Discussione - DETAIL

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∂ 2007 ¥ 12 Inserto ampliato in italiano
∂ – Rivista di architettura
2007 ¥ 12 Detail digitale
Traduzioni in italiano
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Testo in italiano
Traduzione:
Architetto Rossella Letizia Mombelli
E-Mail: [email protected]
Potete trovare unʼanteprima con immagine di tutti progetti cliccando su:
http://www.detail.de/Archiv/De/HoleHeft/201/ErgebnisHeft
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Editoriale
Christian Schittich
Il rapido sviluppo delle tecnologie computerizzate, salvo rare eccezioni, ha invaso capillarmente ogni settore. L’architettura sta vivendo la digitalizzazione dal progetto alla
realizzazione di un componente edile.
Con il computer si dominano complessità
geometriche a livello planimetrico che tramite animazioni a gestione digitale possono diventare esperibili. I programmi integrati consentono la contemporaneità progettuale di
tutti i protagonisti del progetto intorno ad un
modello digitale comune. Nel processo costruttivo finale i dati generati possono essere
utilizzati per gestire macchine di produzione
a controllo computerizzato.
In questo numero di Detail desideriamo analizzare l’influsso della digitalizzazione sul
metodo a gestione computerizzata progettuale ed esecutivo in architettura. Il panorama spazia dagli strumenti elettronici per la
progettazione urbanistica, ai processi produttivi gestiti da computer fino ai più recenti
strumenti di progettazione strutturale.
Abbiamo approfondito diversi dei contenuti
della rivista in Internet con testi, immagini,
disegni di progetto ma soprattutto con video
ed animazioni. Nella maggior parte dei casi
la documentazione è raccolta su DETAIL Topics (www.detail.de/topics), la nuova piattaforma ad accesso gratuito disponibile a partire dal 1. dicembre.
Discussione
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Spazio e sostenibilità digitale
Intervista con Ben van Berkel, UNStudio
Detail: Nel libro “Design Models” auspica di
eliminare il design dalle attività dell’architetto.
Ben van Berkel: In un certo senso ci auguriamo che questo avvenga, ma fondamentalmente si trattava di una provocazione. Se da
un lato si parla di eliminare il “design”, dall’altro emerge l’ambiguità del significato del
termine. Oggi, il termine “design” possiede
un’accezione quasi stigmatizzante in quanto
identificativa di un trend modaiolo superficiale. Non vogliamo assimilare completamente il design all’architettura ma siamo al
contempo contrari al fatto che il design venga sempre più interpretato come presentazione epidermica di qualcosa che è stato
creato. Prima di meditare nuove metodologie di design, è necessario sbarazzarsi del
termine sostituendolo con uno più idoneo.
Detail: In passato avete usato diagrammi come strumenti progettuali. Che cosa c’è di
nuovo nei “Design Models”?
Ben van Berkel: Oggi possediamo una serie
quasi infinita di possibilità per realizzare un
edificio e abbiamo a disposizione programmi informatizzati che consentono la riproduzione di qualsiasi forma. Alla Columbia University di New York o presso l’Architecture
Association di Londra vengono riprodotti e
sviluppati in piccoli gruppi i concetti da noi
sviscerati negli anni ’90. La similarità che
emerge tra molti dei progetti che ne derivano è indicativa del fatto che non viene sfruttato interamente il potenziale della complessità.
I “Design Models” dovrebbero aiutare a risolvere la complessità architettonica e a sviluppare una metodologia di lavoro discipli-
nata. Sia gli stilisti di moda che gli industrial
designers sono un passo avanti se si parla
di sviluppo di metodi progettuali illimitati.
All’innovazione si arriva concentrandosi su
un aspetto e tralasciandone altri: ad esempio facendo del colore il tema principale di
una collezione. Trovato il tema conduttore,
risulta facile selezionare anche il materiale
adatto che enfatizzi al meglio la scelta cromatica.
Si pensi all’opera di Andy Warhol o alle tecniche di stampa di Roy Lichtenstein considerate punto di partenza dell’opera che si
trasformano successivamente in qualcosa di
estremamente originale tramite l’intervento
pittorico dell’artista.
Detail: Quale ruolo ha nella sua opera la rivoluzione digitale in termini di strategia progettuale?
Ben van Berkel: La rivoluzione digitale ha un
ruolo decisivo nel mio lavoro.
Con l’ausilio di un progetto sviluppato con
tecniche di elaborazione digitale è possibile
indagare radicalmente le tipologie base che
si sono evolute nel corso della storia dell’architettura lavorando con nuovi ingredienti.
Gli “ingredienti” dell’architettura moderna
sono i pilastri, i solai e le facciate aperte da
ampie vetrate. Il sistema applicativo più usato è il reticolo ortogonale o il collage. Nella
progettazione con computer, il fatto decisamente nuovo è che non dobbiamo decidere
per un sistema ma possiamo combinare diversi principi da cui scaturisca un risultato di
estrema complessità.
Detail: Si approda ancora una volta al solito
“Blob” design?
Ben van Berkel: No, a patto che si tenga costantemente monitorato quello che si deve
fare con gli strumenti digitali. E’ interessante,
ad esempio, che nell’intersezione di due
componenti è possibile controllare la transizione acquisendone la forma che ne deriva.
Se si lasciano i due componenti più o meno
come sono, si riproduce l’effetto di un collage, se si implementa il grado di fusione nasce un ibrido. Gli elementi di partenza dell’ibrido sono ancora percepibili, ma viene
generato qualcosa di completamente nuovo:
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Traduzioni in italiano
in questo caso nasce un “Manimal” una sintesi tra umano e animale.
Detail: Come è cambiato il processo di lavoro
con l’uso del computer?
Ben van Berkel: In passato, il processo progettuale aveva un tracciato lineare. Si diceva: questo è uno schizzo, questo è un modello, due elementi da cui estrapolare il
progetto esecutivo. Abbiamo lavorato in
questo modo più o meno fino a dieci anni fa.
Da circa cinque anni vengono integrate tecnologie ingegneristiche di particolare complessità al fine di stabilire in una prima fase
fino a che punto si possa deformare un materiale. Possiamo introdurre diversi materiali
nel nostro modello dati 3D prevedendo l’interazione tra forze agenti sulla struttura portante.
Solo quando abbiamo la sicurezza che sia
tecnicamente realizzabile in dettaglio, ritorniamo a riflessioni formali.
Lo sviluppo è rivoluzionario e possiede un
enorme potenziale. Oggi abbiamo a disposizione innumerevoli possibilità tecniche.
Ad esempio, se desidero una lamiera di facciata con duplice curvatura, è necessario riflettere per tempo se la devo preformare in
laboratorio, se la piegherò direttamente in
cantiere o se devo irrigidirla con fibra di vetro. Seguendo un simile procedimento progettuale è possibile realizzare elementi di
facciata più sottili. Con il computer indaghiamo i limiti di un materiale sulla base delle
sue caratteristiche tecniche ma ci addentriamo anche in innovativi effetti ottici e materici.
Detail: In altri termini, nel vostro studio ci sono
sia matite che modelli?
Ben van Berkel: Non iniziamo mai a lavorare
subito al computer. Se si lavora direttamente
con il computer si rischia di non carpire appieno o di mal interpretare la propria capacità inventiva e creativa. Passiamo da un media all’altro avvalendoci di tecnici che
sperimentano alla stessa stregua degli stilisti
o dei compositori di musica contemporanea.
Di solito, iniziamo in maniera ludica, immagi-
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nando quali potrebbero essere le conseguenze se l’edificio fosse una palla. Oppure,
in piena progettazione preliminare porto un
piccolo diagramma tratto da un contesto diverso; si lavora anche con metafore, con
l’ausilio di modelli fisici, spesso con modelli
di carta che chiariscono immediatamente l’idea. In ufficio vantiamo un vasto laboratorio di modelli. Solo i modelli più complessi realizzati con tecniche di prototipazione
rapida vengono realizzati all’esterno dello studio. Per testare il progetto con diversi materiali, mettiamo diversi vestiti all’edificio.
Detail: Qual è il vantaggio di un modello plastico?
Ben van Berkel: I vantaggi di un modello
plastico si riassumono nella sua chiarezza
visiva. I modelli plastici trasmettono, inoltre,
la percezione di una scala dimensionale cosa che nei modelli digitali è meno riconoscibile anche se naturalmente lavoriamo anche
con modelli digitali. Nella realizzazione dell’Erasmus Bridge abbiamo appreso questo
metodo di lavoro dagli ingegneri. Oggi utilizziamo programmi d’ingegneria come Topsolid in combinazione con altri programmi al fine di ottenere la soluzione ottimale.
Detail: Lavorate alla visualizzazione anche con
la realtà virtuale?
Ben van Berkel: Abbiamo già sperimentato
la realtà virtuale. A Stoccarda stiamo progettando per l’Istituto Fraunhofer un edificio per
uffici dove studiare uno schermo di presen-
tazione completamente nuovo per visionare
la modellazione tridimensionale 3D dei nostri
progetti come realtà virtuale. La cosa è molto affascinante ma non bisogna perdere di
vista gli obbiettivi. Spesso i modelli spaziali
offrono molte più informazioni.
Detail : Sarebbe possibile realizzare un edificio
complesso come il Mercedes Museum senza
l’ausilio di un computer?
Ben van Berkel: Se devo dire la verità, penso di sì. Ma non sarebbe possibile nei tempi
in cui l’abbiamo realizzato. La proprietà Mer-
cedes ha fornito i presupposti perché si lavorasse con le tecnologie più moderne. Dato che tutti gli impianti sono integrati negli
elementi in calcestruzzo a vista, ogni particolare ha dovuto essere visionato e approvato dagli ingegneri e dalle ditte esecutrici.
Infine, tutte le modifiche degli elaborati -fino
a 200 al giorno- dovevano essere costantemente inviate a tutti i 500 collaboratori che
partecipavano al progetto.
Detail: Come ci siete riusciti?
