Quaderno VII

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Quaderno VII
L'aperto. L'uomo e l'animale
Che cos'è filosofia con Giorgio Agamben
…Nell’appagamento, gli amanti, che hanno perduto il loro mistero, contemplano una natura umana
resa perfettamente inoperosa – l’inoperosità e il desoeuvrement dell’umano e dell’animale come
figura suprema e insalvabile della vita.
Giorgio Agamben
Laureatosi in giurisprudenza nel 1965 con una tesi su Simone Weil, ha scritto diverse opere, che
spaziano dall'estetica alla politica.
A Roma, sempre negli anni sessanta, frequenta con intensità Elsa Morante, Pier Paolo Pasolini,
Ingeborg Bachmann. Nel 1966 e nel 1968 partecipa ai seminari promossi da Martin Heidegger su
Eraclito e Hegel a Le Thor. Nel 1974 si trasferisce a Parigi, dove frequenta Pierre Klossowski, Guy
Debord, Italo Calvino[1] e altri intellettuali, mentre insegna all'Università Haute-Bretagne[2]. L'anno
seguente ha lavorato a Londra, mentre dal 1986 al 1993 ha diretto il Collège international de
philosophie a Parigi, frequentando, tra gli altri, Jean-Luc Nancy[3], Jacques Derrida e Jean-François
Lyotard. Dal 1988 al 2003 ha insegnato alle Università di Macerata e di Verona. Dal 2003 al 2009
ha insegnato presso l'Istituto Universitario di Architettura (IUAV) di Venezia.
Sempre nel 2003 ha abbandonato - per protesta contro i nuovi dispositivi di controllo imposti dal
governo americano ai cittadini stranieri che si recano in U.S.A, cioè lasciare le proprie impronte
digitali ed essere schedati - l'incarico di "distinguished professor" presso la New York University[4].
In precedenza era stato "visiting professor" in altre istituzioni, tra cui la Università Northwestern, la
Università Heinrich-Heine di Düsseldorf e la European Graduate School di Saas-Fee[5].
In seguito "si è dimesso dall'insegnamento nell'università italiana". Oggi dirige la collana "Quarta
prosa" presso l'editore Neri Pozza ed organizza un seminario annuale presso l'Università di Parigi
Saint-Denis.
Tra gli autori che ha studiato e proposto: Walter Benjamin[6], Jacob Taubes, Alexandre Kojève,
Michel Foucault, Carl Schmitt, Aby Warburg[7], Paolo di Tarso, ma anche Furio Jesi, Enzo
Melandri e in genere trattando temi di filosofia politica, biopolitica (in particolare i concetti di stato
di emergenza, esilio e autorità), mistica cristiana ed ebraica, angelologia, storia dell'arte e
letteratura[8]. Collabora con "aut-aut", "Cultura tedesca" e con diverse altre riviste di filosofia.
In occasione della laurea honoris causa in teologia presso l'Università di Friburgo il 13 novembre
2012 ha pronunciato la conferenza Mysterium iniquitatis, poi tradotto in Il mistero del male
(2013).[9]
Homo sacer
A partire dal concetto latino di homo sacer, la sua ricerca principale si svolge nei seguenti
volumi[13]:
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I. Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita, 1995
II,1. Stato di eccezione, 2003
II,2. Stasis. La guerra civile come paradigma politico, 2015
II,3. Il sacramento del linguaggio. Archeologia del giuramento, 2008
II,4. Il regno e la gloria. Per una genealogia teologica dell'economia e del governo, 2007[14]
II,5. Opus Dei. Archeologia dell'ufficio, 2012
III. Quel che resta di Auschwitz. L'archivio e il testimone, 1998
IV,1. Altissima povertà. Regole monastiche e forma di vita, 2011
IV,2. L'uso dei corpi, 2014
Al cinema
Ha interpretato il ruolo di Filippo nel film Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini.
Opere
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Jarry o la divinità del riso, in Alfred Jarry, Il supermaschio, trad. G. Agamben, Milano:
Bompiani, 1967, pp. 147–57 (poi Milano: SE, 1999)
André Breton e Paul Eluard, L'immacolata concezione, trad. G. Agamben, Milano: Forum,
1968 (poi Milano: ES, 1997).
