6 al DVR – Valutazioni EMF - Acquedotto Langhe e Alpi Cuneesi SpA

ALAC SpA
Rischio EMF
ACQUEDOTTO LANGHE E ALPI CUNEESI SPA
Corso Nizza 9
12100 CUNEO
Partita IVA e CF 00451260046
Decreto Legislativo 19 novembre 2007, n. 257
TITOLO VIII Capo IV D.Lgs. 81/08
Decreto Legislativo 81/08 Testo Unico sulla Sicurezza
Decreto Legislativo 19 novembre 2007, n. 257
"Attuazione della direttiva 2004/40/CE sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative
all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) "
PROTEZIONE DEI LAVORATORI CONTRO
I RISCHI DI ESPOSIZIONE A ONDE ELETTROMAGNETICHE
Rev 02
Cuneo, lì 31/12/2014
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INDICE
Premessa ...............................................................................................................................................3
1. I campi elettromagnetici ....................................................................................................................4
2. Campi elettrici e magnetici a basse frequenze (ELF) ..........................................................................7
3. Inquinamento da campi elettromagnetici ad alta frequenza (RF)........................................................8
4. La valutazione dei rischi da campi elettromagnetici in ambiente lavorativo ......................................12
5. ALAC SpA: VALUTAZIONE DEL RISCHIO .............................................................................18
5.1 Sottoscrizione........................................................................................................................18
5.2. Descrizione Del Processo Produttivo ...................................................................................19
5.3 Identificazione delle sorgenti di pericolo................................................................................21
5.5 Individuazione dei rischi da esposizione ................................................................................22
5.6 Stima dei rischi di esposizione ...............................................................................................25
5.7 Studio della possibilità di eliminare o ridurre il rischio ...........................................................25
5.8 Informazione/Formazione ....................................................................................................25
5.9 Sorveglianza Sanitaria ............................................................................................................25
Allegato 1: Decreto Legislativo 19 novembre 2007, n. 257, D.Lgs. 81/08............................................26
Allegato II: Problemi di esposizione del corpo umano a CEM ............................................................33
Allegato III: Cartellonistica..................................................................................................................34
Allegato IV: Principi generali di Protezione.........................................................................................35
Allegato V: Effetti sanitari...................................................................................................................36
Allegato VI: Bibliografia......................................................................................................................40
Allegato VII: Certificati di Taratura .....................................................................................................46
Allegato VIII: Misurazioni Effettuate ..................................................................................................47
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Premessa
Sulla Terra è da sempre presente un fondo elettromagnetico naturale, le cui sorgenti principali sono la
terra stessa, l´atmosfera ed il sole, che emette radiazioni infrarossa, luce visibile e radiazione
ultravioletta. Gli esseri viventi hanno da sempre convissuto con tali radiazioni, evolvendosi in modo da
adattarsi ad esse, proteggersi o utilizzare al meglio questi agenti fisici. Al naturale livello di fondo si è
poi aggiunto, al passo con il progresso tecnologico, un contributo sostanziale dovuto alle sorgenti legate
alle attività umane. L´uso crescente delle nuove tecnologie, soprattutto nel campo delle
radiotelecomunicazioni, ha infatti portato, negli ultimi decenni, ad un continuo aumento della presenza
di sorgenti di campi elettromagnetici (EMF), rendendo la problematica dell’esposizione della
popolazione, ed in particolare dei lavoratori, a tali agenti di sempre maggiore attualità.
Termini come inquinamento elettromagnetico o elettrosmog, benché usati in modo improprio,
compaiono frequentemente tra le notizie riportate dai mezzi d’informazione e sono motivo di forte
preoccupazione per l’opinione pubblica, sia per la rapida crescita del numero delle sorgenti, sia per
l´assenza di una percezione acustica, olfattiva e visiva del fenomeno propagativo e di conoscenze certe
in merito ai possibili effetti a lungo termine dei campi elettromagnetici sulla salute umana. L´
"elettrosmog" è una forma anomala di inquinamento ambientale, poiché non si ha una vera e propria
"immissione" di sostanze nell´ambiente: gli agenti fisici implicati (campi elettrici, magnetici ed
elettromagnetici) sono presenti solo finché le sorgenti che li hanno generati rimangono accese e non
danno luogo a processi di accumulo nell´ambiente. Si tratta inoltre di un fenomeno localizzato in zone
più o meno ampie nell´intorno delle sorgenti, senza un´effettiva diffusione su scala territoriale.
Tra le principali sorgenti artificiali di campi elettromagnetici nell´ambiente vanno annoverati gli apparati
per il trasporto e la distribuzione dell´energia elettrica o elettrodotti, costituiti da linee elettriche ad
altissima, alta, media e bassa tensione, da centrali di produzione e da stazioni e cabine di trasformazione
dell´energia elettrica, che producono campi detti a bassa frequenza e gli impianti per
radiotelecomunicazione, che generano campi ad alta frequenza e comprendono i sistemi per diffusione
radio e televisiva, gli impianti per la telefonia cellulare o mobile o stazioni radio base, gli impianti di
collegamento radiofonico, televisivo e per telefonia mobile e fissa (ponti radio) ed i radar.
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1. I campi elettromagnetici
Col termine campo elettromagnetico o radiazione elettromagnetica si intende il complesso di grandezze
e fenomeni fisici governati da un insieme di equazioni che James Maxwell mise a punto nella seconda
meta del XIX secolo, riprendendo e completando il lavoro sperimentale e teorico sull’elettricità ed il
magnetismo compiuto da un gran numero di studiosi (Galvani, Volta, Oersted, Laplace, Ampere,
Faraday, ecc) nei due secoli precedenti.
Per campo elettromagnetico si intende la presenza nella spazio (nell’intorno di una carica elettrica e/o
magnetica che genera il campo) di un entità fisica che agisca sulle cariche elettriche o magnetiche (di
prova) eventualmente presenti nello spazio stesso. Tali campi possono essere generati da cariche
elettriche o da correnti elettriche variabili nel tempo, ovvero da cariche magnetiche. Qualora si
considerino situazioni di campi elettrici (E) o di campi magnetici (H) variabili, si scopre che campi
elettrici variabili (nel tempo) danno origine a campi magnetici variabili e viceversa. Tali fenomeni,
riassunti nelle leggi di Maxwell, portarono alla predizione dell’esistenza delle onde elettromagnetiche,
ovvero catene di campi elettrici e magnetici che si generano reciprocamente e periodicamente nello
spazio.
Le onde elettromagnetiche hanno un carattere ondulatorio e la loro propagazione (trasversale) nello
spazio è caratterizzata da lunghezza d’onda (λ), dalla frequenza (f) e dalla velocità di propagazione pari
a quella della luce (c=108 m/s), legate dalla relazione λ=c T, ovvero c=λ f. Le onde elettromagnetiche
propagano energia nello spazio, ovvero capacità di compiere lavoro qualora agiscano su altre cariche (di
prova).
Propagazione delle onde elettromagnetiche nello spazio
L’energia trasportata dalle onde elettromagnetiche nell’unità di tempo attraverso l’unità di superficie
perpendicolare alla direzione di propagazione è detta intensità dell’onda stessa. Distinguendo tra zona
di campo vicino (la distanza dalla sorgente dell’osservatore è dell’ordine della lunghezza d’onda λ) e
zona di campo lontano (la distanza dalla sorgente dell’osservatore molto maggiore della lunghezza
d’onda λ) si ha che in zona di campo lontano la densità di potenza varia con l’inverso della distanza
dalla sorgente. Ovvero a distanze sufficientemente elevate (molto maggiori della lunghezza d’onda λ)
l’energia delle onde elettromagnetiche diminuisce con il quadrato della distanza.
Le onde elettromagnetiche vengono classificate generalmente in base allo spettro elettromagnetico delle
frequenze: appartengono alle onde elettromagnetiche fenomeni che osserviamo quotidianamente e che
in genere individuiamo come diversi tra di loro: la trasmissione di segnali radiotelevisivi, le microonde
utilizzate nei forni a microonde, la luce visibile, le radiazioni utilizzate nelle applicazioni radio-medicali e
nelle radiografie. I colori della luce che vediamo sono solo una piccola parte dello spettro delle onde
e.m. In realtà esistono onde di così differente lunghezza d’onda che quelle che vediamo coi nostri occhi
sono solo una frazione veramente piccola di esse. Se ordiniamo i tipi di onde e.m. secondo la loro
lunghezza d’onda (o frequenza, tanto sappiamo sono legate), troviamo onde di caratteristiche
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completamene diverse. Partendo dalle onde e.m. della luce visibile, se andiamo verso lunghezze d’onda
crescenti troviamo, nell’ordine, i raggi infrarossi, poi le microonde, infine le onde radio. Andando in
direzione opposta, verso piccole lunghezze d’onda, incontriamo i raggi ultravioletti, i raggi X, infine i
raggi Gamma. Oggi sappiamo che minore è la lunghezza d’onda di un’onda, quindi maggiore la sua
frequenza, maggiore la sua energia. Cioè maggiore è l’energia del suo fotone. Quindi le onde coi fotoni
più energetici sono quelle gamma, quelle coi meno energetici le onde radio. L’insieme di tutte le
possibili onde elettromagnetiche, al variare della frequenza, viene chiamato spettro elettromagnetico.
Si riportano nel seguito alcuni dettagli ed applicazioni delle onde appartenenti allo spettro
elettromagnatico.
Spettro elettromagnetico
Spettro elettromagnetico
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Come si vede dalla figura lo spettro può essere diviso in due regioni:
•
•
radiazioni non ionizzanti (NIR = Non Ionizing Radiations)
radiazioni ionizzanti (IR = Ionizing Radiations)
a seconda che l’energia trasportata dalle onde elettromagnetiche sia o meno sufficiente a ionizzare gli
atomi, cioè a strappar loro gli elettroni e quindi a rompere i legami atomici che tengono unite le
molecole nelle cellule. Le radiazioni non ionizzanti comprendono le frequenze fino alla luce visibile. Le
radiazioni ionizzanti coprono la parte dello spettro dalla luce ultravioletta ai raggi gamma. E’ alle
radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti con frequenza inferiore a quella della luce infrarossa che ci
si riferisce quando si parla di inquinamento elettromagnetico e di esposizione dei lavoratori a campi
elettromagnetici.
In relazione ai possibili effetti delle onde sugli organismi viventi, si possono suddividere le radiazioni
non ionizzanti in due gruppi di frequenze:
1
Frequenze
estremamente basse
ELF (Extremely Low
2
Radiofrequenze
RF
Frequencies)
0 Hz– 300 Hz
Linee elettriche,
elettrodomestici,etc.
300 Hz – 300 GHz
Cellulari, ripetitori
radioTv, forni a
microonde,etc
Ai due gruppi di frequenze sono associati diversi meccanismi di interazione con la materia vivente e
diversi rischi potenziali per la salute umana. I campi ad alta frequenza (RF) cedono principalmente
energia ai tessuti sotto forma di riscaldamento, i campi a bassa frequenza (ELF) inducono invece
principalmente delle correnti nel corpo umano.
Le principali sorgenti di campi elettromagnetici che interessano gli ambienti di vita possono essere
suddivise in base alle frequenze a cui operano. Generano campi a bassa frequenza: le linee di
distribuzione della corrente elettrica ad alta, media e bassa tensione (elettrodotti), gli elettrodomestici e i
dispositivi elettrici in genere. Generano invece campi a radio-frequenza: gli impianti di
telecomunicazione (impianti radiotelevisivi, stazioni radio-base, telefoni cellulari….), forni a microonde,
apparati per saldatura e incollaggio a microonde,... I campi elettromagnetici inoltre vengono usati in
medicina a scopo diagnostico o terapeutico: risonanza magnetica nucleare, marconiterapia, radarterapia, magnetoterapia...
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Le misurazioni del campo elettrico si esprimono in (V/m) e (sotto)multipli, nel caso del campo
magnetico invece le misurazioni di campo possono essere espresse in diverse unità di misura, ma
principalmente Tesla (T) e rispettivi (sotto)multipli.
2. Campi elettrici e magnetici a basse frequenze (ELF)
Protezionistica e limiti di esposizione
Il corpo umano, per come e costituito, interagisce con campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici.
L’interazione non e necessariamente sempre dannosa alla salute: dipende dal tipo di interazione, dal
tempo di esposizione e da diversi parametri dosimetrici. Gli effetti possono essere biologici o dannosi.
A tale scopo si può riportare testualmente quanto enunciato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità
che fornisce una chiara distinzione tra i due effetti. “Un effetto biologico si verifica quando
l’esposizione alle onde elettromagnetiche provoca qualche variazione fisiologica notevole o rilevabile in
un sistema biologico. Un effetto di danno alla salute si verifica quando l’effetto biologico è al di fuori
dell’intervallo in cui l’organismo può normalmente compensarlo e ciò porta a qualche condizione di
danno alla salute”
Va precisato che il termine “effetto biologico” viene correntemente utilizzato in modo neutro e può
comprendere sia gli effetti positivi che negativi. Tra i primi si può citare la stimolazione della crescita
tessutale applicata per migliorare la guarigione di ferite o fratture ossee, tra i secondi ad esempio la
possibile induzione di tumore, di effetti sulla gravidanza e sul sistema nervoso, cardiovascolare ed
immunitario.