Ben van Berkel: Abbiamo convinto il committente che nel team progettuale avevamo
bisogno di cinque colleghi per la realizzazione e per la revisione dei modelli 3D. I costi
avrebbero subito un incremento ma in ultima
istanza le posizioni chiave potevano esser
monitorate dall’intero processo di progettazione. Per il progetto del Museo Mercedes
abbiamo lavorato con Arnold Walz uno specialista esterno che costruisce e gestisce
modelli parametrici. In un progetto come
questo è stato di fondamentale importanza,
ma anche di estrema complessità, interfacciare i dati di progetto con quelli per la produzione.
Detail: Come vi comportate quando una
azienda che viene incaricata di una realizzazione non possiede il know-how per partecipare
a questo processo digitale?
Ben van Berkel: Dati i tempi limitati per la
progettazione e per la realizzazione del Museo Mercedes abbiamo richiesto sin dall’inizio che tutti coloro che partecipavano al progetto, avessero esperienza con le tecniche
digitali.
Detail: Quali sono i vantaggi di un modello parametrico?
Ben van Berkel: Avere un modello parametrico non significa soltanto avere la posizione
di diversi punti nello spazio ma anche conoscere la relazione tra questi punti. Nel Museo è raro trovare due dei pilastri tetrapodi
uguali. Per ogni pilastro abbiamo definito i
parametri in relazione alla forma piegata, alla snellezza e ai carichi.
Ad esempio, se viene modificato il raggio
dell’edificio e di conseguenza la capacità
portante di un pilastro anche la sua collocazione viene ritoccata e non è necessario ridisegnare e ricalcolare tutti i pilastri, ma i parametri si generano automaticamente. La
gestione dei modelli risultanti riduce il rischio
di errore, limita l’uso dei materiali allo stretto
necessario e monitora il processo costruttivo. Per questo, il modello è detto “sostenibilità digitale”.
Detail: In vista di un’implementazione dell’uso
del computer, pensa di aver bisogno di un
nuovo tipo di architetto in studio? Tobias Wallisser, che ha seguito il progetto del Museo
Mercedes è uno specialista informatico.
Ben van Berkel: Assolutamente sì. Negli anni
’90 Tobias era un teorico precursore di que-
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sto settore. Ma lo sviluppo è stato straordinariamente veloce. Scherzando gli dico che
ormai appartiene alla generazione dei Maya
per il fatto che negli anni ’90 lavoravamo i
nostri modelli 3D con il programma Maya.
Oggi usiamo Topsolid e i nostri più giovani
collaboratori sono per lo più computerfreaks
che modificano anche i programmi, studiano
alla Staedelschule di Francoforte dove insegno con i migliori programmatori, fanno uno
stage da noi e magari poi ritornano in studio
a lavorare.
Detail: Lavora anche lei con il computer?
Ben van Berkel: Otto anni fa ho iniziato ad
usare il programma 3DStudio Max. Conosco
i principi generali del programma ma non
sarei in grado di costruire da solo un modello 3D. Sono il compositore dell’opera, colui
che dirige l’orchestra, senza saper suonare
tutti gli strumenti.
Detail: Da quando lavorate con modelli digitali
in 3D?
Ben van Berkel: Tutto è iniziato nel 1992 durante la realizzazione del ponte Erasmus.
Detail: Come influisce il computer sull’architettura? Secondo lei con il computer sarà possibile costruire forme fino ad ora irrealizzabili ?
Ben van Berkel: In effetti, alcune forme che
trattiamo sono influenzate dalle possibilità
offerte dalla digitalizzazione. Alcune rimangono comunque difficili da costruire. Per
realizzare alcune delle nostre idee dovremo
aspettare ancora molto tempo.
Detail: In quale direzione si muovono queste
idee?
Ben van Berkel: La prima cosa da fare non è
creare una forma interessante. Sono attratto
molto di più dalla qualità dello spazio che ne
deriva. L’aspetto più rivoluzionario di questa
metamorfosi di paradigmi è il modo completamente nuovo di pensare la qualità dello
spazio. La maggior parte degli ambienti della contemporaneità sono accessibili frontalmente. I nostri studi tendono invece a realizzare spazi in cui si sussegue un singolo
elemento, fino ad avere l’impressione che gli
spazi ci inseguano. Penso e spero che questo rappresenti qualcosa di estremamente
innovativo. Penso che sia l’essenza dell’architettura.
Detail: Quali “Design Models” contribuiscono
allo sviluppo di questi modelli?
Ben van Berkel: Come “Design Model” possiamo scegliere ad esempio uno strumento
musicale. Sulla base dello strumento, si incomincia a riflettere in modo completamente
nuovo sui movimenti e sulla mobilità. Spesso
parlo di esperienze caleidoscopiche: la forma non è per nulla caleidoscopica, mentre lo
spazio lo diventa tramite effetti speciali e attraverso la percezione. La formazione impartita presso la AASchool di Londra che ho frequentato negli anni ’80 è stata finalizzata a
formare artisti-architetti. La gente aveva idee
Traduzioni in italiano
bizzarre. Abbiamo dovuto inseguire per strada sempre gli stessi passanti per tre mesi! E
poi progettare per loro. All’epoca questo metodo di progettazione completamente anarchico non mi piaceva ma successivamente
vi ho attinto da alcune idee per il mio lavoro.
Detail: Come nella Möbius-Haus e nel Mercedes Museum si nota un interesse costante per
un concept spaziale in forma di strutture ellittiche.
Ben van Berkel: Nella Möbius-Haus è interessante l’idea di interno ed esterno come
parti di uno stesso sistema. A volte rifletto su
modelli matematici che racchiudono in sé
ricche qualità architettoniche. Noi architetti
per secoli abbiamo lavorato con altri modelli
matematici molto utili come i reticoli geometrici. Ora penso che ci siano sistemi con potenzialità molto maggiori, come la possibilità
di realizzare quella che io chiamo la “capacità infinita di uno spazio”. Ci sto lavorando
e nel frattempo stanno per essere ultimati
progetti che contengono alcune di queste
qualità.
Detail: Pensa che siano migliori rispetto ai precedenti o che rappresentino semplicemente
qualcosa di diverso?
Ben van Berkel: Sicuramente si tratta di un
modello più efficiente in quanto, dal punto
di vista spaziale, essendo gli spazi infiniti
non creano vicoli ciechi cosa che invece
troviamo spesso in una struttura a maglie
ortogonali. Rileggendo le teorie di van
Doesburg o di Mies van der Rohes si riscontra spesso la tesi per cui lo spazio contrassegnato dal reticolo geometrico apre innumerevoli possibilità. In realtà, ci sono
ovunque vicoli ciechi.
Detail: Gli spazi costruiti secondo modelli infiniti sono però di difficile esecuzione e meno
economici rispetto agli edifici ortogonali.
Ben van Berkel: Non necessariamente.
Spesso ci si stupisce quando si viene a sapere che l’edificio, in relazione alla sua funzionalità e al suo aspetto, è stato costruito
con un budget limitato.
Il fatto che tutti gli impianti fossero integrati
nella struttura di calcestruzzo, ha fatto risparmiare molto per i vani impianti. I costi
dell’intero edificio incluse le strutture allestitive si aggiravano intorno ai 150 milioni di Euro lordi per 25.000 mq di superficie lorda. In
altri termini, una progettazione computerizzata può essere molto efficace non solo sotto l’aspetto qualitativo ma anche economico
e per il timing.
Detail: L’anticonformismo e la sperimentazione
dimostrati dai progetti di UNStudio non spaventano alcuni potenziali committenti?
Ben van Berkel: Naturalmente non diremmo
mai ad un committente “Il suo edificio sarà
un esperimento”. Il carattere sperimentale è
da leggere in senso accademico:
L’”esperimento” è poi qualcosa che si svol-
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ge in modo molto controllato.
Di solito, i committenti ci lasciano sufficiente
libertà per riuscire a governare il processo
progettuale in modo tale da utilizzare il massimo potenziale contenuto nel budget.
Il nuovo teatro che stiamo realizzando a
Lelystad è un esempio calzante di come siamo riusciti a plasmare la complessità di un
edificio molto articolato disciplinando il progetto. Nel caso del teatro, la sperimentazione aveva meno obbiettivi formali, si concentrava sul colore. Mi interessa molto
sperimentare cambiando colori e ambienti.
Detail: Cosa intende esattamente quando parla di “complessità disciplinata”?
Ben van Berkel: La strategia ha avuto inizio
con il Ponte Erasmus. E’ stato il primo progetto dove ho inserito una certa quantità di
sistemi ripetitivi per ridurne la complessità.
Abbiamo iniziato ad usare angoli di 5 e 7°
per poi generare l’intera struttura. Il medesimo procedimento è stato usato nella Möbiushaus che sebbene sembri molto complessa
è stata costruita con angoli di 5,7, 11°.
Detail: Come avete risolto l’acustica a Lelystad?
Ben van Berkel: Anche in questo caso abbiamo usato simulazioni digitali. Abbiamo inserito i nostri modelli digitali del teatro nella
simulazione, e il tempo di risonanza è stato
calcolato automaticamente. Virtualmente si
possono cambiare i materiali e il computer
calcola l’effetto acustico conseguente. Importante quanto l’acustica è l’atmosfera di
serena tranquillità della sala. Spesso la gente pensa che per la pace e la meditazione la
migliore forma di spazio sia una scatola
quadrata. Io non lo penso. Nell’auditorium di
Lelystad vige una composizione disciplinata
da angoli di 5, 7 11° che genera una tranquillità simile alla musica seriale di Philip
Glass che seppure è molto complessa.
Detail: Anche nel suo lavoro si orienta all’architettura?
Ben van Berkel: Da circa 10 anni andiamo a
Venezia due settimane all’anno per studiare
architetti non ancora conosciuti come Antonio Scarpagnino o Jacopo Sansovino. Quando negli anni ’90 parlai di Clorindo Testa,
uno dei più significativi architetti argentini
del XX secolo, nessuno lo conosceva.
Detail: Parla molto di qualità dello spazio. Fino
a dove si spinge il suo interesse per la facciata, che importanza ha per lei il materiale?
Ben van Berkel: Il mio interesse prioritario è
lo spazio e la sua organizzazione. C’è naturalmente il desiderio di realizzare facciate di
grande contemporaneità, ma non mi interessa l’effetto stupore prodotto dalla facciata;
mi interessa piuttosto che il visitatore porti a
casa con sé qualcosa di quella facciata,
oserei dire un messaggio, come quando si
va al cinema. Questa è la chiave di lettura,
un’architettura priva di messaggio è insignificante.
