgilio sono giunti sul
punto più alto del ponte roccioso che sovrasta la
Bolgia, da dove il poeta può vedere quanta è la
giustizia divina che si manifesta nel mondo. Infatti
egli vede le pareti e il fondo della Bolgia pieni di
buche circolari, tutte della stessa dimensione, del
tutto simili ai fonti battesimali del battistero di
San Giovanni a Firenze, uno dei quali era stato
spezzato da Dante per salvare uno che vi stava
VIDEO: I PAPI ALL’INFERNO
annegando. Ogni peccatore è confitto a testa in
https://www.youtube.com/watch?v=
giù nella buca, lasciando emergere solo le gambe DJwO4SZkeHY
fino alle cosce, mentre le piante dei piedi sono
accese da delle sottili fiammelle. I peccatori
scalciano con forza, mentre le fiammelle
lambiscono i piedi come fa il fuoco sulle cose unte.
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Simoniaci, G. Dore
Prof. Laura Ciampini
CANTO XIX, Incontro con papa Niccolò III (31-63)
Dante nota che uno dei dannati sembra
lamentarsi più degli altri e ha le fiammelle sui
piedi di un colore più acceso, quindi ne chiede
conto a Virgilio. Il maestro risponde che, se Dante
vuole, lo porterà sul fondo della Bolgia dove potrà
parlare direttamente con lui. Dante risponde che
ne sarà ben lieto, dopodiché i due giungono al
termine del ponte e da lì scendono verso sinistra,
sino al fondo della Bolgia. Dante si avvicina al
peccatore e gli chiede di parlare, proprio come il
frate che confessa l'assassino prima
dell'esecuzione: il dannato risponde
scambiandolo per papa Bonifacio VIII e
chiedendo perché sia già giunto lì e se sia già
stanco di fare scempio della Chiesa. Dante resta
stupito e non sa che rispondere, quindi Virgilio lo
invita a dire al dannato di non essere colui che
crede, cosa che il poeta esegue immediatamente.
Simoniaci, W. Blake
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Prof. Laura Ciampini
papa Niccolò III (31-63)
Giovanni Gaetano Orsini (1210-1280), divenne
papa nel 1277, si oppose a Carlo I d'Angiò
divenuto re di Napoli e Sicilia, dandosi alla
simonia e al nepotismo per rafforzare la sua
posizione. Dante lo colloca fra i simoniaci della III
Bolgia dell'VIII Cerchio. Dante nota che uno dei
dannati ha le fiammelle ai piedi più rosse degli
altri e si dimena maggiormente. Il dannato cade
in errore, pensando che Dante sia in realtà l'anima
di Bonifacio VIII destinato a seguirlo nella stessa
buca: chiarito l'equivoco, il dannato si presenta
come figliuol de l'Orsa, intento più ad avanzar gli
orsatti che al suo ufficio ecclesiastico. In seguito
Niccolò predice la dannazione per simonia di un
altro papa, Clemente V.
L'episodio si conclude con una violenta invettiva di
Dante contro la simonia e la corruzione
ecclesiastica
Niccolo’ III
16
Prof. Laura Ciampini
Bonifacio VIII
Divenne papa nel 1294 in seguito alla rinuncia di
Celestino V. Indisse il primo Giubileo della storia
della Chiesa, nell'anno 1300, anche allo scopo di
lucrare sulle indulgenze. Fu avversario di Filippo il
Bello re di Francia, contro il quale emise la bolla
Unam Sanctam (1302), manifesto della teocrazia
medievale; subì la ribellione dei cardinali Colonna,
che lo accusavano di frode e simonia. Ciò inasprì i
rapporti già tesi col re di Francia, che in seguito
all'oltraggio di Anagni lo fece imprigionare e ne
provocò indirettamente la morte, nel 1303.
Dante ne dà un giudizio negativo, soprattutto per
le manovre che favorirono nel 1301 la presa di
potere dei Guelfi Neri a Firenze, causando l'esilio
del poeta. il viaggio dantesco avviene nel 1300,
quando il papa era ancora vivo. In Par., XXVII, 16
san Pietro inveisce contro i papi corrotti e accusa
Bonifacio di usurpare il suo seggio, nonché di aver
trasformato il Vaticano in una cloaca.
