Prevenzione e cura degli animali con le medicine - SIAV

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ISSN 1121-5518 Bimestrale - Anno XXIV - Poste Italiane SpA - Sped. in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano
www.medicinanaturalenews.it
n 4 • settembre 2014
Intervista
Inchiesta
Agopuntura
una medicina
moderna
Veterinaria
e medicine
complementari
SPECIALE CORSI
2014-2015
In questo numero troverete
le pagine dedicate ai moduli
E.C.M.
EDUCAZIONE CONTINUA
IN MEDICINA
18 CREDITI ONLINE
NEL 2014
A colloquio con
il Dottor Franco Cracolici
MICO-REI Ganoderma lucidum:
Il nutraceutico in grado di garantire l’omeostasi fisiologica
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65 Kg di fungo fresco
15 kg di secco
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INCHIESTA
■ Chiara Romeo
Veterinaria
Prevenzione e cura degli
animali con le medicine
complementari
SEBBENE NON SIANO COSÌ DIFFUSE COME NELL’USO UMANO,
LE CAM IN VETERINARIA STANNO VEDENDO UNA LENTA CRESCITA.
IL CAMPO DI MAGGIOR INTERESSE SEMBRA ESSERE QUELLO
DELLA PRODUZIONE E DELL’ALLEVAMENTO BIOLOGICO.
resse potenziale per l’impiego delle CAM negli
animali d’affezione ma anche nell’allevamento
degli animali da reddito. Agopuntura, fitoterapia, omeopatia e omotossicologia sono oggi atti
medici veterinari riconosciuti e si affiancano ad
altre discipline, come per esempio l’osteopatia,
anch’esse in crescita.
Da reddito e da affezione
L
a diffusione delle medicine
complementari (CAM) per
la cura degli animali, come
per l’uomo, è in crescita nel
nostro Paese; dalla Toscana
un forte contributo è venuto
dalla Scuola Superiore Internazionale di Medicina Veterinaria Omeopatica “Rita Zanchi” di Cortona dove si ritrovano
le origini di tale crescita e dove molti veterinari
omeopati che oggi esercitano la professione in
Italia si sono formati ed hanno fondato nuove
Scuole, Società scientifiche ed Associazioni. Una
crescita lenta ma di successo che vede un inte-
“Le medicine complementari in veterinaria sono
applicate per la prevenzione e cura sia degli animali d’affezione sia per quelli da reddito.” Spiega Giovanni Brajon, responsabile della sede di
Firenze, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana. “Nel primo caso
l’impiego è analogo alla medicina umana, come
integrazione alla medicina accademica moderna,
offrendo maggiori possibilità per la cura delle
principali malattie. Negli animali da reddito, dove
la medicina è più orientata alla prevenzione che
alla cura delle malattie, le CAM rappresentano
un potenziale da utilizzare per il miglioramento
delle performance produttive e per le garanzie
che i prodotti alimentari derivati danno in termini di riduzione di rischio da residui di farmaci.”
Recentemente l’attenzione verso le CAM “è aumentata pure a seguito delle raccomandazioni
provenienti dall’Unione Europea sull’uso responsabile degli antibatterici in veterinaria per
contrastare il fenomeno crescente dell’antibiotico-resistenza”. Sottolinea Brajon “Nell’ambito
quindi della prevenzione, le CAM entrano a buon
diritto, per la salvaguardia della salute dell’uomo
e per la tutela dell’ambiente in un’ottica pure di
sostenibilità economica del sistema produttivo.”
Infatti, prosegue, “oggi le produzioni agricole che
devono essere competitive con costi di produzione sotto controllo applicano nuove strategie per
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MEDICINA NATURALE - SETTEMBRE 2014
la prevenzione delle malattie. Attraverso le CAM,
si può contenere o eliminare del tutto lo scarto del prodotto (latte-carne-uova ecc…) dovuto
all’impiego dei farmaci che altrimenti prevedono
il cosiddetto ‘tempo di sospensione’, variabile da
uno a più giorni, affinché vi siano tutte le garanzie
di non trovare più residui pericolosi per la salute
dell’uomo.” Un importante campo di applicazione delle CAM è stato registrato nelle produzioni biologiche: esempio oggi di valorizzazione di
alimenti di qualità. “il regolamento vigente che
disciplina queste produzioni predilige l’impiego delle CAM per la cura degli animali anche
se in caso di necessità sono concesse deroghe
con farmaci allopatici. In una prossima possibile revisione del regolamento, fra i vari punti,
si vorrebbe facilitare l’approccio integrato alla
prevenzione e cura delle malattie, disponendo
di tutti gli strumenti per tutelare efficacemente
salute e benessere degli animali allevati. Si deve
infatti dare priorità alla salute degli animali prima
di dare priorità all’utilizzo di un metodo di cura.”