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Traduzioni in italiano
Detail: Che cosa desidera per il futuro?
Ben van Berkel: Ho iniziato come grafico.
Poi sono diventato architetto, perché volevo
che le mie opere durassero più a lungo. Ora
mi accorgo che l’architettura può seguire
una strada molto lunga: un grande progetto
come il quartiere ferroviario ad Arnheim potrebbe prolungarsi per oltre 15 anni. Dato
che mi piacerebbe sperimentare nuove
idee, mi auguro di vedere il più presto possibile terminare le opere ora in fase di costruzione.
L’intervista è stata condotta da Frank Kaltenbach e da Christian Schittich ad Amsterdam.
Documentazioni
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Casa d’abitazione a Enns, Germania
Inserto ampliato in italiano 2007 ¥ 12 ∂
di ombreggiamento con uno speciale programma climatico che ha definito esatti valori empirici. In una seconda fase, è stata fatta
una scaletta di tutti gli interventi mirati al raggiungimento di uno standard passivo; dato
che però, lo standard passivo avrebbe richiesto un impegno economico rilevante, si
è optato per uno standard di casa a basso
consumo energetico con impianti passivi. Le
simulazioni hanno evidenziato il fabbisogno
energetico per riscaldamento, per raffrescamento, il guadagno da fonti interne, il fabbisogno di energia elettrica e la temperatura
percepita.
Per contenere le dispersioni termiche è stata
scelta una vetrata a due intercapedini, una
facciata in mattoni e calcestruzzo di 28/30
cm di spessore con isolante integrato e uno
spessore minimo di 20 cm di isolante per la
copertura.
Un impianto ad aria ad elevata efficienza e
una pompa di calore aria-acqua forniscono
aria primaria preriscaldata e acqua calda
sanitaria mentre ulteriore calore è garantito
da un impianto di riscaldamento a pavimento lungo le facciate collegato ad un sistema
di regolazione BUS.
Sezioni
Piante
scala 1:250
A Tabella del carico termico con
vetrata composta di 3 lastre e doppia camera
vetrata composta di 2 lastre e camera unica
B Tabella delle simulazioni
Dopo l’incendio della casa, la proprietaria,
curatrice di una galleria d’arte a Berlino, desiderava avere una nuova abitazione aperta
verso la natura circostante ma anche in grado di garantire la privacy.
Il progetto incarna il desiderio della committente: una parete di calcestruzzo protegge
verso la strada la casa di vetro all’interno
della quale si collocano due nuclei massivi
con camera da letto e spazi accessori. La
facciata completamente trasparente su tre
lati è trattenuta orizzontalmente sul lato superiore e su quello inferiore: la realizzazione
senza profili è stata possibile per la presenza della struttura di irrigidimento dell’ampio
aggetto di copertura. L’incarico da parte degli architetti affidato ad un progettista energetico mirava a raggiungere un microclima
interno confortevole.
In fase di progettazione il microclima della
casa è stato ottimizzato con l’ausilio di simulazioni termodinamiche che hanno bilanciato
il guadagno solare, la capacità di accumulo
e il surriscaldamento estivo. Sono stati monitorati tutti i componenti edilizi ed è stata vagliata la possibilità di una vetrata a due o ad
una intercapedine.
Si è proceduto anche al calcolo del grado
Il valore medio U è di 1,479 W/m2K per la vetrata a 2
camere e di 1,765 W/m2K per la vetrata a 1 camera e
le emissioni derivanti CO2/SO2/NO2 nel primo caso
ammontano a 10.153/60/31 Kg, nel secondo caso a
11.184/66/34 Kg
1 Ingresso
2 Guardaroba
3 Soggiorno
4 Camera
5 Cucina
6 Pranzo
7 Biblioteca
8 Bagno
9 Camera da letto
10 Ripostiglio
11 Studio
12 Parcheggio
Sezione verticale
Sezione orizzontale
scala 1:20
Superficie coperta: 261 m2
Superficie utile: 725,5 m2
Volume edificio: 699,4 m3
Rapporto superfici finestrate (N/O/S/W:Copertura):
6/15/0/12:1
Resistenze termiche unitarie:
Facciata: R=9,0
Copertura:R= 7,0
Pavimento R= 14,5
Fabbisogno di energia finale annuo
con vetrata a doppia camera:
Riscaldamento: 21,9 kWh/m2a
Raffrescamento: 0 kWh/m2a
Illuminazione: 7,0 kWh/m2a
Altro: 35,00 kWh/m2a
1
2
3
4
5
6
7
8
9
9
Impermeabilizzazione copertura,
fissaggio meccanico
isolante termico in polistirolo
in pendenza 200–300 mm
barriera al vapore
c.a. sabbiato 260 mm
Calcestruzzo a vista 200 mm
isolante termico di polistirolo 70 mm
parete in muratura di laterizio 380 mm
intonaco 15 mm
Asfalto a grana fine con
dispersione di frammenti lapidei 20 mm
asfalto grezzo 60 mm
Calcestruzzo stuccato 5 mm
massetto 70 mm
con riscaldamento a pavimento
freno al vapore
isolante termico in polistirolo con
vano di aerazione integrato 60 mm
cappa di irrigidimento
in calcestruzzo 40 mm
strato di separazione
calcestruzzo stuccato 5 mm
fondazioni in c.a 250 mm
pannello di coibentazione di polistirolo 70 mm
Vetrata isolante:
stratificato di sicurezza 44 mm +
intercapedine 16 mm
+vetro di sicurezza 4 mm +
intercapedine 16 mm +
vetro di sicurezza 6 mm
U=0,6 W/m2K
posato in telaio di alluminio
Angolare di acciaio 100/50 mm
Rivestimento in stratificato di sicurezza
4+4 mm smerigliato
Impermeabilizzazione copertura,
fissaggio meccanico
Pannello isolante sottovuoto 25 mm
pannello OSB 15 mm
barriera al vapore
isolante termico 50 mm
profilo di acciaio T 50 mm
rivestimento in lamiera di alluminio 3 mm
Cavidotto
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Stazioni della funivia di Innsbruck
La nuova funivia offre il collegamento diretto
tra il centro di Innsbruck e Hungerburg da
cui diparte la funivia esistente fino alla
Nordkette.
Il design delle quattro nuove stazioni funicolari si sviluppa da un’idea formale di base
che contempla la contrapposizione di due
elementi contrastanti: un guscio di copertura
in vetro leggero che fa pensare ai paesaggi
di neve e di ghiaccio e un basamento scultoreo in calcestruzzo a vista, la scala e la funivia.
I volumi plastici si integrano nel contesto urbano e topografico: i contorni della stazione
∂ 2007 ¥ 12 Inserto ampliato in italiano
“Centro Congressi” si inseriscono nello spazio urbano sottolineando l’andamento dei
percorsi; la stazione “Löwenhaus” si insedia
tra la passeggiata lungo le rive e il letto del
fiume Inn traducendo la dinamica fluviale in
una forma ondulata accentuata dai piloni del
nuovo ponte. La stazione “Alpenzoo” si distingue per la torre di vetro e quella di “Hungerburg” per la forma ad S del guscio di copertura.
Processo progettuale e produttivo
La copertura della stazione è l’esito di una
collaborazione stretta fra architetto, progettista delle strutture ed esecutori. La progettazione monitorata sul processo di produzione
ha ridotto il numero di piante e disegni previsto. I dati di progetto sono stati dedotti da
un modello digitale tridimensionale e trasmessi direttamente alla produzione e al
montaggio. Gli studi esecutivi condotti hanno indagato le possibilità realizzative della
struttura portante, della pelle d’involucro e
degli elementi di connessione.
L’obbiettivo preposto era realizzare una superficie che avesse massimi requisiti di
omogeneità e continuità senza che ci fosse
la necessità di giunti importanti ed elementi
di fissaggio a vista.
La scelta del vetro come pelle è stata alquanto rapida in quanto era l’unico materiale
in grado di soddisfare la richiesta di una superficie completamente liscia pur soddisfacendo i requisiti termici di una pelle esterna
senza soluzione di continuità. Le lastre Float
utilizzate sono state rivestite all’intradosso
con una resina PU che ne ha determinato la
colorazione del vetro oltre a garantire una
capacità strutturale residua in caso di rottura.
La struttura portante è un’ossatura di acciaio
composta di lamiere verticali di 8 e 12 mm
di spessore e disposta ad un interasse di
1,25 metri che segue esattamente ad una
distanza di 60 mm la superficie dell’involucro.
Tra le nervature trasversali sono saldate nervature longitudinali che danno origine ad un
reticolo portante composto di lamiere alte fino a tre metri. La struttura di copertura giace
su quattro pilastri ellittici verticali e due tondi
orizzontali ancorati alla struttura in calcestruzzo perimetrale. Il progetto delle quattro
stazioni si basa su una struttura capace di
adattarsi a forme, appoggi e carichi diversi.
La struttura portante
Per contenere i costi di montaggio e minimizzare il numero di elaborati costruttivi, sono state riportate sulle piastre di acciaio le
informazioni più importanti per l’assemblaggio. Per monitorare il lavoro della CNC è stato creato un prototipo della struttura di acciaio con un software di modellazione
standard.
Dalla geometria della pelle d’involucro sono
Traduzioni in italiano
derivati i contorni esterni della lamiera di acciaio. Ogni elemento è stato inviato al costruttore come poligonale unifilare per essere ritagliato da lamiere di grandi dimensioni.
L’esatta posizione dei componenti agli elementi adiacenti (lamiere di irrigidimento, canali di raccolta, ecc.) sono marcati nel modello tridimensionale con un cerchio che
durante il processo di produzione corrisponde ad un foro nella lamiera di acciaio. I fori
hanno la funzione di contrassegno e parzialmente vengono usati per la connessione a
viti. In aggiunta è stato necessario elaborare
solo i disegni d’insieme di ogni stazione,
particolari costruttivi dei punti di appoggio
della struttura di acciaio e i particolari delle
saldature.
Rivestimento
Per rispettare la capacità di carico stabilita
per il vetro sono state prodotte lastre di massimo 1,25 metri di larghezza mentre per la
lunghezza a causa di motivi tecnici e di produzione ci si è limitati a 3,00 metri. Nella
maggior parte della superficie di copertura, i
vetri sono posati sulle nervature trasversali.