17
Prof. Laura Ciampini
Profezia di Niccolò III (64-87)
A questo punto il dannato storce
dolorosamente i piedi, quindi si presenta come
il papa Niccolò III, appartenente alla nobile
famiglia degli Orsini e che fu assai avido
nell'arricchire i suoi famigliari, al punto che è
finito all'Inferno. Sotto di lui nella stessa buca
sono conficcati gli altri simoniaci, tutti
appiattiti nella roccia, e anche lui verrà spinto
più in basso quando arriverà realmente colui
per il quale ha scambiato Dante (Bonifacio
VIII). Ma questi rimarrà nella buca coi piedi di
fuori meno tempo di quando c'è rimasto
Niccolò: infatti lo seguirà un altro papa
simoniaco (Clemente V), che spingerà di sotto
entrambi dopo aver goduto in vita del favore
del re di Francia, Filippo il Bello.
18
Prof. Laura Ciampini
Invettiva contro i papi simoniaci (88-117)
A questo punto lo sdegno di Dante esplode in una
violenta invettiva contro Niccolò e tutti i papi dediti
alla simonia, cui il poeta chiede ironicamente quanto
volle Gesù da san Pietro prima di affidargli le chiavi
del regno dei cieli, e rinfacciando che gli apostoli non
pretesero alcun pagamento da parte di Mattia
quando prese il posto di Giuda. Niccolò è dunque
giustamente punito e deve custodire il denaro
ricevuto per andare contro Carlo I d'Angiò.
Solo il rispetto per il ruolo del papa impedisce a
Dante di usare parole ancor più gravi, poiché
l'avarizia dei papi simoniaci ha sovvertito ogni
giustizia terrena. La Chiesa si è vergognosamente
asservita agli interessi della monarchia francese,
dopo essersi trasformata in un'orrida bestia. I papi
sono simili agli idolatri, in quanto adorano cento dei
d'oro e argento, mentre molto male ha prodotto la Miniatura del Codex Altonensis
19
donazione di Costantino.
Prof. Laura Ciampini
Dante e Virgilio tornano sul ponte della Bolgia (118-133)
Mentre Dante accusa violentemente Niccolò, il
dannato scalcia con forza come se fosse punto
dall'ira o dalla coscienza sporca, mentre Virgilio
manifesta col suo volto l'approvazione per il
discorso del discepolo. Dopodiché il maestro
sorregge Dante con entrambe le braccia e lo
riporta sull'argine della Bolgia, da dove parte il
ponte che conduce alla IV Bolgia, fino al quinto
argine. Arrivato qui lo depone a terra, quindi i due
si accingono a visitare la Bolgia seguente.
Miniatura del Codex Altonensis
VIDEO IM HD https://divinacommedia.weebly.com/inferno-canto-xix.html
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Prof. Laura Ciampini
Canto I - Proemio
Canto II Canto III - Vestibolo - Ignavi
Canto IV - Cerchio I - Limbo - Virtuosi non battezzati
Canto V - Cerchio II - Incontinenti - Lussuriosi
Canto VI - Cerchio III - Incontinenti - Golosi
Canto VII - Cerchio IV - Incontinenti - Avari e prodighi
Canto VIII - Cerchio V - Incontinenti - Iracondi e accidiosi
Canti IX, X e XI - Cerchio VI - Città di Dite - Eretici
Canto XII - Cerchio VII - Girone I - Violenti contro il prossimo
Canto XIII - Cerchio VII - Girone II - Suicidi e scialacquatori
Canti XIV, XV, XVI, XVII - C VII - Girone III - Bestemmiatori; sodomiti, usurai
Canto XVIII - Cerchio VIII - Bolgia I - Ruffiani e seduttori
Canto XVIII - Cerchio VIII - Bolgia II - Adulatori e lusingatori
Canto XIX - Cerchio VIII - Bolgia III - Simoniaci
Canto XX - Cerchio VIII - Bolgia IV - Maghi e indovini
Canti XXI e XXII - Cerchio VIII - Bolgia V - Barattieri
Canto XXIII - Cerchio VIII - Bolgia VI - Ipocriti
Canto XXIV e XXV - Cerchio VIII - Bolgia VII - Ladri
Canti XXVI e XXVII - Cerchio VIII - Bolgia VIII - Consiglieri di frode
Canti XXVIII e XXIX - C VIII - Bolgia IX - Scismatici e seminatori di discordie
Canti XXIX e XXX - Cerchio VIII - Bolgia X - Falsari
Canti XXXI e XXXII - Cerchio IX - Zona I Caina - Traditori di parenti
Canti XXXII e XXXIII - Cerchio IX - Zona II Antenora - Traditori della patria
Canto XXXIII - Cerchio IX - Zona III Tolomea - Traditori degli ospiti
Canti XXXIV - Cerchio IX - Zona IV
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Prof. Laura Ciampini
CANTO XX
Visione della IV Bolgia dell'VIII
Cerchio (Malebolge), in cui
sono puniti gli indovini. Virgilio
indica a Dante Anfiarao,
Tiresia, Manto, Arunte,
Euripilo, Michele Scotto,
Guido Bonatti e Asdente.