Un altro aspetto che oggi si pone riguarda l’utilizzo di farmaci in ‘nuove’ specie da produzione come avviene ad esempio per gli asini: questi
simpatici animali una volta erano presenti nei poderi soprattutto come supporto al lavoro, oggi,
dopo aver scoperto le proprietà nutraceutiche del
latte che viene richiesto per i bambini con intolleranze alimentari, sono diventati una nuova specie dedicata a questo tipo di produzione e sono
allevati in vere e proprie aziende con gli stessi
criteri di un allevamento di vacche, pecore o capre. Spiega Brajon, “ne consegue che il controllo delle malattie (parassiti ecc….) debba spesso
avvalersi di trattamenti con farmaci; il problema
è legato alla non disponibilità in commercio di
farmaci registrati per la specie asinina: possono
essere utilizzati quelli registrati per i cavalli ma,
per il principio della massima precauzione, il latte
prodotto può essere commercializzato solo dopo
sei mesi dall’ultimo trattamento. Questo vincolo
rappresenta com’è ovvio un ostacolo che potrà
essere superato o registrando i farmaci utilizzati per i cavalli anche per gli asini o avviando ricerche sull’efficacia dell’impiego delle medicine
complementari per la cura delle principali malattie di questa specie. Si tratta dunque di scegliere
la strada più efficace.”
La normativa
C’è ancora strada da fare per facilitare la diffusione delle CAM, sotto il profilo normativo è importante che vi siano regole che stabiliscono i criteri
e le modalità per la certificazione di qualità della
formazione e dunque dell’esercizio da parte dei
veterinari per chi richiede questo tipo di competenze. Dal 2007 in Toscana è vigente una norma
in tal senso e presso gli Ordini provinciali toscani
dei veterinari sono pubblicati appositi elenchi che
riportano i nominativi dei professionisti che rispondono ai requisiti della legge. La Federazione
Nazionale Ordini Veterinari Italiani (FNOVI), nel
2007, in contemporanea con la promulgazione
della legge Toscana sulle CAM, ha predisposto
nel suo codice deontologico Linee Guida per l’esercizio di queste discipline e la formazione. Si
tratta tuttavia d’interventi circostanziati e limitati
che dovrebbero trovare applicazione omogenea
nel territorio nazionale. “Su questo tema” spiega
Giovanni Brajon
Omeopatia una tradizione trentennale
La Scuola Superiore di Medicina Veterinaria Omeopatica “Rita Zanchi” di
Cortona rimane la prima in Italia, un punto di riferimento per l’omeopatia
veterinaria. Fondata su iniziativa di Franco Del Francia e Mario Sciarri,
inizialmente con una serie di corsi in sedi itineranti per lo più il sabato e la
domenica, dal 1989 ha la sua sede fissa a Cortona (Ar).
“L’omeopatia è una medicina che permette di curare senza gli inconvenienti
dell’allopatia. In ambito veterinario il vantaggio maggiore si traduce nella
possibilità di evitare i tempi di sospensione nella produzione, necessari
allo smaltimento dei metaboliti dei farmaci.” inoltre c’è da sottolineare
che “l’effetto terapeutico non viene esplicato in tempi lunghi, ma c’è
una reazione immediata. Pensiamo ad una mastite di una mucca da
latte: se ha una caratteristica di Brionia, piuttosto che di Aconitum o di
Belladonna, e viene data tempestivamente, anche ad alta diluizione, nel
giro di mezza giornata la mastite è risolta, e il latte può essere consumato
senza problemi.” Fondamentale “nell’omeopatia veterinaria è l’anamnesi e
l’osservazione. Infatti, si supera il colloquio con il paziente, attraverso la
semeiotica, e la conoscenza approfondita della sintomatologia delle diverse
patologie, per utilizzare il rimedio preciso.”