L'uomo senza contenuto, Milano: Rizzoli, 1970 (poi Macerata: Quodlibet, 1994) (contiene:
«La cosa più inquietante», «Frenhofer e il suo doppio», «L'uomo di gusto e la dialettica
della lacerazione», «La camera delle meraviglie», «Les jugements sur la poésie ont plus de
valeur que la poésie», «Un nulla che annienta se stesso», «La privazione è come un volto»,
«Poiesis e praxis», «La struttura originale dell'opera d'arte», «L'angelo malinconico»)
José Bergamin, in José Bergamin, Decadenza dell'analfabetismo, trad. Lucio D'Arcangelo,
Milano: Rusconi, 1972, pp. 7–29 (n.ed. Milano: Bompiani, 2000)
La notte oscura di Juan de la Cruz, in Juan de la Cruz, Poesie, trad. G. Agamben, Torino:
Einaudi, 1974, pp. V-XIII
Stanze. La parola e il fantasma nella cultura occidentale, Torino: Einaudi, 1977 (ristampato
Einaudi, 2006) (contiene: «Prefazione», «I fantasmi di Eros», «Nel mondo di Odradek.
L'opera d'arte di fronte alla merce», «La parola e il fantasma. La teoria del fantasma nella
poesia d'amore del '200», «L'immagine perversa. La semiologia dal punto di vista della
Sfinge»)
Marcel Griaule, Dio d'acqua, trad. G. Agamben, Milano: Bompiani, 1978
Infanzia e storia. Distruzione dell'esperienza e origine della storia, Torino: Einaudi 1979
(ristampato Einaudi, 2001) (contiene: «Infanzia e storia. Saggio sulla distruzione
dell'esperienza», «Il paese dei balocchi. Riflessioni sulla storia e sul gioco», «Tempo e
storia. Critica dell'istante e del continuo», «Il principe e il ranocchio. Il problema del metodo
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in Adorno e in Benjamin», «Fiaba e storia. Considerazioni sul presepe», «Programma per
una rivista»)
Gusto, in Ruggiero Romano (a cura di), Enciclopedia Einaudi, vol. 6, Torino: Einaudi,
1979, pp. 1019–38
L'io, l'occhio, la voce, in Paul Valéry, Monsieur Teste, trad. Libero Salaroli, Milano: Il
Saggiatore, 1980, pp. 9–24 (nuova ed. Milano: SE; poi in La potenza del pensiero, pp. 90–
106)
Il linguaggio e la morte. Un seminario sul luogo della negatività, Torino: Einaudi, 1982
(ristampato Einaudi, 2008)
La fine del pensiero, Paris: Le Nouveau Commerce, 1982
Un importante ritrovamento di manoscritti di Walter Benjamin, in «aut-aut», 189-190
(numero intitolato «Paesaggi benjaminiani»), Firenze: La Nuova Italia, maggio-agosto 1982,
pp. 4–6
La trasparenza della lingua, in «Alfabeta», 38-39, Milano: Coop. Intrapresa, luglio-agosto
1982, pp. 3–4
Il viso e il silenzio, in Ruggero Savinio, Opere 1983, Milano: Philippe Daverio, 1983
Il silenzio del linguaggio, in Paolo Bettiolo (a cura di), Margaritae, Venezia: Arsenale,
1983, pp. 69–79
Idea della prosa, Milano: Feltrinelli, 1985 (poi Macerata: Quodlibet, 2002) (contiene:
«Soglia», «I: Idea della materia, Idea della prosa, Idea della censura, Idea della vocazione,
Idea dell'Unica, Idea del dettato, Idea della verità, Idea della Musa, Idea dell'amore, Idea
dell'immemorabile», «II: Idea del potere, Idea del comunismo, Idea della giustizia, Idea
della pace, Idea della vergogna, Idea dell'epoca, Idea della musica, Idea della felicità, Idea
dell'infanzia, Idea del giudizio universale», «III: Idea del pensiero, Idea del nome, Idea
dell'enigma, Idea del silenzio, Idea del linguaggio, Idea della luce, Idea dell'apparenza, Idea
della gloria, Idea della morte, Idea del risveglio», «Soglia. Kafka difeso contro i suoi
interpreti»)
Quattro glosse a Kafka, in «Rivista di estetica», XXVI, 22, Torino: Rosenberg & Sellier,
1986, pp. 37–44
La passione dell'indifferenza, in Marcel Proust, L'indifferente, trad. Mariolina Bongiovanni
Bertini, Torino: Einaudi, 1987, pp. 7–22
Su Le livre du partage, in «Metaphorein», IX, 1, 1987, pp. 43–47
Il silenzio delle parole, in Ingeborg Bachmann, In cerca di frasi vere, trad. Cinzia Romani,
Bari: Laterza, 1989, pp. V-XV
Sur Robert Walser, in «Détail», Paris: Pierre Alféri et Suzanne Doppelt (l'Atelier
Cosmopolite de la Fondation Royaumont), autunno 1989, pp. 17–25