Spiegazione di Virgilio
sull'origine di Mantova.
È la mattina di sabato 9 aprile
(o 26 marzo) del 1300, verso le
sei.
g. Stradano, Indovini
Prof. Laura Ciampini
22
CANTO XX, Gli indovini della IV Bolgia (1-30)
Dante è giunto al ventesimo Canto della prima Cantica e
deve descrivere una nuova pena, quella degli indovini
della IV Bolgia dell'VIII Cerchio che bagnano il fondo
della fossa di pianto angoscioso. Il poeta vede avanzare
una schiera di dannati che tacciono e piangono,
avanzando lentamente come in una processione:
guardando più in basso, si accorge che la loro figura è
stravolta e che il viso è completamente rivoltato
indietro, così che essi sono costretti a camminare a
ritroso. Può darsi che una paralisi abbia ridotto
qualcuno in tali condizioni, ma Dante non crede che ciò
sia possibile. Il poeta è talmente sconvolto che non può
evitare di piangere, specie quando vede i dannati
versare a loro volta lacrime che bagnano loro la schiena
e le natiche, così che si abbandona a un pianto dirotto
che suscita l'aspro rimprovero di Virgilio (il maestro
accusa Dante di provare compassione per queste anime
scellerate).
Gli indovini (miniatura del XIV sec.)
Prof. Laura Ciampini
23
CANTO XX, Virgilio mostra alcuni antichi indovini (31-57)
Virgilio invita perentoriamente Dante
a guardare gli indovini, tra i quali c'è
Anfiarao, uno dei sette re che
assediarono Tebe e che fu inghiottito
dalla terra apertasi sotto di lui,
cadendo sino a Minosse; egli ha ora le
spalle al posto del petto e per aver
voluto vedere troppo in avanti adesso
guarda indietro e cammina a ritroso.
Anfiarao dalla Tebaide di Stazio, ma Dante
elimina tutti i tratti eroici del personaggio.
Prof. Laura Ciampini
24
CANTO XX, Virgilio mostra alcuni antichi indovini (31-57)
Johann Heinrich
Füssli, c. 1780-85.
Virigilio mostra poi Tiresia, che divenne
una donna in seguito a una
metamorfosi e tornò uomo dopo aver
colpito due serpenti che si
accoppiavano.
Tiresias appears to
Odysseus during the
nekyia of Odysse.
Prof. Laura Ciampini
25
CANTO XX, Virgilio mostra alcuni antichi indovini (31-57)
Lo segue Arunte, che visse in una spelonca presso
la città di Luni, sulle alpi Apuane, da dove vedeva
ampiamente le stelle e il mare. Virgilio indica
ancora una dannata le cui lunghe trecce coprono
il petto: è Manto, che vagò attraverso molte terre
e infine si stabilì a Mantova, la città del poeta
latino, che invita Dante ad ascoltarlo un poco.
Mantó è una maga,
personaggio letterario
della mitologia greca.
Figlia di Tiresia,
sacerdotessa di Apollo
a Delfi, madre di Ocno,
leggendario fondatore
di Mantova
Manto nel De
mulieribus claris di
Giovanni Boccaccio
Arunte è un aruspice etrusco,
personaggio della Pharsalia di
Lucano . Egli era un potente
indovino specializzato nella
divinazione tramite le viscere di
animali, il volo degli uccelli ed altri
fenomeni naturali.
l'Alighieri sceglie di collocare
l'indovino in una spelonca tra i
bianchi marmi sopra Carrara, da
dove poteva guardare sia il mare
Prof. Laura Ciampini 26
che le stelle.