Gli effetti biologici dovuti all’interazione del corpo umano con onde elettromagnetiche a bassa
frequenza è principalmente attribuibile all’induzione di correnti elettriche nei tessuti elettricamente
stimolabili, in primo luogo muscoli e tessuto nervoso. L’interesse verso tali rischi è dovuto in particolar
modo alla diffusione sempre più capillare sia negli ambienti di lavoro che abitativi di apparecchi
funzionanti a corrente elettrica (50-60 Hz). Gli studi epidemiologici non sono tuttavia chiarificanti sugli
effetti delle ELF sulla salute dell’uomo, sia nel caso di esposizioni a livelli elevati che nel caso di
esposizione correlata a bassi livelli.
Nell’intervallo di frequenza (f<300Hz), dal punto di vista pratico la frequenza di maggiore interesse e
50 Hz, corrispondente alla frequenza di rete. Tutti gli esperimenti sull’insorgenza di effetti acuti portano
a dire che effetti di rilievo non sono osservabili sotto una soglia di 100 µT, mentre la ricerca
epidemiologica suggerisce effetti a lungo termine anche a 0.1µT. Ciò costituisce il vero “rompicapo
scientifico”, perchè campi di questo ordine di grandezza inducono correnti che si confondono con le
correnti endogene.
Comunque, sull’ipotesi di una possibile correlazione tra campi e.m. ed effetti sanitari si e andati avanti
con ricerche epidemiologiche che hanno fornito risultati molto articolati. La prima ipotesi di una
associazione tra campi elettrici e magnetici a frequenza ELF è stata avanzata da due ricercatori
statunitensi, N. Werthmeier e E. Leeper, che osservarono un aumento di tumori infantili in bambini che
vivevano in prossimità di installazioni elettriche.
Successivamente sono stati condotti numerosi studi epidemiologici sull’argomento, con risultati anche
contrastanti.
Sono dunque state fatte molte ipotesi ed analizzate varie possibili patologie a lungo termine. Si e arrivati
a chiarire maggiormente l’argomento portando a termine il progetto EMF RAPID, commissionato dal
congresso USA. Trenta esperti internazionali, al termine di 5 anni di lavoro, nel 1998 hanno pubblicato
i loro risultati, in particolare sulla cancerogenicità dei campi magnetici. Le conclusioni del gruppo di
lavoro EMF RAPID sono state tratte in base ai risultati degli studi sulle leucemie infantili ed agli studi
sulle leucemie linfatiche croniche associate alla esposizione lavorativa dell’adulto, mentre l’evidenza che
proviene da studi su animali e considerata “inadeguata”.
La prova di innocuità che il pubblico vorrebbe non potrà essere data mai dalla scienza. La IARC
(Agenzia Americana per le sostanze cancerogene), dal canto suo, non ha comunque ancora lavorato per
classificare le onde ELF come agente cancerogeno, progetto previsto nel 2001. A tuttoggi anche la
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stessa classificazione IARC non prevede l’innocuità. Le onde EMF ed in particolare le ELF sono
inserite in classe 2B. Nella classe 2B, in cui sono state inserite le onde elettromagnetiche, vi sono ad
esempio: acido caffeico - atrazina – benzina – caffe – ddt – saccarina - falegnameria - lavaggio a secco –
manifattura tessile - processi di stampa. Inoltre in classe 4, la più bassa della scala, c’e solo 1 agente.
Dopo il progetto EMF RAPID del 1998, segue la recente analisi di Ahlbom et al. che esamina i dati
aggregati di diversi studi epidemiologici. L’osservazione di un aumento di rischio per campi superiori a
0.4 µT va preso con cautela perchè gli studi su campi magnetici, come gli studi su animali non hanno
fornito evidenza anche fino a 2000 µT. Nessuno studio di laboratorio ha presentato risultati
riproducibili al di sotto di 100 µT per quanto riguarda effetti biologici significativi per i tumori.
Numerosi studi sono stati fatti anche relativamente all’esposizione dell’adulto in zone residenziali e di
lavoro, con risultati ancora più incerti e controversi, anche per l’estrema variabilità delle condizioni di
esposizione. Nel complesso, i risultati suggeriscono una possibile associazione limitatamente ad un
sottotipo di leucemia.
I valori ricavati dalle indagini epidemiologiche devono essere considerati con cautela. E’ fondamentale
non sopravvalutare le possibilità dell’indagine epidemiologica, che altro non è che un’indagine statistica.
3. Inquinamento da campi elettromagnetici ad alta frequenza (RF)
Protezionistica e limiti di esposizione
Quando si parla di campi elettromagnetici ad alta frequenza, si intende, in genere, quei campi compresi
nella banda delle radiofrequenze (RF da 100 kHz a 300 MHz e delle microonde (MO da 300 MHz a
300 GHz).
Le principali sorgenti sono gli apparati utilizzati per scopi terapeutici ed industriali (radar e
marconiterapia, risonanza magnetica, saldatrici, macchine per l'incollaggio della plastica, ecc.) alcuni
dispositivi domestici (telefoni cellulari, babyphone, forni a microonde, ecc.) e tutti gli apparati per
telecomunicazioni (trasmittenti radiotelevisive antenne per la telefonia cellulare, radar, ponti radio, ecc.).
Tutte queste ed altre sorgenti, come riportato nella tabella, emettono nello spettro delle alte frequenze
PRINCIPALI UTILIZZAZIONI DELLA GAMMA DI FREQUENZA DA 3 KHZ A 30 GHZ
(Mantiply et al., 1997)
BANDA
SIGLA
SORGENTI
3-30 kHz
VLF
Trasmissioni marittime (Omega)
Videoterminali (VDT)
Stufe elettriche domestiche
30-300 kHz
LF
Trasmissioni marittime (Loran)
MF
Trasmissioni radio AM
Trasmissioni radioamatori (lamda 160 m)
Forni elettrici industriali a induzione
Unità elettrochirurgiche
HF
Trasmissioni internazionali
Trasmettitori radioamatori
Trasmettitori radio cittadine
Saldatrici di elettr. industriali
Diatermia ad onde corte
VHF
Trasmissioni radio FM
Televisione VHF
Trasmittenti mobili e portatili
Telefoni senza filo
300-3000 kHz
3-30 MHz
30-300 MHz
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300-3000 MHz
UHF
Televisione UHF - Telefoni cellulari
Forni a microonde e diatermia a micr.
Radar per controllo traffico
3-30 GHz
SHF
Ponti radio a microonde
Connessioni satellitari
Radar di bordo (aerei) e uso polizia
Le principali unità di misura usate per esprimere l'entità del campo elettromagnetico, sono riportate di
seguito:
a) Componente elettrica del campo elettromagnetico (E): la sua unità di misura è il volt per metro
(V/m).
b) Componente magnetica del campo elettromagnetico (H): la sua unità di misura è l'ampere per
metro (A/m) o il Tesla (T).
c) Densità di potenza associata all'onda elettromagnetica (S):la sua unità di misura è il watt per
metro quadrato (W/m2). Spesso, per esprimere la densità di potenza, si usano alcuni sottomultipli
quali il milliwatt per centimetro quadrato (mW/cm2) ed il microwatt per centimetro quadrato (m
W/cm2), ricordando che 1 W/m2= 0,1 mW/cm2 =100 (m W/cm2).
Effetti sanitari dei campi elettromagnetici ad alta frequenza (rf-mo)
Gli effetti descritti nella letteratura, ascrivibili ad esposizioni a campi elettromagnetici ad alta frequenza,
possono essere schematicamente divisi in effetti termici, effetti non termici, effetti indiretti ed effetti a
lungo termine.
Effetti termici
Come è ampiamente documentato da un grandissimo numero di studi compiuti nell'arco di oltre
quarant'anni, l'effetto primario dei campi elettromagnetici a radiofrequenze e microonde è l'effetto
termico, conseguente all'assorbimento dell'energia elettromagnetica che viene dissipata sotto forma di
calore.
Nel caso di elevate e prolungate esposizioni a tali campi, si possono subire danni localizzati agli organi
più sensibili all'ipertermia, in quanto scarsamente vascolarizzati, come il cristallino (cataratta) e i testicoli
infertilità e sterilità.
E stato dimostrato sperimentalmente che, affinché si verifichino danni di questo genere, e necessario
superare nell'organo bersaglio densità di potenza di almeno 50/60 mW/cm2 per tempi di esposizione
prolungati: condizioni di esposizione di tale intensità possono interessare soltanto alcune categorie di
lavoratori i per esempio gli addetti all'incollaggio della plastica) ma non la popolazione in generale.
Effetti non termici
Per lungo tempo si è ritenuto che la radiazione ad alta frequenza, al di sotto della soglia che può causare
innalzamento termico, non avesse effetto sugli organismi biologici. Oggi si sa che questo era errato.
Sono stati osservati, infatti, una molteplicità di effetti dovuti all'interazione dei campi elettromagnetici
ad alta frequenza con la materia vivente, per densità di flusso al di sotto della soglia termica.
L’effetto più interessante è rappresentato dalla possibile azione del campo elettrico sulla permeabilità
della membrana cellulare.
Sono stati osservati, inoltre, effetti delle microonde su mutazioni nelle cellule, sia somatiche sia
germinali così come effetti sulle funzioni del sistema nervoso centrale in seguito a esposizioni a
radiofrequenze.
Risultati recenti hanno dimostrato la perdita di ioni calcio nel tessuto nervoso ed una maggior
permeabilità della barriera ematoencefalica per esposizioni a basse intensità di radiazioni a
radiofrequenze.
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Si suppone, infine, che l’esposizione a campi elettromagnetici ad alta frequenza possa dare luogo anche
ad effetti sul sistema cardiovascolare.
Effetti indiretti
I circuiti elettronici che compongono le apparecchiature elettromedicali quali ad esempio i monitor di
battiti cardiaci, registratori di onde cerebrali, misuratori di pressione sanguigna, monitor di capacità
respiratoria, apparecchiature per l’udito, pompe per l'insulina nonché i pace-maker, possono essere
influenzati nel loro funzionamento da campi elettromagnetici esterni ad alta frequenza.
Comitati scientifici internazionali hanno fissato valori limite di esposizione al campo elettromagnetico al
di sopra dei quali tali apparecchiature possono essere influenzate negativamente dalla presenza del
campo stesso,
Per esempio, per quanto riguarda i pace-maker il limite a cui i problemi di mal funzionamento iniziano
a sorgere risulta, da ricerche di laboratorio, tra 70 e 80 V/m (12-17 W/m2).
Effetti a lungo termine
Nel caso delle alte frequenze sono state sviluppate ricerche ed indagini epidemiologiche, anche se in
quantità minore rispetto alle basse frequenze, per valutare eventuali rischi da esposizioni prolungate nel
tempo.
La maggior parte delle indagini sono state effettuate, in particolare, su lavoratori potenzialmente esposti
a radiofrequenze e microonde, come, per esempio, dipendenti di industrie di telecomunicazioni,
personale di ambasciate, operai di aziende di prodotti in plastica con mansioni di termosaldatura, ecc.
Tra i vari studi eseguiti sui lavoratori ricordiamo quello effettuato sul personale dell'ambasciata
americana a Mosca dove gli individui sono stati esposti, per lungo tempo, a campi elettromagnetici a
radiofrequenze di bassa intensità (Lillienfeld et al.,1978).
Tale studio, che ha interessato 1800 impiegati e 3000 dipendenti dell'ambasciata, non ha evidenziato
significativi effetti dannosi per la salute.
Un altro importante studio è stato effettuato durante la guerra in Corea (Robinette et al, 1980) su
personale militare.
In tale studio è stata analizzata la mortalità per tumori durante il periodo 1950-1974 di 40.000
dipendenti della marina degli Stati Uniti esposti a microonde. Anche questo studio non ha evidenziato
differenze significative.
Al contrario, un altro studio, eseguito sempre su personale militare (Szmigielski et al., 1988) ha
segnalato un aumento del rischio di cancro.
Per quanto riguarda le indagini effettuate sulla popolazione, la maggior parte si sono indirizzate su
residenti in prossimità di impianti di telecomunicazioni ed in particolare vicino a ripetitori
radiotelevisivi, come lo studio eseguito a Honolulu (Anderson et al., 1996) caratterizzato dalla presenza
di trasmettitori radiotelevisivi all'interno di un'area densamente popolata. Nell'immediata vicinanza di
questi trasmettitori erano stati misurati campi elettrici superiori a 60 V/m che scendevano a livelli
minori di 20 V/m a distanze superiori a 3O-50m.