La comunità che viene, Torino: Einaudi, 1990 (n.ed. Torino: Bollati Boringhieri) (contiene:
«La comunità che viene: Qualunque, Dal Limbo, Esempio, Aver luogo, Principium
individuationis, Agio, Maneries, Demonico, Bartebly, Irreparabile, Etica, Collants Dim,
Aureole, Pseudonimo, Senza classi, Fuori, Omonimi, Schechina, Tienanmen»,
«L'irreparabile»)
Disappropriata maniera, in Giorgio Caproni, Res amissa, a cura di G. Agamben, Milano:
Garzanti, 1991 (poi in Categorie italiane, pp. 89–103)
Kommerell o del gesto, in Max Kommerell, Il poeta e l'indicibile, Genova: Marietti, 1991,
pp. VII-XV (poi in La potenza del pensiero, pp. 237–49)
Bartleby, la formula della creazione, Macerata: Quodlibet, 1993 (contiene: Gilles Deleuze,
Bartebly o la formula trad. Stefano Verdicchio; G. Agamben, Bartebly o della contingenza:
Lo scriba o della creazione, La formula o della potenza, L'esperimento o della decreazione»)
[senza titolo], in René, Il testamento della ragazza morta, trad. Daniela Salvatico Estense,
Macerata: Quodlibet, 1994, pp. 7–8
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Maniere del nulla, in Robert Walser, Pezzi in prosa, trad. Gino Giometti, Macerata:
Quodlibet, pp. 7–11
Il dettato della poesia, in Antonio Delfini, Poesie della fine del mondo e poesie escluse, a
cura di Daniele Garbuglia, Macerata: Quodlibet, 1995, pp. VII-XX (poi in Categorie
italiane, pp. 79–88)
Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita, Torino: Einaudi, 1995 (ristampa 2008)
(contiene: «Introduzione», «Logica della sovranità», «Homo sacer», «Il campo come
paradigma biopolitico del moderno», «Bibliografia»)
Il talismano di Furio Jesi, in Furio Jesi, Lettura del Bateau ivre di Rimbaud, Macerata:
Quodlibet, 1996, pp. 5–8
Mezzi senza fine. Note sulla politica, Torino: Bollati Boringhieri, 1996 (contiene:
«Avvertenza», «I: Forma-di vita, Al di là dei diritti dell'uomo, Che cos'è un popolo?, Che
cos'è un campo?», «II: Note sul gesto, Le lingue e i popoli, Glosse in margine ai
Commentari sulla società dello spettacolo, Il volto», «III: Polizia sovrana, Note sulla
politica, In questo esilio. Diario italiano 1992-94»)
Per una filosofia dell'infanzia, in Franco La Cecla, Perfetti e indivisibili, Milano: Skira,
1996, pp. 233–40
Categorie italiane. Studi di poetica, Venezia: Marsilio, 1996 (contiene: «Premessa»,
«Comedia», «Corn. Dall'anatomia alla poetica», «Il sogno e della lingua», «Pascoli e il
pensiero della voce», «Il dettato della poesia», «Disappropriata maniera», «La festa del
tesoro nascosto», «La fine del poema», «Un enigma della Basca», «La caccia della lingua»,
«I giusti non si nutrono di luce», «Il congedo della tragedia»)
Verità come erranza, in «Paradosso», 2-3 (numero intitolato «Sulla verità», a cura di
Massimo Dona), Padova: Il Poligrafo, 1998, pp. 13–17
Image et mémoire, Paris: Hoëbeke, 1998 (contiene: «Aby Warburg et la science sans nom»,
«L'origine et l'oubli. Parole du mythe et parole de la littérature», «Le cinéma de Guy
Debord», «L'image immémoriale»)
Quel che resta di Auschwitz. L'archivio e il testimone. Homo sacer. III, Torino: Bollati
Boringhieri, 1998 (contiene: «Avvertenza», «Il testimone», «Il musulmano», «La vergogna
o del soggetto», «L'archivio e la testimonianza», «Bibliografia»)
Introduzione, in Giorgio Manganelli, Contributo critico allo studio delle dottrine politiche
del '600 italiano, Macerata: Quodlibet, 1999, pp. 7–18
La guerra e il dominio, in «aut-aut», 293-294, Firenze: La Nuova Italia, settembre-dicembre
1999, pp. 22–3, poi anche in: Paolo Perticari (a cura di), Biopolitica minore, Roma:
Manifestolibri, 2003, pp. 183–84
Il tempo che resta. Un commento alla «Lettera ai romani», Torino: Bollati Boringhieri,
2000 (contiene: «Prima giornata. Paulos doulos christoú Iësoú», «Seconda giornata.
Klëtós», «Terza giornata. Aphörisménos», «Quarta giornata. Apóstolos», «Quinta giornata.