A livello teorico, proprio per agevolare la scelta terapeutica, spiega
Sciarri “come scuola stiamo lavorando sul repertorio, una materia medica
essenziale in ambito veterinario, rimedio per rimedio, ripulendo da tutti i
sintomi che per noi possono essere confondenti, mentre nell’uomo sono
importanti per condizionare la scelta del rimedio.”
Nei piccoli animali, soprattutto quelli da affezione, c’è qualche differenza
spiega Sciarri “perché si può lavorare un po’ di più sul mentale, attraverso
l’osservazione del comportamento e il colloquio con il padrone, che spiega
sintomi e atteggiamenti. Da considerare che spesso questi animali
somatizzano problemi psicologici umani. Anche se c’è da dire che non è fino
ad oggi stata molto richiesta dai padroni, nonostante la sua efficacia”. I
risultati nel trattamento di diverse patologie ci sono: “oltre ai casi già citati,
trattiamo con successo la displasia dell’anca nei grossi cani. Abbiamo un
grosso numero di casi considerati non considerati trattabili chirurgicamente,
che poi sono stati trattati e guariti con successo con l’omeopatia.”
Mentre a livello di medici è vissuta come una chance in più, il mondo
veterinario è ancora indietro sull’omeopatia. Siamo ancora pochi veterinari
omeopatici, anche perché ci vuole molto tempo per studiare e per applicarla.
Inoltre non è facile convincere gli allevatori.” E conclude “per fortuna in
Toscana ci hanno dato fiducia sia gli allevatori sia gli organi regionali”.
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MEDICINA NATURALE - SETTEMBRE 2014
INCHIESTA
Francesco Longo
Dal 2009 da
quando sono
state emanate
le Linee
Guida della
Federazione
Nazionale
degli Ordini
dei Veterinari
Italiani (Fnovi),
la medicina
complementare è
stata normata
Brajon “assieme alla Fnovi, abbiamo proposto
un testo condiviso per concludere l’iter iniziato
dall’accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013
che disciplina le CAM per i medici veterinari a
livello nazionale. Non rimane che fare i passaggi
necessari per poterlo ratificare.” E prosegue “Per
quanto riguarda la realizzazione di una rete nazionale per la diffusione delle CAM in veterinaria,
da alcuni anni, presso l’Istituto Zooproflattico di
Arezzo è operativo un Centro che promuove la
ricerca applicata, attraverso studi osservazionali, e la divulgazione in questo settore. Sono stati
a tal fine attivati protocolli d’intesa con Scuole,
Società scientifiche ed Associazioni con le quali
si collabora per le attività di formazione e ricerca.
Attraverso un apposito portale internet i veterinari possono seguire i risultati degli studi svolti e
conoscere i principali appuntamenti per l’aggiornamento professionale.” E continua “L’obiettivo
è di aprire le conoscenze anche a coloro che, per
una qualsiasi ragione, diffidano dalle possibilità
che un corretto impiego delle CAM offre come
integrazione per la salute animale. Quest’anno,
a settembre, Firenze ospiterà per la prima volta
in Italia il Congresso annuale della Società Internazionale di Agopuntura Veterinaria e sono
attesi circa 150 veterinari agopuntori provenienti
da tutto il mondo, segno che il nostro Paese sta
raccogliendo l’attenzione internazionale della comunità scientifica veterinaria in quest’ambito.”
Agopuntura per grandi e piccoli
animali
Attualmente in Italia è attivo il Centro Clinico di
Agopuntura Veterinaria (Ciav) istituito presso l’Azienda Universitaria di Bologna (Aub) della Alma
Mater Studiorum, con sede a Cadriano - Granarolo Emilia (BO). L’istituto si configura come
centro di riferimento per l’agopuntura veterinaria e la medicina veterinaria tradizionale cinese
e svolge attività clinica, di ricerca, di didattica e
formazione.
L’agopuntura in veterinaria ha una storia antica:
“A differenza di altre discipline della medicina
complementare l’agopuntura veterinaria è nata
di pari passo a quella dell’uomo.” Spiega il dott.
Francesco Longo, Vice Presidente della Società
Italiana di Agopuntura Veterinaria “Nelle tavole
antiche troviamo protocolli terapeutici anche
per gli animali. E molti protocolli oggi sono stati
scientificamente validati contemporaneamente
su uomo e animale, in ortopedia, dermatologia,
gastroenterologia. La diffusione dell’agopuntura veterinaria è cominciata circa quattordici
anni fa ed oggi stanno aumentando moltissimo
le richieste”.