In relazione al sollecitamento previsto da
parte di vento e neve e in base alla posizione, le lastre stesse sono classificabili in diverse tipologie. Le capacità portanti principali delle lastre e dei fissaggi sono state
collaudate sulle lastre piane. Quella di alcuni
pannelli di vetro con una curvatura particolarmente accentuata è stata simulata con un
programma in modo tale da poter garantire
tutte le forme in combinazione con diverse
sollecitazioni. Le lastre sottoposte ad elevata
sollecitazione sono state irrigidite incollando
all’intradosso della lastra stessa nervature
integrative di acciaio. I modelli tridimensionali di ogni lastra sono serviti da base per
formulare la struttura di acciaio.
Profili PE
Per una giunzione efficiente tra vetro e acciaio sono state proposte diverse soluzioni.
A causa degli angoli variabili tra superficie
esterna e nervature di acciaio il punto di
connessione era stato risolto con un giunto
regolabile dotato di articolazione.
La sua flessibilità, aveva tutta via uno svantaggio legato al fatto che tutti i punti dovevano essere registrati direttamente in cantiere.
L’ultima soluzione sviluppata è l’inserzione
di un profilo di polietilene avvitato alla lamiera di acciaio che comporta un sistema di
appoggio lineare per le lastre. Affinché potesse seguire la forma delle nervature e dell’involucro di vetro, ogni profilo è stato realizzato singolarmente con l’ausilio di metodi di
progettazione digitale e tecnologie moderne
di fabbricazione. La produzione si è svolta
con una fresa a cinque assi. La geometria
del profilo è stata riprodotta automaticamente da un software sviluppato appositamente
per il progetto dalla DesignToProduction.
5
Fissaggio dei vetri
Il fissaggio è stato realizzato con elementi di
lamiera incollati all’intradosso del vetro e lateralmente in aggetto per consentirne il fissaggio a vite sui profili in PE. Le lamiere lunghe 20 cm a forma di T schiacciata sono
state curvate per essere adattate alla geometria delle lastre.
Un software appositamente sviluppato per il
progetto colloca automaticamente ogni fissaggio del vetro in un modello tridimensionale. Le moderne tecnologie di produzione
unite a metodi progettuali digitali consentono la realizzazione di un’architettura come
opera unica.
Arne Hofmann, Ingegnere
A Stazione “Löwenhaus”
B–D Stazione “Hungerburg”
Sezione
Sezione Stazione “Hungerburg”
scala 1:400
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
6
Render del guscio di copertura
Stazione Hungerburg
Elementi di vetro
Assonometria nervature di acciaio
della struttura portante di copertura
Nervature di acciaio con profili di PE
per il fissaggio delle lastre di vetro
Schema di fresata dei profili PE
Ottimizzazione del fissaggio dei vetri:
semplificazione a fasi della regolazione
dell’articolazione sino al fissaggio
con lamiera di acciaio inossidabile
Ingresso/Uscite
Terrazza panoramica
Biglietteria
Funicolare
Ascensore
Spazi accessori/sala macchine
1 Vetro float della copertura,
curvato, temperato
con lato rivestito da poliuretano bianco
1,25 ≈ 3 metri
2 Pellicola adesiva fissata al vetro 2 mm
3 Polietilene 93,5/60 mm
4 Reticolo in acciaio inox, maglia 10 ≈ 10
5 Pellicola canale nera 3 mm
6 Guaina impermeabilizzante nera 1,5 mm
7 Vite di fissaggio M12
8 Vetrata copertura 10 mm, vd. punto 1
9 Irrigidimento tubolare di acciaio Ø 76,1/2,9 mm
con rivestimento intumescente
10 Irrigidimento barra di acciaio 8 mm
11 Nervatura longitudinale
in barra di acciaio 12 mm
12 Trave di copertura (nervatura trasversale)
barra di acciaio 12 mm
13 Riga di silicone continua
14 Impermeabilizzazione delle fughe in silicone nero
Pagina 1464
Ampliamento di una cantina a Fläsch,
Svizzera
Ai margini di coltivi a vigneto sorgono tre
fabbricati che cingono un piccolo cortile: a
completamento dei due edifici esistenti di-
6
Traduzioni in italiano
sposti su un livello, il nuovo edificio si articola su due piani seguendo un concetto progettuale pragmatico ma
contemporaneamente estetico.
La struttura si basa su uno scheletro di calcestruzzo coperto da un tetto a falde. Per la
realizzazione della facciata, durante la fase
di costruzione del rustico, i progettisti hanno
coinvolto due colleghi che hanno sviluppato
un prototipo di elementi parete nell’ambito di
un progetto di ricerca presso la cattedra di
produzione architettonica e digitale del Politecnico di Zurigo.
Lo scheletro di calcestruzzo richiama un cesto sovradimensionato dove nelle simulazioni a computer si lasciano cadere sfere di differenti diametri simili a chicchi d’uva.
La continua rotazione di ogni componente
laterizio posato a fuga aperta genera l’immagine della facciata. La parete funge da
schermatura solare, riduce l’ingresso di luce
e mantiene costante la temperatura mentre
sul lato interno, lastre trasparenti di policarbonato proteggono da vento e umidità.
Planimetria generale
scala 1:2000
Piante
Sezioni
scala 1:500
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
Deposito vuoti/Spedizioni
Etichettatura
Cella frigorifera (esistente)
Deposito bottiglie di vino/imbottigliamento
(esistente)
Cantina vini bianchi
Ammostamento
Terrazza
Spazio presentazioni
Degustazione
WC e guardaroba
Sezione verticale
Sezione orizzontale
scala 1:20
1 Pannello di copertura ondulato
in fibra di cemento 55 mm
tubolare di acciaio ¡ 60/40 mm
travetto inclinato
in profilo T di acciaio 100–400/200 mm
profilo T di acciaio 220/180 mm
2 Corrente laterale 50/80 mm
pellicola in microfibra
graticcio composto di doppi listelli 60/60 mm
isolante termico in lana minerale 60+60 mm
freno al vapore, correnti 30/30 mm
pannello in fibra di gesso 15 mm
3 Piatto di acciaio di copertura 10/200 mm
4 Vetrata isolante in float 8 mm +
Inserto ampliato in italiano 2007 ¥ 12 ∂
5
6
7
8
9
10
11
intercapedine 9 mm +
stratificato di sicurezza 5+5 mm,
valore U= 1,1 W/m2K
Pilastro in cemento armato 350/350 mm
Massetto all’anidride 70 mm
pellicola PE
pannello isolante in schiuma rigida
a base di resina fenolica 50 mm
c.a. 160 mm
Telaio in elementi prefabbricati
di c.a 210/115 mm
Parete in muratura di clinker 115/240/61 mm
incollaggio con resina impregnante
bi componente
Policarbonato a tre lastre nervato 65 mm
C.a. 420 mm
C.a. 120 mm per la distribuzione
dei carichi di compressione
pellicola PE
strato di protezione realizzato
in scaglie lapidee 30 mm
strato di separazione
strato drenante 15 mm
isolante termico in polistirolo 100 mm
guaina impermeabilizzante a doppio strato
c.a. in pendenza 180/250 mm
Nell’ambito dell’attività di ricerca svolta presso il Politecnico di Zurigo, Gramazio e Kohler sviluppano un processo di produzione di
elementi architettonici. Per il progetto di ricerca, costruiscono un impianto robotizzato
CNC con l’ausilio del quale sono in grado di
creare prototipi di segmenti di muro. La stratificazione autoportante della facciata del
fabbricato si basa sull’evoluzione di questo
prototipo.
La superficie di facciata di 400 mq è suddivisa in 72 segmenti con in totale 20.000 unità. L’immagine applicata alla superficie muraria dell’”uva nel cesto” risulta da un
continuo roteare dei blocchi di laterizio intorno ad un punto tramite un gioco di luci ed
ombre.
Affinché la parete rimanga stabile, la rotazione dei blocchi massima è di 17°, mentre nella zona perimetrale gli elementi sono disposti in piano. Le pareti sono collocate su un
basamento di c.a. Invece di utilizzare per la
posa degli elementi, come d’uopo, uno strato di malta si è applicata una colla di resina
bicomponente.
Dato che gli architetti avevano a disposizione tre mesi per l’esecuzione, si è provveduto
a trasferire tutti i dati esecutivi al robot (programma MAYA) affinché il muro potesse essere prodotto in due settimane.
Per automatizzare anche la stesura della
colla, il robot è stato dotato di una pistola a
controllo pneumatico. Al termine del processo, i test di sollecitazione sono stati svolti
con esito positivo evitando di integrare nel
muro una struttura di irrigidimento armata.
A Posizionamento dei blocchi con un robot
B Elemento murario finito
C Stesura del collante
(sull’intera superficie, a punti, a strisce)
D Variante delle bande di collante
E Fughe aperte tra i blocchi
Lunghezza elemento: 3330 mm
Larghezza dell’elemento: 11,5 mm
Angolo massimo di rotazione: 16,96°
Pagina 1469
“Watercube”, centro natatorio nazionale
a Pechino
Il centro natatorio –luogo delle competizioni
olimpiche del 2008- si colloca insieme a diversi altri impianti sportivi lungo l’asse centrale che conduce alla Città Proibita. Water
Cube dialoga con lo Stadio Nazionale progettato da Herzog & de Meuron con un volume di 177 metri di lunghezza e un’altezza di
31 metri sopra il livello della strada.
L’acqua, come il quadrato –che nella tradizione cinese simboleggia la “casa”- è leitmotiv tematico ma anche strutturale dell’architettura. La costruzione leggera riflette la
struttura geometrica dell’acqua in uno stato
schiumoso. La pelle a doppio strato in ETFE
è usata anche all’interno a dividere la superficie del cubo di 80.000 mq in tre aree funzionali rettangolari.