Eis auaggélion theoú», «Sesta giornata», «Soglia o tornada», «Appendice. Riferimenti
testuali paolini», «Bibliografia»)
Araldica e politica, in Viola Papetti (a cura di), Le foglie messaggere. Scritti in onore di
Giorgio Manganelli, Roma: Editori Riuniti, 2000, pp. 37–45
Un possibile autoritratto di Gianni Carchia, in «Il manifesto» (supplemento «Alias» 26),
Roma, 7 luglio 2001, p. 18
Le pire des régimes, in «Le monde», Paris, 23 marzo 2002
The Time That Is Left, in «Epoché», VII, 1, Villanova: Villanova University, Fall 2002,
pp. 1–14
L'aperto. L'uomo e l'animale, Torino: Bollati Boringhieri, 2002 (contiene «Teromorfo,
Acefalo, Snob, Mysterium disiunctionis, Fisiologia dei beati, Cognitio experimentalis,
Tassonomie, Senza rango, Macchina antropologica, Umwelt, Zecca, Povertà di mondo,
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L'aperto, Noia profonda, Mondo e terra, Animalizzazione, Antropogenesi, Tra,
Desoeuvrement, Fuori dall'essere», «Bibliografia»)
Nota, in Ingebor Bachmann, Quel che ho visto e udito a Roma, Macerata: Quodlibet, 2002
(con Valeria Piazza) L'ombre de l'amour, Paris: Rivages, 2003
Stato di Eccezione. Homo sacer II, 1, Torino: Bollati Boringhieri, 2003 (contiene: «Lo stato
di eccezione come paradigma di governo», «Forza di legge», «Iustitium», «Gigantomachia
intorno a un vuoto», «Festa lutto anomia», «Auctoritas e potestas», «Riferimenti
bibliografici»)
Intervista a Giorgio Agamben (sullo Stato di eccezione) in Antasofia 1, Mimesis, Milano
2003.
Genius, Roma: Nottetempo, 2004 (poi in Profanazioni, pp. 7–18)
Il giorno del giudizio, Roma: Nottetempo, 2004 (poi in Profanazioni, pp. 25–38)
La potenza del pensiero. Saggi e conferenze, Vicenza: Neri Pozza, 2005 (contiene: «La cosa
stessa», «L'idea del linguaggio», «Lingua e storia», «Filosofia e linguistica», «Vocazione e
voce», «L'io, l'occhio, la voce», «Sull'impossibilità di dire io», «Aby Warburg e la scienza
senza nome», «Tradizione dell'immemorabile», «*Se. L'assoluto e l'Ereignis», «L'origine e
l'oblio», «Walter Benjamin e il demonico», «Kommerell o del gesto», «Il Messia e il
sovrano», «La potenza del pensiero», «La passione della fatticità», «Heidegger e il
nazismo», «L'immagine immemoriale», «Pardes», «L'opera dell'uomo», «L'immanenza
assoluta»)
Profanazioni, Roma: Nottetempo, 2005 (contiene: «Genius», «Magia e felicità», «Il Giorno
del Giudizio», «Gli aiutanti», «Parodia», «Desiderare», «L'essere speciale», «L'autore come
gesto», «Elogio della profanazione», «I sei minuti più belli della storia del cinema»)
Introduzione, in Emanuele Coccia, La trasparenza delle immagini. Averroè e l'averroismo,
Milano: Bruno Mondadori, 1995, pp. VII-XIII
Che cos'è un dispositivo?, Roma: Nottetempo, 2006
L'amico, Roma: Nottetempo, 2007
Ninfe, Torino: Bollati Boringhieri, 2007
Il regno e la gloria. Per una genealogia teologica dell'economia e del governo. Homo sacer
II, 2, Vicenza: Neri Pozza, 2007 (nuova ed. Torino: Bollati Boringhieri, 2009) (contiene:
«Premessa», «I due paradigmi», «Il mistero dell'economia», «Essere e agire», «Il regno e il
governo», «La macchina provvidenziale», «Angelologia e burocrazia», «Il potere e la
gloria», «Archeologia della gloria» preceduti, intervallati e seguiti da Soglie, «Appendice:
L'economia dei moderni», «Bibliografia»)
Che cos'è il contemporaneo?, Roma: Nottetempo, 2008
Signatura rerum. Sul Metodo, Torino: Bollati Boringhieri, 2008 (contiene: «Avvertenza»,
«Che cos'è un paradigma?», «Teoria delle segnature», «Archeologia filosofica»,
«Bibliografia»)
Il sacramento del linguaggio. Archeologia del giuramento. Homo sacer II, 3, Roma-Bari:
Laterza, 2008
Nudità, Roma: Nottetempo, 2009 (contiene: «Creazione e salvezza», «Che cos'è il
contemporaneo?», «K.», «Dell'utilità e degli inconvenienti del vivere fra spettri», «Su ciò
che possiamo non fare», «Identità senza persona», «Nudità», «Il corpo glorioso», «Una
fame da bue», «L'ultimo capitolo della storia del mondo»)
(con Emanuele Coccia) Angeli. Ebraismo, Cristianesimo, Islam, Vicenza: Neri Pozza 2009