Per quanto riguarda l’uso dell’agopuntura oggi,
“La maggior parte delle prestazioni cliniche sono
rivolte ai piccoli animali, cane e gatto, che hanno
una clinica molto vicina all’uomo. Possono però
essere trattati con notevole successo animali esotici, come iguane e serpenti e ci sono richieste, essendo entrati come animali di casa.” E aggiunge
Longo “Molto diffuso oggi è anche il trattamento
del cavallo sportivo e da riproduzione. Anche se,
volendo dare dei numeri, potremmo dire che il
70-80% dei veterinari che utilizzano l’agopuntura lo fanno su piccoli animali, il rimanente sui
cavalli.” Invece sono “pochissimi i colleghi che
lavorano con gli animali da reddito, bovini, caprini e ovini, in situazioni molto particolari. Anche se in realtà potrebbe avere uno sviluppo in
questo campo soprattutto per gli allevamenti di
tipo biologico”.
Per quanto riguarda la formazione, spiega Longo
“Dal 2009 da quando sono state emanate le Linee
Guida della Federazione Nazionale degli Ordini
dei Veterinari Italiani (Fnovi), la medicina complementare è stata normata”. Quindi, prosegue
Longo “anche il corso di agopuntura veterinaria consiste in un corso di formazione triennale,
con almeno 450 ore di teoria e con un minimo di
cento ore di pratica clinica. Quest’ultima parte è
fondamentale, perché l’agopuntura non prevede una prescrizione medica, ma un’applicazione
diretta sull’animale. Solitamente questa parte è
specie specifica per l’animale con cui poi si andrà a lavorare.”
La Siav prevede un corso di 510 ore, con 150 ore
di pratica clinica, anche un esame di merito, alla
fine di ogni anno, pratico e teorico, con una tesi
di fine corso con la presentazione di casi clinici. I colleghi diplomati Siav entrano in un elenco
pubblicato.
Per quanto riguarda le patologie trattate “il comparto ortopedico e le patologie del movimento
sono quelle che ottengono maggior beneficio
da questa pratica. Ma in teoria l’agopuntura è
una medicina completa, che può trattare tutto, a
parte la pertinenza chirurgica.” Spiega Longo, e
sottolinea “Un’applicazione interessante è la preparazione sportiva del cavallo da corsa, con trattamenti per il miglioramento della performance
prima della gara, e come terapia di recupero post
gara. Una sorta di doping assolutamente naturale! Che si ottiene con un riequilibrio energetico,
che potenzia l’energia interna e la performance,
con un beneficio generale ed anche sull’aspetto comportamentale: l’animale è più tranquillo,
rilassato, equilibrato. Sono terapie consolidate
nel cavallo sportivo, che oggi vengono utilizzate
anche nel cane da agility.”
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MEDICINA NATURALE - SETTEMBRE 2014
Osteopatia veterinaria,
serve una normativa
Una disciplina emergente in veterinaria è l’osteopatia che “basa la sua filosofia sulla considerazione che l’uomo, così come l’animale, è un’unità
di struttura e funzione, in salute ma anche in malattia, in cui la continua, armonica sinergia tra le
sue componenti garantisce di fatto lo status psicofisico più ottimale in ogni condizione.” spiega Paolo Tozzi, osteopata in ambito veterinario,
Fondatore della Scuola di Osteopatia Veterinaria
Italiana, “Sulla base di tali principi, l’osteopata
si pone di fronte al paziente nella posizione di
ascolto e poi di valutazione e di azione. In ogni
quadro disfunzionale, l’osteopata si adopera affinché tali capacità di autoregolazione del corpo vengano supportate e coadiuvate, ai fini di
restaurare l’equilibrio fisiologico nel modo più
naturale possibile.”