Negli anni 1987-83, si osservò un eccesso di incidenza di tumori totali (45 % negli uomini e 27% nelle
donne) e per le leucemie (58 % negli uomini e 45 % nelle donne) nelle sezioni di censimento nelle quali
si trovavano i trasmettitori, rispetto ai tassi di riferimento nazionali
Un altro importante studio, di recente pubblicazione, ha analizzato l'incidenza di tumori nella
popolazione residente in prossimità di un grande ripetitore radiotelevisivo (il ripetitore di Sutton
Coldfield) negli anni 1974-86. Il valore massimo del campo elettrico era 2 V/m per le emittenti TV e
4.5 V/m per le emittenti radio.
Il rischio di leucemia negli adulti, in un raggio di 2 km intorno al sito, era 1.83, basato su 23 casi
osservati e 12 casi attesi.(Dolk et al, 1997 a).
A seguito di questa osservazione, è stata studiata in tutta la Gran Bretagna l'incidenza dei tumori nella
popolazione residente in prossimità dei trasmettitori radiotelevisivi con potenza effettiva di almeno 500
kW per la televisione e 250 kW per la radio, con riferimento al periodo 1974-96.(Dolk et al, 1997 b).
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Su tutta la popolazione residente in un raggio di 10 km dai ripetitori si sono verificati 3305 casi di
leucemia negli adulti numero abbastanza uguale ai casi attesi e con un declino del rischio in funzione
della distanza mentre non si sono evidenziati eccessi tra i residenti nel raggio di 2 km.
Anche gli studi di laboratorio, d'altra parte, non forniscono indicazioni conclusive circa eventuali effetti
a lungo termine dei campi elettromagnetici a RF e MO.
In realtà, in un lavoro recente è stato segnalato un eccesso di linfomi in topi transgenici esposti a campi
elettromagnetici pulsati a 900 MHz (Repacholi et al, 1997) ma tale indagine deve essere replicata prima
di poter essere considerata probante ai fini di un'interpretazione dell'associazione in senso causale.
In base a questi ed altri studi è possibile concludere che pur non esistendo al momento solide evidenze
quantitative di rischi cancerogeni legati all'esposizione cronica a campi elettromagnetici ad alta
frequenza della popolazione è comunque opportuno, in futuro, realizzare altre indagini epidemiologiche
e ricerche sperimentali affinché sia possibile disporre di dati aggiornati e approfonditi che permettano
di fare valutazioni più esaustive e certe sul rischio.
Gli sforzi della ricerca finora svolta e gli studi epidemiologici per stabilire gli effetti delle possibili
esposizioni a campi elettromagnetici RF (specie per quanto riguarda le basse esposizioni) non
consentono di trarre delle conclusioni definitive sugli effetti sulla salute dell’uomo. A tal fine si dovrà
perlomeno attendere il rapporto dell’OMS. Il principio precauzionale ha tuttavia portato anche in tale
spettro di frequenza a stabilire dei limiti di esposizione che risultino fortemente tutelativi per i lavoratori
e la popolazione. Le linee guida dell’International Commission on Non Ionizing Protection (ICNIRP),
che gode del riconoscimento ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono state
adottata come base per le recenti Direttive del Parlamento Europeo.
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4. La valutazione dei rischi da campi elettromagnetici in ambiente lavorativo
Il rischio di esposizione dei lavoratori al campo elettromagnetico, per cui è prevista una valutazione del rischio in
conformità al D.Lgs. 257/07, come aggiornato dal D.Lgs. 81/08 TITOLO VIII CAPO IV, è classificato come un
Rischio per la salute tra i rischi igienico-ambientali all'interno della classe "Agenti Fisici", nell'ambito delle
"Radiazioni non Ionizzanti", che comprendono una parte dei raggi ultravioletti, le microonde, le radiofrequenze, i
raggi infrarossi ed i raggi laser. La valutazione dei rischi è l'esame sistematico di tutti gli aspetti attinenti il lavoro a
partire dall'individuazione delle cause probabili di lesione o danno, al fine di eliminare il rischio o, in alternativa, di
ridurlo ad un livello accettabile. Si sottolinea che la valutazione dei rischi si effettua solamente per effetti a breve
termine dei campi elettromagnetici, mentre non vengono normati gli effetti a lungo termine. Anche per il rischio da
campi elettromagnetici è importante determinare il percorso che va dalle cause più frequenti di esposizione, alle
sorgenti di pericolo, alle classi di lavoratori più esposti al rischio, ai metodi di misura delle onde emesse, ai
provvedimenti da prendere per ridurre al minimo l'esposizione del lavoratore e della popolazione. Tale percorso è
riassumibile come segue:
Identificazione delle sorgenti di pericolo
↓
Identificazione dei lavoratori (o di terzi) esposti al rischio
↓
Individuazione dei rischi da esposizione
↓
Stima dei rischi di esposizione
↓
Studio della possibilità di eliminare o ridurre il rischio
↓
Informazione/Formazione
↓
Sorveglanza Sanitaria
Identificazione delle sorgenti di pericolo
L'identificazione delle sorgenti di pericolo passa attraverso 2 fasi principali: la descrizione dell'attività
lavorativa (ciclo lavorativo; singole fasi lavorative; fonti di emissione utilizzate), e l'analisi delle fasi
operative (per rilevamento del livello di rischio nelle diverse fasi).Per esplicare tale percorso, si possono
seguire le seguenti modalità:
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-Analizzare la documentazione tecnica delle macchine e degli impianti;
-Progettare ed organizzare la destinazione e le caratteristiche strutturali
dell'ambiente; -Controllare le schede di sicurezza delle macchine erogatrici;
-Misurare le emissioni per il rispetto dei valori limite di esposizione (nazionali,
comunitari) -Richiedere autorizzazioni, operare verifiche;
-Raccogliere ed analizzare i dati di sorveglianza sanitaria;
-Ricavare informazioni da interviste ai lavoratori e da ispezioni interne e di organi di vigilanza.
Identificazione dei lavoratori (o di terzi esposti al rischio)
Le classi di lavoratori a rischio sono evidenziabili ovunque siano presenti fonti di emissione
elettromagnetica. Più in particolare, si possono individuare 2 classi di rischio:
1. Rischio generico: per tutti i lavoratori che utilizzano qualsiasi attrezzatura elettrica che funziona
a corrente elettrica o lavorano davanti a videoterminali o in luoghi di lavoro situati in prossimità
di antenne radiobase o elettrodotti.
2. Rischio specifico: per quei lavoratori che utilizzano giornalmente fonti di emissione di campi
elettromagnetici e particolarmente:
Fonti di emissione a Radiofrequenze:
a. Sistemi per saldatura dielettrica e trattamenti termici ad induzione elettromagnetica;
b. Apparati elettromedicali per diatermia, risonanza magnetica, chirurgia con elettrobisturi
ad alta frequenza (con esposizione di pazienti, personale medico, infermieristico e
tecnico).
c. Apparecchiature scientifiche (spettrografi magnetici, ciclotroni e sistemi di perfusione
nucleare).
d. Apparecchiature per la disinfestazione delle granaglie.
e. Sistemi di broadcasting.
f. Impiantistica della telefonia cellulare.
g. Utilizzo di telefonia cellulare.
h. Apparecchiature Wafers (microcip di memoria RF).
i. Impiantistica radar (es. torri di controllo).
j. Attrezzature forze armate (radar, carri armati, ecc.).
Fonti di emissione a basse frequenze:
k. Apparecchiature per l'essiccazione della ceramica.
l. Apparecchiature presenti nelle cabine di conduzione dei treni.
Individuazione dei rischi da esposizione
L'individuazione dei rischi di esposizione parte dall'analisi del quadro generale delle sorgenti di pericolo
e prosegue con lo studio delle procedure lavorative e delle misure di prevenzione e protezione già
attuate.
A partire dall'analisi delle sorgenti, dallo studio della loro disposizione spaziale e della loro compatibilità
elettromagnetica quando si hanno più sorgenti, è quindi necessario arrivare all'istituzione di metodi
operativi e di misure di sicurezza per la prevenzione dei danni connessi al rischio elettromagnetico.
Fondamentale è quindi, in questo ambito, analizzare ed affrontare i problemi organizzativi, legati alla
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gestione degli spazi di lavoro, ed alla mancanza di consapevolezza dell'esposizione da parte degli
operatori.
Già in una prima fase possono dare indicazioni per evitare esposizioni improprie degli operatori, in fase
progettuale, per ristrutturazioni o per nuova costruzione di locali destinati ad attività che coinvolgano
l'utilizzo di campi elettromagnetici, come ad esempio, locali destinati a diagnostica magnetica o a
fisioterapia che preveda l'utilizzo della magnetoterapia, locali che coinvolgano saldatrici ad induzione,
etc….
Inoltre, quando possibile, si dovrebbero adottare misure di protezione, che a seconda dei casi possono
essere collettive ed individuali, accompagnate a percorsi di formazione/informazione dei lavoratori che
assegnino a ciascun esposto la giusta consapevolezza dell'esposizione, nonchè i corretti comportamenti
da adottare, purtuttavia senza creare inutili allarmismi. Il reale rischio sulla salute conseguente
all'esposizione al campo elettromagnetico verrà poi valutato in sede di sorveglianza sanitaria, importante
strumento a disposizione della sicurezza del lavoratore.
Il D.Lgs. 257/07, come aggiornato dal D.Lgs. 81/08 TITOLO VIII CAPO IV, prevede peraltro che
nell'ambito della valutazione del rischio, il datore di lavoro presti particolare attenzione ai seguenti
elementi:
a) il livello, lo spettro di frequenza, la durata e il tipo dell'esposizione;
b) i valori limite di esposizione e i valori di azione di cui all'articolo 49-quindecies;
c) tutti gli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori particolarmente sensibili al rischio;
d) qualsiasi effetto indiretto quale:
1) interferenza con attrezzature e dispositivi medici elettronici (compresi stimolatori cardiaci
e altri dispositivi impiantati);
2) rischio propulsivo di oggetti ferromagnetici in campi magnetici statici con
induzione magnetica superiore a 3 mT;
3) innesco di dispositivi elettro-esplosivi (detonatori);
4) incendi ed esplosioni dovuti all'accensione di materiali infiammabili provocata da scintille
prodotte da campi indotti, correnti di contatto o scariche elettriche;
e) l'esistenza di attrezzature di lavoro alternative progettate per ridurre i livelli di esposizione
ai campi elettromagnetici;
f) per quanto possibile, informazioni adeguate raccolte nel corso della sorveglianza
sanitaria, comprese le informazioni reperibili in pubblicazioni scientifiche;
g) sorgenti multiple di esposizione;
h) esposizione simultanea a campi di frequenze diverse.
Stima dei rischi di esposizione
Dall'analisi delle sorgenti di pericolo e dall'individuazione dei livelli di rischio, deve essere effettuata una
stima del rischio di esposizione residuo. Tale stima, può essere eseguita attraverso:
a. La verifica del rispetto dell'applicazione delle norme di sicurezza alle macchine durante il loro
funzionamento.
b. La verifica dell'accettabilità delle condizioni di lavoro in relazione ad un esame oggettivo
dell'entità e della durata delle lavorazioni, delle modalità operative svolte e di tutti i fattori che
influenzano le modalità e l'entità dell'esposizione, in analogia con i dati di condizioni di
esposizione similari riscontrati nello stesso settore operativo. A quest'ultimo riguardo si potrà
operare tenendo conto dei dati desunti da indagini su larga scala, effettuate in realtà lavorative
similari.
c. La verifica delle condizioni di sicurezza anche mediante acquisizione di documentazioni e
certificazioni eventualmente esistenti agli atti dell'azienda.
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d. La corretta misura dell'entità dell'esposizione (eseguita secondo la legge vigente in materia) che
porti alla quantificazione oggettiva del rischio ed alla conseguente valutazione attraverso il
confronto con indici di riferimento.
e. La verifica del rispetto dei valori di attenzione di cui al D.Lgs. 257/07, come aggiornato dal
D.Lgs. 81/08 TITOLO VIII CAPO IV.
Studio della possibilità di eliminare o ridurre il rischio
La possibilità di ridurre le emissioni elettromagnetiche in ambiente lavorativo, dipende da una serie di
fattori: primo tra tutti la frequenza e le caratteristiche fisiche dell'onda, ma anche l'utilizzo dell'onda
emessa (se si tratta per esempio di una macchina industriale o di un elettrodotto, o di un'antenna per
radiotelefonia) e l' ambiente in cui il lavoratore è esposto.