Planimetria generale
scala 1:5000
1
2
3
4
Ingresso principale
Ingresso atleti
Viale degli atleti
Tempio (esistente)
Sezioni
Piante
scala 1:2000
1
2
3
4
5
6
7
8
9
Piscina di riscaldamento, Polo in acqua
Galleria spettatori
Piscina olimpionica (17.000 spettatori)
Piscina ricreativa
Ingresso in fronte dello Stadio Nazionale
Ingresso principale
Canale
Pista di pattinaggio
Ristorante
Ricerca formale e geometria
L’edificio, quale allegorica trasformazione di
un centro acquatico aveva come obbiettivo
di trasmettere la metamorfosi di una struttura
naturale in una struttura culturale. La bolla di
sapone è il dettaglio digitale di progetto che
trae riferimenti dalla schiuma e dai coralli oltre che dalle strutture a bolla di Frei Otto.
E’ algoritmo genetico che si sviluppa nel
computer. Arup sviluppa al computer il si-
∂ 2007 ¥ 12 Inserto ampliato in italiano
stema costruttivo del Watercube attraverso
rotazione oltre a diverse operazioni di taglio
sulla base della struttura Weaire-Phelan, dal
nome dei fisici irlandesi che nel 1993 ottimizzarono tramite l’uso di poliedri il principio
di una struttura composta di corpi con una
superficie minima senza intercapedine. Il
modello tridimensionale diventa l’interfaccia
per tutti coloro che lavorano al progetto.
Struttura di acciaio
La struttura portante, la facciata e l’elemento
di contenimento spaziale si fondono in un
unico elemento tridimensionale. Ne risulta
una struttura molto efficiente e antisismica
che ha richiesto il 30% in meno di acciaio rispetto ad una struttura composta di pilastri e
di travi. La struttura ortotropica si spinge a
coprire luci superiori a 100 metri accordata
dalla possibilità di un’altezza di 7,20 metri di
struttura di copertura.
Dato che in un paese come la Cina il costo
del lavoro è estremamente basso, si è evitato di sviluppare laboriosi particolari costruttivi di snodi che seguissero esattamente l’andamento delle forze. La soluzione più
pragmatica consisteva nell’uso di tubolari
standard con sezione idonea saldati a mano.
L’esatta posizione di ogni tubolare di acciaio
è stata definita prima della saldatura da un
GPS in riferimento ad un modello tridimensionale. Nell’intercapedine di facciata sono
stati utilizzati tubolari di sezione circolare e
snodi sferici, lungo il perimetro, invece, l’impiego di tubolari rettangolari ha permesso
un’agevole posa della membrana.
Pelle in membrana
La pareti e la copertura sono state concepite come doppia facciata sia a protezione
della struttura da corrosione sia per creare
un’area cuscinetto. L’edificio è stato completamente climatizzato, prevedendo secondo
il volere del committente una ventilazione
trasversale opzionale in corrispondenza del
basamento.
Gli elementi pneumatici orizzontali disposti a
copertura del tetto e del soffitto sono composti di quattro strati di membrana e tre intercapedini al fine di ridurre al minimo la trasmissione termica. I cuscini pneumatici della facciata
esterna ed interna verticale sono concepiti a
tre membrane e due intercapedini.
All’interno di ogni intercapedine è possibile
regolare individualmente la pressione interna. La membrana esterna della facciata verticale è colorata in blu, mentre il resto delle
membrane è trasparente.
Le pellicole sul lato dell’intercapedine di facciata sono stampate a punti d’argento per
sfumare la vista dall’esterno sull’area pubblico all’interno. I 3000 cuscini in ETFE variano
in dimensione da 2 a 9 metri, ma anche nella bombatura e nello spessore del materiale
(da 80 a 250 µm).
Chris Bosse
Traduzioni in italiano
1 a Schiuma dall’acqua
b Coralli
c Schiuma polimerica
d Struttura Weaire-Phelan
2 Modello generato da un modello
dati tridimensionale
stereo litografia con polvere di nylon
3 Struttura di copertura, vista all’intradosso:
tubolari rettangolari sul bordo
superiore ed inferiore
tubolari tondi con snodi sferici nell’intercapedine
4 Struttura di copertura, vista all’estradosso:
prima dell’assemblaggio del canale di scolo
delle acque meteoriche
5 Modello sperimentale facciata a doppia pelle,
scala 1:1
6 Esploso snodo copertura
7 Generazione della struttura dell’edificio
costruita sui poliedri di Weaire e Phelan
8 Struttura portante facciata
azzurro: tubolari rettangolari
lungo il perimetro esterno ed interno
blu scuro: tubolari tondi nell’intercapedine
9 Modello scala 1:100
10 Piscina con galleria pubblico
Sezione, scala 1:20
Particolare, scala 1:5
1 Profilo angolare di alluminio coibentato 25 mm
2 Pellicola ETFE a quattro fogli trasparente
(da 80 a 250 µm) stampata
3 Rete di acciaio antipassero
4 Ventilazione copertura (servizi)
5 Tubolare di acciaio | 300/300 mm
6 Tubolare di acciaio Ø 200–800 mm
7 Area cuscinetto in copertura 7,20 metri
8 Alimentazione dell’aria nei cuscini pneumatici
tubo flessibile in PE Ø 25 mm
9 Alimentazione dell’aria Ø 200 mm
10 Pannelli acustici in lamiera traforata di alluminio
11 Listello di copertura in alluminio
12 Pellicola ETFE a tre fogli:
esternamente pellicola blu,
intermedia pellicola trasparente,
internamente pellicola trasparente
con puntinatura argento
13 Area cuscinetto a parete 3,60 metri
14 Lamelle per la ventilazione trasversale
Pagina 1476
Centro scientifico a Longyearbyen,
Svalbard
Nelle isole Svalbard, a 74°– 81° a nord del
circolo polare artico, le condizioni climatiche
esercitano un notevole influsso sulla quotidianità e sull’architettura. La superficie è coperta per il 60% da ghiaccio.
Le temperature sono comprese fra -14° e
+6°C, ma durante lunghi periodi la temperatura scende a -30°. Il nuovo fabbricato amplia il volume esistente del Science Centre
Svalbard.
L’UNIS l’istituto universitario norvegese spe-
7
cializzato in ricerca polare, offre con il recente progetto di espansione una capacità
di 550 studenti. Nuovi spazi vengo acquisiti
anche dallo Svalbard Museum, dall’Istituto
Norvegese Polare e anche dagli uffici governativi.
L’espressività formale del fabbricato non è
arbitraria ma deriva da simulazioni che hanno ottimizzato la forma al fine di evitare l’accumulo di neve in corrispondenza delle finestre e degli ingressi.
L’edificio è rivestito in rame, materiale scelto
perché plasmabile anche con freddo intenso. La struttura lignea principale è stata per
lo più prefabbricata e fornita via mare. Tutti
gli interni sono rivestiti di legno.
Sezioni, piante
Scala 1:1500
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
Ingresso
Museo Svalbard
Auditorium
Deposito
Workshop
Allestimenti tecnici
Lobby
Aula
Biblioteca
Mensa (esistente)
Struttura esistente
Uffici Governatore
Uffici Istituto Polare
Laboratorio
Uffici università
Vuoto
1 Copertura aggraffata verticalmente:
lamiera di rame 0,8 mm
guaina impermeabilizzante
pannello OSB traforato 21 mm
correnti 36 mm
guaina sintetica
(pannello di particelle 24 mm)
travi/lana minerale 198/50 mm
barriera al vapore
correnti con
isolante 48 mm
cartongesso 13 mm
2 Tubolare | 90/90 mm
3 Lamiera grecata
acciaio 112 mm
4 Linoleum
massetto 25 mm
c.a. 200 mm
5 Profilo I di acciaio 150 mm
6 MDF laccato 20 mm
7 Vetrata isolante:
vetro di sicurezza 6 +
intercapedine 16
+ vetro di sicurezza 6 mm
U= 1,1 W/mq K
in telaio di alluminio
8 Parquet di frassino 24 mm
massetto 80 mm
isolamento termico in polistirolo 220 mm
c.a. 265 mm
9 Profilo T di acciaio 240 mm
10 Lamellare 160/200 mm
11 Trave di lamellare 1000/220 mm
12 Rivestimento in tavole di pino 12 mm
13 Piano in legno compensato 50 mm
14 Pilastro in profilo I di acciaio 200/200 mm
Sezione orizzontale
8
Traduzioni in italiano
Sezione verticale
scala 1:20
Nonostante le precipitazioni nevose siano
contenute a 200 mm l’anno, il vento a 38
Km/ora di velocità media sposta enormi
quantità di neve. Per impedirne l’accumulo
in prossimità di finestre e porte o sul tetto,
l’Istituto di ricerca architettonica norvegese
in collaborazione con i progettisti ha elaborato una forma e una collocazione ottimizzata del fabbricato.
Dato che gli esperimenti nella galleria del
vento non davano risultati realistici, durante
una bufera di neve si è proceduto a svolgere test su modelli fisici in scala 1:100 all’aperto.
Il profilo tridimensionale dei cumuli di neve
dedotto è stato trasferito in una simulazione
numerica; la ricerca è proseguita con una simulazione CFD o Computational Fluid Dynamics, e sviluppata in una simulazione tridimensionale.
Con il metodo adottato era possibile modificare leggermente la forma dell’edificio.
La strategia consisteva nel generare un’aerodinamica formale ottimale ad evitare l’accumulo. I primi tentativi hanno avuto come
esito il fatto che in corrispondenza dell’ingresso e in alcune zone con finestre, sulla
copertura della biblioteca e del deposito si
accumulavano enormi masse nevose. Per
contrastare il fenomeno le facciate si piegano in diverse direzioni, l’ingresso viene leggermente disassato e la forma della copertura è stata lievemente modificata.
Tecnologia
Pagina 1490
Ha senso la realtà virtuale in architettura?
Frank Kaltenbach
Le visualizzazioni digitali architettoniche diventano sempre più perfette. I render assomigliano a riproduzioni foto realistiche. La visione stereoscopica è da tempo utilizzata
nel settore dei videogames, della ricerca,
della medicina e della tecnica. Se l’osservatore interviene direttamente nello scenario, si
parla in generale di realtà virtuale (VR). E’
dunque possibile applicare le conoscenze
della VR anche all’architettura?
Oggi la presentazione grafica delle VR risulta ancora grossolana per il fatto che l’obbiettivo delle simulazioni virtuali non è la qualità
ottica ma la sequenza dei movimenti.