CANTO XX, Le mitiche origini di Mantova (58-99)
Virgilio spiega che Manto dopo che Tebe cadde sotto la tirannia di Creonte, girò
in lungo e in largo per il mondo. Nell'Italia del nord sorge un lago (Garda), ai
piedi delle Alpi che dividono l'Italia dalla Germania, detto Benaco. Al centro di
esso c'è un luogo (l'isola dei Frati o Campione) soggetto ai tre vescovadi di
Trento, Brescia e Verona, mentre dove la riva del lago è più bassa sorge la città
di Peschiera, solida fortezza contro Bresciani e Bergamaschi. Qui a Peschiera
l'acqua del lago fuoriesce a formare un fiume, il Mincio, che poi scorre tra verdi
pascoli fino a Governolo, dove si getta nel Po. Il Mincio incontra un
avvallamento dove si impaluda e d'estate è talvolta in secca. La vergine Manto
passò di qui e vide una terra in mezzo alla palude, incolta e disabitata, dove si
stabilì per sfuggire ogni contatto umano per coltivare le sue arti magiche coi
suoi servi, e dove morì e fu seppellita. In seguito gli uomini che erano sparsi
tutt'intorno si raccolsero in quel luogo, ben difeso dalla natura in quanto
circondato dalla palude, e costruirono una città sulla tomba di Manto che
chiamarono poi Mantova dal nome dell'indovina. Gli abitanti erano ben più
numerosi prima che Pinamonte dei Bonacolsi ingannasse il folle conte Alberto
di Casalodi. Virgilio conclude dicendo che questa è la vera origine di Mantova,
Prof. Laura Ciampini 27
se mai Dante avesse sentito un'altra versione.
CANTO XX, Le mitiche origini di Mantova (58-99)
Prof. Laura Ciampini
28
CANTO XX, Virgilio indica altri indovini (100-130)
Dante ringrazia Virgilio per la dotta spiegazione e
chiede se fra gli indovini della Bolgia ve ne siano altri
degni di attenzione. Il maestro risponde che il
dannato la cui barba gli copre le spalle è Euripilo, che
fu augure al tempo in cui la Grecia fu spopolata di
maschi per la guerra di Troia e indicò con Calcante il
momento propizio per far partire la flotta degli
Achei. L'Eneide dello stesso Virgilio accenna a lui,
come ben sa Dante che la conosce tutta. Un altro
dannato dai fianchi esili è Michele Scotto, sempre
dedito alle arti magiche e divinatorie; poi ci sono gli
astrologi Guido Bonatti e Asdente (Maestro
Benvenuto), che vorrebbe essersi dedicato solo al
mestiere di calzolaio e ora si pente tardivamente.
Priamo della Quercia
Prof. Laura Ciampini
29
CANTO XX, Virgilio indica le maghe (100-130)
Ci sono anche molte donne che lasciarono le opere
femminili per dedicarsi alla divinazione, facendo
magie con erbe e con immagini e diventando
fattucchiere. Poi Virgilio invita il discepolo ad
allontanarsi, in quanto la luna già tocca l'orizzonte e
sta per tramontare sotto Siviglia. Essa era piena la
notte precedente, cosa che Dante dovrebbe
ricordare visto che la luce lunare gli giovò mentre
era perduto nella selva oscura. Mentre i due
parlano non cessano di camminare
Vedi le triste che lasciaron l’ago,
La
la spuola e ’l fuso, e fecersi ’ndivine;
strega e
fecer malie con erbe e con imago.
la
mandra
gora,
Henry
Fuseli,
1812
Prof. Laura Ciampini
30
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
•
•
•
•
A. MARIOTTI, M.C. SCIAFANI, A. STANCANELLI, Talee, Messina- Firenze, G. D’Anna, 2008, vol. 2, pp 281-283
MARTA SAMBUGAR, GABRIELLA SALA’, Letteratura Modulare, Dalle origini al Seicento, 2009, pp. 95-97
L A DIVINA COMMEDIA, A CURA DI NATALINO SAPEGNO
CLAUDIO GIUNTA, Cuori intelligenti, Garzanti scuola, 2017, vol 1 a, pp. 312-313, 330-335
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https://it.wikipedia.org/wiki/Venedico_Caccianemico
https://divinacommedia.weebly.com/inferno-canto-xviii.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Ipsipile
https://www.youtube.com/watch?v=tPShoX-mcBw (aria di Isifile, di Francesco Cavalli, 1649 )
https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Giasone
https://it.wikipedia.org/wiki/Alessio_Interminelli
https://ladante.it/dantealighieri/hochfeiler/inferno/person/anfiarao.htm
https://it.wikipedia.org/wiki/Arunte_(aruspice)
madre di Ocno, leggendario fondatore di Mantova
https://divinacommedia.weebly.com/inferno-canto-xx.html
https://www.youtube.com/watch?v=x2DZ613dWFM
Prof. Laura Ciampini
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