La schermatura di un campo elettrico, magnetico o elettromagnetico può risultare molto utile in
numerosi settori tecnici che vedono l'utilizzo di campi elettromagnetici. Innanzitutto quando si vuole
ridurre l'esposizione di individui che debbano transitare o stazionare nei pressi di una sorgente di
campo elettromagnetico in ambiente lavorativo, in secondo luogo nell'ambito della cosiddetta
"compatibilità elettromagnetica", quando è importante evitare che le emissioni elettromagnetiche
prodotte da una apparecchiatura elettrica disturbino il funzionamento di altre apparecchiature poste
nelle vicinanze della prima, o che la sommatoria delle onde elettromagnetiche di più sorgenti crei
un'amplificazione dell'intensità dell'onda. In particolare, i campi elettrici vengono fortemente attenuati
anche dagli oggetti materiali non conduttivi che si interpongono tra le sorgenti e gli individui: una
parete o un edificio sono utili attenuatori di campo elettrico. I campi magnetici, invece, non subiscono
attenuazione da parte degli oggetti materiali. Pertanto si ritrovano quasi inalterati all'interno e all'esterno
di un edificio. La possibilità di schermatura dipende anche dal fatto che l'emissione della sorgente sia
intenzionale o accidentale.
Nel primo caso, in cui l'emissione di un campo elettromagnetico è necessaria espressamente per
diffondere un segnale elettromagnetico (per esempio: impianti di teleradiodiffusione, stazioni radiobase, apparati radar), non è possibile schermare la sorgente, ovvero impedire che le sue emissioni
diffondano nell'ambiente circostante, poiché questo ne impedirebbe il regolare funzionamento. A
questo proposito deve essere schermata, laddove sia possibile, la regione di spazio all'interno della quale
non si vuole che il campo elettromagnetico possa penetrare.
Nel secondo caso, invece, troviamo le sorgenti la cui emissione è del tutto "accidentale" (per esempio:
elettrodotti, elettrodomestici, computer e altre macchine da ufficio) e quegli apparati industriali il cui
funzionamento richiede la generazione di un intenso campo, ma solo in una regione limitata di spazio,
dove si trova lo strumento che eroga il campo. In questi casi, è possibile pensare di schermare la stessa
sorgente.
Gli schermi si realizzano maggiormente con l'impiego di pannelli o contenitori metallici o comunque di
materiale che possegga una buona conducibilità elettrica. Si deve tener presente che il campo magnetico
statico o di bassa frequenza (50 Hz) è molto difficile da schermare: per una schermatura efficace
occorrono lastre di acciaio o altro materiale ferromagnetico spesso diversi millimetri. Attualmente
vengono prodotte leghe metalliche con alta permeabilità magnetica che possono schermare anche
campi a bassa frequenza ad altissima intensità con lastre dello spessore di pochi millimetri, peraltro con
bassi costi di produzione.
Il campo elettromagnetico a radiofrequenza (per esempio a 900 MHz, come nel caso della telefonia
cellulare) può essere, invece, facilmente schermato da materiali metallici. Uno schermo può anche
essere realizzato con un tessuto (filato o non filato, naturale o sintetico) attraversato da un materiale che
deve essere dotato di una buona conducibilità elettrica (ad es.grafite, filamenti metallici). Questo
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significa che è possibile abbattere i livelli di campo elettromagnetico ad alta frequenza mediante l'uso di
semplici tende purchè dotate delle succitate caratteristiche.
Il D.Lgs. 257/07, come aggiornato dal D.Lgs. 81/08 TITOLO VIII CAPO IV, prevede che a seguito
della valutazione dei rischi di cui all'articolo 181, qualora risulti che i valori di azione sono superati, il
datore di lavoro elabora ed applica un programma d'azione che comprenda misure tecniche e
organizzative intese a prevenire esposizioni superiori ai valori limite di esposizione, tenendo conto in
particolare:
a) di altri metodi di lavoro che implicano una minore esposizione ai campi elettromagnetici;
b) della scelta di attrezzature che emettano campi elettromagnetici di intensità inferiore, tenuto
conto del lavoro da svolgere;
c) delle misure tecniche per ridurre l'emissione dei campi elettromagnetici, incluso se necessario l'uso di
dispositivi di sicurezza, schermature o di analoghi meccanismi di protezione della salute;
d) degli appropriati programmi di manutenzione delle attrezzature di lavoro, dei luoghi e
delle postazioni di lavoro;
e) della progettazione e della struttura dei luoghi e delle postazioni di lavoro;
f) della limitazione della durata e dell'intensità dell'esposizione;
g) della disponibilità di adeguati dispositivi di protezione individuale.
Informazione e formazione dei lavoratori
Il rischio da campo elettromagnetico (radiazioni non ionizzanti) resta ancora, nonostante l'intensificarsi
degli studi in materia, un argomento complesso, poco chiaro nei suoi reali effetti sulla salute, e di
conseguenza anche poco regolato legislativamente, in particolar modo per ciò che riguarda l'esposizione
professionale. Per questa ragione è fondamentale, ancor più che per altri rischi, la corretta informazione
e formazione dei lavoratori e di tutte le figure del DLgs. 626/94, come aggiornato dal D.Lgs. 81/08
TITOLO VIII CAPO IV (Articoli 36 e 37 e 184), soprattutto in specifici settori lavorativi che
prevedono esposizioni massicce e prolungate nel tempo.
Si dovrebbero avviare quindi iniziative di informazione corretta e completa sui rischi connessi
all'esposizione a campi elettromagnetici, che illustrino con chiarezza il quadro delle conoscenze
scientifiche con tutte le sue incertezze in modo da sensibilizzare l'opinione pubblica su un potenziale
fattore di rischio per la salute senza tuttavia generare allarmismi che, in quanto possono indurre stati di
ansia o di paura, possono rappresentare essi stessi un fattore di rischio per la salute. Inoltre, la corretta
informazione e formazione del lavoratore può permettere di evitare comportamenti ed interventi di
prevenzione inadeguati.
Il D.Lgs. 257/07, come aggiornato dal D.Lgs. 81/08 TITOLO VIII CAPO IV, prevede che nell'ambito
degli obblighi di cui agli articoli 36 e 37, il datore di lavoro provvede affinché i lavoratori esposti a rischi
derivanti da campi elettromagnetici sul luogo di lavoro e i loro rappresentanti vengano informati e
formati in relazione al risultato della valutazione dei rischi di cui all'articolo 181 con particolare
riguardo:
a) alle misure adottate in applicazione del presente titolo;
b) all'entità e al significato dei valori limite di esposizione e dei valori di azione di cui all'articolo
49-quindecies, nonché ai potenziali rischi associati;
c) ai risultati della valutazione, misurazione o calcolo dei livelli di esposizione ai campi elettromagnetici
effettuate a norma dell'articolo 49-sexiesdecies;
d) alle modalità per individuare e segnalare gli effetti negativi dell'esposizione per la salute;
e) alle circostanze nelle quali i lavoratori hanno diritto a una sorveglianza sanitaria e agli obiettivi della
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stessa;
f) alle procedure di lavoro sicure per ridurre al minimo i rischi derivanti dall'esposizione.
Sorveglianza sanitaria
I presupposti più importanti per avviare qualsiasi percorso di programmazione sanitaria sono
l'identificazione dei lavoratori esposti secondo i criteri stabiliti dalle norme di riferimento in materia, la
conoscenza degli effetti biologici e della patologia connessa con l'esposizione. Fondamentale è la
quantizzazione dell'entità della radiazione elettromagnetica cui ciascun individuo è esposto. L’articolo
211 del D.Lgs. 81/08 norma la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti al rischio da campi
elettromagnetici.
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5. ALAC SpA: VALUTAZIONE DEL RISCHIO
5.1 Sottoscrizione
Con la redazione della seguente valutazione si sono esaminati i rischi di esposizione ad onde
elettromagnetiche dei lavoratori operanti presso:
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Sede Legale: Corso Nizza 9 - 12100 Cuneo
Sede operativa: Frazione Cornati – 12060 Murazzano (CN)
previa consultazione e in collaborazione con:
Datore di Lavoro:
Responsabile del Servizio di Prevenzione
Protezione
Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza
Medico Competente
Dott. Ing. Almondo Roberto
e Geom. Ambrogio Piercarlo
Ascheri Pierangelo
Dott. Carlini Paolo
Cuneo, lì 31/12/2014
Datore di Lavoro
Dott. Ing. Almondo Roberto
..................................................
R.S.P.P.
Geom. Ambrogio Piercarlo
.......................................................
R.L.S.
Ascheri Pierangelo
.......................................................
Medico Competente
Dott. Carlini Paolo
.......................................................
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5.2. Descrizione Del Processo Produttivo
L’acquedotto Langhe e Alpi Cuneesi SpA svolge attività di gestione di rete acquedottistica volta a
fornire numerosi comuni della Provincia di Cuneo oltre alcune località situate nelle Province di Asti e
Savona. La sede della Società è situata al terzo piano dell’immobile sito in Cuneo, Corso Nizza 9. I
settori in cui operano le maestranze possono essere suddivisi come di seguito riportato:
Settore Amministrativo
- Direzione;
- Ufficio Segreteria;
- Ufficio Ragioneria.
Il Settore Amministrativo, composto dal Direttore della società, da 2 impiegate e da un impiegato in
assegnazione temporanea dall’Amministrazione Provinciale di Cuneo, svolge prettamente attività
d’ufficio legate alla gestione ed alla elaborazione di documenti utili alla società ed opera presso la sede
della società stessa al terzo piano dell’edificio sito in Cuneo, Corso Nizza 9; il personale opera in tre
locali distinti.
Elenco apparecchiature e strumenti utilizzati
Le apparecchiature in dotazione ai dipendenti, sono essenzialmente riconducibili a:
- Videoterminali;
- Stampanti;
- Taglierine, rifilatrici manuali o elettriche;
- Fotocopiatrici;
- Attrezzatura varia minuta per l’esercizio delle funzioni di cui sopra.
Settore Tecnico
- Ufficio Tecnico;
- Settore tecnico - operativo.
L’ufficio tecnico è composto da 2 impiegati operanti in parte presso la sede della Società, svolgendo
lavoro di ufficio di progettazione, preventivi, acquisti e in parte sul territorio attraversato dalla rete
dell’Acquedotto Langhe e Alpi Cuneesi SpA. Le apparecchiature in dotazione ai dipendenti, sono
essenzialmente riconducibili a:
- Videoterminali;
- Stampanti;
- Taglierine, rifilatrici manuali o elettriche;
- Fotocopiatrici.
- Rilegatrici;
- Macchine fotografiche digitali;
- Metri, rotelle ed altre attrezzature di misurazione diretta;
- Automezzo aziendale;
- Attrezzatura varia minuta per l’esercizio delle funzioni di cui sopra.
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Il settore tecnico operativo, composto da:
- n. 5 operai distribuzione/lavori rete, che operano singolarmente o nella squadra addetta ai
lavori sulla rete, eseguendo operazioni connesse a posa di condotte, riparazioni, allacciamenti e
relative opere di carpenteria, meccaniche e/o murarie, comprese opere di saldatura. Tre operai
hanno incarico di preposti.
Il settore tecnico operativo effettua inoltre lavori di controllo, verifica, taratura delle apparecchiature
presenti sulla rete distributiva (meccaniche, elettromeccaniche ed elettroniche), oltre che manutenzione
e gestione ordinaria delle strutture esistenti. Il personale è dotato di automezzo aziendale per effettuare
gli opportuni spostamenti ai fini dell’espletamento delle mansioni.
Il personale non dispone di un luogo fisso in cui operare ma svolge lavoro di tipo “itinerante” in
quanto va a coprire tutta la rete acquedottistica gestita. Le apparecchiature in dotazione ai dipendenti,
sono essenzialmente riconducibili a:
Avvitatore Bosh GSB 12 VE-2
Betoniera Imer Mini Beta;
Compressore- OIL HD SDE 30
Decespugliatore- ECHO - SRM 3605
Decespugliatore- ECHO - SRM 5000
Decespugliatore Echo SRM 350 ES
Decespugliatore Marunaka v26w Kavasaki th 43 – n. 3
Gruppo Elettrogeno- MOSA GE 2500
Gruppo elettrogeno- GEMAP 2
Gruppo Elettrogeno/Saldatrice- MOSA TS 222 BS/DS
Generatore di corrente Genset MG 8000 I-HE
Idropulitrice Comet
Mola angolare- Bosh GWS 20-230
Mola angolare- Bosh 21-230
Mola angolare- Rupes (24 V)
Mola angolare- GWS 6/115
Bosch GWS 14,4 - Smerigliatrice a batteria
Motosega- ECHO CS 4200; velocità catena 23,7 m/s
Trapano Bosh GBH 2-22 RE
Bosch GBH 36 V-Li - Martello perforatore a batteria
Bosch GBH 5-40 DCE - Martello demolitore - perforatore
Bosch GBH 11 DE - Martello demolitore - perforatore
Ridgid 690 – filiera elettrica 1/8’’ – 2’’
Rasaerba P46-450C – Partner – Briggs & Stratton
Saldatrice elettrica - Fronius Trans Pocket 1500
.