Un’eccezione è rappresentata dall’industria
automobilistica e aeronautica dove la scelta
di complesse soluzioni di design giustifica il
Inserto ampliato in italiano 2007 ¥ 12 ∂
grande investimento economico. La richiesta
è quella di comprendere in breve tempo una
combinazione di qualità delle superfici, relazioni visive ed ergonomia ma anche di creare un elevato livello emozionale. I produttori
di automobili utilizzano la realtà virtuale più
per fare scelte aziendali che per la presentazione al cliente.
Tra una animazione monoscopica trasmessa
sullo schermo di un portatile e una presentazione stereoscopica su un powerwall la differenza è considerevole.
Nei sistemi di presentazione stereo 3D l’immagine in formato VRML (Virtual Reality Modeling Language) viene frammentata da un
PC in due semi immagini. Per la visualizzazione si hanno a disposizione diversi procedimenti: lo stereo attivo che prevede che le
due semi immagini siano proiettate da un
proiettore in tempi sfasati con frequenza
successiva non visibile e visionati con occhiali attivi o shutter; e lo stereo passivo che
prevede la presenza di due proiettori, uno
per occhio.
Nella tecnica di polarizzazione, i proiettori e
gli occhiali sono dotati di filtri di polarizzazione mentre come superficie di proiezione si
usa uno schermo argentato. I sistemi multiplex ad onde lunghe, sviluppati da Daimler
Crysler, sono proiettori e occhiali con filtri e
rivestimenti speciali che dividono lo spettro
cromatico dell’immagine finale in bande rosso-verde-blu a banda corta.
Che cos’è la realtà virtuale?
Jens Neumann dell’Istituto Fraunhofer per gli
impianti di produzione e le tecniche di costruzione di Berlino definisce la realtà virtuale un intreccio di
• immersione
• interazione
• immaginazione
Per immersione si intende il coinvolgimento
più totale dell’osservatore nella scena. Dagli
Head-Mounted-Display (HMD) o caschi visori si assume una distanza crescente tramite l’inclinazione della sensazione di vertigine. Grandi superfici piane di proiezione, i
così detti Powerwalls offrono con una breve
distanza dell’osservatore un ampio campo
visivo. Dato che con una proiezione frontale
l’osservatore proietta anche la propria ombra, i powerwall vengono soprattutto retroproiettati.
I così detti Caves sono sistemi di realtà virtuale, cabine di circa 3x3x3 metri dove le tre
pareti, il soffitto e il pavimento vengono retroproiettate. Il sistema ha un elevato grado
di coinvolgimento. I workbenches sono meno indicati all’immersione nella realtà virtuale
ma possono essere usati per i modelli di architettura virtuale. Si tratta di tavoli concepiti
solo come superfici orizzontali o dotati di
una parete posteriore verticale.
Per interazione si intende la possibilità in
tempo reale e in contemporaneità di esercitare un influsso sullo svolgimento della scena intervenendo spontaneamente con mouse tridimensionali, guanti virtuali, o Joysticks
tridimensionali. Il computer deve in questo
caso poter identificare precisamente la posizione dell’osservatore. I tracking sono i più
attuali sistemi privi di rete interfacciati tramite computer e composti di tecnologia radio
e camera a infrarossi.
L’immaginazione del cervello è pur sempre
necessaria per interpretare lo stimolo
individuale come “realtà”. Implementando
l’immersione, la possibilità di interazione e
di immaginazione, la realtà virtuale si approssima alla realtà concreta. Se all’impressione visiva si aggiungono i movimenti
dell’osservatore, la sensazione di equilibrio,
la sensazione olfattiva e tattile, il gusto, la
percezione della temperatura e il suono il
confine fra virtuale e reale si assottiglia ancora di più.
Uso del sistema tridimensionale stereo
in architettura
La visualizzazione stereo tridimensionale
viene applicata anche in architettura: presso
l’Istituto per CAAD del Politecnico di Monaco
di Baviera è stata istituita una sala convegni
con tecnologie a filtri di polarizzazione per
introdurre gli studenti alle animazioni renderizzate in formato I-Max. Durante le fiere e le
esposizioni, le presentazioni stereo sono
sempre più usate per realizzare effetti come
ricostruzioni digitali di edifici storici e città.
Uso della realtà virtuale in architettura
Anche in architettura iniziamo ad utilizzare la
realtà virtuale come nel padiglione 3D realizzato durante il semestre estivo dagli studenti
di arte presso il Centro di calcolo Leibnitz
nel 2006. Gli studenti hanno progettato un
padiglione 3D con un impianto VR non professionale. Sull’olobench viene trasferito il
modello dati renderizzato e fatto ruotare, rivoltato e rigirato come fosse un modello fisico per verificarne la qualità dello spazio interno. Presso l’immobiliare Hefel a Lauterach
è stato predisposto, in una fase successiva,
un powerwall come “terminal V” con sistemi
∂ 2007 ¥ 12 Inserto ampliato in italiano
professionali. A motivazione dell’esperimento stava il fatto che il cliente potenziale
avrebbe potuto fare una visita guidata preliminare nel proprio appartamento. Con degli
occhiali tridimensionali sugli occhi e uno
Skystick nella mano, il cliente può rendersi
conto al pari di un bambino di quanto sia
grande in realtà un ambiente di 20 mq, senza impegnarsi a dover leggere i disegni di
progetto.
Ovunque, dove l’immagine percettiva assume un’importanza prioritaria, i sistemi di
realtà virtuale possono esser applicati come
Tools di progetto: si pensi ad esempio l’utilizzo della VR in spazi commerciali di prodotti di lusso.
Un’applicazione attualmente in uso è quella
connessa alla costruzione di impianti e industrie quando si tratta di collaudare un braccio robotico oppure macchine di elevata
complessità.
In futuro la realtà virtuale potrebbe diventare
uno strumento digitale per l’architettura. Un
edificio si può considerare complesso quanto un camion. Come in molti altri settori, la
realtà virtuale costituisce uno strumento di
simulazione che non interessa l’intero progetto architettonico ma solo una parte, un
settore estremamente limitato.
Per riuscire a raggiungere la qualità visiva
degli esempi mostrati in campo automobilistico è necessario un importante impegno
tecnico e finanziario.
Schema di impianto di realtà Virtuale
PC-Cluster:
modello dati 3D
in formato VRML
Sistema di proiezione stereo 3D:
stereo attivo o passivo
proiettori 3D
superficie di proiezione
occhiali stereoscopici
Sistema tracking:
Infrarossi/radio o cavi
trasmettitore/ricevente con connessione PC
Riflettore ochhiali
Unità di entrata
Infrarossi/radio o cavi
Space-mouse
guanto virtuale
flystick ecc
Pagina 1494
Processo produttivo con tecniche
di elaborazione digitale nella costruzione
di modelli di architettura
Stefan Kaufmann, Roland Göttig
E’ sempre più frequente tra gli studenti e negli studi di architettura progettare tramite la
configurazione di modelli 3D.
Traduzioni in italiano
Al progettista vengono offerte svariate possibilità di visualizzazione che possono essere
ricondotte ai modelli in 3D che oltre ai rendering fotorealistici e all’animazione includono anche i modelli virtuali.
La cosa sorprendente è che nonostante l’alternativa, per comunicare contenuti architettonici con metodi “tridimensionali”, l’interesse per la costruzione di modelli non è
diminuito. Anche in questo caso, i procedimenti supportati da mezzi informatici modificano il processo di produzione. Le frese a
controllo numerico CNC, impianti laser e per
il taglio confezionano materiali ad alta precisione e velocità.
Laboratori professionali per la costruzione di
modelli e Università come il dipartimento
scientifico CAAD del Politecnico di Monaco
di Baviera offrono come prestazione di servizi
per studi di architettura il Rapid Manufacturing. I costi per un modello in scala 1:500 rimangono entro alcune centinaia di Euro.
Frese CNC
Tutti i materiali più rigidi come legno, metalli,
plastiche sintetiche, cartonati possono essere lavorati in maniera alquanto precisa dalle
frese CNC. Tutte le frese oltre a tagliare possono anche incidere (ad esempio per creare
una partizione di facciata in plexiglas), creare corpi tridimensionali se l’operazione viene
predisposta con specifici software. La fresa
tridimensionale esige una progettazione individuale del processo. Forme retro tagliate
come i gusci possono essere anche fresati
con un sistema triassiale.
Taglio al laser
Se ci si limita a lavorare bidimensionalmente,
l’impianto di taglio al laser può costi uire un’int
eressante alternativa. Si può tagliare o incidere anche con scarse conoscenze di base tecniche, in modo rapido a seconda delle capacità prestazionali del laser stesso. Si possono
lavorare sia i materiali rigidi ma anche quelli
più morbidi come la carta, le pellicole, il cuoio
o i tessuti. Se si vuole tagliare il metallo i costi
crescono esponenzialmente. Il costo di un impianto di questo tipo parte da 30.000 euro.
9
Processi produttivi generativi nella
costruzione di modelli in architettura
Dall’inizio degli anni ’80 aziende e ricercatori
hanno sviluppato un processo in grado di
produrre componenti da dati CAD in modo
completamente automatico. Sotto la definizione globale di RM (Rapid Manufacturing)
risultano una pluralità di tecnologie diverse
che costruiscono tramite procedimento generativo strato dopo strato corpi tridimensionali producendo la geometria desiderata
senza usare alcun attrezzo.
Oggi, gli impianti RM sono parte integrante
dei processi di lavorazione nello sviluppo di
prodotti industriali dai settori ad esempio automobilistico, produzione di scarpe, ecc. E
allora perché non vengono usati per “generare” modelli di architettura?
Non è mai stata sviluppata una macchina
che costruisse modelli di architettura.
Focalizziamo la nostra attenzione su quelle
tecnologie che producono esclusivamente
concetti e modelli rappresentativi. In questo
caso, è importante considerare l’intero
svolgimento del processo di lavoro. Nel
generare corpi cavi (ad esempio spazi),
forme scavate (ad esempio sfere) e vuoti
orizzontali(ad esempio facciate dove i vuoti
si alternano ai pieni) alcuni sistemi sono costretti a costruire in parallelo una struttura a
pilastri nel medesimo materiale del modello
la cui forma viene prodotta automaticamente
dal software di gestione.