La Chiesa e il Regno, Roma: Nottetempo, 2010
(con Monica Ferrando) La ragazza indicibile. Mito e mistero di Kore, Milano: Electa
Mondadori, 2010
Altissima povertà. Regole monastiche e forma di vita. Homo sacer IV, 1, Vicenza: Neri
Pozza, 2011
Opus Dei. Archeologia dell'ufficio. Homo sacer II, 5, Torino: Bollati Boringhieri, 2012
Il mistero del male. Benedetto XVI e la fine dei tempi, Roma-Bari: Laterza, 2013
Pilato e Gesù, Roma: Nottetempo, 2013
Il fuoco e il racconto, Roma: Nottetempo, 2014
L'uso dei corpi. Homo sacer IV, 2, Vicenza: Neri Pozza, 2014
To Whom Is Poetry Addressed?, in "New Observations", 130, 2014, p. 11
Stasis. La guerra civile come paradigma politico. Homo sacer II, 2, Torino: Bollati
Boringhieri, 2015
•! Che cos'è la filosofia?, Macerata: Quodlibet, 2016
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Da: L’aperto. L’uomo e l’animale
TEROMORFO
Nella Biblioteca Ambrosiana di Milano si conserva una Bibbia ebraica del XIII secolo che contiene
delle preziose miniature…L’ultima pagina…è divisa in due metà: quella superiore rappresenta i tre
animali delle origini: l’uccello Ziz (in forma di grifone alato), il bue Behemot e il grande pesce
Leviatano, immerso nel mare e attorcigliato su se stesso. La scena che ci interessa qui in modo
particolare è l’ultima in ogni senso, poiché conclude tanto il codice che la storia dell’umanità. Essa
rappresenta il banchetto messianico dei giusti nell’ultimo giorno…Sorprendente è…un
particolare… sotto le corone, il miniaturista ha rappresentato i giusti non con sembianze umane, ma
con una testa inconfondibilmente animale…nelle tre figure sulla destra, il becco grifagno
dell’aquila, la rossa testa del bue e il capo leonino degli animali escatologici, ma anche gli altri due
giusti esibiscono l’uno grotteschi tratti asinini e l’altro un profilo di pantera. E una testa animale
tocca anche ai due suonatori – in particolare quello sulla destra, meglio visibile, che suona una
specie di viella con un ispirato muso scimmiesco…
…Non è impossibile…, che attribuendo una testa animale al resto d’Israele, l’artista del manoscritto
dell’Ambrosiana abbia inteso significare che, nell’ultimo giorno, i rapporti tra gli animali e gli
uomini si comporranno in una nuova forma e l’uomo stesso si riconcilierà con la sua natura
animale.
ACEFALO
…fra i temi centrali della lettura hegeliana di Kojève, di cui Bataille era stato uditore all’Ecole des
Hautes Études, stava,… il problema della fine della storia e della figura che l’uomo e la natura
avrebbero assunto nel mondo poststorico, quando il paziente processo del lavoro e della negazione,
attraverso il quale l’animale della specie Homo sapiens era diventato umano, fosse giunto a
compimento…Kojève dedica a questo problema centrale soltanto una nota del corso 1938-39:
“…La scomparsa dell’Uomo alla fine della storia non è una catastrofe cosmica: il mondo naturale
resta ciò che è da tutta l’eternità. Non è nemmeno una catastrofe biologica: l’Uomo resta in vita
come animale che si trova in accordo con la natura e con l’Essere dato…A scomparire sono
l’Uomo propriamente detto…il Soggetto opposto all’Oggetto…Ma tutto il resto può mantenersi
indefinitamente; l’arte, l’amore, il gioco ecc; in breve tutto ciò che rende l’uomo felice (Kojève,
434-35)”…
...Il contrasto fra Bataille e Kojève concerne proprio quel “resto” che sopravvive alla morte
dell’uomo ridiventato animale alla fine della storia. Quel che l’allievo…non poteva accettare ad
alcun costo era che «l’arte, l’amore, il gioco», come anche il riso, l’estasi, il lusso, cessassero di
essere sovrumani, negativi e sacri, per essere semplicemente restituiti alla prassi animale…
…Per questo in una lettera a Kojève…Bataille non può che scommettere sull’idea di una
“negatività senza impiego”, cioè di una negatività che sopravvive, non si sa come, alla fine della
storia… nel 1939 quando la guerra era ormai inevitabile…Anche se in un senso diverso da quello
che aveva in mente Kojève, gli uomini erano ormai veramente diventati animali.