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5.3 Identificazione delle sorgenti di pericolo
Per quanto concerne l’esposizione a campi elettromagnetici dei lavoratori della ALAC SpA si evidenzia
come non esistano nel ciclo produttivo delle specifiche sorgenti radiogene. Si può pertanto considerare
il rischio di tipo generico, legato alla presenza di attrezzature elettriche (frequenza caratteristica 50 Hz),
talune anche di notevole potenza. Per quanto concerne gli uffici si sottolinea la presenza di Monitor,
fotocopiatrici ed altre attrezzature tipiche da ufficio.
Presso la sede operativa di Murazzano è presente un’antenna ad alta frequenza della Regione Piemonte
per la trasmissione dati. Si sono pertanto effettuate delle misurazioni mirate in tale sito, volte alla
determinazione dei campi elettromagnetici ad alta frequenza.
Tale potenziale esposizione dei lavoratori può considerarsi pertanto come un rischio ambientale e il
campo può sicuramente essere considerato come un campo lontano.
Facendo riferimento alla valutazione del rischio, alle misurazioni effettuate il 25/05/2008 ed in seguito
alla valutazione delle fonti di rischio non si ritiene procedere ad effettuare nuovamente delle
misurazioni.
5.4 Identificazione dei lavoratori esposti al rischio campi elettromagnetici
Si ritiene che possano essere esposti al rischio da campi elettromagnetici tutti gli operatori che lavorano
in prossimità delle macchine ed attrezzature portatili dell’azienda ALAC SpA alimentate a corrente
elettrica. A tal fine viene effettuata una mappatura del rischio sulle attrezzature di maggiore potenza
elettrica assorbita, effettuando la misura in corrispondenza della parte del corpo del lavoratore più
prossima alla macchina.
Per quanto concerne gli impiegati l’esposizione è legata principalmente all’utilizzo di videoterminali.
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5.5 Individuazione dei rischi da esposizione
Durante la valutazione del rischio del 25/08/2008 al fine di individuare e valutare i rischi di esposizione
dei lavoratori a Campi Elettromagnetici si era provveduto all’effettuazione di una serie di misurazioni
nelle postazioni operative dei lavoratori per determinare l’esposizione dei lavoratori stessi a campi
elettromagnetici e confrontarla con i limiti di azione, espressi come grandezze direttamente misurabili.
Le misurazioni sono state effettuate dal Dr. Allemandi Gianluca in data 20 Maggio 2008 in conformità
al D.Lgs. 257/08, al TITOLO VIII Capo IV del D.Lgs. 81/08 ed in particolare alle norme tecniche
CEI 211-6 e CEI 211-7 per le misure in bassa ed alta frequenza.
Le misure sono state effettuate con la strumentazione TAOMA, progettata e realizzata per le misure di
campi elettromagnetici in conformità agli standard normativi italiani ed internazionali (D.Lgs. 81/08,
D.L. 257/07, D.M. 381 del 10/09/1998, D.P.C.M. del 08/07/2003 e direttiva europea 2004/40/CE),
con le sonde:
SONDA CAMPO MAGNETICO TS/002/BLF Misura isotropica e su singolo asse, Gamma di
frequenza: 5Hz-100kHz, Gamma di misura: 10nT-10mT
SONDA CAMPO ELETTRICO TS/003/ELF Misura isotropica e su singolo asse, Gamma di
frequenza: 5Hz-100kHz, Gamma di misura: 1V/m-100kV/m
SONDA CAMPO ELETTROMAGNETICO TS/004/EHF Misura isotropica e su singolo asse,
Gamma di frequenza: 100kHz-6GHz, Gamma di misura: 0,2V/m-400V/m
Come precedentemente indicato, vista la valutazione del rischio EMF del 25/08/2008, essendo i valori
misurati molto inferiori ai valori di azione, non si ritiene necessario procedere ad ulteriori misurazioni.
Si precisa che le attrezzature utilizzate dal personale sono sostanzialmente le stesse presenti nella
precedente valutazione.
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Le misure, per quanto concerne i campi elettromagnetici a bassa frequenza, erano state effettuate nelle
suddette postazioni di lavoro, macchine e attrezzature portatili, ritenute a rischio, a livello del capo e
nella postazione ritenuta più esposta. Si riportano in allegato i dettagli delle misure e nel seguito le
misure più gravose ed il valore massimo rilevato.
POSTAZIONE/
CAMPO
ELETTRICO
CAMPO
ELETTRICO
CAMPO
MAGNETICO
CAMPO
MAGNETICO
FREQUEN
ZA
ID
OPERATORE
DOMINANTE
Valore
Valore Medio
Valore
Valore Medio
Massimo
1
2
3
4
Massimo
V/m
V/m
µT
µT
Hz
9.1
35.1
0.19
0.26
50
4.3
5.6
1.44
1.59
50
197
317
22.7
31
50
SALDATRICE
PORTATILE MOS
MOTOSALDATRICE
MOSA
MOLA BOSCH 230
POSTAZIONE
VIDEOTERMINALE
Sede precedente in Via
Massimo d’Azeglio Cuneo
6.4
7.9
0.1
0.34
Le suddette misurazioni sono state confrontate con i valori di azione pari a 10000 V/m per il campo
elettrico a frequenza di 50 Hz e a 500 µT per l’induzione magnetica alla stessa frequenza.
Si rilevava l’assenza di rischio in quanto i valori misurati erano inferiori, per ordini di grandezza, ai limiti
normativi.
50
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Le misure, per quanto concerne i campi elettromagnetici ad alta frequenza, erano state effettuate presso
la sede operativa di Murazzano per valutare l’influenza ambientale dell’antenna di trasmissione dati della
Regione Piemonte. Si riportano nel seguito i valori rilevati:
POSTAZIONE/
OPERATORE
Sede Operativa
Murazzano
CAMPO
ELETTRICO
CAMPO
ELETTRICO
Valore Medio
Valore
Massimo
V/m
V/m
0.18
0.20
Le suddette misurazioni sono state confrontate con i livelli di azione che variano, nelle frequenze
considerate, dai 61 ai 610 V/m per il campo elettrico ad alte frequenza. Si rileva che, in ipotesi di campo
lontano, la misura del campo elettrico è sufficiente per determinare un eventuale rischio di esposizione
a campi elettromagnetici essendo il campo magnetico ad esso proporzionale.
Si è rilevato che in tutti i punti di misurazione, sia per il campo elettrico che per il campo magnetico ad
alta e bassa frequenza, erano ampliamente rispettati i limiti di azione. I valori misurati erano, per ordine
di grandezza, inferiori ai limiti normativi. Ciò esclude che in data odierna tali valori possano superare i
valori di azione, non essendo intervenuti cambiamenti significativi nell’area di lavoro e nelle
attrezzature.
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5.6 Stima dei rischi di esposizione
Per confronto dei valori rilevati il 20/05/2015 con i limiti normativi di azione, non essendo state
introdotte nuove particolari fonti di EMF, non si ritiene che i lavoratori siano esposti al rischio da
campi elettromagnetici per brevi esposizioni, come previsto dal D.Lgs. 257/07 ed aggiornato dal D.Lgs.
81/08 TITOLO VIII CAPO IV.
5.7 Studio della possibilità di eliminare o ridurre il rischio
Non si rilevano specifici interventi di protezione e prevenzione necessari in relazione al D.Lgs.
257/07, come aggiornato dal D.Lgs. 81/08 TITOLO VIII CAPO IV. Si procede tuttavia:
Manutenzione delle attrezzature di lavoro e delle macchine;
Schermatura dei cavi elettrici e dei quadri di nuova costruzione;
Evitare l’esposizione dei lavoratori a campi elettromagnetici, ove non strettamente necessario:
spegnere immediatamente le attrezzature elettriche ed elettroniche ove non necessarie.
5.8 Informazione/Formazione
Si prevede una formazione ed informazione del personale sui seguenti temi:
a) normativa di riferimento D.Lgs. 277/07, come aggiornato dal D.Lgs. 81/08 TITOLO VIII
CAPO IV;
b)risultati della valutazione, misurazione o calcolo dei livelli di esposizione ai campi
elettromagnetici effettuate;
c) circostanze nelle quali i lavoratori hanno diritto a una sorveglianza sanitaria e agli obiettivi della
stessa;
5.9 Sorveglianza Sanitaria
Non si ritiene necessaria una sorveglianza sanitaria specifica.
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Allegato 1: Decreto Legislativo 19 novembre 2007, n. 257, D.Lgs. 81/08
D.Lgs. 81/08, TITOLO VIII
CAPO IV – PROTEZIONE DEI LAVORATORI DAI RISCHI DI ESPOSIZIONE A CAMPI
ELETTROMAGNETICI
N° 7 articoli (da art. 206 a art. 212)
Articolo 206 - Campo di applicazione
1. Il presente capo determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute
e la sicurezza derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici (da 0 Hz a 300 GHz), come definiti
dall'articolo 207, durante il lavoro. Le disposizioni riguardano la protezione dai rischi per la salute e la
sicurezza dei lavoratori dovuti agli effetti nocivi a breve termine conosciuti nel corpo umano derivanti dalla
circolazione di correnti indotte e dall'assorbimento di energia, e da correnti di contatto.
2. Il presente capo non riguarda la protezione da eventuali effetti a lungo termine e i rischi risultanti
dal contatto con i conduttori in tensione.
Articolo 207 - Definizioni
1. Agli effetti delle disposizioni del presente capo si intendono per:
a) campi elettromagnetici: campi magnetici statici e campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici
variabili nel tempo di frequenza inferiore o pari a 300 GHz;
b) valori limite di esposizione : limiti all'esposizione a campi elettromagnetici che sono basati
direttamente sugli effetti sulla salute accertati e su considerazioni biologiche. Il rispetto di questi limiti
garantisce che i lavoratori esposti ai campi elettromagnetici sono protetti contro tutti gli effetti nocivi
a breve termine per la salute conosciuti;
c) valori di azione: l'entità' dei parametri direttamente misurabili, espressi in termini di intensità di
campo elettrico (E), intensità di campo magnetico (H), induzione magnetica (B) e densità di potenza
(S), che determina l'obbligo di adottare una o più delle misure specificate nel presente capo. Il
rispetto di questi valori assicura il rispetto dei pertinenti valori limite di esposizione.
Articolo 208 - Valori limite di esposizione e valori d’azione
1. I valori limite di esposizione sono riportati nell' ALLEGATO XXXVI, lettera A, tabella 1.
2. I valori di azione sono riportati nell' ALLEGATO XXXVI, lettera B, tabella 2.
Articolo 209 - Identificazione dell’esposizione e valutazione dei rischi
1. Nell'ambito della valutazione dei rischi di cui all'articolo 181, il datore di lavoro valuta e, quando
necessario, misura o calcola i livelli dei campi elettromagnetici ai quali sono esposti i lavoratori. La
valutazione, la misurazione e il calcolo devono essere effettuati in conformità alle norme europee
standardizzate del Comitato europeo di normalizzazione elettrotecnica (CENELEC). Finché le citate
norme non avranno contemplato tutte le pertinenti situazioni per quanto riguarda la valutazione,
misurazione e calcolo dell'esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici, il datore di lavoro adotta
le specifiche linee guida individuate od emanate dalla Commissione consultiva permanente per la
prevenzione degli infortuni e per l'igiene del lavoro, o, in alternativa, quelle del Comitato Elettrotecnico
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Rischio EMF
italiano (CEI), tenendo conto, se necessario, dei livelli di emissione indicati dai fabbricanti
delle attrezzature.
2. A seguito della valutazione dei livelli dei campi elettromagnetici effettuata in conformità al comma
1, qualora risulti che siano superati i valori di azione di cui all'articolo 208, il datore di lavoro valuta e,
quando necessario, calcola se i valori limite di esposizione sono stati superati.
3. La valutazione, la misurazione e il calcolo di cui ai commi 1 e 2 non devono necessariamente
essere effettuati in luoghi di lavoro accessibili al pubblico, purché si sia già proceduto ad una
valutazione conformemente alle disposizioni relative alla limitazione dell'esposizione della
popolazione ai campi elettromagnetici da 0 Hz a 300 GHz e risultino rispettate per i lavoratori le
restrizioni previste dalla raccomandazione 1999/519/CE del Consiglio, del 12 luglio 1999, e siano
esclusi rischi relativi alla sicurezza.