La particolare complessità e esilità delle forme può comportare nelle lavorazioni successive del modello un notevole incremento
dei tempi di realizzazione.
Laminated Object Manufacturing (LOM)
Il sistema LOM è tra i più economici sia per
costo di materiale che nell’acquisto. La produzione di modelli avviene in modo completamente automatizzato per successiva sovrapposizione di strati tagliati ad esempio
da un laser.
Stereolitografia (STL)
L’STL è il sistema più conosciuto e il primo
10
Traduzioni in italiano
ad essere stato sviluppato. Durante un processo termo-chimico un laser UV irrigidisce
resina fluida strato dopo strato.
Il modello che ne risulta possiede un elevato grado di precisione (+ 0,1 mm), il materiale tende al giallo ed è traslucido. Il sistema
richiede una struttura di supporto che dopo
la realizzazione deve essere asportata manualmente, fatto che ne limita l’utilizzo del sistema per la costruzione di modelli di architettura. Gli impianti sono relativamente
costosi.
Multi Jet Modeling (MJM)
In modo del tutto simile al sistema STL, anche durante il processo MJM un fotopolimero viene sottoposto ad irrigidimento. Il materiale sintetico viene steso strato su strato
tramite una pressa e successivamente polimerizzato con l’ausilio di una lampada UV.
La realizzazione di una struttura di supporto
tipo a cera consente di generare forme simili a corpi vuoti. La tecnologia è ai massimi
livelli di perfezione sia per la qualità dei
materiali, per la fedeltà di riproduzione dei
particolari e per la qualità della superficie.
Sono realizzabili spessori di pareti fino a
0,6 mm.
Fused Deposition Manufacturing (FDM)
Inserto ampliato in italiano 2007 ¥ 12 ∂
un prototipo, maggiori sono i vantaggi dell’uso della prototipazione rapida. Solitamente il formato d’importazione è l’STL che descrive la superficie geometrica tramite
triangoli. Tuttavia, pochi sono i programmi di
CAD architettonico che hanno a disposizione un’interfaccia STL che riesca a descrivere correttamente una geometria complessa.
Solitamente i dati architettonici sono ben più
complessi e disomogenei rispetto a quelli di
costruzione delle macchine.
La definizione di “Prototipazione rapida” è
ingannevole in quanto è necessario calcolare da 10 a 20 ore di lavoro per un modello
di architettura di 10 ≈ 15 ≈ 30 cm. Si tratta
comunque di un processo di costruzione
svolto da una macchina in notturno. Sebbene le prime macchine siano approdate sul
mercato circa 20 anni fa, oggi le tecnologie
di prototipazione rapida sono in grado di
produrre modelli metallici resistenti in polvere di alluminio, acciaio e titanio.
Per la costruzione di modelli di architettura
la tecnologia di prototipazione rapida costituisce un enorme potenziale.
Pagina 1498
Scansione laser in architettura
Birgit Tsuchiya
Il materiale di partenza è una rete in termoplastica che viene pressata da un ugello a
caldo. Il materiale del supporto è lo stesso utilizzato per il modello. Dopo la produzione del prototipo, il supporto deve essere
asportato manualmente o dissolto in un bagno di soluzione salina. Possono essere realizzati spessori di pareti da 1 a 2 mm a seconda del grado di inclinazione delle
superfici.
ZCORP o 3D Printing
L’utilizzo di polveri è alla base anche di questo tipo di prototipazione rapida. Il legante
viene stratificato su materiale gessoso con
l’ausilio di una testina a spruzzo con la
tecnica della stampa ad inchiostro. Il modello che risulta da questa fase è un semiprodotto fragile e poroso che in una seconda
fase dovrà essere infiltrato con resine. Le
macchine lavorano con strati a spessore limitato (a partire da circa 0,1 mm) ed hanno
un costo a partire da 40.000 Euro.
In generale, si può dire che più è complesso
Dal rilevamento al tracciamento
La scansione laser 3D appartiene alla categoria di sistemi di misurazione non reale che
non operano più in originale ma su un’immagine di scansione in 3D.
Dunque, tutto quello che lo scanner non ha
visto, non può essere rielaborato. In maniera
analoga alla foto-documentazione di un fabbricato, è richiesto di individuare un elevato
numero di punti di rilievo.
La rielaborazione della scansione avviene
tramite lo sviluppo di un apposito concetto
dati convertiti in Tiff in modo tale da combinare sistemi di scansione e di video garantendo un sistema di archiviazione sicuro.
La fase successiva consiste nella registrazione di tutte le scansioni in un unico sistema di coordinate del fabbricato dato che
ogni scansione viene prodotta in un sistema
proprio di coordinate. Le scansioni confluiscono poi in un modello dati da non confondere con il modello Cad.
Generazione di supporti 2D da scansioni 3D
Sinterizzazione laser (SLS)
Il materiale di partenza per la creazione di
prototipi tramite SLS è in polvere, successivamente stratificato in sottili superfici e infine
fusi tramite laser. Non è necessario produrre
una struttura di supporto per la costruzione
di modelli in metallo, ceramica o materiali
sintetici.
Per rilevare esattamente un’immagine panoramica 360x180° con una risoluzione di
10.000 x 5.000 Pixel (50 Megapixel) tramite
apparecchi ad elevate prestazioni che registrano 250.000 punti dimensionali in 3d al
secondo servono solo 3,5 minuti. Rispetto
alla fotografia d’interni, il processo di rilevazione punti non ha bisogno di fonti luminose
aggiuntive.
A parità di qualità rispetto ai processi tachimetrici adottati nei rilievi classici, i costi
diminuiscono 30%.
Da tempo presente nel settore dell’architettura, dopo una prima applicazione nella catalogazione di beni culturali, l’uso di scansioni laser viene esteso alla progettazione. A
partire da dati bi e tridimensionali vengono
generati tutti i tipi di visualizzazioni: le 1800
scansioni laser fatte nelle stanze del Castello di Neuschwanstein sono state utilizzate
come modello di monitoraggio del quadro
deformativo base per gli interventi di restauro conservativo e per la visualizzazione.
Tecnologia scanner a laser
Gli scanner tridimensionali che realizzano rilievi dimensionali di fabbricati sono simili a
telecamere 3D che per ogni punto rilevato
producono anche coordinate X, Y, Z. Il rilievo avviene tramite un raggio laser in movimento che esplora tutti i punti in successione generando un’immagine a punti.
Spesso, in caso di edifici esistenti si verificano importanti deformazioni che non in tutti i
casi possono essere riprodotte in elaborato
bi o tridimensionali. Nel settore del restauro
dei monumenti si è implementata la richiesta
di piante e sezioni 2D oltre che ortoscansioni 2,5D (immagini in scala con prospettive
ortogonali). I disegni o i rendering possono
essere elaborati direttamente sui dati di livello 1. Se sono richiesti modelli CAD tridimensionali per i particolari –ad esempio la ricostruzione di soffitti- da tutte le scansioni si
ricavano i Voxel che corrispondono ai Pixel
in un ambiente 3D e che per questo possono essere convertiti direttamente in un modello reticolare tridimensionale.
I modelli di questo genere possono essere
letti da diversi sistemi CAD e interconnessi
in processi di progettazione, di visualizzazione e di sicurezza qualitativa.
Esempio applicativo recente del sistema è il
lavoro fatto sul castello Schwarzenberg a
Scheinfeld: sulla base di documenti esistenti
si è impostato un processo di scansione laser tridimensionale che ha rilevato in soli 8
giorni circa 4000 mq tramite 470 scansioni
da cui sono state prodotte piante dell’esistente con livello dati 1, base per la progettazione esecutiva in 2D e numerose immagi-
∂ 2007 ¥ 12 Inserto ampliato in italiano
ni ortogonali in scala strumento di lavoro per
i restauratori. Al termine del lavoro, è stato
valutato che il risparmio in termini di tempo e
di costi è stato considerevole in rapporto ad
una misurazione tramite strumenti tachimetrici.
Futuri campi di applicazione
La rapidità e la varietà di probabili utilizzi rende la scansione tridimensionale particolarmente vantaggiosa nel caso di edifici
di geometria complessa. Si può, ad esempio, elaborare dai dati raccolti una sezione verticale molto prima che sia stato prodotto un disegno in pianta.mettendo in
evidenza problematiche legate alla statica
dell’edificio esistente. In altri termini, il
sistema consente un intervendo con misure
preventive in una fase precedente e la
possibilità di considerare gli interventi stessi
nella fase di valutazione preliminare dei
costi.
Oltre, quindi, ad essere di particolare utilità
nella definizione delle misure di intervento in
progetti di conversione e di ristrutturazione,
la scansione vale anche per il controllo formale e qualitativo nella costruzione al rustico.
Se la struttura al rustico è stata costruita in
tridimensionale, è possibile sovrapporlo in
un modello reticolare tridimensionale in un
sistema Cad. In tal modo diventa leggibile
l’esattezza della realizzazione con una tolleranza consentita di 2 fino a 5 mm. I dati livello 3 prodotti dal sistema costituiscono un
dato di particolare efficienza economica in
rapporto a quelli prodotti con metodi classici. In futuro l’utilizzo di questi dati servirà per
sovrapporre i disegni di progetto con quelli
esecutivi.
Progressione di livelli:
livello 0
Dati sensoriali
livello 1
Immagini in formato TIFF
(i dati vengono trasformati in maniera automatizzata o manuale in valori 2D o 2,5D)
livello 2
Pseudo Voxel in formato Leica-PTS
(generazione manuale di modelli tridimensionali parametrici)
livello 3
Modello tridimensionale reticolare in formato
VRML
((assunzione diretta del modello VRML nel
sistema CAD tridimensionale
Pagina 1500
Facciate digitali
Mariana Yordanova
Oggi, lo spazio urbano è dominato da fac-
Traduzioni in italiano
ciate media, da grandi schermi collocati su
edifici nelle piazze centrali di New York e
Tokyo e da quinte suggestive per installazioni temporanee. Integrare le superfici opache
di monitor in facciata come nel caso del Time Square Building significa però impedire
l’illuminazione e l’aerazione interna.