L’osteopatia, continua Tozzi, “in teoria, è applicabile a tutti gli animali, anche se nella pratica
ci sono alcuni limiti logistici e applicativi, come
per esempio nel caso di animali potenzialmente
pericolosi, in particolare i selvatici, o nel caso di
pesci, e cetacei per ovvie ragioni.” E aggiunge
“l’osteopatia può essere applicata agli animali
a scopo preventivo, per evitare l’insorgenza di
disturbi ricorrenti o a cui l’animale è fortemente
predisposto; curativo, per promuovere i processi di autoregolazione necessari alla risoluzione del disturbo; di mantenimento, come in
casi di disturbi cronici, in cui si mira a ridurne
la sintomatologia, la frequenza e l’intensità degli
episodi acuti, nonché ad ottimizzare la risposta
alla terapia farmacologica; di potenziamento,
per animali performanti di cui si vuole ottimizzare le prestazioni fisiche e le potenzialità funzionali. Dal punto di vista pratico “Non è possibile
in osteopatia stabilire a priori quale sia il protocollo di intervento per una patologia, poiché
non sono la patologia o i sintomi annessi che
vengono trattati, ma l’animale nella sua unicità
psicofisica, nella sua storia particolare e nel suo
contesto irripetibile.” Tuttavia aggiunge, Tozzi
“esistono linee guida di intervento, come per
esempio la manipolazione vertebrale per le disfunzioni lombopelviche nel cavallo, o tecniche
articolatorie alle giunture artrosiche del cane
anziano di grossa taglia. Tecniche di bilanciamento delle tensioni legamentose sono spesso
utilizzate nelle distorsioni capsulo-legamentose
degli animali da sport, nei paramorfismi articolari o nelle displasie di anca o gomito nelle razze
più predisposte. Tecniche viscerali e di pompage
linfatico sono invece spesso raccomandate per
cani e gatti immunodepressi, o affetti da disfun-
zioni dell’apparato gastro-enterico, o sotto cure
farmacologiche prolungate per dismetabolismi
o neoplasie. Un approccio fasciale viene spesso
indicato per rettili ed esotici, ed integrato ad un
lavoro sul sistema diaframmatico soprattutto nei
casi di affezione dell’apparato respiratorio (dalle
sinusiti alle polmoniti).”
L’Osteopata integra il suo intervento anche con
l’uso terapeutico dei Trigger Points, Riflessi di
Chapman, Tecniche di Oscillazione Armonica,
Strain&Counterstrain, tecniche di pompaggio
linfatico, consigli nutrizionali, ergonomici, in
complementarietà con tutte le altre figure veterinarie. “Generalmente, il protocollo di trattamento osteopatico si struttura in 1 seduta ogni
2-4 settimane, per almeno 3-6 sedute, con una
rivalutazione generale al termine, in cui si dimette il paziente.” Spiega Tozzi “Se necessario
si opta per un secondo ciclo di trattamento. Per
i casi più cronici, infatti, si eseguono più cicli di
5-7 trattamenti, con una fase inziale che prevede
anche 1-2 trattamenti a settimana, se necessario. In ogni caso, è auspicabile almeno 1 visita di
controllo o un breve ciclo di 3-4 sedute ogni 3-6
mesi per evitare ricadute e recidive.”
La disponibilità dell’animale al contatto fisico e
alla manipolazione è fondamentale per l’espletamento di un trattamento osteopatico. “Senza tale requisito, non è possibile operare, senza
avvalersi della sedazione.” Spiega Tozzi “Per lo
più, in questo caso, si avrebbe un’alterazione
dei ritmi biologici dell’animale, nonché del tono
muscolare, che potrebbe fuorviare la valutazione osteopatica e di conseguenza l’intervento. Un
altro limite è rappresentato dall’osteopata, dalla
sua esperienza clinica e dalla sua abilità tecnica,
dalle sue capacità ad interagire con l’animale
e ad interpretarne il linguaggio. Infine, da non
sottovalutare sono le influenze, più che limiti,
che possono provenire sia dal rapporto col padrone che dall’ambiente in cui viene espletata la
visita osteopatica”. A questo proposito conclude
Tozzi “La formazione dell’osteopatia in ambito
veterinario in Italia non è regolamentata e pertanto non ci sono criteri minimi stabiliti come
necessari per la pratica clinica, né un registro
professionale rappresentativo di tale disciplina.
Tuttavia, è fondamentale sottolineare che saper
trattare un uomo non significa essere in grado
di trattare un animale! È necessaria quindi al più
presto una regolamentazione della formazione
e pratica dell’osteopatia in ambito veterinario in
concertazione con la Federazione degli Ordini
dei Medici Veterinari.”
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MEDICINA NATURALE - SETTEMBRE 2014
Paolo Tozzi
È necessaria al
più presto una
regolamentazione
della formazione
e pratica
dell’osteopatia in
ambito veterinario
in concertazione
con la Federazione
degli Ordini dei
Medici Veterinari
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