Snob
Nel 1959...un viaggio in Giappone determina un ulteriore spostamento di prospettiva. In Giappone
Kojève ha potuto osservare coi suoi occhi una società che, pur vivendo in condizione di poststoria,
non ha cessato per questo di essere “umana”:…
…Ma che ne è dell’animalità dell’uomo nella poststoria? Che relazione c’è fra lo snob giapponese e
il suo corpo animale e fra questo e la creatura acefala intravista da Bataille? D’altra
parte,…Kojève…sembra non vedere il processo per cui, nella modernità, l’uomo (o lo Stato per lui)
comincia invece a prendersi cura della propria vita animale e la vita naturale diventa anzi la posta in
gioco in quello che Foucault ha chiamato il biopotere…
Fisiologia dei beati
…“Tutte quelle operazioni naturali che riguardano il raggiungimento e la conservazione della prima
perfezione della natura umana non esistersanno dopo la resurrezione…E poiché mangiare, bere,
dormire e generare appartengono alla prima perfezione della natura, essi cesseranno nei risorti.
(Tommaso d’Aquino 1955, 151-52)”…
…Nel corpo dei risorti, le funzioni animali resteranno “oziose e vacue” esattamente come, secondo
la teologia medievale, dopo la cacciata di Adamo ed Eva, l’Eden resta vuoto di ogni vita umana.
Non tutta la carne sarà salvata e, nella fisiologia dei beati, l’oikonomia divina della salvezza lascia
un resto irredimibile…
Tassonomie
Linneo, il fondatore della tassonomia scientifica moderna, aveva un debole per le scimmie…Una
nota al Systema naturae liquida la teoria cartesiana che concepiva gli animali alla stregua di
automata mechanica con l’affermazione infastidita: «evidentemente Cartesio non ha mai visto una
scimmia»…
…In una lettera a un critico…che gli obiettava che nel Systema l’uomo sembra essere stato creato a
immagine della scimmia, Linneo risponde…:…«Ma chiedo a voi e al mondo intero di indicarmi
una differenza generica fra la scimmia e l’uomo, che sia conforme alla storia naturale. Io non ne
conosco”…»…
…Homo sapiens non è dunque né una sostanza né una specie chiaramente definita: è piuttosto una
macchina o un artificio per produrre il riconoscimento dell’umano…
Senza rango
La macchina antropologica dell’umanesimo è un dispositivo ironico, che verifica l’assenza per
Homo di una natura propria, tenendolo sospeso fra una natura celeste e una terrena, fra l’animale e
l’umano – e quindi il suo essere sempre meno e più che se stesso…
…A questa labilità e a questa inumanità dell’umano corrisponde in Linneo l’iscrizione nella specie
Homo sapiens dell’enigmatica variante Homo ferus, che sembra smentire punto per punto i caratteri
del più nobile dei primati…Nel punto in cui le scienze dell’uomo cominciano a delineare i contorni
della sua facies, gli enfants sauvages, che appaiono sempre più spesso ai limiti dei villaggi
d’Europa, sono i messaggeri dell’inumanità dell’uomo, i testimoni della sua fragile identità e della
sua mancanza di un volto proprio…
Macchina antropologica
La contraddizione che (il linguista, nda) Steinthal…coglie è la stessa che definisce la macchina
antropologica che – nelle sue due varianti, antica e moderna – è all’opera nella nostra cultura. In
quanto in essa è in gioco la produzione dell’umano attraverso l’opposizione uomo/animale,
umano/inumano, la macchina funziona necessariamente attraverso un’esclusione (che è anche e
sempre già una cattura) e un’inclusione (che è anche e sempre già un’esclusione)…
…Ed è sufficiente spostare in avanti…il nostro campo di ricerca e, invece di questo innocuo reperto
paleontologico (l’Homo alalus), avremo l’ebreo, cioè il non-uomo prodotto nell’uomo, o il neomort
e l’oltrecomatoso, cioè l’animale isolato nello stesso corpo umano…Entrambe le macchine possono
funzionare soltanto istituendo al loro centro una zona d’indifferenza, in cui deve avvenire – come
un missing link sempre mancante perché già virtualmente presente – l’articolazione fra l’umano e
l’animale, l’uomo e il non-uomo, il parlante e il vivente…ciò che dovrebbe così essere ottenuto non
è comuqnue né una vita animale né una vita umana, ma solo una vita separata ed esclusa da se
stessa – soltanto una nuda vita. E di fonte a questa estrema figura dell’umano e dell’inumano non si
tratta di chiedersi quale delle due macchine sia…meno sanguinosa e letale – quanto di comprendere
il loro funzionamento per poterle, eventualmente, arrestare.