4. Nell'ambito della valutazione del rischio di cui all'articolo 181, il datore di lavoro presta
particolare attenzione ai seguenti elementi:
a) il livello, lo spettro di frequenza, la durata e il tipo dell'esposizione; b) i
valori limite di esposizione e i valori di azione di cui all'articolo 208;
c) tutti gli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori particolarmente sensibili al
rischio; d) qualsiasi effetto indiretto quale:
1) interferenza con attrezzature e dispositivi medici elettronici (compresi stimolatori cardiaci e
altri dispositivi impiantati);
2) rischio propulsivo di oggetti ferromagnetici in campi magnetici statici con induzione
magnetica superiore a 3 mT;
3) innesco di dispositivi elettro-esplosivi (detonatori);
4) incendi ed esplosioni dovuti all'accensione di materiali infiammabili provocata da scintille
prodotte da campi indotti, correnti di contatto o scariche elettriche;
e) l'esistenza di attrezzature di lavoro alternative progettate per ridurre i livelli di esposizione ai campi
elettromagnetici;
f) la disponibilità di azioni di risanamento volte a minimizzare i livelli di esposizione ai
campi elettromagnetici;
g) per quanto possibile, informazioni adeguate raccolte nel corso della sorveglianza sanitaria,
comprese le informazioni reperibili in pubblicazioni scientifiche;
h) sorgenti multiple di esposizione;
i) esposizione simultanea a campi di frequenze diverse.
5. Il datore di lavoro nel documento di valutazione del rischio di cui all'articolo 28 precisa le
misure adottate, previste dall’articolo 210.
Articolo 210 - Misure di prevenzione e protezione
1. A seguito della valutazione dei rischi, qualora risulti che i valori di azione di cui all'articolo 208
sono superati, il datore di lavoro, a meno che la valutazione effettuata a norma dell'articolo 209,
comma 2, dimostri che i valori limite di esposizione non sono superati e che possono essere esclusi
rischi relativi alla sicurezza, elabora ed applica un programma d'azione che comprenda misure
tecniche e organizzative intese a prevenire esposizioni superiori ai valori limite di esposizione,
tenendo conto in particolare:
a) di altri metodi di lavoro che implicano una minore esposizione ai campi elettromagnetici;
b) della scelta di attrezzature che emettano campi elettromagnetici di intensità inferiore, tenuto
conto del lavoro da svolgere;
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Rischio EMF
c) delle misure tecniche per ridurre l'emissione dei campi elettromagnetici, incluso se necessario l'uso di
dispositivi di sicurezza, schermature o di analoghi meccanismi di protezione della salute;
d) degli appropriati programmi di manutenzione delle attrezzature di lavoro, dei luoghi e delle
postazioni di lavoro;
e) della progettazione e della struttura dei luoghi e delle postazioni di lavoro;
f) della limitazione della durata e dell'intensità dell'esposizione;
g) della disponibilità di adeguati dispositivi di protezione individuale.
2. I luoghi di lavoro dove i lavoratori possono essere esposti a campi elettromagnetici che superano i
valori di azione devono essere indicati con un'apposita segnaletica. Tale obbligo non sussiste nel caso
che dalla valutazione effettuata a norma dell'articolo 209, comma 2, il datore di lavoro dimostri che i
valori limite di esposizione non sono superati e che possono essere esclusi rischi relativi alla sicurezza.
Dette aree sono inoltre identificate e l'accesso alle stesse è limitato laddove ciò sia tecnicamente
possibile e sussista il rischio di un superamento dei valori limite di esposizione.
3. In nessun caso i lavoratori devono essere esposti a valori superiori ai valori limite di esposizione.
Allorché, nonostante i provvedimenti presi dal datore di lavoro in applicazione del presente capo, i
valori limite di esposizione risultino superati, il datore di lavoro adotta misure immediate per
riportare l'esposizione al di sotto dei valori limite di esposizione, individua le cause del superamento
dei valori limite di esposizione e adegua di conseguenza le misure di protezione e prevenzione per
evitare un nuovo superamento.
4. A norma dell'articolo 209, comma 4, lettera c), il datore di lavoro adatta le misure di cui al
presente articolo alle esigenze dei lavoratori esposti particolarmente sensibili al rischio.
Articolo 211 - Sorveglianza sanitaria
1. La sorveglianza sanitaria viene effettuata periodicamente, di norma una volta l'anno o con periodicità
inferiore decisa dal medico competente con particolare riguardo ai lavoratori particolarmente sensibili al
rischio di cui all’articolo 183, tenuto conto dei risultati della valutazione dei rischi trasmessi dal datore
di lavoro. L’organo di vigilanza, con provvedimento motivato, può disporre contenuti e periodicità
diversi da quelli forniti dal medico competente.
2. Fermo restando il rispetto di quanto stabilito dall'articolo 182, sono tempestivamente sottoposti a
controllo medico i lavoratori per i quali è stata rilevata un'esposizione superiore ai valori di azione di
cui all'articolo 208, comma 2.
Articolo 212 - Linee guida
1. Il Ministero della salute, avvalendosi degli organi tecnico-scientifici del Servizio sanitario nazionale,
sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, elabora le linee
guida per l'applicazione del presente capo nello specifico settore dell'utilizzo in ambito sanitario delle
attrezzature di risonanza magnetica.
ALAC SpA
Rischio EMF
ALLEGATO XXXVI
VALORI LIMITE DI ESPOSIZIONE E VALORI DI AZIONE PER I CAMPI
ELETTROMAGNETICI
Le seguenti grandezze fisiche sono utilizzate per descrivere l'esposizione ai campi elettromagnetici:
Corrente di contatto (IC). La corrente che fluisce al contatto tra un individuo ed un oggetto conduttore
caricato dal campo elettromagnetico. La corrente di contatto è espressa in Ampere (A).
Corrente indotta attraverso gli arti (IL). La corrente indotta attraverso qualsiasi arto, a frequenze
comprese tra 10 e 110 MHz, espressa in Ampere (A).
Densità di corrente (J). È definita come la corrente che passa attraverso una sezione unitaria
perpendicolare alla sua direzione in un volume conduttore quale il corpo umano o una sua parte. È
espressa in Ampere per metro quadro (A/m2).
Intensità di campo elettrico. È una grandezza vettoriale (E) che corrisponde alla forza esercitata su una
particella carica indipendentemente dal suo movimento nello spazio. È espressa in Volt per metro
(V/m).
Intensità di campo magnetico. È una grandezza vettoriale (H) che, assieme all'induzione magnetica, specifica
un campo magnetico in qualunque punto dello spazio. È espressa in Ampere per metro (A/m).
Induzione magnetica. È una grandezza vettoriale (B) che determina una forza agente sulle cariche in
movimento. È espressa in Tesla (T). Nello spazio libero e nei materiali biologici l'induzione magnetica e
l'intensità del campo magnetico sono legate dall'equazione 1 A m-1 = 4π 10-7 T.
Densità di potenza (S). Questa grandezza si impiega nel caso delle frequenze molto alte per le quali la
profondità di penetrazione nel corpo è modesta. Si tratta della potenza radiante incidente
perpendicolarmente a una superficie, divisa per l'area della superficie in questione ed è espressa in Watt
per metro quadro (W/m2).
Assorbimento specifico di energia (SA). Si definisce come l'energia assorbita per unità di massa di
tessuto biologico e si esprime in Joule per chilogrammo (J/kg). Nella presente direttiva esso si impiega
per limitare gli effetti non termici derivanti da esposizioni a microonde pulsate.
Tasso di assorbimento specifico di energia (SAR). Si tratta del valore mediato su tutto il corpo o su
alcune parti di esso, del tasso di assorbimento di energia per unità di massa di tessuto corporeo ed è
espresso in Watt per chilogrammo (W/kg). Il SAR a corpo intero è una misura ampiamente accettata
per porre in rapporto gli effetti termici nocivi dell'esposizione a radiofrequenze (RF). Oltre al valore del
SAR mediato su tutto il corpo, sono necessari anche valori locali del SAR per valutare e limitare la
deposizione eccessiva di energia in parti piccole del corpo conseguenti a particolari condizioni di
esposizione, quali ad esempio il caso di un individuo in contatto con la terra, esposto a RF dell'ordine di
pochi MHz e di individui esposti nel campo vicino di un'antenna.
Tra le grandezze sopra citate, possono essere misurate direttamente l'induzione magnetica, la corrente
indotta attraverso gli arti e la corrente di contatto, le intensità di campo elettrico e magnetico, e la
densità di potenza.
A. VALORI LIMITE DI ESPOSIZIONE
Per specificare i valori limite di esposizione relativi ai campi elettromagnetici, a seconda della frequenza,
sono utilizzate le seguenti grandezze fisiche:
•
sono definiti valori limite di esposizione per la densità di corrente relativamente ai campi variabili
nel tempo fino a 1 Hz, al fine di prevenire effetti sul sistema cardiovascolare e sul sistema nervoso
centrale;
•
fra 1 Hz e 10 MHz sono definiti valori limite di esposizione per la densità di corrente, in modo da
prevenire effetti sulle funzioni del sistema nervoso;
ALAC SpA
Rischio EMF
•
fra 100 kHz e 10 GHz sono definiti valori limite di esposizione per il SAR, in modo da prevenire
stress termico sul corpo intero ed eccessivo riscaldamento localizzato dei tessuti. Nell'intervallo di
frequenza compreso fra 100 kHz e 10 MHz, i valori limite di esposizione previsti si riferiscono sia
alla densità di corrente che al SAR;
•
fra 10 GHz e 300 GHz sono definiti valori limite di esposizione per la densità di potenza al fine di
prevenire l'eccessivo riscaldamento dei tessuti della superficie del corpo o in prossimità della stessa.
TABELLA 1
Valori limite di esposizione ( articolo 188, comma 1).
Tutte le condizioni devono essere rispettate.
Intervallo
di
frequenza
Densità di
corrente per
corpo e
tronco
SAR
mediato
sul corpo
intero
SAR
localizzato
(capo e tronco)
SAR
localizzato
(arti)
Densità
di
potenza
(W/kg)
(W/kg)
(W/m )
2
J (mA/m2)
(rms)
(W/kg)
Fino a 1 Hz
40
/
/
/
/
1 – 4 Hz
40/f
/
/
/
/
4 – 1000
Hz
10
/
/
/
/
1000 Hz –
100 kHz
f/100
/
/
/
/
100 kHz –
10 Mhz
f/100
0,4
10
20
/
10 MHz –
10 GHz
/
0,4
10
20
/
10 – 300
GHz
/
/
/
/
50
Note:
1. f è la frequenza in Hertz.
2. I valori limite di esposizione per la densità di corrente si prefiggono di proteggere dagli effetti acuti,
risultanti dall'esposizione, sui tessuti del sistema nervoso centrale nella testa e nel torace. I valori limite
di esposizione nell'intervallo di frequenza compreso fra 1 Hz e 10 MHz sono basati sugli effetti nocivi
accertati sul sistema nervoso centrale. Tali effetti acuti sono essenzialmente istantanei e non v'è alcuna
giustificazione scientifica per modificare i valori limite di esposizione nel caso di esposizioni di breve
durata. Tuttavia, poiché i valori limite di esposizione si riferiscono agli effetti nocivi sul sistema nervoso
centrale, essi possono permettere densità di corrente più elevate in tessuti corporei diversi dal sistema
nervoso centrale a parità di condizioni di esposizione.
3. Data la non omogeneità elettrica del corpo, le densità di corrente dovrebbero essere calcolate come
medie su una sezione di 1 cm2 perpendicolare alla direzione della corrente.
4. Per le frequenze fino a 100 kHz, i valori di picco della densità di corrente possono essere ottenuti
moltiplicando il valore efficace rms per (2)1/2.
5. Per le frequenze fino a 100 kHz e per i campi magnetici pulsati, la massima densità di corrente
associata agli impulsi può essere calcolata in base ai tempi di salita/discesa e al tasso massimo di
ALAC SpA
Rischio EMF
variazione dell'induzione magnetica. La densità di corrente indotta può essere confrontata con il
corrispondente valore limite di esposizione. Per gli impulsi di durata tp la frequenza equivalente per
l'applicazione dei limiti di esposizione va calcolata come f = 1/(2tp).
6. Tutti i valori di SAR devono essere ottenuti come media su un qualsiasi periodo di 6 minuti.
7. La massa adottata per mediare il SAR localizzato è pari a ogni 10 g di tessuto contiguo. Il SAR
massimo ottenuto in tal modo costituisce il valore impiegato per la stima dell'esposizione. Si intende
che i suddetti 10 g di tessuto devono essere una massa di tessuto contiguo con proprietà elettriche quasi
omogenee. Nello specificare una massa contigua di tessuto, si riconosce che tale concetto può essere
utilizzato nella dosimetria numerica ma che può presentare difficoltà per le misurazioni fisiche dirette.
Può essere utilizzata una geometria semplice quale una massa cubica di tessuto, purché le grandezze
dosimetriche calcolate assumano valori conservativi rispetto alle linee guida in materia di esposizione.
8. Per esposizioni pulsate nella gamma di frequenza compresa fra 0,3 e 10 GHz e per esposizioni
localizzate del capo, allo scopo di limitare ed evitare effetti uditivi causati da espansione termoelastica, si
raccomanda un ulteriore valore limite di esposizione. Tale limite è rappresentato dall'assorbimento
specifico (SA) che non dovrebbe superare 10 mJ/kg calcolato come media su 10 g di tessuto.