Il nuovo sistema ideato dalla G-LEC con ampia rete di pixel consente la trasparenza e il
contatto visivo tra interno ed esterno in combinazione con la qualità video. La particolarità tecnica sta nella posizione dei pixel che
non sono distribuiti uniformemente ma sono
disposti in tubi di vetro acrilico distanziati
l’uno dagli altri.
Una minore concentrazione di pixel per una
maggiore trasparenza
∂ - Inserto in italiano
Zeitschrift für Architektur
Rivista di Architettura
47° Serie 2007 · 12 Detail digitale
L’Impressum completo contenete i recapiti per
la distribuzione, gli abbonamenti e le inserzioni
pubblicitarie è contenuto nella rivista principale a
pag. 1561
Redazione Inserto in italiano:
Frank Kaltenbach
George Frazzica
Rossella Mombelli
Monica Rossi
e-mail: [email protected]
telefono: 0049/(0)89/381620-0
Traduzioni:
Rossella Mombelli
Partner italiano e commerciale:
Reed Businness Information
V.le G. Richard 1/a
20143 Milano, Italia
[email protected]
[email protected]
Fonti delle illustrazioni:
In che cosa si differenziano le superfici digitali “outdoor” per facciate di nuova generazione dai monitor di grande superficie del
passato?
I display a diodi luminosi o LED solitamente usati sono disponibili in innumerevoli
varianti; purtroppo, l’elevato costo dei componenti e l’entità del consumo energetico
dato dal numero di diodi luminosi necessari
fanno sì che al momento i display led siano
stati intergrati in superfici relativamente
piccole che a scala urbana sono privi di
contestualizzazione con l’architettura circostante.
La nuova tecnologia a diodi distanti offre
con un consumo energetico inferiore, una
certa trasparenza e una qualità perfetta per
spazi all’aperto. Il cluster tridiodico rosso/
verde/blu riproduce tutta la gamma cromatica sull’intera superficie.
Il sistema è adatto all’animazione e al video.
Esistono versioni stagne all’acqua e all’umidità o stagne alla polvere.
Al contrario di una convenzionale installazione a LED tra i cluster non si trovano superfici opache ma aria che rende il sistema trasparente tra i tubi. L’aspetto omogeneo
della superficie deriva dalla disposizione
affiancata di ogni modulo composto di un
telaio con tubi integrati. I vuoti tra gli RGB
Cluster per l’effetto delle radiazioni luminose radiali non sono più percepibili e generano un’immagine omogenea. In questo
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pag. 15:
Frank Kaltenbach, Monaco di Baviera
Christian Richters, Münster
Paul Ott, Graz
Roland Halbe, Stoccarda
Ralph feiner, Malans
Foiltec GmbH, Bremen
Nils Petter Dale, Oslo
Frank Kaltenbach, Monaco di Baviera
Stefan Kaufmann, Monaco di Baviera
G-LEC, Ötigheim-Rastatt
Piano editoriale anno 2008:
∂ 2007
12
∂ 2008
1/2 Costruire con il Cemento
∂ 2008
3
Detail Conzept: Asili
∂ 2008
4
Luce e interni
∂ 2008
5
Materiali plastici e
membrane
∂ 2008
6
Costruire semplice /
microarchitetture
∂ 2008
7/8 Grandi strutture portanti
∂ 2008
9
Detail Conzept: abitare
∂ 2008
10
Facciate
∂ 2008
11
Costruire con il Legno
∂ 2008
12
Tema particolare
Detail Digitale
11
• Luce – naturale e artificiale
Materia luce
• Intonaci – stucchi e pitture
Le facciate intonacate e poi -pittura,
tinta o rivestimento?
• Trasparenze –
vetri plastiche e metalli
Materiali trasparenti, traslucidi,
perforati
Lo stato dell’arte dei materiali da
costruzione diafani
Il materiale traslucido offre al
progettista un’ampia libertà creativa,
impensabile con il vetro, che consente
un rapporto sensoriale con la luce
e stimola l’avvin-cente alternanza
di interni ed esterni. Attraverso
l’impiego di nuovi vetri speciali, lastre
di materiale sintetico, membrane e
metalli perforati è possibile ottenere
una nuova interpretazione
delle atmosfere create dagli antichi
finestroni colorati delle chiese, dalle
sottili lastre di alabastro e dai riquadri
di carta intelaiata dei tempi passati.
Frank Kaltenbach, 2003
108 pagine con numerose illustrazioni
Gli intonaci, le tinteggiature e i
rivestimenti determinano l’aspetto
delle superfici, creano effetti spaziali,
giocano con la luce. Il loro impiego è
determinante per la caratterizzazione
formale dell’edificio e per la qualità
dello strato protettivo. Il nuovo volume
di DETAIL Praxis “Intonaci, colori,
rivestimenti” presenta convincenti
soluzioni, sia tradizionali che
innovative. Gli autori descrivono e
definiscono i fondamenti della materia,
indicano gli aspetti problematici e
offrono utili suggerimenti per la pratica
dell’edilizia. Utilizzando i particolari
di due costruzioni esemplari, gli
esperti documentano in scala 1:10
la realizzazione di tutti i giunti più
importanti di un edificio.
Alexander Reichel, Anette Hochberg,
Christine Köpke 2004.
112 pagine con numerose illustrazioni
e fotografie. Formato 21×29,7 cm
La luce, più di qualsiasi altro materiale,
determina gli effetti volumetrici dello
spazio, crea l’atmosfera e mette in scena
l’architettura. Negli spazi ben illuminati ci
sentiamo bene e siamo produttivi; la luce
migliora la salute. Inoltre, un’accurata
progettazione illuminotecnica in grado
di coordinare le fonti naturali diurne con
quelle artificiali conduce invariabilmente
a grandi risparmi energetici, soprattutto
negli ambienti destinati ad ospitare uffici.
Il nuovo volume della collana DETAIL
Praxis approfondisce i fondamenti
della progettazione illuminotecnica
sia nel campo della luce diurna che
artificiale avvalendosi del contributo dei
migliori specialisti in questo campo.
Accanto alle semplici regole di buona
progettazione che coinvolgono il disegno
planimetrico, l’orientamento dell’edificio
e l’articolazione della facciata, il manuale
offre un’ampia visione d’insieme dei più
attuali sistemi d’illuminazione naturale
e artificiale, valutandone l’efficacia nel
contesto di alcuni progetti esemplari.
Ulrike Brandi Licht, 2005
102 pagine con numerose illustrazioni
e fotografie. Formato 21×29,7 cm
Buono d’ordine
Fax +49 (0)89 398670 · [email protected] · www.detail.de/italiano · Tel. +49 (0)89 3816 20-0
∂ Praxis
___ 3 Libri + CD ROM in un cofanetto (Intonaci, Luce, Trasparenze) € 139,10
+ costo di spedizione e imballaggio per un cofanetto: € 9,63
Desidero ricevere le pubblicazioni al seguente indi-
Modalità di pagamento:
¥ Carta di credito/Kreditkarte
rizzo:
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¥ Eurocard/ Mastercard
¥ Diners
¥ American Express
Nome/ Vorname
Cognome/Name
Professione/Beruf
Via, piazza, no/ Straße, Hausnummer
CAP, città, prov./ PLZ, Stadt
Telefono, Fax / Telefon, Fax
Carta no/
Kartennr.
Scadenza (mese/anno)
Verfallsdatum (Monat/Jahr)
Importo ™/
Betrag ™
Telefono cellulare/Handy
¥ In contrassegno/Gegen Rechnung
E-Mail
L955
¥ Si, desidero ricevere gratuitamente per e-mail la newsletter mensile di DETAIL
Data, Firma del titolare/ Datum, Unterschrift
Institut für internationale Architektur-Dokumentation GmbH & Co. KG, Sonnenstr. 17,
80331 Monaco di Baviera, Germania, Tel. +49 89 38 16 20-0, Fax +49 89 39 86 70, E-Mail: [email protected]
I prezzi sono riferiti al listino di novembre 2007
∂ Praxis
3 libri + CD ROM
in un cofanetto:
∂ 2007 ¥ 12 Inserto ampliato in italiano
caso, la distanza dell’osservatore è un
aspetto di particolare importanza: più l’osservatore è lontano, minore appare la
distanza tra i pixel e maggiore è la qualità
dell’immagine.
Costruzione del sistema
Convenzionalmente, il sistema è composto
di più moduli da configurare a piacere con
componenti di diverse forme e dimensioni
anche tridimensionali. Ogni modulo pesa fino a 10 kg al metro quadro e raggiunge una
trasparenza superiore al 70%.
l processore dati di sistema si colloca nel
modulo stesso, l’elettronica di regolazione è
integrata nel telaio del modulo protetto dalle
intemperie. Il design dell’involucro media
può adattarsi alla funzione di progetto artistico digitale come supporto pubblicitario o
come pura superficie d’illuminazione.
Una particolare applicazione del sistema sopradescritto è stata adottata nel progetto per
BMW Welt a Monaco di Baviera.
Facciate Media ed energia
Il sistema sostenibile di media-facciata è un
ulteriore sviluppo di questa tecnologia: il sistema può assumere l’aspetto di lamelle che
riuscendo a ruotare di 180° soddisfano la
duplice funzione di lamelle di protezione solare e media-lamelle.
L’elemento fotovoltaico può infine coprire in
determinati periodi di funzionamento l’intero
fabbisogno di energia della media-facciata.
Gli elementi LED sviluppano un quantità
molto limitata di calore, sono stabili all’urto e
alle vibrazioni e hanno una durata di circa
10 anni.
Il sistema è stato brevettato con il nome
“MediaBIOSe” e sarà disponibile sul mercato nel 2008.
Il sistema è stato presentato alla fiera “Light
and Building”.
“MediaBIOSe” concretizza una simbiosi tra
tecnologia media e architettura in cui i nuovi
mezzi di comunicazione sono a disposizione
per un innovativo allestimento della facciata.
Le lamelle variano il loro aspetto durante la
giornata.
L’involucro dell’edificio si trasforma all’approssimarsi della notte in una superficie mediatico digitale esemplare nell’ambiente urbano. La trasparenza consente di vedere le
persone che si trovano all’interno dell’edificio. Mondo digitale e mondo reale si sovrappongono.
Traduzioni in italiano
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