Umwelt
Le indagini di Uexkull sull’ambiente animale…esprimono senza riserve l’abbandono di ogni
prospettiva antropocentrica nelle scienze della vita e la radicale disumanizzazione dell’immagine
della natura…Dove la scienza classica vedeva un unico mondo…Uexkull pone invece una infinita
varietà di mondi percettivi, tutti ugualmente perfetti e collegati tra loro come in una gigantesca
partitura musicale e, tuttavia, incomunicanti e reciprocamente esclusivi…Uexkull comincia col
distinguere con cura la Umgebung, lo spazio oggettivo in cui noi vediamo muoversi un essere
vivente, dalla Umwelt, il mondo-ambiente che è costituito da una serie più o meno ampia di
elementi che egli chiama “portatori di significato”…o di “marche”…che sono i soli che interessano
l’animale…Ogni ambiente è una unità chiusa in se stessa, che risulta dal prelievo selettivo di una
serie di elementi o di “marche” nella Umgebung, che non è, a sua volta, che l’ambiente dell’uomo.
Il primo compito del ricercatore…è quello di riconoscere i portatori di significato che ne
costituiscono l’ambiente…Questi…costituiscono una stretta unità funzionale…– con gli organi
recettori dell’animale deputato a percepire la marca e a reagire ad essa….
Povertà di mondo
…Attraverso la relazione tra la “povertà di mondo” dell’animale e l’uomo “fondatore di mondo”, si
tratta per Heidegger di situare la stessa struttura fondamentale del Dasein – l’essere-nel-mondo –
rispetto all’animale e, in questo modo, interrogare l’origine e il senso di quell’apertura che si è
prodotta nel vivente con l’uomo…Il filo rosso che guida l’esposizione di Heidegger è costituito
dalla triplice tesi: «la pietra è senza mondo…, l’animale è povero di mondo…,l’uomo è formatore
di mondo…Il modo di essere proprio dell’animale…è lo stordimento…In quanto è essenzialmente
stordito…,l’animale non può veramente agire o avere una condotta…: può solo comportarsi…La
difficoltà proviene qui dal fatto che il modo d’essere che deve essere afferrato non è né dischiuso né
chiuso…Il non-poter-aver-a-che-fare non è puramente negativo: esso è infatti, in qualche modo una
forma di apertura e, più precisamente, un’apertura che non svela il disinibitore come ente…L’ente
per l’animale è aperto ma non accessibile. Questa apertura senza svelamento definisce la povertà di
mondo dell’animale rispetto alla formazione di mondo che caratterizza l’umano…L’animale…in
quanto è aperto nello stordimento, deve… farne a meno, mancarne…, può cioè essere determinato
nel suo essere dalla povertà e dalla mancanza…
L’aperto
La posta in gioco...è la definizione del concetto di “aperto” come uno dei nomi…dell’essere e del
mondo…La povertà di mondo…ha…la funzione strategica di assicurare un varco fra l’ambiente
animale e l’aperto, in una prospettiva in cui lo stordimento…«è in qualche modo il retroscena
appropriato sul quale si può distaccare l’essenza dell’uomo»…E la comprensione del mondo umano
è possibile solo attraverso l’esperienza di una “vicinanza estrema” – anche se inagannevole – a
questa esposizione senza svelamento… E il luogo di questa operazione…è la noia…
Noia profonda
«Nel venir annoiati da qualcosa, noi siamo anche tenuti fermi…da ciò che è noioso, non lo lasciamo
andare…o siamo per qualche motivo costretti o vincolati ad esso…In questo essere consegnato
“all’ente che si rifuta” come primo momento essenziale della noia, si rivela allora la struttura
costitutiva di quell’ente – il Dasein – per il quale ne va nel suo essere, del suo stesso essere…ma
proprio per questo, la noia fa apparire alla luce la prossimità inaspettata fra il Dasein e
l’animale…Entrambi sono nel loro gesto più proprio aperti ad una chiusura…
…L’essere tenuti in sospeso come secondo carattere essenziale della noia profonda…non è altro
che questa esperienza del disvelarsi della possibilitazione originaria (cioè della potenza pura) nella
sospensione e nella sottrazione di tutte le concrete possibilità specifiche. Ciò che appare per la
prima volta come tale nella disattivazione delle possibilità e, cioè, l’origine stessa della potenza – e,
con ciò, del Dasein, cioè dell’ente che esiste nella foma del poter-essere. Ma questa potenza…ha –
proprio per questo – costitutivamente la forma di potenza-di-non, di un’impotenza, in quanto può
soltanto a partire da un poter non, da una disattivazione delle singole specifiche possibilità
fattizie…
…Questo destarsi del vivente al proprio essere stordito, questo aprirsi, angoscioso e deciso, a un
non-aperto, è l’umano…
Antropogenesi
…Il conflitto politico decisivo, che governa ogni altro conflitto, è, nella nostra cultura, quello fra
l’animalità e l’umanità dell’uomo. La politica occidentale è, cioè, cooriginariamente biopolitica.