9. Le densità di potenza sono ottenute come media su una qualsiasi superficie esposta di 20 cm2 e su un
qualsiasi periodo di 68/f1,05 minuti (f in GHz) per compensare la graduale diminuzione della
profondità di penetrazione con l'aumento della frequenza. Le massime densità di potenza nello spazio,
mediate su una superficie di 1 cm2, non dovrebbero superare 20 volte il valore di 50 W/m2.
10. Per quanto riguarda i campi elettromagnetici pulsati o transitori o in generale per quanto riguarda
l'esposizione simultanea a campi di frequenza diversa, è necessario adottare metodi appropriati di
valutazione, misurazione e/o calcolo in grado di analizzare le caratteristiche delle forme d'onda e la
natura delle interazioni biologiche, tenendo conto delle norme armonizzate europee elaborate dal
CENELEC.
B. VALORI DI AZIONE
I valori di azione di cui alla tabella 2 sono ottenuti a partire dai valori limite di esposizione secondo le
basi razionali utilizzate dalla Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non
ionizzanti (ICNIRP) nelle sue linee guida sulla limitazione dell'esposizione alle radiazioni non ionizzanti
(ICNIRP 7/99).
TABELLA 2
Valori di azione ( art. 188, comma 2)
[valori efficaci (rms) imperturbati]
Intervallo
Intensità
Intensità
Induzione
Densità di
Corrente
Corrent
di
di
di campo
potenza
di
di
e
magnetica
frequenza
campo
magnetico
onda
contatto,
indotta
B (µT)
elettrico
piana
attraver
IC (mA)
H (A/m)
Seq
so gli
E (V/m)
arti
2
(W/m )
IL (mA)
0 – 1 Hz
/
1,63 x 105
2 x 105
/
1,0
/
1 – 8 Hz
20000
1,63 x
105/f2
2 x 105
/f2
/
1,0
/
8 – 25 Hz
20000
2 x 104/f
2,5 x 104
/f
/
1,0
/
0,025 –
0,82 kHz
500/f
20/f
25/f
/
1,0
/
ALAC SpA
Rischio EMF
0,82 – 2,5
kHz
610
24,4
30,7
/
1,0
/
2,5 – 65
kHz
610
24,4
30,7
/
0,4f
/
65 – 100
kHz
610
1600/f
2000/f
/
0,4f
/
0,1 – 1
MHz
610
1,6/f
2/f
/
40
/
1 – 10
MHz
610/f
1,6/f
2/f
/
40
/
10 – 110
MHz
61
0,16
0,2
10
40
100
110 – 400
MHz
61
0,16
0,2
10
/
/
400 –
2000
MHz
3f1/2
0,008f1/2
0,01f1/2
f/40
/
/
2 – 300
GHz
137
0,36
0,45
50
/
/
Note :
1. f è la frequenza espressa nelle unità indicate nella colonna relativa all'intervallo di frequenza.
2. Per le frequenze comprese fra 100 kHz e 10 GHz, Seq , E2, H2, B2 e IL devono essere calcolati
come medie su un qualsiasi periodo di 6 minuti.
3. Per le frequenze che superano 10 GHz, Seq , E2, H2 e B2 devono essere calcolati come medie su
un qualsiasi periodo di 68/f1,05 minuti (f in GHz).
4. Per le frequenze fino a 100 kHz, i valori di azione di picco per le intensità di campo possono essere
ottenuti moltiplicando il valore efficace rms per (2)1/2. Per gli impulsi di durata tp la frequenza
equivalente da applicare per i valori di azione va calcolata come f = 1/(2tp).
Per le frequenze comprese tra 100 kHz e 10 MHz, i valori di azione di picco per le intensità di campo
sono calcolati moltiplicando i pertinenti valori efficaci (rms) per 10a, dove a = (0,665 log (f/10) +
0,176), f in Hz.
Per le frequenze comprese tra 10 MHz e 300 GHz, i valori di azione di picco sono calcolati
moltiplicando i valori efficaci (rms) corrispondenti per 32 nel caso delle intensità di campo e per 1000
nel caso della densità di potenza di onda piana equivalente.
5. Per quanto riguarda i campi elettromagnetici pulsati o transitori o in generale l'esposizione
simultanea a campi di frequenza diversa, è necessario adottare metodi appropriati di valutazione,
misurazione e/o calcolo in grado di analizzare le caratteristiche delle forme d'onda e la natura delle
interazioni biologiche, tenendo conto delle norme armonizzate europee elaborate dal CENELEC.
6. Per i valori di picco di campi elettromagnetici pulsati modulati si propone inoltre che, per le
frequenze portanti che superano 10 MHz, Seq valutato come media sulla durata dell'impulso non
superi di 1000 volte i valori di azione per Seq, o che l'intensità di campo non superi di 32 volte i valori
di azione dell'intensità di campo alla frequenza portante.
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Rischio EMF
Allegato II: Problemi di esposizione del corpo umano a CEM
Le possibili fonti di emissioni elettromagnetiche nei luoghi di lavoro o abitativi sono:
Tutte le sorgenti presenti nelle abitazioni (tutti gli elettrodomestici, televisore, forni a microonde,
termocoperte, telefoni cord-less e cellulari).
Schermi dei computers.
Linee ad alta tensione.
Ripetitori radio-televisivi o per telefonia mobile.
Sistemi per saldatura dielettrica e trattamenti termici ad induzione elettromagnetica
Apparati elettromedicali per diatermia, risonanza magnetica, chirurgia con elettrobisturi ad alta
frequenza (esposizione di pazienti, personale medico, infermieristico e tecnico).
Apparecchiature scientifiche (spettrografi magnetici, ciclotroni e sistemi per fusione nucleare).
ALAC SpA
Rischio EMF
Allegato III: Cartellonistica
SEGNALAZIONI DI AVVERTIMENTO-PERICOLO
SEGNALAZIONI DI DIVIETO
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Rischio EMF
Allegato IV: Principi generali di Protezione
La valutazione dei rischi ai sensi del D. Lgs. 257/07 deve individuare le possibili fonti di emissioni
elettromagnetiche e il rischio associato. Ciascun lavoratore e` tenuto a:
Osservare le procedure di lavoro suggerite dal Servizio di Prevenzione e Protezione
Utilizzare i dispositivi di sicurezza adottati e conservarli in buono stato
Utilizzare materiali schermanti ed assorbenti attorno alla sorgente per ridurre alla fonte le possibili
emissioni
Stare ad almeno 60 cm dal videoterminale e, in presenza di piu` computer, stare ad almeno 1 metro dal
retro dello schermo del computer vicino
Durante l'attivita` lavorativa mantenersi alla maggiore distanza possibile dal dispositivo emittente,
soprattutto con il corpo, facendo uso ad esempio di attrezzi piu` lunghi o di lenti di ingrandimento
Verificare periodicamente lo stato di funzionamento dei dispositivi di allarme a soglia e delle batterie
degli stessi
Verificare che le connessioni elettriche e di trasmissione dei segnali collegate alle apparecchiature
emittenti siano in buone condizioni d'uso
Non trascurare le perdite elettromagnetiche provenienti dalle cattive connessioni di guide d'onda o dalla
mancanza di involucri schermanti o dai cattivi collegamenti a terra delle stesse
Non sostare o transitare per nessun motivo davanti ad una antenna a parabola di un radar a meno di
conoscerne la distanza di sicurezza
Non sostare senza motivo nei pressi di un dispositivo elettrico con caratteristiche di potenziali
emettitori
Non transitare frequentemente e/o senza motivo attraverso ambienti in cui sia segnalata presenza di
emissioni di campi elettromagnetici, quando si possono scegliere percorsi alternativi.
Nell'organizzazione del lavoro scegliere postazioni di lavoro a lunga permanenza sufficientemente
lontane dalle potenziali sorgenti di campo
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Rischio EMF
Allegato V: Effetti sanitari
La maggior parte dei meccanismi di interazione tra i sistemi biologici ed i campi elettrici, magnetici ed
elettromagnetici non sono ancora ben conosciuti. Per questa ragione non si possono ricondurre ad un
unico processo elementare, né si può semplificare il discorso considerando solo gli effetti termici o gli
effetti a breve termine dovuti alle correnti indotte all'interno degli organismi stessi. Tuttavia, dall'analisi
di lavori sperimentali condotti in vivo e in vitro, sembra possibile ipotizzare la presenza di un
meccanismo di attivazione di processi, agenti a livello sia delle cellule che dei tessuti, dovuto proprio
alla esposizione ai suddetti campi. Vi sono casi in cui tale esposizione sembra avere addirittura un esito
favorevole nella risoluzione di patologie e traumi riguardanti il tessuto osseo, come appare nel caso
delle ben documentate applicazioni nel campo dell'ortopedia. Sembra comunque evidente che un
agente capace di incidere in maniera così macroscopica sul tessuto osseo, tanto da accelerare la
riduzione delle fratture grazie ad una proliferazione degli osteociti, non può non essere considerato
come un farmaco, e quindi come tutti i farmaci dovrebbe essere trattato come tale, sia per le
applicazioni che per le controindicazioni. Per quanto riguarda il discorso sanitario e protezionistico, si
debbono distinguere tre livelli di interazione:
Primo livello: il primo livello e' quello del danno biologico o della riparazione, cioè il livello di
interazione a cui il campo elettrico, magnetico e/o elettromagnetico provoca alterazioni clinicamente
rilevanti, persistenti nel tempo, eventualmente anche successivamente alla cessazione della esposizione
ai suddetti campi. In questa categoria rientrano i danni dovuti alla esposizione acuta ai campi, come la
sterilità indotta dalle onde radio, l'opacizzazione del cristallino e la comparsa anticipata della cataratta,
così come la riparazione, come nel caso segnalato nella pratica ortopedica, di cui si e' parlato in
precedenza. In questa stessa categoria rientrano anche i danni imputati alle esposizioni croniche,
soprattutto al campo magnetico in bassissima frequenza, nel caso siano confermati gli studi
epidemiologici sinora condotti, e cioè tumori come la leucemia infantile, disturbi a carico del sistema
endocrino, accelerazione di malattie degenerative quali il morbo di Parkinson e la malattia di Alzheimer.
Secondo livello: il secondo livello riguarda l'effetto biologico, il quale può essere rilevato mediante l'uso
di tecniche di anatomia microscopica, microbiologia e biologia molecolare. L'effetto biologico può non
dare un danno immediato, ma può comunque rappresentare una parte di un processo a lungo termine
che potrebbe anche avere un esito patologico.
Terzo livello: il terzo livello e' quello della interazione semplice, nella quale i campi elettrici, magnetici
e/o elettromagnetici causano una perturbazione, cioè un disturbo a livello molecolare delle strutture
biologiche elementari.
Un altro fattore da prendere in considerazione e' l'assorbimento di energia e lo sviluppo di calore ad
esso associato, che e' un fenomeno che si verifica nella interazione tra i sistemi biologici ed i campi ad
alta frequenza. Il parametro con il quale viene quantificato questo fenomeno e' il tasso di assorbimento
specifico o SAR (Specific Absorption Rate), che e' l'energia dissipata per unità di massa del sistema
esposto nell'unita' di tempo, e che si misura in Watt per chilogrammo (W/kg).
In generale, però, se l'esposizione non supera determinati livelli, l'organismo riesce a mantenere la
omeostasi termica attraverso i sistemi di ridistribuzione e dispersione del calore (irraggiamento,
conduzione attraverso la cute, sudorazione, perfrigerazione ematica).
Meccanismi di interazione
I campi elettrici, magnetici ed i campi elettromagnetici esterni, cioè quelli presenti nell'ambiente, hanno
la proprietà di penetrare all'interno dei materiali biologici. Lo spessore di penetrazione decresce con la
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frequenza del campo: è dell'ordine dei metri a bassa frequenza e dei centimetri-millimetri nella regione
delle microonde. Essi esercitano sulle particelle cariche, presenti nel sistema esposto, delle forze che
possono alterare l'originale distribuzione di carica. A sua volta tale effetto produce campi elettrici e
magnetici locali che si sommano ai campi di origine esterna. La maggior parte dei tessuti biologici
presenta le caratteristiche tipiche dei materiali dielettrici e dei conduttori. I meccanismi principali
attraverso cui il campo elettrico esercita un effetto sulle cariche presenti all'interno delle strutture
biologiche sono:
- la polarizzazione, ossia l'induzione di momenti di dipolo;
- l'orientamento di dipoli permanenti;
- l'oscillazione e la diffusione di cariche libere (fenomeni conduttivi).
Proprio a causa di queste proprietà, i campi elettrici interni sono di gran lunga meno intensi dei campi
esterni che li inducono. Per esempio, nell'esposizione a 0 Hz il campo elettrico indotto all'interno del
sistema biologico esposto è ridotto di un fattore 106-107 rispetto al valore del campo elettrico esterno.
Perciò, pur essendo scientificamente provato che le forze esercitate dai campi elettrici possono
produrre sui sistemi cellulari trattati in vitro effetti quali l'allineamento di cellule a forma di catenella,
l'elettroporazione e la fusione cellulare, bisogna sottolineare che per osservare tali fenomeni l'intensità
dei campi applicati deve essere necessariamente di ordini di grandezza superiore ai valori massimi
consentiti per l'esposizione dell'uomo.
Nel corso degli ultimi venti anni, sulla base di alcuni dati scientifici contraddittori, è stata avanzata
l'ipotesi, non ancora verificata, che possa esistere una relazione causale fra esposizione cronica a deboli
campi elettrici e magnetici generati dalle reti di distribuzione dell'energia elettrica a 50 Hz ed il rischio
cancerogeno.
Mentre i grandi mezzi di comunicazione hanno ampiamente trattato l'argomento in termini emotivi e
privi di contenuto scientifico, la comunità scientifica ha risposto e sta cercando di rispondere al
legittimo desiderio di chiarezza e verità proveniente dalla società aumentando il numero e la potenza
delle indagini epidemiologiche nonché la ricerca teorica e sperimentale, quest'ultima volta soprattutto ad
individuare eventuali meccanismi biofisici e biologici ricollegabili al presunto effetto cancerogeno dei
c.e.m. Allo stato attuale esistono perciò sostanziali elementi di incertezza riguardo l'esistenza di detto
effetto, oltre alla mancanza di conoscenza dei meccanismi che eventualmente potrebbero essere
responsabili degli stessi.
Gli elementi scientifici certi possono essere così riassunti: i campi elettrici e magnetici a 50 Hz hanno
una lunghezza d'onda nei tessuti biologici di circa 1.200 m (in aria è 6x103 Km) ed uno spessore di
penetrazione medio pari a circa 180 m. A detto valore di frequenza è del tutto improprio parlare di
campi elettromagnetici perché il carattere radiativo dei campi è irrilevante e l'esposizione deve essere
riferita a due entità indipendenti quasi statiche, cioè il campo elettrico ed il campo magnetico. Un'altra
importante caratteristica dei campi a 50 Hz è il valore estremamente piccolo dell'energia quantica
associata che risulta essere 2.1x10-13 eV, cioè 11 ordini di grandezza inferiore all'energia termica a 37°C
(KT=2.7x10-2 eV a 310 °K). Detto valore è inoltre circa 12 ordini di grandezza inferiore al valore
richiesto per rompere un legame chimico debole quale il legame idrogeno. Le considerazioni fisiche ora
espresse portano perciò ad escludere che l'interazione dei campi elettrico e magnetico a 50 Hz con
molecole quali DNA RNA, proteine etc. possa tradursi nella rottura diretta dei legami chimici. Come
appare logico attendersi dalle suddette premesse, effetti diretti dei campi elettrici e magnetici a 50 Hz
sul DNA e la cromatina (da cui possono derivare mutazioni geniche, trasformazione neoplastica o
morte cellulare) non sono state osservate. Nei normali ambienti di vita l'intensità delle componenti
elettrica e magnetica a 50 Hz sono generalmente comprese fra 10-50 V/m e 0,1-0,3 microT
rispettivamente. Detti valori di campo possono indurre all'interno del corpo del soggetto esposto dei
campi elettrici inferiori a circa 5 microV/m, un'intensità paragonabile ed anche inferiore ai valori di
campo elettrico generato nella materia biologica da varie attività biolettriche e biochimiche endogene
(rumore
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endogeno).
Nell'esposizione ai campi a 50 Hz non è neppure ipotizzabile alcun effetto mediato dallo sviluppo di
calore (effetto termogenico indotto dai campo elettrico e magnetico) come invece può succedere
nell'esposizione a radiofrequenze e microonde. Infatti il massimo valore di campo elettrico
teoricamente realizzabile all'interno del sistema biologico, quando l'esposizione avviene attraverso l'aria,
è circa 1 V/m. Anche in tali condizioni, che corrispondono a valori di campo esterno dell'ordine di 106
V/m, è stato calcolato che l'energia assorbita dal sistema esposto corrisponde ad un tasso di
assorbimento specifico medio di circa 10-4 Watt/kg. Detto valore è circa un decimillesimo del calore
metabolico basale standard nell'uomo. Le conclusioni che si possono trarre sono le seguenti:
a. i campi elettrici e magnetici a 50 Hz non sono in grado di provocare alterazioni o rotture dei
legami delle biomolecole;
b. nell'esposizione attraverso l'aria gli eventuali effetti biologici osservati non sono correlabili con
lo sviluppo di calore e l'innalzamento della temperatura perché tali effetti, anche in presenza di
campi di intensità elevata, sono assolutamente insignificanti.
Anche se i livelli di campo a 50 Hz presenti nell'ambiente non sono in grado di perturbare la struttura
molecolare della materia biologica, vari lavori sperimentali riportano risposte positive di cellule e tessuti
a gradienti di campo interni di valore compreso fra 0,1-10 mV.
Le alterazioni funzionali osservate e che sono state indotte dai campi la cui intensità è tale da produrre i
predetti gradienti di campi interni, comprendono modificazioni di: potenziali evocati, ritmo cardiaco,
sintesi notturna di melatonina, crescita cellulare, espressione genica, biosintesi di macromolecole,
legame e trasporto di ioni Ca++ da parte della membrana cellulare etc. Per dare una spiegazione ai
fenomeni osservati sono stati proposti ed ipotizzati vari modelli e meccanismi di interazione. In
generale la ricerca teorica e sperimentale volta a chiarire la natura dei fenomeni descritti, concorda nel
ritenere la membrana cellulare il sito critico dell'interazione, anche per la sua proprietà di trasdurre,
amplificandoli,
i deboli gradienti
di campo extracellulare indotti dai
campi esterni.
Molte ricerche
sono attualmente in corso e comunque molto resta ancora da fare.
Fino ad ora però non sono stati individuati substrati e meccanismi di interazione dei campi a 50 Hz che
possano avere un ruolo significativo nel presunto effetto oncogeno dei campi elettrici e magnetici.
Anche l'energia quantica associata ai campi elettromagnetici ad alta frequenza (radiofrequenze e
microonde) è troppo piccola per poter influire direttamente sui legami chimici forti e deboli delle
molecole biologiche.
Si consideri che anche i campi elettromagnetici a 300 GHz, che rappresentano la frequenza superiore
della banda delle microonde oltre la quale si estende la regione spettrale della radiazione infrarossa,
hanno un'energia quantica di 10-3 eV, valore decisamente inferiore all'energia di attivazione del legame
ionico e del legame covalente (che e' di 3-5 eV) e del legame idrogeno (che e' di 10-1 eV). I campi
elettrici indotti nelle strutture biologiche dai campi elettrici e magnetici (bassa frequenza) esterni o dalle
componenti elettrica e magnetica del campo elettromagnetico (alta frequenza), provocano un
assorbimento di energia dovuto a fenomeni di polarizzazione e movimento di cariche. La conoscenza
delle caratteristiche dielettriche nel dominio della frequenza dei materiali esposti permette di descrivere,
dal punto di vista macroscopico, l'accoppiamento fra i campi esterni ed il corpo umano.
Si è detto precedentemente che il campo elettrico interno esercita delle forze sulle cariche presenti
all'interno delle strutture biologiche esposte e che il movimento di dette cariche dal punto di vista
macroscopico consiste in una corrente elettrica che circola all'interno del corpo e la cui intensità è
determinata localmente da vari parametri.
Nell'esposizione a campi elettrici di frequenza inferiore a 10 MHz l'intensità della corrente che fluisce
per l'unità di area posta perpendicolarmente alla direzione del campo applicato, denominata perciò
densità di corrente, a parità di tutti gli altri fattori coinvolti è proporzionale alla frequenza del campo.
Anche l'accoppiamento con i campi magnetici esterni induce all'interno delle strutture biologiche
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esposte dei campi elettrici spazialmente
non uniformi che determinano il fluire di correnti.
La densità di corrente indotta dai campi magnetici aumenta linearmente con la frequenza del campo
oltre che con la conducibilità dei tessuti ed il valore dell'induzione magnetica. Nell'esposizione a
frequenza inferiore a qualche MHz, la densità di corrente nei tessuti esposti è prodotta dall'azione
combinata delle componenti elettrica e magnetica del campo esterno. Le correnti indotte provocano
sviluppo di calore e contemporaneamente possono innescare effetti di stimolazione su tessuti e
strutture elettricamente eccitabili se vengono superati i relativi valori di soglia.
A frequenza inferiore a qualche MHz predomina l'effetto di stimolazione, mentre a frequenza
superiore predominano i fenomeni di riscaldamento. In particolare nell'esposizione a microonde, cioè
a campi elettromagnetici di frequenza superiore a 300 MHz, l'unico effetto macroscopico rilevante ai
fini della protezione è l'effetto termico indotto dal campo elettromagnetico esterno. L'assorbimento
di energia elettromagnetica ad alta frequenza, (f >10 MHz) dà luogo allo sviluppo di calore, un
fenomeno ben noto e quantificabile con strumenti teorici e sperimentali. La deposizione di energia
all'interno del soggetto esposto non è mai uniforme, a causa delle differenti proprietà dielettriche dei
tessuti esposti, e delle diverse proprietà riflettive e rifrattive delle varie interfacce.
Inoltre l'assorbimento di energia elettromagnetica ad alta frequenza è fortemente dipendente dalle
dimensioni fisiche e dall'orientamento del corpo del soggetto esposto in rapporto alla frequenza e
polarizzazione del campo elettromagnetico. I risultati degli studi teorici, avvalorati da verifiche
sperimentali, mostrano che in un individuo esposto in altezza parallelamente alla direzione del campo
elettrico si osserva un massimo di assorbimento (risonanza) allorché la frequenza è tale che il
rapporto fra l'altezza dell'individuo e la lunghezza d'onda del campo incidente sia pari a 0,4. Alla
distribuzione spaziale dell'energia assorbita non corrisponde una analoga distribuzione
dell'incremento di temperatura, perché la perfusione sanguigna è elevata in alcuni tessuti e organi e
scarsa in altri, e ciò determina una diversa capacità di scambio di calore. All'aumentare della frequenza
diminuisce progressivamente la capacità dei campi elettromagnetici di penetrare all'interno dei sistemi
biologici, e di conseguenza l'assorbimento si concentra progressivamente sulle strutture più esterne.
Nell'intervallo di frequenza 400-2000 MHz si possono verificare significativi assorbimenti localizzati.
Quando la frequenza supera i 104 MHz l'assorbimento è sostanzialmente di tipo superficiale e pone
problemi analoghi a quelli che si verificano nell'esposizione alla radiazione infrarossa. La regione di
spazio prossima ad una antenna che irradia campi elettromagnetici è denominata regione di campo
vicino. Nell'esposizione in campo vicino, l'assorbimento di energia può risultare ancora più
disomogeneo di quanto precedentemente illustrato in rapporto alla potenza irradiata, alla frequenza
dei campi, alla struttura spaziale dei campi irradiati ed alla configurazione antenna radiante assorbente.
Detta situazione si verifica rispetto all'utilizzatore del telefono cellulare ed ai lavoratori che operano
presso i riscaldatori a induzione ed a radiofrequenza utilizzati in numerose applicazioni industriali ed
artigiane.
Il campo elettrico presente nell'ambiente induce delle cariche in persone o oggetti metallici non posti
a terra. In tali circostanze se una persona in contatto con la terra tocca un oggetto metallico carico ed
isolato da terra o viceversa, si ha un passaggio di corrente da contatto che può tradursi in una
stimolazione di muscoli e nervi periferici anche di tipo acuto. Le soglie di percezione, fastidio, dolore
e incapacità di staccarsi dal contatto dipendono dalla frequenza del campo e dalla superficie di
contatto. Effetti da elettrizzazione su peli e sullo strato corneo della pelle sono prodotti da campi a
bassa frequenza di notevole intensità. Infine l'esposizione a impulsi di durata inferiore a 30
microsecondi di microonde aventi frequenza superiore a 300 Mhz possono provocare un effetto
acustico che si manifesta con un ronzio alla frequenza di ripetizione degli impulsi. Tale effetto viene
attribuito ad una espansione termomeccanica prodotta dai campi elettromagnetici sulle strutture
cromiali e dell'orecchio interno.
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Allegato VII: Certificati di Taratura
Rischio EMF
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Allegato VIII: Misurazioni Effettuate
SALDATRICE PORTATILE MOS
MOTOSALDATRICE MOSA
Rischio EMF
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MOLA BOSCH 230
Rischio EMF
ALAC SpA
POSTAZIONE VIDEOTERMINALE
Sede Via Massimo d’Azeglio Cuneo
Rischio EMF
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CAMPO ELETTROMAGNETICO AD ALTA FREQUENZA
Sede Operativa di Murazzano
Rischio EMF