Se la macchina antropologica era il motore del divenire storico dell’uomo, allora la fine della
filosofia e il compimento delle destinazioni epocali dell’essere significano che la macchina oggi
gira a vuoto.
Tra
Del rapporto fra uomo e natura e fra natura e storia, alcuni testi di Benjamin propongono
un’immagine affatto diversa, in cui la macchina antropologica sembra essere completamente fuori
gioco. Il primo è la lettera a Rang…sulla “notte salva”…
…La “notte salva” è il nome di questa natura restituìta a se stessa, la cui cifra, secondo un altro
frammento benjaminiano, è la caducità e il cui ritmo è la beatitudine. La salvezza che è qui in
questione, non riguarda qualcosa che è perduto e che deve essere ritrovato, che è stato dimenticato e
deve essere ricordato: essa concerne piuttosto il perduto e il dimenticato come tali – cioè un
insalvabile. La notte salva è relazione con un insalvabile. Per questo l’uomo – in quanto è anche per
certi gradi natura – si presenta come un campo attraversato da due tensioni distinte, da due diverse
redenzioni…
…La macchina antropologica non articola più natura e uomo per produrre l’umano attraverso la
sospensione e la cattura dell’inumano. La macchina si è per così dire, fermata, è “in stato di arresto”
e, nella reciproca sospensione dei due termini, qualcosa per cui forse non abbiamo nomi e che non è
più né animale né uomo, s’insedia fra natura e umanità, si tiene nella relazione dominata, nella notte
salva.
Desoeuvrement
…un’opera tarda di Tiziano…nota come Ninfa e pastore…Di fronte a questo enigmatico paysage
moralisè immerso in un’atmosfera che è insieme di stremata sensualità e di sommessa malinconia,
gli studiosi sono rimasti perplessi, e nessuna spiegazione è parsa esauriente…
…Nell’appagamento, gli amanti, che hanno perduto il loro mistero, contemplano una natura umana
resa perfettamente inoperosa – l’inoperosità e il desoeuvrement dell’umano e dell’animale come
figura suprema e insalvabile della vita.
Fuori dall’essere
…Nell’idea di questa vita naturale insalvabile e completamente abbandonata da ogni elemento
spirituale – e, nondimeno, perfettamente beata per effetto della “grande ignoranza” –, Basilide ha
pensato una sorta di grandiosa immagine controfattuale nella ritrovata animalità dell’uomo alla fine
della storia che tanto irritava Bataille. Qui tenebre e luce, materia e spirito, vita animale e logos – la
cui articolazione nella macchina antropologica produceva l’umano – si sono separate per sempre.
Ma non per chiudersi in un mistero più impenetrabile – piuttosto per liberare la propria più vera
natura…
…la non-conoscenza che è scesa su di essa, non implica la perdita di ogni rapporto col proprio
velamento. Piuttosto questa vita rimane serenamente in relazione con la propria natura…come con
una zona di non-conoscenza…Articolare una zona di inconoscenza – o, meglio, di ignoscenza –
significa in questo senso non semplicemente lasciar essere, ma lasciar fuori dall’essere, rendere
insalvabile. Come gli amanti di Tiziano si perdonano a vicenda la propria assenza di mistero, così,
nella notte salva, la vita né aperta né indisvelabile – si tiene serenamente in relazione con la propria
latenza, la lascia essere fuori dall’essere…
…in che modo l’uomo può lasciar essere l’animale sulla cui sospensione il mondo si tiene aperto?
In quanto l’animale non conosce né essente né non essente, né aperto né chiuso, esso è fuori
dall’essere, fuori in un’esteriorità più esterna di ogni aperto e dentro in un’intimità più interna di
ogni chiusura….
Ma ciò che è così lasciato esser fuori dall’essere non è, per questo, negato o rimosso, non è, per
questo inesistente. Esso è un esistente, un reale, che è andato al di là della differenza tra essere ed
ente…
…Rendere inoperosa la macchina che governa la nostra concezione dell’uomo significherà pertanto
non già cercare nuove – più efficaci o più autentiche – articolazioni, quanto esibire il vuoto centrale,
lo iato che separa – nell’uomo – l’uomo e l’animale, rischiarsi in questo vuoto: sospensione della
sospensione, shabbat tanto dell’animale che dell’uomo…
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